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Olimpiade aperta


Per la prima volta un atleta rifugiato è stato selezionato come runner d’élite alla prossima maratona. Yonas Kinde parteciperà alla gara il primo marzo, dopo aver preso parte alle Olimpiadi di Rio 2016 come membro del primo team di rifugiati, creato dal Comitato internazionale. L’atleta etiope gareggerà per assicurarsi un posto nel team di profughi che prenderà parte a Tokyo 2020.

L’atleta proviene dall’Etiopia, il Paese del famoso “maratoneta scalzo” Abebe Bikila. Abebe è conosciuto per aver vinto medaglie d’oro nella maratona in due edizioni consecutive delle Olimpiadi, tra cui i Giochi di Tokyo 1964. Per Yonas, correre a Tokyo è la realizzazione di un sogno, data la sua profonda ammirazione per Abebe, un eroe per tutta l’Etiopia.
“Crescendo, Abebe ha rappresentato un’ispirazione per me e sono felice di poter correre proprio a Tokyo, dove ha vinto tanto”, ha affermato Yonas. “Con la mia partecipazione, spero di inviare il messaggio che, se sostenuti, i rifugiati possono esprimere un enorme potenziale”.
Gli atleti che partecipano nella categoria élite sono podisti che soddisfano requisiti specifici definiti dall’Associazione giapponese delle federazioni di atletica (Japan Association of Athletics Federations/JAAF).
A Yonas è stato concesso lo status di runner d’élite in seguito a un’iniziativa promossa da Japan for UNHCR (J4U), partner nazionale dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati in Giappone.
La partecipazione dei rifugiati alle Olimpiadi di Rio 2016 ha trasmesso coraggio e speranza a milioni di persone costrette a fuggire da conflitti e persecuzioni. Inoltre, ha rappresentato una testimonianza dell’immensa forza che contraddistingue gli atleti rifugiati, i quali si sforzano di fare del loro meglio nonostante le avversità cui devono far fronte.
La composizione del team olimpico di rifugiati del CIO che parteciperà a Tokyo 2020 sarà annunciata a giugno.

Ecco il blind tennis


Domani e domenica a San Lazzaro di Savena il primo torneo nazionale open per persone cieche e ipovedenti. Il servizio di Elena Fiorani
Si aggiungono sempre nuove specialità all’elenco delle attività sportive che possono essere praticate da persone con disabilità. Nel fine settimana in provincia di Bologna debutta con un torneo nazionale il blind tennis: nato in Giappone, si gioca su un campo di dimensioni ridotte, con racchette da bambino e nastri lungo le righe per agevolare il posizionamento tattile. Il regolamento prevede limiti diversi in base alle residue capacità visive dei giocatori. Nel corso del tempo il blind tennis si è diffuso in tutto il mondo, ma solamente in Italia è riconosciuto come sport dal Comitato Paralimpico e la Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi in particolare lo promuove e organizza corsi di avviamento e perfezionamento. Il torneo si aprirà sabato alle 8.30 con incontri suddivisi nelle categorie donne, uomini e misto.

Su due ruote


In provincia di Varese, le scuole di Gemonio e Cittiglio ospitano i primi due incontri del progetto “Pedala, pedala in sicurezza”. Insegnanti, Polizia Stradale e Polizia Locale, incontreranno i bambini di elementari e medie per spiegare come si deve condurre una bici per strada e come destreggiarsi e muoversi in sicurezza. Il progetto nasce nell’ambito del trofeo Alfredo Binda, storica manifestazione ciclistica femminile.

Il progetto scolastico “Pedala, pedala in sicurezza…” promosso dalla Cycling Sport Promotion, è da anni parte integrante della formazione dei bambini delle scuole primarie e secondarie di alcuni dei comuni attraversati dal trofeo Alfredo Binda – Comune di Cittiglio e dal trofeo Da Moreno – Piccolo Trofeo Binda, in programma domenica 22 marzo. La gara è una manifestazione storica e unica nel panorama italiano e internazionale, rende giusto merito alla formidabile crescita del ciclismo femminile e regalerà al pubblico un emozionante spettacolo. “Il trofeo Alfredo Binda, il classico del ciclismo internazionale, è uno di quegli eventi che nascono dal territorio e, scrivendo la storia edizione dopo edizione, approdano infine ai palcoscenici che gli competono – ha scritto l’assessore allo Sport e Giovani di Regione Lombardia Martina Cambiaghi – Una corsa internazionale femminile in Lombardia permette al nostro movimento sportivo di mostrare al mondo intero quanto di buono è stato fatto in questi anni e come la macchina organizzativa sia sempre all’altezza. Da Assessore sono particolarmente orgogliosa che l’occasione sia stata inoltre estesa a tutto il territorio con eventi che saranno momenti di aggregazione e di avvicinamento alla pratica sportiva su due ruote. Questo dimostra come lo Sport sia al centro della vita di ognuno di noi: serve a prevenire e curare le malattie croniche; a sviluppare una visione sociale e a far parte della società; ad abbattere il problema della mobilità e dell’inquinamento. Lo Sport coniuga e declina la nostra vita, sta al singolo decidere il come, alle istituzioni il compito di agevolare la decisione”.

Born to climb


Continua il percorso di didattica inclusiva che dallo scorso anno ha permesso a numerosi bambini e adolescenti con disabilità visiva di avvicinarsi agli sport legati alla montagna della provincia di Lecco. Dopo la sessione invernale, che fino a marzo vedrà i bambini impegnati in un corso di paraclimbing in palestra, il progetto prosegue con una serie di esperienze outdoor, dall’arrampicata al trekking tradizionale.

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Peppino Vismara, è realizzato dalla Cooperativa sociale La Vecchia Quercia in collaborazione con Ragni di Lecco e Associazione Le Radici.
Si tratta di un’occasione per far conoscere alle giovani generazioni la montagna valorizzandone l’accessibilità, la bellezza nonché la sua natura di importante spazio di benessere psicofisico e relazionale. Un’attività di alto valore sportivo e sociale, promotrice di un concetto di superamento dei propri limiti che passa dall’incontro con l’ambiente e con l’ “altro” mediante l’utilizzo di differenti linguaggi comunicativi.

Giacche salvavita


Oltre 2000 ciclisti ogni anno perdono la vita sulle strade di tutta Europa. Prova a porre rimedio la Ford con l’Emoji Jacket, con cui i ciclisti potranno indicare in maniera chiara intenzioni e direzioni da prendere. L’obiettivo è trovare una soluzione efficace per ridurre le vittime su due ruote. Attraverso un telecomando montato sul manubrio della bici si potrà segnalare un pericolo, senza dover utilizzare le mani

Alleati della salute


La Fondazione “Insieme contro il cancro” e la Federcanottaggio hanno firmato un protocollo d’intesa biennale per la nascita di un progetto di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di corretti stili di vita, a partire dall’alimentazione fino all’attività fisica. Il progetto è nato nel 2016 e ha coinvolto da subito Federcalcio e Associazione italiana calciatori.

Dopo il calcio, il canottaggio. Si arricchisce di un nuovo partner la prima campagna al mondo nata per insegnare agli allenatori come educare i giovani atleti agli stili di vita sani e a fare prevenzione contro il cancro. In Italia, infatti, oltre il 30% dei bambini è in sovrappeso o addirittura obeso, un adolescente su 10 fuma regolarmente e il 20% eccede nel consumo di alcol, mentre il 21% di loro è sedentario: tutti fattori che aumentano esponenzialmente il rischio di insorgenza di patologie gravi, tra cui proprio il tumore. Il progetto ‘Allenatore alleato di salute’ è nato nel 2016 e ha coinvolto da subito la Federcalcio e l’Associazione italiana calciatori, con il tecnico Massimiliano Allegri. Ora è la volta dei 30mila tesserati della Federcanottaggio. “Noi non ci occupiamo solo dei risultati sportivi, ma anche di far crescere l’atleta-persona in tutti i campi- ha spiegato il presidente della Fic, Giuseppe Abbagnale- E questa è una vera sfida perché se guardiamo le cifre parliamo di un bollettino di guerra. Per questo abbiamo l’obbligo di sensibilizzare i giovani, e la mia vicinanza a questo progetto sarà più attiva possibile, perché è un problema attuale ma che in futuro avrà ancora più incidenza e voglio essere il portabandiera di questo progetto”.
Dopo la Federcanottaggio l’obiettivo è estendere l’iniziativa a numerose altre federazioni.

Odiare non è una disciplina


Campioni e campionesse, società, associazioni, scuole e studenti uniti per dire no all’hate speech nello sport. Il servizio di Elena Fiorani
Nella Giornata mondiale contro il bullismo e il cyber-bullismo prende il via il progetto per prevenire e contrastare i messaggi d’odio online in ambito sportivo, che durerà per tutto il 2020, anno Olimpico: infatti, secondo una recente ricerca, sulle pagine Facebook delle 5 principali testate sportive nazionali tre post su quattro ricevono commenti d’odio, mentre lo sport dovrebbe essere terreno di inclusione e aggregazione sociale, veicolo di crescita e confronto. L’Università di Torino è al lavoro per elaborare un Barometro dell’odio nello sport, monitorando i principali social media e le testate giornalistiche: il report uscirà a fine marzo, ma i primi dati trasmettono numeri allarmanti. Il lavoro non sarà solo di osservazione, ma intende intercettare le varie forme di hate speech online per intervenire con risposte in tempo reale

Moto educativo


Nelle scuole elementari di Cesena torna lo sport grazie al progetto dell’associazione Benessere in Movimento che da dieci anni promuove nei ragazzi la consapevolezza dell’importanza dell’attività fisica, sia per la salute, sia come momento formativo ed educativo. Dall’inizio dell’esperienza sono ormai quasi diecimila i bambini coinvolti grazie al lavoro degli istruttori, tutti laureati in scienze motorie.

 

Anche nel 2020 gli alunni delle scuole elementari di Cesena avranno l’occasione di approcciarsi a una materia di “studio” particolarmente divertente: lo sport. Nei suoi primi dieci anni di vita la manifestazione scaturita dall’intuizione di tre sorelle cesenati (Nicoletta, azzurra di atletica leggera, Donatella e Raffaella Tozzi, cestiste che hanno esordito anche nella massima serie) ha già visto la partecipazione di quasi diecimila bambini delle scuole primarie, riscontrando un gradimento unanime fra alunni, genitori e insegnanti.
Nel 2020 i cinque esperti istruttori dell’associazione, tutti laureati in scienze motorie, coinvolgeranno nelle attività circa 900 bambini di 40 classi del quarto e quinto anno di tutti i circoli didattici cesenati. Nei cinque incontri svolti sotto la guida di Alessandro Coppari, Mattia Marconi, Stefania Medri, Federico Pagliarani e Bernardo Vaccari, ogni classe sperimenterà in forma di gioco l’apprendimento del giusto modo di correre, saltare e lanciare, i pilastri di tutti gli sport.

“Pedala e vai!”


Sono aperte le iscrizioni al progetto rivolto a tutti coloro che desiderano cimentarsi in un percorso sportivo e terapeutico, utilizzando il tandem come strumento di condivisione dell’esperienza, con guide e accompagnatori volontari, amici, parenti o operatori del servizio sanitario. La pedalata si svolgerà in Emilia Romagna ad ottobre e sarà preceduta da una preparazione specifica e da allenamenti personalizzati

Sul sito del progetto http://www.outdoor365.it/pedala-e-vai è possibile trovare la filosofia del progetto, gli obiettivi e gli step del viaggio in tandem per l’Emilia-Romagna, dal 6 al 13 ottobre 2020.
Ad ogni partecipante verrà garantito:
• L’elaborazione di una progressione individuale per la persona in difficoltà, che analizzi anche la relazione fra i partner del tandem e definisca gli obiettivi che la persona dovrà perseguire tramite il progetto;
• Uno screening psicofisico preliminare, che verifichi abilità psico-fisiche e permetta di definire un piano di allenamento / terapia psicomotoria; un piano di allenamento in gruppo, se possibile, e come singolo team.
• La partecipazione agli allenamenti di gruppo e per il viaggio: vitto, alloggio, trasferimenti in furgone / treno con il solo costo di adesione al progetto pari a 100€ a persona da versare solamente in seguito a conferma da parte dell’organizzazione.

Giochi speciali


Partono oggi a Sappada, in Friuli, le gare degli Special Olympics sugli sci. 523 atleti in rappresentanza di 58 squadre si cimenteranno nelle quattro specialità previste: sci alpino, sci nordico, snowboard e corsa con le racchette. Saranno quattro giorni in cui lo sport permetterà a persone con disabilità intellettiva di dimostrare le proprie abilità e vivere una piena integrazione nella società.

Tornano i Giochi invernali nazionali per le persone con disabilità intellettiva. La manifestazione, giunta alla XXXI edizione (la scorso anno si gareggiò a Bardonecchia), porterà sulle piste anche 147 tecnici, 102 accompagnatori e diverse centinaia di persone fra volontari impegnati nell’organizzazione e familiari al seguito. Quattro giorni di gare con l’obiettivo – come ha spiegato Alessandro Palazzotti, vicepresidente di Special Olympics Italia – «di utilizzare lo sport come mezzo per permettere alle persone con disabilita intellettiva di dimostrare le proprie abilità e come strumento per una piena integrazione nella societa, promuovendo il valore educativo e culturale dello sport stesso, coinvolgendo atleti con e senza disabilità intellettive per un mondo pienamente inclusivo».
I Giochi invernali sono dunque l’occasione per centinaia di persone con disabilità intellettiva di confrontarsi e crescere, come ha raccontato in una toccante testimonianza Tiziana Agostino, mamma di Christian Panetta, 18enne che partecipa agli Special Olympics sia nel nuoto, sia negli sport sulla neve. Lo spirito è di permettere una sempre maggiore inclusione sociale, perché – come è spiegato nel sito Internet di Special Olympics Italia «lo sport ha un gran potere. Può spostare l’attenzione dalla disabilità alla capacità, dall’isolamento al coinvolgimento. Offriamo una formazione sportiva di qualità, in stile olimpico, ed una sana competizione per le persone con disabilità intellettiva in tutto il mondo. Tutto questo è in grado di cambiare gli atteggiamenti e di cambiare la vita delle persone. Il potere di trasformazione dello sport, che infonde fiducia, migliora la salute e ispira un senso di sana competizione, è al centro di quello che Special Olympics fa. Dai regolamenti tecnici alle guide di coaching che offriamo, l’attenzione è rivolta a sport reali, alla vera e sana competizione e i risultati che si ottengono sono reali. Dal 1968, Special Olympics diffonde il suo messaggio: le persone con disabilità intellettive possono avere successo quando viene data loro l’opportunità. Tutto avviene attraverso il semplice potere dello sport».
Secondo le stime ufficiali, nel mondo ci sono 5.169.489 atleti, 627.452 famiglie e 1.114.697 volontari che ogni anno collaborano alla riuscita degli eventi Special Olympics. In Italia gli atleti con disabilità intellettive che partecipano alle attività ufficiali sono oltre 18 mila, supportati da centinaia di tecnici e istruttori e da migliaia di volontari.