Archivi categoria: Sport

Parkrun in carcere

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In Inghilterra la corsa prepara alla libertà i detenuti e aiuta a programmare il reinserimento nella società. Il servizio di Elena Fiorani. (sonoro)

La “Parkrun” è un fenomeno internazionale nato per caso a Londra nel 2004 da un gruppo di amici. Adesso la “corsa nel parco” è entrata anche in una prigione, ad Haverigg nel nord-ovest dell’Inghilterra. L’iniziativa è partita dal supervisore di educazione fisica dell’istituto di pena: circa metà dei detenuti non partecipavano alle attività nella palestra della prigione e lui cercava un mezzo per coinvolgerli di più. Alla prima corsa di 5 km, qualche settimana fa, hanno partecipato in 20. E da quel momento la “Parkrun” del sabato è continuata ogni sabato intorno al campo sportivo della prigione. Alla stessa ora, in un parco vero, possono andare a correre per 5 km anche i familiari dei detenuti: e così c’è qualcosa che li unisce anche se sono separati. Questo impegno, secondo educatori ed esperti, aiuta I detenuti a programmare il reinserimento nella società.

Liberi di giocare

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Questa mattina nel carcere fiorentino di Sollicciano si è tenuto l’incontro di calcio tra una squadra dei detenuti e la formazione dei giornalisti della TgR Rai Toscana, allargata per l’occasione ad alcuni ex giocatori della Fiorentina. La partita rientra nell’ambito del progetto Sport in libertà promosso dall’Uisp cittadina.

Diritti ko

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Mentre il dibattito sullo ius soli è impantanato nelle secche di fine legislatura, tanti giovani continuano a scontrarsi con le difficoltà legate alla cittadinanza. Come succede a Tyson Alaoma, che ha vinto ad Avellino il Campionato Italiano Youth di pugilato, ma non può gareggiare per la nazionale italiana pur essendo nato qui da genitori nigeriani 17 anni fa.

Dopo la vittoria al campionato italiano ha mostrato per protesta una bandiera della Nigeria, nazione con cui potrebbe andare alle Olimpiadi. “Per me sono italiano ma per voi no”, dice Tyson. “Sono campione italiano perchè non posso combattere con la nazionale?”

In campo per la pace

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A Gerusalemme e a Tel Aviv, due progetti della fondazione Laureus Sport for Good. Grazie al basket e al calcio scendono in campo squadre composte da giovani atleti israeliani, palestinesi e da figli di migranti e rifugiati. Giocando insieme si conoscono e abbattono paure e pregiudizi trascinandosi dietro anche le loro famiglie.

Progetto Parchi

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È stato presentato questa mattina a Torino, nato dall’accordo tra la Federazione Italiana Atletica Leggera e l’Associazione Italiana Comuni d’Italia. Il servizio di Elena Fiorani.

Il progetto prevede la creazione di appositi percorsi permanenti,certificati dalla Federazione e a disposizione della cittadinanza, nelle aree verdi dei Comuni d’Italia che accoglieranno l’iniziativa. Tra gli obiettivi c’è la valorizzazione delle aree verdi con interventi di arredo urbano, per incoraggiare la pratica sportiva e promuovere uno stile di vita sano. La corsa, infatti, è tra tutte le attività fisiche la più semplice, la più economica e la più facile da mettere in pratica: il progetto prevede attività di gruppo programmata con consigli tecnici di esperti della Federazione e la creazione di percorsi con diversi livelli di difficoltà segnalati da cartelli che illustrano consigli sulla salute, esercizi e benefici raggiunti.

Giù le mani dal pallone

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Le mafie hanno messo da tempo occhi e mani sul calcio dilettantistico. Per fermare questo pericoloso trend, è partita la proposta di un’Anagrafe che contenga informazioni e dati sulle persone che gestiscono le società sportive. Attraverso prestanomi i boss di mafia, camorra, sacra corona unita e ’ndrangheta gestiscono, infatti, numerose società.

Oltre le parole

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La lingua dei segni a servizio dello sport: a Bologna un corso per impararla grazie alle lezioni organizzate dall’associazione Quadrifoglio di Ravenna, i cui atleti sono tutti sordi. “Venite a conoscerla – dicono – è un veicolo comunicativo fondamentale”-

Sul podio dell’inclusione

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La Regione Emilia Romagna ha premiato la squadra di calcio Cefal United, composta da richiedenti asilo, riconoscendo la funzione sociale dello sport come strumento per la realizzazione del diritto alla salute e al benessere psico-fisico delle persone.

Il progetto del Cefal United, squadra di calcio a cinque composta da ragazzi richiedenti asilo ospiti di Cefal, ha ricevuto un contributo regionale di 5.220 euro per lo svolgimento della propria attività agonistica. Il contributo è stato erogato secondo la graduatoria del bando, previsto dalla delibera regionale numero 1846 del 17 novembre 2017 e finalizzato all’integrazione sociale, mediante la pratica sportiva, dei soggetti a rischio di marginalizzazione o in situazione di disagio sociale. Nello specifico, il Cefal United è risultato quattordicesimo in graduatoria, su 138 domande pervenute. Nel definire gli obiettivi della politica sportiva, la giunta della Regione Emilia-Romagna riconosce la funzione sociale della pratica motorio sportiva come strumento per la realizzazione del diritto alla salute e al benessere psico-fisico delle persone, il miglioramento di stili di vita, lo sviluppo delle relazioni e dell’inclusione sociale, la formazione dell’individuo, la promozione delle pari opportunità
Da due anni il Cefal United partecipa al campionato e alla coppa Uisp di calcio a cinque ed è allenato da Hammed Saka, già richiedente asilo ospite sul territorio della Bassa Romagna, ora titolare della protezione umanitaria e collaboratore del Cefal.

Rowing 4 All

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Con il varo delle imbarcazioni acquistate grazie al contributo della Fondazione Vodafone e della federazione italiana canottaggio, la società canottieri Telimar ha dato il via al progetto per avvicinare i ragazzi con difficoltà motorie a questa disciplina in modo completamente gratuito.

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