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In cerca di giustizia

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La Corte penale internazionale indagherà sul genocidio dei Rohingya da parte dell’esercito birmano. La minoranza musulmana infatti ha subito “inconcepibili livelli di violenza” per favorirne l’espulsione dal Myanmar che non ne riconosce la cittadinanza. La persecuzione è testimoniata da almeno 10mila morti che non possono essere giustificati come contromisure ai gruppi ribelli.

Passo indietro

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Il prossimo ottobre in Romania si terrà un referendum contro i matrimoni gay. Il quesito chiederà ai cittadini se vogliono modificare la costituzione per vietarne la legalizzazione in futuro. Attualmente le unioni non sono consentite e un eventuale affermazione dei sostenitori nelle urne le renderebbe ancora più difficili.

Ogni cinque secondi

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Lo scorso anno nel mondo sono morti oltre sei milioni di bambini. Una tragedia che si può evitare con un maggiore accesso ai servizi medici e sanitari. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Nel 2017 nel mondo è morto un bambino ogni cinque secondi: è il dato che arriva dalle stime di Unicef, Organizzazione Mondiale della Sanità e Nazioni Unite. Lo scorso anno non ce l’hanno fatta oltre 6 milioni di minori, la maggior parte dei quali nei primi cinque anni di vita. Oltre la metà dei decessi è avvenuto nell’Africa Subsahariana e un altro 30% in Asia meridionale. Anche se negli ultimi 30 anni il tasso di mortalità si è abbattuto di oltre la metà, resta ancora molto da fare. Secondo Laurence Chandy dell’Unicef, “sono stati compiuti molti progressi, ma in milioni stanno ancora morendo a causa delle circostanze e del luogo in cui nascono. Con soluzioni semplici come medicine, acqua pulita, energia elettrica e vaccini, possiamo cambiare questa realtà per ogni bambino”.

Adesso basta

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Amnesty International lancia un appello contro l’invio di armi italiane all’Arabia Saudita nel conflitto in Yemen. Una situazione che dal 2015 sta sottoponendo uomini, donne e bambini a sistematiche violazioni dei diritti umani e a veri e propri crimini di guerra. Secondo l’organizzazione, alimentando questo orrore, il nostro Paese sta violando la legge internazionale.

I nuovi desaparecidos

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Sono le migliaia di migranti scomparsi in mare. Un progetto per dare voce alle loro storie e a quelle delle loro famiglie. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Si chiama “Missing at the borders” il progetto che vuole dare voce al dolore delle famiglie di chi è scomparso in mare nel tentativo di raggiungere l’Europa. L’iniziativa è autofinanziata e promossa da una rete di organizzazioni attive su entrambe le sponde del Mediterraneo, tra cui Milano senza frontiere, che organizza da tre anni, ogni primo giovedì del mese, una marcia silenziosa a piazza della Scala con le foto di alcuni migranti algerini e tunisini scomparsi durante o dopo la traversata nel Mediterraneo, sullo stile delle madri argentine di Plaza de Mayo. L’obiettivo è quello di conoscere la verità sulla vita di tante persone e di permettere ai migranti di entrare regolarmente in Europa senza rischiare la vita.

Viva L’Europa

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Il Parlamento ha approvato la risoluzione dell’europarlamentare olandese Judith Sargentin che accusa l’Ungheria di violare i principi della democrazia. “Un voto storico”, commenta Amnesty International. Ora spetta al Consiglio dei capi di Stato e di governo dei vari Stati decidere se attivare la procedura dell’articolo 7 del Trattato dell’Unione che potrebbe portare a sanzioni, come la sospensione del diritto di voto.

Allo stremo

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Una persona su nove nel mondo non ha accesso a un nutrimento adeguato: sono i dati del Rapporto sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione curato dalla Fao, secondo cui il 10.9% della popolazione del Pianeta soffre la fame. Una tendenza in aumento soprattutto a causa di guerre e cambiamenti climatici: tra le aree più colpite, l’Africa subsahariana e i paesi dell’Asia.

Per non dimenticare

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Ad Acapulco, in Messico, un gigantesco murales per ricordare le vittime del narcotraffico. Nel 2017 la città nello stato di Guerrero era stimata come la terza città più pericolosa del mondo, con un tasso di 106, 63 omicidi ogni 100mila abitanti. Il memoriale, finanziato dalla Fondazione Santina di Roma, vuole essere un segno di speranza per un futuro di pace.

Nulla di fatto

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Il fallimento dei colloqui di pace in Yemen proiettano il Paese di nuovo nel caos. Il servizio di Fabio Piccolino.

Sarebbero dovuti essere i primi negoziati dopo due anni di guerra: ma di pace non si è neanche iniziato a parlare, dopo che la delegazione dei ribelli Houthi ha rifiutato di partecipare.
Adesso per lo Yemen il futuro è ancora più nero: fino ad oggi, secondo le Nazioni Unite sono morti nel conflitto oltre 17 mila civili, la maggior parte dei quali vittime degli attacchi aerei della coalizione a guida saudita. Secondo Oxfam Italia, è una situazione paragonabile al far west, in cui vengono perpetrati regolarmente crimini di guerra. E se nel solo mese di agosto sono stati uccisi circa 300 minori, i riflettori sono in questi giorni puntati sul governo spagnolo che ha deciso di ripristinare il contratto per la fornitura di 400 bombe di precisione all’Arabia Saudita da utilizzare proprio nel conflitto in Yemen.

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