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Tagli agli aiuti, chiude un’organizzazione su tre contro la violenza di genere

Senza risorse – Secondo lo studio di UN Women, i tagli agli aiuti internazionali hanno costretto più di un’organizzazione su tre che si occupa di violenza di genere a chiudere o sospendere i propri programmi per mancanza di fondi. Oltre il 40% ha ridotto o interrotto servizi salvavita come rifugi, assistenza legale, cure mediche e psicologiche per le vittime.

Nel corso dell’ultimo anno la scure dei tagli agli aiuti internazionali1 non ha risparmiato nessuno e a farne le spese sono stati i gruppi più vulnerabili, a cominciare dalle donne vittime di violenza di genere. Secondo lo studio condotto da UN Women2, più di un’organizzazione su tre nel mondo è stata costretta a chiudere o sospendere i propri programmi per mancanza di fondi. Oltre il 40% ha ridotto o interrotto servizi salvavita come rifugi, assistenza legale, cure mediche e psicologiche per le vittime. È evidente come la crisi che ha travolto le organizzazioni umanitarie imponga un cambio di rotta non più rinviabile. In gioco è la sopravvivenza stessa di un settore da cui dipendono le vite di milioni persone in tutto il mondo3.

A partire dalla consapevolezza del nuovo scenario che si sta delineando per il mondo del non-profit, UN Women Italy – che in Italia sostiene i programmi dell’agenzia Onu per i diritti delle donne e la parità di genere – ha voluto al proprio fianco un gruppo di professionisti con una lunga esperienza nel mondo del fundraising. Lo scopo è rafforzare la strategia di raccolta fondi nel settore privato – aziende e individui – e garantire così la sostenibilità della propria missione, che oggi è sostenuta esclusivamente da risorse apportate da donazioni private. Il neonato comitato fundraising potrà contare sul contributo di Massimo Coen Cagli (direttore scientifico Scuola di Fundraising di Roma), Arianna De Leo (responsabile Filantropia Strategica e Partnership UNICEF) e Michela Gaffo (presidente ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser).

«Oggi più che mai c’è bisogno di un ripensamento complessivo del sistema su cui finora si è retto il settore non-profit. Il taglio drastico e repentino degli aiuti internazionali è un campanello d’allarme. Ci impone di agire e di farlo subito. Va in questa direzione il nuovo comitato fundraising di UN Women Italy: ci aiuterà a crescere per navigare anche i tempi di crisi. Lo scopo è rendere la nostra organizzazione sostenibile grazie al sostegno regolare di quanti credono nella nostra missione, dagli individui alle aziende», spiega Loredana Grimaldi, Head of Fundraising di UN Women Italy.

Il comitato contribuirà innanzitutto a sviluppare una strategia a medio termine e a identificare nuove opportunità di raccolta fondi. Cruciale sarà poi l’analisi dei dati per comprendere il contesto e individuare le tendenze del fundraising connesso ai temi di genere. Particolare rilevanza sarà inoltre data alla fase di valutazione dell’efficacia e dell’impatto delle iniziative messe in campo.

Legacoop-Ipsos: due italiani su tre non vedono miglioramenti per il Paese

Futuro grigio – Per il 2026 due italiani su tre non si aspettano miglioramenti della situazione complessiva del Paese e sei su dieci temono un aumento del costo della vita. Lo dicono i dati di AreaStudi Legacoop-Ipsos. Per il presidente di Legacoop Simone Gamberini “Servono risposte concrete fondate su coesione e giustizia sociale, lavoro di qualità e sostenibilità”.

Gli italiani sembrano decisamente poco ottimisti sulle prospettive del nostro Paese per il nuovo anno, in particolare quelli appartenenti al ceto popolare. Due su tre (il 62%, 1 punto percentuale in più sulla rilevazione dell’anno scorso, e il 78% nel ceto popolare) non si prefigurano un miglioramento della situazione complessiva dell’Italia, in parallelo con le aspettative di segno negativo sull’evoluzione dello scenario economico: 4 su 10 (il 40%, 2 punti in meno sullo scorso anno, il 61% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti) prevedono una fase di recessione ed il 31% (-3 punti) di stagnazione; 6 su 10 (il 62%, 1 punto in meno, ma il 74% nel ceto popolare, in aumento di 4 punti) si aspettano un aumento del costo della vita. Va un po’ meglio per la situazione familiare, dove, insieme con la diminuzione di chi la prevede “altalenante” con alti e bassi (il 58%, 3 punti in meno rispetto a un anno fa) e la stabilità di chi prevede un anno di crisi (l’8%, ma con un dato che sale al 28% nel ceto popolare, in aumento di 2 punti), si delineano aspettative di segno positivo per l’andamento delle relazioni familiari (85%), le relazioni con gli
amici (80%), l’amore e gli affetti (77%), la salute (75%), il lavoro (64%).
Sono le principali evidenze che emergono dal report FragilItalia “Le previsioni per il 2026 – Uno
sguardo al futuro”, elaborato da Area Studi Legacoop e Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio su un campione rappresentativo della popolazione, per testarne le opinioni sul tema.

Sicurezza a scuola, aumentano gli infortuni tra gli studenti, crescono le denunce INAIL

Sicurezza quotidiana – Le denunce di infortunio degli studenti sono cresciute rispetto allo scorso anno. Il servizio di Federica Bartoloni.

Lunedì sono stati diffusi da INAIL gli Open Data relativi alle denunce di infortunio sul lavoro e malattie professionali presentate all’Istituto nei primi 11 mesi del 2025. A fronte di un lieve aumento delle denunce di infortunio con esito mortale e di un + 3,4% di quelle in itinere, il dato che spicca maggiormente riguarda l’aumento delle denunce di infortunio occorse agli studenti del Paese che evidenziano, attraverso una messa a fuoco più puntuale, quanto queste siano principalmente localizzate nelle regioni del Nord Italia e appartenenti ai frequentanti scuole statali. Il 9 gennaio la prima circolare dell’Istituto ha inoltre ufficializzato l’estensione della tutela INAIL anche per gli infortuni in itinere occorsi agli studenti durante i percorsi di tirocinio.

L’Aquila, il Museo Munda torna al Castello dopo 16 anni dal sisma

16 anni dopo il sisma – all’Aquila il Munda, Museo nazionale d’Abruzzo, torna finalmente a casa: una porzione significativa delle collezioni torna al Castello cinquecentesco, simbolo della città e scrigno della memoria artistica regionale. L’allestimento moderno garantisce oggi più ampio rispetto dell’accessibilità fisica, cognitiva e sensoriale.

“Il ritorno del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco dell’Aquila – commenta il direttore generale Musei Massimo Osanna – rappresenta non soltanto la restituzione di un museo alla sua sede storica, ma il segno concreto di un percorso di ricostruzione che ha posto al centro il patrimonio come bene pubblico, strumento di conoscenza e fattore di coesione per la comunità”.

Il museo Nazionale d’Abruzzo che, come ha sottolineato la direttrice Federica Zalabra “torna a essere un museo al passo con i tempi, in dialogo con la comunità e con la ricerca internazionale”, è ospitato nel Castello cinquecentesco sin dalla sua inaugurazione, il 23 settembre 1951, dopo che, nel secondo dopoguerra, la città e gli artisti aquilani si opposero alla trasformazione della fortezza in carcere, ottenendone la destinazione museale. A decretare la sua chiusura fu il sisma del 2009 che provocò il grave danneggiamento del Castello, con il crollo del secondo piano e pesanti lesioni ai livelli superiori. Nel frattempo, dal 19 dicembre 2015, il MUNDA ha trovato casa negli spazi dell’ex Mattatoio di Borgo Rivera, all’interno delle mura storiche.

Arte e sport a Brindisi con il progetto “Non solo periferia” selezionato da Con i Bambini

“Non solo periferia” – Grazie al progetto selezionato da Con i bambini il Parco Buscicchio di Brindisi ha un nuovo playground, in cui arte e sport danno vita ad un’esperienza in cui convivono estetica, identità collettiva e funzione sociale. Le attività proposte sono rugby, ginnastica artistica e ritmica e pallavolo.

Stiamo parlando del playground Parco Buscicchio, nel quartiere Sant’Elia, grazie a un’azione collettiva di riqualificazione urbana e arte pubblica. Uno spazio quindi restituito alla comunità con il progetto “Non solo periferia”, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. E adesso, vediamo come.

Artisti, volontari, associazioni sportive, bambini e famiglie, si sono messi all’opera per rinnovare il playground, rendendolo un luogo vivo, condiviso e identitario. Anche la street art ha contribuito a rendere questo spazio un posto magico: l’intervento artistico è stato guidato da un’equipe di esperti di arte pubblica e street artist del territorio, impreziosito da simboli e colori delle quattro contrade del quartiere che partecipano al Palio Urbano di Sant’Elia.

Il coinvolgimento fondamentale di genitori e cittadini nel recupero dello spazio è uno dei frutti del progetto di Scuole aperte partecipate in rete, promosso a Brindisi e in altre 13 città italiane, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo.

“Le attività sono principalmente il rugby, la ginnastica artistica e ritmica e la pallavolo”, spiega Daniele Guadalupi, referente sport e rigenerazione urbana del progetto “No solo periferia”. Ma c’è spazio anche per calcio e basket.

Il risultato è una compagine che unisce estetica, identità collettiva e funzione sociale, uno spazio che viene vissuto quotidianamente da giovani e famiglie, diventando un nuovo simbolo di appartenenza e responsabilità non solo per il quartiere.

Tra entusiasmo, tifo e gioco di squadra, l’intervento ha contribuito profondamente a tratteggiare il nuovo volto di Parco Buscicchio e rappresenta un esempio concreto di come la rigenerazione urbana possa nascere dal basso e diventare occasione di crescita collettiva, rendendo luoghi un tempo abbandonati all’incuria simboli di bellezza e partecipazione.

Alberto Trentini libero, la gioia del terzo settore

Finalmente a casa – Il mondo del terzo settore esprime gioia e soddisfazione per la liberazione di Alberto Trentini. “La sua lunga permanenza in carcere – ha detto il Forum del Terzo Settore – ha segnato una ferita per il mondo della cooperazione internazionale e dell’azione umanitaria, scuotendo e mobilitando la nostra società civile”.

Forum Terzo Settore – Apprendiamo con grande gioia e sollievo della liberazione di Alberto Trentini, cooperante veneto che, dopo oltre 420 giorni di detenzione in Venezuela senza capo d’accusa, farà rientro in Italia nelle prossime ore. Trentini operava attraverso una ong al fianco delle persone con disabilità, promuovendo una società più inclusiva: la sua lunga permanenza in carcere ha segnato una ferita per il mondo della cooperazione internazionale e dell’azione umanitaria, ha scosso e mobilitato la nostra società civile. La sua vicenda testimonia quanto, purtroppo, in varie parti del mondo si perpetrino ingiustizie e negazione dei diritti anche nei confronti di chi agisce a esclusiva difesa dei principi di solidarietà, e quanto sia importante e necessario l’operato delle ong. Finalmente l’attesa e la preoccupazione stanno terminando. Alla famiglia Trentini rivolgiamo un caloroso pensiero. Bentornato libero Alberto!
AOI- La liberazione di Alberto Trentini e degli altri prigionieri in Venezuela è una notizia che ci riempie di sollievo e gioia. Dopo settimane di angoscia, Alberto è finalmente libero e può tornare ai suoi affetti e alla sua vita. In questi giorni difficili il pensiero è stato costantemente per lui e per la sua famiglia, per chi non ha mai smesso di sperare e di lavorare perché questo momento arrivasse. Questa liberazione ci ricorda quanto sia fragile la libertà di chi opera nei contesti di crisi e quanto sia necessario continuare a difendere il lavoro umanitario e chi lo porta avanti. Bentornato Alberto.

ACLI – Le ACLI salutano con gioia la liberazione di Alberto Trentini, di Mario Burlò e di tutti gli altri nostri concittadini arrestati e detenuti illegalmente da mesi in condizioni disuamane in Venezuela dal regime di Maduro, e aspettiamo a breve il loro ritorno in Italia. Manteniamo il nostro giudizio sulla ferita al diritto internazionale operata dal Governo statunitense con il blitz di dieci giorni fa, ma ovviamente qualunque cosa che vada nella direzione di un maggiore rispetto dei diritti umani e della restaurazione di una vera democrazia in Venezuela dopo decenni di soprusi e violenze è da accogliere con favore. Queste vicende ci ricordano la necessità di operare costantemente per la pace e per i diritti intangibili di ogni persona, perché non è la stessa cosa vivere in democrazia o in una dittatura, come ci insegna l’eroica testimonianza del popolo iraniano, che speriamo presto libero per propria forza e non per interventi esterni: a noi spetta il compito di stare vicino a chi lotta per la libertà e la giustizia nel suo Paese e di mantenere attenta la vigilanza per il rispetto dei diritti costituzionali nel nostro.

ARCI – 423 giorni.
423 giorni possono essere un numero, oppure un tempo che diventa corpo, attesa, silenzio forzato.
423 giorni di detenzione senza accuse, senza spiegazioni, lontano dagli affetti, mentre facevi ciò che fai da sempre: cooperazione, aiuto, umanità.
Dentro questo numero c’è Alberto Trentini. C’è una famiglia che ha resistito. Ci sono reti di associazioni, ONG, persone che non hanno smesso di pronunciare il suo nome perché il silenzio non diventasse normalità. C’è anche una domanda che resta aperta: quanto vale, oggi, la tutela di chi lavora per la pace e i diritti? Oggi quel numero si chiude. Alberto è libero. Sappiamo che 423 giorni non si cancellano con una parola, né con una notizia. Restano segni, ferite, un tempo da ricucire con calma e rispetto. Per questo oggi non è il giorno delle analisi. È il giorno del sollievo e della vicinanza. Bentornato, Alberto. Che il tempo che viene sia finalmente di nuovo tuo.

ARCS – Alberto Trentini è finalmente libero! Dopo giorni di preoccupazione e attesa, Alberto può riabbracciare la sua vita e chi lo aspetta. La sua liberazione ci riempie di gioia e ci ricorda quanto sia prezioso il lavoro di chi porta solidarietà nei contesti più difficili. Tutta ARCS lo accoglie con affetto e vicinanza. Bentornato, Alberto.

CINI – Liberazione di Alberto Trentini: soddisfazione del CINI. Le ONG aderenti al CINI esprimono la propria soddisfazione per la liberazione del cooperante italiano Alberto Trentini. Dopo mesi di detenzione senza accuse specifiche, una persona impegnata nella cooperazione e nella solidarietà internazionale ha finalmente potuto fare ritorno a casa. In molte parti del mondo, tuttavia, gli spazi di azione per i soggetti e le ONG che operano nei progetti di sviluppo a fianco delle popolazioni locali si stanno progressivamente riducendo. Ciò avviene in un contesto in cui, mentre le organizzazioni della società civile subiscono restrizioni e repressioni, i Paesi donatori riducono gli aiuti, indebolendo proprio quelle organizzazioni della società civile che dovrebbero essere sostenute e tutelate. Questo rappresenta un segnale estremamente negativo, in particolare per il ruolo fondamentale della società civile nella promozione e nella difesa dei diritti umani. Salutando ancora il rientro di Alberto Trentini, auspichiamo che anche i molti altri casi analoghi possano presto avere lo stesso esito positivo.

 

Sicurezza sul lavoro, già otto morti nel 2026: l’ultima tragedia all’ex Ilva

Pessimo inizio – Sono già otto le vittime accertate sul lavoro nel 2026: l’ultima ieri negli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. “Questo non è il Paese nel quale vogliamo riconoscerci” ha detto il presidente Anmil Antonio Di Bella, che invita a fare squadra di fronte a ogni avvisaglia di pericolo ed irregolarità attraverso la segnalazione e la condivisione.

Claudio Salamida è morto questa mattina nell’acciaieria 2 degli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto. Le primissime ricostruzioni affermano che Salamida stesse operando un controllo delle valvole del convertitore 3 all’interno dell’unica acciaieria attualmente in funzione, quando avrebbe ceduto un grigliato facendolo precipitare per diversi metri. Il lavoratore aveva 46 anni, lascia la moglie ed un figlio piccolo. “Salamida era forse una tra le mosche bianche al di fuori della cassa integrazione massiva che coinvolge da tempo e senza apparente soluzione gli oltre 4.400 dipendenti, che secondo i piani diventeranno a breve 6.000, dell’ex Ilva” afferma Antonio Di Bella, Presidente Nazionale ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro). “Nell’Italia del 2026 una tra le più gravi e drammatiche impasse economiche e sociali del Paese non solo non accenna a trovare soluzioni concrete, ma continua a mietere vittime del lavoro”. Sulla scia di questa drammatica ultima notizia, ricordiamo Pietro Zantonini, 55enne morto a -12 gradi nella notte tra l’8 e il 9 gennaio dell’anno appena inaugurato. Originario di Brindisi, costretto al trasferimento dal suo Sud d’origine alla ricerca di contratti di lavoro, ancora a tempo determinato e ancora lontano da casa, Zantonini lavorava come vigilante a Cortina D’Ampezzo in un cantiere dei Giochi Milano- Cortina 2026. Il teatro della sua morte per malore, molto probabilmente causato dalle temperature estreme, un gabbiotto dal quale usciva ogni due ore per il controllo di ricognizione.
“Nell’Italia del 2026 si muore di lavoro. Si muore di lavoro a -12 gradi, di notte, tentando di chiedere aiuto telefonico ai colleghi, invano”, continua il Presidente Nazionale ANMIL Antonio Di Bella. “Come se non bastasse l’orrore di tale affermazione, ascoltiamo in sordina i commenti di familiari e colleghi di Zantonini che denunciano la sua preoccupazione per mancanza di tutele adeguate ed il protrarsi di turni di lavoro estenuanti. Come se ancora non bastasse sentiamo il racconto dei testimoni, i suoi colleghi, accorsi dopo la richiesta di aiuto e che, dopo l’alert lanciato ai soccorsi, hanno assistito allo spegnersi del collega”.
“Dall’inizio del 2026, in neanche due settimane, contiamo già otto morti accertate nei luoghi di lavoro” continua Di Bella che ricorda come, in attesa della pubblicazione degli Open Data INAIL relativi alla chiusura dell’anno concluso, “i primi 10 mesi del 2025 sono stati il drammatico scenario di quasi 500.000 infortuni sul lavoro denunciati all’Istituto, dei quali 896 mortali”. “La Procura e la prossima autopsia dovranno chiarire le cause della morte di Zantonini così come la regolarità del lavoro che svolgeva in un quadro, quello delle Olimpiadi invernali, che muove profitti da capogiro spesso a discapito della dignità del lavoro degli operai che li favoriscono fuori scena”, continua il Presidente ANMIL.
Nell’Italia del 2026 la Procura e la prossima autopsia dovranno chiarire anche le cause della caduta nel vuoto da un’altezza di oltre 4 metri di Antonio Formato che pochi giorni fa è morto in un’azienda di Fondachello Valdina (Messina) mentre, all’età di 69 anni, stava eseguendo lavori di saldatura sul tetto di un capannone. Stesso iter, stessa attesa per Claudio Salamida, ennesima vittima dell’ex stabilimento siderurgico che, nella sua storia, ha contato decine di infortuni mortali occorsi a lavoratori nonché innumerevoli casi di malattie di origine professionale che hanno coinvolto dipendenti e cittadini delle aree adiacenti gli impianti.
“Questa è l’Italia del 2026, ma non è l’Italia che vogliamo. La battaglia a fianco degli ‘schiavi moderni’ costretti da un sistema claudicante a lavorare alla vigilia dei 70 anni; a portare avanti il funzionamento di una produzione di vitale importanza economica e strategica ma lasciata da anni allo sbando o a morire per un compenso irrisorio, lontani da casa e a pochi giorni dalla scadenza di un contratto, non è il Paese nel quale vogliamo riconoscerci”, conclude Di Bella.
“L’ANMIL vuole essere più che mai strumento di denuncia oltre che di supporto. Per tale ragione il nostro invito è di fare squadra di fronte ad ogni avvisaglia di pericolo ed irregolarità attraverso la segnalazione e la condivisione. Noi ci siamo, in questo nuovo anno, più di sempre”.

Capitale italiana della cultura, il testimone passa da Agrigento a L’Aquila

Capitale della cultura – Da Agrigento a L’Aquila. Passa di mano il testimone del titolo detenuto fino a ieri dalla città dei Templi. A consegnare lo scettro al sindaco del capoluogo abruzzese Pierluigi Biondi, sono stati il primo cittadino di Agrigento Franco Micciché e il presidente della fondazione Agrigento 2025, l’ex prefetto di Palermo Maria Teresa Cucinotta.

L’Aquila Città Multiverso è un ambizioso programma di sperimentazione artistica per la creazione di un modello di rilancio socioeconomico territoriale a base culturale capace di proiettarla verso il futuro seguendo i 4 assi della Nuova Agenda Europea della Cultura: coesione sociale, salute pubblica benessere, creatività e innovazione, sostenibilità socio-ambientale.
Immaginare L’Aquila come una città multiverso significa vederla come una realtà complessa in cui convivono e interagiscono molteplici dimensioni parallele, una città che apre possibilità inesplorate di creatività artistica e rigenerazione urbana, proprio grazie alla coesistenza dialogante di molteplici dimensioni spazio-temporali e culturali. L’Aquila Città Multiverso potrà così costituire un modello replicabile di sviluppo sostenibile anche per Rieti e per le Aree Interne italiane ed europee. Un modello che ambisca a rimodulare con intelligenza il rapporto tra il centro urbano e una costellazione di piccoli centri dalla forte identità sociale e culturale. Un territorio, in tal senso, ancora vitale e capace di immaginare un progetto di futuro, ma che ha bisogno di una spinta decisiva per aprire un nuovo, vero ciclo generativo.
I 5 filoni Multiculturalità, Multidisciplinarietà, Multitemporalità, Multiriproducibilità e Multinaturalità esploreranno, attraverso un ricco programma di iniziative, la complessità e la ricchezza culturale e ambientale che caratterizza L’Aquila, Rieti e i borghi circostanti. Gli eventi diffusi, oltre a creare un ecosistema favorevole alla creatività, genereranno benefici in termini di inclusione sociale e benessere psico-fisico.
Le nuove produzioni artistiche, l’accrescimento e lo scambio di competenze diffuse, gli spazi rigenerati per la realizzazione delle molteplici iniziative contribuiranno a costruire un’eredità duratura per il presente e il futuro di questo territorio ricco di risorse e potenzialità ancora inespresse. L’Aquila Città Multiverso sarà l’inizio di questo viaggio.