La squadra più coraggiosa del mondo. Alle Paralimpiadi di Tokyo 2020 ci saranno anche i sei atleti del team rifugiati, una donna e cinque uomini che gareggeranno in rappresentanza degli oltre 82 milioni di persone che sono state costrette a fuggire, 12 milioni delle quali vivono con una disabilità. Il team rifugiati sarà il primo a entrare nello stadio il 23 luglio durante la cerimonia di apertura.
Lo chef de mission per la squadra è Ileana Rodriguez, una rifugiata cubana che ha gareggiato ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 nel nuoto per gli Stati Uniti. “Vorrei esortare le persone di tutto il mondo a sostenere la squadra sportiva più coraggiosa del mondo, la squadra paralimpica dei rifugiati”, l’invito di Andrew Parsons, presidente dell’Ipc. “Questi atleti esemplificano come il cambiamento inizia con lo sport: hanno subito lesioni che hanno cambiato la vita, sono fuggiti per la loro sicurezza e hanno intrapreso viaggi pericolosi, ma nonostante le numerose barriere poste sul loro cammino, sono diventati atleti d’elite pronti a competere ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020. Lo sport è un potente strumento per includere i rifugiati con disabilità nella società e l’annuncio del Refugee paralympic team è un momento toccante per l’Ipc: stiamo mantenendo un impegno che abbiamo preso al Forum mondiale dei rifugiati dell’Unhcr nel 2019 per promuovere la partecipazione equa nei eventi sportivi per i rifugiati”.
L’annuncio della composizione della squadra è stato dato tramite un video con le voci e i volti delle star del mondo della musica, dello sport, della letteratura, del teatro e dello schermo che difendono la causa dei rifugiati. Per cominciare, Ibrahim Al Hussein, nuotatore rifugiato siriano che vive ad Atene, è stato annunciato dal frontman dei Coldplay, Chris Martin. E’ poi la volta dell’atleta Alia Issa, rifugiata siriana che vive sempre ad Atene, annunciata dall’attrice britannica e Goodwill Ambassador dell’Unhcr, Gugu Mbatha-Raw. Parfait Hakizimana, rifugiato del Burundi che vive nel campo profughi di Mahama, Ruanda, specializzato nel parataekwondo, è stato annunciato dalla cantante d’opera e destinataria della Legione d’onore francese e ambasciatrice di buona volontà dell’Unhcr, Barbara Hendricks (la sua partecipazione è legata però alle chance di qualificazione fissate al primo agosto). Ancora, a Tokyo ci sarà Abbas Karimi, nuotatore rifugiato afgano che vive a Fort Lauderdale, negli Stati Uniti, annunciato dall’ambasciatore di buona volontà dell’Unhcr Khaled Hosseini, l’autore del best-seller ‘Il cacciatore di aquiloni’ e lui stesso rifugiato afghano. Anas Al Khalifa, rifugiato siriano che vive a Halle, in Germania, gareggerà nella paracanoa e il suo nome è stato annunciato dal calciatore e sostenitore di alto profilo dell’Unhcr, Asmir Begovic. Infine c’è Shahrad Nasajpour, rifugiato iraniano che vive a Phoenix, negli Stati Uniti, ed è specializzato nel lancio del disco, annunciato dal calciatore del Bayern Monaco e del Canada, Alphonso Davies, anch’egli rifugiato originario della Liberia e recentemente annunciato come Goodwill Ambassador dell’Unhcr.
Sport e disabilità: da domani i 5 corsi formativi promossi da Sportfund Onlus
Capire per insegnare. Da domani in programma cinque appuntamenti formativi on line promossi da Sportfund Onlus dedicati al rapporto tra sport e disturbi dello spettro autistico. Nei corsi, rivolti a tecnici sportivi, verranno affrontati vari argomenti, dai problemi sensoriali al ruolo delle famiglie.
“La formazione degli istruttori sulle disabilità è uno dei nostri obiettivi fondanti, cuore di tutto il processo. Perché se ci sono gli spazi per fare inclusione ma non gli istruttori formati, la macchina si ferma”. Alberto Benchimol, tra i fondatori e presidente di Sportfund Fondazione per lo sport onlus, parla dei presupposti alla base del corso di approfondimento online per tecnici sportivi su Sport e autismo. Cinque gli appuntamenti in programma, a partire da mercoledì 13 luglio: “Registriamo una domanda crescente da parte delle famiglie. L’autismo, poi, è uno degli ambiti nei quali si ottengono, grazie allo sport, maggiori risultati, sia quando si parla di bambini, sia quando si parla di adulti”.
La partecipazione è gratuita ma è obbligatorio registrarsi: al termine dei lavori, e con la frequenza minima del 75 per cento delle ore previste, sarà rilasciato un attestato di partecipazione. “Affronteremo temi fondamentali per tecnici che hanno a cuore l’inclusione di ogni persona nell’attività sportiva e desiderano approfondire le potenzialità della Comunicazione aumentativa alternativa”.
Ad aprire il corso, dopo Benchimol e Carlo Mazzola, presidente della Fondazione Mazzola – realtà milanese che dal 2018 promuove lo sport come strumento per la salute, il benessere e l’empowerment delle persone con disabilità e come volano di inclusione sociale ed economica –, Stefano Cainelli, psicologo e musicoterapeuta interverrà per un inquadramento su “I disturbi dello spettro autistico”, intervento che aprirà anche la giornata del 14 luglio. Il 25 luglio sarà la volta di Martina Benedetti, psicologa clinica, con “I problemi sensoriali nelle persone con disturbo dello spettro autistico”.
A seguire, Federico Comini, psicologo e psicoterapeuta, formatore corsi per maestri di sci, guide alpine e accompagnatori di territorio, parlerà di “Avviamento allo sport della persona con disturbo dello spettro autistico”. Quarto appuntamento, martedì 20 luglio, ancora con Martina Benedetti (“Strategie di apprendimento nei disturbi dello spettro autistico”) e Federico Comini (“La gestione del comportamento problema”). Ultimo appuntamento, il 22 luglio: Venera Russo, psicologa clinica specializzata in Comunicazione aumentativa alternativa parlerà di comunicazione aumentativa alternativa e della sua applicazione in ambito sportivo; in chiusura Francesca Vitali, psicologa dello sport, interverrà a proposito di “Sport, famiglie e disabilità”.
Cina, metà degli studenti miopi a causa della poca attività all’aperto
Gli occhi dello sport. Metà degli studenti cinesi sono miopi: troppo studio e poca attività all’aperto aumentano lo stress e danneggiano la vista: nel Sud della Cina si prova a rimediare con attività sportive di gruppo, soprattutto i giochi con la palla che allenano la vista oltre a rendere gli studenti più felici.
Gli scolari cinesi scalano le classifiche internazionali sugli apprendimenti ma intanto perdono diottrie. Secondo uno studio del ministero dell’Educazione rilanciato dall’agenzia di stampa Xinhua più della metà degli studenti cinesi (il 50,2%) sono miopi e il loro numero è in aumento. La mancanza di attività all’aperto e di esercizio fisico sono fra i fattori che contribuiscono a questo problema. Ecco perché nella scuola elementare di Ronghe, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang, Cina meridionale, agli studenti è stata offerta la possibilità di scegliere tra oltre 20 diverse attività sportive organizzate dall’istituto ogni martedì pomeriggio con l’aiuto di insegnanti professionisti: calcio, basket, tennis, scherma, taekwondo e danza sportiva sono solo alcune delle discipline disponibili nel programma doposcuola di 90 minuti. L’attività fisica ha un duplice scopo: alleviare lo stress – che nell’ultracompetitivo sistema scolastico cinese raggiunge livelli parossistici – e, appunto, frenare la miopia infantile.
Meno stress, più diottrie «Oltre a garantire quattro lezioni di educazione fisica ogni settimana, la scuola svolge specificamente una serie di attività sportive volte a migliorare la salute visiva degli studenti e ad aiutarli a partecipare attivamente all’esercizio fisico», spiega il vicepreside Tang Jining. Il club di basket è uno dei gruppi sportivi più popolari a scuola. «Nei giochi con la palla gli occhi devono osservare la direzione della palla e questo contribuisce a prevenire la miopia», sostiene Xie Kun, insegnante di educazione fisica della scuola e allenatore del club di basket. «Attraverso una serie di attività sportive non solo potremo riuscire a frenare la miopia infantile, ma renderemo anche gli studenti più felici e li aiuteremo a sviluppare la buona abitudine di fare esercizio fisico», conclude Tang Jining.
A scuola per mare: in barca a vela contro la povertà educativa minorile
A scuola per mare. Un gruppo di ragazze e ragazzi in barca a vela per un viaggio lungo 100 giorni e un’opportunità di formazione attraverso la condivisione di esperienze di vita comunitaria. E’ il progetto selezionato da Con i Bambini rivolto a giovani provenienti da situazioni di marginalità.
Un’opportunità educativa di formazione e crescita a contatto con il mare attraverso la condivisione di esperienze di vita comunitaria: il viaggio per mare, la navigazione a vela, l’educazione ambientale e alla legalità, la subacquea. È l’ambizioso obiettivo di A scuola per mare, progetto selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in cui ragazze e ragazzi di tutta Italia, provenienti da situazioni di fragilità, marginalità e talvolta con procedimenti penali in corso, navigano, insieme ad un gruppo di educatori, a bordo della Lady Lauren, imparando ad affrontare le proprie debolezze, visitando città nuove e scoprendo nuove attività, confrontandosi rispetto al proprio futuro.
Oltre alla quotidiana attività didattica concordata con le scuole e propedeutica al reinserimento al termine dell’esperienza, i partecipanti svolgono diverse attività nel corso dei 100 giorni di navigazione: tra queste, la raccolta della plastica in mare, i corsi per l’attività subacquea con rilascio di brevetto, quelli con biologi marini, esperti di economia circolare e di sostenibilità, l’esperienza di condivisione di una settimana di navigazione integrata con un gruppo di coetanei disabili dell’associazione Aipd di Pisa.
Procida, Ventotene, Ischia, Civitavecchia, Isola d’Elba, Catania sono solo alcune delle tappe affrontate: il progetto coinvolge 5 regioni (Sicilia, Lazio, Lombardia, Sardegna, Campania) in cui la Lady Lauren fa tappa durante il viaggio, e vede come ente capofila I Tetragonauti Onlus, che ha sede a Milano e propone opportunità educative di formazione e crescita a contatto con il mare, insieme ai partner dei territori coinvolti.
Il progetto si rivolge a ragazzi tra i 14 e i 18 anni segnalati dai Centri Giustizia minorile partner del progetto (Centro Giustizia minorile del Lazio, Abruzzo e Molise, Centro Giustizia minorile per la Sicilia, Centro per la Giustizia minorile per la Sardegna e Centro per la Giustizia minorile per la Lombardia) e a ragazzi con disabilità. Ogni percorso ha una durata complessiva di circa otto mesi: oltre ai 100 giorni di navigazione, i ragazzi vengono preparati durante una fase di pre navigazione e proseguono, una volta scesi a terra, il percorso per altri tre mesi con il reinserimento in percorsi formativi, di orientamento e di avviamento al lavoro.
L’emergenza Covid non ha fermato le partenze, ma le ha ristrutturate, con moduli di una settimana o di 50 giorni. Perché, come ha raccontato uno dei partecipanti, “La barca non la puoi gestire da solo, c’è bisogno di un gruppo che ha voglia di collaborare, tutti insieme si porta avanti”.
di Pierluigi Lantieri
Goal Click Refugees: il potere inclusivo del calcio raccontato per immagini
Goal Click Refugees: è il progetto fotografico promosso dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati che intende mostrare il potere del calcio nei processi di integrazione delle persone migranti. I partecipanti hanno fotografato le loro vite e comunità calcistiche, dentro e fuori dal campo.
All’inizio di una stagione sportiva globale che include i campionati europei di calcio e i Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo, la campagna Goal Click Refugees di UNHCR e dell’impresa sociale Goal Click rivela come lo sport può aiutare le persone emarginate a creare relazioni nelle loro nuove case. Con fotocamere usa e getta, i partecipanti catturano la realtà non filtrata delle loro vite e comunità calcistiche, sia dentro che fuori dal campo.
“Mi fa sentire libero”, ha detto Deisy, 36 anni, un partecipante in Spagna che ora gioca in uno schema gestito dall’ONG CESAL a Madrid. “Mi riempie di orgoglio poter continuare a giocare a calcio qui in Spagna”. “Conosco molte persone grazie al calcio”. Prima di essere costretta a lasciare la sua casa in Colombia era stata convocata in nazionale, ma ha dovuto abbandonare dopo un grave infortunio al ginocchio. Ora è tornata a giocare in un campionato di Madrid per il Club Fulanita de Tal. “Ho riacquistato quel sogno che il calcio mi ha dato”, ha detto. “Il calcio è importante perché mi aiuta a staccare dai miei problemi personali, mi unisce ogni giorno di più ai miei compagni di squadra – e conosco tante persone grazie al calcio”.
In Ucraina, Sasha Fomichov è CEO e capo allenatore della League of Tolerance di Ivano-Frankivsk, un’organizzazione benefica focalizzata sull’educazione sociale attraverso lo sport, la partecipazione democratica e l’imprenditorialità. I giovani frequentano gli allenamenti con la League of Tolerance, un ente di beneficenza che incoraggia la partecipazione inclusiva al calcio, a Ivano-Frankivsk, in Ucraina. Originariamente avvocato, educatore e allenatore di Donetsk, Fomichov è fuggito dalla sua casa nell’est del paese a causa del conflitto, finendo a Ivano-Frankivsk. Allena ragazzi di diversa provenienza, compresi gli sfollati, e fotografa gruppi tra cui ragazze e ragazzi svantaggiati che frequentano una scuola di calcio gratuita supportata dai campioni nazionali dell’FC Shakhtar Donetsk.
“Personalmente, sono anche un IDP e di etnia greca, ed è molto positivo per il mio coaching mostrare integrazione ed essere un modello”, ha detto. “Vedo il calcio come un ottimo strumento per creare coesione sociale e creare un ambiente sicuro per l’espressione di sé”. “Cerchiamo di essere il più inclusivi possibile e di invitare tutti i bambini senza limiti”, ha aggiunto. Fomicov, ambasciatore della campagna UEFA #EqualGame, ha anche un obiettivo personale: vedere il 30% di rappresentanza femminile nel calcio di base nel paese. Ha notato che la scorsa stagione c’era solo un capo allenatore donna nella Premier League femminile ucraina. “Possiamo creare una nuova normalità paritaria di genere nello sport e nell’intera società per le generazioni future”, ha affermato.
Spagna, proposta di legge contro le discriminazioni sessuali nello sport
Uguali per legge. In Spagna una proposta di legge contro le discriminazioni sessuali nei confronti della comunità LGBT+ in ambito sportivo, che si presenta come una delle più moderne e progressiste di tutta Europa sulla materia. Il disegno di legge si propone di tutelare gli atleti da attacchi basati su orientamento sessuale, identità o espressione di genere
Che le discriminazioni verso la comunità LGBT+ coinvolgano il mondo dello sport è ormai un dato di fatto. Quando si tratta di competizioni sportive si fa un gran parlare di atlete trans e di come potrebbero costituire una minaccia per una competizione equa, sono previsti test per valutare il livello di testosterone nel sangue e nel mentre la comunità scientifica sta a ancora cercando di stabilire quali siano i parametri per capire se la componente genetica e ormonale è in grado di influenzare le prestazioni sportive. A questo si aggiungono le discriminazioni in caso di omosessualità specie negli sport che promuovono una certa ipermascolinità e sarebbe quindi arrivato il momento di fare qualcosa. “Ancora una volta, la Spagna sta elaborando una delle leggi più moderne e progressiste di tutta Europa su questa materia”, ha dichiarato in questi giorni il Segretario di Stato per lo Sport, José Manuel Franco. In effetti la Spagna ha proposto un disegno di legge contro la discriminazione nei confronti della comunità LGBT+ nel mondo dello sport che si propone di tutelare gli atleti da attacchi basati su “orientamento sessuale, identità di genere o espressione di genere”. Chapeau!
Il nuovo testo della Bozza Preliminare della Legge Sportiva raggiungerà il Congresso alla fine del 2021 e ha l’obiettivo di modificare la Legge del 2007 contro la violenza, il sessismo, il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza nello sport in modo che includa espressamente anche “la discriminazione basata su orientamento, identità di genere o espressione di genere“. In questo modo si stabilirebbe una tutela per gli atleti appartenenti alla comunità LGBT+, attribuendo alla Commissione Antiviolenza la capacità di agire di fronte a questo tipo di discriminazione. Secondo Franco è necessario includere nella legislazione quelle discriminazioni che fino ad ora sono state ignorate e dunque questa legge potrebbe colmare un vuoto che influisce sulla vita di molte persone.
La Spagna è particolarmente attenta ai diritti LGBT+ e solo qualche giorno fa ha approvato un’altra proposta di legge che riconosce ai cittadini la possibilità di cambiare il proprio genere a livello legale senza necessità di aver effettuato cure ormonali né di presentare referti medici. Se la legge sarà approvata in Parlamento le persone di età superiore ai 16 anni potranno richiedere autonomamente il cambio di genere mentre a partire dai 14 anni sarà possibile farlo con l’assistenza di genitori o tutori. Non solo, il testo prevede tutta una serie di ulteriori diritti come la fecondazione assistita per “persone trans con capacità di gestazione”, il divieto di terapia di conversione, tutele per le persone intersessuali e l’introduzione di “contenuti relativi al trattamento della diversità sessuale-affettiva e familiare delle persone LGBT+” nei libri scolastici. Il viaggio verso un futuro più inclusivo è cominciato (almeno in Spagna).
Sport e inclusione: nasce la Bebe Vio Academy
Sport per tutti: è nata la Bebe Vio Academy. La schermitrice campionessa del mondo ha dato vita alla prima accademia italiana con l’obiettivo di coinvolgere nella pratica dello sport bambini e ragazzi con disabilità fisiche o normodotati tra i 6 e i 18 anni.
L’organizzazione della Bebe Vio Academy è affidata ad art4sport Onlus, l’associazione nata per volontà della campionessa mondiale e dei suoi familiari, che lavora da anni per promuovere lo sport come strumento di integrazione sociale e di realizzazione personale. Al fianco di Bebe ed art4sport, Nike vuole abbattere le barriere fisiche e psicologiche che ancora bloccano troppi bambini e ragazzi con disabilità e contribuire alla creazione di una comunità integrata dove lo sport diventa strumento di inclusione, partecipazione e divertimento. “Dopo tanti anni di esperienza, con art4sport abbiamo capito quanto siano importanti le attività sportive nel percorso di crescita dei bambini e dei ragazzi con disabilità. Adesso la casa di queste attività sarà la Bebe Vio Academy e faremo sport tutti insieme, normodotati e disabili. E vedrete quanto è figo ed appassionante lo sport!” ha dichiarato Bebe.
Gli scopi principali del progetto sono: dare maggiore accesso allo sport ai bambini con disabilità, promuovere l’integrazione attraverso lo sport con attività inclusive e creare consapevolezza sugli sport come strumento per cambiare e migliorare la vita delle persone con disabilità fisiche. La BVA consisterà in un programma pluriennale di attività multi-sportive rivolto a bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni. Queste attività avranno l’obiettivo di aiutare i bambini disabili ad integrarsi nella società attraverso lo sport, favorendo l’interazione con bambini normodotati che avranno la possibilità di scoprire e provare tutti insieme cinque diverse discipline: calcio, atletica, basket in carrozzina, sitting volley e scherma in carrozzina. Grazie al supporto e alla collaborazione del Comune di Milano e Milano Sport, le attività si svolgeranno in 2 centri sportivi della città, nello specifico il Centro Sportivo Iseo e il Bicocca Stadium. Un contributo prezioso, quello del Comune di Milano, così come quello di tutti gli altri comitati e federazioni che hanno deciso di abbracciare il progetto, quali il CIP e il CONI, le Federazioni partner (FIPAV, FIS, FIPIC), Milanosport, le società sportive milanesi, l’Università Cattolica, l’Università Statale e gli sponsor tecnici Ossur e OffCar.
La BVA svolgerà un’attività di promozione e sensibilizzazione nei licei e nelle università milanesi con l’obbiettivo di far conoscere lo sport e per dare la possibilità ai ragazzi interessati di partecipare alle attività come volontari o come apprendisti allenatori, in affiancamento ai coach federali che gestiranno le attività sportive. Alla fine dei corsi, ad alcuni dei ragazzi che avranno dimostrato maggior interesse, passione e capacità nel percorso di aiuto allenatore, verrà permesso di partecipare a corsi federali per l’ottenimento dei brevetti ufficiali di allenatore. Coloro che, una volta sperimentate le diverse discipline sportive, dovessero appassionarsi ad una di esse, verranno indirizzati alle società sportive milanesi di riferimento in modo da aumentare la partecipazione sportiva nel territorio. Per la fase di iscrizione, la BVA si avvarrà del coinvolgimento delle istituzioni locali, federazioni, società sportive, scuole, altre associazioni e organizzazioni che operano nell’ambito sociale.
Disability & Sport: il progetto che propone attività sportive accessibili
Muoviamoci. L’Associazione Paratetraplegici del Nord-Est ha lanciato il progetto “Disability & Sport” per coinvolgere persone con disabilità in attività sportive. Il servizio di Elena Fiorani.
«Non me la sento», «troppo impegnativo per me»: con questa e altre motivazioni simili otto persone con disabilità su 10 dichiarano di essere inattive e di non dedicarsi ad alcuna attività sportiva o fisica: per invertire questa tendenza l’Associazione Paratetraplegici del Nord-Est scende in campo con il progetto che propone attività sportive accessibili e che offrono la possibilità di uscire di casa e conoscere altre persone.
L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Veneto, si apre domani al Polo Nautico di Punta San Giuliano, dove verrà presentata la paracanoa, pratica che può dare grandi soddisfazioni eco naturalistiche in un territorio come quello veneto ricco di lagune, laghi e fiumi. Nei mesi seguenti si andrà alla scoperta del tiro con l’arco, di bocce e danza in carrozzina, ma anche del tennistavolo e di badminton e calcio balilla.
Sport e legalità: il protocollo che coinvolgerà gli studenti di Palermo
Sport e legalità. A Palermo firmato un protocollo per agevolare la pratica dei giovani studenti, in particolare provenienti da quartieri svantaggiati, per veicolare valori di legalità e sottrarre fette sempre più ampie di giovani generazioni alla malavita. L’iniziativa nasce da un lungo lavoro nelle scuole da cui è emerso il bisogno di socializzazione e di sport.
L’essenza dell’iniziativa è quella di diffondere, attraverso lo sport, quel contagio di legalità. Questa mattina nell’aula “Corona”, nella caserma “Pietro Lungaro”, alla presenza del questore Leopoldo Laricchia e del prefetto Giuseppe Forlani è stato firmato un protocollo che consentirà di agevolare la pratica sportiva dei giovani studenti palermitani anche dai quartieri svantaggiati per veicolare valori di legalità.
Hanno firmato il protocollo anche l’associazione Quarto Savona Quindici, i gruppi sportivi Fiamme oro della polizia e la federazione nazionale Taekwondo. Il protocollo consentirà di derogare ai limiti d’età, di 12 e 17 anni, attualmente vigenti, per chi desideri praticare l’arte marziale coreana del Taekwondo, mediante il tesseramento alla locale sezione giovanile Fiamme Oro affiliata alla Federazione Italiana Taekwondo. La Quarto Savona Quindici e la sua fondatrice Concetta Mauro Martinez Montinaro, nella sua instancabile testimonianza di memoria, attraverso un percorso itinerante nelle scuole palermitane, ha raccolto il bisogno di socializzazione e di sport, proveniente soprattutto dai giovani che vivono un disagio sociale oltre che economico. E’ stato questo l’input che ha condotto gli enti firmatari a ritenere giusto concedere una deroga che agevoli l’accesso e la permanenza dei giovani studenti nell’ambito dei gruppi sportivi della Polizia di Stato.
L’essenza dell’iniziativa è quella, quindi, di diffondere, attraverso lo sport, quel “contagio di legalità” che serva a sottrarre fette sempre più ampie di giovani generazioni alla malavita a che, in modo progressivamente più incisivo e penetrante, in tutti gli strati della società palermitana, produca gli anticorpi alla mafia.
Rinviata riforma sport: i lavoratori del settore scendono in piazza
Lavoratori dello sport in piazza: Cgil, Cisl e Uil non si arrendono al rinvio della riforma dello sport posticipata al 31 dicembre 2023. Il settore, duramente colpito dalla crisi pandemica, occupa oltre 100mila lavoratori dipendenti e più di 500mila collaboratori. Domani il presidio in piazza Montecitorio a Roma.




