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Piccoli schiavi crescono


Si celebra oggi la Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Terre des Hommes lancia l’allarme per il drammatico aumento di questo fenomeno in seguito all’epidemia di Coronavirus. Secondo l’organizzazione: “è fondamentale che i governi nazionali e la comunità internazionale nei loro programmi di aiuto diano priorità ai bisogni dei bambini delle fasce di popolazione più svantaggiate”.

Prima il virus, poi il pane


Se non verranno adottate misure adeguate per contrastare le conseguenze della crisi economica che deriva dall’epidemia di Covid-19, il mondo andrà incontro ad una crisi alimentare globale: è l’allarme lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Agli 820 milioni di persone nel mondo che attualmente soffrono la fame infatti, potrebbero aggiungersene altri 49 milioni.

La moda pulita


E’ il titolo del webinar organizzato da Focsiv, Engim internazionale e Coalizione italiana contro la povertà per sensibilizzare sul tema della sostenibilità del settore tessile in Europa e nel mondo. Ascoltiamo Maria Grazia Meloni, responsabile comunicazione di Engim internazionale. (sonoro)

Bandiera Blu


Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, l’85% dei siti balneari nel continente è da considerarsi eccellente, mentre il 95% soddisfa i requisiti minimi per una qualità sufficiente. I mari e laghi migliori si trovano a Cipro, Austria, Malta, Grecia e Croazia, mentre le acque peggiori in Polonia, Albania, Slovacchia ed Estonia

Silenzio stampa


In Brasile, il presidente Bolsonaro ha scelto la linea dell’omertà sul coronavirus. Il servizio di Fabio Piccolino.

Il governo brasiliano ha deciso di non pubblicare più i dati totali relativi ai contagi e ai decessi da coronavirus, dando notizia soltanto dei bilanci giornalieri. Una presa di posizione che impedisce di avere un quadro complessivo e che secondo molti, rappresenta un tentativo dell’amministrazione di nascondere il reale impatto della malattia. Con oltre 677 mila casi accertati, il Brasile è il paese più colpito dal Covid-19 dopo gli Stati Uniti, anche se sin dall’inizio i dati raccolti sono stati considerati parziali e poco affidabili. Lo stesso presidente Bolsonaro, del resto, ha più volte minimizzato l’epidemia, schierandosi contro il distanziamento sociale e le misure restrittive necessarie al contenimento del virus.

Vietato dissentire


Nel giorno del trentunesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen, il parlamento di Hong Kong ha approvato un provvedimento che rende illegale ogni manifestazione di disprezzo nei confronti dell’inno nazionale cinese, con pene fino a tre anni di carcere. Si tratta del primo passo verso la controversa legge sulla sicurezza nazionale che nelle scorse settimane ha causato molte contestazioni.

Controlli zero


Secondo le Nazioni Unite, il sistema sanitario dello Yemen è al collasso: in questo contesto è praticamente impossibile attuare misure preventive contro l’epidemia di Coronavirus. Oxfam lancia l’allarme, ricordando la quasi totale mancanza di test non solo tra la popolazione, ma anche nelle poche strutture sanitarie in funzione. L’impatto della pandemia, unita a fame e guerra, potrebbe essere devastante.

Un Paese a rischio


Si moltiplicano gli allarmi sul Venezuela che sembra non avere strumenti per affrontare la pandemia. Il servizio di Fabio Piccolino.

Secondo un Rapporto pubblicato da Human Rights Watch, il sistema sanitario venezuelano è impreparato ad affrontare l’epidemia di Coronavirus. In molti ospedali del paese infatti manca acqua corrente, sapone, misure protettive e personale sanitario; inoltre i dati relativi al contagio non sono affidabili sia perché non ci sono abbastanza test, sia perché il governo sta ostacolando la diffusione delle notizie relative al virus e alle carenze del sistema medico. Nel 2019, secondo il Global Health Security Index, il Venezuela era al 180esimo posto su 195 per la capacità di contenere il diffondersi di un’epidemia.

Non solo Minneapolis


Ormai esplode la rabbia in tante altre città americane dopo l’uccisione di George Floyd. Il servizio di Fabio Piccolino.

Non si placano negli Stati Uniti le proteste della comunità afroamericana dopo l’uccisione di George Floyd da parte della polizia. Un caso che ha fatto esplodere rabbia e risentimento e che ha radici profonde, che vanno ricercate nelle disuguaglianze del sistema americano, che finiscono quasi sempre per penalizzare i neri. Le manifestazioni e i disordini intanto si registrano in tutto il paese: sono circa 1400 le persone arrestate finora, 345 nella sola New York, dove si indaga su un video che mostra una camionetta della polizia che investe una folla di manifestanti. E in almeno 25 città in 16 stati è stato imposto il coprifuoco. A gettare benzina sul fuoco le parole di Robert O’Brien, consigliere della Casa Bianca per la sicurezza nazionale, che ha negato l’esistenza di un “razzismo sistematico” negli Usa, affermando che la polizia è danneggiata da “poche mele marce”.

Black Lives Matters


Non si placa negli Stati Uniti la mobilitazione contro la violenza della polizia dopo il caso della uccisione dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis, in Minnesota. Numerose le manifestazioni di piazza, per lo più pacifiche, e gli appelli sul web, per chiedere giustizia e rispetto delle regole.