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Gli ermellini, mascotte olimpiche e specie in pericolo

Potrebbero essere quelli che tra poco vedremo ovunque perchè sono stati scelti come mascotte delle Olimpiadi invernali 2026. Quelli veri invece stanno scomparendo dalle Alpi a causa dei cambiamenti climatici e dell’arrivo sempre più tardivo della neve.

Tra qualche mese vedremo ermellini dappertutto. Due in particolare: uno bianco e uno marrone. Il primo è Tina, nome che deriva da Cortina; l’altro è Milo, da Milano (sì, fino a qui si è spinta la fantasia del marketing olimpico con l’avallo di migliaia bambini prestatisi a un sondaggio ad hoc). Tina è l’ermellino bianco ed è la mascotte dei Giochi Olimpici Invernali; Milo ha il manto bruno e rappresenta i Giochi Paralimpici (non per altro è stato concepito con una zampa sola!). E va bè, di fronte alle mascotte, si sa, si ritorna tutti un po’ bambini.

Nella realtà, però, di ermellini ne vedremo pochissimi. Non solo perché è un animale mimetico ed estremamente elusivo, ma perché sta di fatto sparendo.

In questi giorni gli esemplari che popolano le Alpi sono in procinto di cambiare colore. Tra poco prenderanno le sembianze di un piccolo fantasma bianco sul quale spiccheranno le palline nere degli occhi. Il cambio di livrea avviene nel cosiddetto fotoperiodo, ovvero durante la variazione delle ore di luce. Attenzione: è la luce, la mancanza di luce, che agisce sul pigmento del pelo, non il freddo dell’imminente inverno. Dunque poco importa se attorno il biancore della neve non c’è: d’inverno lui è sempre, sempre, bianco. E questo può rivelarsi un problema.

Lui non si accorge di essere bianco in un contesto non bianco: dunque sta lì, fermo, come sempre, sicuro di non essere visto. E qui c’è la beffa: il mimetismo che gli servirebbe a proteggersi ora lo fa diventare un bersaglio ancora più evidente nel pendio senza neve. È come urlasse ai suoi predatori: “Venite a prendermi, sono qua!”. Lui non lo sa, macchiolina bianca sulla montagna marrone.

L’ermellino sta scomparendo per l’arrivo sempre più tardivo della neve. E, paradosso, è diventato proprio la mascotte delle Olimpiadi della neve. Chissà se dalle parti del Cio o del Coni ne hanno una vaga idea. Sarà opportuno dirglielo a gran voce, magari chiedendo anche qualche stanziamento in denaro (briciole in confronto alla montagna di milioni che gestiscono) per quei pochi scienziati e istituzioni che studiano il prezioso mustelide e cercano di trovare metodi di conservazione, tra questi l’Università di Torino e Ermlin Project. Fatelo, finanziate la ricerca. Tina e Milo diventerebbero più simpatici.

Congo, il colera dilaga, allarme MSF: 58mila casi sospetti in nove mesi

Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) i casi di colera si stanno intensificando in modo allarmante, lo denuncia Medici senza frontiere. Secondo il ministero della salute congolese, in soli 9 mesi sono stati registrati oltre 58.000 casi sospetti. Si tratta di una delle epidemie più gravi degli ultimi 10 anni.

Di fronte a questa rapida diffusione dell’epidemia, è indispensabile una mobilitazione immediata e su vasta scala delle autorità nazionali, degli attori umanitari e dei partner internazionali. 20 delle 26 province del paese sono ormai colpite dall’epidemia. Da gennaio a metà ottobre sono stati registrati oltre 1.700 decessi, con un tasso di letalità superiore al 3%. La situazione continua a peggiorare, l’epidemia si estende a nuove aree sanitarie, comprese province finora non endemiche.

Inondazioni, conflitti, sfollamenti e sistemi di approvvigionamento idrico e fognario inadeguati contribuiscono a diffondere su vasta scala epidemie come il colera. Inoltre, con l’avvicinarsi della stagione delle piogge, la situazione rischia di deteriorarsi ulteriormente, poiché aumentano i rischi di trasmissione della malattia e di contaminazione.

Carceri, Garante dei detenuti: “Si rischia di soffocare l’inclusione sociale”

Sulle ultime circolari dell’Amministrazione Penitenziaria che riguardano l’efficacia operativa e la prevenzione di eventi critici nelle carceri e gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo interviene il portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti dei detenuti Samuele Ciambriello: “lasciano perplessi per impostazioni e contenuti. In particolare si rischia di mettere una pietra tombale sulle iniziative di inclusione sociale negli istituti”.

“Tale circolare dà anche una certezza di una scarsa contezza reale dei contesti carcerari, trasforma le autorizzazioni della Magistratura di Sorveglianza in orpelli, elementi ancillari. Ci sono iniziative trattamentali di Cooperative, Associazioni, Enti Locali e non si comprende la gestione diretta della Direzione generale degli istituti con i circuiti di Alta Sicurezza. Ma allora i Direttori e i responsabili del PRAP sono semplici amministratori di condominio? Una circolare che ha una visione carcerocentrica, opposta al diritto penitenziario. Siamo passati dalle celle chiuse alle carceri chiuse. Si entra di più in carcere e si esce di meno”.

Home Digital Care: la tecnologia al servizio delle persone fragili, a Empoli

Si chiama Home Digital Care il progetto della cooperativa sociale SintesiMinerva di Empoli. Ascoltiamo Ginevra Campaini.

Il progetto Home Digital Care propone una palestra digitale per la stimolazione fisica e cognitiva di anziani e soggetti fragili. Lo spazio è dotato di strumentazioni digitali progettate per favorire il movimento, il fitness, le attività cognitive e i momenti di socializzazione.

Inserita nel contesto del Lux Living di Montelupo Fiorentino (FI), la Home Digital Care contribuisce alla creazione di un housing sociale innovativo, promuovendo la rigenerazione dell’ambiente di vita e della salute degli abitanti. Il progetto mira a prevenire il declino fisico e cognitivo, migliorando la qualità della vita degli anziani, e contribuisce a rafforzare la comunità
abitativa, offrendo un punto di riferimento per la socializzazione e la coesione sociale. In questo modo, Home Digital Care interpreta in chiave innovativa il concetto di abitare, nell’ottica dell’urban housing.

Home Digital Care, in concorso per la Categoria 1 (Validazione su piccola scala –fase pilota) insieme ad altre sei realtà, è stato presentato dalla Presidente della cooperativa SintesiMinerva, Cristina Dragonetti: “Arrivare alla fase finale del Premio Innovazione Sociale rappresenta un traguardo importante, sia per il riconoscimento del lavoro svolto, sia per la preziosa opportunità di confrontarci con altre realtà del Terzo Settore. Questo percorso ci ha permesso di valorizzare il nostro progetto e di rafforzare l’impegno nel promuovere soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita e la coesione all’interno delle comunità”.

Olimpiadi 2026, stop ad atleti russi e bielorussi nelle gare di sci

La Federazione internazionale sci ha escluso gli atleti russi e bielorussi dalle qualificazioni per le Olimpiadi di Milano-Cortina. Non potranno quindi partecipare, nemmeno come neutrali, alle gare di sci alpino, snowboard, freestyle, sci di fondo e combinata nordica.

Gli atleti di Russia e Bielorussia non potranno partecipare alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, nemmeno come atleti neutrali, in tutte le gare di sci alpino, snowboard, freestyle, sci di fondo e combinata nordica. O meglio, in tutte quelle discipline che rientrano sotto l’egida della Federezione internazionale sci. La Fis ha infatti deciso di escludere russi e bielorussi dalle gare di qualificazione ai Giochi, senza eccezioni, impedendo quindi di fatto la loro partecipazione all’evento olimpico. Oltre alla Fis, anche l’Ibu (l’organismo di riferimento per il biathlon) ha preso la stessa decisione, così come gli sport di scivolamento come bob, slittino e skeleton. Con l’impossibilità di praticare sport di squadra come l’hockey su ghiaccio e il curling, solo pochissimi russi e bielorussi saranno presenti a Milano-Cortina, nelle gare di scialpinismo, pattinaggio artistico, pattinaggio di velocità e short track, discipline gestite dall’Unione di pattinaggio.

Quindi, mentre mai nessun provvedimento è stato emesso contro Israele in ambito sportivo, continua il pugno duro contro Mosca come conseguenza della guerra in Ucraina, che prosegue dal febbraio 2022. Il Cio (Comitato olimpico internazionale) formalmente consente agli atleti di Russia e Bielorussia di competere come neutrali nelle gare individuali dopo un rigoroso processo di selezione. E il Comitato Paralimpico ha permesso loro di tornare con tutti i loro simboli nazionali. Ma l’ultima parola spetta alle federazioni sportive e molte hanno mantenuto le sanzioni imposte dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

Giovanni Lattanzi alla guida di AOI: “Rafforziamo la cooperazione globale”

Giovanni Lattanzi è il nuovo presidente di AOI – Associazione delle Organizzazioni Italiane di Cooperazione e Solidarietà Internazionale. “Insieme – ha detto – continueremo a rafforzare il ruolo della cooperazione e della solidarietà internazionale, a difendere lo spazio civico e a costruire ponti di giustizia e dignità tra le persone e i popoli”.

L’assemblea ha scelto di rinnovare l’impegno di AOI nel promuovere una società più giusta e solidale, in Italia e nel mondo: dalla cooperazione internazionale alla pace, dalla difesa dei diritti umani alla giustizia sociale e ambientale.

Un passaggio di testimone che conferma la volontà delle organizzazioni aderenti di rafforzare il ruolo della società civile nella costruzione di politiche pubbliche inclusive, partecipate e orientate al bene comune.

Legge di Bilancio, Alleanza contro la povertà: “Nulla per i poveri”

L’Alleanza contro la povertà critica la bozza di Legge di Bilancio da parte del governo. Ascoltiamo il portavoce Antonio Russo.

Da una parte si mette, dall’altra si toglie: si tira la coperta, ma quella è sempre corta. Così il Portavoce dell’ Alleanza contro la povertà, Antonio Russo, commenta la bozza tecnica della manovra di bilancio che ancora deve compiere tutti i passaggi istituzionali.

La povertà, questo è certo, non è al centro della manovra finanziaria del governo. Ancora un’occasione persa.

Intanto, l’’Istat stima che siano oltre 2,2 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta – l’8,4% delle famiglie residenti – per un totale di 5,7 milioni di individui, il 9,8% dei residenti.

L’INPS, da parte sua, rileva che nel periodo gennaio-giugno 2025, le famiglie beneficiarie dell’ADI sono state 749.676, per un totale di 1,75 milioni di persone coinvolte. Per quanto riguarda il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL), sono state 96.000 le persone a cui è stata accolta la domanda ed erogata la prestazione.

Questo vuol dire che sono quasi 4 milioni le persone povere escluse dai benefici ADI o del Supporto per la Formazione e il Lavoro.

“Di Adi si parla nel titolo III e precisamente nell’articolo 38. Ed è tra queste righe che abbiamo cercato i possibili segnali di una più volte auspicata inversione di rotta – afferma Russo – Ma iniziamo con una buona notizia: il beneficio, della durata di 18 mesi, dovrà comunque essere rinnovato dopo 12 mesi, ma sarà ‘continuativo’, così si legge. Resta l’obbligo di presentare domanda di rinnovo, ma non ci sarà più l’interruzione che quest’anno ha messo in crisi tanti beneficiari, come Alleanza contro la povertà aveva evidenziato”.

C’è poi una seconda buona notizia: le risorse per l’Adi aumentano. “Precisamente, si prevede un incremento di 380 milioni di euro per l’anno 2026, di 393 milioni di euro per l’anno 2027, di 397 milioni di euro per l’anno 2028, di 402 milioni di euro per l’anno 2029, di 406 milioni di euro per l’anno 2030, di 411 milioni di euro per l’anno 2031, di 416 milioni di euro per l’anno 2032 e di 422 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2033. Un incremento importante – commenta Russo – per quanto non certamente sufficiente a rispondere al bisogno di tutta la popolazione che vive in condizioni di povertà assoluta, buona parte della quale resta comunque esclusa dalle misure di contrasto perché non appartenente alle categorie introdotte dal decreto-legge n. 48 del 2023”.

Altra buona notizia è il rifinanziamento della Social card con altri 500 milioni di euro (Carta «Dedicata a te» per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità). Una misura ‘spot’, che non può certo fare la differenza nelle situazioni di grave difficoltà”, commenta Russo.

Un’altra novità che potrebbe avere un impatto positivo è la proposta di escludere il valore catastale della prima casa dal calcolo dell’ISEE. Questo potrebbe avere implicazioni significative in particolare sull’accesso all’Assegno di Inclusione (ADI), con potenziali ricadute sulle famiglie in condizioni di povertà. Fra le conseguenze, quindi, anche la possibilità per alcuni nuclei familiari, sinora esclusi, di aver accesso alla misura.

E passiamo alle cattive notizie. “La prima è che si riducono le risorse per l’assunzione dei beneficiari dell’ADI”, fa notare Russo, riferendosi al passaggio in cui si legge che “a seguito dell’attività di monitoraggio, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 13, comma 8, lettera b), del decreto-legge n. 48 del 2023 è ridotta di 54 milioni di euro per l’anno 2026 e di 90 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027”. In altre parole, da un lato aumentano le risorse per finanziare l’Adi, dall’altro diminuiscono quelle destinate agli incentivi per l’assunzione di beneficiari dell’Assegno di inclusione e del Supporto per la formazione e il lavoro. In altre parole, il governo decide, a seguito di monitoraggio, di risparmiare sul reinserimento lavorativo e sociale, che evidentemente non ha funzionato (e anche questo Alleanza contro la povertà l’ha detto e ripetuto). Anziché ottimizzarlo e renderlo più efficace, si decide di depotenziarlo, togliendo risorse.

“Quel che ancor più preoccupa è però la seconda cattiva notizia – continua Russo – contenuta nel passaggio successivo”. Il riferimento, in questo caso, è all’art. 38 comma 4: “Il Fondo per il sostegno alla povertà e per l’inclusione attiva di cui all’articolo 1, comma 321, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 è ridotto di 267,16 milioni di euro per l’anno 2026, di 346,95 milioni di euro per l’anno 2027, di 336,23 milioni di euro per l’anno 2028, di 268,71 milioni di euro per l’anno 2029, di 212,86 milioni di euro per l’anno 2030, di 145,48 milioni di euro per l’anno 2031, di 75 milioni di euro per l’anno 2032, di 2,49 milioni di euro per l’anno 2033 e di 2,07 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2034”.

“Con la povertà, insomma, nella manovra il governo utilizza il sistema dei vasi comunicanti – commenta ancora Russo – Da una parte mette, dall’altra toglie. Ma con la povertà non si può giocare, perché i numeri sono drammatici e non accennano a diminuire. Anche i 20 euro di aumento della pensione sociale mensile destinata alle categorie più povere sono assolutamente insufficienti”, aggiunge Russo.

Di qui l’appello del portavoce di Alleanza contro la povertà: “Servono politiche di medio e lungo termine che non disperdano risorse in provvedimenti una tantum. Servono misure dirette, universali e continue e, non meno, servono serietà, responsabilità e determinazione nella lotta contro la povertà. Ecco cosa chiediamo al governo affinché si faccia fronte comune su un’emergenza ormai strutturale come la povertà. O si affronterà con strumenti adeguati ed efficaci – alcuni dei quali abbiamo indicato in più di un’occasione – o la povertà nel nostro Paese non farà che aumentare, con tutto ciò che ne consegue in termini di sofferenze di molte famiglie italiane e di instabilità sociale”.

Consumo di suolo record, rapporto Ispra: il dato peggiore degli ultimi 12 anni

Il consumo di suolo continua ad aumentare e nel 2024 è stato di oltre 78 chilometri quadrati: il dato peggiore degli ultimi 12 anni, come certifica l’ultimo rapporto Ispra. L’allarme di Slow Food: “stiamo continuando a distruggere una risorsa indispensabile per la vita”.

«In Italia il consumo di suolo non accenna a frenare e rappresenta un pericolo concreto per il nostro futuro». Lo dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, a commento del puntuale e preciso Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici di Ispra e Snpa presentato oggi. Dallo studio si apprende che nel 2024 sono stati consumati 83,7 chilometri quadrati di suolo, in crescita del 15,6% rispetto all’anno precedente. Il consumo netto (il dato che tiene conto del ripristino di aree naturali) è stato di 78,5 chilometri quadrati: è il peggior saldo degli ultimi dodici anni.

«Consumare suolo – prosegue Nappini – non significa soltanto deturpare il paesaggio, ma distruggere una risorsa indispensabile alla vita. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, scarsa e non esiste tecnologia che possa sostituire i suoi servizi ecosistemici: fornisce materie prime, biomassa e il cibo necessario alla sopravvivenza dell’uomo e di tutte le altre specie viventi; è elemento fondamentale del ciclo vitale sulla Terra; rappresenta una riserva di biodiversità, un serbatoio di carbonio ed è regolatore del ciclo dell’acqua e degli elementi biochimici. Senza suolo non c’è agricoltura e senza agricoltura non c’è cibo».

Senza suolo non può esserci vita, eppure le attività umane continuano a eroderlo. A farne le spese sono le aree più accessibili e anche le più fertili. Preoccupa in particolar modo il consumo di suolo agricolo. Ogni anno nuove cause di consumo si sommano a quelle tradizionali. Nel 2024 il rapporto ne individua altre tre: le aree destinate alla logistica, i data center e i pannelli fotovoltaici a terra. Questi ultimi impattano in modo sensibile: in dodici mesi hanno coperto 1.702 nuovi ettari, di cui l’80% su superfici precedentemente utilizzate ai fini agricoli. Il dato fotografa un trend in forte crescita: gli impianti di questo tipo sono aumentati di oltre venti volte nel giro di quattro anni appena. Non va dimenticato che il consumo di suolo, sommato all’abbandono delle aree interne, oltre a provocare danni all’agricoltura e al tanto sbandierato Made in Italy, ha impatti economici e ambientali significativi: ad esempio aumenta il rischio idrogeologico (alluvioni, frane) i cui danni annuali complessivi raggiungono, secondo stime recenti, i 3,3 miliardi di euro (dal 2010 ad oggi la spesa è triplicata), più di un sesto della manovra in discussione al parlamento.

«In un’Italia dove la popolazione diminuisce, l’unica cosa che continua a crescere è il consumo di suolo – conclude Nappini –. Cresce perché ogni nuovo metro quadrato costruito porta soldi nelle casse dello Stato o degli enti locali, attraverso gli oneri di urbanizzazione. Ma il suolo non è una voce da inserire in bilancio: è un bene pubblico da proteggere. Serve un censimento di tutte le costruzioni e infrastrutture abbandonate che possono essere riconvertite: oggi le coperture artificiali occupano il 7,17% del territorio italiano, quasi il doppio della media europea. Non è affatto poco, se pensiamo che solo il 23,2% dell’intero territorio nazionale è pianeggiante e che oltre un terzo è montano. Ci sono regioni, la Lombardia, il Veneto e la Campania, dove più di un decimo del suolo è già consumato. Il nostro futuro è nel suolo, non sprechiamolo».

Urgono soluzioni immediate e servono consapevolezza e senso di responsabilità da parte di tutti. ll Regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e la Strategia del suolo per il 2030 adottata dalla Commissione Europea nel 2021 stabiliva l’obiettivo per tutti gli stati membri di non consumare suolo entro il 2050 – ma questi target sono irraggiungibili, allo stato attuale.

In questo contesto gravissimo, c’è una sola buona notizia: ieri il parlamento europeo ha approvato la direttiva sul monitoraggio del suolo, che vincola gli stati membri ad agire per migliorare la resilienza del suolo. Per Slow Food Italia si tratta di un passo significativo, che stimola ad agire al più presto e che dimostra l’urgenza di decisioni coraggiose.