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Bersaglio mobile


Parte a Vienna la prima conferenza internazionale di due giorni dedicata alla discussione del grave impatto umanitario rappresentato dalle armi esplosive nei centri abitati. Novanta Stati, tra cui l’Italia, hanno annunciato la loro partecipazione e il risultato atteso è l’avvio delle negoziazioni per l’adozione di una dichiarazione politica per migliorare i meccanismi di protezione dei civili coinvolti nei conflitti.

Cina a metà


Il Paese asiatico diviso tra tradizione e conflitto interno. Il servizio di Fabio Piccolino.

Due facce della stessa medaglia: da un lato la Cina che si appresta a festeggiare i settant’anni dalla fondazione della Repubblica Popolare, con la pubblicazione del “Libro Bianco” che ribadisce l’importanza di una leadership centralizzata e unificata. Dall’altro Honk Kong, che ha appena concluso la diciassettesima settimana di proteste contro Pechino e in favore della democrazia, proprio mentre nel mondo si celebrava la Giornata globale contro i totalitarismi. Una corrispondenza che ha accentuato ancora di più gli scontri e il livello di tensione tra polizia e manifestanti e che esaspera un conflitto tra due concezioni opposte, difficilmente conciliabili.

Fermare il razzismo in rete


È l’appello delle Nazioni Unite che in una lettera aperta si rivolgono ai governi e ai patron dei social media esprimendo preoccupazione per la crescente diffusione di espressioni di odio contro migranti e altre minoranze da parte di personalità pubbliche. “Si tratta – dicono – di una minaccia ai valori democratici, alla stabilità sociale e alla pace”.

Si salvi chi può


Cicloni, uragani e tifoni diventeranno più potenti in futuro: è il quadro dipinto dagli esperti Onu sul clima che prevedono per i prossimi anni anche l’innalzamento del livello dei mari, a causa della riduzione delle calotte di ghiaccio. Secondo Greenpeace si tratta di uno scenario “agghiacciante e convincente” a cui bisogna porre rimedio con un’azione politica senza precedenti.

Con l’acqua alla gola


“Le persone più povere del mondo hanno meno di un centesimo al giorno per resistere agli effetti dei cambiamenti climatici”. È la nuova denuncia di Oxfam che in report mostra le conseguenze più drammatiche del global warming. Milioni di persone in Africa sono a rischio di carestie e malattie a causa dell’alternarsi di siccità prolungate e cicloni distruttivi.

A salve


La Colt, storica azienda americana di armi, ha deciso che non produrrà più l’Ar-15, il fucile d’assalto utilizzato in molte delle stragi degli ultimi anni. La decisione è stata accolta favorevolmente dalle associazioni che si battono per la messa al bando delle pistole ed è considerata un segnale di una maggiore sensibilità sul tema da parte dell’opinione pubblica degli Stati Uniti.

Nati sotto le bombe


Secondo l’Unicef 29 milioni sono i bambini nelle zone di guerra. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Più di 29 milioni di bambini sono nati lo scorso anno in zone di guerra: a causa dei conflitti in Afghanistan, Somalia, Sud Sudan, Siria e Yemen, un bambino su cinque nel mondo ha passato i suoi primi momenti di vita in ambienti profondamente insicuri e altamente stressanti.
Una realtà drammatica che per molte persone rappresenta la normalità: secondo Unicef, “milioni di famiglie non hanno accesso a cibo nutriente, acqua, servizi igienici o un ambiente sicuro e sano per crescere e creare dei legami. Gli impatti a lungo termine di questo inizio di vita sono potenzialmente catastrofici”.

Sangue su sangue


La guerra in Afghanistan è la più letale al mondo. Lo riferisce l’Armed conflict location and event data project, secondo cui ad agosto le vittime hanno superato quelle in Yemen e Siria di ben tre volte. Ogni giorno mediamente 74 persone hanno perso la vita, e su 2.307 morti il 20 per cento sono civili.

Dietro la lavagna


I bambini nati in famiglie povere hanno sette volte meno probabilità di finire gli studi rispetto ai loro coetanei ricchi: è l’analisi di Oxfam in un nuovo Rapporto sulle disuguaglianze in ambito scolastico. Una situazione che in tutti i Paesi, e in particolare in quelli in via di sviluppo, è strettamente correlata ad investimenti inadeguati nell’istruzione pubblica e gratuita.

Finalmente liberi


Sono stati scarcerati i cinque giornalisti turchi accusati di terrorismo e in galera da oltre tre anni. Gli arresti erano frutto dell’ondata repressiva seguita al tentato golpe del 2016 e avevano colpito in particolare il quotidiano di opposizione Cumhuriyet, che aveva aspramente criticato la deriva autoritaria del presidente Erdogan.