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A ognuno il suo


Il motore di ricerca Orangogo ha stilato la classifica dei dieci sport più cercati online nel 2019 in Italia. Lo yoga conquista il primo posto seguito da tennis e danza. Sono 200 milioni le persone che lo praticano nel mondo, oltre 2 milioni e mezzo nel nostro paese e circa 2000 le scuole. Numeri rilevanti che dimostrano come l’attività motoria sia sempre più guidata dal desiderio di preservare il proprio benessere psico-fisico.

La danza, medaglia d’oro della classifica 2018, resta sul podio, sebbene al gradino più basso; il calcio, bronzo l’anno precedente, scende invece al settimo posto, preceduto da pilates (4°), basket (5°) e fitness (6°) e seguito da pallavolo (8°), nuoto (9°) ed equitazione (10°). “La consapevolezza dell’importanza della prevenzione, la volontà di imparare a conoscersi e ad ascoltarsi, di rimanere concentrati nel qui e ora, la voglia di socializzare: sembrano queste le motivazioni principali che guidano gli italiani nella scelta dell’attività da praticare – ha spiegato Giulia Pettinau, fondatrice di Orangogo – La competizione con l’avversario è un elemento sempre meno rilevante e l’approccio appare più introspettivo, soprattutto in età adulta”

Briantea84 Academy


Ha preso il via a Bosisio Parini, in provincia di Lecco, il progetto, che ha inaugurato la stagione della Scuola Calcio e della Scuola Gioco Basket dell’Associazione Nostra Famiglia. Quest’anno – grazie alla Fondazione Candido Cannavò per lo Sport – l’iniziativa può contare sulla presenza del gruppo Juice Plus+, per supportare la stagione sportiva di trenta atleti con disabilità.

Traguardo inclusione


L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali ha lanciato il Premio Mauro Valeri “In campo contro il razzismo”. Il concorso, promosso in memoria del sociologo scomparso prematuramente, è rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado che dovranno realizzare un video per promuovere i valori dello sport contro ogni forma di intolleranza.

Chi ben comincia


Omar Daffe, il portiere dell’Agazzanese salito alla ribalta della cronaca per aver abbandonato il campo, seguito da tutti i suoi compagni di squadra, dopo aver ricevuto una serie di insulti durante la partita con la Bagnolese a novembre, è entrato a far parte del neonato ufficio Antirazzismo della Lega Nazionale Professionisti di Serie A con un contratto a tempo indeterminato.

Miguel delle joëlette


Domenica 19 gennaio si correrà a Roma la ventesima edizione della manifestazione podistica che ricorda Miguel Benancio Sanchez, maratoneta-poeta argentino desaparecido, vittima della dittatura militare. Il servizio di Elena Fiorani
Per festeggiare i suoi primi vent’anni la Corsa di Miguel punta a tagliare il traguardo dei 10.000 partecipanti tra la prova competitiva e non di 10 chilometri e la Strantirazzismo, passeggiata di 3 chilometri, di cui saranno protagoniste le scuole e che quest’anno sarà dedicata alla memoria del sociologo Mauro Valeri, scomparso recentemente. L’arrivo per tutti è previsto all’interno dello Stadio Olimpico. Il pettorale n. 1 sarà di Mario Atzori, malato di SLA, che parteciperà alla manifestazione con un gruppo di amici che lo trasporteranno sulla joëlette. La Corsa di Miguel è promossa dal Club Atletico Centrale con l’Uisp Roma e il patrocinio di Fidal, Regione Lazio, Roma Capitale e Ambasciata della Repubblica Argentina.

In campo c’è posto per tutti


Mara Gomez, attaccante 22enne, è entrata nella rosa del Villa San Carlos, ultimo in classifica nel massimo campionato argentino. È la prima donna transessuale che scende in campo nella prima divisione del calcio femminile del paese latinoamericano. Nei club in cui ho militato – ha dichiarato la calciatrice – mi hanno trattato sempre bene e non mi sono mai sentita esclusa.

Sport Friends


È l’iniziativa di Eugent Zeka, allenatore di calcio del settore giovanile a Cogorno, in provincia di Genova, per aprire lo sport più praticato e seguito ad altre discipline. Coinvolti i bambini della scuola calcio fino a 11 anni che si sono cimentati nel tennistavolo, nel basket e nella pallavolo, e prossimamente sperimenteranno ciclismo, judo, arrampicata, canottaggio e vela. L’idea alla base del progetto è l’ampliamento della cultura sportiva.

Cartellino rosso


No al razzismo, We All One. E’ il motto che il Manchester United e Paul Pogba hanno diffuso a partire dall’incontro con il Newcastle all’Old Trafford di Santo Stefano. Il campione del mondo francese ha indossato un braccialetto bianco e nero che simboleggia l’uguaglianza e che durante il riscaldamento è stato indossato da tutti i giocatori. Il messaggio è stato lanciato sui social con l’hashtag #NoToRacismWeAllOne

In vetta


L’alpinismo è patrimonio Unesco. La candidatura era stata avanzata nove anni fa da Courmayeur e Chamonix. Il servizio di Elena Fiorani. (sonoro)

La Commissione speciale dell’organizzazione dell’Onu ha iscritto nella lista dei beni immateriali dell’Unesco l’alpinismo, definito come “l’arte di scalare le montagne e le pareti rocciose, grazie a capacità fisiche, tecniche e intellettuali”. Iniziato nove anni fa, il percorso di candidatura è stato sostenuto in maniera sinergica da Italia, Francia e Svizzera. Reinhold Messner, primo uomo ad aver scalato tutte le 14 montagne più alte della Terra commenta così l’iscrizione: “Secondo me va considerato l’alpinismo tradizionale, quello che va dal 1786 con la prima salita del Monte Bianco ad oggi, che è un fatto culturale, un approccio con la montagna. Questo è un bene che va messo sotto tutela”. Il Club alpino italiano, invece, sensibilizza sulla necessità di formazione e accompagnamento per chi si avvicina alla frequentazione delle montagna.

Gioco anch’io


È la campagna di donazioni lanciata dal Csv Dar Voce di Reggio Emilia per permettere a decine di ragazzi con disabilità che hanno iniziato a praticare sport con il progetto “All inclusive sport” di continuare ad alimentare la propria passione. Sono 136 i giovani atleti coinvolti in oltre cento società del territorio che propongono basket, nuoto, atletica, pattinaggio e tante altre attività.

Tobia ha 6 anni e una grande passione per la scherma: l’aveva scoperta in versione paraolimpica, ma lui voleva praticarla con gli amici e i compagni di classe, nonostante la spina bifida e la sedia a ruote su cui deve muoversi. E ci è riuscito. Arianna è più grande, frequenta il Liceo Artistico, ha la sindrome di Down e adora il pattinaggio: ora lo pratica con lo Skating Club di Bagnolo. Anche Christian va a scuola e ha una disabilità, ma niente lo ferma nel suo amore per il basket, che pratica instancabilmente insieme agli atleti di con una squadra di Correggio.
In provincia di Reggio Emilia, solo nell’ultimo anno, grazie al progetto “All inclusive sport” sono raddoppiati i giovani atleti con disabilità che oggi praticano una disciplina sportiva insieme ai coetanei normodotati. Dai 64 ragazzi accompagnati in questo percorso nella stagione sportiva 2018-2019 si è passati ai 136 di quella appena iniziata (di cui 60 nel comune di Reggio Emilia e 76 nel resto della provincia).
Il progetto è nato nel 2016 con il coordinamento del Centro di servizio per il volontariato Dar voce per favorire, appunto, lo sport inclusivo e permettere a ragazzi e ragazze con disabilità fisiche o psichiche di spezzare la monotonia e confrontarsi in un contesto inconsueto per loro, ma molto comune per i propri coetanei. In tre anni il progetto ha coinvolto decine di famiglie e di società sportive di tutta la provincia, ma anche scuole, enti pubblici, medici dello sport, oltre ai partner privati.
E le possibilità sono davvero tante. Il basket è la disciplina più frequentata, ma anche il calcio e le arti marziali sono tra quelle che riscuotono il maggior successo. C’è poi chi pratica il nuoto, la pallavolo, il pattinaggio, chi fa atletica, va a cavallo, chi ha provato la danza, il tiro con l’arco, e poi ancora ginnastica artistica, rugby, scherma e arrampicata.
Un ruolo fondamentale è quello svolto dai tanti tutor che accompagnano gli atleti. Si tratta di ragazzi, studenti universitari (prevalentemente di scienze motorie), ma anche atleti di varie discipline che scelgono di aiutare i compagni delle categorie minori della loro stessa società, oppure adulti già impegnati come allenatori e che vogliono insegnare anche a persone con disabilità. In 3 anni ne sono stati formati 120, 40 solo nell’ultima stagione sportiva, attraverso uno specifico corso che si concentra sia sugli aspetti fisici e motori, che su quelli comunicativi e relazionali, per preparare al meglio il tutor affinché sia in grado di entrare in sintonia con atleti con disabilità. Alla parte teorica si aggiunge poi un periodo di tirocinio all’interno delle società sportive. Il percorso formativo (il prossimo partirà a gennaio) è condotto dal Csi – Centro sportivo italiano, che è partner del progetto, e permette di ottenere un certificato valido a livello nazionale.
La campagna sarà attiva sull’intera provincia e avrà come base il sito www.allinclusivesport.it dove sono disponibili i riferimenti per donare e sostenere il progetto.