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Proteste da Oscar


Sarà Ava DuVernay a dirigere la docuserie che racconterà l’adolescenza di Colin Kaepernick, ex quarterback di colore che nel 2016 si oppose alla brutalità della polizia nei confronti dei neri manifestando il proprio dissenso durante l’esecuzione dell’inno americano. La sua scelta di inginocchiarsi è diventata poi una forma di protesta condivisa a livello mondiale. Previsti sei episodi di cui l’atleta sarà voce narrante e produttore.

I sei episodi della serie dal titolo “Colin in black and white” racconteranno l’adolescenza del campione del football, i suoi anni del liceo e soprattutto l’ambiente in cui è cresciuto – è stato adottato da una famiglia bianca californiana – fattore importante per la sua formazione intellettuale. Netflix non ha lasciato nulla al caso, perché alla regia ci sarà Ava DuVernay, la prima donna afroamericana a ricevere una nomination al Golden Globe e al Critics Choice Award come miglior regista per il film Selma – La strada per la libertà ed è poi stata nominata anche a un Oscar per il documentario XIII Emendamento.

Dice Colin che insieme alla DuVernay e allo scrittore Michael Starrbury sarà produttore della serie: “Sarà un onore collaborare con lei. Troppo spesso si vedono storie sui neri raccontate con lo sguardo dei bianchi. Cercheremo di dare una prospettiva differente a ciò che adesso noi neri stiamo facendo. Esploreremo i conflitti razziali che ho dovuto affrontare crescendo in una comunità bianca dopo essere stato adottato durante gli anni del liceo”.  Le sue proteste che si protrassero per tutta la stagione 2016 raccolsero molti consensi e tanti dei suoi colleghi seguirono il suo esempio.

Ma ci furono anche una valanga di critiche. Incluso i messaggi minacciosi del presidente Donald Trump che intimava ai proprietari Nfl (molti repubblicani) di licenziare tutti quelli che osavano mancare di rispetto alla bandiera e ai soldati che nelle varie guerre l’avevano difesa. Furono inutili i tentativi di Kaepernick di spiegare che il suo gesto non aveva nulla di antipatriottico. Colin era il quarterback che alla sua prima stagione (subentrò al titolare Alex Smith infortunato a metà = campionato) nel 2012 aveva portato San Francisco al Super Bowl (sconfitta dai Baltimore Ravens) e conquistato l’anno seguente l’Nfc Championship a un passo da un altro SB.

Ma dopo quel campionato di proteste restò a spasso senza mai più ritrovare una squadra disposta a offrirgli un contratto. Era stato ostracizzato dalla Lega e soltanto poche settimane fa il commissioner Roger Goodell lo ha “perdonato” e ha benedetto il suo eventuale nuovo ingaggio.

Una bici per due


L’Uici di Torino riparte dal tandem a dimostrazione che per le persone con disabilità visiva il ciclismo non è affatto un’esperienza preclusa, ma,al contrario, può essere vissuta con soddisfazione e in assoluta sicurezza, trovando la soluzione adatta, come quella del tandem, con un equipaggio composto da una guida vedente e da un pedalatore non vedente, seduto dietro.

Ritrovare il giusto ritmo nella pedalata, dopo i lunghi mesi di inattività, sentire ogni salita e ogni discesa, gustarsi l’aria fresca sul viso, mentre il nastro grigio della strada scorre sotto le ruote: dopo la pausa forzata dovuta all’emergenza coronavirus, la Polisportiva dell’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti) riprende la propria attività legata al tandem, ovviamente in totale sicurezza e con attenzione alle prescrizioni sanitarie.

Per riacquistare un po’ di allenamento, la prima proposta, nei giorni scorsi, è stata un giro di circa 18 chilometri lungo le piste ciclabili di Torino. Il tandem, una bicicletta a due posti, è esattamente ciò che serve. Per la persona cieca, però, l’esperienza è tutt’altro che un “lasciarsi portare”: tra i due componenti dell’equipaggio, infatti, deve crearsi una speciale sintonia ed entrambi, seppure con ruoli diversi, concorrono all’andamento del mezzo.

Consapevole delle potenzialità del tandem, da tempo la Polisportiva UICI Torino organizza iniziative per avvicinare chi non vede al mondo della bicicletta. Vi sono proposte più “ardite”, come il viaggio di 600 chilometri da Torino a Venezia lungo la via del Po, svoltosi nel settembre dello scorso anno, ma ci sono anche occasioni più “tranquille”, ideate per coinvolgere tutti, compreso chi non abbia un particolare allenamento e voglia coniugare lo sport con il relax. Si è così costituito un gruppo di appassionati del tandem, che esplorano da una prospettiva molto particolare Torino e dintorni.

Analfabetismo sportivo


È la condizione in cui vivono i nostri bambini,  secondo un recente report del Journal of the american college of sports medicine. Secondo la testata, la sedentarietà dilaga e i giovanissimi hanno perso confidenza e competenza nel fare attività fisica, oggi si scatenano meno di 60 minuti al giorno e hanno meno prontezza di riflessi e resistenza rispetto alle vecchie generazioni.

In cosa si traduce l’analfabetismo fisico di cui soffrono i ragazzi oggi? Mancanza di fiducia, competenza e motivazione per impegnarsi in attività fisiche significative con interesse ed entusiasmo che restano nel corso della vita. Questo approccio negativo farà evitare confronti fisici non essenziali, anche semplici giochi di gruppo in occasione di feste, per evitare il fallimento e l’umiliazione.

“Senza regolari opportunità di apprendimento e pratica in un ambiente progressivamente
impegnativo, i giovani saranno sempre meno disposti a giocare all’aperto con gli amici o far parte di una squadra sportiva locale, ad esempio. Non basta cominciare a farli muovere quei fatidici 60 minuti al giorno, che sono inoltre poco per loro, ed è improbabile che i giovani che sono fisicamente analfabeti acquisiranno le conoscenze, le capacità e la comprensione per partecipare a una varietà di attività sportive e
sportive senza istruzione, orientamento e incoraggiamento da parte di genitori, insegnanti qualificati e comunità”, spiega l’analisi.

Ci vuole un cambio di passo e i primi a farlo dovrebbero essere le famiglie, seguite a ruota dalle scuole e dalla comunità intera. La nuova chiave per risolvere la pandemia di analfabetismo fisico che contagia le nuove generazioni, sta nel guardare l’aspetto sociale e non più medico. E scrollarsi di dosso i luoghi comuni che ci fanno fare scelte sbagliate con i figli. Lo sport che fa bene ai giovani, 5 suggerimenti: far provare ai figli tante specialità sportive, cambiare e ascoltare cosa vogliono provare. Tutti gli sport vanno bene. Favorire la loro creatività nelle attività di qualunque tipo. Solo dopo si può scoprire dove è il loro ‘talento’, dove sono più portati l’attività fisica deve divertirli e fargli fare nuovi amici, da frequentare anche fuori palestra lo sport deve far loro nascere un senso di appartenenza l’attività ha il beneficio di insegnare loro ad intraprendere con prontezza e sicurezza nuovi movimenti e abilità anche intellettive.

Roma su due ruote


La Capitale ha ricevuto il riconoscimento assegnato dalla Fiab dopo la valutazione del grado di ciclabilità del territorio effettuata in tutti i 15 municipi in cui è divisa la città. Il progetto della Federazione italiana ambiente e bicicletta nasce per sostenere e accompagnare le amministrazioni locali nelle loro politiche bike-friendly. Sono 127 i comuni italiani ad aver ricevuto l’attestazione.

In bici per l’ambiente


L’attivista Myra Stals percorrerà 6500 chilometri per raccogliere la plastica abbandonata e fondi per il Banco Alimentare. Il servizio di Elena Fiorani.

Myra Stals ha già percorso migliaia di chilometri su due ruote tra Italia ed Europa per raccogliere la plastica abbandonata, e domani  riparte per un’altra “avventura” lunga tre mesi, in cui raccoglierà rifiuti ma anche fondi per il Banco Alimentare. E’ il progetto Cycle to Recycle promosso dall’olandese trapiantata in Italia da più di sette anni.

Il nuovo itinerario di oltre 6500 km attraverserà 18 regioni del nostro paese: Partenza domani da Torino lungo la Via Francigena per raggiungere Santa Maria di Leuca in Puglia, poi la Sicilia e ritorno al nord affrontando le Dolomiti. il progetto ha come scopo principale sensibilizzare le persone al grande problema dell’inquinamento da plastica nel nostro ambiente ma anche raccogliere fondi per il Banco Alimentare per supportare le famiglie rimaste senza lavoro.

Giochiamo all’inclusione


Il progetto “Dialect” coinvolgerà i giovani di quattro Paesi europei, Italia, Grecia, Serbia e Ungheria, usando il calcio come strumento per promuovere i diritti umani e combattere l’intolleranza e la xenofobia. In Italia si svolgerà a Napoli e coinvolgerà 150 adolescenti, con background migratorio e non, che parteciperanno a un torneo itinerante girando la città dalle periferie al centro storico.

In un momento storico in cui i discorsi d’odio riescono a trovare terreno fertile soprattutto fra gli adolescenti, sperimentare una nuova pratica calcistica come mezzo per promuovere l‘inclusione sociale è più che mai un imperativo. ecco l’obiettivo del progetto “Dialect – Sconfiggere la polarizzazione: costruire comunità fondate sul rispetto reciproco attraverso il calcio”.

Grazie alla metodologia innovativa Football3 i ragazzi e le ragazze verranno aiutati a sviluppare il fair play promuovendo uguaglianza e rispetto. In Football3 non ci sono arbitri e allenatori e le regole del gioco vengono discusse e concordate insieme dalle squadre in collaborazione con giovani mediatori e mediatrici di comunità. Vince chi ottiene più punti in base alle regole e non in base al numero dei gol segnati.

La stessa metodologia consentirà ai rappresentanti della società civile e degli enti locali di identificare e contrastare forme di discriminazione e intolleranza. Le famiglie, insieme agli educatori e ai rappresentanti istituzionali, saranno coinvolte in una ricerca sulla percezione della connessione esistente tra attività sportiva giovanile e diffusione dei discorsi d’odio e verranno formati 10 giovani mediatori e mediatrici di comunità che potranno sviluppare le loro capacità di risoluzione di conflitti diventando un punto di riferimento tra pari.

Dialect è cofinanziato dal Programma diritti, uguaglianza e cittadinanza 2014-2020 dell’Unione europea. In Italia è promosso da ActionAid, in Grecia da ActionAid e dal Centro nazionale per la ricerca sociale, in Ungheria da Otlalom Sport Association, in Serbia da Football Friends e si svolge in collaborazione con Streetfootballworld in Germania e Melissa Network in Grecia.

MilanoTornaInCampo


E’ la raccolta fondi per aiutare gli impianti e le associazioni sportive di Milano a riaprire in sicurezza e permettere a tutti di tornare a praticare lo sport di base. Il progetto è nato durante la pandemia: il conduttore di Rai radio 2 Filippo Solibello con un drone ha scattato centinaia di foto dei campi sportivi chiusi per il lockdown e ora quelle foto sono disponibili con una donazione su Rete del Dono.

“MilanoTornaInCampo” nasce durante la pandemia come progetto artistico-sociale realizzato per raccogliere fondi da destinare alla ripartenza dello sport di base nella città di Milano. Fondazione Mediolanum Onlus raddoppierà i primi 10mila euro raccolti per consentire a sempre più bambini di tornare in campo. «Durante la pandemia – dichiara Filippo Solibello – ho deciso di fotografare i campi deserti, perché ci rimanesse il ricordo di quello che stava succedendo, perché non accada mai più, perché quei campi, bellissimi, tornino presto a essere popolati dalle voci, dalle grida, dalla forza e dall’allegria dei piccoli e grandi sportivi». Con i fondi raccolti verranno acquistati palloni, palline e materiali sportivi da destinare alle associazioni sportive e a MilanoSport, la società del Comune di Milano che gestisce le strutture sportive pubbliche.

Respiro in prestito


Da domani al 5 luglio chiunque può correre o camminare la 5 chilometri virtuale per aiutare la ricerca sulla fibrosi cistica. Basta iscriversi on line e inviare il proprio risultato per concorrere alla classifica che determinerà i vincitori simbolici dell’evento. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione ricerca Fibrosi Cistica per prestare, grazie a sport e generosità, il respiro a chi l’ha compromesso sin dalla nascita.

In questi mesi segnati dal coronavirus abbiamo avuto più che mai la consapevolezza dell’importanza della salute. E quanto faccia paura la mancanza di respiro. Condizioni che i malati di fibrosi cistica conoscono bene. Ed è significativo che uno dei primi eventi sportivi (ancora a distanza) della ripartenza sia la «5 KM Virtual Charity Run». Un’iniziativa solidale promossa dalla Fondazione ricerca Fibrosi Cistica (FFC) e da Runcard, in programma dall’1 al 5 luglio. Con uno slogan: «Respiro in prestito», per prestare — grazie allo sport e alla generosità — il respiro a chi l’ha compromesso sin dalla nascita.

Possono partecipare tutti, tesserati e non: cinque chilometri da coprire correndo o semplicemente camminando. Per iscriversi basta una donazione di 3 euro che sarà interamente devoluta a finanziare «Task Force for Cystic Fibrosis», un progetto strategico della FCC volto a «dare respiro a chi vive con il respiro compromesso». Al termine della prestazione, ciascun runner potrà inviare il proprio risultato (tracciato con qualsiasi app su smartphone e smartwatch) per concorrere alla classifica che determinerà i vincitori simbolici dell’evento. Accanto alla corsa non competitiva, i partecipanti sono incoraggiati a farsi portavoce della causa, stampando e personalizzando il pettorale, per esibirlo, scattarsi una foto e condividerla, per invitare amici e compagni d’allenamento a dare «respiro in prestito». E le foto più divertenti riceveranno un premio.

La fibrosi cistica compromette molti organi e porta a insufficienza respiratoria, accorciando la vita a poco più di 40 anni. Questo evento con la Fidal offre l’opportunità di divulgare la conoscenza sulla malattia attraverso il messaggio positivo dello sport, che ha un valore speciale per i ragazzi con fibrosi cistica, in quanto l’attività fisica e lo sport ottimizzano tutte le risorse vitali della persona malata, favorendo una migliore funzionalità respiratoria e cardiocircolatoria, nonché più efficienti attitudini fisiche, psichiche e sociali, essenziali per contrastare la malattia e avvicinare il più possibile alla normalità la loro vita.

A vele spiegate


Da oggi a domenica tre giorni dedicati alla navigazione a vela, per la quarta edizione dell’iniziativa promossa dalla Fiv. Il servizio di Elena Fiorani.

Sarà un’edizione speciale, quella 2020 del Vela Day, che per l’occasione durerà tre giorni, per soddisfare la grande voglia di ripartenza di appassionati e circoli velici e per promuovere uno sport sicuro e a contatto con l’ambiente naturale, in vista dell’estate che avanza. Fino a domenica saranno circa 250 i club della Federazione italiana Vela che aspettano esperti e neofiti in tutta Italia per divulgare la cultura del mare e dello sport della vela.

In questa occasione tutti potranno affacciarsi a questa attività sempre più in voga: si potranno conoscere le proposte dei Circoli, provare l’emozione di un’uscita in barca, incontrare velisti famosi, imparare tante nozioni nautiche interessanti e vivere a contatto con la natura. Tutte le iniziative permetteranno di godersi l’esperienza in sicurezza, rispettando le disposizioni anti-contagio.

#Sport4Recovery


Anche la Serie A di Basket ha aderito alla campagna globale per riaprire in sicurezza lo sport organizzato. L’invito è a far ripartire il prima possibile tutti gli eventi, dopo le chiusure causate dal lockdown, dati i significativi benefici che lo sport procura in termini di salute fisica e mentale, oltre che dal punto di vista economico. L’appello chiede in particolare la ripresa degli eventi dal vivo.

Con lo stop dello sport organizzato derivano anche enormi incertezze a livello organizzativo e individuale sul futuro di un settore – inclusi lo sport di base e i settori giovanili – che è stato coltivato e fatto crescere nel corso di decenni, rappresentando una funzione sociale chiave e offrendo un contributo economico di grande impatto a livello globale, nazionale e di comunità locali. Le manifestazioni sportive e l’esercizio fisico contribuiscono in modo significativo alla salute e al benessere generale, un aspetto dimostratosi fondamentale per evitare conseguenze ancora peggiori all’emergenza COVID-19.

Per questo è nata #Sport4Recovery: un’iniziativa collettiva per lavorare insieme ai rappresentanti politici e delle istituzioni al fine di riaprire lo sport organizzato il più rapidamente e al massimo della sicurezza possibile. Riteniamo, peraltro, che lo sport possa fungere da modello anche per altri settori della società, dimostrando e promuovendo l’organizzazione di eventi secondo modalità sicure e regolamentate. Lo sport organizzato infatti è – e deve continuare ad essere – caratterizzato dal rispetto di procedure controllate e rigorosi protocolli medico-sanitari che assicurano la salute e il benessere degli atleti e dei partecipanti.

Per queste ragioni, i sottoscrittori della campagna chiedono ai governi di: riconoscere l’importanza dello sport organizzato per i suoi benefici sulla salute sociale, fisica e mentale, soprattutto dopo i mesi di lockdown che hanno limitato la possibilità di atleti e fan di partecipare e assistere agli eventi sportivi. Collaborare con le federazioni e gli organi di governo dello sport allo sviluppo e all’approvazione di protocolli dettagliati, che consentano la riapertura tempestiva delle strutture e dei centri sportivi per l’allenamento e le competizioni. Tutelare il settore dello sport da ulteriori danni economici e strutturali, supportando attivamente lo sviluppo di un percorso sostenibile per la riapertura in massima sicurezza per tutte le persone
coinvolte.

Semplificare le norme di viaggio e di trasferta nazionali e internazionali per atleti élite, squadre e funzionari, in linea con i protocolli di salute pubblica e sicurezza. Considerare le esigenze di ogni singolo sport; supportare gli sport femminili sia a livello di base, sia di élite e tenere conto dell’importanza dello sport per le persone diversamente abili. E in linea con i principi di sicurezza stabiliti per altri settori: permettere agli spettatori di partecipare a eventi sportivi dal vivo; consentire la riapertura di club e strutture sportive amatoriali; iniziare a semplificare le normative nazionali e internazionali sui viaggi e le trasferte per spettatori e tifosi.