Archivi categoria: Internazionale

Giustizia è fatta

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Asia Bibi è libera di lasciare il Pakistan. La donna, cristiana e madre di cinque figli, era stata condannata a morte con l’accusata di blasfemia e ha passato in carcere gli ultimi nove anni. Dopo la sentenza di assoluzione si trovava sotto protezione in una località segreta per sfuggire all’odio dei gruppi fondamentalisti islamici.

La grande repressione

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Nel 2018 sono state arrestate in Iran settemila persone che si opponevano al governo: studenti, avvocati, giornalisti, ecologisti, sindacalisti e attivisti per i diritti delle donne. I numeri sono stati rivelati da un rapporto di Amnesty International secondo cui in centinaia sono stati condannati a pene detentive e alla fustigazione, mentre nove sono morti in carcere.

Inferno Libia

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Nonostante siano ormai accertate le condizioni in cui sono costretti a stare i migranti nelle pigioni del Paese nordafricano, l’Europa continua a chiudere gli occhi. Come sottolinea Carlotta Sami, portavoce di Unhcr. (sonoro)

Umanità in alto mare

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La Sea Watch resta ostaggio della politica, sulla pelle di 47 persone. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

“Salvare in mare non è un crimine, tenere in ostaggio le persone sì”: è il messaggio lanciato dalla ong Sea Watch, in merito al divieto di sbarco che nega a 47 persone di abbandonare la nave a causa della chiusura dei porti da parte del governo italiano. E mentre in tutta Italia si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà, venti associazioni tra cui Legambiente, Arci, Intersos, Action Aid, Medici Senza Frontiere, Oxfam e Save the Children, chiedono all’Italia e all’Europa di assumersi le proprie responsabilità nell’affrontare e prevenire ulteriori tragedie in mare. “La salvezza e la tutela delle vite umane – scrivono – devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno”.

Tre anni senza Giulio

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Il 25 gennaio 2016 il nome di Regeni si aggiungeva a quelli dei tanti egiziani vittime di sparizione forzata. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Tre anni di dubbi, di omissioni ,di depistaggi, di misteri. Tre anni lunghi alla ricerca di quella che è diventata l’iconografia di questa vicenda, un cartello in ogni città con una scritta nera su sfondo giallo: Verità per Giulio Regeni. Il ricercatore italiano sparì al Cairo il 25 gennaio del 2016 per essere poi ritrovato nove giorni dopo, morto dopo aver subito torture. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha inviato una lettera ai Presidenti dei Parlamenti dell’Unione Europea, per cercare una comune collaborazione alla ricerca della verità. Sono oltre cento le città in cui sono state organizzate fiaccolate per ricordare Giulio: le luci si accenderanno alle 19,41, l’ora in cui, tre anni fa, si persero le tracce del ragazzo.

Stop Isds

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Dal World economic forum di Davos, le organizzazioni della società civile, sindacati e movimenti hanno lanciato la petizione per chiedere alle istituzioni e ai governi europei lo stralcio delle clausole arbitrali da tutti gli accordi commerciali e di investimento in vigore e in fase di trattativa. Un freno, dicono le ong, alla contrattazione selvaggia delle multinazionali.

Pericoloso ritorno

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C’è un problema di percezione per quanto riguarda l’antisemitismo nel nostro continente. A segnalarlo è un Eurobarometro pubblicato dalla Commissione di Bruxelles. Nel rapporto emerge che se per l’89% degli ebrei negli ultimi 5 anni, rischi e intolleranza nei loro confronti sono aumentati, lo stesso sentimento è condiviso appena dal 36% del resto della società.

Bufale virali

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Quello che i migranti portano le malattie  un falso mito, mentre  forte il rischio che la loro salute peggiori una volta arrivati nei Paesi di destinazione a causa delle cattive condizioni in cui vivono. é quanto evidenzia il primo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla salute dei rifugiati in Europa presentato a Ginevra.

Un mondo senza diritti

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Human Rights Watch pubblica il report annuale. Presi in esame 100 paesi: spiccano le violazioni in Brasile, Venezuela, Birmania, Yemen. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Una mappa dei diritti violati nel mondo: è il ventinovesimo “World Report” di Human Rights Watch che prende in esame 100 paesi raccontando la quotidianità delle violazioni, dalle guerre alle discriminazioni, dalla tortura al razzismo.
Tra i casi analizzati, spiccano quelli del Brasile, dove gli omicidi sono cresciuti vertiginosamente e dove in carcere si vive in condizioni inumane; del Venezuela e del suo tracollo economico e sociale, dello Yemen e di una crisi umanitaria che l’Onu considera la peggiore del pianeta. Ma anche la condizione dei Rohingya in Birmania o la situazione drammatica che in Siria è già costata la vita a mezzo milione di persone.
Il rapporto non vuole però essere soltanto una denuncia. Come spiega il direttore esecutivo, Kenneth Roth: “La novità non è la continuazione di tendenze autoritarie, ma la crescente opposizione alle stesse”.