Archivi categoria: Sport

Fotofinish

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È il contest fotografico promosso da Arci Emilia-Romagna che avrà come tema lo sport. Si tratta della prima edizione, ed è rivolto a ragazzi dagli 11 ai 25 anni che dovranno ispirarsi nei loro scatti non solo agli aspetti competitivi e agonistici, ma anche alle occasioni di socialità, educazione e partecipazione che l’attività fisica offre. Si può partecipare fino al 16 ottobre.

 

Ogni candidato dovrà inviare un progetto fotografico composto al massimo da cinque fotografie, in formato digitale 10×15, realizzate con qualsiasi dispositivo fotografico (macchina fotografica digitale, pellicola, smartphone, etc.). Una giuria di qualità decreterà il vincitore che riceverà in premio un buono di 200 euro per l’acquisto di materiale tecnologico e l’acquisto di attrezzature sportive. La data di scadenza del concorso è fissata per il giorno 16 ottobre. Entro questa data i partecipanti dovranno inviare i propri lavori e il modulo di partecipazione compilato all’indirizzo email eugenia.pesci@arcibologna.it – ilaria.abate@arcibologna.it. Oppure attraverso un messaggio alla pagina FB Arci Bologna o Arci Mondo.

#EqualGame

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La Uefa ha presentato il suo nuovo spot con Hegerberg, Messi, Pogba, Ronaldo e giocatori dilettanti, finalizzato a promuovere l’inclusione sociale, la diversità e l’accessibilità nel calcio. Sarà trasmesso nelle principali competizioni internazionali per club, per incentivare la parità tra i sessi e la lotta contro la discriminazione.

 

I nuovi video #EqualGame concretizzano un desiderio del presidente UEFA Aleksander Čeferin, secondo cui l’organo di governo del calcio europeo deve essere un’organizzazione di fair play sociale che non tollera il razzismo, il sessismo, l’omofobia e qualsiasi altra forma di discriminazione: “È fondamentale che la UEFA renda il calcio accessibile a tutti e che, grazie al potere dello sport, guidi la lotta per l’eguaglianza sociale”.

Sani di sport

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La provincia autonoma di Bolzano ha presentato la campagna di sensibilizzazione “Attività fisica su prescrizione”, con cui ogni cittadino potrà ricevere dal medico di famiglia consigli per uno stile di vita più sano.

 

La campagna è promossa dal Dipartimento alla salute, sport, politiche sociali e lavoro, in collaborazione con l’Azienda sanitaria e la Società altoatesina di medicina generale, e vuole essere uno strumento per sostenere l’attività già oggi svolta dal medico di famiglia nel campo della prevenzione primaria. D’ora in poi il medico di famiglia sarà in grado di offrire ai propri pazienti una prescrizione per lo svolgimento di attività fisica. Non si tratta di una prescrizione vincolante ma di un consiglio del medico a favore di una maggiore attività fisica e di stili di vita più sani. Alex Mitterdorfer, medico sportivo e di medicina generale, ha sottolineato che “in Alto Adige vi è un elevato livello di attività fisica da parte della popolazione rispetto agli standard nazionali e proprio per questa ragione è opportuno puntare ulteriormente sui vantaggi legati all’attività sportiva, quasi come fosse una sorta di “pillola miracolosa” per prevenire o limitare gli effetti di malattie che spaziano dall’ipertensione, ai problemi metabolici, dalle patologie del sistema muscolo scheletrico alla depressione”. Priska Kofler, dell’Ufficio sport, coordinatrice dell’iniziativa ha informato che attualmente sono circa 120 le associazioni sportive ed i centri che hanno aderito all’iniziativa e per i quali vi sono le necessarie garanzie di qualità e professionalità del servizio certificate dal Dipartimento alla salute. I corsi AFIP (Attività fisica su prescrizione) spaziano dal fitness, al wellness, dal rilassamento alla fisioterapia.

Il linguaggio dello sport

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La Deaf SPQR è la prima squadra di non udenti iscritta a un torneo di calcio a 5 della Lega dilettanti. Tutti sordi escluso il mister, il preparatore dei portieri e un dirigente accompagnatore e quando sono in campo l’arbitro usa il fischietto e la bandierina.

 

La Deaf SPQR nell’anno del suo decennale ha centrato la promozione in serie C2 grazie a un secondo posto nel girone B di serie D di calcio a 5, campionato FiGC Lega Nazionale Dilettanti (Lazio). “Qual è l’obiettivo di quest’anno? Puntiamo a salire di categoria – scherza il presidente Rosario De Caro -. A parte gli scherzi, il nostro obiettivo non può che essere la salvezza che sarà molto dura da raggiungere. Il perché di questa squadra, interamente composta da persone sorde, è presto spiegato: c’erano tanti ragazzi sordi sparsi in diverse squadre udenti e tanti facevano fatica a trovare gli spazi anche a causa delle difficoltà di comunicazione. Quindi, insieme ad altre persone, che attualmente svolgono il ruolo di consiglieri in società, abbiamo deciso di fondare la Deaf SPQR per dare la possibilità a tutti i ragazzi sordi di poter dimostrare il loro valore in un campionato agonistico, anche perché abbiamo gente che può fare strada. Durante gli allenamenti e le partite, la comunicazione ora è più facile perché usiamo la Lingua dei Segni e la nostra filosofia è quella di avere nella rosa tutti i giocatori sordi e rendere possibile l’integrazione tra sordi e udenti attraverso lo sport”. Un’integrazione eterogenea, quindi, di un gruppo di atleti con disabilità all’interno di un campionato che conta invece altri gruppi con atleti normodotati. La massima evoluzione del concetto di sport e accessibilità.

Pedalata solidale

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Dall’11 settembre un gruppo di ciclisti percorrerà l’Italia in bicicletta per sensibilizzare il pubblico sulla distrofia di Duchenne. Il servizio di Elena Fiorani.

 

Saranno 19 i ciclisti australiani che attraverseranno dal sud al nord la penisola in 21 tappe, per un totale di 2.300 km, per promuovere Parent Project onlus, l’associazione di genitori di bambini e ragazzi affetti da distrofia muscolare di Duchenne. Il 7 settembre, infatti, è stata la Giornata Mondiale di sensibilizzazione dedicata a questa patologia che colpisce 1 neonato maschio su 3.500 ed è la forma più grave delle distrofie muscolari. Ad oggi non esiste una cura per questa malattia, le ricerche sono riuscite a migliorare le condizioni generali e raddoppiare l’aspettativa di vita. Gli sportivi si ritroveranno a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina, per partire verso Tirano, in Lombardia, dove arriveranno il 3 ottobre.

Sport e ambiente: al via la campagna “Una pila alla volta”

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Anche l’Uisp a sostegno della campagna “Una pila alla volta” per sensibilizzare sull’importanza della corretta gestione di pile e accumulatori: presentato a Roma, in vista della giornata europea della raccolta e il riciclo delle batterie di sabato 9 settembre, “Una pila alla Volta” il più importante progetto di comunicazione sul riciclo di pile e accumulatori portatili mai realizzato in Italia. La campagna, patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, è promossa dal Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) in partnership con Uisp-Unione Italiana Sport per Tutti e Civicamente. L’obiettivo è sensibilizzare ragazzi e ragazze sulla corretta gestione dei rifiuti di pile e gli accumulatori che non vanno gettati nella spazzatura indifferenziata ma piuttosto separati e portati negli appositi centri di raccolta. A spiegare questi semplici gesti sarà B.En. il robot che mette un’energia inesauribile nella raccolta differenziata e che si è guadagnato il titolo di mascotte della campagna. “Non c’è sport per tutti senza un ambiente salubre e non inquinato dove muoversi – ha detto Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, presente alla conferenza stampa – lo slogan che abbiamo scelto quest’anno è attività sostenibili, per sottolineare l’importanza della tutela ambientale e della salvaguardia del pianeta. Sfide importanti che chiamano tutti gli sportivi, a cominciare dai giovani, ad atteggiamenti responsabili. Anche le Nazioni Unite nei global goals specificano che lo sport è un importante fattore di promozione dello sviluppo sostenibile”.

Tutti per uno

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Lo Sporting Argenta, società iscritta al campionato di promozione dell’Emilia Romagna, ha una rosa di trenta giovani richiedenti asilo. Vivono in strutture gestite da cooperative sociali, svolgono quattro allenamenti a settimana a Bologna e la domenica giocano a Codifiume. L’inclusione qui è doppia: infatti, in squadra c’è anche Federico, l’unico ragazzo nato in Italia.

 

I ragazzi provengono da Burkina Faso, Camerun, Congo, Costa d’Avorio, Ghana, Mali, Nigeria, Nuova Guinea, Senegal e Sierra Leone. Hanno storie diverse eppure con tratti simili almeno in un aspetto, l’attraversamento delle rotte della disperazione nel Sahara e quello del Mediterraneo, per conquistare il presente di un limbo che chissà quanto durerà. Hanno tutti permesso di soggiorno, carta d’identità e codice fiscale, studiano l’italiano, si riconoscono e iniziano ad integrarsi anche fra di loro. Non è scontato: una squadra è un microcosmo di individualità ed esperienze di vita.

Primo il rispetto

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Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la Carta etica dello sport rivolto a praticanti, tecnici e dirigenti. Il documento sancisce alcuni principi fondamentali per un sano avvicinamento all’attività fisica e per la valorizzazione del volontariato e dell’associazionismo.

 

In Veneto operano 45 federazioni sportive nazionali, a cui fanno riferimento 19 discipline sportive associate, quelle riconosciute dal CONI. A livello regionale operano 5.549 società sportive, l’8,7% di tutte le società operanti in Italia e il Veneto è la terza regione italiana per numero di società. Risultano tesserati 463.724 praticanti, il 10,4% di tutti i praticanti in Italia, ponendo il Veneto al secondo posto tra le regioni. Gli operatori sportivi (tecnici, accompagnatori, dirigenti) sono oltre 94 mila. Ma nel Veneto è importante anche il settore non profit, con quasi 10 mila istituzioni in cui operano 120.949 persone a titolo di volontariato (seconda regione italiana), mentre sono 8.289 i veneti che operano nel settore dello sport come lavoratori retribuiti.
Il documento sancisce alcuni principi fondamentali: il rispetto dei praticanti e dei loro ritmi di sviluppo e maturazione; il rispetto degli altri, dello spirito di squadra e del senso di solidarietà, nonché il rifiuto di ogni forma di discriminazione nell’esercizio dell’attività motoria e sportiva; la lealtà e l’onestà, il rispetto delle regole e del giudice o arbitro sportivo; il rifiuto dell’utilizzo di mezzi illeciti o scorretti; il rispetto del principio cardine dell’autonomia dell’Ordinamento sportivo”.
Si tratta, quindi, di un codice di comportamento rivolto in particolare agli atleti praticanti, sia a livello agonistico che amatoriale, appartenenti a qualsiasi fascia di età, sia normodotati che diversamente abili, ai tecnici, allenatori e dirigenti sportivi, alle famiglie, ai genitori e accompagnatori, agli spettatori, alle Pubbliche Amministrazioni e alle Istituzioni scolastiche e sportive, con una particolare attenzione al mondo giovanile, riconoscendo nello sport un fondamentale strumento educativo e di formazione e crescita della persona sin dall’età scolare.

Alleniamo la pace

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Dodici ragazze e ragazzi palestinesi sono in questi giorni a Sassari per uno stage di atletica leggera, grazie al progetto organizzato dall’associazione Ponti non muri. Gli atleti, che normalmente vivono situazioni di difficoltà, possono così allenarsi in strutture adatte e stringere rapporti con giovani di altre culture.

 

Il progetto è organizzato dall’associazione “Ponti non muri” in collaborazione con il centro universitario sportivo CUS Sassari e la società sportiva “Shabab Ariha” di Gerico. Shabab Ariha (I giovani di Gerico) fa parte della Federazione palestinese di atletica leggera ed è composta da trenta tra ragazze e ragazzi. Durante le due settimane che trascorrono in Sardegna, si stringono forti legami affettivi che continuano anche dopo il loro ritorno a Gerico, grazie soprattutto ai social network e ai corsi di italiano che nell’ultimo periodo sono partiti nel territorio palestinese. Tra gli enti che hanno patrocinato il progetto, oltre al Comune di Sassari, ci sono l’Università di Sassari, la presidenza del Consiglio regionale della Sardegna, il Comune di Gerico, il Comune di Ploaghe, l’ISPROM – Istituto di studi e Programmi per il Mediterraneo, l’ENDAS Sardegna e la Federazione Palestinese di Atletica Leggera.

A gonfie vele

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Carlo, non vedente di 70 anni è diventato skipper. Ha conseguito infatti il diploma di velista dopo sette giorni di navigazione tra le onde del mar Ligure, grazie al corso della onlus Due colori nel vento di La Spezia.

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