Dopo la strage alla Sinagoga di Pittsburgh, torna il dibattito sull’uso delle armi negli Stati Uniti. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)
L’attacco che sabato scorso ha causato la morte di undici persone in una sinagoga di Pittsburgh ha acceso nuovamente i riflettori sul tema del possesso delle armi negli Stati Uniti. March for our lives, il movimento nato dopo il massacro di Parkland, in Florida nello scorso febbraio, che chiede una maggiore restrizione sulla vendita di pistole e fucili, ha rinnovato il proprio impegno. “Le vittime di Pittsburgh, si legge in un tweet, “ci ricordano che non viviamo in una nazione pacifica e che dobbiamo affrontare l’odio giorno per giorno”. L’organizzazione ha lanciato una campagna in vista delle elezioni di midterm del prossimo 6 novembre: eleggere moralmente solo candidati che si impegnano a porre fine alla violenza armata in America.
Non c’è (s)campo
Una ricerca pubblicata dall’Alliance for Affordable Internet mostra che oltre 2,3 miliardi di persone nel mondo vivono completamente offline. L’accesso universale alla rete, reso troppo costoso, non è più un sogno, è un’utopia. Con inevitabili conseguenze socio-economiche sulla crescita e lo sviluppo, in particolare in Africa.
American dreams
Sono oltre 7mila le persone che con ogni mezzo, anche a piedi, si stanno dirigendo, dal Centro America, verso il confine Usa, decisi a superarlo e a stabilirsi negli Stati Uniti. Il loro sogno a stelle strisce sembra più forte anche delle minacce del presidente Trump, che ha parlato di emergenza nazionale e ha promesso di inviare l’esercito per chiudere le porte alla diaspora.
Troppo tardi
Dopo l’uccisione dell’attivista e giornalista Jamal Khashoggi, Human rights watch punta il dito contro l’Arabia Saudita e i leader della comunità internazionale che non hanno intrapreso azioni contro Riad, tenendo in vita i rapporti commerciali, soprattutto quelli che riguardano l’export di armi. Secondo l’organizzazione inoltre, è necessario che il paese saudita modifichi in modo significativo le leggi sui diritti umani.
Voglia d’arcobaleno
I gruppi per la difesa dei diritti Lgbti negli Stati Uniti si stanno mobilitando contro il piano del Dipartimento Sanità che non riconosce le persone transgender. Il nuovo orientamento della Casa Bianca rappresenta infatti un significativo passo indietro dalle politiche di Obama che hanno permesso alle persone di scegliere la propria identità sessuale.
Misure urgenti contro i morti in mare
Appello di Unhcr e Oim ai leader europei. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)
E’ necessario adottare misure urgenti per contrastare le morti nel Mediterraneo: è l’appello che l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni rivolgono ai Capi di stato e di governo dell’Unione Europea. I decessi in mare infatti sono drasticamente aumentati nell’ultimo anno: nel solo mese di settembre una persona su otto è scomparsa nel tentativo di raggiungere l’Europa, nella maggior parte dei casi a causa di una riduzione nella capacità di ricerca e soccorso. Unhcr e Oim propongono inoltre un accordo regionale che renderebbe le operazioni di sbarco e accoglienza prevedibili e rapide, sollecitando i leader europei a soluzioni pratiche da adottare con la massima urgenza.
Parigi città aperta
La capitale francese ospita in Comune i senza tetto. Il prossimo inverno i saloni dell’Hotel de Ville saranno disponibili giorno e notte per una cinquantina di persone. Un provvedimento “permanente” che fa parte di un piano più ampio per l’accoglienza di migliaia di clochard e senza fissa dimora.
Zero umanità
In Ungheria è guerra ai senzatetto e ai clochard. Il governo di Viktor Orban ha deciso che chi è costretto a vivere in strada potrà essere multato dalla polizia, o anche arrestato se recidivo. Il provvedimento è stato accorpato all’emendamento costituzionale passato nel giugno scorso contro migranti e ong che li aiutano a passare il confine.
Senza niente
Si celebra oggi la giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Una piaga che nel mondo interessa 2,2 miliardi di persone, la metà vive con appena 1,25 dollari al giorno. Africa sub-sahariana e Medioriente restano le zone a più alto tasso di indigenza.
Fino all’ultimo bambino
È il nome della campagna globale lanciata da Save the Children con lo scopo di salvare i minori che soffrono di malnutrizione e che muoiono con una frequenza impressionante: cinque ogni minuto. A determinare questa situazione sono principalmente conflitti, disastri naturali provocati dai cambiamenti climatici e povertà.
Nel mondo, oltre 50 milioni di bambini sotto i cinque anni stanno soffrendo le gravissime ripercussioni della malnutrizione acuta, che provoca nel bambino una rapidissima e pericolosa perdita di peso dovuta a un’improvvisa carenza di cibo e nutrienti. Un minore su 4, vale a dire 151 milioni di bambini, è invece malnutrito cronico e rischia di subire fortissimi ritardi nella crescita, sia dal punto di vista fisico che cognitivo, che possono compromettere irrimediabilmente il suo stesso futuro. Il numero di persone che oggi soffrono la malnutrizione e l’insicurezza alimentare, inoltre, è ancora aumentato, passando da 804 milioni nel 2016 a 821 milioni nel 2017, circa una persona su 9 al mondo. “Solo nel 2017, grazie ai nostri programmi di salute e nutrizione, siamo riusciti a raggiungere 33 milioni di bambini in tutto il mondo, fornendo loro semplici soluzioni salva-vita e trattamenti contro la malnutrizione, seguendo le loro mamme prima, durante e dopo la gravidanza e lavorando insieme alle comunità locali per creare le condizioni affinché ogni bambino possa crescere in salute. Continueremo ogni giorno a fare di tutto per salvare i bambini più a rischio, quelli costretti a crescere in luoghi segnati dai conflitti, dove dilaga la povertà o dove gli effetti dei cambiamenti climatici provocano siccità e carestie dannosissime, perché nessuno di loro venga più lasciato indietro e possano tornare a vivere finalmente l’infanzia che meritano”, ha affermato Valerio Neri, direttore generale della nostra Organizzazione.




