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Etica nello sport

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Nasce la certificazione di qualità per le società sportive del Comune di Cagliari. Un protocollo d’intesa tra amministrazione comunale e società che prevede il rilascio di un attestato che si può ottenere solo se in possesso di chiari requisiti, basati su un giusto mix tra attività fisica ed educazione, soprattutto per i più giovani.

 

La certificazione vuole essere un riconoscimento in grado di stimolare le associazioni a recitare con maggiore coerenza il ruolo di comunità educante, aiutandole ad esprimere il valore aggiunto della responsabilità sociale dello sport. Un attestato che sappia trasmettere al dirigente sportivo la convinzione di poter vivere bene il suo impegno, vedendosi riconoscere pienamente il reale valore educativo e culturale del suo operato. Un ruolo, quello del dirigente sportivo, così come quello dell’atleta, che deve essere aiutato ad operare in un contesto socio compatibile e stimolato adeguatamente a credere nelle sue possibilità affinché il suo operato risulti un efficace ed insostituibile valore sociale”, così si legge nel documento approvato all’unanimità. L’attestato ‘Etica – Valore Sociale’ vuole quindi essere una testimonianza di come lo sport sia uno strumento insostituibile nella formazione dei più giovani, confermandosi importante patrimonio per la crescita sociale e culturale di tutta la comunità.

Un gol per la pace

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La Paz FC sarà la nuova squadra di calcio colombiana che contribuirà ad unire il Paese, facendo giocare insieme ex guerriglieri e vittime del conflitto che per oltre mezzo secolo ha insanguinato la nazione. Il progetto è ora possibile grazie alla fine della guerra tra Governo e Farc. Militerà nei campionati ufficiali con le sue tre squadre che saranno allestite.

 

“Il calcio è un linguaggio universale, in grado di unire. Può essere anche un motore in grado di trasformare la società”. Ne è convinto l’avvocato colombiano Félix Mora Ortiz, presidente della Fondazione “Fútbol y Paz Construyendo País”, che sta per coronare il suo sogno, reso possibile dalla fine della guerra tra Governo colombiano e Farc: dare vita a una squadra di calcio che contribuisca ad unire il Paese, facendo giocare insieme ex guerriglieri e vittime del conflitto che per oltre mezzo secolo ha insanguinato la Colombia. In Colombia il calcio femminile è molto popolare e praticato; inoltre sono molte le donne che facevano parte della guerriglia. La squadra ha già le proprie maglie ufficiali: una bianca e l’altra blu, con il logo della Fondazione, una colomba. Va da sé che le vere vittorie non saranno quelle ottenute sul campo, ma i semi di riconciliazione e pace che germoglieranno da questa iniziativa.

Ex guerriglieri e vittime del conflitto giocheranno insieme. Spiega Mora Ortiz: “Vogliamo aprire uno spazio di dialogo, vincolando tutti gli attori del passato conflitto: ex guerriglieri delle Farc, cittadini vittime del conflitto e loro familiari, desplazados (i profughi che sono stati costretti a lasciare la loro casa a causa del conflitto, ndr), cittadini delle zone maggiormente colpite della guerriglia”. Il via libera definitivo al progetto è arrivato da un accordo firmato con le Farc nelle scorse settimane, ma ad essere coinvolti sono tutti i maggiori attori istituzionali a cominciare dal Governo e dalla Commissiona nazionale per la Riconciliazione. “Stiamo iniziando le pre-selezioni per far parte della squadra, in particolare stiamo girando in tutto il Paese nelle le zonas veredales”, cioè gli accampamenti protetti dove sono accolti in questi mesi gli ex guerriglieri delle Farc, che qui si preparano al loro reinserimento nella società. Presto ci saranno le prime convocazioni, in vista della prima partita ufficiale, prevista il 21 settembre, che in Colombia è la Giornata della pace. Le squadre del La Paz F.C. giocheranno in un campo di provincia, da poco inaugurato e intitolato proprio alla pace: si trova ad Apulo, un centinaio di chilometri ad ovest di Bogotá, nel dipartimento di Cundinamarca, lungo la strada che scende dai 2.600 metri della capitale alla torrida valle del Magdalena. Una zona dove fino a qualche anno fa la guerriglia era ben presente.

Progetto Mediterranea

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L’iniziativa è nata nel 2014 per attraversare i muri culturali che separano le regioni del mare nostrum e riunire, anche solo simbolicamente, comunità divise. La barca ha recentemente percorso il tratto tra Libano e Israele.

 

“Progetto Mediterranea” (progettomediterranea.com) è nato dall’iniziativa di Simone Perotti assieme a Francesca Piro, Giuliana Rogano. A loro si sono uniti decine di sostenitori “mediterranei”. A bordo, tra l’altro, si svolge un progetto scientifico di studio del mare in accordo con università e centri di ricerca italiani a stranieri. ANSAmed ha incontrato “Progetto Mediterranea” nel porto di Beirut. Provenivano da Cipro. Dopo il Libano si sono diretti verso Israele. I due paesi sono formalmente in guerra dalla loro nascita circa settant’anni fa. Vietati sono i contatti politici e istituzionali tra i due paesi, e sono scarsissimi quelli culturali e intellettuali tra le due comunità. Attraverso questo muro è passato invece “Progetto Mediterranea”. “Siamo credo la prima barca da diporto che abbia percorso il tratto diretto tra Libano e Israele in tempi recenti”, afferma Perotti. “Non è stato semplice, ma unire con la nostra rotta questi due paesi ci ha profondamente inorgogliti. È servito coraggio e tenacia”. In ogni porto, “Progetto Mediterranea” si apre alla gente comune, alla società civile e agli intellettuali del luogo. Così hanno fatto Perotti e gli altri marinai a Beirut e a Tel Aviv.

(Foto: Ansa)

Oratori in campo

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Oggi a Roma, prima della finale di Coppa Italia, in campo anche la Junior Tim cup, il torneo di calcio giovanile del Centro sportivo italiano al fianco delle Serie A. Ai nostri microfoni il responsabile del progetto, Maurizio Caterina. (sonoro)

Obiettivo prevenzione

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Oggi a Lucca si tiene il primo allenamento previsto dal progetto promosso dall’unità multidisciplinare di senologia in collaborazione con l’Atletica Virtus per il recupero fisico nelle donne che hanno avuto il tumore al seno e affrontano le terapie, come modalità di prevenzione e adattamento alla malattia.

 

L’esercizio fisico è uno degli strumenti più efficaci per alleviare la fatigue, ovvero quel senso di stanchezza avvertito dai pazienti e derivato dalle terapie, e facilitare la possibilità di recupero. Con l’attività sportiva costante e prolungata nel tempo si ha infatti la possibilità di lavorare sulla riduzione del tessuto adiposo addominale, un elemento protettivo vero e proprio contro le ricadute di malattia. Inoltre, si ha un miglioramento delle facoltà cognitive e, non ultimo, del tono dell’umore. La proposta dell’Asd Atletica Virtus Cassa di Risparmio Lucca si fonda dunque sulla pratica dell’atletica leggera (adattata alle esigenze motorie delle donne con tumore alla mammella) ed ha lo scopo di: garantire effetti benefici per la salute; creare un gruppo-squadra dove trovare aiuto e sostegno; “stare bene” con il proprio corpo; riscoprire o scoprire le proprie potenzialità; riprendersi il proprio equilibrio psichico; beneficiare dell’attività sportiva all’aria aperta; migliorare il proprio coordinamento motorio. L’attività si svolgerà al Campo Coni di Lucca a partire da questo mese di maggio.

Giallo Dozza

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Bilancio positivo per la squadra di rugby del carcere di Bologna. Dopo tre anni di attività non c’è stato nessun recidivo tra i detenuti usciti dall’Istituto passando dall’esperienza sportiva. Il team milita nel campionato C2 della Federazione italiana rugby, coinvolge circa 40 detenuti, tra i 23 e i 40 anni, di 13 nazionalità differenti, tra cui 6 italiani.

 

“Il rugby è un’attività molto educativa per chiunque ma in particolare per chi ha commesso errori e non è abituato a controllarsi nel comportamento e nella forza fisica”, spiega Massimo Ziccone, responsabile dell’area educativa della Dozza. “Non si può fare risocializzazione senza un contatto con la società esterna, incontrando solo operatori penitenziari o persone che come te hanno sbagliato – prosegue Ziccone – di solito la soluzione è fare esperienze positive con gente positiva: più gente da fuori viene dentro e mostra un’esperienza diversa da quella a cui sono abituate queste persone e più riusciamo a centrare l’obiettivo di fare uscire persone che sono cambiate in meglio“.

“A volte il semplice giudizio è anche troppo semplice, approfondendo un po’ le cose si scoprono delle realtà difficili. A livello tecnico partiamo da zero, mi hanno chiesto perchè la palla è ovale“, scherza Max Zancuoghi, allenatore della squadra. “Ci sono difficoltà continue ma sono migliorati molto, hanno molta voglia e in poco tempo hanno capito come si gioca a rugby – prosegue il coach- ma soprattutto hanno capito che con questo mezzo possono avere una rivincita e quindi il loro impegno è tre volte tanto quello che potresti vedere in un campo“.

Bicincittà

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Domenica 14 maggio l’Italia sale in sella per la XXXI edizione della manifestazione su due ruote promossa dall’Uisp. Il servizio di Elena Fiorani.

 

In occasione della Giornata nazionale della bicicletta, l’Uisp fa scendere in strada 79 città dal nord al sud dell’Italia per chiedere sostenibilità ambientale e strade sicure. Bicincittà è una pedalata aperta a tutti, non competitiva, che si svolge su percorsi urbani o nei parchi, su distanze variabili dai 5 ai 20 chilometri. I valori nazionali di Bicincittà, aria pulita e strade sicure, si incrociano con urgenze e tematiche sociali individuate territorialmente, dando vita a sinergie con associazioni locali e raccolte fondi tematiche. Fino a giugno saranno circa 30.000 le persone di tutte le età coinvolte dalla festa Uisp, in decine di comuni ed oltre 120 città. La richiesta è quella di garantire la sicurezza dei ciclisti nelle nostre città, aumentando le piste ciclabili e favorendo la mobilità sostenibile.

Happy hand

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Presentata a Roma la nuova edizione del tour promosso dalla Federazione per il superamento dell’handicap, insieme a Uisp, Csi e Cip. Gli eventi di sport sociale prenderanno il via il 10 e 11 giugno a Forlì arrivando a toccare nove regioni italiane.

 

Fra il 2015 e il 2016 Happy Hand in Tour ha raggiunto, con 154 iniziative nei centri commerciali Igd presenti in 11 regioni italiane, decine di migliaia di persone coinvolgendo 500 volontari, 200 tra associazioni e gruppi sportivi, culturali, musicali. Un successo popolare che ha colto il messaggio culturale basato innanzitutto sul principio che la disabilità non è dipendenza, né malattia, ma un fatto strettamente connesso all’ambiente, alla cultura e ai pregiudizi. Un successo all’insegna della festa, delle performances musicali, artistiche e sportive, dell’incontro con il variegato popolo dei visitatori-fruitori dei Centri Commerciali. La nuova edizione di Happy Hand in Tour è stata presentata a Roma, in una specifica conferenza stampa, mercoledì 10 maggio, cui hanno preso parte il direttore generale alla gestione di IGD Daniele Cabuli, il presidente FISH Vincenzo Falabella, il presidente CIP Luca Pancalli, il presidente Uisp Vincenzo Manco ed il presidente CSI Vittorio Bosio. Insieme a loro hanno parlato gli atleti FISDIR (sindrome di down) Carmelo Messina, Riccardo Piggio e Luca Magagna, recenti campioni del mondo nel calcio a 5. La conferenza è stata coordinata da Lorenzo Sani, presidente di WTKG (Willy The King Group)

Scaletto senza scalini

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A Savona confermata la possibilità di balneazione a misura di disabile, grazie alla cooperativa L’altro mare che gestisce il servizio da otto anni. Si è passati da 510 presenze del 2010 alle oltre 2700 dello scorso anno.

 

Grazie al coinvolgimento delle sedi territoriali di Piemonte, Liguria, Lombardia e della Sede nazionale di AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Lateriale Amiotrofica, la principale associazione sulla SLA presente in Italia con 63 rappresentanze territoriali e oltre 2000 soci – la Cooperativa ha ricevuto il contributo che gli permette di prolungare a tre mesi l’attività, diventando così “lo sponsor” più importante dello Scaletto. Anche il Comune, La Fondazione Demari (seppure in forma minore rispetto agli anni passati), la Fundacion Parodi e l’Associazione “Chicchi di Riso” hanno contribuito a conferma della ormai consolidata collaborazione e dell’apprezzamento che l’iniziativa riservata alla balneazione dei disabili ha riscosso. Oltre al contributo ricevuto, è iniziata fra la Cooperativa e AISLA questa forte sinergia che ha come obiettivo quello di sviluppare un modello sostenibile e funzionale di cooperazione sociale per far diventare una spiaggia pubblica un luogo di socializzazione e di utilizzo da parte di persone disabili e non, capace di valorizzare il territorio con un turismo intelligente e non discriminatorio. La Cooperativa darà lavoro a 11 persone di cui, come da Statuto, oltre il 40% fanno parte dell’inserimento lavorativo di persone in area protetta (leggi 68 e 104). Come gli anni passati la balneazione assistita durerà 8 ore: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 di tutti i giorni e saranno sempre presenti almeno 3 bagnini e 2 operatori specializzati in turni di 6 ore quotidiane, in modo da garantire l’assistenza dalle 9 alle 19 sia agli utenti disabili che agli altri bagnanti; sarà attivo il numero 3774792481 attraverso il quale l’operatore risponderà direttamente dalla spiaggia per fornire agli utenti tutte le informazioni (anche sulle condizioni meteo-marine) richieste e per prendere nota degli arrivi programmati.

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