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Disabili abili Fest

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A Bologna fino a sabato musica e sport contro le barriere. Giornalisti, artisti, atleti, personaggi del mondo dello spettacolo, uniti da un destino, quello della disabilità, e dal desiderio di raccontare come questo possa diventare un punto di forza nella vita.

 

Quest’anno il festival, in formato talk show, si svolgerà dal 18 al 21 aprile all’interno di Exposanità, manifestazione di riferimento nel settore sociosanitario, ospitata da Bologna Fiere.Presente anche l’Associazione Luca Coscioni, da anni impegnata nella battaglia per la libertà di ricerca scientifica, per l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento delle barriere architettoniche, le scelte di fine vita e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione. Proprio in merito a ciò, in occasione di “Disabili Abili Fest” i rappresentanti dell’associazione interverranno sull’importante tema del Nomenclatore Tariffario, il documento emanato e periodicamente aggiornato dal Ministero della Salute che stabilisce la tipologia e le modalità di fornitura di protesi e ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Torino street

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Oggi la prima tappa della la festa dello sport di strada ai giardini Madre Teresa di Calcutta. Un pomeriggio con giochi e musica nei parchi cittadini e, per decine di bambini, l’occasione di passare qualche ora in compagnia di coetanei. Non ci sono arbitri e i ragazzi si gestiranno autonomamente.

 

Torino Street è un torneo itinerante organizzato dall’assessorato alle Politiche sociali della Città di Torino in collaborazione con le realtà del Tavolo educativa di strada, attivo dal 2009 e coordinato dall’ufficio comunale Minori stranieri, di cui fanno parte Gruppo Abele, Aliseo, Uisp Torino, cooperativa ET, Oratorio Salesiano San Luigi, Yepp Porta Palazzo, associazione Arteria, cooperativa Atypica, cooperativa Esserci e Save the Children, la ong impegnata nella difesa e nella promozione dei diritti di bambini e ragazzi e in iniziative che hanno l’obiettivo di migliorare le loro condizioni di vita. Oltre ai giardini Madre Teresa di Calcutta il 18 aprile e al Valentino il 16 maggio, Torino Street farà tappa ai giardini Peccei il 2 maggio e a parco Ruffini il 9 maggio. Ai ragazzi viene anche chiesto di scrivere frasi o semplici parole ispirate al tema dell’inclusione che, nel corso dell’ultimo appuntamento, al parco del Valentino mercoledì 16 maggio, saranno utilizzate per “rappare”, giocando con le lettere per comporre testi musicali in freestyle rap.

Il pallone è sempre più rosa

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Qualcosa nel calcio femminile si muove: complici i risultati che sta ottenendo sul campo la nazionale nelle qualificazioni ai Mondiali 2019. La Federcalcio ha comunicato che i campionati di Serie A e B delle donne non saranno più sotto la Lega dilettanti, ma faranno direttamente riferimento alla Figc.

 

“Lo sviluppo del calcio femminile” è stato, infatti, fra i punti salienti affrontati nell’incontro in Federcalcio la scorsa settimana. Al termine dell’incontro Commissario Straordinario Roberto Fabbricini ha dichiarato: “Vogliamo dare il massimo impulso allo sviluppo del movimento. Il calcio femminile è una disciplina olimpica e dunque è seguito con forte attenzione dal CONI, il campionato sta crescendo anche in termini di visibilità mediatica e, senza nulla togliere alla Lega Dilettanti, affidarlo ad una maggiore professionalità è un dovere da parte nostra. Vogliamo trovare la quadra organizzativa entro pochissimo tempo: il calcio femminile di vertice resterà comunque all’interno della Federcalcio, che con le sue energie può far fronte all’organizzazione”.
Nonostante la strada sembri ancora lunga per un’equiparazione delle condizioni delle atlete rispetto ai colleghi, la Figc continua a muoversi con convinzione in questa direzione. Già nel 2016 la Federazione aveva stabilito per i club alcuni obblighi per potersi iscrivere al campionato di Serie A: tra questi, ad esempio, «l’impegno a tesserare almeno ulteriori 20 calciatrici Under 12 (oltre alle 20 già previste), rispetto alla stagione precedente, all’interno del proprio settore giovanile», si legge nel comunicato ufficiale. Inoltre, «dalla stagione sportiva 2017/2018, le società dovranno partecipare al Campionato Giovanissime con almeno una squadra di calcio femminile (fermo restando il tesseramento di almeno 40 calciatrici Under 12), e dalla stagione sportiva 2019/2020, dovranno partecipare al Campionato Allieve con almeno una squadra di calcio femminile (fermo restando il tesseramento di almeno 40 calciatrici Under 12 e la partecipazione al Campionato Giovanissime con almeno una squadra di calcio femminile)». In alternativa all’obbligo di tesserare 20 calciatrici Under 12, la Figc considera l’impegno rispettato se la società «acquisisce il titolo sportivo, ovvero partecipazioni di controllo, di una società di calcio femminile affiliata alla Figc. partecipante ai Campionati di Serie A o di Serie B» oppure se la società «conclude accordi di licenza, per l’utilizzo della denominazione, del marchio e dei segni distintivi, validi per la stagione sportiva 2016/2017 con società di calcio femminile affiliata alla Figc partecipante ai Campionati di Serie A o di Serie B, con sede nella stessa provincia».

In movimento

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È stato presentato a Matera il progetto per la promozione della pratica sportiva tra i giovani con disabilità e affetti da autismo. Saranno coinvolte un centinaio di persone, divise in gruppi per le varie specialità.

 

Tra i partner del progetto vi sono la Fondazione Stella Maris del Mediterraneo di Chiaromonte, la Cooperativa l’Abbraccio di Irsina, che gestisce il Centro per disabili gravi “Mazzarone” di Matera e l’Associazione Polisportiva Pielle Matera. Tutti i partner hanno maturato una notevole esperienza in attività e progetti rivolti a persone disabili in materia di inclusione, anche attraverso la pratica sportiva. Il presidente della Fondazione Stella Maris del Mediterraneo, Mario Marra, illustra i particolari del progetto: “Saranno coinvolti un centinaio di persone diversamente abili, divise in gruppi da 6 a 10 persone per le varie specialità sportive. Ovviamente i gruppi devono essere omogenei in modo da consentire un sistema relazionale tra i ragazzi. A Matera c’è il servizio di neuropsichiatria infantile che gestiamo insieme all’ASM e a Chiaromonte c’è una struttura di riabilitazione precoce dell’autismo, che tratta soprattutto bambini di piccola età. Il progetto sarà sviluppato nei prossimi mesi. Ora ci sarà la fase dell’arruolamento ed è molto importante il coinvolgimento dei ragazzi. Per quanto riguarda il Centro per disabili gravi “Mazzarone” saranno diciotto i ragazzi compresi tra i 18 e 50 anni che faranno parte di questo progetto. A Matera sono presenti disabili affetti da autismo, sindrome di down e persone con ritardi mentali gravi.
Il coordinatore del progetto Emanuele Vizziello ha evidenziato come la qualità del partenariato e dei contenuti del progetto ha portato l’Associazione a beneficiare del contributo ministeriale. Ad ogni ragazzo che avrà aderito al progetto sarà consegnato gratuitamente il kit dello sportivo con il logo”.

Basket beats border

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È partito il crowdfunding per sostenere la seconda edizione del progetto che lo scorso anno ha permesso alle ragazze del Real Palestine Youth di partire dal campo profughi di Shatila, a Beirut, di giocare con tre squadre romane di pallacanestro sociale. Il team è composto da ragazze palestinesi, libanesi e siriane.

 

Al centro del progetto c’è l’idea che lo sport, e in questo caso il basket, possa essere veicolo di emancipazione e di educazione a uno stile di vita sano e positivo, ma anche di dialogo e incontro tra persone di culture e background completamente diversi. Basket Beats Borders Vol. 2 è un torneo di basket femminile che si terrà a Roma a fine giugno 2018 e coinvolgerà le ragazze palestinesi, libanesi e siriane del Real Palestine Youth F.C. e alcune squadre romane ed un’opportunità di incontro tra giovani italiane, palestinesi, libanesi e siriane, dove lo sport rappresenta il mezzo per entrare in contatto, divertirsi e condividere le proprie esperienze sportive e di vita.

Ring solidale

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Possibile rivoluzione nel mondo della boxe: la Federazione Pugilistica Italiana ha istituito una commissione di studio per l’accesso di atleti con disabilità alla pratica del pugilato amatoriale. La decisione nasce dalla volontà di delineare un percorso di pieno coinvolgimento degli sportivi prevedendo l’informazione per gli appassionati e la formazione di dirigenti e tecnici.

 

“Il crescente interesse verso la nostra disciplina – recita una comunicato della Fip – e l’aumento del numero di praticanti tesserati, con particolare riguardo al settore femminile e giovanile, ha determinato la volontà di delineare un percorso di pieno coinvolgimento del mondo degli sportivi diversamente abili prevedendo una corretta informazione a tutti gli appassionati e una puntuale formazione dei dirigenti e tecnici delle società e associazioni affiliate alla FPI, anche raccogliendo le diverse e positive esperienze maturate nel territorio”.

Qua la mano

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Dario Bolis è un papà di Lecco che ha riunito attorno a sé una decina di adolescenti e contattato tutte le squadre giovanili del territorio, proponendo agli allenatori incontri amichevoli con la sua squadra senza uniforme e senza tecnico. Dopo le perplessità iniziale l’iniziativa sta prendendo piede: i ragazzi si incontrano, giocano, si divertono senza ansie, frustrazioni né esasperazioni.

 

L’unica classifica che conta è quella del divertimento. E non può essere altrimenti, se scegli di scendere in campo senza una uniforme, senza un allenatore e anche senza un nome. Aspettando il fischio d’inizio per fare quello che più ti piace fare, alla faccia di allenatori opprimenti, genitori frustrati e ansie da prestazione ingestibili: tirare calci a un pallone. “Mio figlio ha smesso di giocare perché non reggeva più lo stress dell’ambiente. Il clima dentro e fuori lo spogliatoio gli aveva fatto passare la voglia. Il serbatoio della passione si era esaurito. È bastato aprire gli occhi e fare un po’ di passaparola per rendersi conto che erano tanti i coetanei nelle sue stesse condizioni. Da lì è nata l’idea: mettiamoci insieme e giochiamo. Solo per il piacere di farlo”. Una squadra che fa solo le amichevoli. Ecco l’intuizione di Dario Bolis, 48 anni. La formazione è liquida: cambiano i ragazzi, se ne aggiungono dei nuovi, alcuni hanno altri impegni, non servono tesseramenti e cartellini. I novanta minuti però sono veri, autentici. Si corre, si passa, si lotta comunque per vincere, mettendoci cuore e muscoli. I ragazzi della squadra non squadra sono senza un tecnico in panchina e non hanno genitori urlanti sulle tribune. Ma sanno giocare. Si divertono loro e si divertono gli avversari.

Bike sharing solidale

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La società cinese Gobee lascia il mercato europeo abbandonando i propri mezzi per le vie di Firenze. La cooperativa Ulisse le recupera per poi rivenderle online. Sono già 41 le due ruote trovate. Così l’ambiente è più pulito e intanto si finanzia il reinserimento lavorativo dei detenuti del carcere di Sollicciano.

 

Gobee era una della tante piattaforme di bike sharing che sono sbarcate nelle nostre città. Solo che l’avventura del colosso cinese con sede a Hong Kong è durata solo pochi mesi. In una mail inviata a tutti gli utenti (più di 45mila), ha annunciato di abbandonare il progetto e di aver chiuso tutti gli account già attivati, provvedendo al rimborso di ogni eventuale credito. Il motivo? Un business economicamente insostenibile, dicono. Troppi atti vandalici contro le flotte di biciclette lasciate con fiducia al servizio dei cittadini. Dai furti ai danneggiamenti. Non solo l’Italia ma tutta l’Europa è stata una delusione della società. Quello che non ha detto Gobee nel comuncare il suo abbandono del mercato Ue è che avrebbe lasciato le bici dove stavano, cioè sui marciapiedi delle nostre città. La Cooperativa Ulisse da anni permette ai detenuti di Sollicciano di riparare le due ruote rotte della depositeria comunale per poi rivenderle. Le due ruote recuperato finora sono 41. Una volta rivoluzionate nell’estetica verranno rivendute online sui siti di Ulisse e Piedelibero.

Fianco a fianco

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Domenica un giovane in carrozzina elettrica correrà la Maratona di Milano insieme ad un amico, per rappresentare il superamento di ogni barriera. Il servizio di Elena Fiorani.

 

Torna la Milano Marathon, appuntamento di spicco nel mondo del running, ma quest’anno tra le migliaia di podisti ci sarà un corridore speciale: si tratta di Jacopo, 15enne friulano affetto da distrofia muscolare di Duchenne e Becker. Domenica Jacopo correrà sulla sua carrozzina elettrica e al suo fianco ci sarà Fiorenzo. I due giovani sono soci di Parent Project onlus, l’organizzazione che riunisce genitori e ragazzi che soffrono della grave malattia degenerativa. La distrofia muscolare di Duchenne è una patologia che colpisce 1 neonato maschio su 5000 ed è la forma più grave delle distrofie muscolari. Con la partecipazione alla maratona i due ragazzi dimostreranno che lo sport unisce e aiuta a superare ogni barriera

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