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Io, pilota di guerra: “L’unica vittoria è nel potere del seme”

Antoine De Saint-Exupey era un pilota di guerra, il 31 luglio del 1944 venne abbattuto da un caccia tedesco e scomparse nel Mediterraneo. L’autore del Piccolo Principe, pubblicato l’anno prima, pensava che la guerra non servisse a niente, lui che si era arruolato pur avendo raggiunto il limite di età. “Pilota di guerra” è il suo ultimo libro.

Lo tiriamo giu’ dallo scaffale perché i tempi che viviamo hanno bisogno di testimonianze. La cultura della pace è messa in crisi dalle notizie tremende che arrivano dal fronte ucraino-russo e da Gaza, terra di morte e di devastazioni.

Ma ci sono altri fatti che non devono farci perdere la speranza.

Giorni fa è stata annunciato dal Dipartimento di guerra Usa che il 3 dicembre ci sarà la fucilazione in diretta streaming di una persona, ritenuta colpevole dell’uccisione di 13 persone nella base di Ford Hood, in Texas. Un’esecuzione “grottesca e barbarica” l’hanno definita gli iscritti alla Military religious freedom foundation, che se fossero indicati tra i soldati che dovranno premere il grilletto, si opporranno e si dichiareranno obiettori di coscienza per ragioni di carattere religioso o morale.

Sul fronte ucraino-russo li chiamano disertori e renitenti alla leva. Alcune stime parlano di 290.000 disertori e 2 milioni di renitenti. Dalla Russia i numeri sono più incerti e piu’ grandi, quelli che chiedono un processo pur di non tornare al fronte.

Cultura della pace e obiezione di coscienza e altre forme di rifiuto della cultura delle armi come unico mezzo di risoluzione dei conflitti. Da un parte si vorrebbe imporre l’esemplare esecuzione di un condannato a morte, permettendo di farne uno spettacolo, di dare l’esempio in tv e di consentire a ogni bambino di guardarla in diretta con internet.

Che cos’è la vittoria? Che cosa la disfatta? “Vi sono vittorie che esaltano – scrive l’autore di Pilota di guerra – altre che imbastardiscono. Disfatte che assassinano, altre che risvegliano. La sola vittoria di cui non posso dubitare è quella racchiusa nel potere del seme. Piantato il seme, al largo delle terre nere, eccolo già vittorioso. Ma bisogna svolgere il tempo, per assistere al suo trionfo nel grano”.

Ecco: il potere del seme, la cultura della nonviolenza, esemplare nella sua potenza e universalità. In questi giorni il disegno di legge sul nuovo servizio civile è stato approvato dalla XII Commissione del Senato. A fine mese passerà alla Camera per il voto definitivo. La Conferenza Nazionale degli Enti del Servizio Civile e l’intero terzo settore hanno criticato quel provvedimento perché ne snatura il senso e chiede il rispetto dell’identità profonda di un istituto finalizzato alla difesa civile non armata e nonviolenta della patria, evitando derive lavoristiche.

«Continueremo, come Conferenza nazionale degli enti, ad offrire il nostro contributo nelle prossime tappe dell’iter parlamentare e nella successiva fase di scrittura dei decreti attuativi, perché non si può prescindere dal riconoscimento pieno del ruolo del Terzo settore nel sistema del servizio civile», dice la presidente Laura Milani. Che aggiunge: «Si sta riformando il servizio civile senza il servizio civile».

Ma il potere del seme non si arrende, perché un’altra difesa è possibile e arriva in Parlamento la proposta di legge per una difesa civile non armata e nonviolenta Supera ampiamente l’obiettivo delle 50mila firme la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Sbilanciamoci e Rete Pace Disarmo.

Che ribadiscono: La vera sicurezza non si costruisce con le armi, smettere di finanziare la guerra per cominciare a preparare la pace con strumenti concreti.

L’importanza del seme della cultura di pace: “La guerra non è un’avventura. L’avventura si fonda sulla ricchezza dei rapporti che stabilisce. La guerra è una malattia, come il tifo”. Le parole di De Saint-Exupery sono come rintocchi, lui che la guerra l’aveva conosciuta da vicino.

di Ivano Maiorella

Inflazione, Legacoop chiede misure a tutela di redditi e lavoro

Forte impatto – L’inflazione rischia di costare 500 euro all’anno alle famiglie italiane all’anno nel biennio 26-27, con conseguenze significative per i nuclei a basso reddito. Lo dicono le stime elaborate da Prometeia. Secondo Simone Gamberini di Legacoop, occorrono politiche economiche che tutelino i redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna.

Secondo le elaborazioni, lo shock inflazionistico determina una perdita media annua di potere d’acquisto di circa 500 euro nell’arco dei due anni. Un valore che nasconde differenze rilevanti tra le famiglie: a subire le conseguenze maggiori sono quelle economicamente più fragili, per le quali le spese incomprimibili, a partire dall’energia, assorbono una quota più elevata del bilancio familiare.

«Questi numeri – dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ci ricordano che l’inflazione non è soltanto una variabile macroeconomica, ma incide direttamente sulla capacità delle famiglie di sostenere le proprie spese quotidiane. E quando il potere d’acquisto si riduce, soprattutto per chi dispone di redditi più bassi, il problema non è soltanto sociale: riguarda anche la tenuta dei consumi e le prospettive di crescita dell’economia italiana».

«Per questo – prosegue Gamberini – è necessario mettere al centro delle politiche economiche la tutela dei redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna. La situazione è delicata. Serve politica di sostegno robusta. Non possiamo immaginare una crescita solida e duratura senza rafforzare la capacità di spesa delle famiglie. È una delle priorità sulle quali occorre costruire una strategia economica capace di guardare oltre l’emergenza e accompagnare il Paese nei prossimi anni».

Caso Caruana Galizia, associazioni in piazza per fare luce sui mandanti

Verità e giustizia – Oggi a Roma il presidio all’Ambasciata di Malta a nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, promosso da alcune organizzazioni della società civile e della stampa. Le associazioni chiedono di fare luce sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità.

La società civile e il giornalismo a fianco della famiglia Caruana Galizia per chiedere verità e giustizia sull’omicidio di Daphne.
A nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 nell’esplosione della sua auto a Bidnija, il percorso verso una giustizia piena resta aperto. Su richiesta della famiglia della giornalista investigativa maltese, *le organizzazioni della società civile e della stampa italiana promuovono un presidio a Roma all’Ambasciata di Malta.
L’appuntamento è il 16 ottobre, dalle ore 10:30 alle 12:00, presso piazza di Ponte Umberto I, adiacente l’Ambasciata.
L’iniziativa nasce all’indomani di un passaggio procedurale cruciale: il 22 settembre, il Procuratore generale maltese ha depositato formalmente il ricorso in appello contro l’assoluzione dell’imprenditore Yorgen Fenech, ritenuto dalla procura il mandante e il finanziatore dell’omicidio. La famiglia di Daphne ha espresso pieno sostegno all’impugnazione, che potrebbe condurre a un nuovo processo qualora la Corte d’appello accogliesse i rilievi della procura.
Le inchieste di Caruana Galizia sui Panama Papers, sui MaltaFiles e sulle società offshore collegate a vertici di governo avevano portato alla luce una rete di opacità che aveva travolto le istituzioni maltesi, fino alle dimissioni dell’ex premier Joseph Muscat e agli arresti di figure chiave come Keith Schembri e lo stesso Yorgen Fenech.
«A nove anni dal brutale assassinio di mia madre, le carenze istituzionali che hanno reso possibile la sua uccisione restano irrisolte e immutate. Una giustizia autentica e duratura significa garantire che nessun’altra persona debba mai più correre gli stessi rischi. Il nostro paese non è riuscito a proteggere mia madre. Ha il dovere, nei suoi confronti, di impedire che altre persone perdano la vita. È per questo che è così importante attuare le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica e porre fine all’impunità per il suo assassinio. Malta deve lanciare un messaggio chiaro: assassinare una persona che fa giornalismo deve avere conseguenze gravissime per chi ne è responsabile», ha dichiarato Matthew, figlio di Daphne Caruana Galizia.
Le organizzazioni promotrici rispondendo all’appello della famiglia di Daphne, chiedono che non cali il sipario sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità emersi dalle inchieste di Daphne e che siano perseguiti non solo gli esecutori materiali dell’assassinio, ma chiunque lo abbia pianificato, finanziato e coperto.
Le istituzioni europee e maltesi devono garantire protezione ai giornalisti d’inchiesta e contrastare ogni forma di intimidazione.

Aderiscono:

Amnesty International Italia
Articolo21
FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
Rete No Bavaglio
Cospe
Carta di Roma

Prevenire gli abbandoni, il Trentino promuove le Culle per la Vita

Parto in sicurezza – La Provincia Autonoma di Trento sostiene la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio e tutelare la riservatezza dei genitori. Soddisfazione di Ai.Bi., che auspica una normativa nazionale in questa direzione.

È passata sostanzialmente sotto silenzio l’approvazione di un emendamento con il quale la Provincia Autonoma di Trento ha sostenuto la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio.
La vicenda è stata riportata sotto i riflettori da un recente articolo su Vitanews firmato da Pino Morandini, fondatore del Movimento per la Vita trentino, Vice Presidente del Movimento per la Vita nazionale e già magistrato del Tribunale amministrativo regionale. Ma, in realtà, l’approvazione è arrivata a fine luglio, grazie a una modifica inserita nell’Assestamento del bilancio della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2026-2028.
A confermarlo anche il quotidiano Adige, che affermava, in un articolo, l’approvazione di un emendamento della consigliera Eleonora Angeli per sostenere la realizzazione delle «culle per la vita» e promuovere la conoscenza del parto in anonimato. Sempre secondo l’Adige l’emendamento dà attuazione a una precedente mozione di Angeli, approvata dal Consiglio provinciale nel 2024, che impegnava la Giunta a individuare i luoghi più idonei per installare una o più culle per la vita.

La soddisfazione dei sostenitori dell’emendamento
“È la prima volta in Italia – si legge nell’articolo di Morandini – che l’apertura di Culle trova sostegno perfino legislativo e questo dice dell’attenzione che l’intera Comunità provinciale, attraverso la propria Assemblea legislativa, ha inteso dedicare a questa possibilità alternativa all’abbandono di un neonato per strada, come di recente è capitato a Cinisello Balsamo”.

Che cosa prevede l’emendamento.
L’emendamento trova spazio nell’articolo 48 ter. “Parto in anonimato e tutela del neonato non riconosciuto”, inserito “dopo l’articolo 48 bis della legge provinciale sulla tutela della salute 2010”.
Dopo un primo punto che sottolinea l’impegno della Provincia a promuovere “la conoscenza della possibilità di partorire in anonimato presso le strutture dell’Azienda”, al fine di “assicurare ad ogni donna la possibilità di partorire in sicurezza e garantire la tutela della salute del neonato”; è il punto 2 quello dedicato alle Culle per la Vita.
“La Provincia, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio, garantisce la realizzazione, anche tramite propri enti strumentali o tramite il finanziamento di iniziative di enti del terzo settore, di punti di accoglienza destinati ai neonati non riconosciuti dalla madre, denominati “culla per la vita”, assicurando l’assistenza tempestiva del neonato, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di tutela della riservatezza”.
A tal fine è stata anche autorizzata la spesa di 60.000 euro per l’anno 2026 e di 30.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

Il commento di Marco Griffini.
Applaude alla decisione della Provincia Autonoma di Trento il presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini Marco Griffini, da anni impegnato nella divulgazione della conoscenza del Parto in Anonimato e nel sostegno concreto alle Culle per la Vita, tanto da aver più volte sollecitato una legge che renda obbligatoria la presenza di una culla per la vita in ogni comune d’Italia.
Ma la necessità di una normativa comune si è fatta ancora più evidente dopo alcuni recenti episodi di cronaca: “Oggi, infatti – sottolinea Griffini – ci sono molte culle per la vita realizzate da enti del terzo settore che rimangono chiuse in attesa di una normativa nazionale che possa indicare quali siano le norme di sicurezza per la loro gestione. Non solo con l’evidente finalità di tutelare nel migliore dei modi il piccolo ospite, ma anche chi le gestisce e, dunque, ne diventa in qualche modo responsabile”.
L’invito, dunque, ancora una volta, è che sulle Culle per la Vita, grazie alla decisione della Provincia di Trento, si torni a parlare con convinzione anche a livello nazionale, trovando una strada certa e comune per tutelare e promuovere una volta di più il diritto di tutte le donne di dare alla luce un figlio in sicurezza e, a tutti i figli, la possibilità di crescere e trovare subito una famiglia che li accolga.

Formula 1 in Ruanda, Amnesty denuncia il rischio sportwashing

Sportwashing – La Formula 1 ha annunciato che dall’inizio degli anni 2030 tornerà a correre nel continente africano, sul tracciato di prossima costruzione a Bugesera, in Ruanda. Il servizio di Elena Fiorani.

L’ultima volta che la F1 ha corso in Africa è stato nel 1993 in sudafrica: ora si parla di “Un Gran Premio per dieci anni ‘presentato da Visit Rwanda’: per il responsabile campagne di Amnesty international Regno Unito sarebbe un premio per lo sportwashing alle autorità ruandesi. Infatti, secondo Human Rights Watch il presidente Paul Kagame, al potere dal 2000, ha sostenuto militarmente il gruppo armato ribelle e dissidente M23 in Congo, che si è macchiato di gravi reati anche su minori, deportazioni, violenze sessuali e intimidazioni verso giornalisti a attivisti. Inoltre, a Kagame viene contestata la repressione del dissenso politico e le limitazioni alla libertà di espressione. La campagna Visit Rwanda è stata creata proprio per migliorare l’immagine del paese all’estero e attirare investimenti e turismo.

Bookolica, al via in Sardegna il Festival dei lettori creativi

Bookolica – Al via lunedì a Tempio Pausania, in Sardegna, il Festival dei lettori creativi. Tema della nona edizione è “La risata come forma di libertà”, tra musica, letteratura, giornalismo e arte.

“Ridere | Disobbedire — La risata come forma di libertà”. E’ il titolo della nona edizione di Bookolica. Il festival  sarà caratterizzato dalla contaminazione artistica  della musica, della letteratura,del giornalismo e dell’arte nserite al’interno degli spazi cittadini e scolastici come lo Spazio Faber guidato arti, lingue e nuove tecnologie attraversano scuole e spazi della città.

Il 23 e 24 ottobre il cuore del festival allo Spazio Faber, con gli incontri di Matteo Flora, Raffaele Angius, Cecilia Anesi, Claudio Cordova, Pablo Sole e gli altri ospiti.Tra i percorsi del festival Picciuné, la sezione dedicata ai più giovani, e Bookolica Night — Faber Frequencies, la notte elettronica del festival.

Gli incontri verteranno sulle nuove tecnologie  come l’intelligenza artificiale ma anche la libertà di ridere e utilizzare molteplici sistemi di comunicazione all’interno delle nuove tecnologie come l’IA e le arti visive. Durante gli appuntamenti, gli invitati e gli spettatori si interrogheranno sulla risata come forma di libertà inserita nell’ironia e l’espressione del linguaggio.
All’interno delle 6 giornate dell’evento, gli ospiti Matteo Flora, Raffaele Angius, Cecilia Anesi, Claudio Cordova, Pablo Sole, Davide Piras, Andrea Deiana, Anna Vaivare, Mari Mameda, Forelock, Marcello Ruggiu, Luca Vargiu e Marco Lutzu, insieme ad autori, musicisti, artisti e operatori culturali coinvolti nelle diverse attività svilupperanno il tema della risata come forma di contraltare degli stereotipi e della disobbedienza. Bookolica avrà come obiettivo l’apprendimento della lettura oltre lo scritto come le persone, i territori e i conflitti attraverso uno sguardo critico che permette di leggere ed sere protagonisti di una storia.

Decreto scuola, Save the Children: stop ai limiti sugli alunni stranieri

Forte preoccupazione – Save The Children chiede di eliminare dal decreto scuola le norme sulle percentuali di alunni stranieri e l’obbligo di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano “barriere linguistiche”. Nel corso dell’audizione in Commissione Cultura del Senato, l’associazione ha ribadito la funzione educativa e di promozione della coesione sociale della scuola.

Stralciare dal decreto scuola le norme sui tetti percentuali agli alunni stranieri e l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano quelle che la norma definisce “barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo” dei figli. Lo ha chiesto Save the Children, nel corso dell’audizione in Commissione Cultura del Senato sul Dl Scuola.
“Le disposizioni riguardanti gli studenti con background migratorio e le loro famiglie destano forti preoccupazioni in considerazione del ruolo della scuola e in particolare della sua funzione educativa e di promozione della coesione sociale”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni istituzionali di Save the Children.
In particolare, riguardo al limite percentuale del 30% alla presenza nelle classi prime della scuola primaria e secondaria di alunni con cittadinanza non italiana privi di una precedente frequenza della scuola d’infanzia o del sistema scolastico, D’Errico ha evidenziato che “costruire l’organizzazione didattica intorno alla ricerca di un presunto equilibrio numerico tra studenti italiani, studenti con background migratorio cresciuti in Italia e studenti neoarrivati rischia di trasmettere il messaggio che le differenze siano un problema da contenere attraverso la separazione”. “Questa regola rigida appare inoltre contraria alla realtà delle scuole, che devono poter fruire di un margine di autonomia ampio per la formazione delle classi, in modo da valorizzare le diverse esperienze e favorire la didattica inclusiva”, ha aggiunto.
Pur condividendo l’importanza del supporto all’apprendimento della lingua italiana, l’organizzazione evidenzia inoltre il rischio che l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano “barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo” dei figli rischi al contrario di “allontanare ulteriormente dalla scuola proprio le famiglie che incontrano maggiori difficoltà e che avrebbero più bisogno di essere accompagnate nel rapporto con la scuola, indebolendo quell’alleanza educativa che dovrebbe invece essere rafforzata”.
“La scuola è un luogo fondamentale di incontro e di costruzione della comunità, capace di riconoscere e valorizzare le diverse esperienze, favorire il dialogo e rafforzare la coesione sociale. Per questo è necessario investire, fin dalla prossima Legge di Bilancio, maggiori risorse per il sostegno linguistico, la mediazione, il tempo educativo, la collaborazione tra scuole, servizi e realtà del territorio e il rafforzamento dell’offerta formativa”, ha concluso D’Errico, richiamando il ruolo della scuola sottolineato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

GenerAzione Attiva, 2.000 giovani protagonisti in 19 Regioni

GenerAzione Attiva – In 40 territori italiani al via il progetto che mette ragazze e ragazzi al centro della vita delle comunità. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Coinvolgerà 2.000 giovani tra gli 11 e i 14 anni in 19 Regioni GenerAzione Attiva, promosso da AiCS con CTG, FICTUS e Assoutenti e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per 18 mesi sport, cultura, ambiente e turismo sociale diventeranno strumenti di cittadinanza attiva. I ragazzi parteciperanno a laboratori, conosceranno il territorio e contribuiranno a progettare eventi pubblici insieme a scuole, associazioni, enti locali e famiglie. Obiettivo: rafforzare competenze, partecipazione e cura dei beni comuni.

Legacoop lancia Isle, formazione per chi guida le cooperative

Verso il domani – A novembre al via Isle, la scuola internazionale di cooperativismo promossa da Legacoop con il contributo di Coopfond, dedicato a chi guida imprese cooperative. Tra i temi in agenda intelligenza artificiale, governance, management ed economia sociale.

Promossa da Legacoop Nazionale con il contributo di Coopfond, la Scuola Internazionale di Cooperativismo (ISLE) offre un percorso concepito come un luogo di apprendimento e di confronto.

L’obiettivo è far acquisire ai partecipanti una visione strategica che unisca la consapevolezza delle dinamiche economiche globali, le competenze per operare in contesti decisionali e la capacità di cogliere le sfide che si porranno nell’immediato futuro.

In otto Sessioni tematiche i partecipanti affrontano un itinerario progressivo che parte dall’identità valoriale e approda al posizionamento europeo e internazionale, in un susseguirsi di chiavi interpretative originali, tecnicalità all’avanguardia e contenuti riferiti all’esperienza cooperativa.

Con un metodo didattico immersivo, si portano in aula keynote speaker, casi di studio, workshop, testimonianze e confronti tra pari.

A garantire l’eccellenza del percorso, una Faculty di alto profilo, un Comitato scientifico permanente di esperti internazionali e un gruppo di 30 cooperative che partecipa alla progettazione dei contenuti.