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Tutti per uno


Parte il progetto per sensibilizzare sull’inclusione di bambini e ragazzi con disabilità attraverso gioco e sport. Il servizio di Elena Fiorani. (sonoro)

In primavera, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ha pubblicato il report “Il diritto al gioco e allo sport dei bambini e dei ragazzi con disabilità”, realizzato con ANCI su un campione di 173 Comuni, in cui i ragazzini italiani raccontano di aver mai giocato con un coetaneo con disabilità. Il progetto nazionale dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, “A scuola di inclusione: giocando si impara” prevede il coinvolgimento di 17 comuni e degli studenti di 17
scuole italiane al fine di sensibilizzare le istituzioni sul tema dell’inclusione attraverso il gioco. In una prima fase il progetto verrà presentato a livello locale poi verranno realizzate attività negli
istituti scolastici e successivamente verranno individuate 17 aree verdi e parchi da riqualificare con l’installazione di giochi accessibili ai bambini con disabilità.

Dai dilettanti alla Serie A


È il sogno di tanti ragazzi ed era anche quello di Ndiaye Maissa Codou che per realizzarlo ha raggiunto l’Europa con un barcone. Da una settimana è ufficialmente un giocatore della A. S. Roma. Senegalese, classe 2002, il giovane difensore centrale era approdato nel 2018 all’Afro-Napoli United, ed ora è arrivata la tessera della squadra giallorossa.
Era partito l’anno scorso dal Senegal, ed era arrivato in Italia col barcone. Il suo grande sogno era quello di giocare a calcio. E ci era riuscito grazie all’Afro Napoli United, una cooperativa sportiva dilettantistica sociale nata per la promozione dell’integrazione sociale attraverso lo sport. Nell’Afro-Napoli United si era subito fatto notare per le sue formidabili doti atletiche ed aveva attirato l’attenzione di numerosi club professionistici. E ora arriva la tessera dell’As Roma. Il DS Varriale della Roma: ”La burocrazia sportiva gli ha impedito di giocare per diversi mesi, ma noi abbiamo fatto di tutto per tesserarlo e consentirgli il trasferimento alla Roma”.
Storia simile a quella di Mamadou Coulibaly, arrivato due anni fa dal Senegal con un barcone e poi tesserato dal Pescara

Assist d’integrazione


Il Tar salva il sogno dei figli degli immigrati della Tam Tam Basket. La Federazione aveva detto no alla squadra under 16 di Castel Volturno. Da qui il ricorso d’urgenza accolto dal tribunale amministrativo che si esprimerà il 5 novembre. L’appello del fondatore della società: “Non neghiamo lo sport a questi futuri italiani”.

This is not cricket


Alla 14esima Festa del Cinema di Roma c’è spazio anche per lo sport inteso come strumento di integrazione, grazie alla storia di Fernando e Shince. Uno italiano e l’altro romano ma di origine indiana che, nonostante le lontananze, crescono insieme dopo un’amicizia nata su un campo sportivo.

This is not cricket è il documentario scritto e diretto da Jacopo de Bertoldi – prodotto da Francesco Virga per Mir Cinematografica con Rai Cinema -presentato alla 14ma Festa del Cinema di Roma, come evento speciale di Panorama Italia nell’ambito di Alice nella Città. Il film segue la vita dei suoi due protagonisti, il loro percorso di crescita, tra cadute e piccole vittorie, tra Roma e India, dentro e fuori dal campo, impariamo a conoscere questi due ragazzi che fanno parte di una squadra in cui ci sono loro coetanei, immigrati, di prima e seconda generazione. I due amici amano il cricket e vivono del/nel loro sogno, dovranno affrontare vari problemi, vivono in una società in cui integrazione, pregiudizi e differenze rappresentano un campo in cui scontrarsi e confrontarsi, su cui dialogare. Shince e Fernando si scelgono e si capiscono, rappresentano un futuro a cui aspirare, quello di un mondo aperto che si evolve ed è in continuo mutamento. Il regista racconta di essere rimasto folgorato da quell’infinitesimale punto del mondo (il campo da cricket) in cui la multiculturalità e il dialogo esistono, dai due giovani, uniti da un rapporto speciale che rompe barriere, costruendo al loro posto ponti, e ha scoperto questa piccola grande storia proprio mentre in Italia stava scoppiando la questione migratoria e le destre stavano iniziando costruire una propaganda bieca e crudele.
Non è dunque solo cricket è anche la narrazione del graduale passaggio dall’adolescenza all’età adulta – Rimanere a Roma o tornare in India? Fare un lavoro serio o continuare a sognare con lo sport prediletto? -, momento in cui si cresce – all’inizio del film lo spettatore può vedere delle immagini dei due protagonisti bambini e poi li vede parlare di donne, d’amore, di “urgenze” (il lavoro, il futuro da costruirsi, anche se vuol dire tornare a casa) – e si prendono le proprie responsabilità ma forse mai venendo meno ai propri sogni.
Tra Roma e l’India, tra il romano e l’indiano, tra colpi di cricket e scontri con una società a volte matrigna il film di de Bertoldi mostra le giornate di un gruppo di giovani che potremmo essere noi, potrebbero essere i nostri figli, i ragazzi che incontriamo per strada e lo sport diventa metafora della vita stessa di questi giovani. Come nel cricket così i componenti della squadra si sono spostati da una casa base ad un’altra che diventa un ulteriore casa base da cui “partire” per arrivare ad un’altra meta; è un continuo fluire questo che tocca indiscriminatamente ogni essere umano a vari livelli e in vari momenti della propria esistenza. This is not cricket è una pagina reale, che grazie all’occhio intelligente del regista, alla sua sensibilità narrativa rende ogni cosa spontanea, immediata come se lo spettatore si trovasse davanti allo scorrere della vita di Fernando e Shince senza costruzioni forzate né direttive. I giovani non recitano, sono, non interpretano storie ma vivono la loro vita.

Il parco dei suoni


Apre a Palermo, all’Istituto dei ciechi Florio Salamone, un nuovo spazio inclusivo per tutti con percorso sonoro plurisensoriale, area gioco, pista di atletica e zona polivalente. In futuro anche un campo di calcetto e un’area di pet terapy.

Sport in comune


In corso a Roma la settimana Congressuale della Confederazione Internazionale dello Sport per amatori e lavoratori che eleggerà il prossimo presidente mondiale. Il servizio di Elena Fiorani.

Si conclude domani l’evento che vede la partecipazione di 120 delegati di organizzazioni di promozione sportiva di base, provenienti da 45 Paesi del mondo. Oggi si svolge, nel Salone d’Onore del Coni, il 41esimo Congresso annuale, che sarà elettivo: i delegati riuniti eleggeranno, infatti, la prossima guida mondiale dello Sport amatoriale. Candidato è Bruno Molea, già presidente AiCS, che collabora all’organizzazione dell’evento, e primo presidente italiano nella storia della Csit. La Conferenza è aperta al pubblico e in particolar modo indirizzata agli esperti del mondo sportivo di base, del mondo olimpico e paralimpico internazionale, del mondo della ricerca e a tutte le sportive e gli sportivi, per confrontarsi su quale sia il peso specifico dello sport di base nel mondo e il suo impatto sulla salute e sulla coesione sociale della comunità.

Daspo social


Il Pescara calcio tramite il proprio profilo Twitter ha annunciato che avrà un seguace in meno. Il leone da tastiera, di nome Andrea, aveva scritto alla società che era stanco di tutti questi post contro il razzismo ed ha concluso con un “State per perdere un tifoso, fate voi”. Gli abruzzesi lo hanno preso alla lettera: “Facciamo noi? Bene, signore e signori Andrea non è più un nostro tifoso”.

L’allenatore in carrozzina


È il titolo della biografia di Antonio Genovese, coach dell’Empoli Ladies Football Club, quest’anno promosse in serie A. A dispetto di chi gli diceva che non avrebbe potuto allenare, dopo l’incidente stradale che, nel 1991 a 14 anni, gli ha cambiato la vita. Invece, dopo aver ottenuto il patentino Uefa è il primo tecnico con disabilità a raggiungere un traguardo del genere.

Giorno dopo giorno, Antonio è riuscito a costruirsi il suo presente nel mondo del calcio, arrivando a ottenere prima il patentino Uefa B e poi quello Uefa A, primo tecnico con disabilità a raggiungere un traguardo del genere. Questa è la storia di un milanese classe 1977, L’allenatore in carrozzina (Lampi di stampa editore) come recita il titolo della sua biografia. In ogni storia da raccontare, però, c’è sempre il destino che, come sottolinea Antonio, “si diverte a metterci davanti strade nelle quali non avremmo mai immaginato di imbatterci”. Un giorno di maggio del 1996, ricoverato in ospedale a Milano per una broncopolmonite, Antonio conosce l’allora presidente dell’Inter Massimo Moratti. I due chiacchierano, si scambiano idee, parlano di calcio, la grande passione di entrambi. Moratti capisce che Antonio ne sa di pallone e così gli propone di contattarlo: “Si vede che hai occhio – gli dice – quando esci dall’ospedale chiama, mi piacerebbe coinvolgerti nell’Inter”. E così, da quel momento, Genovese – da sempre tifosissimo del Milan – inizia a lavorare come osservatore per i “rivali” dell’Inter, incarico che svolge con grandissima passione e professionalità per dieci anni, fino al 2006. Poi, dopo alcune esperienze sulla panchina ad allenare ragazzi di club lombardi, per Antonio arriva un’altra svolta: approda al calcio femminile, dove a oggi può vantare, tra le tante esperienze, quella con la Sovicese in serie D, quella come collaboratore tecnico con la Res Roma in serie A e, nella serie cadetta, con la Domina Neapolis Academy, l’Apulia Trani e oggi quella con l’Empoli Ladies, club con il quale quest’anno, in veste di allenatore in seconda e responsabile tattica, ha ottenuto la promozione nella massima serie. Una passione, quella per il calcio femminile, che lo ha portato a lavorare anche come talent scout per il Seattle.

Stadi aperti


Stasera a Bucarest si gioca Romania-Norvegia e a fare il tifo ci saranno 30.000 under 14. L’incontro si sarebbe dovuto giocare a porte chiuse per colpa degli incidenti causati dai tifosi alle ultime partite in casa della nazionale. Ma l’Uefa ha accolto la proposta della Federcalcio romena: da ogni angolo del Paese le scuole si sono organizzate e hanno risposto sul sito ufficiale della Federazione.

Una risposta bellissima a ogni forma di violenza. Che regalerà un colpo d’occhio da record mondiale: Romania-Norvegia, in programma all’Arena Nationala di Bucarest, avrà 30.038 spettatori. Tutti Under 14. Un primato mondiale inatteso che ha preso corpo nel giro di pochi giorni e che offrirà a questo turno di qualificazione a Euro 2020 un motivo per essere ricordato.
La luce arriva alla fine del tunnel in cui il calcio romeno era entrato con gli incidenti causati dai tifosi alle ultime partite della nazionale in casa, giocate a settembre rispettivamente con la Spagna (1-2) e con Malta (1-0). L’Uefa ha sanzionato la Romania con una partita da giocare a porte chiuse: nessun biglietto in vendita dunque per Romania-Norvegia in programma martedì 15 ottobre. La Federazione romena ha deciso così di lanciare l’ìiniziativa, già utilizzata da diverse squadre di club (Juventus compresa) e ottenendo il permesso dalla federazione europea, di aprire le porte dell’Arena Nationala di Bucarest agli Under 14. La risposta è stata clamorosa. Da ogni angolo della Romania le scuole si sono organizzate e hanno risposto sul sito ufficiale della Federazione romena. A due giorni dal match 30.038 Under 14 hanno prenotato un posto. Ogni dieci ragazzi avrà un accompagnatore, così da arrivare a quota 33.000 spettatori.

Il prezzo di stare in forma


Studi medici e ricerche confermano che, per combattere la sedentarietà e promuovere un corretto stile di vita è indispensabile svolgere abitualmente attività sportive. Ma il costo per praticarle risulta spesso proibitivo per le famiglie, specialmente per quelle in difficoltà. È la denuncia dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori.