Macerie di guerra – Secondo una stima della Banca Mondiale, per la ricostruzione dell’Ucraina servirebbero 588 miliardi di dollari, una cifra quasi tre volte superiore alla produzione economica annuale del Paese. Il conflitto ha danneggiato o distrutto più di una casa su sette.
I costi di ricostruzione sono stati più elevati nel settore dei trasporti, con una stima di 96 miliardi di dollari, seguito dai settori energetico e abitativo, con circa 90 miliardi di dollari ciascuno.
Povertà educativa: con i “Compiti@casa” gli universitari supportano gli studenti medi
Ucraina, sanità sotto attacco: 4 anni di guerra e cure a rischio
Triste anniversario – Dopo quattro anni di guerra, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Lo dice Medici del Mondo che ricorda come nel corso del conflitto ci siano stati otre 1.600 attacchi contro infrastrutture sanitarie e più di 400 operatori sanitari uccisi.
A tutto ciò si aggiunge un inverno particolarmente rigido, segnato da attacchi continui contro l’infrastruttura energetica. La mancanza di elettricità e riscaldamento ha un impatto diretto su milioni di persone e compromette seriamente l’assistenza sanitaria. Senza elettricità, molti centri non possono garantire riscaldamento, illuminazione, catena del freddo per vaccini e farmaci, esami diagnostici o accesso alle cartelle cliniche elettroniche.
In questo scenario, Medici del Mondo ha condotto una valutazione delle necessità in sei regioni chiave dell’est e del sud del Paese — Dnipro, Kharkiv, Kherson, Mykolaiv, Zaporizhia e Sumy — per analizzare lo stato attuale della salute in Ucraina.
La conclusione principale dello studio è chiara: nonostante tutto, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Sulla carta, le strutture formali continuano ad esistere: assistenza primaria, medici di famiglia e sistemi di riferimento. Tuttavia, un numero crescente di persone non riesce a raggiungere i servizi necessari, in particolare le cure specialistiche e ospedaliere.
Le lunghe distanze, le infrastrutture danneggiate, i blackout, la carenza di personale e le restrizioni date dalla sicurezza condizionano l’accesso in un contesto di guerra prolungata. Nelle aree rurali o vicine al fronte, una visita medica può trovarsi a decine di chilometri, e i trasporti non sono sempre sicuri né accessibili economicamente.
L’aumento dei prezzi di farmaci, esami diagnostici e trasporti rappresenta un’altra barriera significativa, provocando ritardi nella ricerca di cure e interruzioni nei trattamenti, soprattutto per le malattie croniche.
La continuità dei servizi è stata possibile, in gran parte, grazie all’impegno del personale sanitario ucraino. Professionisti che hanno deciso di rimanere nel Paese, alcuni lavorando a pochi chilometri dal fronte, per garantire che i propri concittadini possano continuare a recarsi in un centro di salute quando ne hanno bisogno.
Tuttavia, questa resilienza ha dei limiti. Nei centri sanitari rurali, la carenza di personale raggiunge il 50%. In diverse regioni, una quota significativa di medici ha più di 60 anni. I livelli di stress, stanchezza e logoramento emotivo sono molto elevati, e praticamente non esistono sistemi formali di supporto psicosociale o prevenzione.
L’indagine segnala alti livelli di disagio emotivo legati al conflitto prolungato, allo sfollamento e alla perdita dei mezzi di sussistenza. Tuttavia, la disponibilità a cercare supporto professionale è molto bassa, soprattutto nelle zone vicine al fronte. Persistono lo stigma, la mancanza di informazioni su dove rivolgersi e la difficoltà nel riconoscere il proprio bisogno di aiuto. Molte persone convivono con ansia, insonnia o sintomi depressivi senza parlarne né ricevere un accompagnamento. Il sistema sanitario ucraino ha compiuto progressi nell’integrazione della salute mentale nell’assistenza primaria e nell’implementazione di interventi brevi e di primo supporto psicologico. Tuttavia, l’entità delle necessità supera la capacità disponibile, soprattutto nelle aree più colpite dai combattimenti.
Per rispondere a queste lacune, Medici del Mondo opera dall’inizio del conflitto armato nel 2014 e ha sviluppato strategie adattate al contesto di guerra, come l’utilizzo di unità mobili che raggiungono comunità rurali e remote, e servizi di telemedicina che consentono l’accesso a personale medico da remoto. In Ucraina, il lavoro di Medici del Mondo si concentra proprio nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria alle persone colpite dalla guerra, soprattutto nelle aree vicine al fronte e nelle comunità isolate. Oltre all’assistenza diretta, l’organizzazione dona attrezzature e forniture mediche, riabilita infrastrutture e forma personale sanitario e comunitario.
Colpo al diritto universale alla salute, in Italia si cura chi ha i soldi: la ricerca delle Acli
Migranti, Asgi: le nuove norme negano diritti fondamentali
Confinamento globale – Le norme contro i migranti producono esclusione, subalternità e privazione dei diritti di base. Lo dice Asgi che oggi a Roma organizza un confronto sul tema con giuristi, esperti, attivisti e giornalisti. Ascoltiamo Giulia Crescini dell’organizzazione.
Sud, sviluppo sostenibile e impatto sociale: in Sicilia la II edizione delle “Jurnate del Design”
Congo, Ai.Bi. contro la malnutrizione: aiuti a 11mila persone
Cibo ai bambini – Lotta alla denutrizione nella Repubblica Democratica del Congo: il nuovo progetto di Ai.Bi. Amici dei Bambini per oltre 11mila beneficiari. Promuovere il settore agricolo e ridurre l’insicurezza alimentare e la malnutrizione. Questi i principali obiettivi del nuovo progetto avviato dall’associazione con i fondi dell’8×1000 a gestione statale.
Beni confiscati, a 30 anni dalla legge: la nuova proposta del Cnel per una nuova fase
Il Mediterraneo continua a restituire corpi: migranti morti sulle coste di Calabria e Sicilia
Un mare di morte – Il Mediterraneo continua a consegnare cadaveri sulle spiagge della Calabria e della Sicilia: potrebbero essere migranti naufragati durante il ciclone Harry e per altre tempeste. La Procura di Paola apre un’inchiesta e secondo “Refugees in Libia”, i migranti scomparsi in mare sarebbero circa mille.




