In vista della riunione alle Nazioni Unite di oggi Medici senza Frontiere ha presentato un report dedicato ad alcune delle situazioni d’emergenza che coinvolgono quanti fuggono dal proprio Paese. Il servizio di Fabio Piccolino.
Mentre i 19 maggiori leader mondiali si riuniscono per adottare la cosiddetta Dichiarazione di New York per la migrazione, con l’obiettivo di affrontare in maniera coordinata i grandi movimenti di rifugiati e migranti, Medici Senza Frontiere presenta un report dal titolo “Reality Check. Come stanno le cose”. Dal dossier, dove vengono presentate nove gravi emergenze in diversi paesi del mondo, emerge come solo nell’ultimo anno 5.749 persone siano decedute alle frontiere di tutto il mondo; secondo Loris Filippi, presidente italiano dell’organizzazione “la bozza della Dichiarazione di New York è troppo vaga, non ha l’urgenza necessaria a migliorare davvero le vite di rifugiati e migranti ed è lontana da ogni reale volontà di affrontare questa gravissima crisi globale.
C’è chi dice no
Oggi e domani saranno giorni di mobilitazioni in tutta Europa contro i due megatrattati di libero scambio tra Stati Uniti ed Europa e tra Europa e Canada. I nodi ancora da sciogliere nelle parole di Elena Mazzoni, tra le portavoci della Campagna Stop Ttip. (sonoro)
Emergenza climatica
Decine di migliaia di persone sono rimaste senza casa a causa delle violente alluvioni dei giorni scorsi in Corea del Nord. Secondo il World Food Program dell’Onu gli sfollati hanno urgente bisogno di un rifugio, dell’accesso all’acqua pulita e ai servizi sanitari, oltre che al cibo. La situazione si sta rivelando ben più grave delle stime iniziali del governo di Pyongyang.
Le alluvioni hanno colpito soprattutto le province più povere del paese, in particolare quelle al confine con la Cina e attorno al fiume Tumen. I dati ufficiali parlano per il momento di 133 vittime e 395 dispersi: le abitazioni danneggiate sarebbero oltre 35 mila. Il governo del paese è stato costretto ad accettare aiuti internazionali vista l’impossibilità di provvedere all’emergenza in modo sufficiente.
Si può fare
Gli sforzi compiuti da alcuni Stati africani nell’agricoltura hanno portato risultati importanti nella lotta alla povertà. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Alleanza per la rivoluzione verde in Africa, secondo cui questo settore rappresenta la strada più agevole per produrre una crescita economica sostenibile, in grado di coinvolgere tutti gli strati sociali.
Negli ultimi dieci anni la crescita sostenuta dalla produttività agricola ha determinato una sensibile riduzione dei tassi di povertà in paesi come Ghana, Rwanda, Etiopia e Burkina Faso.
Lo studio evidenzia tuttavia che la situazione generale è ancora lontana dall’essere soddisfacente: l’Africa è il continente con la più grave situazione di insicurezza alimentare, livelli relativamente contenuti di produttività agricola, bassi redditi rurali e alti tassi di malnutrizione. Il rapporto completo qui
Rifugiati ambientali
Secondo uno studio sono 40 milioni senza tutele internazionali, costretti a lasciare la propria abitazione a causa delle conseguenze di eventi climatici e calamità naturali, e per i quali non è previsto diritto di asilo. Il loro numero è destinato a salire nei prossimi anni. Sul tema si svolgerà un convegno il 24 settembre a Milano.
Un accordo a metà
La Siria al centro dei tavoli di pace tra Stati Uniti e Russia. Il servizio di Fabio Piccolino.
L’accordo tra Stati Uniti e Russia per una tregua nelle ostilità in Siria a partire da questa sera, con l’obiettivo di permettere nuovi negoziati di pace, segna un momento chiave nel conflitto più sanguinoso degli ultimi anni, anche se in molti sono scettici sull’efficacia di questa soluzione. Non solo per il fallimento dei precedenti accordi, o per l’escalation di violenza delle ultime ore: dal 2011, il conflitto siriano è costato la vita a mezzo milione di persone, e metà della popolazione non ha più una casa. Un paese completamente annientato in cui è davvero difficile guardare al futuro con ottimismo. Nelle scorse settimane, associazioni e organizzazioni non governative italiane sono scese in piazza a Roma per chiedere alla comunità internazionale di fermare questo orrore: il cessate il fuoco di queste ore è l’ultima possibilità per la pace.
Muri d’Europa
Il governo austriaco ha approvato un provvedimento d’emergenza che prevede il blocco delle richieste d’asilo e oltre duemila soldati schierati al confine. La notizia arriva nelle stesse ore in cui il Regno Unito ha annunciato la costruzione di un muro a Calais per impedire ai migranti del campo di raggiungere l’Inghilterra.
Infanzia rubata
Cinquanta milioni di bambini nel mondo sono costretti a fuggire: sono i dati del rapporto Unicef sui minori rifugiati che lancia l’allarme su un fenomeno in crescita: le richieste di asilo sono triplicate rispetto allo scorso anno. Più della metà scappa dalle guerre, mentre gli altri sono alla ricerca di condizioni di vita migliori.
I bambini rifugiati sono costretti a misurarsi con situazioni drammatiche: traumatizzati dai conflitti e dalle violenze subite, sono costretti a rischiare la vita per mettersi in salvo, affrontando viaggi in mare e i pericoli della malnutrizione e della disidratazione, ma anche la tratta dei minori, i rapimenti, la violenza sessuale. Il prossimo 19 settembre a New York ci sarà il Summit sui rifugiati e sui migranti delle Nazioni Unite: l’obiettivo del rapporto di Unicef è quello di richiamare l’attenzione dei governi sulla condizione dei minori che fuggono, sull’importanza di fornire loro servizi di qualità, non allontanarli dalle loro famiglie e evitare che siano chiusi in centri di detenzione a causa del loro status di migranti.
I bambini di Daesh
Pubblicato un agghiacciante rapporto della Fondazione Quillian in cui si parla dell’infanzia dei ragazzi passata tra la violenza e l’esaltazione del Califfato. Ai nostri microfoni Luca Cafagna della ong Un Ponte per. (sonoro)
Ad oltranza
Cinquanta attivisti e politici curdi hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato per chiedere la fine dell’isolamento carcerario in Turchia di Abdullah Ocalan, leader del Pkk curdo, che dura da oltre 500 giorni. Preoccupazione è stata espressa per le sue condizioni di salute e di sicurezza.
Abdullah Ocalan è detenuto dal 1999 nell’isola-prigione di Imrali, sul mar di Marmara. La scorsa settimana, il premier turco Yildirim ha escluso un ritorno ai negoziati con il Pkk. Dalla ripresa nel luglio 2015, il conflitto tra esercito e ribelli curdi nel sud-est del Paese ha provocato centinaia di morti su entrambi i fronti.
Fonte: Ansa