Archivio Elena Fiorani

Tra due mesi torna la Move Week: l’Europa si mette in moto!

di Elena Fiorani


banner_300x250moveweekMeno due mesi: parte il countdown per la terza edizione della MOVE Week. Il più grande evento europeo di sportpertutti, organizzato da ISCA (International Sport and Culture Association) e coordinato in Italia dall’Uisp, si terrà dal 29 settembre al 5 ottobre, con iniziative in tutta Europa. MOVE Week è l’evento di punta della campagna NowWeMove, il cui obiettivo è combattere la sedentarietà e rendere “100 milioni di cittadini europei in più attivi entro il 2020”.

Quindi dal 29 settembre, tutti giù dalla poltrona! Tante le iniziative organizzate per promuovere il movimento e i suoi benefici: a due mesi dall’inizio dell’iniziativa sono già confermati 12.000 partecipanti, grandi e piccoli, e oltre 550 volontari coinvolti nell’organizzazione. Partner nazionale dell’evento sarà l’ANCI (Associaizone Nazionale Comuni d’Italia).

Il 20 settembre ci sarà l’anteprima della MOVE Week con un Flash mob europeo, che vedrà più di 50 gruppi celebrare il movimento con una coreografia animata in oltre 30 paesi d’Europa in contemporanea. La Move Week è stata lanciato per la prima volta nel 2012, ottenendo nell’edizione “zero” il grande risultato di oltre 120 eventi in 23 Paesi differenti. Nel 2013 la MOVE Week in Italia, coordinata dall’Uisp,ha raggiunto la numeri importanti, con oltre 17.000 partecipanti e 1.500 volontari coinvolti.

Ad oggi, a due mesi dall’evento, sono già più di trenta gli eventi previsti in 26 città italiane, tra cui segnaliamo a Bologna “1 km in salute”: nei parchi cittadini dove si svolgerà l’evento, sarà presente un percorso piano di 1 km con 10 tabelle che riporteranno il tempo progressivo e la giusta velocità per percorrerli; operatori Uisp somministreranno alle persone un semplice test per conoscere la giusta intensità personale. A Sassari “Yes we move!”: l’evento prevede sport outdoor (canoa, surf, vela trekking, arrampicata, skateboarding) all’interno di un camping sul mare. A Biella “Le due carceri”: gara podistica che attraverserà le vie cittadine e il verde dei parchi, in 6 km che partiranno dalla Casa circondariale e attraverseranno il quartiere piazzo, sede del vecchio carcere e il parco del Bellone. A Manduria (Ta) “A spasso nel tempo dalla transumanza alla perdonanza nelle vie del vino e dell’olio”. Un invito al viaggio ed al movimento, passeggiando nell’antico tratturo (le via d’erba lungo la quale avveniva la transumanza), tra “pajare”, “furnieddri”, “caseddri” (costruzioni in pietra a secco della civiltà contadina) e riti, credenze e pratiche di culto della religiosità contadina e pastorale per l’Indulgenza delle pene temporali.

E ancora passeggiate in bicicletta, camminate e esibizioni sportive nelle piazze di decine di città.

Aggiornamenti: moveweek.eu e www.isca-web.org

Tutti di corsa per i bambini malati

di Elena Fiorani


helpSoleterre è un’organizzazione umanitaria laica e indipendente che opera ogni giorno per garantire i diritti inviolabili degli individui nelle “terre del sole” realizzando interventi in ambito sanitario, educativo, psico-sociale, della creazione di lavoro. #WeCanHelp è l’iniziativa che ha l’obiettivo di percorrere 40.075 Km in giro per l’Europa, per “difendere insieme il diritto alla salute dei bambini“. L’iniziativa è rivolta prevalentemente ai runner che potranno partecipare e sostenere i progetti di Soleterre attraverso le loro donazioni, infatti verrà chiesto ad ogni corridore di donare, per ogni Km percorso, un euro ai progetti di Soleterre. In più, chiunque potrà decidere se contribuire con una donazione spontanea in base alle proprie possibilità.

Sul portale internet (http://wecanhelp.soleterre.org/) sarà possibile non solo trovare le informazioni utili sulle modalità di partecipazione e sui progetti di Soleterre che saranno sostenuti, ma anche condividerei i chilomentri percorsi da tutti i runner e postare i selfie dei partecipanti con la maglietta ufficiale della corsa.

I fondi raccolti verranno dedicati a sostenere il “Programma internazionale di oncologia pediatrica a favore di oltre 8.000 bambini malati di cancro in cinque paesi, Ucraina, Marocco, Costa d’Avorio, India e Italia”, alle attività di intervento in “Uganda a favore di oltre 3.200 bambini malati tra 0 e 5 anni” e alle operazioni di sostentamento in “Repubblica Centrafricana e in Repubblica Democratica del Congo in favore dei bambini malnutriti”.

La prima data è venerdì 18 luglio a Copenaghen in Danimarca.

Giochi per tutti

di Elena Fiorani


oarco8La battaglia di Iacopo Melio #vorreiprendereiltreno incontra l’attenzione dei media e l’adesioni di cittadini, politici ed amministratori. Anche il presidente di Cesvot, Federico Gelli, ha accolto l’invito ed ha “rilanciato” cogliendo l’occasione per ricordare ai Comuni della Toscana di attuare i Peba, Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Infatti solo il 18,8% dei Comuni, malgrado le risorse a disposizione, ha rispettato la legge ed attuato progetti per migliorare l’accessibilità delle città.

In Italia vivono oltre 4 milioni di persone con disabilità. Molti di loro sono bambini, categoria per la quale trovare dati certi, omogenei e significativi è molto difficile, anche secondo l’ultimo rapporto Unicef. Sicuramente sappiamo che gli studenti disabili sono circa 215 mila, che un’aula su quattro non è a norma e che solo uno studente su due partecipa alle attività extra scolastiche.
Iacopo vorrebbe prendere il treno, alcune mamme invece vorrebbero far giocare i loro bambini disabili nei parchi giochi, con i loro amici. Nasce così un’altra battaglia “Parchi per tutti” lanciata da Claudia Protti e Raffaella Bedetti di Santarcangelo di Romagna. La questione è la stessa. Ma la declinazione della rivendicazione è tanto ovvia quanto nuovissima: rendere accessibili ed usufruibili a tutti i parchi giochi. Anche ai bambini disabili.
Claudia Protti ci racconta del diritto al gioco, troppo spesso negato, e della necessità di ampliare i parchi con giochi “inclusivi”. leggi la sua intervista. Ma ci dimostra anche che è possibile invertire la rotta dell’indifferenza che esclude e discrimina. Idee chiare, determinazione, collaborazioni fra enti, amministrazioni sensibili. Questi gli ingredienti necessari.
Sì, perché i giochi inclusivi esistono ed esistono anche delle Linee guida per costruire parchi giochi accessibili. Il problema è che in Italia sono veramente pochi i parchi giochi che sono stati pensati per tutti i bambini, abili e disabili.
Pensate che in tutta la città di Firenze, per quello che ci risulta, esistono soltanto due altalene accessibili. Ed in Toscana bastano le dita di una mano per contare le aree gioco inclusive. Cari Sindaci, forse le mamme di Romagna possono insegnarci qualcosa. (Fonte: Pluralweb, rivista online Cesvot)

Parte il primo campionato nazionale di calcio a 5 per atleti Down

di Elena Fiorani


Calcio-a-5CoorDown onlus, Fisdir e la Fondazione Più di un sogno promuovono, presso gli impianti dell’Asd Gabriella Vivalda onlus di Bosco di Zevio (Ve), il primo Campionato nazionale di calcio a cinque completamente dedicato agli atleti con sindrome di Down: un appuntamento nato per dare impulso ad una nuova forma di socializzazione e per ribadire il diritto allo sport di tutte le persone con disabilità. L’appuntamento è da venerdì 4 luglio fino a domenica 6 luglio.

“La felicità e il benessere delle persone con sindrome di Down dipendono dall’inclusione nella società e dalla possibilità di poter esercitare i propri diritti – scrivono in una nota i promotori -: un percorso scolastico di qualità, i necessari interventi riabilitativi, la possibilità di trovare un lavoro e di praticare sport, come chiunque altro”. Tre le squadre che si sfidano: Asd Parco de Riseis di Pescara, l’Associazione Trisomia21 Onlus di Firenze e l’Associazione Down Onlus di Torino.

L’idea nasce dopo anni di fruttuose collaborazioni tra CoorDown e Fisdir, già protagonisti negli scorsi anni di importanti eventi, e ha l’obiettivo di favorire una concreta diffusione dell’attività sportiva tra le persone con disabilità, di fornire alle famiglie i punti di riferimento per poter avviare i propri figli alla pratica di una disciplina e di consentire agli operatori del settore di avvicinarsi con la giusta competenza per riconoscere le potenzialità di ogni atleta. I benefici che ogni ragazzo con sindrome di Down può trarre da una buona attività fisica sono evidenti sia a livello fisico che psichico: la pratica sportiva favorisce la socializzazione e l’acquisizione di una maggiore autonomia ed è il momento in cui ogni ragazzo con sindrome di Down ha la possibilità di confrontarsi con gli altri, anche con i propri limiti, imparando a rispettare le regole e il giusto impegno.

Anche per il presidente Fisdir Marco Borzacchiniquesti momenti di incontro sono una chance per i ragazzi con disabilità, che aspettano solo di dimostrare le loro qualità: “In Italia il numero degli atleti con sindrome di Down è altissimo e Fisdir, grazie al lavoro delle società e delle delegazioni regionali sul territorio, mira a una crescita esponenziale nei prossimi anni. Questi numeri sono punti di partenza sui quali poter lavorare e dai quali poter partire per nuove e interessanti avventure come l’integrazione nel Campionato nazionale di calcio a cinque, a partire dal 2015, di una squadra interamente composta da persone con sindrome di Down”. “Oltre all’importanza del benessere fisico, ogni attività sportiva – aggiunge il presidente CoorDown Onlus Sergio Silvestre- porta con sé delle precise regole e dinamiche di autodeterminazione che consentono ai ragazzi di interagire, di mettersi in gioco e di esprimere se stessi e le loro grandi potenzialità. Quello che noi auspichiamo è che in futuro siano sempre più le società sportive in grado di integrare atleti con sindrome di Down sia in discipline individuali che di squadra”.

Anche i calciatori del Brasile sfruttati

di Elena Fiorani


torcidabotafogo_bomsenso-thalessoares-1Il Mondiale di calcio del Brasile è iniziato. La partita di apertura si è svolta e, in un modo o nell’altro, la squadra di casa ha vinto, ma sono ancora molti i punti oscuri e i motivi di preoccupazione legati alla manifestazione. Non bastasse l’ormai infinita ondata di protesta dei movimenti sociali in Brasile contro il modo in cui è stato organizzato il Mondiale, esce sempre più alla luce del giorno la precarietà dei lavoratori del pallone nel paese penta campione del mondo. Si è saputo in questi giorni che molti calciatori semplicemente non vengono pagati dalle loro società, nonostante negli 80 club più importanti siano sottoposti a calendari sportivi massacranti. Oltre 500 calciatori, invece, che giocano nei club meno rappresentativi, rimangono fermi quasi tutto l’anno. Dinanzi a tanta disuguaglianza, ci si arriva a chiedere: c’è buon senso nel calcio brasiliano?

La risposta è sì, e si chiama proprio Bom Senso Futebol Clube. È un gruppo creato nel settembre 2013 per occuparsi dei diritti dei calciatori, nonché dei tifosi e dello sport in genere. Come più di trent’anni fa, quando la Democrazia Corinthiana di Sòcrates, Wladimir e Walter Casagrande disturbo la pace sia dei dirigenti dei club che della stampa sportiva conservatrice, in Brasile, il Bom Senso non fa che ricevere critiche da tutte le parti, nonostante l’impegno profuso. Per esempio, è bastato che io calciatori provassero a protestare contro l’aggressività delle tifoseria e contro tutti gli altri problemi stando fermi in campo per 30 secondi, l’anno scorso, per scatenare un putiferio.

Stanchi di non essere ascoltati dai dirigenti, i ragazzi del Bom Senso – ormai una realtà a cui hanno aderito 1200 atleti – hanno firmato una proposta di legge per la responsabilità fiscale delle società calcistiche, e un paio di altre misure per riportare fair play e trasparenza nel calcio brasiliano. Per rafforzare il loro impegno, la settimana scorsa un gruppo di 12 atleti del BSFC sono andati a Brasilia per parlare con la presidentessa Dilma Roussef, tentando di sensibilizzarla riguardo la loro precarietà, dovuta alla cattiva gestione del calcio brasiliano.

Dal 6 all’8 giugno a Bologna TheJamBo: freestyle urban park

di Elena Fiorani


TheJamBoIn quale direzione va lo sport giovanile? La Uisp risponde con la formula Try&Enjoy, ovvero prova e divertiti. Per tre giorni, dal 6 all’8 giugno, l’associazione di sportpertutti sarà presente a TheJamBo e animerà gran parte degli spazi della della Fiera di Bologna con le attività urban freestyle, ovvero skate, parkour, tricking, speedbol, albering, bike, half pipe, basket. In un mix di sport e musica, arte metropolitana e incontri pubblici sarà possibile scoprire e provare queste nuove espressioni di movimento, che vengono considerate uno stile di vita dalle crew di praticanti, sparse in tutto il mondo. Per tre giorni il padiglione 35 e l’area 48 della Fiera di Bologna si trasformeranno in 10.000 metri quadrati di sportpertutti. Verranno allestite pedane e strutture in grado di accogliere queste attività sportive, con una scenografia di ambientazione urbana.

Gli urban freestyle sono sport? “Penso proprio di sì visto che ne hanno tutte le caratteristiche – risponde Alberto Cei, psicologo – sono espressioni elevate di movimento. Implicano dei rischi e quindi presuppongono un’elevata attenzione, rapida capacità di decisione, oltre a coordinazione ed equilibrio. Ci sono poi altre componenti, come quella di sapersi adattare ad un ambiente mutevole”.

“Chi pratica questo tipo di attività sportive, penso al parkour ad esempio, ha imparato a muoversi sapendo assumersi una dose calcolata di rischio – risponde Cei che venerdì 6 giugno a TheJamBo, coordinerà la tavola rotonda Uisp sulle realtà europee di freestyle – Inoltre sono attività eccitanti, nelle quali si tratta di gestire la parte emozionale evitando che prenda il sopravvento. Una delle cose che mi incuriosisce di più è la capacità di apprendere da soli la pratica di queste attività. Il fatto di poterle esercitare all’aperto e nelle strade rappresenta una forma di riappropriazione di spazi della città. Un po’ come avveniva quando eravamo bambini, negli anni ’60, quando si poteva giocare liberamente in strada”.

Che cosa avviene nel resto d’Europa? Da questo interrogativo partirà l’Uisp nella sua tavola rotonda: qual è l’atteggiamento delle istituzioni in città nelle quali queste attività giovanili vengono favorite e non ostacolate? Venerdì 6 giugno la presenza Uisp a TheJamBo si aprirà, infatti, con una tavola rotonda dal titolo “Freestyle urban movement: realtà a confronto”, con la presenza di “Sk8boarder ASBL” (Bruxelles), Team Jiyo (Danimarca), Jump’in City (Lione) e KRaP (Italia). Si confronteranno con loro lo psicologo sportivo Alberto Cei, il presidente Uisp Vincenzo Manco, la giornalista Agnese Ananasso e vari amministratori pubblici. Diretta streaming sul sito Uisp dalle 16.30 alle 17.30.

Socializziamo con lo sport

di Elena Fiorani


socializzandogiocoUna grande varietà di sport: calcio, pallavolo, basket, arti marziali, scherma, rugby, lezioni di Triathlon. E ancora: danza, teatro, mostre-mercato, animazione per bambini. Arriva a Formia “Socializziamo con lo sport”, la quindici giorni di eventi sportivi e ricreativi in programma dal 31 maggio al 15 giugno nel campo polivalente dell’Istituto Comprensivo “Vitruvio Pollione” di Formia. La manifestazione è organizzata dal Comune di Formia in collaborazione con il Consorzio Parsifal ed è rivolta a tutti, ma soprattutto ai ragazzi dei centri diurni del territorio, i veri protagonisti. Sorridenti, entusiasti di gareggiare, oltre i propri limiti, oltre gli steccati sociali. Sulle proprie gambe o in carrozzella, bambini, anziani, disabili e non: la voglia di competere senza essere contro nessuno. Tutti in campo, proprio tutti!

La manifestazione è partita sabato 31 maggio e andrà avanti fino al 15 giugno: cinquanta tra tornei e dimostrazioni, ben venti le discipline sportive, anche grazie alla massiccia adesione delle associazioni sportive e culturali della città. “Teniamo tanto a questa manifestazione – ha sottolineato l’assessora ai Servizi sociali Eliana Talamas -. Grazie al consorzio Parsifal, abbiamo pensato di unire in un unico evento sport e sociale. Ci riempie di orgoglio, l’obiettivo è di continuare anche nei prossimi anni. Ci saranno tornei di ogni sport, manifestazioni e intrattenimento. Lo sport è uno straordinario strumento di inclusione, un diritto di tutti che siamo fieri di poter garantire”. “La ricchezza di questa esperienza – ha sottolineato il sindaco Sandro Bartolomeo – sta nel coinvolgimento di tanti ragazzi con diverse abilità che altrimenti non avrebbero la possibilità di fare sport. Mi piace anche l’idea di fare tutto nel centro della città, nell’area antistante la torre di Mola. Area ampia che può dare a tutti la possibilità di esserci e vedere che tante persone ci sono. Conosco molte delle persone che hanno partecipato all’organizzazione dell’evento e sono certo che avremo un ottimo risultato”.

Carlo Ancelotti vince il Premio Bearzot dell’UsAcli

di Elena Fiorani


Paris Saint-Germain FC v AC Milan - Dubai Challenge CupDopo aver vinto la Champions League con il Real Madrid, Carlo Ancelotti oggi è a Roma per ritirare il Premio Enzo Bearzot: il premio, giunto alla quarta edizione, gli è stato assegnato dall’Unione Sportiva Acli. Il Premio Bearzot consiste in una somma di 5.000 euro da devolvere a un’associazione benefica. Ancelotti ha deciso di donarli alla Fondazione Borgonovo.

“In un momento di affanno e di crisi come quello che affligge ora il pallone italico – ha detto Marco Galdiolo, presidente delle Us Acli, spiegando le ragioni del premio al tecnico del Real – Ancelotti, con la sua pacatezza e la sua capacità di vincere mantenendo sempre uno stile autentico e genuino, è la migliore immagine che l’Italia può regalare al mondo del calcio”.

Arcigay sponsorizza una squadra di rugby di Ferrara

di Elena Fiorani


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La squadra di Ferrara sponsorizzata da Arcigay

I ragazzi della Cus Ferrara Rugby, team che milita nella serie B italiana avevano formato una nuova squadra per partecipare a un torneo internazionale di rugby a sette che si disputerà in Germania il prossimo autunno, ma avevano bisogno di uno sponsor. E un loro amico, militante di Arcigay, suggerisce: chiedete alla mia associazione. Così, per la prima volta nella sua storia, la più importante comunità Lgbt italiana fa da sponsor a una formazione sportiva. Da una parte l’aiuto economico, poche centinaia di euro per pagare le spese. Dall’altra un gruppo di giocatori che scenderà in campo indossando maglie color arcobaleno e porterà avanti una campagna contro l’omofobia fuori e dentro i rettangoli di gioco. Al centro lo sport. E per una volta, visti i tempi, la sua parte più sana.

Si chiameranno “The Roosters”. I galli o galletti. Uno di loro è Alberto Fogagnolo, ha 28 anni, nessun problema, per lui e i suoi compagni, nel portare sul petto i colori rainbow e la scritta “Arcigay” bene in mostra. E forse non è una scelta così scontata: «In Australia le campagne contro l’omofobia si fanno da tempo. E negli anni passati, alcune glorie del rugby hanno fatto coming out». Per questo Alberto e i suoi compagni saranno in piazza San Nicolò a Ferrara, sabato 17 maggio, in occasione della giornata mondiale contro l’omofobia. Allestiranno un banchetto per raccogliere fondi e faranno scegliere alla gente quale modello di divisa indossare per la spedizione in Germania, tra una serie di bozze disegnate in questi giorni.

Il numero uno di Arcigay Flavio Romani è stato il primo a sostenere l’iniziativa: “Si sono offerti loro, questi sono gesti di civiltà che fanno bene. Segnali piccoli, ma che spingono a dire: io da che parte sto? Come la penso sull’omofobia?”.

Inter e Special Olympics avanti insieme

di Elena Fiorani


calcio1Continua la collaborazione tra l’Inter e Special Olympics. Martedì 13 maggio alla Pinetina è stata una giornata particolare con gli atleti di Special Olympics che hanno sfidato in una partita, sui campi solitamente utilizzati dai nerazzurri, alcuni atleti di Mazzarri in un match amichevole. Per l’Inter sono scesi in campo Jonathan, Ranocchia, Nagatomo, Kovacic, Guarin, Zanetti e Beppe Baresi contribuendo a creare un clima divertente e piacevole.

L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa nella quale Alessandra Palazzotti, direttore nazionale di Special Olympics Italia, ha parlato ai giornalisti: “Questo clinic si inserisce nell’European football week in cui ognuno dei 58 Paesi che sostengono il progetto organizzeranno eventi. Dal 17 al 25 maggio ci saranno iniziative anche nelle scuole. Il nostro obiettivo è lavorare sulla testa dei giovani per far capire quanto è importante la diversità. L’Inter è Global Ambassador di Special Olympic dona maglie da mettere all’asta, ma ha anche organizzato questo clinic importante. Una decina di nostri atleti si alleneranno con l’Inter portando un messaggio di grande speranza e solidarietà”.

Bedy Moratti, presidente del Centro coordinamento Club, ha presenziato all’evento: “È un onore sostenere Special Olympics e certe iniziative sono importanti per molte persone”. Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con disabilità intellettiva. Special Olympics è riconosciuto dal CIO e i suoi atleti sono adottati in . In Italia Special Olympics è attiva da 30 anni e opera in tutte le regioni preparando i suoi atleti per i più svariati sport.