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Guerra in Ucraina: le sanzioni olimpiche ai danni di russi e bielorussi


Sanzioni olimpiche. Il Comitato Olimpico Internazionale ha adottato nuove misure in merito al conflitto in corso in Europa, chiedendo a tutte le federazioni internazionali di non invitare o consentire la partecipazione di atleti russi o bielorussi in nessuna competizione internazionale, riaffermando così la propria totale solidarietà con la comunità olimpica ucraina.

Il Board esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale (Ioc) ha adottato nuove misure in merito ai tragici fatti di guerra che stanno interessando l’estremo est dell’Europa. I massimi vertici dello sport planetario hanno oggi dibattuto sul dilemma che anche il movimento olimpico si trova a dover affrontare in conseguenza al conflitto in Ucraina. Portatori di pace, i Cinque Cerchi si trovano nella posizione, dopo la violazione della tregua olimpica perpetrata dalla Russia con il supporto della Bielorussia, a prendere ferma posizione.

Riportiamo, qui a seguire, la traduzione integrale del comunicato odierno

“Il Movimento Olimpico è unito nella propria missione fondante di contribuire alla pace attraverso lo sport. E a unire il mondo attraverso competizioni pacifiche al di là di qualsiasi disputa politica. I Giochi Olimpici, Paralimpici, i Campionati del Mondo e le Coppe del Mondo e molti altri eventi sportivi uniscono gli atleti di paesi che si oppongono, alcune volte anche in guerre.

Allo stesso tempo, il Movimento Olimpico è unito nel senso di equità per non punire gli atleti per le decisioni dei loro governi laddove non ne siano parte attiva. Il nostro scopo è volto verso competizioni per tutti senza discriminazioni.

Detto ciò, l’attuale guerra in Ucraina mette il Movimento Olimpico davanti a un dilemma. Mentre gli atleti russi e bielorussi potrebbero continuare a competere, molti atleti ucraini non possono fare altrettanto a causa dell’attacco del loro paese.

Questo è un dilemma che non trova soluzione. Quindi l’Executive Board dell’Ioc, considerata la situazione con grande attenzione e con un enorme peso sul cuore ha dovuto prendere le seguenti risoluzioni.

Al fine di proteggere l’integrità delle competizioni dello sport globale e di tutti i partecipanti, l’Ioc raccomanda a tutte le federazioni internazionali di tutti gli sport e agli organizzatori di non invitare o consentire la partecipazione di atleti russi o bielorussi o official in nessuna competizione internazionale.
Nel caso ciò non fosse possibile per il breve preavviso per questioni organizzative o legali, l’Ioc invita fortemente le federazioni sportive internazionali e gli organizzatori di tutto il mondo a fare quanto in loro potere per assicurare che nessun atleta o official russo o bielorusso possa concorrere nel nome di Russia e Bielorussia. Le nazionali russe o bielorusse, individuali o a squadre, possono essere accettati solo come atleti o team neutrali. Nessun simbolo nazionale, bandiera o inno deve essere esibito. Nel caso ciò non fosse possibile, in circostanze veramente estreme, l’Ioc lascia questo tema di estremo rilievo nelle mani degli organizzatori affinché trovino una soluzione per la soluzione specifica di questo dilemma.
Rimane l’indicazione dell’Ioc di non organizzare eventi sportivi in Russia o Bielorussia come determinato il 25 febbraio
L’Ioc, sulla base dell’eccezionale gravità della violazione della tregua olimpica e delle altre previste nella Carta Olimpica da parte della Russia, ha preso la decisione ad hoc di ritirare l’Ordine Olimpico da coloro che hanno funzioni importanti nel governo della Federazione Russa o a persone con posizioni di rilievo ad essa collegate:
Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa (Oro, 2001)
Dimitry Chenyshenko, Primo Ministro Deputato della Federazione Russa (Oro, 2014)
Dmitry Kozak, Capo Staff deputato dell’Ufficio esecutivo presidenziale (Oro, 2014)
Il Board esecutivo Ioc dà il benvenuto e apprezza le molte richieste di pace da parte degli atleti, official e i membri della Comunità Olimpica. L’Ioc esprime ammirazione e supporto in special modo per l’appoggio alla pace dei molti atleti russi
Il Board esecutivo Ioc riafferma la propria totale solidarietà con la comunità olimpica ucraina. Sono nel nostro cuore e nei nostri pensieri. L’Io continua a sostenere e rafforzare gli sforzi per l’assistenza umanitaria. L’Ioc ha istituito oggi un fondo di solidarietà. In questo contesto, l’Ioc esprime gratitudine ai Comitato Olimpici Nazionali e alle Federazioni sportive internazionali che stanno già sostenendo gli atleti ucraini e le loro famiglie.
L’Ioc, attraverso la propria task force, continua a monitorare da vicino la situazione. Le raccomandazioni e le misure sono soggetti a sviluppi futuri.

L’Ioc riafferma l’appello del proprio presidente Thomas Bach: «Give peace a chance»”.

Risarcimento alle calciatrici della Nazionale Usa: oltre 20 milioni per la parità salariale


Cambiare in meglio. Le giocatrici della nazionale statunitense di calcio hanno ottenuto dalla loro federazione un risarcimento di oltre 20 milioni di dollari per le mancate retribuzioni del passato, oltre all’impegno di raggiungere la parità di retribuzione con la nazionale maschile: una misura, quest’ultima, già adottata in Norvegia, Australia e Olanda.

L’accordo dovrebbe mettere fine a una disputa iniziata sei anni fa e risarcirà sia le giocatrici del presente che del passato con un terzo della cifra inizialmente richiesta. I parametri e le modalità dei risarcimenti verranno stabiliti nei prossimi mesi.

A differenza della nazionale maschile, che fatica ancora a qualificarsi ai Mondiali, quella femminile statunitense è composta dalle migliori calciatrici in attività e ha vinto quattro delle otto edizioni disputate finora dei Mondiali. Negli anni i successi della nazionale femminile hanno creato un grosso seguito e reso le calciatrici tra le sportive più popolari del paese. Secondo quanto denunciato da alcune di loro nel 2016 — in rappresentanza di tutto il movimento — durante questi successi avrebbero però ricevuto un trattamento discriminatorio, ricevendo compensi inferiori rispetto alla nazionale maschile. Cindy Parlow Cone, presidente federale da due anni, ha commentato l’accordo dicendo: «Non è stato facile arrivarci, ma la cosa più importante è che stiamo andando avanti e stiamo andando avanti insieme».

Le giocatrici della Nazionale americana di calcio femminile prenderanno lo stesso stipendio della rappresentativa maschile. E’ l’impegno assunto dalla federazione calcistica Usa attraverso un accordo con un gruppo di giocatrici che aveva citato in giudizio la stessa federazione.

“La Us Soccer si impegna a fornire la parità di retribuzione d’ora in poi per le squadre nazionali femminili e maschili in tutte le amichevoli e i tornei, compresa la Coppa del Mondo”.

Oltre a un impegno sul futuro, nell’accordo viene pattuito anche un risarcimento per le differenze salariali fino ad ora non percepite. Le calciatrici, infatti, riceveranno un pagamento forfettario di oltre 24 milioni di dollari. Tale importo sarà distribuito secondo le modalità proposte dalle giocatrici dell’Uswnt, l’assocalciatori femminile, e approvato dal tribunale distrettuale.

Ventotto calciatrici della nazionale femminile degli Stati Uniti, campione del mondo in Francia nel 2019, avevano intentato una class action contro la politica discriminatoria della federcalcio americana. L’applicazione dei termini dell’accordo sarà subordinata alla ratifica di un contratto collettivo tra i calciatori delle Nazionali e la Federazione.

Un’analoga azione era stata intrapresa con successo, prima che lo facessero le americane, dalle calciatrici della nazionale della Norvegia. Molto soddisfatta la campionessa e stella del calcio statunitense Megan Rapinoe che ha commentato con quello che è diventato lo slogan della lotta per la parità: “Quando noi vinciamo, tutti vincono”.

“E’ davvero un giorno fantastico. Penso che, quando guarderemo indietro a questo giorno, noi diremo che questo è il momento in cui il calcio statunitense è cambiato in meglio. Qualcosa come questa non capiterà mai più, e noi possiamo andare avanti nel rendere il calcio il miglior sport possibile” negli Stati Uniti. Il prossimo passo sarà cercare di cambiare le cose anche a livello di club, dove però tutto appare più difficile. Basti pensare che a Miami l’ex Napoli e Juve Gonzalo Higuain guadagna 4,7 milioni di dollari all’anno mentre la calciatrice più pagata della lega professionistica (Nwsl), l’attaccante Trinity Rodman(figlia dell’ex superstar dei Chicago Bulls) a Washington prende 285mila dollari all’anno.

“No war”: la spinta pacifista dello sport mondiale


 

 

Trasferte pericolose. Segnali di dissenso verso la guerra arrivano anche dal mondo dello sport. Ci racconta tutto Elena Fiorani,

“Non posso parlare a nome dell’associazione dei piloti di Formula 1, ma personalmente non voglio correre in Russia e la F1 non dovrebbe correrci. Tante persone stanno morendo per ragioni stupide”. Sono le parole del pilota Sebastian Vettel, che si uniscono all’appello delle Federazioni calcistiche di Polonia, Svezia e Repubblica Ceca perché le partite di qualificazione ai Mondiali 2022, in programma il mese prossimo, non si giochino in Russia.

Lo Schalke 04 ha deciso di rimuovere il logo del main sponsor GAZPROM dalle maglie del club. Un forte “No alla guerra” è giunto da Fedor Smolov, primo giocatore della nazionale russa a schierarsi apertamente contro l’attacco armato all’Ucraina.

Parigi ferma i motori: centro storico a traffico limitato entro il 2024


Fermiamo i motori. Entro il 2024 il centro di Parigi diventerà zona a traffico limitato per favorire pedoni, ciclisti, mezzi pubblici e per impedire che ci passino le auto se sono dirette altrove. L’obiettivo è ridurre l’inquinamento atmosferico e acustico legato al traffico, facilitare la circolazione dei residenti e dei commercianti e offrire strade più accoglienti.

Questa novità, inizialmente prevista per il 2022, è in linea con le politiche favore della ciclabilità portate avanti dalla sindaca socialista Anne Hidalgo fin dal suo primo mandato. L’area interessata dalla zona a traffico limitato sarà quella dei primi quattro arrondissement di Parigi e parti del V, VI e VII arrondissement, tra Boulevard Saint-Germain e la Senna. La zona sarà delimitata a ovest da Place de la Concorde, a nord dai Grands Boulevards, a est da Place de la Bastille e dal Boulevard Saint Germain a sud. Con questa trasformazione si mira a ridurre il volume e la velocità dei veicoli a motore presenti nell’area per facilitare e rendere sicuri gli spostamenti a piedi e in bicicletta, nonché facilitare la circolazione dei residenti locali, dei commercianti e dei servizi pubblici.

Dopo il blocco del traffico potranno circolare ancora Taxi e Vtc – vetture di trasporto con conducente, così come gli autobus e le vetture munite di tessere di inclusione mobilità (permesso disabili) o tessera europea per il parcheggio. L’accesso con le auto resterà consentito anche ai residenti, a chi deve fare delle consegne o andare in negozi, al museo o al cinema. Sarà invece vietato il traffico dovuto al semplice transito, al momento rappresentato principalmente da parigini e parigine che attraversano il centro per andare altrove, ad esempio per passare dal XIV al XVIII arrondissement. Secondo il comune queste persone hanno molte alternative all’uso dell’auto: da un calcolo, infatti, risulta che solo il 30 per cento di chi passa per l’area interessata abbia assolutamente bisogno della macchina per completare il proprio viaggio, mentre per il restante 70 per cento è «soprattutto una comodità».

di Pierluigi Lantieri

Invasione Donbass: cambia la sede della finale di Champions League?


In campo nemico. Alcuni membri dell’Europarlamento hanno scritto alla Uefa affermando che “dopo il riconoscimento russo del Donbass e l’invasione del territorio ucraino, è evidente che la città di San Pietroburgo non potrà ospitare la finale di Champions League prevista per il prossimo 28 maggio”. Anche il premier britannico ha definito una finale in Russia inconcepibile.

“La Uefa sta monitorando in maniera costante e da vicino la situazione. Al momento, non ci sono piani per cambiare la sede”. Con questa nota la confederazione calcistica europea replica alle illazioni, fatte in particolare dai tabloid inglesi, su un possibile cambio di località per la finale di Champions League del prossimo 28 maggio a San Pietroburgo, alla luce della crisi tra Ucraina e Russia. L’ipotesi al momento non è presa in considerazione. Tuttavia alcuni membri dell’Europarlamento hanno scritto alla Uefa una lettera: “Alla luce della grave situazione internazionale venutasi a creare dopo il riconoscimento da parte di Putin del Donbass e l’invasione delle truppe russe sul territorio ucraino, è evidente che la città di San Pietroburgo non potrà ospitare la finale di Champions League prevista per il prossimo 22 maggio. Per questa ragione ho cofirmato la lettera, promossa dall’europarlamentare tedesca dei Greens Viola von Cramon-Taubadel, al presidente dell’Uefa Aleksander Ceferin”, afferma in una nota Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo. “La Russia dimostri a tutto il mondo che ha a cuore i valori dello sport, della fratellanza, della collaborazione e del rispetto e faccia prevalere le sole armi della diplomazia. Non è mai troppo tardi”, continua l’eurodeputata.

“È inconcepibile” che la Russia possa ospitare eventi sportivi internazionali come la finale di Champions League di calcio in calendario a San Pietroburgo dopo le azioni intraprese dal presidente Vladimir Putin in Ucraina, ha detto il premier britannico, Boris Johnson, intervenendo alla Camera dei Comuni sulla crisi ucraina. Johnson ha additato la Russia come una nazione che “invade Stati sovrani” e ha aggiunto: “Non ci sono chance che una Russia sempre più isolata, una Russia che ha ora uno status da paria possa ospitare una manifestazione calcistica” europea.

“Non prestiamo attenzione ai vari commenti dei media britannici”, replica alla Tass del capo del comitato organizzatore di San Pietroburgo, Alexey Sorokin, alla notizia apparsa sul ‘Guardian’ secondo cui alla luce della crisi tra Ucraina e la Russia l’Uefa “non potrebbe avere altra scelta” se non quella di spostare la finale di Champions League programmata per il 28 maggio a San Pietroburgo. “Ci siamo occupati di questo negli ultimi 15 anni, dal 2008, quando si supponeva che qualcosa ci sarebbe stato portato via – ha aggiunto Sorokin riferendosi a quando la Russia ha tenuto la finale di Champions League a Mosca nel 2008 – Ci stiamo preparando per la finale come previsto. Stiamo aspettando l’arrivo di oltre 50.000 tifosi stranieri”.

Secondo il dirigente russo l’Uefa è una grande organizzazione sportiva internazionale che opera al di fuori di un contesto politico. Il comitato organizzatore e la Uefa non hanno avuto discussioni su questo argomento e non possono averne. Palcoscenico della finale Champions è la Gazprom Arena, impianto da 68.000 posti, nota anche come Stadio Krestovsky, terreno di gioco dello Zenit e stadio che ha ospitato le partite della Coppa del Mondo 2018 e degli Europei 2020.

Amici della bici: una rete di bar per fare “pit stop” nell’hinterland milanese


Amici della bici. Parte da Segrate l’idea di creare una rete di bar in cui i ciclisti possano fare un “pit stop” in caso di foratura di una gomma o altri piccoli problemi al loro mezzo: è l’obiettivo dell’iniziativa lanciata per favorire l’utilizzo delle due ruote da parte dei cittadini e promuovere una nuova cultura della bicicletta, legata ad un uso quotidiano.

“Promuovere la mobilità sostenibile non significa solo fare macro interventi come la creazione di nuove piste ciclabili, che richiedono costi notevoli, ma anche promuovere la cultura della bicicletta venendo incontro alle quotidiane esigenze dei ciclisti” spiega il sindaco Paolo Micheli.
A tutti i locali vengono forniti un logo da esporre in vetrina in modo da essere identificabili e un kit che comprende una pompa, un set di chiavi da lavoro e mastice per le forature. L’iniziativa può già contare sull’adesione di 12 bar. E l’obiettivo è allargarla al più presto a tutti quelli di Segrate.

Creare una rete di bar in cui i ciclisti possano fare un “pit stop” in caso di foratura di una gomma o di altri piccoli problemi al loro mezzo: è l’obiettivo di “Amici della Bici”, l’iniziativa lanciata dal Comune di Segrate (nell’hinterland milanese) per favorire l’utilizzo della bicicletta da parte dei cittadini. “Promuovere la mobilità sostenibile non significa solo fare macro interventi come la creazione di nuove piste ciclabili, che richiedono costi notevoli, ma anche promuovere la cultura della bicicletta venendo incontro alle quotidiane esigenze dei ciclisti – spiega il sindaco Paolo Micheli – L’idea di proporre ai bar cittadini di diventare ‘Amici della bici’ va proprio in questa direzione, come altri progetti che abbiamo avviato, dal Ciclobus alla Bicipolitana”.

A tutti i locali aderenti vengono forniti un logo da esporre in vetrina in modo da essere immediatamente identificabili e soprattutto un kit – offerto da un negozio di biciclette della zona – che comprende una pompa, un set di chiavi da lavoro e mastice per le forature. “Può sembrare un servizio banale, ma in realtà è molto utile. Si tratta di un gesto di vicinanza ai ciclisti urbani, che possono così far fronte a piccoli inconvenienti tecnici – prosegue il primo cittadino – Chi si trova all’improvviso con una gomma sgonfia o magari con una vite del freno allentata sa che in città ci sono vari punti in cui è possibile trovare assistenza”.

L’iniziativa può già contare sull’adesione di 12 bar – “hanno tutti accolto con entusiasmo la nostra proposta” – e l’obiettivo è allargarla al più presto a tutti quelli di Segrate.

Lo sport geniale: inclusione e rigenerazione urbana a Napoli


Lo sport geniale. Utilizzare lo sport come strumento per fare comunità e favorire l’infrastrutturazione sociale: sono questi i presupposti del progetto rivolto al rione Luzzatti – Ascarelli di Napoli per coinvolgere i minori e gruppi normalmente esclusi dalla pratica sportiva. Il nome dell’intervento prende spunto dal romanzo di Elena Ferrante “L’amica geniale”.

Il progetto, finanziato dalla Fondazione con il Sud nell’ambito del bando “l’importante è partecipare” promuove la rigenerazione urbana, sociale e culturale del rione Luzzatti – Ascarelli a Napoli attraverso un programma di attività che consolidi e ampli il coinvolgimento dei minori e includa soggetti normalmente esclusi dalla pratica sportiva quali adulti, anziani e appartenenti a minoranze cinesi e rom. Il progetto prevede inoltre, la riqualificazione di uno spazio che verrà attrezzato ed adibito ad area ludico-sportiva.

L’iniziativa, il cui nome prende spunto dal romanzo di Elena Ferrante “l’amica geniale”, si pone l’obiettivo di restituire un senso di collettività al quartiere, favorendo il dialogo e la socialità dei suoi abitanti attraverso lo sport. Bicicletta, calcio, basket, pallavolo, arti performative, DanceAbility, recupero di aree gioco per i più piccoli sono alcune delle opportunità che verranno offerte nell’ambito del progetto.

Giochiamo alla pace: russi e ucraini fanno squadra a Torino


 

 

Giochiamo alla pace. C’è un posto, a Torino, dove i venti di guerra tra russi e ucraini non sono mai arrivati. Il servizio di Elena Fiorani.

Nel quartiere di Santa Rita, su un campo nascosto tra i palazzi, si allena una squadra nata nel cuore delle comunità di immigrati dall’Est. Venti ragazzi russi e ucraini, ma anche uzbeki, azeri, bielorussi, giocano uniti sotto il nome di “Unione Sportiva Parlanti Russo”. Chi arriva in città, o chi a Torino è nato da genitori russofoni, prima o poi vi entra in contatto ritrovando tradizioni, abitudini, suoni che sanno di casa. Ora, che a casa si gioca sul filo di una guerra, qui preferiscono giocare col pallone, lontani da ideologie e rivendicazioni.

Alexey ha 47 anni, è il più vecchio della squadra, è arrivato a Torino da Kiev nel 2000 per lavoro: «Per quanto io mi senta ucraino, nella squadra tutto si annulla, Siamo amici, siamo uguali”, dice. E’ spaventato per la situazione ai confini ucraini ma spera ancora che la cosa si risolva senza scontri.

Inclusività sulla neve: sci per persone con disabilità sul Monte Cimone


Discesa libera. Sciare tutti e sciare insieme: è possibile sul Monte Cimone, in provincia di Modena, dove i maestri insegnano e guidano anche persone con disabilità, con servizi e aiuti messi a disposizione di chi non riesce a muoversi normalmente o ha difficoltà cognitive e sensoriali, tra cui anche le attrezzature necessarie per le diverse disabilità.

Nel Comune di Sestola, l’inclusività è una parola e soprattutto un modo di essere alla quale tengono molto, al punto da applicarla anche sulla neve che permea il comprensorio composto da cinquantacinque chilometri di piste imbiancate durante l’intera stagione invernale adesso in corso. Per questo sulla cima più iconica dell’intero comprensorio, i maestri insegnano e guidano anche persone disabili sotto il coordinamento della Fondazione per lo Sport Silvia Parente: sono offerti servizi e aiuti a chi non riesce a muoversi normalmente, ha difficoltà cognitive e sensoriali. E vengono messe a disposizione tutte le attrezzature utili a tale scopo come il DualSki, lo SnowKart e gli amplificatori vocali per gli sciatori non vedenti o ipovedenti. L’iniziativa è rivolta anche ai ragazzi delle scuole per fare in modo che tutti gli alunni possano sciare insieme, senza esclusione per chi ha problematiche anche gravi.

Ecco, dunque, che la Fondazione per lo Sport Silvia Parente onlus ha donato carrozzine di cortesia affinché tutti possano accedere anche ai ristoranti, ai servizi igienici, apprezzare l’atmosfera conviviale e solidale che si respira all’interno dei rifugi del Ristoro dello sciatore al Passo del Lupo, al Rifugio Zambelli, alla Tana del Lupo.

E’ stata anche allestita una apposita baita al Passo del Lupo, gestita dall’Associazione Sportiva Dilettantistica In2theWhite, in cui i disabili possono sentirsi comodi durante le pause dello svolgimento dell’attività sportiva e dove ricevono tutte le istruzioni sui corsi ai quali possono partecipare come tutti gli altri.

“Ci teniamo molto affinché la nostra montagna sia la montagna di tutti. Perciò le nostre piste sono attrezzate per accogliere i disabili, i maestri di sci sono stati formati anche a tale scopo, e soprattutto ci sono volontari e strutture pronte a venire incontro a ogni necessità – spiega Luciano Magnani, presidente del Consorzio Monte Cimone – e tutta la strumentazione necessaria per le attività sulla neve è a disposizione. Qui da noi ogni persona è eguale, merita attenzione, rispetto e, se ne ha bisogno, anche aiuto”.

Sos dallo sport di base a Mattarella e Draghi: servono aiuti urgenti


Sos dallo sport di base. Otto Enti di Promozione sportiva scrivono al presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio per lanciare un appello: prima il Covid e ora il caro-bollette, servono aiuti urgenti che possano dare ossigeno ad un settore fondamentale per gli effetti che esso ha sulla salute, l’inclusione sociale e l’educazione delle persone per tutte le età.

Ecco il testo:

Ill.mo Presidente,

l’agenda di Governo sta affrontando in questi giorni il tema dei nuovi interventi in risposta al cosiddetto “caro bollette” e al tasso di inflazione.

Il comparto dello Sport ha subito un durissimo colpo in questi due anni di pandemia, poiché ha pagato, più di altri, le drastiche restrizioni che si sono rese necessarie per salvaguardare la salute pubblica.

Tuttavia, l’associazionismo sportivo, che nel nostro Paese rappresenta il 33% di tutte le istituzioni non profit, ha continuato a garantire attività motoria e sportiva nel rispetto delle norme e dei protocolli di sicurezza. Inoltre, ha partecipato attivamente alla rete di protezione sociale che il mondo del terzo settore ha messo a disposizione, nel rapporto con le istituzioni locali, per garantire interventi a sostegno delle famiglie in tutto il periodo dell’emergenza.

L’aumento spropositato del costo dell’energia sta mettendo letteralmente in ginocchio questa grande infrastruttura sociale ed ha già fatto registrare chiusure di tante realtà associative locali che non hanno retto all’impatto della crisi sanitaria, con conseguente allentamento dei sistemi di coesione sociale nelle nostre comunità.

A rischio, pertanto, oltre ai gestori degli impianti sportivi, c’è un’intera filiera dell’economia sociale del nostro Paese che comprende le tantissime piccole e grandi esperienze associative che fanno dello sport e dell’attività fisica uno strumento per la costruzione di una società resiliente e sostenibile, considerando il più ampio processo di ripresa economica e sociale.

Crediamo che sia proprio questa l’occasione, da parte del Governo, di rendere tangibili tutti i valori che si riconoscono alla cultura motoria e sportiva, impegnando importanti risorse finanziarie e provvedimenti immediati, che possano dare ossigeno ad un settore fondamentale per gli effetti che esso ha sulla salute, l’inclusione sociale e l’educazione di tutte le persone per tutte le età.

Vista la Sua sensibilità e attenzione costante verso il mondo che noi rappresentiamo, siamo convinti che, anche in questo momento, non farà mancare la Sua azione attiva.

La ringraziamo, pertanto, con la deferenza dovuta alla Sua persona.

Roma li 14/02/2022

Antonino Viti – ACSI (Associazione Centri Sportivi Italiani)

Bruno Molea – AiCS ( Associazione Italiana Cultura Sport)

Claudio Barbaro – ASI (Associazioni Sportive Sociali Italiane)

Franco Proietti – CSEN (Centro Sportivo Educativo Nazionale)

Vittorio Bosio – CSI (Centro Sportivo Italiano)

Gian Francesco Lupattelli – MSP (Movimento Sportivo Popolare Italia)

Tiziano Pesce – UISP (Unione Italiana Sport Per tutti)

Damiano Lembo – US ACLI (Unione Sportiva ACLI)