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Sport per tutti

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È il progetto grazie al quale giovani e bambini con disabilità avranno la possibilità di allenarsi con i campioni delle discipline paralimpiche. L’obiettivo è far aumentare il numero di praticanti: secondo i dati Istat, infatti, solo il 20 per cento dei disabili pratica attività fisica.

Tutti a bordo

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Il Villaggio Sos da 50 anni accoglie bambini di Ostuni privi di cure familiari. Nel corso del 2017 ha proposto ai ragazzi più grandi lo sport della vela per prevenire l’esclusione sociale e offrire la possibilità di fare un’esperienza aggregativa in grado di trasmettere senso delle regole e spirito di collaborazione. Domenica, cinque di loro, hanno potuto prendere parte alla 50° Barcolana.

Roverunning

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Parte oggi a Rovereto il format collaudato di attività ludico-motorie per tutti che andrà avanti fino al mese di maggio. Previsti appuntamenti settimanali con test fisici e incontri sul tema “Movimento e Salute”. Due le proposte di allenamento: nordic walking con l’ausilio dei bastoncini e avvicinamento alla corsa.

Sotto rete

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Al carcere bolognese della Dozza c’è stato l’esordio della squadra di pallavolo femminile, composta da 17 detenute, contro una società sportiva esterna, formata da mamme. La prima partita dopo un anno di allenamenti, prima uno a settimana poi due, grazie al progetto che si chiama “Mani e fuori”, la seconda verrà disputata il 20 ottobre.

“Una vera attività sportiva al femminile non c’è mai stata alla Dozza. Allora mi sono chiesta perchè non creare una squadra di pallavolo in carcere”, racconta l’allenatrice, Valentina Finarelli, studentessa in criminologia, arrivata l’anno scorso nel carcere bolognese con un tirocinio. Da volontaria, ha trovato modo di mettere a frutto anche la sua esperienza agonistica nella pallavolo. La scommessa è aiutare le detenute a ri-socializzare attraverso lo sport, ponendo le basi per il ‘dopo’ migliore quando usciranno. Il progetto, che si chiama “Mani e fuori”, è partito nel settembre 2017 ed è stato capace di coinvolgere una ventina delle circa 80 detenute della sezione femminile. Il problema si è posto alle prime giornate fredde: l’unico spazio a disposizione per le ragazze è lo spiazzo all’aperto dove le detenute trascorrono l’ora d’aria. “Noi una palestra non ce l’abbiamo. O meglio, c’è uno spazio, piccolissimo, con attrezzi sgarrupati. Impossibile giocare lì”. Decisamente complicato anche, per le rigide regole carcerarie, sfruttare la palestra dei maschi, che avrebbe dimensioni adeguate. Ma il sogno di giocare una partita e chissà, magari un giorno un campionato, e’ stato più forte. Attraverso la Uisp sono state contattate altre squadre femminili, sono comparse le divise (lo sponsor è un negozio di abbigliamento di Borgo Panigale) e sono stati donati palloni. Ora l’esordio è già alle spalle, insieme all’emozione di vedere le righe del campo di gioco tracciate per la prima volta, invece della sola rete. La seconda verrà disputata il 20 ottobre. Il nuovo traguardo è percorrere fino in fondo la strada dei detenuti maschi, che con la loro squadra di rugby di ottimo livello (giocano un campionato di serie C) vengono autorizzati anche a giocare fuori dal penitenziario. Resta però in alto mare la questione palestra, condizione indispensabile per partecipare ai tornei. L’idea e’ quella di una copertura permanente su un altro spiazzo all’aperto, per il momento però nulla si muove o sembra muoversi. “I fondi non ci sono- sospira l’allenatrice parlando con la ‘Dire’- ma io sto ancora aspettando che si trovi una soluzione per poterci iscrivere il prossimo anno ad un campionato Uisp”.

Assist sociale

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Sono già cinquanta i posti messi a disposizione a Jesi da diverse società e realtà cittadine per l’attività sportiva gratuita, comprensiva della fornitura di materiali e attrezzature necessarie, per minori di famiglie in condizioni di povertà o di disagio. I giovani coinvolti saranno orientati verso un’attività fisica calibrata sulla base dei suoi bisogni educativi e di socializzazione.

Il progetto è reso possibile dalla disponibilità delle società sportive aderenti e dalla collaborazione che vede coinvolti Comune di Jesi, Azienda Servizi alla Persona, Consulta dello Sport. In ballo non c’è alcuna erogazione di risorse pubbliche. Se non il lavoro che il personale dell’Asp, come per ogni altro servizio, effettuerà per valutare l’effettiva condizione di disagio socio- economico del nucleo familiare richiedente e nell’ambito dell’unità che si incaricherà di
orientare il minore (il progetto si rivolge a soggetti, italiani o stranieri, di età compresa tra i 5 e i 18 anni) verso l’attività sportiva che più gli può essere utile o congeniale. Ma nella sostanza della pratica sportiva gratuita offerta ai beneficiari, dato di base è che nessuno “coprirà” quote non pagate dalle famiglie e non incassate dalle società. Semplicemente sono queste ultime, mettendo a sistema ciò che molte peraltro già autonomamente facevano, a mettersi al servizio rendendo disponibili dei posti gratuiti, il numero dei quali verrà da ciascuna comunicato all’Asp.

Tutti in buca

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Anche il golf può essere uno sport inclusivo, e aggregante. A Crema continua l’Open d’Italia dei golfisti paralimpici. Il torneo è giunto alla 18esima edizione ed è aperto a tutte le tipologie di disabilità sulla distanza di 36 buche. In gara 33 concorrenti provenienti da numerose nazioni.

Difenderà il titolo lo svedese Joakim Björkman, vincitore delle ultime
tre edizioni. Attraverso questa competizione la Federazione Italiana
golf rafforza la propria attenzione e vicinanza nei confronti degli
atleti paralimpici, dimostrando la loro centralità all’interno del
Progetto Ryder Cup 2022. L’impegno della FIG trova conferma anche nel
lavoro del proprio settore paralimpico, con un qualificato staff tecnico
che organizza raduni e allenamenti ad hoc per la Squadra Nazionale Disabili

Il calciatore invisibile

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È il titolo del docufilm di Matteo Tortora che, tra racconti e interviste a personaggi di campo, riflette sul tabù dell’omosessualità nel mondo del pallone. Protagonista del film la Revolution Team, squadra di calcio a 5 composta da giocatori gay e gay friendly nata a Firenze nel 2008 per lottare contro ogni discriminazione.

Negli ultimi due decenni sono stati molti i passi in avanti compiuti
dalla comunità omosessuale in tema di diritti e parità di genere ma le
conquiste non sono ancora finite, anzi. Certo tante personaggi
gay/lesbiche, famose e non, non hanno più paura a dichiararsi, così come
i media che dedicano loro lo spazio che meritano, eppure resistono
settori ancora impenetrabili. Pensiamo allo sport, dove nel corso del
tempo nuotatori, tenniste, pallavolo, atletica leggera e rugby hanno
riconosciuto i diritti degli atleti lgbt ma nessun passo, neppure
minimo, si è registrato nel calcio.
Il docufilm è stato presentato in anteprima il 5 ottobre al Florence
Queer Festival, presso il Cinema Teatro La Compagnia di Firenze. Il
progetto partito due anni fa è stato reso possibile grazie anche ai
5.655 euro donati da 120 sostenitori su Produzioni dal Basso e al
sostegno di Toscana Film Commission, Livorno Film Commission, Regione
Toscana e Comune di Livorno.

Fuoricampo

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Tutto è cominciato con un viaggio umanitario in Africa occidentale di due amici statunitensi appassionati di baseball: grazie a loro lo scorso anno una dozzina di giovani del Benin sono andati in Minnesota per partecipare a un torneo. L’obiettivo è formare altri coach e creare una federazione per competere a livello internazionale.

Akakpo Fidèle, piedi ben piantati per terra, mazza salda tra le mani, colpisce la palla con decisione: una battuta perfetta che suscita l’entusiasmo degli spettatori. Mamadou, invece, sbaglia il lancio e abbassa la testa con sconforto. A incoraggiarlo c’è il coach Fernard Attanon, 32 anni, sguardo attento, tuta sportiva, occhiali a specchio e berretto d’ordinanza: il pilastro su cui poggia l’unica squadra di baseball di questo lembo d’Africa, la Benin Baseball. Il mercoledì pomeriggio è il giorno riservato agli allenamenti dei ragazzini tra i 10 e i 12 anni. Il luogo del ritrovo è un campo spelacchiato di terra battuta adiacente al Collège Le Nokoué di Cotonou.