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Matti per la corsa: l’evento sportivo che punta i riflettori sulla salute mentale


 

 

Matti per la corsa. Torna il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, la manifestazione che vuole riportare l’attenzione su disagio psichico, inclusione, coinvolgimento attivo nella comunità. Il servizio di Elena Fiorani.

L’appuntamento è per domenica alle 10 al parco della Caffarella, a Roma, per partecipare ad un evento sportivo che vuole ribaltare l’immagine della persona con disagio psichico, ribadendo il suo diritto a non essere più rinchiusa nei luoghi di cura, ed essere invece parte attiva della comunità sui territori che le sono propri, protagonista della promozione della cittadinanza attiva, dello sviluppo e della coesione sociale.

Diverse le attività sportive in programma: una corsa podistica individuale di 8 chilometri e una non competitiva; dimostrazioni di mini volley e una camminata di solidarietà culturale all’interno del parco. Saranno gli utenti del Centro diurno La Fabbrica dei Sogni, formati e assistiti dai funzionari del Parco dell’Appia Antica, ad accompagnare i partecipanti in un percorso storico-culturale per illustrare le ricchezze archeologiche presenti.

Docufilm “Tanta strada”: alla scoperta dell’Emilia-Romagna sulle due ruote


“Tanta strada”. Nel docufilm di Lorenzo Stanzani persone con disabilità scoprono l’Emilia-Romagna in bici attraverso una lunga pedalata da Piacenza al mare. Un percorso dove diverse abilità si incontrano e si raccontano chiacchierando in sella a bici, tandem e handbike, rappresentando la diversità e le opportunità che lo sport offre a tutti.

Il docufilm del regista Lorenzo Stanzani che racconta la disabilità fuori dai soliti schemi, andrà in onda venerdì 8 ottobre su Rai2 e poi sarà disponibile su Raiplay. È un caleidoscopio di valori e colori il nuovo docufilm “Tanta strada” realizzato con il contributo della Regione. Lo sport, la natura, la compagnia, attraverso un lungo viaggio in bicicletta alla scoperta dell’Emilia-Romagna da Piacenza al mare: è questo il cuore del progetto. Un percorso dove diverse abilità si incontrano e si raccontano chiacchierando tra amici in sella a bici, tandem e handbike.

Stanzani racconta la disabilità fuori dai soliti schemi: «È stato un lavoro molto complesso da gestire, perché eravamo un gruppo di 20 persone da gestire e filmare. Quindi avevamo bisogno di una tripla troup, circa 14 persone per le riprese e la registrazione degli audio e delle voci dei protagonisti – racconta il regista Lorenzo Stanzani – Per me è stato un lavoro catartico, un’esperienza di vita incredibile».

Una sfida che la Regione ha saputo cogliere sostenendo l’idea di Matteo Brusa della Fondazione per lo Sport Silvia Parente, attraverso la realizzazione di percorsi ciclabili fuoristrada fruibili anche da persone con disabilità e capillarmente diffusi su tutto il territorio. Matteo Brusa, sottolinea l’importanza di creare percorsi nella natura accessibili per tutti: «Dal 2016 abbiamo reso accessibili 70 itinerari in modo da permettere a tutti di fare sport con assiduità».

Tra le località attraversate dalla piccola “carovana” di ciclisti si va dal Parco delle Foreste Casentinesi a quello del Delta del Po, dall’Appennino Bolognese ai castelli del Piacentino e del Parmense, passando, tra gli altri, per una cantina di stagionatura di Culatello e il Labirinto della Masone. Anche se la disabilità è spesso raccontata come mancanza, come quello che non si può fare, in questo docufilm è rappresentata come una situazione di vita, come ce ne possono essere tante, ma che non impedisce di sentire, scherzare, muoversi.

Girato in due settimane, “Tanta Strada” mostra situazioni inconsuete rispetto a quelle in cui si è abituati a vedere le persone con disabilità: si pedala nel fango, si nuota in una piscina all’aperto, ci si immerge in un caveau di culatelli, si affrontano strade bianche immersi in boschi secolari.

E Flavia Saraceni, una delle protagoniste del film, lo testimonia attraverso la soddisfazione di avere fatto parte di questo progetto: «Non cammino da tre anni e non conoscevo l’handbike. L’ho scoperta grazie a Matteo Brusa, nonostante io sia a Bologna da dieci anni. Questo mi fa capire quante opportunità ci siano da scoprire». Saraceni continua: «Anche se il meteo non ci è venuto incontro, perché ha piovuto praticamente sempre durante il nostro viaggio dai colli al mare, mi sono buttata nell’avventura anche in modo spericolato, che è uno stile che mi caratterizza».

di Pierluigi Lantieri

Crazy for football: il calcio al fianco della salute mentale


Crazy for football. Ci si può iscrivere fino a domani alle selezioni per la nazionale di calcio a 5 dei dipartimenti di salute mentale, che si terranno a Roma sabato 9 ottobre. La squadra italiana ha vinto il titolo mondiale nel 2018, grazie ad un gruppo eccezionale e ad una storia emozionante, che promuove lo sport come strumento terapeutico.

Lo sport aiuta a prendersi cura della fragilità. E con ‘Crazy for football’ il calcio si mette al fianco della salute mentale. Sabato a Roma ripartono le selezioni ufficiali dei nuovi giocatori della Nazionale italiana di calcio a 5 che ha conquistato tutti con la sua storia e vinto il Mondiale nel 2018. La giornata avrà luogo a partire dalle ore 9 presso il circolo sportivo ‘Il Faro’ in via Arcangelo Ilvento.

“Organizzeremo una seduta di allenamento con varie mini-partite – ha detto il ct Enrico Zanchini – condotta dallo staff tecnico e supervisionata da quello medico. Al termine delle selezioni tutti riceveranno un attestato ufficiale di partecipazione, mentre i ragazzi eventualmente selezionati avranno successivamente una comunicazione ufficiale. Tutti i partecipanti dovranno recarsi al campo in tenuta sportiva, con la possibilità di utilizzare gli spogliatoi nei limiti del distanziamento e di tutte le norme anti-Covid”. Nella passata edizione “abbiamo selezionato 7 giocatori su circa 200 visionati in tutta Italia – ha aggiunto il commissario tecnico – inserendoli nella rosa del Mondiale vinto a Roma nel 2018. È stata un’esperienza umanamente meravigliosa, ma anche da un punto di vista strettamente tecnico e agonistico chi ha potuto vedere le partite si è reso conto che si tratta di giocatori veri, che potrebbero partecipare a campionati regionali, anche nazionali, sia di calcio a 5 che di calcio a 11. I pazienti psichiatrici non solo hanno diritto a fare sport- ha concluso Zanchini- ma lo possono fare ad altissimi livelli”.

I successi sportivi e scientifici della Nazionale ‘Crazy for football’ sono diventati anche un film per la tv, in programmazione a novembre in prima serata su Rai1. L’appello è quindi a tutti i servizi, enti o associazioni che si occupano di salute mentale di preselezionare i ragazzi per I provini e invitarli a partecipare, sia accompagnati che in autonomia, quando possibile. Inoltre, bisogna inviare via mail (nazionale@crazyforfootball.org), entro il 7 ottobre, I nominativi dei ragazzi interessati e che parteciperanno, in modo da poter meglio gestire e programmare la giornata ed evitare assembramenti.
Ma un invito è rivolto anche a tutti gli operatori e le operatrici della salute mentale che intendano approfondire I progetti del movimento ‘Crazy for football’ per la promozione dello sport come strumento terapeutico per la salute mentale. “Stiamo sviluppando una serie di iniziative in ambito europeo che hanno prodotto le prime linee guida su sport e salute e mentale, le Linee guida Sphere – ha detto lo psichiatra Santo Rullo, ideatore del progetto e medico della Nazionale ‘Crazy For football’ – pubblicate recentemente sulla rivista monografica del Kpi Psichiatric Journal, e che rappresentano un primo passo per la effettiva introduzione dello sport nei percorsi di riabilitazione psichiatrica nonché per il riconoscimento del ruolo dei tecnici sportivi nelle equipe multidisciplinari per il trattamento psichiatrico”.

Mobilità sostenibile, Padova si aggiudica il premio “Bike to work 2021”


Padova campione. La città veneta si aggiudica il titolo della ciclabilità urbana per il premio bike to work 2021. Sul podio della gara di mobilità sostenibile promossa da Legambiente anche Reggio Emilia e Pesaro. Oltre 38 mila i cittadini che in decine di comuni hanno aderito, recandosi a lavoro e a scuola in bici o con nuovi mezzi di micro-mobilità.

A totalizzare il maggior numero di spostamenti sostenibili casa-scuola e casa-lavoro in sella alla bicicletta o a bordo di mezzi alternativi di micro-mobilità elettrica è stato il capoluogo di provincia veneto, seguito da Reggio Emilia e Pesaro, rispettivamente sul secondo e terzo gradino del podio. Il conteggio degli spostamenti, causa maltempo in alcune delle città coinvolte, è stato effettuato in diverse date tra il 16 e il 21 settembre (nell’arco di due ore scelte da ciascun comune nella fascia 6.00-10.00) tramite appositi check-point allestiti nelle immediate vicinanze di aziende pubbliche e private, scuole e università. Da notare, nell’analisi dei dati, come a un monitoraggio effettuato nell’arco di due ore – e non più di quattro come era avvenuto lo scorso anno– sia corrisposta una fisiologica diminuzione del numero complessivo dei passaggi. In totale sono transitati dai varchi a bordo di mezzi sostenibili 38.572 lavoratori o studenti: 35.037 i passaggi di biciclette conteggiati, 3.204 quelli di altri mezzi di micromobilità elettrica.

Come per l’edizione 2020, segnata dall’emergenza pandemica da Covid-19, anche Giretto d’Italia – bike to work 2021 ha previsto la possibilità di aderire alla competizione tramite “check-point virtuale”, rispondendo cioè a un sondaggio online sul tema dello spostamento casa-lavoro: il 70% dei rispondenti al questionario è risultato lavorare ancora in modalità smart working (di questi il 73% in full time). “Un dato che evidenzia come lo smart working nelle aziende italiane – che rappresenta senz’altro un risparmio in termini di spostamenti quotidiani in città – si stia sempre più stabilizzando quale modalità di lavoro comparabile a quella in presenza, e non debba più essere considerato soltanto in un’ottica emergenziale”, afferma Legambiente.

Altro aspetto da tenere in considerazione in un raffronto con i trend rilevati nel 2020, osserva Legambiente, riguarda il ricorso all’auto privata che nel 2021 ha visto un incremento notevole, nonostante nei primi mesi dell’emergenza Covid-19 si fosse registrato un maggiore utilizzo dei mezzi sostenibili negli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola.

“Dona di slancio”: la pedalata in sostegno delle famiglie colpite dalla Sla


 

 

 

“Dona di slancio”. Arriverà domenica ad Assisi la pedalata solidale per sostenere le famiglie colpite dalla Sla. Il servizio di Elena Fiorani.

Da Parma ad Assisi in 5 giorni, in bicicletta sulla “Via di Francesco”, per esprimere solidarietà a 50 famiglie del territorio parmense. Un’avventura ciclistica che è anche un progetto solidale a favore dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica sostenuta anche dall’atleta paralimpico Andrea Devicenzi che è partito il 29 settembre da Parma per affrontare i 500 km che la separano da Assisi.

Si tratta di un viaggio ciclo-solidale fatto di sensibilizzazione e solidarietà, per raccogliere fondi destinati alle famiglie di pazienti con Sla, con l’obiettivo primario di migliorare la loro qualità di vita.

Parità di genere, “Jump the gap” contro le disparità delle donne nello sport


Jump the gap. L’Università di Padova ha studiato gli stereotipi condivisi sulle donne che fanno sport e le barriere che incontrano nella pratica di base. Quattro enti di promozione sportiva tracciano le Linee guida per la lotta al gender gap, con azioni a breve e lungo termine: formazione, piani di welfare familiare per le asd e campagne promozionali.

Uomini a cui viene chiesto di rispondere come se fossero donne e donne a cui viene chiesto di rispondere immaginandosi di essere uomini: la visione che emerge della donna è estremamente stereotipata trasversalmente al genere di appartenenza dei rispondenti. Sia uomini che donne hanno la stessa visione di quest’ultime: in generale, infatti, emerge una visione della donna come custode della gestione del nucleo familiare; tant’è che 1 donna su 3 indica gli impegni famigliari tra le prime tre cause di abbandono dello sport (e solo 1 su 6, indica il far carriera nel mondo del lavoro tra le prime tre cause): in definitiva, per 4 su 10, la donna si esprime soprattutto nella famiglia.

Questo è solo uno dei dati che mostrano come vi sia una visione stereotipata della donna collegata all’ambito sportivo indipendente dal genere di appartenenza. Tanto che, se una donna dovesse lasciare lo sport, chiederebbe aiuto al suo partner – dicono 4 uomini su 10 inserendo questa voce entro le prime tre posizioni – mentre gli uomini chiederebbero aiuto al coach. A dirlo sono i dati raccolti dalla ricerca condotta dall’Università di Padova per conto degli enti di promozione sportiva Acsi, AiCS, Csen e Libertas che, con il progetto “Jump the gap” condotto con il finanziamento e il contributo operativo di Sport e Salute Spa, ora lanciano le linee guida contro le stereotipie: formazione rivolta a tecnici sportivi e famiglie, servizi di welfare familiare da inserire nell’offerta delle associazioni sportive, e campagne mediatiche di sensibilizzazione.

D’altronde, chi si salva sono proprio i media: sono tra i pochi a trattare l’argomento riconoscendo, nel 30% dei casi, che l’ostacolo alla carriera sportiva per una donna è proprio il genere. Assieme a loro, gli operatori sportivi di base: gli unici a presentare idee e soluzioni in merito.

Cicloturismo inclusivo, la bicicletta incontra la disabilità intellettiva


Cicloturismo inclusivo. La nuova frontiera della bicicletta è la possibilità di aprirsi anche a persone con disabilità intellettiva. Su questo tema è stato organizzato un corso a Trento, con gli operatori che promuovono un cambiamento di paradigma: far sì che una persona, da isolata, entri in un contesto sociale. E proprio il cicloturismo offre nuove occasioni di sperimentazione.

“Certi orizzonti, solo con la bici li puoi superare. Ci sono persone che una macchina non la potranno mai guidare, così la bici diventa il mezzo per ‘sentire’ la strada. Sei tu che la manovri, tu decidi dove andare. Sei l’artefice del movimento”. Luca Errani è operatore presso una comunità per persone adulte con disabilità. Chiara è la figlia, ha 27 anni, ama l’aria in faccia e le discese in bicicletta: “Un paio di settimane fa io e lei abbiamo fatto da guide a un gruppo di cicloturisti sulla Ciclovia delle Antiche Paludi Bolognesi. A Chiara piace gestire il gruppo, è empatica e coinvolgente. Tra i presenti abbiamo registrato un attimo di disorientamento: nella loro testa io e mia figlia con disabilità non eravamo le persone adatte a condurli. È questo il salto di qualità che dobbiamo fare, sapere che ci sono le possibilità perché tante persone finora tagliate fuori possano fare questo genere di esperienze e farle bene. Naturalmente i territori devono garantire gli strumenti ed essere a misura anche di queste esigenze. Insomma, quello che vogliamo promuovere è un cambiamento di paradigma: far sì che una persona, da isolata, entri in un contesto sociale. Per noi la bici è stato un tassello importante, in generale tutti i ragazzi che partecipano a questo genere di attività sono entusiasti”.

Il cicloturismo inclusivo – complice anche l’esplosione della passione per le biciclette, a tutti i livelli di preparazione – sta attraversando un momento di forte espansione. È in quest’ottica che si inserisce il corso Cicloturismo inclusivo in calendario a Trento il prossimo weekend organizzato da Trentino School of Management – Accademia della montagna in collaborazione con Sportfund fondazione per lo sport onlus. In generale l’ambito dell’inclusione delle persone con disabilità è in rapida crescita, nello specifico il cicloturismo offre opportunità fino a poco tempo fa inedite di partecipazione alla vita attiva e di realizzazione delle proprie passioni sportive. Il corso si svolgerà in due parti, una teorica presso il Centro Montura di Isera e una pratica in Vallagarina con la partecipazione di dimostratori con disabilità (in caso di forte maltempo ci si sposterà al coperto, alla sede Montura di Isera). Venerdì 24 sarà dedicato alla parte torica indoor (tre sezioni: area psicologica, meccanica e sociale); sabato 25 sarà la volta della parte outdoor con un’escursione guidata con handbike e tandem. La mattina di domenica ci sarà la terza parte dell’escursione e, in chiusura pomeridiana, un sessione indoor. “Il percorso – spiegano gli organizzatori – è aperto a chiunque – in possesso dell’abilità tecnica e di un’ottima padronanza dell’utilizzo di biciclette, tandem o handbike – desidera accompagnare persone con disabilità in itinerari cicloturistici. Istruttori sportivi, educatori, famigliari e volontari e tecnici appartenenti ad associazioni che promuovono l’inclusione sociale delle persone con disabilità attraverso lo sport”.

“A 11 anni abbiamo regalato un tandem a Chiara – racconta Errani –, ma abbiamo riscontrato un problema di mobilità. Così abbiamo optato per una bibici”, ovvero un tandem complesso, che ha la sella dietro sulla ruota e i pedali nel mozzo. “Da quel momento, l’emozione di Chiara è aumentata esponenzialmente. Ho scoperto nuovi orizzonti, siamo stati al mare, nella Valli di Comacchio, in Val Pusteria, con la pedalata assistita abbiamo fatto tutta la ciclabile Mantova-Peschiera, per noi un obiettivo altissimo. Piano piano Chiara ha imparato a stare sulla sella: non sono io che la porto in giro, siamo noi che decidiamo dove andare. Con il tandem con la pedalata assistita abbiamo scoperto la bellezza di pedalare tra i boschi”. Come sottolinea Errani, “con il tandem è necessario che entrambi i ciclisti siano bravi, perché se quello dietro non pedala si cade”. In bici con la figlia o con un ragazzo con autismo, Errani ha capito che, “lì, su due ruote, con l’aria in faccia che ti spettina, per loro è stato il momento in cui hanno capito di poter fare qualcosa che tutti gli altri fanno solitamente, ma che fino a quel momento era stato loro precluso. Oppure limitato: non era il giretto in bici intorno alla casa, erano prima 20, poi 50 chilometri in casa”.

Bibici, tandem, cargobike con sedia a ruote: le alternative ci sono, “le sensazioni impagabili. Queste soluzioni hanno permesso a famiglie prima magari molto chiuse di uscire con i loro figli, pedalare, divertirsi, mangiare insieme e chiacchierare. Un piccolo distinguo – sottolinea Errani – però va fatto: se lo sport per le persone con una disabilità motoria è stato completamente sdoganato – per fortuna e finalmente –, lo sport per persone con una disabilità intellettiva è visto ancora come una cosa strana. Sarebbe il momento di fare anche questo passo in avanti. Sa come si chiama il passeggero posteriore del tandem? Fuochista. Di fatto, è colui che mette la potenza. Quella fisica, certo, ma anche quella emotiva. Con Chiara è così”.