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Walking for Patrick: termina la camminata per chiedere di dare la cittadinanza a Zaki


“Walking for Patrick”: termina oggi a Roma la lunga camminata di Marino Antonelli per spingere il governo a dare subito la cittadinanza a Zaki, lo studente egiziano detenuto al Cairo. 880 i chilometri percorsi dal 20 settembre, un milione e 500 mila passi, da Rezzato, in provincia di Brescia.

Oltre 800 chilometri, un milione e 500 mila passi per chiedere al governo italiano di dare subito la cittadinanza a Patrick Zaki. È “Walking for Patrick”, l’evento lanciato da Marino Antonelli insieme all’organizzazione Station to Station: Marino è partito a piedi da casa sua a Rezzato, in provincia di Brescia, lunedì 20 settembre, per arrivare camminando fino a Roma esattamente un mese dopo, il 20 ottobre. Sopra la t-shirt tecnica, Marino indossa la maglietta con il volto dello studente egiziano detenuto al Cairo dal 7 febbraio 2020 e il QRcode della petizione.

“L’idea di questo cammino è nata durante il primo lockdown, ad aprile del 2020 – racconta Marino Antonelli – Vivevo questa sorta di contrasto: noi eravamo prigionieri nelle nostre case, ma presto saremmo tornati liberi, mentre Patrick continuava a rimanere in carcere e ogni 45 giorni veniva rimandato a giudizio. E poi stavo leggendo alcuni libri, tra cui l’ultima enciclica di papa Francesco: in quel testo si dice che per ricominciare dopo il Covid non possiamo aspettarci tutto dai nostri governanti, dobbiamo essere anche noi fautori del cambiamento. Ecco perché questa estate ho contattato i ragazzi di Station to Station, con l’idea di questa iniziativa. Così è iniziato tutto”.

Marino ha 59 anni e lavora come impiegato in banca. “Queste sono le mie ferie”, ride. Per riuscire a percorrere a piedi tutti gli 880 chilometri che lo separano da Roma, mantenendo la tabella di marcia, ha cominciato ad allenarsi già a giugno: “Tutti i giorni camminavo 15-20 chilometri nelle campagne vicino a casa, la preparazione è fondamentale”. Questo però non è il primo cammino in cui Marino si sperimenta: l’anno scorso era già andato a Roma a piedi percorrendo la via francigena, e ancora prima aveva fatto il cammino francese per arrivare a Santiago de Compostela (tre volte a piedi e una in bicicletta), più una volta il cammino primitivo e un’altra il cammino portoghese. “Per me camminare è una sorta di liberazione dalla quotidianità – racconta –. Ma questo cammino è diverso da tutti gli altri: pur restando un cammino spirituale e intimo, perché passo tante ore da solo sulla strada, questa iniziativa cerca di essere anche una testimonianza civile. Certo, è una cosa piccola e semplicissima: cosa c’è di più semplice di camminare? Però l’impatto che vogliamo raggiungere è molto grande”.

L’iniziativa Walking for Patrick ha subito avuto un grande successo ed è stata raccontata da giornali e televisioni: “Quando sono partito, non pensavo che avrei avuto tanto seguito – afferma –. Credevo che l’iniziativa sarebbe stata ripresa solo dal giornale locale. Fino a qualche giorno prima, non avevo neanche il profilo Facebook, e Instagram lo usavo sporadicamente. Ora continuano ad arrivarmi richieste di amicizia, e mentre cammino, ci sono persone che mi fermano e mi dicono: ma lei è quello che è passato in televisione?” Marino ha anche ricevuto diverse richieste di persone che vogliono mettersi a camminare con lui: “Stiamo cercando di organizzarci per alcune tratte dopo Bologna – spiega –. È importante che chi cammina con me sia preparato e mantenga un ritmo di marcia simile”.

Il 20 ottobre è previsto l’arrivo a Roma, dove parteciperà a un flash mob per chiedere al governo di sbloccare l’iter della legge per la cittadinanza a Zaki, e assisterà all’udienza generale di papa Francesco. “Ci andrò come singolo fedele, ma porterò anche il messaggio di libertà per Patrick – conclude –. L’obiezione che in tanti mi fanno è: perché proprio per Patrick? Ci sono tante persone che soffrono ingiustizie, dovremmo camminare per tutti. Secondo me, però, questa è la solita scusa per non fare niente. Patrick è un simbolo, simbolo dei diritti violati, della libertà d’espressione silenziata, di chi lotta contro i regimi repressivi sacrificando la sua vita. E noi abbiamo il dovere di difenderlo”.

Smile sport: atleti con disabilità motorie fanno squadra a Imperia


Un sorriso che unisce. Si chiama “Smile sport” l’iniziativa che a Imperia riunisce una quindicina di atleti con disabilità motorie e neurologiche dando loro la possibilità di essere parte di una squadra e di migliorare le proprie abilità. Il progetto è nato dal gruppo “Amici di Sergio” e cresciuto grazie alla collaborazione di Anffas.

Nel concreto ‘Smile Sport’ riunisce una quindicina di atleti con disabilità motorie e neurologiche per organizzare incontri sportivi: uno sport che viene costruito sulla persona per adattarsi alle caratteristiche e peculiarità di ognuno dei partecipanti ed esaltarne le qualità ed i talenti: un’attività sportiva che non può essere quindi preconfezionata e standardizzata ma che il coach Ruben si deve inventare e studiare prima di ogni incontro. Incontri, per il momento due alla settimana, in cui Ruben è aiutato da Umbertina e Roberto per rendere questa attività il più possibile coinvolgente e divertente.

Fondamentale per la buona riuscita del progetto la collaborazione con l’Anfass che mette a disposizione il proprio pulmino per il trasporto degli atleti. Questa iniziativa è, e vuole essere continuamente “work in progress” in quanto sempre alla ricerca di nuove attività e occasioni per coinvolgere nell’attività sportiva persone che spesso incontrano grandi difficoltà a poterla praticare. Le attività di Smile Sport sono offerte del tutto gratuitamente e pertanto è sempre attuale la necessità di reperire fondi per rendere concreti i progetti in essere e in cantiere

Ciclismo, inclusione su due ruote con “Bike School Napoli”


Bike School Napoli. Nasce la prima scuola di ciclismo in città: corsi gratuiti per i giovani svantaggiati. Tante biciclette per l’inclusione e contro le devianze, riconosciuta dalla Federazione Ciclistica Italiana. Bambini e adolescenti sono i protagonisti di un programma didattico-sportivo polivalente.

Donne e diritti: domenica sarà sport in rosa


 

 

 

Sport in rosa. Domenica si corre per i diritti e contro la violenza di genere a Sassari e Manfredonia. Il servizio di Elena Fiorani

Domenica il rosa diventa il colore della lotta contro le discriminazioni e per i diritti, della promozione della salute e della prevenzione praticata attraverso il movimento, grazie alle manifestazioni podistiche in programma a Sassari e a Manfredonia. Nella città sarda torna per la decima edizione, la Corsa in rosa, promossa dall’Asd Currichisimagna con l’Uisp. Alle 9 da piazza d’Italia partirà la corsa agonistica e alle 10 quella a passo libero per dire NO alla violenza sulle donne.

L’appuntamento in Puglia è con una camminata aperta a tutti tesa a sensibilizzare sul tema della prevenzione del tumore al seno, si parte da Piazzale Maestri d’ascia, per attraversare le vie principali della città e ritrovarsi al punto di partenza.

Parità di genere: parte il progetto #GIOCHIamoMISTI dell’Uisp Bologna


#giochiamomisti. A Bologna con l’Uisp tornei misti di calcio e pallavolo contro le discriminazioni, per promuovere pari opportunità, contrastare violenze e omotransfobia. Anche i regolamenti saranno frutto di un lavoro co-partecipato con le squadre e contempleranno la presenza di spogliatoi all-gender. Iscrizioni entro il 22 novembre.

“La Regione Emilia-Romagna favorisce il pieno sviluppo della persona e sostiene la soggettività e l’autodeterminazione femminile come elemento di cambiamento e progresso della società; contrasta ogni tipo di violenza e discriminazione di genere in quanto lesive dei diritti umani, della libertà, della dignità e dell’inviolabilità della persona […] favorisce l’equilibrio tra l’attività lavorativa, professionale e la vita privata e familiare per donne e per uomini […]”. Recita così l’art. 1 della legge regionale n. 6/2014 “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”. Richiamandosi a questi principi, parte il progetto Uisp Bologna #GIOCHIamoMISTI. “Sempre più donne, ragazze e bambine si stanno avvicinando a pratiche che, per decenni, erano riservate agli uomini e viceversa – spiega Uisp –. È in questo spazio che si inserisce la proposta che vuole implementare nuove modalità di gioco, nuovi modelli e nuove narrazioni che permettano di unire tutte le persone senza riproporre all’interno delle competizioni modelli tradizionali di classificazione binaria rispetto al sesso biologico”.

Realizzato in collaborazione con Polisportiva Hic Sunt Leones, ASD polisportiva il Grinta, ASD Gap Calcio 5 e ASD Crystal BO – e con il supporto della Regione – #GIOCHIamoMISTI sarà caratterizzato da tornei di calcio a 7 e pallavolo aperti a chiunque, “promuovendo il rispetto per una cultura plurale delle diversità e della non discriminazione, anche in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere, e promuovendo il tema della parità uomo-donna e le pari opportunità e contrastando la violenza sulle donne e l’omotransfobia”.

“Per Uisp è un obbligo morale occuparsi delle tematiche tra sport e genere e intervenire affinché nelle nostre pratiche diventi sempre più sostanziale l’opportunità di praticare lo sport per tutte e tutti a misura di ciascuno – spiega Paola Paltretti presidente Uisp Bologna APS –. I regolamenti saranno frutto di un lavoro co-partecipato con le squadre e i partners e contempleranno la presenza di spogliatoi all-gender e la possibilità di praticare attività sportiva tramite la tessera Alias: una soluzione che permette di tesserarsi con il nome di elezione durante il cammino, per nulla semplice, della transizione di genere. Ci facciamo promotori per dare una risposta a dei problemi latenti che purtroppo ancora oggi condizionano in maniera sostanziale la possibilità di accesso alla pratica sportiva per tutte quelle soggettività Trans, intersex e non binarie molto spesso escluse e/o forzate a dei coming out non desiderati. Il nostro impegno è quello di raggiungere le persone ma anche quello di sensibilizzare in primis il nostro mondo e attraverso questo dare un contributo per sostenere nuovi modelli di gioco utili per imprimere un cambiamento di mentalità sul territorio”.

“Quando Uisp ci ha parlato per la prima volta del progetto – spiega l’ASD Polisportiva Hic Sunt Leones – ne siamo stati subito entusiasti. L’idea di poter usufruire di un vero e proprio campionato nel corso dell’anno che promuova questo spirito e permetta di ripensare un nuovo modo di fare calcio insieme ci ha subito spinti ad aderire e supportare il progetto. Quello che ci aspettiamo è un’occasione di crescita personale e collettiva, un momento di sport aperto, libero e inclusivo che sia di divertimento ma anche formativo, e possibilmente che apra una nuova porta alla città di Bologna e alle persone che la vivono”. “Vogliamo essere antenne contro ogni forma di discriminazione, contrastare la violenza di genere e gli stereotipi ancora forti nello sport – conclude ASD CrystalBO.

Tennis, il piano strategico dell’Atp per diversità e inclusione


Diversità e inclusione: è il piano strategico dell’ATP, il circuito professionistico mondiale di tennis maschile, per creare un ambiente accogliente per i giocatori LGBTQ. A differenza del tennis femminile, infatti l’ATP non conta al momento giocatori apertamente omosessuali. Il programma include anche il delicato tema della salute mentale degli atleti e del proprio staff.

Nel corso della prima settimana dello US Open, abbiamo potuto notare una grande quantità di bandiere arcobaleno e di polsini, indossati sia dai giocatori che dagli spettatori, in onore del primo Open Pride Day della storia del torneo. L’intero Slam è stato parte del piano strategico Diversity and Inclusion ideato dalla USTA per includere sempre più tennisti nella discussione. Ricordiamo che le politiche del tennis in merito non erano state esenti da critiche, come sottolineato in un precedente pezzo. A differenza del tennis femminile, l’ATP non conta al momento giocatori apertamente omosessuali, e coloro che hanno deciso di fare questo passo anni addietro si contano sulle dita di una mano, nonostante le promesse di supporto da parte del resto del Tour. Tra questi si annoverano Stefanos Tsitsipas ed il fresco vincitore dello US Open Daniil Medvedev, i quali si erano espressi dopo i rispettivi match di secondo turno.

Il canadese Fèlix Auger-Aliassime ha invece rivelato che l’ATP in questo periodo ha indetto un sondaggio tra i propri atleti riguardo le problematiche della comunità LGBTQ+. “Ho da poco iniziato a condurre un sondaggio dell’ATP riguardo la comunità LGBTQ+”, ha affermato. “È importante in quest’epoca essere informati sul tema ed avere una certa apertura mentale, e c’è bisogno che l’ATP stessa sia in prima linea. Non so bene perché non ci siano gay dichiarati nel circuito, ma per quanto mi riguarda non ci sarebbe nessun problema. Credo che per la forza dei numeri qualcuno dovrà pur esserci, ma per il momento non sembra questo il caso”. Stuzzicata dalle parole di Auger-Aliassime, Ubitennis ha approfondito il lavoro svolto dalla ATP in collaborazione con altri due enti. La decisione di supportare la LGBTQ+ è parte di un piano ad ampio respiro progettato dalla ATP, che include il delicato tema della salute mentale degli atleti e del proprio staff.

Il sondaggio a cui abbiamo accennato in precedenza è nato in seguito ad un contatto tra l’organizzazione e Lou Englefield, direttore di Pride Sports, un organismo con sede nel Regno Unito che ha il lodevole scopo di combattere la LGBTQ+fobia negli sport e migliorare le condizioni di accesso agli sport per gli atleti LGBTQ+. È stato in seguito contattato anche Eric Denison, un ricercatore di scienze comportamentali presso la Scuola di Scienze Sociali della Monash University, autore del primo studio internazionale sull’omofobia nello sport intitolato “Out on the Fields”.

“Mi ha piacevolmente impressionato l’iniziativa dell’ATP ed il loro forte desiderio di combattere il comportamento omofobico non solo nei confronti delle persone gay, ma nei confronti di tutti i giocatori”, ha scritto Denison in uno scambio di e-mail. “Nessun altro sport ha assunto questo tipo di atteggiamento nei confronti delle problematiche LGBTQ+, né ha profuso questo tipo di sforzo per cercare soluzioni”. Denison afferma che la consuetudine per anni è stata di affrontare la questione soltanto in seguito a pressioni ricevute dal movimento LGBTQ+. A supporto di questa affermazione, le ricerche che ha condotto nel suo studio hanno documentato almeno 30 casi di discriminazione nei confronti di atleti LGBTQ+ bellamente ignorati dagli organi competenti.

La Monash University ha inviato all’ATP una serie di domande con validità scientifica ai fini di scovare quei fattori che contribuiscono a creare una cultura ed un ambiente di lavoro scomodo per i giocatori gay o bisessuali. La metodologia seguita è molto simile a quella adottata da Denison nel 2020 in un’altra ricerca che si focalizzava sugli sport di squadra, specialmente sul rugby e l’hockey su ghiaccio. “Non crediamo che il tennis sia uno sport inconsciamente più omofobico di altri, ma abbiamo notato che c’è una disparità netta tra ciò che viene spesso professato dagli atleti nei confronti delle persone omosessuali (ad esempio, i tanti commenti a favore della comunità LGBTQ+ arrivati di recente) e il loro effettivo comportamento sul campo, come i tanti insulti o battute omofobiche” dice Denison. “Questo tipo di comportamento diventa consuetudine e contribuisce a creare un clima piuttosto ostile nei confronti degli atleti gay o bisessuali, che cercano quindi di nascondere la propria identità. La situazione è ancora più grave nel tennis giovanile o in quello non professionistico: le battutacce continueranno perché le persone pensano che siano innocue”.

La speranza è che in futuro sempre più tennisti si presteranno alle domande e agli studi condotti dai ricercatori al fine di capirne di più sull’argomento. I risultati saranno poi utili alla Pride Sports ed alla Monash University al fine di mettere a punto soluzioni al problema; chiaramente non sappiamo ancora quanto tempo dovrà passare perché ciò accada.

L’ATP quindi ha deciso di rendere il circuito maschile un ambiente più accogliente e sicuro per gli atleti LGBTQ+ del futuro, e per coloro che minimizzano l’importanza di questo passo nel 2021, ecco alcuni dati demografici. Sportsnet riporta dei dati del 2019 che sono allarmanti a dir poco: il 26% dei teenager americani appartenenti alla comunità LGBTQ+, in particolare quelli della fascia d’età che va dai 16 ai 17 anni, ha contemplato il suicidio almeno una volta (un dato superiore di ben cinque volte a coloro che si identificano come etero). Tra coloro i quali sono stati apostrofati con termini omofobici, il 33% ha sviluppato atti di autolesionismo, e un ulteriore 40% ha avuto pensieri al riguardo. Con più di 2000 giocatori al mondo che hanno almeno un punto nella classifica ATP, sembra quindi necessario garantire degli aiuti a chi dovesse decidere di fare coming out.

Iran, oggi donne allo stadio per il match della Nazionale


1 a 0 per i diritti. Decisione storica in Iran: a due anni dall’ultima volta, oggi le donne tornano allo stadio in occasione del match di qualificazione al Mondiale 2022, contro la Corea del Sud. L’ultima e unica volta in cui le tifose si sono potute recare allo stadio Azadi di Teheran è stata nell’ottobre 2019, quando in 3.500 tifarono per la nazionale.

Due anni. Tanto ci è voluto per far sì che le donne potessero tornare a godersi dal vivo una partita della nazionale maschile iraniana. Ci saranno, dunque, per il match di qualificazione al Mondiale 2022, contro la Corea del Sud, in programma domani. L’ultima e unica volta in cui le tifose si sono potute recare allo stadio Azadi di Teheran è stata nell’ottobre 2019, quando 3.500 donne hanno tifato per la squadra maschile iraniana impostasi addirittura per 14-0 sulla Cambogia; la decisione di permettere l’ingresso allo stadio alle donne era legata ad un episodio che ha colpito l’opinione pubblica iraniana, ovvero la tragica morte nel settembre 2019 di una ragazza, Sahar Khodayari, che si è data fuoco dopo aver creduto di essere condannata al carcere per aver tentato di entrare in uno stadio.

Dopo la rivoluzione islamica del 1979, alle donne iraniane è stato negato l’accesso alle gradinate, ufficialmente per proteggerle dalla maleducazione maschile. La Fifa da anni chiede a Teheran di aprire gli stadi alle donne, permesso accordato in rarissime occasioni, e a un numero limitato di donne, tra il 2018 ed il 2019. Oggi una svolta, sperando che non sia solo un episodio sporadico ma le donne negli stadi diventino prassi.

A scuola di sostenibilità: il protocollo d’intesa Fiab – Ministero dell’istruzione


A scuola di sostenibilità. Promuovere la mobilità sostenibile, in bicicletta e a piedi, delle studentesse, degli studenti e del personale scolastico è uno degli obiettivi del protocollo d’intesa firmato da ministero dell’istruzione e Fiab. Si lavorerà, inoltre, per prevenire e contrastare comportamenti scorretti in materia di sicurezza stradale.

Il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e Fiab (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta), è stato sottoscritto alla presenza del Ministro Patrizio Bianchi e del Presidente Alessandro Tursi. Il Protocollo promuove la cooperazione per la realizzazione di attività che migliorino la qualità della formazione di alunni e personale in termini di salute, sicurezza e sostenibilità della mobilità.

Matti per la corsa: l’evento sportivo che punta i riflettori sulla salute mentale


 

 

Matti per la corsa. Torna il 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale, la manifestazione che vuole riportare l’attenzione su disagio psichico, inclusione, coinvolgimento attivo nella comunità. Il servizio di Elena Fiorani.

L’appuntamento è per domenica alle 10 al parco della Caffarella, a Roma, per partecipare ad un evento sportivo che vuole ribaltare l’immagine della persona con disagio psichico, ribadendo il suo diritto a non essere più rinchiusa nei luoghi di cura, ed essere invece parte attiva della comunità sui territori che le sono propri, protagonista della promozione della cittadinanza attiva, dello sviluppo e della coesione sociale.

Diverse le attività sportive in programma: una corsa podistica individuale di 8 chilometri e una non competitiva; dimostrazioni di mini volley e una camminata di solidarietà culturale all’interno del parco. Saranno gli utenti del Centro diurno La Fabbrica dei Sogni, formati e assistiti dai funzionari del Parco dell’Appia Antica, ad accompagnare i partecipanti in un percorso storico-culturale per illustrare le ricchezze archeologiche presenti.

Docufilm “Tanta strada”: alla scoperta dell’Emilia-Romagna sulle due ruote


“Tanta strada”. Nel docufilm di Lorenzo Stanzani persone con disabilità scoprono l’Emilia-Romagna in bici attraverso una lunga pedalata da Piacenza al mare. Un percorso dove diverse abilità si incontrano e si raccontano chiacchierando in sella a bici, tandem e handbike, rappresentando la diversità e le opportunità che lo sport offre a tutti.

Il docufilm del regista Lorenzo Stanzani che racconta la disabilità fuori dai soliti schemi, andrà in onda venerdì 8 ottobre su Rai2 e poi sarà disponibile su Raiplay. È un caleidoscopio di valori e colori il nuovo docufilm “Tanta strada” realizzato con il contributo della Regione. Lo sport, la natura, la compagnia, attraverso un lungo viaggio in bicicletta alla scoperta dell’Emilia-Romagna da Piacenza al mare: è questo il cuore del progetto. Un percorso dove diverse abilità si incontrano e si raccontano chiacchierando tra amici in sella a bici, tandem e handbike.

Stanzani racconta la disabilità fuori dai soliti schemi: «È stato un lavoro molto complesso da gestire, perché eravamo un gruppo di 20 persone da gestire e filmare. Quindi avevamo bisogno di una tripla troup, circa 14 persone per le riprese e la registrazione degli audio e delle voci dei protagonisti – racconta il regista Lorenzo Stanzani – Per me è stato un lavoro catartico, un’esperienza di vita incredibile».

Una sfida che la Regione ha saputo cogliere sostenendo l’idea di Matteo Brusa della Fondazione per lo Sport Silvia Parente, attraverso la realizzazione di percorsi ciclabili fuoristrada fruibili anche da persone con disabilità e capillarmente diffusi su tutto il territorio. Matteo Brusa, sottolinea l’importanza di creare percorsi nella natura accessibili per tutti: «Dal 2016 abbiamo reso accessibili 70 itinerari in modo da permettere a tutti di fare sport con assiduità».

Tra le località attraversate dalla piccola “carovana” di ciclisti si va dal Parco delle Foreste Casentinesi a quello del Delta del Po, dall’Appennino Bolognese ai castelli del Piacentino e del Parmense, passando, tra gli altri, per una cantina di stagionatura di Culatello e il Labirinto della Masone. Anche se la disabilità è spesso raccontata come mancanza, come quello che non si può fare, in questo docufilm è rappresentata come una situazione di vita, come ce ne possono essere tante, ma che non impedisce di sentire, scherzare, muoversi.

Girato in due settimane, “Tanta Strada” mostra situazioni inconsuete rispetto a quelle in cui si è abituati a vedere le persone con disabilità: si pedala nel fango, si nuota in una piscina all’aperto, ci si immerge in un caveau di culatelli, si affrontano strade bianche immersi in boschi secolari.

E Flavia Saraceni, una delle protagoniste del film, lo testimonia attraverso la soddisfazione di avere fatto parte di questo progetto: «Non cammino da tre anni e non conoscevo l’handbike. L’ho scoperta grazie a Matteo Brusa, nonostante io sia a Bologna da dieci anni. Questo mi fa capire quante opportunità ci siano da scoprire». Saraceni continua: «Anche se il meteo non ci è venuto incontro, perché ha piovuto praticamente sempre durante il nostro viaggio dai colli al mare, mi sono buttata nell’avventura anche in modo spericolato, che è uno stile che mi caratterizza».

di Pierluigi Lantieri