Bambini dimenticati – A poco più di un anno dall’annuncio del cessate il fuoco a Gaza oltre 340 bambini uccisi e centinaia di altri feriti. Un nuovo rapporto dell’UNICEF mette a nudo lo sconcertante costo umano di una guerra che continua a devastare l’infanzia: Circa 800.000 bambini sono ancora sfollati e 60.000 hanno visto uno o entrambi i genitori uccisi.
Il diritto al buon cibo – Prevenire lo spreco e garantire a tutti l’accesso a un’alimentazione buona e sicura. È il messaggio della quarta edizione di “Eccediamo. Il festival del cibo giusto per tutti”, promosso dalle ACLI. Ascoltiamo il vicepresidente Italo Sandrini.
Le parole contro la tratta – In occasione della XX Giornata Europea Contro la Tratta degli Esseri Umani la cooperativa sociale On the Road, attiva nel centro Italia invita a passare dalla sensibilizzazione alla coscientizzazione del fenomeno, riprendendo il concetto di Paulo Freire.
Il Giardino della Camelia – Nella Reggia di Caserta apre un bistrot cultural lab gestito dalle cooperative sociali Eva, Terra Felix e Carla. Ascoltiamo la presidente di Eva Daniela Santarpia.
Comunicare il non profit – Pubblicato il nuovo bando del Master di I livello in Comunicazione Sociale dell’Università di Roma Tor Vergata finalizzato alla formazione di figure professionali rilevanti per le organizzazioni di terzo settore e di volontariato, per le fondazioni, per le ONG, per le amministrazioni pubbliche, scuole, università e sindacati: scadenza per iscriversi il 15 gennaio 2027.
Il calcio è per tutti – Partito a Lugo un nuovo progetto di sport inclusivo per avvicinare alla pratica sportiva bambini e ragazzi con disabilità. Sono previsti incontri con cadenza quindicinale, il sabato mattina, condotti da istruttori e operatori formati.
Antoine De Saint-Exupey era un pilota di guerra, il 31 luglio del 1944 venne abbattuto da un caccia tedesco e scomparse nel Mediterraneo. L’autore del Piccolo Principe, pubblicato l’anno prima, pensava che la guerra non servisse a niente, lui che si era arruolato pur avendo raggiunto il limite di età. “Pilota di guerra” è il suo ultimo libro.
Lo tiriamo giu’ dallo scaffale perché i tempi che viviamo hanno bisogno di testimonianze. La cultura della pace è messa in crisi dalle notizie tremende che arrivano dal fronte ucraino-russo e da Gaza, terra di morte e di devastazioni.
Ma ci sono altri fatti che non devono farci perdere la speranza.
Giorni fa è stata annunciato dal Dipartimento di guerra Usa che il 3 dicembre ci sarà la fucilazione in diretta streaming di una persona, ritenuta colpevole dell’uccisione di 13 persone nella base di Ford Hood, in Texas. Un’esecuzione “grottesca e barbarica” l’hanno definita gli iscritti alla Military religious freedom foundation, che se fossero indicati tra i soldati che dovranno premere il grilletto, si opporranno e si dichiareranno obiettori di coscienza per ragioni di carattere religioso o morale.
Sul fronte ucraino-russo li chiamano disertori e renitenti alla leva. Alcune stime parlano di 290.000 disertori e 2 milioni di renitenti. Dalla Russia i numeri sono più incerti e piu’ grandi, quelli che chiedono un processo pur di non tornare al fronte.
Cultura della pace e obiezione di coscienza e altre forme di rifiuto della cultura delle armi come unico mezzo di risoluzione dei conflitti. Da un parte si vorrebbe imporre l’esemplare esecuzione di un condannato a morte, permettendo di farne uno spettacolo, di dare l’esempio in tv e di consentire a ogni bambino di guardarla in diretta con internet.
Che cos’è la vittoria? Che cosa la disfatta? “Vi sono vittorie che esaltano – scrive l’autore di Pilota di guerra – altre che imbastardiscono. Disfatte che assassinano, altre che risvegliano. La sola vittoria di cui non posso dubitare è quella racchiusa nel potere del seme. Piantato il seme, al largo delle terre nere, eccolo già vittorioso. Ma bisogna svolgere il tempo, per assistere al suo trionfo nel grano”.
Ecco: il potere del seme, la cultura della nonviolenza, esemplare nella sua potenza e universalità. In questi giorni il disegno di legge sul nuovo servizio civile è stato approvato dalla XII Commissione del Senato. A fine mese passerà alla Camera per il voto definitivo. La Conferenza Nazionale degli Enti del Servizio Civile e l’intero terzo settore hanno criticato quel provvedimento perché ne snatura il senso e chiede il rispetto dell’identità profonda di un istituto finalizzato alla difesa civile non armata e nonviolenta della patria, evitando derive lavoristiche.
«Continueremo, come Conferenza nazionale degli enti, ad offrire il nostro contributo nelle prossime tappe dell’iter parlamentare e nella successiva fase di scrittura dei decreti attuativi, perché non si può prescindere dal riconoscimento pieno del ruolo del Terzo settore nel sistema del servizio civile», dice la presidente Laura Milani. Che aggiunge: «Si sta riformando il servizio civile senza il servizio civile».
Ma il potere del seme non si arrende, perché un’altra difesa è possibile e arriva in Parlamento la proposta di legge per una difesa civile non armata e nonviolenta Supera ampiamente l’obiettivo delle 50mila firme la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta, promossa da CNESC, Sbilanciamoci e Rete Pace Disarmo.
Che ribadiscono: La vera sicurezza non si costruisce con le armi, smettere di finanziare la guerra per cominciare a preparare la pace con strumenti concreti.
L’importanza del seme della cultura di pace: “La guerra non è un’avventura. L’avventura si fonda sulla ricchezza dei rapporti che stabilisce. La guerra è una malattia, come il tifo”. Le parole di De Saint-Exupery sono come rintocchi, lui che la guerra l’aveva conosciuta da vicino.
Non è un paese per giovani – La povertà alimentare in Italia è in crescita. E il peso del caro vita grava sulle generazioni più giovani, dall’infanzia all’ingresso nella vita adulta.
Forte impatto – L’inflazione rischia di costare 500 euro all’anno alle famiglie italiane all’anno nel biennio 26-27, con conseguenze significative per i nuclei a basso reddito. Lo dicono le stime elaborate da Prometeia. Secondo Simone Gamberini di Legacoop, occorrono politiche economiche che tutelino i redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna.
Secondo le elaborazioni, lo shock inflazionistico determina una perdita media annua di potere d’acquisto di circa 500 euro nell’arco dei due anni. Un valore che nasconde differenze rilevanti tra le famiglie: a subire le conseguenze maggiori sono quelle economicamente più fragili, per le quali le spese incomprimibili, a partire dall’energia, assorbono una quota più elevata del bilancio familiare.
«Questi numeri – dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ci ricordano che l’inflazione non è soltanto una variabile macroeconomica, ma incide direttamente sulla capacità delle famiglie di sostenere le proprie spese quotidiane. E quando il potere d’acquisto si riduce, soprattutto per chi dispone di redditi più bassi, il problema non è soltanto sociale: riguarda anche la tenuta dei consumi e le prospettive di crescita dell’economia italiana».
«Per questo – prosegue Gamberini – è necessario mettere al centro delle politiche economiche la tutela dei redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna. La situazione è delicata. Serve politica di sostegno robusta. Non possiamo immaginare una crescita solida e duratura senza rafforzare la capacità di spesa delle famiglie. È una delle priorità sulle quali occorre costruire una strategia economica capace di guardare oltre l’emergenza e accompagnare il Paese nei prossimi anni».
Verità e giustizia – Oggi a Roma il presidio all’Ambasciata di Malta a nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, promosso da alcune organizzazioni della società civile e della stampa. Le associazioni chiedono di fare luce sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità.
La società civile e il giornalismo a fianco della famiglia Caruana Galizia per chiedere verità e giustizia sull’omicidio di Daphne.
A nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 nell’esplosione della sua auto a Bidnija, il percorso verso una giustizia piena resta aperto. Su richiesta della famiglia della giornalista investigativa maltese, *le organizzazioni della società civile e della stampa italiana promuovono un presidio a Roma all’Ambasciata di Malta.
L’appuntamento è il 16 ottobre, dalle ore 10:30 alle 12:00, presso piazza di Ponte Umberto I, adiacente l’Ambasciata.
L’iniziativa nasce all’indomani di un passaggio procedurale cruciale: il 22 settembre, il Procuratore generale maltese ha depositato formalmente il ricorso in appello contro l’assoluzione dell’imprenditore Yorgen Fenech, ritenuto dalla procura il mandante e il finanziatore dell’omicidio. La famiglia di Daphne ha espresso pieno sostegno all’impugnazione, che potrebbe condurre a un nuovo processo qualora la Corte d’appello accogliesse i rilievi della procura.
Le inchieste di Caruana Galizia sui Panama Papers, sui MaltaFiles e sulle società offshore collegate a vertici di governo avevano portato alla luce una rete di opacità che aveva travolto le istituzioni maltesi, fino alle dimissioni dell’ex premier Joseph Muscat e agli arresti di figure chiave come Keith Schembri e lo stesso Yorgen Fenech.
«A nove anni dal brutale assassinio di mia madre, le carenze istituzionali che hanno reso possibile la sua uccisione restano irrisolte e immutate. Una giustizia autentica e duratura significa garantire che nessun’altra persona debba mai più correre gli stessi rischi. Il nostro paese non è riuscito a proteggere mia madre. Ha il dovere, nei suoi confronti, di impedire che altre persone perdano la vita. È per questo che è così importante attuare le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica e porre fine all’impunità per il suo assassinio. Malta deve lanciare un messaggio chiaro: assassinare una persona che fa giornalismo deve avere conseguenze gravissime per chi ne è responsabile», ha dichiarato Matthew, figlio di Daphne Caruana Galizia.
Le organizzazioni promotrici rispondendo all’appello della famiglia di Daphne, chiedono che non cali il sipario sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità emersi dalle inchieste di Daphne e che siano perseguiti non solo gli esecutori materiali dell’assassinio, ma chiunque lo abbia pianificato, finanziato e coperto.
Le istituzioni europee e maltesi devono garantire protezione ai giornalisti d’inchiesta e contrastare ogni forma di intimidazione.
Aderiscono:
Amnesty International Italia
Articolo21
FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
Rete No Bavaglio
Cospe
Carta di Roma
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