In campo contro l’azzardo – Per la prima volta un club di Serie A, la Cremonese, diventa testimonial del contrasto alla ludopatia. “Gioca la partita giusta nella vita” è lo slogan della campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio.
“Gioca la partita giusta nella vita”, lontano dall’azzardo… che non è un gioco. Un incoraggiamento che si fa concreto nell’azione di prevenzione e cura di tante Agenzie di tutela delal salute – Ats italiane. È stata in particolare l’Ats Val Padana, a lanciare questo monito: Gioca la partita giusta. Molto più di uno slogan: una vera e propria campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio. Il testimonial scelto è da serie A: l‘Unione Sportiva Cremonese.
Non è fantacalcio
Per una volta, niente pubblicità pro-gambling a bordo campo, niente calciatori famosi che invitano a scommettere. Anzi, esattamente il contrario. Lo spot racconta la storia di un uomo, schiacciato dal gioco d’azzardo online, che trova la forza di chiedere aiuto grazie all’incontro con Daniel Ciofani, ex capitano grigiorosso e oggi coordinatore delle squadre Primavera e Under 18 della Cremonese.
È lui ad accompagnare il protagonista verso la consapevolezza, così da poter tornare a giocare «la partita giusta nel campo e nella vita». Una storia che mostra come sia possibile passare «dal buio della dipendenza alla luce del cambiamento», sintetizza Ilaria Marzi, direttore sociosanitario di Ats Val Padana.
Lo spot e la collaborazione con l’Us Cremonese
Il protagonista dello spot Gioca la partita giusta è interpretato dall’attore Max Tosi, che lavora anche all’Ats, mentre la voce narrante è quella del noto attore e regista Beppe Arena. La campagna è stata interamente ideata e diretta dall’Ufficio Comunicazione di Ats Val Padana: Aldo Destefani, Chiara Capelletti e Bibiana Sudati hanno curato l’intero iter produttivo, dalla scrittura dello storyboard fino alla divulgazione.
Alla realizzazione hanno contribuito, tutti a titolo gratuito, anche il Teatro Ponchielli di Cremona, l’Asst Cremona con il suo Servizio Dipendenze (Serd) — il riferimento sul territorio per chi cerca aiuto specialistico — e il Cral di Cremona.
La collaborazione con la US Cremonese era nata quando la squadra militava ancora in Serie B: «Hanno da subito dimostrato apertura e piena disponibilità», dice Marzi. «Da tempo la dirigenza è molto sensibile ai temi di salute e solidarietà del territorio. Già durante il Covid, la società e i giocatori della prima squadra si erano prestati per una campagna di promozione alla vaccinazione. Ma sono davvero tante le iniziative in cui la Cremonese si mette al fianco di chi si occupa di temi socialmente rilevanti».
Dalla serie B alla A l’impegno continua
E quando è arrivata la promozione in Serie A, nella primavera del 2025, la squadra ha mantenuto l’impegno, dimostrando che «è possibile calcare palcoscenici nazionali importanti, rimanendo al contempo fortemente radicati al territorio». L’esperienza sul campo “locale” di Marzi parla chiaro. A Pavia, dove ha lavorato in precedenza, aveva costruito una rete territoriale di progetti rivolti ai giovani per smontare dall’interno i meccanismi dell’azzardo: «Bisogna insegnare ai ragazzi la teoria della probabilità che dimostra come matematicamente sia il Banco a vincere sempre. E poi dobbiamo contrastare la cultura del “tutto e subito”».
Emergenza giovani
Il fischio d’inizio che ha dato avvio alla partita per Ats Val Padana sono stati i numeri: «Le scommesse sportive, in particolare legate al calcio, sono una delle principali porte di ingresso al gioco d’azzardo per i più giovani», spiega Marzi. Un dato in linea con il quadro nazionale: oltre il 60% degli studenti ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, il 57% nell’ultimo anno. Il gioco online coinvolge circa il 13% dei ragazzi, mentre i profili di gioco a rischio e problematico riguardano complessivamente oltre il 10% degli studenti. Le forme più diffuse sono i Gratta&Vinci e le scommesse calcistiche, seguite dalle slot machine. E «spesso l’azzardo è associato ad altri comportamenti additivi».
Il territorio aggiunge ulteriori fattori di vulnerabilità: la presenza diffusa di piccoli comuni, un’elevata incidenza di popolazione anziana e il conseguente rischio di isolamento sociale amplificano l’impatto del fenomeno.
«Nella provincia di Cremona, la percentuale femminile tra i giocatori problematici raggiunge il 21%, contro il 17% del mantovano e il 12% del cremasco. Si tratta prevalentemente di persone con un titolo di studio medio-basso e una condizione occupazionale fragile: circa la metà è disoccupata o in pensione, a conferma di come il tempo libero non strutturato rappresenti un fattore di rischio significativo».
Il ruolo della prevenzione
A complicare il quadro, c’è la resistenza a chiedere aiuto: oltre la metà delle persone arriva ai servizi spontaneamente, ma solo il 6% viene inviato da familiari o amici, «segnalando una difficoltà diffusa nel riconoscere precocemente il problema». Ecco perché, secondo Marzi, «è fondamentale affiancare agli interventi di presa in carico un forte investimento in prevenzione, alleanze territoriali e azioni culturali, soprattutto rivolte ai giovani, per contrastare la normalizzazione dell’azzardo».
Tra le priorità c’è anche la costruzione di una governance territoriale più uniforme: «È necessario che i comuni si dotino di regolamenti omogenei per vigilare e controllare, e che si agisca attraverso sportelli informativi, vere e proprie antenne sul territorio».
US Cremonese testimonial d’eccezione
Scendere in campo contro l’azzardo, per una squadra di Serie A, è un atto controcorrente. «La scelta nasce dai nostri principi e dall’insieme di valori che la società trasmette continuamente anche ai suoi tesserati sul fronte del contrasto al gioco d’azzardo attraverso azioni concrete» ci spiega Paolo Armenia, direttore generale dei grigiorossi.«All‘interno di questa visione, con coerenza abbiamo scelto di non contrattualizzare accordi con agenzie di betting».
Un approccio che rimane coerente anche nei confronti dei calciatori: «Durante la stagione, partendo dal settore giovanile per arrivare alla prima squadra, organizziamo incontri con esperti del settore per creare consapevolezza ed evitare al massimo i rischi legati all’azzardo».
Ecco perché accettare la collaborazione con Ats Val Padana è stato “naturale” «e non si limita a questo video, ma coinvolge una serie di attività per lo sviluppo della qualità della vita all’interno degli ambienti di lavoro».
È dunque davvero necessario per la sostenibilità delle società calcistiche accettare pubblicità di gambling? «Non si può analizzare il tema, se non partendo da una premessa: il mondo del calcio è alla continua ricerca di nuovi introiti e in Italia, in senso generale, è consentito scommettere. All’interno di questo contesto l’argomento è stato portato all’attenzione del Governo e quindi una legislazione in materia potrebbe consentire di ottenere benefici economici, sempre nel massimo rispetto delle regole che lo Stato potrebbe emanare».
Ce lo auguriamo perché, concludendo con le parole di Marzi: «Il gioco sano promuove la socializzazione e lo stare insieme. Il fallimento delle istituzioni è vedere il numero di giovani dipendenti da gioco che aumenta. Dobbiamo lavorare sempre più in rete per contrastare il fenomeno. Gioca la partita giusta è un tassello importante per andare in quella direzione».
Sport Senza Confini, FISPES: scuola itinerante per giovani atleti con disabilità
Sport Senza Confini – Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES. Una “scuola itinerante” rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni che ha l’obiettivo di promuovere l’inclusione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive.
Dopo due edizioni in costante espansione, con 344 bambini coinvolti, 26 tappe e 12 regioni raggiunte, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES, con il sostegno della Fondazione Conad ETS e di Procter & Gamble Italia, torna nel 2026 con 26 nuove giornate, per offrire nuove opportunità di accesso allo sport ai ragazzi con disabilità
Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto “Sport Senza Confini”, l’iniziativa promossa da Procter & Gamble e da Fondazione Conad ETS che amplia il progetto della “scuola itinerante” ideata dalla Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali (FISPES), rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere l’integrazione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive, favorendo inclusione, socializzazione e crescita personale.
Proprio in quest’ottica, l’edizione 2026 segna un’evoluzione importante: cresce infatti il coinvolgimento degli enti locali e delle realtà territoriali, in modo che ogni tappa diventi non solo un momento sportivo, ma un vero e proprio attivatore sociale, capace di lasciare un segno duraturo sul territorio e di stimolare percorsi continuativi di inclusione.
Il raduno non rappresenta un punto di arrivo, ma un seme: un’occasione per creare rete tra federazione, istituzioni, cooperative, associazioni e comunità locali, con l’obiettivo di costruire opportunità sportive sempre più accessibili e stabili nel tempo.
Il progetto, realizzato in collaborazione e con il supporto di Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia, ha registrato una crescita costante sin dalla sua prima edizione: nel 2024 ha coinvolto oltre 120 giovani under 14 con disabilità, con 11 raduni in 6 regioni italiane, mentre nel 2025 l’iniziativa ha ampliato ulteriormente il proprio raggio d’azione, raggiungendo 12 regioni italiane con 15 tappe complessive, coinvolgendo 224 bambini e ragazzi e 98 tecnici federali, confermandosi come un progetto in continua espansione e sempre più radicato sul territorio.
Complessivamente, nelle prime due edizioni, “Sport Senza Confini” ha coinvolto 344 giovani atleti con disabilità, attraversato 26 tappe e costruito una rete nazionale di competenze tecniche e relazioni territoriali, contribuendo in modo concreto alla diffusione della cultura dello sport paralimpico in Italia.
“Sport Senza Confini” si rivolge agli under 14 di tutte le discipline afferenti alla FISPES e mira ad ampliare, attraverso la pratica sportiva, le opportunità di integrazione sociale. Il progetto riconosce nello sport uno strumento fondamentale di crescita, capace di contribuire allo sviluppo personale, al benessere psicofisico e alla valorizzazione delle abilità individuali di bambini e ragazzi.
Gli eventi itineranti sono pensati per promuovere un’attività motoria sportiva mirata e continuativa, in grado di rafforzare l’inclusione all’interno del gruppo e di sostenere il percorso di crescita dell’autostima dei partecipanti. Centrale è anche l’azione di sensibilizzazione al rispetto delle diversità, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle differenti potenzialità e capacità di ciascuno.
Ogni appuntamento si svolge nell’ambito di un raduno collegiale nazionale, coordinato dallo staff tecnico della FISPES, durante il quale bambini e ragazzi hanno l’opportunità di partecipare a percorsi ludico-motori specifici. Le attività proposte sono progettate non solo per favorire il gioco e il divertimento, ma anche per sostenere lo sviluppo delle autonomie personali e la valorizzazione delle potenzialità individuali, nel pieno rispetto delle diverse fasi del processo evolutivo.
LE TAPPE 2026
Quest’anno, il progetto prevede 26 giornate di sport inclusivo, inserite nel calendario nazionale federale. Un percorso finalizzato ad ampliare l’offerta sportiva dedicata alle persone con disabilità sul territorio italiano. Complessivamente, il progetto coinvolgerà undici regioni.
1. Ancona – 21-22 febbraio 2026
2. Palermo – 21-22 marzo 2026
3. Genova – 11-12 aprile 2026
4. Cagliari – 17-19 aprile 2026
5. Milano – 16-17 maggio 2026
6. Bari – 30-31 maggio 2026
7. Forlì 6-7 giugno 2026
8. Grosseto 11-12 luglio 2026
9. Reggio Emilia 19-20 settembre 2026
10. Bergamo 10-11 ottobre 2026
11. Foligno 24-25 ottobre 2026
12. Bologna 7-8 novembre 2026
13. Roma 28-29 novembre 2026
“Sport Senza Confini rappresenta per la nostra Federazione molto più di un progetto, è una visione concreta e condivisa di futuro. Crediamo profondamente che lo sport sia uno strumento straordinario di crescita, capace di abbattere barriere, di rafforzare l’autostima e di offrire a ogni bambina e bambino la possibilità di esprimere il proprio talento. Vedere giovani atleti avvicinarsi allo sport in un contesto inclusivo, qualificato e attento alle loro esigenze significa costruire basi solide non solo per il loro percorso sportivo, ma per il loro sviluppo personale. Il sostegno di partner come Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia testimonia quanto sia importante fare squadra per generare un impatto reale e duraturo sul territorio. Il nostro impegno è quello di continuare a seminare opportunità, affinché ogni tappa di Sport Senza Confini possa diventare un punto di riferimento stabile per le comunità locali e un trampolino di lancio verso un futuro senza barriere”, ha dichiarato il Presidente FISPES Mariano Salvatore
Accanto all’impegno federale, il progetto cresce grazie al sostegno dei partner che ne accompagnano lo sviluppo sui territori.
«Crediamo nello sport come spazio di incontro e crescita, capace di creare legami duraturi tra persone e comunità. Con Sport Senza Confini vogliamo accompagnare un progetto che non si limita a offrire un’esperienza sportiva, ma che genera valore sociale sui territori, costruendo reti tra famiglie, associazioni, istituzioni e realtà locali. Il coinvolgimento delle cooperative Conad rappresenta un elemento fondamentale di questo percorso: grazie al loro radicamento e alla conoscenza delle comunità, ogni tappa può trasformarsi in un vero attivatore sociale. È ciò che accade ad Ancona, dove la collaborazione con Conad Adriatico permette di dare continuità ai valori dell’inclusione e della partecipazione, creando opportunità che vanno oltre il singolo evento», ha dichiarato Maria Cristina Alfieri, Segretario Generale e Direttrice di Fondazione Conad ETS.
«Per Conad Adriatico sostenere Sport Senza Confini significa contribuire in modo concreto alla costruzione di comunità più inclusive e partecipative. Lo sport è uno strumento potente di educazione e relazione: mette al centro le persone e aiuta i più giovani a riconoscere e valorizzare le proprie capacità. Accogliere ad Ancona una tappa della Scuola Itinerante FISPES è per noi motivo di orgoglio, perché ci consente di rafforzare il dialogo con il territorio e di collaborare con realtà che condividono la stessa visione di responsabilità sociale», ha aggiunto Antonio Di Ferdinando, AD di Conad Adriatico. «Progetti come questo dimostrano come la cooperazione possa generare valore collettivo, creando occasioni di crescita che coinvolgono persone, istituzioni e comunità locali», ha concluso Vittorio Scoponi, Socio Conad Adriatico presente all’evento.
«I risultati raggiunti nelle prime due edizioni dimostrano quanto lo sport possa essere un motore straordinario di inclusione, crescita e partecipazione – dichiara Riccardo Calvi, Direttore Comunicazione di P&G Italia. Con “Sport Senza Confini” vogliamo contribuire a portare lo sport paralimpico a centinaia di bambini e famiglie in tutta Italia, costruendo opportunità concrete e durature. È un impegno che riflette pienamente i valori del programma “Campioni Ogni Giorno”: rendere l’accesso allo sport sempre più ampio significa investire in un futuro più equo, unito e inclusivo. Per questo siamo orgogliosi di sostenere anche la terza edizione del progetto, promuovendone la crescita al fianco di FISPES e Fondazione Conad ETS».
Da Ancona prende avvio un percorso che attraverserà l’Italia, portando lo sport inclusivo vicino alle comunità e lasciando, tappa dopo tappa, semi destinati a crescere. Un cammino reso possibile dalla collaborazione tra Federazione, partner nazionali e cooperative territoriali, capace di trasformare ogni appuntamento in un’esperienza condivisa e duratura.
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Sport e volontariato – Firmato l’accordo nazionale tra CSVnet e Centro sportivo italiano, che punta a rafforzare la partecipazione civica e il valore educativo dello sport, soprattutto tra i giovani. L’intesa prevede l’avvio di una cabina di regia congiunta su priorità, bisogni e possibili azioni.
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Crediti Foto: Porcellato, Fondazione Bracco
Milano-Cortina, casco “politico”: Heraskevych escluso dai Giochi
Memoria o politica? – Vladylsav Heraskevych è stato escluso dai Giochi di Milano Cortina per un casco che è stato valutato troppo politico. Il servizio di Elena Fiorani.
L’atleta ucraino voleva gareggiare indossando un casco in cui erano ritratti amici e colleghi deceduti durante l’occupazione russa, che però è stato ritenuto non conforme in ossequio alla regola 50 della Carta Olimpica. Il Cio, infatti, ha giustificato la decisione affermando che se permettessero messaggi sul campo di gara si creerebbe “il caos”, dato il numero di guerre e conflitti in tutto il mondo. Il Comitato olimpico sostiene, inoltre, che gli atleti potrebbero essere sottoposti a pressioni da parte dei governi affinché rilascino dichiarazioni con cui potrebbero non essere d’accordo. Ma per gli olimpionici ucraini “Il ricordo non è una violazione”, come ha scritto la slittinista Olena Smaha sul palmo del suo guanto, finendo anche lei pera rischiare l’esclusione dai Giochi.
Laila Edwards, prima donna nera nell’hockey Usa olimpico
Prime volte – Laila Edwards è la prima donna di colore a giocare per la squadra di hockey su ghiaccio olimpica degli Stati Uniti. La ventunenne ha detto che ha sempre cercato di “integrarsi” ma “distinguendosi”, come ragazza nello sport giocando con i ragazzi e, in seguito, come unica donna nera nella sua squadra.
Fin da giovane, Edwards ha già infranto ogni barriera. Aveva solo 19 anni quando è diventata la prima donna di colore a entrare a far parte della squadra femminile di hockey degli Stati Uniti
La giocatrice di hockey ventunenne ha anche infranto ogni barriera diventando la più giovane americana ad aver vinto il premio di Most Valuable Player ai campionati femminili di hockey su ghiaccio, quando aveva 20 anni.
Una donna di colore sta scrivendo la storia olimpica per la squadra femminile di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti.
A 21 anni, Laila Edwards si unirà alla squadra nazionale alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina di quest’anno, diventando la prima donna di colore a farlo.
Originaria di Cleveland Heights, Ohio, la carriera di Edwards sul ghiaccio è iniziata da bambina. Ha iniziato a pattinare a tre anni, passando all’hockey a cinque, e ha raccontato di aver dovuto giocare nelle squadre maschili perché dove viveva non c’erano programmi per ragazze. In seguito, ha iniziato un rapporto più serio con questo sport in terza media, quando si è trasferita dall’Ohio a New York per giocare in un programma d’élite alla Bishop Kearney High School di Rochester.
Attualmente frequenta l’ultimo anno all’Università del Wisconsin e gioca sia per la squadra universitaria che per quella nazionale di hockey femminile. Il sito web ufficiale delle Olimpiadi l’ha definita una “rara giocatrice bidirezionale che può dare il suo contributo sia in difesa che come attaccante”.
Parlando della sua identità unica nello sport, ha scritto in un saggio per la serie “Forging Firsts” del Wisconsin di come abbia sempre cercato di “integrarsi” ma di “distinguersi sempre” come ragazza nello sport giocando con i ragazzi e, in seguito, come unica donna di colore nella sua squadra.
“Pensavo che tutto questo sarebbe scomparso quando ho iniziato a giocare in una squadra tutta al femminile del collegio, ma non è successo”, ha scritto. “Anche se amavo la mia squadra, c’erano momenti – come quando condividevano le routine di trucco – che mettevano in risalto la mia diversità; nessuno dei prodotti che usavano si adattava al mio incarnato. All’inizio, tutto questo ha reso difficile per me trovare me stessa e la persona con cui mi sentivo a mio agio”.
Ha scritto che, nonostante i suoi successi, a volte teme che la sua “identità possa mettere in ombra tutto il resto”.
“Gli altri vedranno i sacrifici e la dedizione che mi hanno portato fin qui?” ha scritto. “Capiranno la disciplina richiesta per partecipare agli allenamenti alle 5 del mattino o il coraggio necessario per lasciare i miei cari per inseguire la mia passione?”
Fin da giovane, Edwards ha già infranto ogni barriera. Aveva solo 19 anni quando è diventata la prima donna di colore a entrare a far parte della squadra femminile di hockey degli Stati Uniti. Nella stessa stagione ha vinto il Campionato Mondiale Femminile della Federazione Internazionale di Hockey su Ghiaccio. A 20 anni, è diventata la più giovane americana a vincere il premio di “Most Valuable Player” ai Campionati Mondiali di hockey femminile.




