Nel mondo ci sono 70 milioni di ragazze che subiscono ogni anno abusi e violenze fisiche. Il servizio di Fabio Piccolino. “Si è celebrata ieri in tutto il mondo la Giornata internazionale delle bambine: una ricorrenza che mira ad accendere i riflettori sulla condizione dei minori in molti parti del pianeta. Nel mondo, ci sono 15 milioni di spose bambine, che spesso diventano mamme troppo presto, prima che il loro fisico sia realmente pronto. Secondo il Rapporto presentato nei giorni scorsi da Terre des Homme, 70 milioni di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni, subiscono ogni anno abusi e violenze fisiche. Situazioni spesso legate ad aree di conflitto, dove la migrazione forzata può avere come conseguenza il lavoro minorile e l’accattonaggio. Per combattere questa situazione, Terre des Homme lancia la campagna “Indifesa” che ha l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento delle bambine, e garantire loro una vita in salute e un’istruzione adeguata.”
In cerca di diritti
L’India prova a mettere un freno alla tratta di essere umani. Dopo l’accordo con il Bangladesh sul rimpatrio delle vittime, si cerca una convergenza con Nepal ed Emirati Arabi. Secondo le Nazioni Unite, ogni anno in questa regione, 150 mila persone vengono costrette a rinunciare alla propria libertà nella ricerca di condizioni di vita più dignitose.
Senza luce
In Uganda l’omosessualità è ancora un reato e l’omofobia sempre più diffusa. Mentre la comunità Lgbt è costretta a nascondersi per evitare aggressioni fisiche e verbali, alcuni attivisti si sono mobilitati contro la legge anti-gay, e si sono lasciati fotografare posando in un set completamente buio per denunciare paura e solitudine.
Cimitero Mediterraneo
Secondo l’organizzazione internazionale per le migrazioni, dall’inizio dell’anno sarebbero morte tremila persone davanti alle nostre coste. I dati confermano che si tratta della rotta più pericolosa per i migranti del mondo: tre quarti delle tragedie del mare nel pianeta sono avvenute qui.
Crimini di guerra
Così Medici senza frontiere giudica la strage di Kunduz dove hanno perso la vita dieci operatori sanitari e dodici pazienti, in seguito ad un raid americano. Ascoltiamo Stefano Zannini, direttore del supporto operazioni della ong. “La situazione è molto grave, soprattutto perché l’ospedale di Kunduz era rimasto l’unica struttura ospedaliera che funzionava nella regione. La nostra preoccupazione oggi va alla quantità di persone che sono rimaste ferite nel bombardamento, ai pazienti che in questo momento hanno bisogno di cure mediche immediate, alle famiglie delle vittime di questo bombardamento e a tutti i civili innocenti che nelle prossime settimane e mesi pagheranno i danni che sono stati fatti all’ospedale, non potendo avere accesso a cure mediche di secondo livello.”
Bombe poco intelligenti
Bombe poco intelligenti. A fare le spese degli interventi militari in Siria ed Afghanistan sono sempre le popolazioni civili. Il servizio è di Fabio Piccolino.
Continua in Siria l’offensiva contro l’Isis: ma mentre la Russia parla di raid chirurgici che avrebbero colpito più di 50 obiettivi terroristici, l’osservatorio siriano sui diritti umani racconta di 39 vittime tra la popolazione, mentre secondo la BBC, 12 bambini soldato sarebbero morti dopo un attacco francese. I bombardamenti avrebbero anche danneggiato un ospedale affiliato a un’organizzazione medica internazionale. Il pensiero scorre così rapido all’Afghanistan e alla tragedia che ha coinvolto l’ospedale di Medici Senza Frontiere a Kunduz, colpito dai caccia bombardieri americani, causando la morte di dodici operatori e sette pazienti. La morte arriva dall’alto come una condanna, e a pagarne le conseguenze sono ancora una volta i civili. Le bombe, come le guerre, non saranno mai intelligenti.
L’Europa inizia a Lampedusa
In occasione della Seconda Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, in cui saranno commemorate le 368 vittime del naufragio del 2013, diverse associazioni saranno sull’isola per chiedere un cambio di passo all’Unione sulle politiche migratorie. Più accoglienza meno confini.
Tagliati fuori
Nel pianeta ci sono 800 milioni di analfabeti. Contro questo fenomeno l’Opera di promozione dell’alfabetizzazione nel mondo promuove numerosi progetti, specie nelle zone rurali. Ascoltiamo la vice presidente Anna Maria Errera. “E’ un problema gravissimo, abbastanza recente e direi progressivamente ingravescente. L’Osce valuta nel nostro paese un 47% di popolazione con un analfabetismo funzionale. E’ un problema gravissimo perché significa non essere in grado di interpretare in maniera corretta un articolo di giornale, a volte neanche di leggere e comprendere un orario ferroviario, compilare una domanda di lavoro. Questo ci ripone in una situazione di marginalità sociale.”
#FreeNimr
È l’ashtag per salvare la vita al giovane attivista condannato alla crocifissione in Arabia Saudita reo di aver partecipato ad una manifestazione contro il governo quando aveva 17 anni.
#OccupyCentral, un anno dopo le proteste di Hong Kong

E’ passato un anno dalla protesta che ha animato Hong Kong contro il governo cinese. I manifestanti chiedevano al governo di Pechino maggiore autonomia in vista delle elezioni del 2017, ma nonostante le richieste della piazza non siano state ascoltate, l’impegno civile ha lasciato in eredità una maggiore consapevolezza tra le persone e la crescente necessità di un percorso verso una transizione democratica che la Cina non potrà continuare ad ignorare in futuro.
Un anno dopo, gli attivisti chiedono sostegno agli Stati Uniti per la loro causa, mentre il leader di Occupy Central, studente Joshua Wong, ha detto che l’attuale formula “un paese, due sistemi” non è più sufficiente e che è arrivato il momento di aprire un dibattito sui prossimi anni, per il futuro di Hong kong e per quello delle prossime generazioni.
Comunque vada, la protesta del 2014 rimane la maggiore sfida lanciata a Pechino da quando Hong Kong non è più una colonia britannica, e ha dimostrato come la società civile non abbia intenzione di cedere sul tema dei diritti, né di lasciarsi governare da una oligarchia legata agli interessi del Partito comunista cinese.




