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Comunicare il sociale attraverso lo sport: due seminari a Roma con l’Ordine dei giornalisti

Roma, 10 gennaio – Territorio, valore sociale dello sport e nuovo racconto giornalistico saranno al centro di due seminari con riconoscimento di 6 crediti formativi che si terranno a Roma nei prossimi giorni. Come avvicinare cittadini e media? Orgoglio e coraggio individuale non bastano: come rilanciare la funzione sociale del giornalista?

Il primo seminario dal titolo “Abitare e raccontare il territorio. E non chiamatelo rischio del mestiere. Sport, deontologia e comunicazione sociale” è promosso da Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio e si terrà venerdì 12 gennaio, dalle ore 10 alle 14 presso lo Scout Center in largo dello Scautismo a Roma. Parteciperanno, in qualità di relatori, giornalisti e professionisti della comunicazione tra i quali: Maria Lepri, segretaria Odg Lazio; Paolo Borrometi, giornalista e presidente associazione Articolo 21; Beppe Giulietti, presidente nazionale Fnsi; Vincenzo Morgante, direttore Tgr Rai; Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai; Carlo Paris, corrispondente Rai Gerusalemme; Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale; Pasquale Mallozzi, giornalista e docente Università “La Sapienza” Roma. Il seminario verrà aperto da Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp.

Il secondo seminario, dal titolo “Il racconto sociale attraverso gli eventi sportivi valoriali. Il caso della Corsa di Miguel. Sport, deontologia e comunicazione sociale”, si terrà lunedì 15 gennaio allo IUSM (Istituto Universitario Scienze Motorie), Foro Italico, largo De Bosis 15, dalle ore 10 alle 14. Il seminario è organizzato da Corsa di Miguel, Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con l’Ussi e la partecipazione dà diritti a 6 crediti formativi per gli iscritti all’Odg. Parteciperanno, Guido D’Ubaldo, segretario dell’Odg nazionale; Valerio Piccioni, La Gazzetta dello sport; Luigi Ferrajolo, presidente Ussi; Angelo Carotenuto, La Repubblica; Donato e Aureliana Russo, “Fondazione Marta Russo”; Alberto Urbinati, Liberi Nantes; Franco Fava, giornalista; Elena Fiorani, Giornale Radio Sociale; Fabio Pigozzi, rettore Facoltà di Scienze Motorie.

Lo sport sociale dice no alle società sportive a fini di lucro

Continua a far discutere la proposta di istituire la figura della società sportiva dilettantistica lucrativa, prevista nel pacchetto sport della legge di stabilità. Il Forum nazionale del terzo settore ha diffuso un comunicato stampa: “Apprezziamo lo sforzo complessivo da parte del Governo nei confronti di alcune categorie sociali attraverso il cosiddetto “Pacchetto sport” inserito all’interno della Legge di Bilancio. Il provvedimento infatti prevede misure che favoriscono la partecipazione dei giovani migranti alle attività sportive e riconosce un sostegno importante all’impiantistica nelle periferie, scelte che valorizzano il ruolo dello sport come strumento di inclusione sociale, di integrazione culturale e di promozione umana.” E’ quanto dichiarato dalla portavoce del Forum nazionale del terzo settore, Claudia Fiaschi.

“Le attività dello sport dilettantistico italiano si reggono grazie all’azione entusiasta di centinaia di migliaia di volontari che operano nelle tante società sportive presenti in tutto il territorio nazionale e che sono impegnate ad assicurare, con continuità e a tutte le persone, a cominciare da quelle meno abbienti, e in ogni età della vita, il diritto alla salute, alla pratica motoria e sportiva. Socialità, relazioni e stili di vita attivi che rendono l’associazionismo sportivo dilettantistico un patrimonio di assoluto rilievo e un modello di riferimento nel nostro Paese e in Europa. Per questo esprimiamo perplessità in merito all’introduzione della figura di società sportiva dilettantistica “lucrativa”. Tale previsione aggiunge una nuova tipologia di soggetto a quelle esistenti e a quelle recentemente introdotte dalla riforma del terzo settore che già ci aveva spinto a richiedere un tavolo ad hoc interministeriale per armonizzare e coordinare le normative. Riteniamo urgente l’attivazione del tavolo per pervenire ad una efficace e coerente regolazione del settore”.

Venerdì 24 novembre gli Enti di promozione sportiva avevano diffuso un comunicato stampa in cui ribadivano “la propria preoccupazione e contrarietà alla figura della società sportiva dilettantistica lucrativa, prevista nel pacchetto sport della legge di stabilità – si legge nel comunicato – Indicano l’impresa sociale, già prevista dalla recente legge sul terzo settore 106/2016, come strumento per dare risposta alle esigenze di cui parla il ministro per lo Sport. Con questa nostra posizione vogliamo fare chiarezza circa alcune notizie che abbiamo visto circolare in questi giorni, lette su alcuni siti che fanno riferimento ad associazioni private e rilanciate da alcuni profili social”. Il comunicato è firmato da ACSI-Associazione Centri Sportivi Italiani; AICS-Associazione Italiana Cultura Sport; ASC-Attività Sportive Confederate; ASI-Associazioni Sportive Sociali Italiane; CNS LIBERTAS-Centro Nazionale Sportivo Libertas; CSAIN-Centri Sportivi Aziendali Industriali; CSEN-Centro Sportivo Educativo Nazionale; CUSI-Centro Universitario Sportivo Italiano; ENDAS-Ente Nazionale Democratico di Azione Sociale; MSP-Movimento Sportivo Popolare Italia; OPES-Organizzazione Per l’Educazione allo Sport; PGS
Polisportive Giovanili Salesiane; UISP-Unione Italiana Sport Per tutti; US ACLI-Unione Sportiva ACLI.

Bufale e fake news: come smascherare la cattiva informazione. Il 26 ottobre al Salone dell’editoria sociale

Bufale e fake news vengono spesso additate come un problema del web e dei social network. Se da una parte il business dei click alimenta propaganda politica e inserzioni pubblicitarie, i media mainstream sono protagonisti di notizie false. Dalla vicenda Ong ai presunti stupri di massa a Colonia, l’informazione televisiva e la carta stampata pubblicano news non verificate e che si rilevano successivamente false o parzialmente vere.

In questo scenario si aprono alcune domande: le fake news segnano anche lo stato di salute del giornalismo? Le bufale sono il sintomo di una mancata innovazione della professione e di tutti gli strumenti di comunicazione? Mettono al centro anche la questione della competenza e della qualità professionale?

Il Giornale Radio Sociale organizza un workshop a più voci all’interno del Salone dell’Editoria Sociale di Roma il prossimo 26 ottobre alle 12.30 negli spazi di Porta Futuro in via Galvani, 108. Intervengono: Paolo Foschi – Corriere della sera; Elisa Marincola – Articolo 21; Eleonora Camilli – Redattore Sociale. Modera Giuseppe Manzo – redattore Economia Giornale Radio Sociale.

Domenica 1 ottobre torna “Corri con Stefano”

Domenica 1 ottobre al Parco degli Acquedotti di Roma si torna a correre con Stefano. L’Uisp Roma organizza l’iniziativa insieme all’Associazione Stefano Cucchi Onlus per dire no alla violenza, per i diritti umani spesso calpestati e per chiedere verità e giustizia. Ma soprattutto per ricordare Stefano Cucchi, il ragazzo romano deceduto nel 2009, in circostanze tutt’altro che chiarite, dopo essere stato arrestato. Quest’anno il Memorial cadrà nel giorno del compleanno di Stefano, che avrebbe compiuto 39 anni.

Si può partecipare alla terza edizione del Memorial Stefano Cucchi in due modi: iscrivendosi alla prova competitiva di 6 chilometri, oppure partecipando alla prova non competitiva di 3 chilometri. A tutti i partecipanti verrà regalata la maglia celebrativa dell’evento. L’appuntamento è per le 10 all’ingresso del parco di via Lemonia, la partenza è fissata alle 10. Per informazioni e per le iscrizioni clicca qui
E’ possibile iscriversi alle due prove anche domenica 1 ottobre, direttamente sul campo gara, fino a mezz’ora prima della partenza, presso gli stand Uisp che apriranno alle 8. Il costo è di 7 euro per la competitiva e 5 euro per la non competitiva.

La giornata dedicata alla memoria di Stefano non si fermerà con la prova podistica: dalle 19 presso l’ex Dogana, in via dello Scalo di San Lorenzo 10, si alterneranno sul palco musica e contenuti, con i contributi di vari artisti che hanno aderito all’iniziativa. Il 13 ottobre avrà inizio il nuovo processo per la morte di Stefano Cucchi, un momento cruciale per la battaglia legale della famiglia e per un percorso di verità e giustizia che interessa l’intera società.

Tortura, l’Egitto blocca il sito di Human Right Watch

L’Egitto ha bloccato il sito di Human Rights Watch, dopo la pubblicazione di un dossier sulla tortura sistematica nelle carceri del Paese.
Secondo l’organizzazione, sotto il comando del presidente Abdel Fattah al-Sisi, le forze di polizia regolare e i funzionari della Sicurezza nazionale dell’Egitto sottopongono regolarmente a tortura i detenuti politici, facendo ricorso a varie tecniche come pestaggi, scosse elettriche, posizioni stressanti, e talvolta stupro.

Il rapporto documenta come le forze di sicurezza, in particolare i funzionari dell’Agenzia di Sicurezza nazionale, che fa capo al ministero dell’interno, facciano ricorso a tortura per forzare i sospetti a confessare o condividere informazioni, oppure per punirli. Accuse di tortura sono state comuni fin da quando al-Sisi, allora ministro della difesa, rovesciò l’ex presidente Mohamed Morsy nel 2013, dando il via a violazioni dei diritti di base su larga scala. La tortura è a lungo stata un male endemico all’interno delle forze dell’ordine egiziane, e proprio i dilaganti abusi da parte delle forze di sicurezza contribuirono ad accendere, a livello nazionale, le rivolte che portarono nel 2011 alla deposizione di Hosni Mubarak, leader di lungo corso, dopo quasi trent’anni.

Human Rights Watch ha intervistato 19 ex-detenuti e la famiglia di un ventesimo detenuto, torturati tra il 2014 e il 2016, oltre ad avvocati egiziani di difesa e per i diritti umani. Human Rights Watch ha anche studiato decine di rapporti sulla tortura realizzati da gruppi egiziani per i diritti umani e da organi d’informazione. Le tecniche di tortura documentate da Human Rights Watch sono state praticate in stazioni di polizia e uffici della Sicurezza nazionale in tutto il Paese, con l’uso di metodi praticamente identici, per molti anni.

Il rapporto completo  “‘We Do Unreasonable Things Here’: Torture and National Security in al-Sisi’s Egypt” si può leggere qui

Sport e ambiente: al via la campagna “Una pila alla volta”

Anche l’Uisp a sostegno della campagna “Una pila alla volta” per sensibilizzare sull’importanza della corretta gestione di pile e accumulatori: presentato a Roma, in vista della giornata europea della raccolta e il riciclo delle batterie di sabato 9 settembre, “Una pila alla Volta” il più importante progetto di comunicazione sul riciclo di pile e accumulatori portatili mai realizzato in Italia. La campagna, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è promossa dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) in partnership con Uisp-Unione Italiana Sport per Tutti e Civicamente. L’obiettivo è sensibilizzare ragazzi e ragazze sulla corretta gestione dei rifiuti di pile e gli accumulatori che non vanno gettati nella spazzatura indifferenziata ma piuttosto separati e portati negli appositi centri di raccolta. A spiegare questi semplici gesti sarà B.En. il robot che mette un’energia inesauribile nella raccolta differenziata e che si è guadagnato il titolo di mascotte della campagna. “Non c’è sport per tutti senza un ambiente salubre e non inquinato dove muoversi – ha detto Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, presente alla conferenza stampa – lo slogan che abbiamo scelto quest’anno è attività sostenibili, per sottolineare l’importanza della tutela ambientale e della salvaguardia del pianeta. Sfide importanti che chiamano tutti gli sportivi, a cominciare dai giovani, ad atteggiamenti responsabili. Anche le Nazioni Unite nei global goals specificano che lo sport è un importante fattore di promozione dello sviluppo sostenibile”.

Storia di Mohamed: dalla guerra al campo di pallacanestro

La storia di Mohamed Sissoko dimostra come possano nascere passioni e percorsi comuni da condividere con chi scappa da guerre, fame e terrore. Mohamed è nato 24 anni fa in un villaggio vicino Gao, nel nord-est del Mali a metà strada fra Niger e Algeria, e negli scorsi giorni ha ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Nel 2013 le milizie jihadiste fanno reclutamento intorno a Gao, una delle principali città del Mali. Momo viene scelto, ma scappa dal campo e fugge dal Paese, prima in Algeria e poi in Libia. Un lungo viaggio per arrivare in Italia, passando dalle prigioni libiche. Arriva in Italia a bordo di uno scafo di fortuna all’inizio del 2015, dopo quasi due anni di viaggio.

Passano poche settimane e la sua strada si incrocia con quella di Valdo Di Nolfo, fondatore della Gabetti Alghero, una società di pallacanestro del campionato Uisp. “Ero andato a trovare i ragazzi del centro per intraprendere un percorso di integrazione. Il giorno dopo tre di loro sono venuti ad allenarsi con noi al palazzetto. La settimana successiva è rimasto solo Momo”. Da quel momento ha iniziato ad allenarsi ogni giorno, raggiungendo il campo con la sua bicicletta.

Mohamed Sissoko è un ragazzo di 24 anni che ne ha viste parecchie, ma è anche un giovane come tanti altri. È appassionato di calcio, tifa Real Madrid e Cristiano Ronaldo. Ama il rap, come quello del musicista franco-marocchino La Fouine. E ha costruito sul parquet la propria passione per il basket.

Nelle motivazioni che hanno portato il tribunale a concedere il permesso di soggiorno si legge chiaramente che “significativa rilevanza deve essere attribuita al processo e alla buona volontà di integrazione che ha dimostrato il ricorrente in Italia”. E qui il ruolo dello sport: “il richiedente risulta ben inserito nella squadra di pallacanestro Gabetti Alghero in cui gioca dal 2015”. Prima di alloro Momo aveva solamente giocato a calcio, vero sport nazionale del Mali. Sono bastati pochi mesi per rendere il giovane ragazzo maliano un idolo di tutta la tifoseria di Alghero. “Dopo neanche due mesi di allenamento ha iniziato a giocare in partita e non ha mai mancato un appuntamento. Dopo un anno e qualche mese dimostra in campo una fisicità e una capacità di gioco invidiabili”, scrive ancora il giudice.

La pallacanestro per Mohamed Sissoko è stato il motore di un’integrazione a 360 gradi. Ha frequentato la scuola serale ottenendo la licenza media, e ha iniziato a lavorare. “Il suo sogno è quello di fare il mediatore culturale”, spiega il capitano e fondatore della Gabetti Alghero Valdo Di Nolfo. Già adesso il ragazzone maliano di 195 centimetri collabora con la cooperativa che gestisce il centro di accoglienza. Proprio lo stesso centro di accoglienza che lo ha abbracciato e aiutato in un momento difficile.

Grazie al suo contributo in campo intanto la Gabetti Alghero ha raggiunto le finali nazionali Uisp, svoltesi a giugno a Pesaro. Adesso però hanno messo gli occhi sul talento di Sissoko anche squadre di serie superiori. “Saremo contenti di lasciarlo andare – spiega Di Nolfo – ma vedremo cosa vuol fare lui, perché il suo sogno è quello di fare il giocatore di pallacanestro, ma anche e soprattutto di fare il mediatore culturale”. Per i prossimi ventiquattro mesi Momo avrà ancora la protezione umanitaria, resterà dunque in Sardegna con la sua carta d’identità da cittadino maliano rilasciata dal comune di Alghero. Più partite giocherà, più sarà mediatore culturale. Sul campo. (Fonte: www.fanpage.it)

Lo Yemen lotta contro il colera

Il popolo dello Yemen continua ad essere colpito da una crisi umanitaria senza precedenti e per lo più causata dall’uomo. Nonostante le sofferenze, gli yemeniti stanno portando avanti ogni giorno una lotta contro diarrea acquosa acuta e colera, che adesso sta dando risultati positivi.

Grazie ad una risposta senza pari degli operatori locali, supportati da ONG internazionali e dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite, il numero settimanale di nuovi casi riportati è diminuito di un terzo dalla fine di giugno. Operatori sanitari, per l’acqua e per i servizi igienici – che non hanno ricevuto retribuzione per oltre 10 mesi – stanno lavorando instancabilmente per fermare l’epidemia, che resta la peggiore al mondo con oltre 550.000 casi sospetti e oltre 2.000 morti registrate associate alla malattia da aprile. Oltre la metà dei casi sospetti sono bambini.

Gli sforzi collettivi per curare i malati e migliorare i sistemi idrici e i servizi igienico sanitari hanno contribuito a rallentare la diffusione della malattia.

“Abbiamo avuto difficoltà per curare il numero di pazienti che sono venuti da noi – molti dei quali in condizioni gravi,” ha dichiarato Nahla Arishi, Vice Direttore e Responsabile del centro di cura del colera all’Ospedale Alsadaqah ad Aden. “L’ospedale è affollato e abbiamo scarsa disponibilità di letti e medicine di base. Non posso chiudere le porte dell’ospedale e non accettare i bambini perché non ci sono abbastanza letti – sono un dottore e una madre.”

Una campagna di sensibilizzazione per il colera a livello nazionale è attualmente in corso, sono stati mobilitati oltre 40.000 volontari porta a porta e hanno raggiunto fino ad ora oltre 2,7 milioni di famiglie – approssimativamente l’80% delle famiglie in Yemen.
“Molti dei bambini che ho visitato nelle loro case sono magri e deboli,” ha dichiarato Muthab Alburaik Salem, volontario della comunità che sta lavorando alla campagna. “È fondamentale diffondere informazioni tra le comunità vulnerabili per evitare ulteriori sofferenze. Ho paura che mio figlio possa essere esposto alle malattie – curo tutti bambini con cui lavoro in Yemen come se fossero figli miei”, ha aggiunto Muthab, madre di due figli.

Nonostante questi recenti progressi, la fine della lotta contro il colera è ancora lontana. Tra continue violenze, i sistemi idrici e i servizi igienici al collasso e oltre la metà delle strutture sanitarie nel paese fuori uso, almeno 15 milioni di persone sono tagliate fuori dall’accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari di base. Il Paese resta ancora sull’orlo della carestia, si stima che circa 385.000 bambini stiano soffrendo di malnutrizione acuta grave, essendo in questo modo esposti maggiormente a rischio di diarrea acquosa acuta e colera.

 

Un’app per mappare le barriere architettoniche

Continua lo sviluppo del progetto Kimap, l’App in aiuto ai disabili promossa dalla start up Kinoa.

 

Kimap, pensata per facilitare gli spostamenti dei disabili in sedia a rotelle, dopo i primi test avvenuti in primavera, ha rilasciato la versione gratuita su Apple Store e Google Play Store, liberamente scaricabile da chiunque voglia mappare le strade e le barriere architettoniche del proprio Comune o della propria città.

A luglio è stato organizzato a Firenze – spontaneamente dagli stessi utenti dell’App – il primo evento di crowdmapping in Italia: una mappatura delle strade del centro storico effettuata dagli utenti stessi con il semplice utilizzo di Kimap. Oltre a Firenze in molti Comuni stanno nascendo piccoli gruppi di Kimappers (community di utenti di Kimap): Arezzo, Lucca, Siena per restare in Toscana, Milano, Genova, Napoli, Roma, Ferrara Padova, Cagliari e Viterbo per segnalare le principali realtà italiane. Ma un dato rilevante è che l’app è stata usata anche all’estero, in modo particolare a Londra, Cracovia, Praga infine a Cipro, in Vietnam e negli Stati Uniti.

Aumentano le città dove viene utilizzata Kimap e crescono anche i dati: chilometri di strade percorsi, dati sul terreno rilevato in automatico e segnalazioni precise: barriere architettoniche, ostacoli, punti di interesse e pendenze impegnative. I kimappers attivi in Italia in meno di due mesi hanno rilevato oltre 570 barriere e ostacoli insormontabili in oltre 640 km di strade mappate a partire da 10 giugno 2017, giorno del debutto di Kimap su Android (su Apple Store è arrivata qualche settimana dopo).

“Gattamelata”, il premio alla solidarietà

Il Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova ha aperto le candidature per la tredicesima edizione del Premio ‘Gattamelata’, un Premio unico nel suo genere e nato per valorizzare, in occasione della Giornata internazionale del volontario, quanti si impegnano in azioni di solidarietà.

Nelle dodici edizioni del Premio, il Centro Servizio Volontariato ha avuto la possibilità di consegnare 49 premi a volontari, associazioni, aziende e istituzioni del territorio provinciale e nazionale. Tra i premiati figurano l’Università degli Studi di Padova, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Fondazione no profit di Poste Italiane, Associazione Informatici Senza Frontiere, Associazione Nuova Solidarietà di Reggio Calabria.

“Padova deve ritornare ad essere punto di riferimento nazionale per il mondo del sociale – afferma Emanuele Alecci, presidente CSV Padova – e il Premio Gattamelata è uno degli strumenti che il CSV Padova ha sviluppato per raggiungere questo scopo. Credo sia di fondamentale importanza valorizzare chi si impegna per costruire comunità più solidali, anche nel mondo profit e istituzionale. Il Premio è inoltre prestigioso per il coinvolgimento di artisti locali nella rappresentazione del Gattamelata di Donatello, simbolo per eccellenza di Padova”.

Il regolamento del Premio prevede che siano premiate quattro categorie di soggetti che si sono distinti nel corso del 2017 per l’attività di impegno sociale e di solidarietà:
– VOLONTARIO, che si sia distinto con il proprio operato;
– ASSOCIAZIONE, operante prevalentemente con il lavoro di volontari;
– IMPRESA, che abbia promosso o attivato iniziative di sostegno del volontariato e della solidarietà rivolte ai propri dipendenti e/o alla cittadinanza;
– ISTITUZIONE, che si sia fatta promotrice di progetti o azioni rivolti a migliorare o salvaguardare la qualità della vita ambientale e/o sociale del proprio territorio.

Le candidature, corredate da motivazione e breve presentazione del candidato, dovranno pervenire via posta, e-mail o fax al Centro di Servizio per il Volontariato provinciale di Padova, entro e non oltre venerdì 10 novembre 2017 e possono essere presentate da associazioni, cittadini, imprese, enti pubblici o privati. Non sono ammesse autocandidature.