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Proteste pacifiche


Cresce la tensione nelle strade di Hong Kong. Le organizzazioni per i diritti umani difendono chi manifesta contro Pechino. Il servizio di Fabio Piccolino.

“La legge per la sicurezza nazionale proposta dalla Cina è un terribile attacco ai diritti umani e le proteste pacifiche contro questo provvedimento non possono essere considerate un crimine”: è la posizione di Amnesty International Hong Kong in merito alla situazione incandescente delle ultime ore, che ha portato all’arresto di circa 180 persone. Le nuove disposizioni aumenterebbero il controllo di Pechino sulla regione, prendendo particolarmente di mira il movimento di protesta che nei mesi scorsi ha chiesto con forza maggiore autonomia e democrazia dal governo cinese. Secondo l’organizzazione “tentare di reprimere i manifestanti non porterà stabilità ma solo più rabbia nelle strade”.

Grafici in picchiata


Per la prima volta dal 1990 l’indice dello sviluppo umano non crescerà: lo affermano le Nazioni Unite, che lanciano un nuovo allarme: gli effetti della pandemia sull’istruzione, la salute e le condizioni di vita causeranno un calo degli indicatori che ogni anno misurano il progresso dei paesi. Le disuguaglianze peseranno ancora di più e in modo particolare nei paesi poveri.

Il pane quotidiano


350 milioni di dollari per combattere la fame e supportare i mezzi di sussistenza in contesti di crisi alimentare, dove l’impatto del Covid-19 potrebbe essere devastante: sono le risorse necessarie per arginare il mancato accesso al cibo nel mondo. Secondo la Fao, gli sforzi vanno compiuti di pari passo alla lotta sanitaria alla pandemia.

Amazzonia in pericolo


Violenza, saccheggi e deforestazione si uniscono all’espansione del contagio da Coronavirus, mettendo in pericolo la vita di milioni di persone nel polmone verde del pianeta. Ai nostri microfoni Lucia Capuzzi, giornalista di Avvenire. (sonoro)

Tauromachia al tramonto


L’epidemia di Coronavirus potrebbe dare il colpo di grazia al mondo delle corride in Spagna. Si stima che il settore, già in crisi prima dell’emergenza sanitaria, perderà circa 700 milioni di euro a causa dei mancati introiti degli spettacoli. Secondo molti attivisti è l’occasione per dire definitivamente basta a una tradizione crudele e spietata nei confronti degli animali.

Doppio allarme


La comunità mondiale non può più girarsi dall’altra parte e non vedere quello che sta accadendo in Libia. Il servizio di Fabio Piccolino.

La pandemia di Covid 19 e la situazione di conflitto sono una minaccia significativa alla vita nel paese africano: per questo Unicef, Unhcr, World Food Programme, Organizzazione Mondiale della Sanità e altre sigle hanno rilasciato una dichiarazione congiunta per esortare la comunità internazionale a non chiudere gli occhi sulla situazione di instabilità che mette in pericolo i civili, inclusi migranti e rifugiati, supportando l’appello delle Nazioni Unite a un cessate il fuoco globale e ad una pausa umanitaria per salvare vite e permettere alle autorità libiche e ai loro partner di dedicare le loro energie a fermare la diffusione del Coronavirus.

Non tagliate la cooperazione


Il Ministero degli Affari Esteri non metta in sofferenza i programmi di aiuto umanitario e sviluppo per il contrasto al Covid-19. Lo affermano le Organizzazioni della società civile di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale rappresentate dall’Associazione Ong Italiane (AOI), CINI e Link2007, chiedendo supporto e fondi per portare avanti efficacemente e con serenità progetti e interventi.

Orrore a Kabul


È stato un attacco “sconvolgente contro donne incinte, madri e i loro bambini appena nati” quello sferrato al reparto maternità dell’ospedale Dasht-e-Barchi gestito da Medici senza frontiere. Lo afferma la ong in una nota, in cui riferisce anche che tra i “molti morti” vi sarebbe anche “almeno un collega dello staff locale afghano”. Inoltre, una donna avrebbe dato alla luce un bambino durante l’azione; madre e figlio sono rimasti illesi.

Il virus della guerra


Gli appelli Onu alla fine dei conflitti sono caduti nel vuoto. E ora la situazione potrebbe precipitare. Il servizio di Fabio Piccolino.

Lo scorso marzo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva lanciato la richiesta per un cessate il fuoco globale e uno stop alla vendita di armi dirette a Paesi in conflitto, per contenere l’epidemia di Covid-19. Due mesi dopo però la situazione è rimasta la stessa: il nuovo rapporto di Oxfam “Il Coronavirus nelle aree di conflitto”, denuncia una situazione drammatica. Nel mondo circa 2 miliardi di persone, stremate da violenza, persecuzioni e carestie, devono fare i conti con sistemi sanitari fatiscenti e ospedali distrutti, mentre a milioni si trovano in campi profughi, dove contenere il contagio è ancora più difficile per la mancanza di servizi igienico sanitari adeguati e lo spazio vitale necessario a mantenere le norme di distanziamento sociale.

Il ritorno della piazza


Dopo una pausa di oltre due mesi a causa del Coronavirus, a Hong Kong sono riprese le proteste per chiedere maggiore autonomia dalla Cina. Dopo l’arresto di duecento persone che manifestavano all’interno di un centro commerciale, gli attivisti hanno accusato il governo di utilizzare le norme contro la diffusione dell’epidemia per reprimere il dissenso e violare i diritti umani.