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Gaza, riapertura del valico di Rafah: Action Aid chiede l’intervento UE


Pericolo concreto – Action Aid lancia l’allarme sui pericoli legati alla riapertura del valico di Rafah. Il servizio di Fabio Piccolino.

Senza garanzie su evacuazioni mediche, libertà di movimento e diritto al ritorno, la riapertura del valico di Rafah rischia di diventare uno strumento di pulizia etnica, aggravando lo sfollamento forzato e le violazioni dei diritti dei palestinesi. A lanciare l’allarme è Action Aid, che chiede all’Unione Europea e alle autorità egiziane che Israele rispetti il diritto internazionale, inclusa la protezione della popolazione civile, la libertà di movimento, la possibilità di evacuazioni mediche su larga scala e il diritto dei palestinesi a fare ritorno.

Guerra in Sud Sudan: bloccato l’accesso umanitario in alcune province


Guerra e isolamento – In Sud Sudan bloccato l’accesso umanitario in alcune province: tutti i voli con gli aiuti sono stati sospesi, rendendo difficile, se non impossibile, distribuire forniture essenziali e portare personale medico dove necessario. Lo denuncia Medici senza frontiere.

Accoglienza e solidarietà: 9 afghani arrivano in Italia grazie alla Comunità di Sant’Egidio


Corridoi umanitari – Sono arrivati il 28 gennaio a Fiumicino nove afghani, provenienti dall’Iran, dove si erano rifugiati a seguito della grande fuga dell’agosto 2021. Si tratta di nuclei familiari che saranno ospitati in diverse regioni italiane. L’iniziativa è realizzata dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con Cei, Arci, Unhcr e altre organizzazioni.

Gaza, violenze senza fine nonostante gli aiuti umanitari: l’allarme Onu


Senza pace – Attacchi aerei, bombardamenti e spari continuano a uccidere e mutilare civili a Gaza: lo ha detto la portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, Olga Cherevko, che ha spiegato come, dal cessate il fuoco, l’Onu ha portato quasi 200.000 tonnellate di aiuti e consegnato assistenza alimentare a oltre un milione di persone ogni mese.

“Accesso umanitario sicuro, duraturo e prevedibile; rimozione delle restrizioni alle organizzazioni umanitarie e all’ingresso di forniture, comprese quelle considerate ‘a duplice uso’; Rotte di movimento interne affidabili a Gaza; Finanziamenti costanti e sufficienti per consentire una ripresa rapida”: è quanto chiesto da Olga Cherevko, portavoce dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, durante un briefing con i giornalisti presenti a Gaza. L’incontro ha fornito l’occasione anche per fare il punto sulla situazione nella Striscia dove, ha detto la portavoce, “dal cessate il fuoco, l’Onu ha portato quasi 200.000 tonnellate di aiuti, consegnato assistenza alimentare a oltre un milione di persone ogni mese, nonché pasti caldi a 1,6 milioni di persone al giorno, riaperto decine di punti sanitari e creato centinaia di spazi di apprendimento temporanei. Stiamo facendo tutto il possibile per raggiungere le persone bisognose, ma i nostri risultati sono fragili e il divario tra i bisogni e ciò che può essere fornito in modo sicuro e costante rimane ampio”. Sul campo, ha aggiunto, “attacchi aerei, bombardamenti e spari continuano a uccidere e mutilare civili. Il freddo sta crudelmente mietendo la vita dei bambini. Metà di Gaza è ancora off-limits, mentre la maggior parte dei palestinesi rimane sfollata e vive in condizioni deplorevoli”. Cherevko ha ricordato che “le organizzazioni umanitarie stanno affrontando gravi limitazioni. I rifornimenti urgenti, tra cui alcuni articoli medici, strumenti per riparare le case, macchinari per la rimozione delle macerie e pezzi di ricambio, rimangono fortemente limitati. Le interruzioni delle telecomunicazioni complicano ulteriormente il coordinamento e la risposta alle emergenze. I danni a strade, magazzini, reti idriche e strutture sanitarie stanno limitando la nostra capacità di immagazzinare, distribuire e fornire assistenza dove è più necessaria”. Altri impedimenti all’azione umanitaria arrivano anche dalle “esigenze di coordinamento, dagli ordigni esplosivi e dalle infrastrutture danneggiate che limitano l’accesso a molte aree. Stiamo ancora lottando per raggiungere le comunità più vulnerabili, in particolare nelle aree vicine a dove continuano le operazioni militari. Le persone nei rifugi sovraffollati e nei luoghi di fortuna riescono a malapena a sopravvivere, mentre nuovi temporali minacciano di cancellare la scarsa protezione di cui dispongono”.