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Il lavoro fa manovra


Le imprese che assumeranno a tempo indeterminato donne e giovani under 35 potranno dedurre dall’Irap 10.600 euro per ogni lavoratore. Lo sconto sale a 15.200 euro per il Sud. Ascoltiamo il giudizio di Michele De Angelis, vicepresidente della cooperativa Gesco “questo settore avrà un favorevole impatto. La quota Irap da versare incide particolarmente per le organizzaziono no profit e inciderà per la defiscalizzazione dell’Ires e quindi nella tragedia di questa manovra, questa è una buona notizia. Nei lavori di cura, soprattutto nelle organizzazioni meridionali, sono impegnate quasi solo donne, nei servizi sociali, quindi è sicuramente una buona notizia, fermo restando che chiediamo un incremento del fondo Nazionale Politiche Sociali”.

Oltre la crisi


Secondo i dati Istat, il volontariato rappresenta lo 0,7% del Pil italiano, ovvero 7.779 milioni di euro, pari a poco meno di un terzo della manovra correttiva del governo Monti. Una cifra che, sommata al totale del valore della produzione di tutte le organizzazioni di Terzo settore, porterebbe a quantificare la ricchezza prodotta dall’intero settore non profit in Italia al di sopra del 4% del prodotto interno lordo.

“Salva Italia”


Così è stata ribattezzata dal premier Monti la manovra appena approvata dal consiglio dei ministri. Provvedimenti per 30 miliardi di euro, cifra che servirà a ridurre il deficit pubblico e per finanziare interventi in favore della crescita economica. Almeno 12 miliardi di euro di nuove tasse e nuova riforma delle pensioni: spariscono quelle di anzianità e scatta il calcolo dell’assegno con il sistema contributo pro-rata per tutti.

Un paese responsabile


Il Censis presenta il rapporto sulla situazione sociale del paese: come in altri passaggi storici, anche oggi c’è una responsabilità collettiva. Il 57,3% degli italiani è disposto a sacrificarsi per l’interesse generale. La maggioranza (due su tre) fa ancora perno sulla famiglia.

Nodo pensioni


Il nuovo governo Monti verso la riforma, ma l’equità sociale rischia di rimanere un’utopia. Secondo una simulazione della Associazione Artigiani Piccole Imprese di Mestre, infatti, chi prende 20mila euro netti all’anno vedrà sfumare un aumento di 500 se salta l’aggancio all’inflazione.

Gli immigrati fanno “impresa”.


Uno studio commissionato dal Cnel fotografa la realtà del migrante imprenditore. L’identikit? Ha studiato nel Paese di origine, è emigrato in Italia a 24 anni, ha lavorato prima come dipendente, ha avviato l’attività imprenditoriale a 33 anni. La maggiore concentrazione è al Nord, il record è in provincia di Prato.

Cento punti per ripartire


Sono le proposte di Sbilanciamoci presentate oggi a Roma. Che vanno dalla lotta all’evasione fiscale alla tassa patrimoniale sui beni superiori ai 500mila euro. Dal rispetto dei beni comuni alle agevolazioni in materia di green economy. Ascoltiamo Giulio Marcon, portavoce della Campagna.

Rivoluzione verde


Oltre il 23% delle imprese italiane nella crisi punta sulla Green Economy. È quanto emerge nel Rapporto GreenItaly 2011 di Symbola e Unioncamere. Non un settore legato solo ai comparti ambientali: la peculiarità della green economy italiana, infatti, sta proprio nella riconversione in chiave ecosostenibile dei settori tradizionali dell’industria.