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Chi sì e chi no


Il Parlamento turco ha approvato un nuovo regolamento penale che consentirà a circa 90 mila detenuti di uscire dal carcere prima dei tempi previsti dalle condanne, per limitare il pericolo di contagio da Covid-19. L’iniziativa però non riguarderà gli oppositori politici, i giornalisti e gli attivisti incarcerati negli ultimi quattro anni per aver criticato l’operato del governo.

Lo svuota-carceri in salsa turca ha il sapore di una violazione di diritti umani e libertà civili. Infatti, se il provvedimento dà respiro alle carceri della Turchia – dove prima delle legge erano recluse quasi 300mila persone in strutture con una capienza nettamente inferiore – la riforma ha ricevuto numerose critiche ed è stata varata il 14 aprile, dopo una dura battaglia parlamentare.

Il nuovo regolamento penale ha avuto il via libera dal parlamento di Ankara poco dopo la morte per Covid di 3 detenuti su un totale di 17 contagiati, registrata il giorno prima. Una controversa riforma, votata d’emergenza con l’approvazione di 279 parlamentari e il voto contrario di 51 onorevoli, proposto dal partito di governo AKP del presidente Erdoğan.

Ne beneficeranno i detenuti che hanno già scontato almeno metà della pena, mentre chi verrà condannato per reati commessi entro il 30 marzo non finirà in carcere, ma sarà costretto alla libertà vigilata. Non tutti i carcerati possono però avvalersi degli sconti di pena: la riforma esclude infatti i prigionieri in attesa di giudizio e quelli condannati per reati relativi a traffico di droga, omicidi premeditati, abusi sessuali e violenza su donne e bambini.

Ma soprattutto, restano esclusi dal provvedimento i detenuti considerati terroristi. Accusa dal carattere ambiguo in Turchia, volta a reprimere le voci di opposizione al regime di Erdoğan. Così nello spettro del reato di pericolo pubblico rientrano tutti quei giornalisti, intellettuali e politici che negli ultimi anni hanno manifestato pubblicamente il proprio dissenso. Si tratta di diverse centinaia di persone incarcerate con l’accusa di vicinanza ad organizzazioni terroristiche.

Secondo le formazioni politiche contrarie, come anche molte associazioni di avvocati, queste persone sono in realtà in prigione a causa di opinioni politiche critiche nei confronti di Erdoğan e non per i reati di terrorismo per cui sono stati condannati. Sarà questa una delle motivazioni che il socialdemocratico Partito Repubblicano del Popolo (CHP), principale partito di opposizione, porterà nei prossimi giorni davanti alla Corte Costituzionale nel presentare ricorso contro la riforma.

di Pierluigi Lantieri

La prima volta


L’epidemia cambia l’organizzazione delle cerimonie religiose. Vale anche per l’Islam, mentre dai Paesi arabi arrivano novità. Il servizio è di Fabio Piccolino.

E’ un Ramadan particolare quello iniziato tra venerdì e sabato e che la comunità islamica celebrerà fino al prossimo 23 maggio: a causa del Coronavirus, l’accesso alle moschee è vietato in molti paesi e le preghiere pubbliche sono state abolite, così come saranno molto diversi i momenti di socialità  che caratterizzano  questo periodo. E proprio in questi giorni, la Tunisia ha riconosciuto per la prima volta un matrimonio tra due persone dello stesso sesso: un fatto inedito per il mondo arabo, che sta facendo molto discutere. Secondo L’associazione Shams – per la depenalizzazione dell’omosessualità in Tunisia – , “si tratta di un evento che “stabilisce  il principio del libero arbitrio dell’individuo, dell’uguaglianza e della non discriminazione”.

Bombe a orologeria


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, quasi la metà delle persone decedute nel Vecchio Continente a causa del Covid-19 era residente nelle case di cura. Secondo il direttore dell’Oms Europa, Hans Kluge, si tratta di “una tragedia umana inimmaginabile”, aggiungendo la necessità urgente di ripensare il modo in cui le strutture operano.

Il virus che affama


L’epidemia di Coronavirus potrebbe far raddoppiare il numero di quanti soffrono la fame acuta: è l’allarme lanciato dal Programma alimentare mondiale dell’Onu secondo cui ad essere a rischio sarebbero circa 250 milioni di persone, colpite dall’impatto economico della crisi.

Basta embargo


È l’appello di alcune ong a Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti per adottare misure tempestive e concrete a contrastare l’epidemia di Covid-19 in Siria. Ai nostri microfoni Stefano Comazzi, presidente di Amu – Azione per un mondo unito. (sonoro)

Modello svedese


Un terzo delle vittime del Coronavirus in Svezia era residente nelle case di riposo. La gestione dell’emergenza sanitaria adottata dal governo di Stoccolma, che non ha finora previsto restrizioni e lockdown, è ora sotto accusa per le gravi conseguenze di questa scelta, specie tra la popolazione anziana.

Un piano per l’Africa


L’Oms lancia un poderoso intervento di prevenzione del contagio che potrebbe avere numeri biblici. Il servizio è di Fabio Piccolino.

Secondo una stima di Uneca, la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa, nel continente rischiano di morire tra le trecentomila e i tre milioni e mezzo di persone a causa del Coronavirus. I dati, ampiamente sottostimati, indicano al momento circa ventimila contagiati ma il rischio è che la situazione precipiti rapidamente se non verranno adottate le misure necessarie. Si stima infatti che in Africa il 56% della popolazione urbana viva senza servizi di base e che solo il 34%  abbia la possibilità di lavarsi le mani regolarmente.  L’organizzazione mondiale della sanità intanto ha annunciato che da questa settimana distribuirà un milione di kit per la diagnosi del Covid-19, mentre Unhcr ha potenziato la propria presenza in Mali, Niger e Burkina Faso, dove la pandemia si è aggiunta ai conflitti armati in corso.

#FreeTheKids


E’ la campagna lanciata da Human Rights Watch per sollecitare il Primo Ministro greco a rilasciare immediatamente i minori migranti non accompagnati in condizioni di reclusione per trasferirli in strutture sicure e adatte ai bambini. Una situazione che in questo periodo li espone anche al rischio di contrarre il Covid-19.

Proteggiamoli


La quarantena espone bambini e adolescenti al rischio di un utilizzo indiscriminato del web e a tante insidie: dall’adescamento ai contenuti violenti fino al cyberbullismo. Unicef lancia l’allarme per il pericolo a cui sono sottoposti un milione e mezzo di minori, chiedendo a governi e imprese di impegnarsi per una rete sicura.

A valanga


Il continente africano ha registrato finora 15.000 casi di coronavirus: un numero fortemente sottostimato a causa delle carenze diagnostiche e sanitarie della maggior parte dei paesi e che mette potenzialmente in pericolo milioni di persone. Ai nostri microfoni don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm. (sonoro)