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Quattro anni di morte


Nonostante i ripetuti appelli, in Yemen la guerra non si ferma e le vittime aumentano di giorno in giorno. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Crimini del diritto internazionale: sono quelli documentati da Amnesty International nello Yemen, a quattro anni dall’inizio del conflitto. Tutte le parti in conflitto infatti, continuano a infliggere sofferenze inimmaginabili alla popolazione civile: attacchi indiscriminati, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, maltrattamenti, torture, aggressioni sessuali e l’imposizione di restrizioni sulla circolazione di beni e aiuti essenziali. Secondo l’organizzazione, che chiede da tempo la sospensione delle forniture di armi alla coalizione guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, “La comunità internazionale deve raddoppiare gli sforzi per assicurare che i civili siano protetti, che gli ostacoli all’assistenza umanitaria siano rimossi e che l’impunità per crimini di guerra e violazioni dei diritti umani abbia fine”.

A secco


Oggi è la giornata mondiale dell’acqua. La ricorrenza, istituita nel 1992, quest’anno affronta il tema “della conservazione e ripristino del ciclo delle risorse idriche. Intanto, nel mondo, è sempre più allarme water grabbing. Come denuncia il giornalista ambientale Emanuele Bompan (sonoro)

Nulla da festeggiare


In occasione del World Down Syndrome Day 2019, al via oggi la campagna di sensibilizzazione. L’iniziativa vuole denunciare quanto ancora siano lontani gli obiettivi di pieno rispetto dei diritti e uguale accesso alle opportunità per tutte le persone con sindrome di Down e chiedere di non lasciare nessuno indietro.

Allarme umanitario


Sono oltre un milione e mezzo le persone colpite dal ciclone Idai che si sta abbattendo in questi giorni su Mozambico, Malawi e Zimbabwe. Secondo dati Onu e fonti governative ufficiali sono almeno 150 le vittime del disastro, molte delle quali nella città di Beira, dove operano i volontari dell’ong italiana Medici con l’Africa Cuamm.

Stop violence


La Nuova Zelanda si prepara ad una stretta sul possesso di pistole e fucili dopo l’attentato nelle moschee di Christchurch costato la vita a 50 persone. Nel Paese è in vigore una legislazione molto flessibile che si è tentato invano di modificare, più volte negli scorsi anni, a causa dell’opposizione delle lobby delle armi e della caccia.

I rischi del mestiere


Nella cooperazione internazionale i pericoli maggiori sono quelli della vita quotidiana. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

I cooperanti italiani adottano efficaci misure di sicurezza: lo dimostrano i dati raccolti da Siscos – Servizi per la cooperazione internazionale, che spiegano come i rischi maggiori siano quelli di tutti i giorni, come malattie generiche e infortuni da caduta. L’organizzazione, che offre assistenza assicurativa ad oltre 300 realtà tra cui 125 ong, pubblica ogni anno il dossier “Un mestiere difficile”, da cui emerge che sono molto rari infortuni o morti legate al rischio guerra e malattie dovute a patologie tropicali, ma sono molto più diffusi problemi gastrointestinali, respiratori o incidenti generici. Sul tema della sicurezza, Siscos ha avviato nel 2017 il progetto “Parti col piede giusto”, per sensibilizzare chi parte per missioni umanitarie e attività di solidarietà internazionale.

Il boia si ferma


Il Governatore della California Gavin Newsom ha firmato una moratoria sulla pena di morte nel suo Stato e si è impegnato affinché durante il suo mandato non venga autorizzata nessuna esecuzione. La decisione esclude la possibilità di iniezione letale per i 737 detenuti, il numero più alto di tutti gli Stati Uniti.

Sempre con noi


Un anno fa il brutale assassinio di Marielle Franco a Rio de Janeiro. Attivista, nera, femminista, lesbica, con le sue lotte resta un simbolo mondiale e un esempio per molti giovani anche oggi nel Brasile di Bolsonaro. In questi giorni sono stati arrestati due agenti della polizia paramilitare coinvolti nell’omicidio.

Nulla è cambiato


Sono passati otto anni dall’incidente nucleare di Fukushima, in Giappone, ma l’allarme radiazioni resta. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

Otto anni dopo l’incidente nucleare di Fukushima, i livelli di radiazione nella zona circostante sono da cinque a oltre cento volte più alti del limite massimo raccomandato a livello internazionale e rimarranno tali fino al prossimo secolo. E’ il risultato di un’indagine di Greenpeace Giappone che accusa il governo di ingannare gli organismi internazionali e le Nazioni Unite sul reale impatto della contaminazione. Secondo l’organizzazione ambientalista, nelle aree in cui operano alcuni addetti alle bonifiche i livelli rilevati sarebbero considerati un’emergenza se fossero registrati in un impianto nucleare. “Questi lavoratori – si legge – non hanno ricevuto formazione sulla tutela da radiazioni. Poco protetti e mal pagati, se denunciano la situazione rischiano di perdere il lavoro”.

Carneficina quotidiana


Nel solo 2018 i bambini uccisi in Siria sono 1.106: lo fa sapere l’Unicef, precisando che il dato si basa solo sulle verifiche delle Nazioni Unite, e che quindi potrebbe essere anche più alto. Le causa principali sono le mine antiuomo e gli attacchi a strutture scolastiche e sanitarie. Il conflitto nel paese dura da ormai nove anni.