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COP30, niente accordo sui fossili: per Legambiente è un passo indietro grave


Occasione mancata – La COP30 a Belém si è chiusa senza un accordo sui combustibili fossili. Il servizio è di Fabio Piccolino.

“Nel pieno di un’emergenza climatica sempre più drammatica, i leader mondiali hanno scelto la strada del minimo indispensabile, lasciando fuori dal testo il punto più urgente e necessario: l’uscita di scena dei combustibili fossili”. È il commento di Legambiente a margine della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si è svolta in Brasile. Secondo l’organizzazione è “un passo indietro grave, che protegge ancora una volta petrolio, gas e carbone invece del futuro delle persone e degli ecosistemi”.

Bombe su Gaza: decine di vittime, nuovi raid e civili ancora in fuga


Senza tregua – A Gaza sono tornate le bombe in questo weekend uccidendo decine di persone e costringendo ancora una volta i civili a fuggire presso i corridoi umanitari dove sono senz’acqua e senza cibo. A denuncia l’ennesimo spargimento di sangue anche l’equipe di Medici senza Frontiere.

I nostri team medici che lavorano nelle cliniche mobili a Kamal Adwan a Gaza City, ad Al Shifa a Gaza City, e all’ospedale Nasser di Khan Younis, hanno curato almeno 6 pazienti. Tra questi, un ragazzo di 15 anni e un uomo di 71 anni, con ferite causate dai bombardamenti aerei e dai proiettili israeliani.

Molti altri sono stati curati sempre in queste strutture dal personale del ministero della salute, e dal personale dell’ospedale Al Ahli a Gaza City, dove la nostra équipe fornisce il proprio supporto”.

Associazioni in tribunale contro Leonardo: “Stop alle armi a Israele”


In nome della legge – Alcune organizzazioni della società civile, tra cui Arci, Acli e AssoPacePalestina hanno intrapreso un’azione legale per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi. Il commercio di armi – spiegano – è in contrasto con la Costituzione e con la legge italiana.

Il 29 settembre 2025 le associazioni AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per e la Dott.ssa Hala Abulebdeh o Abu Lebdeh, cittadina palestinese, rappresentate e difese dagli Avvocati Luca Saltalamacchia e Veronica Dini, affiancati dagli Avvocati Michele Carducci e Antonello Ciervo, hanno depositato un ricorso presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF.

Leonardo Spa è tra i maggiori produttori di armi al mondo e lo Stato italiano, attraverso il ministero dell’Economia e delle Finanze, ne è azionista di maggioranza. Israele da decenni è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. Da ben prima del 7 ottobre 2023 lo Stato di Israele porta avanti in Cisgiordania e a Gaza un’occupazione militare e un apartheid sistematico alimentati anche dalle armi che vengono vendute da partner esteri.

L’atto di citazione chiede l’accertamento e conseguente annullamento dei contratti di fornitura di materiali d’armamento stipulati dalla società Leonardo S.p.a., le sue controllate o intermediarie con lo Stato di Israele e le imprese da esso autorizzate, per persistente violazione dei divieti tassativi imposti dalla Costituzione, dalla legge, dalle altre fonti imperative sul ripudio della guerra, dalla normativa sovranazionale e dagli accertamenti dei competenti organi ONU.

Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo Spa è in contrasto:

con l’articolo 11 della Costituzione, perché Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali;

con la legge n. 185 del 1990, che vieta l’esportazione di armamenti verso Stati le cui politiche confliggono con l’art. 11 della Costituzione italiana o i cui governi siano responsabili di violazioni delle Convenzioni internazionali sui diritti umani, accertati dagli organi competenti delle Nazioni Uniti, come il caso dello Stato di Israele;

con quanto previsto nei Codici Etici e negli strumenti di due diligence della stessa Leonardo SpA.

Se il Tribunale civile di Roma riconoscerà la nullità dei contratti di fornitura di armi, Leonardo e lo Stato italiano non potranno più garantire sostegno militare ad Israele.

Inoltre, gli attori chiedono alla magistratura che sia vietata la futura vendita di armi e di tecnologie militari a Israele, in particolare di quelle ad oggi utilizzate nelle operazioni di terra e di cielo contrarie al diritto internazionale, condotte contro la popolazione palestinese.

Questa iniziativa rappresenta una delle prime azioni legali lanciate contro una compagnia privata e un Paese membro dell’UE, che sono coinvolti in accordi per la fornitura e la vendita di armi con lo Stato di Israele. Con questa causa, le associazioni promotrici chiedono a Leonardo Spa e allo Stato italiano di assumersi le proprie responsabilità di fronte allo sterminio e alle innumerevoli sofferenze causate alla popolazione palestinese, a Gaza e non solo, causati dall’IDF e dal Governo israeliano.

Giornata dell’infanzia: 30 milioni di vite minacciate da guerre e crisi


In emergenza – Oggi si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Fondazione Cesvi ricorda come conflitti, cambiamenti climatici e violenza diffusa rischiano di condannare a morte 30 milioni di bambini nei prossimi 5 anni. A contribuire c’è anche il taglio ai fondi per la cooperazione internazionale.

Attualmente, nel mondo, sono quasi 40 milioni i bambini con meno di 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta[2] mentre circa 1 miliardo di minori è esposto a shock climatici e ambientali con quasi il 90% del carico globale delle malattie associate ai cambiamenti climatici, al degrado ambientale e all’inquinamento che ricade proprio sui più piccoli[3]. A questo si aggiunge la violenza causata dall’uomo: nell’ultimo anno le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 41mila gravi violazioni contro i bambini durante conflitti armati conflitti tra cui quasi 12mila casi di uccisione o mutilazione e oltre 7.400 casi di reclutamento o utilizzo di minori come soldati e quasi 5mila casi di rapimento.  I conflitti nella Striscia di Gaza, in Sudan, in Myanmar e in Burkina Faso sono stati i più letali per i bambini[4].

«A milioni di bambini sono negati i diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti per l’infanzia e l’adolescenza, come il diritto alla vita, al cibo, all’istruzione, alle cure mediche – sottolinea il direttore generale di CESVI Stefano Piziali – Gli effetti dei conflitti armati, uniti ai cambiamenti climatici e aggravati dai tagli ai fondi umanitari, stanno cancellando decenni di progressi nella protezione dei minori, condannando un’intera generazione alla fame e alla paura, compromettendo il futuro stesso dell’umanità. I recenti tagli alla cooperazione internazionale rischiano di aggravare di oltre mille i decessi infantili al giorno. In contesti come il Sudan, Gaza e l’Ucraina, milioni di minorenni sono costretti a sopravvivere in condizioni inumane con traumi che li accompagneranno per tutta la vita. E queste tragedie non sono eventi isolati, ma parte di una crisi globale che colpisce l’infanzia in ogni continente. Nella giornata dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza rinnoviamo l’attenzione verso il riconoscimento e il rispetto dei loro diritti fondamentali a prescindere dalla parte del mondo in cui sono nati».

Cop30 di Belém: accordo per rafforzare i diritti dei popoli indigeni


Cambio di passo – Alla Cop30 di Belém, in Brasile, è stato presentato l’impegno intergovernativo per il riconoscimento e il rafforzamento dei diritti territoriali di popoli indigeni e comunità locali nei Paesi che ospitano foreste tropicali. L’alleanza è guidata da Brasile, Norvegia e Perù.

L’annuncio arriva in un momento di forte mobilitazione indigena a Belém, dove leader di diverse etnie non solo brasiliane ma anche di altri paesi sudamericani sono accorsi per chiedere garanzie sui diritti territoriali e maggiore protagonismo nei negoziati climatici internazionali.
Secondo i promotori, l’iniziativa mira a dare sicurezza giuridica alle aree già occupate o rivendicate da comunità ancestrali ed è considerata una misura decisiva sia per la conservazione delle foreste tropicali sia per la giustizia sociale.

Studi internazionali indicano infatti che i territori indigeni figurano tra le soluzioni più efficaci e a basso costo per la mitigazione climatica, grazie al loro ruolo nel contenimento della deforestazione.
L’alleanza auspica inoltre l’adesione di altri Paesi e il sostegno finanziario di donatori multilaterali.