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Stop alla guerra sui bambini


Save the Children festeggia i suoi cento anni e lancia la nuova campagna. Il servizio di Fabio Piccolino. Cento anni di storia segnati da emergenze umanitarie, in Italia e nel mondo: Save the Children, fondata nel 1919, festeggia il secolo di vita attraverso l’impegno, oggi come ieri, a protezione dell’infanzia. Un minore su cinque al mondo vive in aree di conflitto e almeno 27 milioni, sfollati a causa della guerra, non hanno più accesso alle scuole, come dicono i dati dell’ultimo Rapporto “La Guerra sui Bambini”, che evidenza come l’istruzione sia uno dei principali diritti negati all’infanzia. Per questo l’organizzazione umanitaria ha realizzato, presso il museo  MAXXI di Roma “Tutti giù per terra”: un’esperienza immersiva e ad alto impatto emotivo che permette ai partecipanti di vivere in prima persona la condizione un bambino in un paese in guerra.

Umanità in alto mare


Le ong contro il decreto sicurezza bis. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Le ong sono sul piede di guerra dopo l’annuncio del cosiddetto “Decreto sicurezza bis”. Tra le norme previste infatti, ci sarebbero maggiori poteri del Ministero dell’Interno in materia di traffico navale e sbarchi dei migranti nei porti italiani, e sanzioni tra i 3500 e i 5500 euro per ogni persona trasportata. Secondo Medici Senza Frontiere “la tassa sui salvataggi è allucinante: sarebbe come multare un’ambulanza per i pazienti che porta in ospedale”. Se la nuova misura fosse stata applicata negli ultimi tre anni, l’organizzazione, che ha messo in salvo circa ottantamila persone, avrebbe dovuto pagare 440 milioni. Cifre che segnerebbero la fine delle attività delle ong in mare.
Secondo le Acli “Servono leggi per la regolazione dei flussi migratori e non minacce di multe per chi salva vite umane”.

Non ce ne andiamo


In Zimbabwe protesta della popolazione di Domboshawa, a 30 km dalla capitale Harare. 20mila abitanti di un territorio dall’altissimo valore archeologico per le pitture rupestri realizzate seimila anni prima di Cristo, rischiano di essere sfrattati dall’apertura di una miniera di marmo. Lo sfruttamento del granito, sottolinea il comitato cittadino, non ha portato alcun beneficio alla collettività.

Umanità naufragata


La nave Open Arms si trova da sei giorni bloccata fuori dal porto di Mitilini, a Lesbo, senza che le autorità elleniche permettano alla ong di attraccare. Obiettivo dell’equipaggio – che denuncia di essere in una posizione di potenziale pericolo a causa dei bassi fondali – scaricare il materiale umanitario destinato al campo profughi dell’isola.

In libertà


Dopo oltre 500 giorni di prigione, in Birmania sono stati scarcerati i due giornalisti della Reuters condannati a 7 anni con l’accusa di aver violato alcuni segreti di stato per una loro inchiesta sulle violenze condotte contro la popolazione Rohingya. Grazie a un’amnistia voluta dal presidente Win Myint sono stati liberati seimila detenuti.

Svolta green


Amsterdam bandirà le auto alimentate a benzina e diesel a partire dal 2030. Il cambiamento sarà graduale e riguarderà dal prossimo anno i veicoli di età superiore ai quindici anni e successivamente gli autobus pubblici e privati. Per consentire la transazione ecologica, la città dovrà installare in breve tempo almeno 16mila punti di ricarica elettrici.

Emergenza ebola


Una nuova epidemia sta mettendo in ginocchio la Repubblica Democratica del Congo. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro).

900 persone uccise e 1400 contagiate: sono i numeri della nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, la decima in pochi anni a colpire il paese africano.
Il problema principale, oltre all’instabilità politica e agli attacchi dei gruppi violenti, è la riluttanza della popolazione locale a farsi vaccinare: le persone non si fidano degli operatori sanitari, con il risultato che su un milione di persone, solo 87 mila hanno svolto le procedure per l’immunizzazione, aumentando così il rischio di contagio. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità si tratta della seconda epidemia di Ebola più grande in assoluto, dopo quella che colpì l’Africa occidentale tra il 2014 e il 2016 in cui morirono più di 11mila persone.

Alta tensione


La drammatica crisi politica in Venezuela rischia di abbattersi sulle fasce più deboli della popolazione. Per questo Unicef chiede di proteggere i bambini da ogni forma di violenza. Secondo l’organizzazione umanitaria già due minori sono morti e almeno 15 sarebbero rimasti feriti durante le proteste di piazza delle ultime ore.

Aula rosa


Il Parlamento spagnolo avrà il più alto numero di donne nella storia della nazione: dopo le ultime elezioni infatti le deputate saranno 164, pari al 47% del totale. Nel paese iberico è in vigore dal 2007 la legge sulla parità, secondo la quale nelle candidature la rappresentanza dei due sessi non può essere inferiore al 40% o superare il 60%.

Parti complicati


È il titolo del Rapporto di Medici Senza Frontiere sulle difficoltà sanitarie in Yemen. A causa del conflitto in corso infatti donne incinte, neomamme e bambini sotto i quindici anni muoiono perché non riescono a raggiungere le cure adeguate. Dopo quattro anni di guerra, il sistema è al collasso.

Tra il 2016 e il 2018, 36 donne e 1.529 bambini, di cui 1.018 neonati, sono morti nell’ospedale di MSF a Taiz Houban, nel governatorato di Taiz, e nell’ospedale di Abs, supportato da MSF, nel governatorato di Hajjah. A Taiz Houban, quasi un terzo dei bambini e neonati erano già deceduti all’arrivo in ospedale. Molti neonati arrivati nelle strutture di MSF erano sottopeso alla nascita o erano nati prematuri a casa o in piccole cliniche private. Le cause più comuni dei decessi, sono la nascita prematura, l’asfissia e la sepsi neonatale. L’alto numero di decessi di bambini e neonati è in gran parte legato a fattori causati direttamente dal conflitto: la scarsità di strutture sanitarie funzionanti, le difficoltà delle persone nel raggiungerle, l’impossibilità di soluzioni alternative. Molte persone devono attraversare le linee del fronte, passare attraverso terre di nessuno o negoziare il passaggio attraverso più posti di blocco per raggiungere un ospedale ancora funzionante. Anche alcune madri e bambini ammessi all’ospedale di Taiz Houban hanno attraversato le linee del fronte. Questo li espone a un pericolo fisico oltre ad aumentare in modo esponenziale i tempi del viaggio. Prima del conflitto, i residenti di Houban, alla periferia di Taiz, potevano raggiungere un ospedale pubblico nel centro città in dieci minuti, mentre oggi il viaggio per raggiungere le cure può durare fino a sei ore.
“La distanza dalle cure mediche è un problema enorme” spiega Sadeqa, ostetrica di MSF nell’ospedale Abs. “I pazienti non possono spostarsi a causa di attacchi aerei e combattimenti, e non escono di notte per paura di essere attaccati. Una volta un’auto è stata colpita da un attacco aereo che ha ucciso tutte le persone a bordo”.