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Giugno record di caldo: Europa occidentale mai così rovente

La febbre del pianeta – Secondo il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, Copernicus, il mese di giugno appena trascorso è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Le temperature sono state di oltre 3 gradi al di sopra della media degli ultimi decenni.

L’ondata di caldo ha battuto record mensili e storici di temperatura in diversi paesi europei e ha contribuito a gravi impatti sulla salute, inclusi decessi legati al caldo. Caldo estremo e secchezza del suolo hanno aggravato le condizioni di siccità iniziate a svilupparsi durante l’ondata di caldodi maggio e hanno contribuito all’attività degli incendi boschivi, in particolare nella Penisola Iberica e nel sud della Francia, e a un aumento del rischio di siccità in alcune zone dell’Europa orientale.

Reggio Emilia punta sulle scuole come comunità educanti

Scuole aperte – Con i bambini e Comune di Reggio Emilia hanno siglato un protocollo d’intesa con l’obiettivo di rafforzare le scuole come luoghi di costruzione della comunità. “Per affrontare le fragilità crescenti tra i ragazzi nel nostro tempo – ha detto il presidente dell’impresa sociale Marco Rossi Doria – è necessario abbattere disuguaglianze e povertà educativa.

Questa alleanza – ha detto l’Assessora alle politiche educative Marwa Mahmoud – assume un significato particolare perché rappresenta l’avvio di un confronto strutturato con l’Impresa sociale Con i bambini, ente attuatore del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile.  È una cooperazione che ha come obiettivo quello di rafforzare le scuole come luoghi di costruzione della comunità.

Quando parliamo di comunità dobbiamo riferirci a quel Noi che Marco Rossi-Doria presidente di Con i bambini  ha definito necessario anche per abbattere disuguaglianze, povertà educativa a fianco delle scuole e per affrontare fragilità crescenti tra i ragazzi nel nostro tempo. Scuole Aperte intende promuovere equità mettendo in sinergia risorse e competenze. Per costruire quel “Noi” abbiamo bisogno di strutturare percorsi che possano contrastare la dispersione scolastica esplicita e implicita. Per questa ragione crediamo che anche l’Università di Modena e Reggio Emilia e il Desu con il suo dipartimento di eccellenza contro gli analfabetismi avranno un ruolo fondamentale. Intendiamo creare spazi accoglienti e di dialogo tra scuola e città, mobilitando il terzo settore e il civismo educativo e individuando metodi e azioni coordinate per assicurare che tutti gli studenti terminino la scuola possedendo le competenze irrinunciabili per orientarsi nella vita e per sentirsi parte del ‘Noi’ e della città operosa e solidale”.

“Ringrazio il Sindaco Marco Massari e l’Assessora Marwa Mahmoud con i quali l’impresa sociale Con i bambini ha siglato un accordo iniziale che assume valenza strategica. Il Fondo di contrasto della povertà educativa minorile ha nel suo mandato quello di co-costruire con le città innovative azioni tese a battere l’esclusione multifattoriale precoce e avviare modelli di intervento fondati sulle comunità educanti che includono le città stesse, le scuole, il terzo settore e il civismo educativo largamente inteso. Con questo promettente avvio l’Impresa sociale Con i bambini si allea con la città di Reggio Emilia nel promuovere un cantiere fondato sulle scuole aperte al territorio che sia capace di assicurare successo formativo per tutti e per ciascuno e innovazione educativa diffusa.

Sosteniamo l’azione preziosa dei docenti delle scuole insieme alle esperienze educative diffuse per le quali Reggio Emilia ha assunto un profilo di avanguardia in Italia a partire dalla reazione civica straordinaria in risposta all’epidemia da Covid. Una scuola che sia città e una città che sia scuola è la sfida che intendiamo affrontare insieme”. Così ha commentato la giornata di lavoro comune il Presidente di Con i bambini, Marco Rossi-Doria.

Fondazione Messina: nasce il polo olivettiano dell’economia circolare

Polo olivettiano – Oggi a Roccavaldina, nel messinese, Fondazione Messina inaugura uno spazio di produzione, ricerca, formazione, con co-working e laboratori educativi. Impresa, comunità e rigenerazione urbana all’insegna dell’economia circolare e di uno sviluppo sostenibile e solidale per le persone e per i territori.

Nei capannoni dell’ex zona artigianale alla periferia di questa area interna del messinese, la Fondazione Messina ha infatti promosso un sistema socio-economico che ruota attorno a un Polo di produzione, ricerca, formazione, sede di co-working e di laboratori educativi, per una metamorfosi territoriale che punta alla giustizia sociale e ambientale. Perché si può fare impresa, comunità e rigenerazione urbana all’insegna dell’economia circolare e di uno sviluppo sostenibile e solidale per le persone e per i territori.

«È un’esperienza innovativa dal carattere olistico – sottolinea Gaetano Giunta, Presidente della Fondazione Messina – esplicitamente ispirata ad approcci di complessità. Esperienza che dimostra come si possa fare economia interconnessa a più complessivi processi di sviluppo umano e come si possano elaborare e sperimentare teorie economiche capaci di porre quali vincoli esterni alle logiche mainstream di massimizzazione del profitto, la progressiva espansione delle libertà delle persone più fragili, la costruzione di capitale sociale, la sostenibilità ambientale e la ricostruzione di bellezza».

Premio Strega 2026, vince Michele Mari con “I convitati di pietra”

I convitati di pietra – Memoria e relazioni umane nel libro vincitore del Premio Strega 2026. Il servizio di Patrizia Cupo.

È Michele Mari, con I convitati di pietra, il vincitore dell’ottantesima edizione del Premio Strega. Il romanzo, che narra le vicende di un gruppo di ex compagni di scuola, si fa strumento commosso per interrogare la memoria, il presente e le fratture del Paese, e offre una riflessione profonda sui valori universali che regolano i rapporti umani. La vittoria per Mari è arrivata dopo le polemiche sui presunti commenti su Michela Murgia, respinte dall’autore. Al secondo posto Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore, terza Bianca Pitzorno con La sonnambula.

Donne e calcio, le Warriors oltre violenza e malattia

Guerriere sul campo – Sono le componenti di #WarriorsFightBreastCancer: donne segnate da ferite profonde tornano a respirare vita giocando a calcio. Alcune hanno subito violenze, altre sono pazienti oncologiche colpite dal tumore al seno, e insieme sono la prima e unica squadra tutta al femminile iscritta nella Divisione Calcio Paralimpico della Figc.

Donne vulnerabili e fragili segnate da ferite profonde tornano a respirare vita giocando a calcio. Le «Guerriere» di Bari lottano per superare gli ostacoli di un’esistenza non facile: alcune hanno subito violenze, altre sono pazienti oncologiche colpite dal tumore al seno. Poco più di un anno fa, su iniziativa dell’associazione Ifa Italia (International Fundraiser Association), è stata costituita la #WarriorsFightBreastCancer, prima e unica squadra tutta al femminile iscritta nella Divisione Calcio Paralimpico della Figc. Dopo aver indossato maglietta e scarpe bullonate, queste donne sportive hanno cominciato a sgambettare sull’erba sintetica, ritrovando felicità ed energia. Tra loro c’è Liliia Kondratieva, 37 anni, fuggita dalla guerra in Ucraina in quell’alba tragica del 24 febbraio 2022. «I primi bombardamenti su Kiev – racconta – furono terrificanti, qualcosa che ha sconvolto la nostra quotidianità. In pieno panico, presi per mano mia figlia Kira che aveva 6 anni per lasciare casa a bordo di un auto, dirigendoci verso il confine ungherese. Poi il lungo viaggio in pullman verso l’Italia e la Puglia dove siamo state accolte con tanto affetto in un alloggio di proprietà di due coniugi medici a Castellana Grotte. Pensavo che il mio calvario fosse finito, invece ho scoperto di avere un tumore al seno».

Nel gennaio del 2023 Liliia è stata operata all’Istituto oncologico «Giovanni Paolo II» di Bari. Un’esperienza durissima che ha affrontato con tenacia. «Dopo i momenti di sconforto – ricorda – ho rivisto un po’ di luce. Ed è stato bello ritrovare il focolare domestico nella Casa di comunità “Caterina Susca – vittima di femminicidio» a Triggiano, in provincia di Bari», dove c’è anche l’altra struttura “Home for Good”, avamposti di solidarietà creati dal presidente dell’associazione Ifa, Cristiano Di Corato.

Da malate ad atlete
«La sua idea – prosegue – di portare noi donne logorate da prove difficili su un campetto ci ha dato forza e fiducia. Quando corro dietro al pallone non mi sento più una paziente oncologica, ma un’atleta vera con tanta energia e voglia di vivere che sono più efficaci delle terapie stesse». La formazione biancorosa delle dodici Guerriere è inserita nella categoria Fun & Play di calcio a 7 dove non contano né il punteggio, né la classifica. Il collettivo è formato da una italiana e da un nugolo di straniere provenienti da Mali, Costa d’Avorio, Georgia, Ucraina, Nepal, Russia, Camerun e Albania. Le calciatrici sono a loro modo protagoniste della rinascita e del riscatto sociale. In ogni partita sprigionano quella gioia che, al di là del risultato ininfluente, nessuna graduatoria potrà mai misurare. «Il calcio è diventato la mia passione. Mi ha insegnato – dice Kondratieva, laureata in Scienze Sociali a Kiev e ora volontaria del Sai a Bari – che quando gli imprevisti provano a metterti in fuorigioco puoi sempre rialzarti e tornare a sperare. Stare insieme alle altre amiche è qualcosa di meraviglioso».

Il pallone che unisce, senza alcuna distinzione, non è solo un gioco ma si trasforma in un battito, in un sentimento di coesione, in una seconda possibilità. «Noi dirigenti – sottolinea Cristiano Di Corato, presidente di Ifa Italia nonché direttore sportivo della squadra – siamo ammirati dalla grandezza e dalla forza di queste donne. Le vediamo trasformare la loro storia, rammendare il proprio coraggio, riscrivere il significato stesso della parola resilienza. Quando si lanciano tra un gol e un dribbling, accade qualcosa che non può lasciare indifferenti. Ogni passo diventa un atto di sfida, ogni corsa un grido di libertà, ogni sorriso una vittoria sulla paura». Sul rettangolo verde le ragazze affinano la tecnica e imparano gli schemi, ma quello che conta è sostenersi a vicenda per costruire un futuro migliore ed essere testimoni di uno sport che accoglie e sostiene. Uno sport davvero per tutti.

Terremoto in Venezuela, Caritas distribuisce 8mila kit di emergenza

La macchina della solidarietà – La Caritas Venezuelana ha presentato un primo report sulla risposta umanitaria dopo il terremoto. 14.700 tonnellate gli aiuti ricevuti, il 61% dei quali sono già stati distribuiti.

Sul piano dell’assistenza diretta, l’organizzazione ha assemblato e consegnato 8.000 kit di aiuto: 5.000 di alimenti, 3.000 di igiene e 1.000 destinati alle squadre di soccorso.

8.000 famiglie hanno ricevuto un kit completo, il che equivale a una copertura stimata tra le 32.000 e le 40.000 persone, oltre a circa 730.000 razioni alimentari familiari conteggiate in totale.
Il bollettino documenta anche la risposta data nel campo della salute, con 73.356 unità di presidi medici e medicine spedite nell’arco di quattro giornate e attraverso 26 punti di consegna nella Grande Caracas e La Guaira; il 61,3% è stato destinato direttamente a ospedali e centri sanitari. Il documento sottolinea il ruolo del volontariato come “il cuore di questa risposta”: una media di 3.360 volontari ha lavorato all’operazione, con giornate di 7,5 ore, il che rappresenta 2.100 ore giornaliere di servizio, con una media di 280 persone al giorno.

Difesa civile non violenta: raccolte già 14mila firme

Un’ altra difesa è possibile – Accelera la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Sono 14mila le firme già raccolte a sostegno della legge per la difesa civile non violenta, il 25% del totale che serve per depositare il testo in Parlamento. L’iniziativa della campagna “Un’altra difesa è possibile” è stata promossa nei mesi scorsi da Rete italiana pace e disarmo, Cnesc e Sbilanciamoci e prevede in particolare l’istituzione di un dipartimento della difesa civile non armata e non violenta. Introdurre la difesa civile nell’ordinamento italiano, sottolineano i promotori, “aprirebbe nuovi scenari nella concezione della sicurezza, rifiutando il modello basato in modo esclusivo sul possesso e sull’impiego delle armi”. La raccolta firme proseguirà fino al prossimo 15 settembre.

Ondata di caldo: volontari Auser attivi in tutta Italia

Aperti per ferie – Con l’arrivo di una nuova ondata di caldo, Auser ribadisce il suo impegno a sostegno degli anziani e delle persone più fragili. In tutta Italia sedi aperte e volontari mobilitati per garantire vicinanza, ascolto e aiuti concreti proprio nei giorni più critici.

Passeggiate, compagnia telefonica, consegna a domicilio di spesa e farmaci, trasporto sociale, ma anche incontri culturali, musica, ballo, merende, gite, soggiorni al mare e in montagna e tante attività nelle sedi Auser climatizzate e aperte per tutto il periodo estivo: sono queste alcune delle opportunità offerte dall’associazione per aiutare gli anziani a vivere un’estate serena, sicura e in compagnia.
“Aperti per ferie” mette al centro il benessere, la sicurezza e la socialità delle persone anziane nei mesi più caldi dell’anno. Un impegno concreto che coinvolge migliaia di volontarie e volontari in tutta Italia per contrastare la solitudine, sostenere chi è più fragile e rafforzare i legami di comunità.

Esplosione nel Reatino, due morti in una fabbrica di fuochi d’artificio

Ancora stragi sul lavoro – Ieri in provincia di Rieti l’esplosione in una fabbrica di fuochi d’artificio ha causato due vittime. Il servizio di Federica Bartoloni.

Un giovane di 30 anni e sua madre sono le vittime dell’esplosione avvenuta ieri mattina nella Pirotecnica Mattei: azienda reatina già teatro di una strage sul lavoro avvenuta con le stesse dinamiche nel 2023. Quel giorno a morire furono un padre e i suoi due figli, tutti dipendenti della ditta e, atroce ironia della sorte, parenti delle vittime di ieri. I titolari patteggiarono a quattro anni e l’azienda è stata dissequestrata solo un anno fa. Tra il 2020 e il 2025 una media di quattro lavoratori l’anno sono morti in incidenti legati al comparto pirotecnico.