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Con il popolo iraniano: appello delle associazioni per mobilitazione contro la repressione

Con il popolo iraniano – AOI, Rete Italiana Pace e Disarmo, Sbilanciamoci e Stop Rearm Europe lanciano un appello per una mobilitazione a sostegno del movimento che Iran reclama un cambiamento, contro la repressione e per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

Migliaia di ragazzi e ragazze, studenti e studentesse universitarie stanno da giorni in piazza a fianco di lavoratrici e lavoratori organizzati che protestano contro il carovita e contro un sistema politico che, da decenni, reprime il dissenso. È una mobilitazione di popolo, nonviolenta, che è in continuità con il movimento Donna Vita Libertà e reclama un profondo cambiamento di giustizia sociale e democrazia. Siamo con chi resiste, con chi non si piega, con chi rischia tutto per i diritti e la democrazia.
No alla repressione del regime, che sta causando migliaia di morti e di arresti.
No a ogni intervento imperialista e coloniale.
Nessun re del mondo, basta guerre per il petrolio. Basta guerre e bombe “in nome della libertà”.
Il futuro dell’Iran appartiene solo al suo popolo.
Al fianco del popolo iraniano, scendiamo in piazza in ogni città, mobilitiamoci per fermare il massacro e per richiedere l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici.
Donna, Vita e Libertà: il tempo è adesso!

Residenze socio sanitarie: quasi 13mila strutture ma l’Italia resta divisa

Disparità geografica – Le residenze socio sanitarie e socio assistenziali in Italia sono quasi 13 mila, con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto. Lo dicono i dati Istat che evidenziano però un forte divario tra nord e sud.

Al 1° gennaio 2024 in Italia risultano attivi 12.987 presidi residenziali con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente).

L’offerta rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4.

Gli ospiti accolti sono 385.871, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne.

Nei presidi operano complessivamente quasi 395mila unità di personale: 355mila sono dipendenti retribuiti, circa 36mila volontari e quasi 4mila operatori del servizio civile.
In aumento gli ospiti dei presidi residenziali

In Italia, al 1° gennaio 2024, risultano attivi 12.987 presidi residenziali, che dispongono complessivamente di 425.780 posti letto (7,2 ogni 1.000 residenti). Vi operano 15.772 “unità di servizio” (v. Glossario) e gli ospiti totali risultano 385.871, un numero superiore del 6% rispetto a quello del 1° gennaio 2023. Il 75% degli ospiti è ultra-sessantacinquenne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 6% è composto da minori.
Quasi otto su 10 i posti letto destinati all’assistenza socio-sanitaria

Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 erogano assistenza socio-sanitaria (v. Glossario): si tratta di quasi 334mila posti letto, pari al 78% del totale. Le restanti 6.365 unità offrono servizi di tipo socio-assistenziale (v. Glossario), con 91.960 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi).

Le unità di servizio socio-sanitarie accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti letto disponibili; un ulteriore 15% è destinato agli anziani autosufficienti e alle persone con disabilità (in entrambi i casi poco più del 7% dei posti); il restante 8% è per gli adulti con patologie psichiatriche (5%), per le persone con dipendenze patologiche (2%) e per minori (1%).

Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni. Le unità che svolgono prevalentemente una funzione tutelare – volta a sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti – coprono il 12% dei posti letto e il restante 6% è dedicato all’accoglienza in emergenza.

L’offerta residenziale sul territorio si differenzia fortemente rispetto alle categorie di utenti assistiti: nelle regioni del Nord prevalgono i servizi rivolti agli anziani non autosufficienti (72,0% nel Nord-Ovest e 75,0% nel Nord-Est), circa il doppio rispetto al Mezzogiorno. Al Sud, invece, si trova una percentuale più alta, rispetto alle altre ripartizioni, di posti letto dedicati agli anziani autosufficienti, alle persone con disabilità e agli immigrati.

Terra dei Fuochi, premiato dall’ AiCS l’impegno di Don Patriciello

Impegno green – Va a Don Patriciello, parroco di Caivano e prete anti-clan, l’ottava edizione del premio AiCS Ambiente. Il riconoscimento dell’Associazione italiana cultura sport va al suo impegno per una legge sulla Terra dei Fuochi e contro gli smaltimenti illeciti dei rifiuti. La consegna del premio domani al liceo Nomentano di Roma.

A don Patriciello, nel dettaglio, va il Premio che AiCS ha dedicato al poliziotto Roberto Mancini, tra le prime forze dell’ordine a occuparsi della Terra dei Fuochi, scomparso nel 2014 a seguito di una malattia del sangue contratta proprio per la vicinanza ai terreni contaminati. A consegnare a don Patriciello il premio saranno la vedova di Roberto, Monica Dobrowolska, e il resto della squadra che affiancò Mancini nelle indagini, tutti parte della commissione che ha assegnato il premio – assieme a Maria Di Buono, vedova di Michele Liguori, anche lui oggi Vittima del Dovere per il suo impegno come tenente dei Vigili Urbani nel pool ambientale all’opera nella Terra dei Fuochi. Al loro fianco, a consegnare il premio, anche i presidenti di AiCS Bruno Molea, e di AiCS Ambiente, Andrea Nesi.

Il premio arriva l’indomani della sentenza con cui la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) ha stabilito che le autorità italiane mettono a rischio la vita degli abitanti della Terra dei fuochi, l’area campana che si estende tra la provincia di Napoli e l’area sud-occidentale della provincia di Caserta, coinvolta nei decenni scorsi nell’interramento di rifiuti tossici in discariche abusive. La Cedu ha condannato l’Italia che, pur riconoscendo la situazione, non ha preso le dovute misure e ha stabilito che il nostro Paese deve introdurre, senza indugio misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento in questione.

A Roma, studenti NABA ambasciatori di pace: dai centri di accoglienza a Rebibbia

Arte inclusiva – A Roma gli studenti delle Belle arti si fanno ambasciatori di pace e accoglienza. Il servizio di Patrizia Cupo.

L’arte come strumento di inclusione sociale. A Roma le studentesse e gli studenti di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti hanno portato i laboratori artistici dalle strutture di accoglienza al carcere femminile di Rebibbia. Il progetto, promosso dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti con l’artista Joana Vasconcelos, coinvolge contesti segnati da fragilità e limitazioni della libertà personale. Il percorso culminerà il 18 gennaio con l’inaugurazione della mostra Venus a Roma.

Campo Lungo, il nuovo podcast di LifeGate sullo sport che cambia il mondo

Campo Lungo – È il nuovo podcast di LifeGate che racconta il mondo, i suoi cambiamenti e le sue sfaccettature attraverso storie di sport. Un punto di vista che comprende sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali e sfide impossibili.

Grandi sfide e conquiste sociali, diritti, inclusione e sostenibilità: sport non significa solo competizione, risultati e record; lo sport è anche lo specchio della nostra società, del nostro tempo e di ogni cambiamento possibile. Campo Lungo è il podcast di LifeGate che vuole raccontare lo sport allargando l’inquadratura e utilizzando un punto di vista più ampio, una prospettiva diversa, che va oltre quello che si racconta di solito: ecco perché sostenibilità, inclusione, diritti, battaglie sociali, sfide impossibili e imprese che hanno “cambiato il gioco” rappresentano il cuore della “partita”.

Campo Lungo racconta la realtà del mondo e dei suoi cambiamenti attraverso storie di sport, perché lo questo non si ferma quando finiscono le partite, ma è parte integrante della nostra società, e ne mostra sfaccettature e contraddizioni.

In ogni puntata, il giornalista Matteo Serra narra una storia che mette al centro le diverse discipline sportive come leva di cambiamento, riflettendo sulle sue connessioni profonde con il mondo che ci circonda. Che si tratti di un’atleta che rompe gli schemi, di un percorso di rinascita, un progetto sportivo che rigenera una comunità o di una manifestazione che lascia un’eredità ambientale positiva, Campo Lungo accende i riflettori dove solitamente restano spenti.

Prima puntata
Il costante innalzamento dei mari sta lentamente cancellando lo sport in molte isole del Pacifico. In questa puntata di Campo Lungo partiamo dalle Isole Marshall, dove manca lo spazio per ospitare un campo a 11 e la nazionale di calcio è costretta a traslocare… negli Stati Uniti. Approfondiamo cosa significa davvero un mare che cresce giorno dopo giorno. Ci spostiamo poi alle Fiji, dove il rugby è identità, comunità e orgoglio nazionale: cosa succede quando anche questo rischia di sparire sotto l’acqua?
Una puntata su come il clima sta cambiando il gioco, e la vita, di interi Paesi.

Seconda puntata
La questione della presenza delle atlete trans nelle competizioni sportive femminili è uno dei grandi temi dello sport moderno. Hanno dei vantaggi competitivi? è giusto che gareggino con le donne? Dovrebbero avere una categoria a parte? In questa puntata di Campo Lungo proviamo a fare il punto della situazione, spiegando quali siano le evidenze scientifiche, cosa raccontano le ricerche effettuate e quanto spesso questo tema sia affrontato da un punto di vista ideologico e politico, e non scientifico-sportivo.
Come risolvere la questione?
Una puntata che unisce sport, competizione, diritti e visione futura della società.

Tagli agli aiuti, chiude un’organizzazione su tre contro la violenza di genere

Senza risorse – Secondo lo studio di UN Women, i tagli agli aiuti internazionali hanno costretto più di un’organizzazione su tre che si occupa di violenza di genere a chiudere o sospendere i propri programmi per mancanza di fondi. Oltre il 40% ha ridotto o interrotto servizi salvavita come rifugi, assistenza legale, cure mediche e psicologiche per le vittime.

Nel corso dell’ultimo anno la scure dei tagli agli aiuti internazionali1 non ha risparmiato nessuno e a farne le spese sono stati i gruppi più vulnerabili, a cominciare dalle donne vittime di violenza di genere. Secondo lo studio condotto da UN Women2, più di un’organizzazione su tre nel mondo è stata costretta a chiudere o sospendere i propri programmi per mancanza di fondi. Oltre il 40% ha ridotto o interrotto servizi salvavita come rifugi, assistenza legale, cure mediche e psicologiche per le vittime. È evidente come la crisi che ha travolto le organizzazioni umanitarie imponga un cambio di rotta non più rinviabile. In gioco è la sopravvivenza stessa di un settore da cui dipendono le vite di milioni persone in tutto il mondo3.

A partire dalla consapevolezza del nuovo scenario che si sta delineando per il mondo del non-profit, UN Women Italy – che in Italia sostiene i programmi dell’agenzia Onu per i diritti delle donne e la parità di genere – ha voluto al proprio fianco un gruppo di professionisti con una lunga esperienza nel mondo del fundraising. Lo scopo è rafforzare la strategia di raccolta fondi nel settore privato – aziende e individui – e garantire così la sostenibilità della propria missione, che oggi è sostenuta esclusivamente da risorse apportate da donazioni private. Il neonato comitato fundraising potrà contare sul contributo di Massimo Coen Cagli (direttore scientifico Scuola di Fundraising di Roma), Arianna De Leo (responsabile Filantropia Strategica e Partnership UNICEF) e Michela Gaffo (presidente ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser).

«Oggi più che mai c’è bisogno di un ripensamento complessivo del sistema su cui finora si è retto il settore non-profit. Il taglio drastico e repentino degli aiuti internazionali è un campanello d’allarme. Ci impone di agire e di farlo subito. Va in questa direzione il nuovo comitato fundraising di UN Women Italy: ci aiuterà a crescere per navigare anche i tempi di crisi. Lo scopo è rendere la nostra organizzazione sostenibile grazie al sostegno regolare di quanti credono nella nostra missione, dagli individui alle aziende», spiega Loredana Grimaldi, Head of Fundraising di UN Women Italy.

Il comitato contribuirà innanzitutto a sviluppare una strategia a medio termine e a identificare nuove opportunità di raccolta fondi. Cruciale sarà poi l’analisi dei dati per comprendere il contesto e individuare le tendenze del fundraising connesso ai temi di genere. Particolare rilevanza sarà inoltre data alla fase di valutazione dell’efficacia e dell’impatto delle iniziative messe in campo.

Legacoop-Ipsos: due italiani su tre non vedono miglioramenti per il Paese

Futuro grigio – Per il 2026 due italiani su tre non si aspettano miglioramenti della situazione complessiva del Paese e sei su dieci temono un aumento del costo della vita. Lo dicono i dati di AreaStudi Legacoop-Ipsos. Per il presidente di Legacoop Simone Gamberini “Servono risposte concrete fondate su coesione e giustizia sociale, lavoro di qualità e sostenibilità”.

Gli italiani sembrano decisamente poco ottimisti sulle prospettive del nostro Paese per il nuovo anno, in particolare quelli appartenenti al ceto popolare. Due su tre (il 62%, 1 punto percentuale in più sulla rilevazione dell’anno scorso, e il 78% nel ceto popolare) non si prefigurano un miglioramento della situazione complessiva dell’Italia, in parallelo con le aspettative di segno negativo sull’evoluzione dello scenario economico: 4 su 10 (il 40%, 2 punti in meno sullo scorso anno, il 61% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti) prevedono una fase di recessione ed il 31% (-3 punti) di stagnazione; 6 su 10 (il 62%, 1 punto in meno, ma il 74% nel ceto popolare, in aumento di 4 punti) si aspettano un aumento del costo della vita. Va un po’ meglio per la situazione familiare, dove, insieme con la diminuzione di chi la prevede “altalenante” con alti e bassi (il 58%, 3 punti in meno rispetto a un anno fa) e la stabilità di chi prevede un anno di crisi (l’8%, ma con un dato che sale al 28% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti), si delineano aspettative di segno positivo per l’andamento delle relazioni familiari (85%), le relazioni con gli
amici (80%), l’amore e gli affetti (77%), la salute (75%), il lavoro (64%).
Sono le principali evidenze che emergono dal report FragilItalia “Le previsioni per il 2026 – Uno
sguardo al futuro”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne le opinioni sul tema.

Sicurezza a scuola, aumentano gli infortuni tra gli studenti, crescono le denunce INAIL

Sicurezza quotidiana – Le denunce di infortunio degli studenti sono cresciute rispetto allo scorso anno. Il servizio di Federica Bartoloni.

Lunedì sono stati diffusi da INAIL gli Open Data relativi alle denunce di infortunio sul lavoro e malattie professionali presentate all’Istituto nei primi 11 mesi del 2025. A fronte di un lieve aumento delle denunce di infortunio con esito mortale e di un + 3,4% di quelle in itinere, il dato che spicca maggiormente riguarda l’aumento delle denunce di infortunio occorse agli studenti del Paese che evidenziano, attraverso una messa a fuoco più puntuale, quanto queste siano principalmente localizzate nelle regioni del Nord Italia e appartenenti ai frequentanti scuole statali. Il 9 gennaio la prima circolare dell’Istituto ha inoltre ufficializzato l’estensione della tutela INAIL anche per gli infortuni in itinere occorsi agli studenti durante i percorsi di tirocinio.