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Come salvare dal suicidio le democrazie?

 

L’inquietudine del terzo settore, quella di chi si mischia ed impara ad ascoltare i brusii di fondo, quelli che arrivano dagli ultimi banchi e che non sente nessuno. Allora sí, impari quello che non sta sui libri e sta sulla strada. Un’inquietudine da recuperare: se ne è parlato molto nel corso dell’incontro “Democrazia e partecipazione: il ruolo del terzo settore” che si è tenuto a Roma giovedi 29 ottobre, in occasione dell’Assemblea nazionale del Forum del Terzo settore.

Un’inquietudine che illumina e orienta, prendendo spunto anche dalla “Magnifica Humanitas”, la prima lettera enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Il mondo sta cambiando in maniera velocissima ed è in atto un processo che spinge verso le autocrazie. Anzi: il 72% della popolazione mondiale vive in regimi non democratici. In questa situazione la partecipazione che fine fa? E la democrazia conviene ancora?
Ne abbiamo parlato con Luca Antonini, vicepresidente della Corte Costituzionale: “Ci vorrebbe un nuovo Montesquieu sulla divisione dei poteri. Oggi il tema è quello di distinguere e tenere su binari separati il potere politico e il potere tecnocratico”.

Che cosa significa? Che le prime cinque aziende che oggi hanno in mano le innovazioni tecnologiche hanno una capitalizzazione in borsa pari a quella dei primi cinque stati europei.

Forse per questo aumenta l’astensionismo e i giovani non ritengono prioritario il diritto al voto. E quel diritto non lo esercitano. Tra le rivendicazioni del movimento dei giovani e degli studenti, in Italia e in Europa, non c’è la rivendicazione di abbassare, ad esempio a 16 anni, il diritto di voto. Per estenderlo e renderlo accessibile a ragazzi e ragazze protagonisti, anche loro, della vita sociale. Era uno dei temi in agenda nel movimento degli anni ‘70, quello della stagione dei decreti delegati e delle consulte, dove si chiedevano rappresentanze studentesche e giovanili per poter dire la propria e poter contare. Un mondo lontanissimo.

“I giovani votano continuamente sui social network – risponde il professor Luca Antonini – però è difficile che si sentano coinvolti dal voto elettorale. Oggi dominano singolarismo e passioni tristi. Ognuno custodisce gelosamente il suo singolarismo e marca le sue differenze. Essere soli diventa più piacevole che stabilire relazioni, che implicano dipendenze, impegnative da gestire. Si crea una convivenza senza rapporti. Non saper impostare relazioni con gli altri ti spinge a non saper bilanciare le tue reazioni e i tuoi sentimenti, e prevalgono odio, passività rancorosa e una certa ‘infelicità annoiata’ che alcuni ragazzi esprimono a giustificazione di loro gesti inconsulti o criminali”.

Per questo il terzo settore può giocare un ruolo importante nella ricerca di senso da dare alla vita in quanto corpo intermedio: riempire il vuoto che lascia la politica. Che è la causa maggiore del suicidio della democrazia. Anche per questo rappresentanza, partecipazione e democrazia sono saldate tra di loro.

Ma la politica è disposta a cedere questo ruolo al terzo settore? A farsi aiutare a ritrovare un’anima? “Alla politica conviene ritrovare un’anima – risponde Antonini – Il terzo settore è un continuo esercizio di democrazia, è una palestra di bene comune, che può aiutare le democrazie a non svuotarsi. I milioni di volontari che esistono sono una straordinaria e immensa società solidale. Le Regioni possono essere le pioniere di una nuova società dell’amministrazione condivisa. Il terzo settore può contribuire a dare alle pubbliche amministrazioni un volto umano e non trattare le persone soltanto
come pratiche burocratiche”.

di Ivano Maiorella

Terzo settore, ieri a Roma il confronto sulla partecipazione

Coltiviamo democrazia attraverso la fiducia – Ieri si è svolta a Roma l’Assemblea del Forum Nazionale del Terzo Settore: al centro il tema della partecipazione. Ascoltiamo il portavoce Giancarlo Moretti.

“Il Terzo settore opera per prevenire e contrastare disagio e disgregazione sociale, che sono alla base anche della crisi di partecipazione che oggi attraversa il Paese. Lo fa offrendo opportunità di crescita alle persone e di sviluppo ai territori, lavorando sulle relazioni e sulla fiducia.  Ma non solo: associazioni, volontariato e imprese sociali possono indicare ai decisori pubblici una strada per una democrazia che sia in grado di rigenerarsi, anche e soprattutto di fronte ai cambiamenti”. Così Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore che oggi a Roma ha promosso l’evento “Democrazia e partecipazione: il ruolo del Terzo settore”. L’incontro ha visto gli interventi di: Luca Antonini, Vicepresidente della Corte Costituzionale; Paolo Venturi (Direttore di Aiccon Research Center); Marta Battioni (Vicepresidente Legacoopsociali); Stefano Granata (Presidente Confcooperative Federsolidarietà); Emiliano Manfredonia (Presidente Acli) e Walter Massa (Presidente Arci).

“Oggi la capacità trasformativa della nostra democrazia è messa alla prova – prosegue Moretti – : esiste uno scollamento tra le istituzioni e le richieste di partecipazione, welfare e diritti di una fetta sempre più grande della popolazione. Queste richieste non possono rimanere senza risposta, né si può puntare solo sulla repressione di fronte a un malessere sociale. C’è bisogno più che mai di investire in politiche sociali: affrontare alla radice le disuguaglianze divenute inaccettabili, creare spazi di partecipazione, offrire alternative culturali ed educative soprattutto ai più giovani. E occorre valorizzare il contributo del Terzo settore, sia per le azioni che realizza ma anche per le idee che offre” conclude Moretti.

Ebola in Europa, Amref: la sicurezza sanitaria è globale

Senza confini – Dopo il primo caso confermato di Ebola in Svizzera, Amref ricorda quanto la sicurezza sanitaria sia una questione globale e interconnessa. L’epidemia ha preso origine nella Repubblica Democratica del Congo, con oltre 9.700 casi e quasi 4700 decessi, per poi estendersi prima al Kenya e successivamente alla Nigeria, fino a toccare il suolo europeo.

«Cercare un colpevole o puntare il dito sulle falle dei controlli di frontiera è inutile e fuorviante», spiega Sarah Kosgei, esperta sanitaria di Amref Health Africa. «Non siamo di fronte a un fallimento dei sistemi di sorveglianza, ma alla natura stessa della patologia. Ebola ha un periodo di incubazione che può arrivare fino a 21 giorni: una persona infetta può percorrere migliaia di chilometri ed essere del tutto asintomatica ai controlli della temperatura o ai moduli d’ingresso. Il virus viaggia nell’ombra prima che compaiano i primi segnali clinici».

Dopo aver travalicato le frontiere del continente africano e aver raggiunto la Svizzera con il primo caso confermato — a seguito del precedente precedente registrato in Francia nei mesi scorsi — l’epidemia di Ebola sostenuta dal ceppo Bundibugyo dimostra quanto la sicurezza sanitaria sia una questione globale e interconnessa. L’epidemia ha preso origine nella Repubblica Democratica del Congo – dove si registra la fase più grave con oltre 9.700 casi e più di 4.680 decessi – per poi estendersi prima al Kenya e successivamente alla Nigeria, fino a toccare il suolo europeo.

La situazione in Kenya rappresenta da settimane un campanello d’allarme per l’intera regione: l’infezione di un viaggiatore giunto a Nairobi dal Congo via Uganda ha generato un cluster locale di nove casi confermati. Il bilancio nel Paese conta due decessi e 135 contatti monitorati in quarantena, tra cui quattro operatori sanitari contagiati all’interno delle strutture ospedaliere. A differenza della variante Zaire, per la quale esistono presidi terapeutici e preventivi, per il ceppo Bundibugyo non esistono ad oggi vaccini né trattamenti specifici approvati e distribuiti su larga scala. Per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Africa CDC hanno chiesto la massima allerta epidemiologica, ricordando come l’assenza di una copertura vaccinale, l’elevata mobilità della popolazione lungo i corridoi commerciali e i ritardi diagnostici aumentino il rischio e l’impatto del contagio.

Sulle polemiche relative alla tenuta delle frontiere, Kosgei chiarisce: «La sicurezza sanitaria è una responsabilità collettiva che richiede la massima trasparenza nello scambio dei dati e nel tracciamento dei contatti. Nessun Paese può blindarsi da solo. Oltre al virus, oggi combattiamo anche una seconda epidemia: quella della disinformazione. Dalle teorie del complotto fino al terrore ingiustificato su presunte vie di trasmissione aerea, la trasparenza e l’informazione capillare sono decisive quanto la risposta medica».

In risposta all’emergenza, Amref è scesa in campo a supporto del Piano di Preparazione e Risposta promosso dal Ministero della Salute keniota e dal Kenya National Public Health Institute (KNPHI), mettendo a disposizione l’esperienza maturata sul campo nel rafforzamento dei sistemi di sorveglianza e prevenzione in Paesi chiave come Uganda e Sud Sudan. Con il supporto del Dipartimento di Stato e dell’Ambasciata degli Stati Uniti, Amref ha attivato un piano d’azione straordinario per blindare 13 contee ad altissimo rischio transfrontaliero. L’intervento ha già visto la formazione di quasi 1.500 operatori sanitari su prevenzione e controllo delle infezioni, il reclutamento e l’invio rapido di 134 unità di personale specializzato presso 10 punti di ingresso chiave, la fornitura diretta di dispositivi e materiali sanitari di protezione, oltre alla preparazione di squadre dedicate alle valutazioni di rischio e alle sepolture safe e dignitose sul territorio.

«La gestione di questa epidemia dimostra ancora una volta come la salute globale sia un equilibrio fragile», conclude Kosgei. «La minaccia di Ebola ricorda l’urgenza di adottare un approccio One Health, capace di integrare la salute umana, quella animale e la tutela ambientale. In un mondo privo di confini impermeabili, la capacità di prevenire e contenere le crisi sanitarie dipende unicamente dal livello di cooperazione scientifica, solidarietà e prontezza diagnostica che la comunità internazionale saprà mettere in campo».

Laboratorio AllenaMente, giochi ed esercizi per gi Over65

AllenaMente – Al via a Roma il laboratorio di stimolazione cognitiva per over 65 organizzato da Caritas nell’ambito del progetto Anziani in Movimento, realizzato in collaborazione con il Municipio II. Previsti giochi di memoria, esercizi di attenzione e ragionamento, attività ludiche e momenti di condivisione per valorizzare le capacità di ciascuno, favorire nuove relazioni e contrastare la solitudine.

Grosseto Calcio, il sociale protagonista durante le partite

Il sociale scende in campo – Lo stadio Zecchini di Grosseto ospita le associazioni del territorio. Il servizio di Elena Fiorani.

Lo sport come strumento di inclusione, partecipazione e solidarietà. Nasce da questi valori il nuovo progetto promosso dal Comune di Grosseto in collaborazione con il Grosseto Calcio: durante l’intervallo delle partite casalinghe, le associazioni del territorio saranno protagoniste di un momento dedicato alla solidarietà, all’accoglienza e alla valorizzazione delle persone. Tra primo e secondo tempo, le singole realtà saranno invitate sul campo dello stadio per presentare le proprie attività e raccontare l’impegno a favore della comunità. L’obiettivo è promuovere una cultura dell’inclusione, portando il sociale fuori dai luoghi tradizionali dell’assistenza e rendendolo protagonista della vita cittadina.

Emilia-Romagna, arriva il premio per i lavoratori del sociale

Qua la mano – Centrali Cooperative e Organizzazioni Sindacali dell’Emilia-Romagna hanno raggiunto un accordo sull’erogazione del Premio territoriale di risultato per le lavoratrici e i lavoratori della cooperazione sociale: un importante riconoscimento economico per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative del settore sociosanitario, assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo.

Un importante riconoscimento economico per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative del settore sociosanitario, assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo dell’Emilia-Romagna. È stato firmato l’accordo di 2° livello regionale per l’erogazione del Premio Territoriale di Risultato (PTR), che riconosce per la prima volta questo premio per tutti i dipendenti della regione.

L’intesa è stata siglata da AGCI Imprese Sociali Emilia-Romagna, Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna e Legacoopsociali Emilia-Romagna, congiuntamente a Fp Cgil Emilia-Romagna, Cisl Fp Emilia-Romagna, Fisascat Cisl Emilia-Romagna, Uil Fp Emilia-Romagna e Uiltucs Emilia-Romagna.

L’accordo riconosce il contributo delle migliaia di lavoratrici e lavoratori della cooperazione sociale alla qualità e alla continuità dei servizi e introduce uno strumento di contrattazione territoriale finalizzato a migliorare il trattamento economico e a collegare il riconoscimento del lavoro ai risultati delle cooperative. Il valore di 550 euro verrà erogato in presenza di utile di bilancio e al raggiungimento di specifici indicatori. Inoltre, le lavoratrici e i lavoratori avranno la possibilità di optare per strumenti di welfare o previdenza complementare: scegliendo una di queste due opzioni, è prevista una maggiorazione del 10% del valore del premio.

Il premio verrà erogato entro il valore massimo del 35% dell’utile di bilancio di ogni singola cooperativa. Gli indicatori che determineranno l’effettivo ammontare del premio si basano sul raggiungimento di obiettivi di: produttività, redditività e qualità, efficienza e innovazione.

L’accordo, che ha natura sperimentale, avrà validità fino al 31 dicembre 2028 e porterà all’erogazione dei premi a partire dal 2027, basandosi sui risultati del 2026.

Le organizzazioni firmatarie esprimono soddisfazione per un’intesa che rafforza la contrattazione territoriale e introduce un ulteriore strumento di riconoscimento economico del lavoro in un settore essenziale per il welfare regionale e l’inserimento lavorativo. Il risultato raggiunto costituisce un passo avanti nel percorso di miglioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

La cooperazione sociale è un pilastro del welfare del territorio. Il comparto conta 1.012 cooperative sociali e 66.794 addetti. Si tratta di un settore, composto per il 74% da lavoratrici e per l’11% da dipendenti stranieri, con il 41% delle imprese guidate da una presidente donna. L’impatto economico si attesta su 2,7 miliardi di euro di ricavi.

L’intesa rappresenta inoltre un passo avanti nelle relazioni sindacali del settore in quanto conferma il ruolo della contrattazione fra le parti maggiormente rappresentative del settore e un rafforzamento del sistema di Welfare regionale. Le parti ribadiscono che il rafforzamento della contrattazione, nella corretta applicazione dei CCNL e nel contrasto al dumping contrattuale, sono obiettivi prioritari da perseguire congiuntamente in ogni sede per il miglioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’organizzazione del lavoro nei servizi.

Leggere per fare comunità, concluso il progetto di Arci

Leggere per fare comunità – Si chiude il progetto promosso da Arci che ha coinvolto circa 500 bambine e bambini tra scuole, biblioteche e circoli, usando i libri come strumento contro la povertà educativa e per favorire inclusione e partecipazione. Leggere per incontrarsi, esprimersi e costruire nuove relazioni.

Un libro può essere molto più di una storia da leggere: può diventare un’occasione per incontrarsi, esprimersi, scoprire nuovi punti di vista e costruire relazioni.

È questa l’idea che ha accompagnato “Leggere per fare comunità”, il progetto promosso da Arci APS con il sostegno del CEPELL – Centro per il libro e la lettura, che ha coinvolto scuole e realtà associative di Settimo Torinese, del territorio casertano e di Gela e che si conclude proprio in questi giorni.

Il percorso è stato avviato da una corposa formazione che ha coinvolto insegnanti, educatori e operatori culturali, raccogliendo 326 iscrizioni agli incontri online dedicati alle potenzialità educative della lettura e degli albi illustrati. A partire dal potere espressivo del segno, approfondito nel modulo formativo di Alessandro Sanna, gli incontri hanno affrontato i temi dell’immaginario di bambine e bambini, dell’organizzazione di un festival letterario, fino ad arrivare alla biblioteca del Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Dalla formazione si è poi passati alla sperimentazione sul campo: circa 100 appuntamenti tra laboratori, attività creative e momenti di progettazione condivisa, che hanno coinvolto complessivamente circa 500 bambine e bambini nei tre territori, grazie al lavoro di Babelica APS, Spaccio culturale APS e dell’Associazione Le Nuvole.

Nelle scuole, nelle biblioteche e nei circoli Arci, gli albi illustrati, i libri senza parole e i laboratori artistici sono diventati quindi occasioni per raccontarsi, confrontarsi e scoprire culture e immaginari differenti seguendo due filoni principali: la lettura come forma di contrasto alla povertà educativa, e come strumento per una didattica esperienziale su tematiche interculturali. La lettura, attraverso il progetto, è stata ulteriormente valorizzata dall’acquisto di oltre 200 albi illustrati, distribuiti tra le scuole e le associazioni culturali coinvolte.

Dalle esperienze raccolte emerge una lettura vissuta come piacere e scoperta: maggiore curiosità verso i libri, nuove possibilità di espressione, partecipazione e collaborazione, anche da parte dei bambini inizialmente più riservati.

Ma il progetto ha contribuito anche a rafforzare le comunità educanti: 3 nuovi accordi di collaborazione territoriale e 4 schede didattiche, frutto di progettazione partecipata,  testimoniano la volontà di lasciare strumenti e relazioni capaci di durare oltre la conclusione delle attività.

Perché promuovere la lettura non significa soltanto avvicinare qualcuno ai libri. Significa creare occasioni in cui le storie possano diventare patrimonio comune e contribuire a far crescere una comunità.

Sviluppo sostenibile, Asvis: Italia in ritardo sugli obiettivi

Agenda per la prossima legislatura – Secondo il Rapporto Asvis, l’Italia è in ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono necessari interventi e riforme per affrontare le emergenze del Paese.

Ascoltiamo la presidente Asvis Marcella Mallen.

Un’agenda serrata di interventi e riforme da attuare subito e nella prossima legislatura per affrontare le emergenze del Paese, cogliere le opportunità e creare un’Italia più equa, resiliente e sostenibile da tutti i punti di vista. È quanto propone l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) nel suo undicesimo Rapporto, dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato oggi a Roma nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.

Il Rapporto fotografa un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR. Per la prima volta vengono anche presentati i risultati dell’analisi di 45 Target qualitativi, dalla quale emerge come in oltre la metà dei casi, soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente.

A livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria ‘regressione insostenibile’, che incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi – sottolinea Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS – ma si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura elaborato dai suoi oltre 300 aderenti, con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.

Dietro i numeri presentati nel Rapporto ci sono le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale.

Rispetto al 2010 l’Italia ha registrato vari peggioramenti e progressi complessivamente modesti: infatti, si trova oggi in condizioni peggiori di 15 anni fa per cinque Obiettivi (sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide) e sostanzialmente invariate per altri cinque (sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, partnership per gli obiettivi). Miglioramenti limitati si rilevano in cinque casi (istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, imprese e innovazione) e più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.

“Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030 – dichiara Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”.

Spesa militare mondiale da record: 2.900 miliardi nel 2025

Quale sicurezza – Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari. Lo dicono i dati del Sipri, secondo cui il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo è in aumento, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari.

Si allarga il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari. È quanto emerge da un nuovo rapporto dello Stockholm international peace research institute (Sipri). Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale, mentre gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) diminuiscono dal 2024, secondo i dati dell’Ocse. I tagli hanno colpito soprattutto le risorse destinate alle infrastrutture economiche e alla sanità. Secondo le stime del Sipri, nel 2028 il fabbisogno di aiuti potrebbe raggiungere 326 miliardi di dollari, con un deficit di finanziamento di 179 miliardi, superiore al totale degli aiuti attesi nello stesso anno. “Siamo nel mezzo di una riduzione prolungata di aiuti umanitari e allo sviluppo essenziali, proprio mentre i bisogni crescono”, osserva Nan Tian, direttore del programma del Sipri sulle spese militari e la produzione di armamenti. Il rapporto analizza anche le politiche di Germania e Regno Unito, dove i tagli agli aiuti sono stati giustificati con la necessità di finanziare il riarmo. Per i ricercatori, tuttavia, la sicurezza non può essere garantita dalle sole capacità militari: la cooperazione allo sviluppo contribuisce ad affrontare le cause profonde dell’insicurezza e deve essere considerata complementare, non alternativa, alla spesa per la difesa.

Curarsi lontano da casa: CasAmica lancia un progetto di accoglienza

Migrazione sanitaria – A Segrate, nel milanese, CasAmica lancia un nuovo progetto di accoglienza per chi deve curarsi lontano da casa. Ascoltiamo il servizio di Anna Monterubbianesi.

Quasi 100mila pazienti ogni anno arrivano da altre regioni per curarsi negli ospedali lombardi. Ma alla migrazione sanitaria si accompagna anche quella delle famiglie, che devono affrontare spese per viaggi, alloggi e giornate di lavoro perse. Secondo le stime ALTEMS-Università Cattolica, per chi assiste pazienti con malattie rare la spesa per l’alloggio può raggiungere i 134 euro a notte. Per rispondere a questi bisogni, CasAmica presenta Progetto 3.000: a Segrate, accanto all’ospedale San Raffaele, nascerà una nuova casa di accoglienza con 75 posti letto, un ambulatorio e uno spazio riabilitativo. L’apertura è prevista entro il 2027. Un modello di integrazione tra ospedali, istituzioni e Terzo settore.