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“Chi non rispetta il protocollo?”: il comunicato congiunto degli Eps

“La scelta di sospendere nelle zone rosse gli allenamenti degli atleti degli Enti di promozione sportiva, è l’ennesima disparità di trattamento che si trova costretto a subire il mondo dello sport di base”: questa la denuncia partita dagli Enti di Promozione Sportiva in un comunicato unitario critico nei confronti di un provvedimento inserito nelle FAQ del Dipartimento Sport, che non trova riscontri nell’ultimo Dpcm entrato in vigore sabato 6 marzo.

“Purtroppo non è il primo episodio – sostengono gli Eps – anzi: da quando è iniziata la pandemia gli Enti di promozione sportiva hanno più volte denunciato i contenuti di misure a due marce, come se il virus potesse aggirarsi solo nelle palestre di ASD e SSD affiliate agli Enti di Promozione, e non invece all’interno di strutture di altri organismi sportivi”. Un vero e proprio doppiopesismo che colloca in una posizione di svantaggio gli operatori della promozione sociale e sportiva. In questo senso gli Enti proseguono nel comunicato ribadendo il loro messaggio: “Non è una diversa tessera che può fare la differenza! Il virus non distingue colori, né simboli! Quando decide di contagiare, lo fa ovunque e con chiunque. Dall’impianto di quartiere ai ritiri della Serie A!.

Non abbiamo niente in contrario con la ripartenza dello sport professionistico. Non si inneschi stavolta una guerra a chi tira giù l’altro: vogliamo solo parità di trattamento tra tutti gli Organismi Sportivi. Il discrimine deve essere la sicurezza e il rispetto dei protocolli, sicurezza e rispetto di protocolli che gli Enti di Promozione Sportiva hanno concordato con il Governo e imposto, non senza sacrifici di risorse e personale, alle loro Società”. E’ chiara la richiesta di chi vive ogni giorno lo sport a contatto con i territori, con le persone: “Chiediamo che nessuno possa essere lasciato indietro, che si ripensi alla scelta di considerare una tessera federale immune dal virus e quella di un Ente soggetta invece a contagio. Con questo provvedimento, invece, il messaggio che passa continua ad essere quello di due pesi, due misure!”.

Per gli Enti di promozione sportiva “è arrivato il momento di denunciare anche questo: le nostre ASD e SSD in un anno di pandemia non hanno perso soltanto soldi e lavoro, ma anche migliaia di tesserati che – tra il restare fermi e il poter fare sport – hanno preferito tesserarsi con altri organismi ai quali invece era consentita ancora la pratica sportiva.
Vogliamo ancora pensare che dietro tali scelte del Dipartimento non esista un pregiudizio nei confronti degli affiliati agli Enti, ma l’effetto che genera è un diritto violato e una evidente discriminazione. Specie se si tiene in considerazione l’enorme sforzo e il grande senso di responsabilità che le nostre Società hanno dimostrato fin qui.

Siamo già rimasti feriti per lo stop forzato alle nostre piscine e palestre lo scorso ottobre  soprattutto perché ci era stato chiesto di adeguarci e noi lo avevamo fatto, salvo poi tornare indietro e dirci che dovevamo comunque chiudere.
Spiace ricordare, inoltre, che un anno di pandemia ha portato già migliaia di realtà associative allo stremo, e tante hanno dovuto già chiudere i battenti con un evidente danno per i territori. La maggior parte di quelle che ancora resistono, lo fanno a fronte di aiuti dello Stato che non sono mai arrivati, o se sono arrivati erano comunque di gran lunga inferiori alle necessità: tamponare le ingenti perdite dovute alle chiusure, impreviste per adeguare le strutture con sanificazioni e rispetto dei protocolli.

Chi non ha rispettato il protocollo non siamo noi – concludono i firmatari del comunicato – ma è chi si è preso il diritto di approntare scelte inique come l’ultima contenuta nelle FAQ del Dipartimento Sport. Un provvedimento che offende i nostri valori, la nostra valenza nel tessuto sociale italiano e la nostra serietà!
Noi i nostri protocolli li abbiamo sempre rispettati alla lettera, ma c’è un altro protocollo che ancora una volta qualcuno non onora: il protocollo dell’uguaglianza, del diritto di tutti e per tutti, e soprattutto quello della serietà e della parola data. Che in Italia, ci spiace constatarlo, continua a non avere grande valore”.

Antonino Viti – ACSI
Bruno Molea – AICS
Luca Stevanato – ASC
Claudio Barbaro – ASI
Luigi Fortuna – CSAIN
Francesco Proietti – CSEN
Vittorio Bosio – CSI
Luigi Musacchia – CSN Libertas
Antonio Dima – CUSI
Paolo Serapiglia – ENDAS
Gran Francesco Lupattelli – MSP
Marco Perissa – OPES
Ciro Bisogno – PGS
Vincenzo Manco – UISP
Damiano Lembo – US Acli

Le parole di una nuova alba – Il 2020 “ad alta velocità”

A UN ANNO DAL LOCKDOWN: PAROLE DI UNA NUOVA ALBA – IL 2020 AD ALTA VELOCITÀ

LA RUBRICA QUOTIDIANA DEL GIORNALE RADIO SOCIALE DIVENTA UN LIBRO

PREFAZIONI E POSTFAZIONI DI CLAUDIA FIASCHI, IVANO MAIORELLA E ANDREA VOLTERRANI

A un anno dal lockdown per la pandemia da Covid-19, la rubrica quotidiana del Giornale Radio Sociale “Ad Alta Velocità” diventa un libro digitale da leggere e scaricare gratuitamente dal sito www.giornaleradiosociale.it: “Parole di una nuova alba – Il 2020 Ad Alta Velocità” è il titolo del libro di Giuseppe Manzo e prodotto dalla testata radiofonica edita dal Forum nazionale del Terzo Settore, che è giunta al suo decimo anno di attività giornalistica.

La rubrica in un libro

“La rubrica Ad Alta Velocità prende il via a gennaio 2020, una rassegna quotidiana realizzata in treno, durante il tragitto che porta l’autore ogni giorno da Napoli a Roma. Il format on the road viene presto interrotto – dichiara l’autore Giuseppe Manzo – con il Covid finiscono ben presto il rumore del treno e i disagi ferroviari e a correre diventa la cronaca della pandemia. A marzo 2020 il Paese si risveglia infatti in giorni di quasi primavera nel silenzio delle strade, delle scuole, dei negozi e dei parchi. Da quel giorno inizia la ricerca di una nuova alba per uscire da questa emergenza e trovare le parole per raccontarla.”

“La rivoluzione dei paradigmi della comunicazione è una delle grandi sfide trasformative che riguarda il Terzo settore – scrive la portavoce nazionale del Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi nella presentazione del libro – sollecitato dalle prospettive di una riforma strutturale e dalla crescita quasi emergenziale di nuovi e pressanti bisogni sociali. Ma questo non è l’unico mondo che sta affrontando cambiamenti strutturali. Penso al giornalismo, alla crisi del settore editoriale, a quella del lavoro, alla disintermediazione delle tecnologie che sta trasformando i modi di funzionare di persone, organizzazioni e professioni, incluso il lavoro sociale”.

Nella postfazione il professore Andrea Volterrani sottolinea: “se non fosse per la nostra scarsa attuale attenzione a quello che il mestiere di giornalista dovrebbe essere, sono i racconti del transitare continuo di tutti noi che vorremmo uscisse dalle penne digitali di molti giornalisti, ancora, purtroppo, troppo affannati a rincorrere piuttosto che a cavalcare un mondo digitale ormai parte integrante della nostra vita quotidiana. Da qui vorrei partire per riconoscere nelle storie brevi ma intense e pieni di metafore allusive e di significati profondi che Giuseppe ci ha proposto, per provare a riflettere sul giornalismo contemporaneo”.

Infine, il direttore del Giornale Radio Sociale Ivano Maiorella scrive nella prefazione: “Tante storie e riflessioni legate tra di loro, che tutte insieme portano ad una storia sola, quella di un anno grigio, i cui risvolti sono ancora da scrivere. La cronaca quotidiana, quella raccontata da Giuseppe Manzo in uno/due minuti di radio ogni giorno, è ciò che affiora, con un punto di vista ben chiaro: il basso, il territorio, la strada. Il sociale, insomma. Un ambito di vita collettiva, di economia e di risorse umane che hanno i segni di sofferenze recenti”.

Autore – Cenni biografici

Giuseppe Manzo – Giornalista professionista, redattore economia e conduttore Giornale Radio Sociale, docente al Master in comunicazione sociale Sociocom Roma Tor Vergata, cura la comunicazione di Legacoopsociali, autore di diversi saggi su mafie, ambiente e salute.

Scarica il volume gratuitamente

 

Intervista con il territorio: “Né Supereroi, né sfigati: persone!”

Alla vigilia della Giornata internazionale delle persone con disabilità, Giornale Radio Sociale insieme a Redattore Sociale, con il Forum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud organizzano un appuntamento formativo per i giornalisti su comunicazione sociale, diritti, linguaggio. Il webinar, realizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Sardegna, si svolgerà domani, mercoledì 2 dicembre, dalle 10 alle 13.

“Né Supereroi, né sfigati : persone!” è il titolo dell’incontro, penultima tappa del ciclo di seminari “Intervista con il territorio”. Spesso si sente parlare di “diritti delle persone con disabilità”, come se chi convive con una limitazione fisica, sensoriale o cognitiva avesse diritti speciali, diversi da quelli di qualsiasi altro essere umano. I diritti sono gli stessi, la differenza sta nelle modalità attraverso le quali essi possono essere goduti. L’emergenza Covid ha messo a nudo problemi e disuguaglianze che riguardano tutti.

Si potrebbero fare numerosi esempi, ma il punto è sempre lo stesso: le misure che si prendono per garantire alle persone con disabilità di studiare, muoversi, lavorare e così via non sono dei privilegi o gesti di filantropia, ma atti dovuti per consentire a tutti pari opportunità, così come stabilito dall’art. 3 della nostra Costituzione. Perché tale modo di pensare si affermi, è fondamentale che i giornalisti sappiano trattare questi temi in maniera corretta.
Di seguito gli interventi previsti nel corso del seminario:

Saluti
Francesco Birocchi, presidente Odg Sardegna
Claudia Fiaschi, portavoce Forum Terzo Settore
Carlo Borgomeo, presidente Fondazione con il Sud
Stefano Caredda, direttore Redattore Sociale
Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale

Relatori
Katia Caravello, collaboratrice redazione Giornale Radio Sociale
Carlo Giacobini, giornalista e responsabile di Iura, Agenzia per i diritti delle persone con disabilità
Roberto Natale, Responsabilità Sociale Rai
Nicola Perrone, direttore Agenzia Dire
Carlo Duò, psicologo del lavoro e della comunicazione
Roberto Scano, esperto in accessibilità nella comunicazione web

Esperienze
Stefania Gelidi, Portavoce Forum Regionale Sardegna
Alfio Desogus, Fish Sardegna
Esperienza Uisp Sardegna

Ultima fermata Coraggio: Uisp su riforma dello sport

Lettera aperta del presidente nazionale Uisp Vincenzo Manco, alla vigilia del CN Coni: il mondo dello sport di base chiede risposte e regole certe

LETTERA APERTA DI VINCENZO MANCO, PRESIDENTE NAZIONALE UISP: “ULTIMA FERMATA CORAGGIO”

Abbiamo accettato di salire sul treno del cambiamento affermando in ogni stazione intermedia del viaggio l’importanza di raggiungere la meta, poiché la posta in gioco è la modernizzazione del sistema sportivo.

La Uisp nel bagaglio di viaggio ci ha messo tutto il carico della propria storia fatta di battaglie per il diritto di tutte e tutti di accedere all’attività motoria e sportiva e farne strumento di emancipazione sociale, di affermazione della dignità della persona nel rapporto con la comunità.

Siamo stati chiari fin dall’inizio, prima di prendere posto nella carrozza, che affrontavamo il percorso pieni di speranza e rispettosi come sempre del ruolo delle istituzioni e degli organi di rappresentanza dello sport.

Più volte abbiamo detto che non eravamo e non siamo interessati alle diatribe di palazzo, agli schieramenti pro o contro qualcuno. Noi stiamo dalla parte delle libertà e non dei privilegi, dalla parte delle società sportive di base, dei nostri istruttori, dirigenti, tecnici, volontari, che attendono risposte chiare per migliorare la propria condizione quotidiana. Alcune realtà stanno chiudendo a causa della crisi sanitaria che ancora ci tiene bloccati, con conseguenti ricadute sociali non indifferenti che vanno ad aggravare la non facile condizione complessiva. Il mondo dello sport di base chiede risposte certe per uscire dalla situazione di grande difficoltà nella quale si trova, sul piano delle risorse da allocare nonché delle regole certe su cui programmare la propria attività nel prossimo futuro.

Non vogliamo stare nel gioco della strumentalizzazione di chi annuncia l’unanimità degli organismi sportivi contro la riforma e di chi chiede smentite.  La Uisp ha sottoscritto insieme ad altri dodici Enti di Promozione Sportiva una proposta sul Testo Unico di attuazione della legge delega per il   riordino del sistema sportivo. Questa proposta è da tempo nelle mani del Ministro Vincenzo Spadafora e se si vuole fugare ogni dubbio basta rispondere in modo chiaro e definitivo a quel lavoro che rappresenta un punto di convergenza raggiunto con un preciso impegno nel merito dell’articolato.

Il viaggio sta per concludersi e sarebbe necessario arrivare a destinazione in tempo anche perché a breve c’è un Consiglio Nazionale del Coni.

L’altoparlante ha appena annunciato l’ultima fermata…si chiama Coraggio!

Palestre scolastiche: allarme da Roma

La stagione sportiva 2020/2021 ha ufficialmente preso il via il 1° settembre. Eppure, moltissime associazioni sportive che operano in contesti scolastici vivono ancora una condizione di totale incertezza circa i tempi e le modalità di ripartenza della propria attività.

Le difficoltà economiche dovute al lungo stop imposto dall’emergenza sanitaria si uniscono alla preoccupazione che il proprio spazio di sport quotidiano possa venir utilizzato per altri scopi, o, peggio ancora, dichiarato inaccessibile.

Questa condizione di indeterminatezza è inaccetabile perchè rischia di avere ripercussioni pesanti sulla possibilità di fruizione della pratica sportiva per tante ragazze e tanti ragazzi del nostro territorio. Con conseguenze facilmente immaginabili.

La scelta del sindaco del Comune di Fiumicino Esterino Montino, che il 28 agosto scorso ha deliberato la sottrazione delle palestre scolastiche di competenza territoriale all’attività pomeridiana ha, inoltre, assestato un nuovo durissimo colpo allo sport di base della nostra regione.

Una scelta che, lo diciamo apertamente, non condividiamo e che rischia di generare un pericolosissimo “effetto domino”.

La decisione di “chiudere” spazi e di lasciare nell’incertezza i dirigenti sportivi di base che svolgono una rilevante funzione sociale è evidentemente quella più semplice, ma anche la più pericolosa.

Pericolosa perché rischia di cancellare esperienze, competenze e passioni che caratterizzano, da sempre, lo sport sociale e popolare.

Una scelta che porta con sé l’accettazione del dover percorrere una strada che proprio non ci appartiene, quella di rinunciare ad una sfida che il tempo odierno ci lancia: far vivere lo sport per tutti anche in questo particolarissimo momento storico che stiamo attraversando.

Molto è stato detto e molto è stato scritto sullo sport come “cardine” della ripresa. Come centro di gravità di una ripartenza che possa spingere tutto il paese a rialzarsi dopo il durissimo lockdown vissuto tra marzo e giugno. Ecco, quello a cui stiamo assistendo, va esattamente nel senso opposto.

Esprimendo vicinanza a tutte le associazioni sportive Uisp e non solo che vivono la condizione appena descritta, ci rivolgiamo alle istituzioni cittadine e regionali.

E mettiamo sul piatto tutto il nostro impegno nel sensibilizzare i livelli superiori della nostra associazione e tutti gli interlocutori istituzionali possibili. Lo sport (e più in generale l’intero terzo settore) può essere davvero il motore del ritorno ad una (nuova) normalità.

Siamo convinti della forza dello sport sin dalla nascita dell’Uisp, nel 1948. Il nostro auspicio è che ne siano realmente convinti anche gli altri, non solo a parole.

Uisp Comitato Territoriale di Roma

In Calabria stop alla riforma del welfare: l’ultimo episodio di una serie lunga vent’anni

Ci risiamo. La Regione Calabria blocca, ancora una volta, la riforma del welfare nel proprio territorio. Neanche il tempo di insediarsi che il nuovo Consiglio regionale, riunito per la prima volta dopo le elezioni del 26 gennaio, ha deciso la retromarcia sulla attuazione della Legge nazionale di riforma del settore Politiche Sociali risalente all’anno 2000. La denuncia arriva  direttamente dalla Conferenza Permanente incaricata in materia con una nota firmata da Gianni Pensabene, presidente Consulta del Terzo settore e da Franco Mundo, Presidente Consulta Autonomie Locali. “Con incredulità e preoccupazione – si legge nel comunicato – apprendiamo che nella prima seduta del Consiglio regionale della Calabria, dedicata secondo prassi consolidata allo svolgimento di aspetti formali e importanti, sia stato inserito e approvato un ordine del giorno che invita la Giunta regionale a predisporre apposito provvedimento di modifica o di revoca della delibera di Giunta regionale n.503 del 2019 con la conseguente sospensione della esecutività del regolamento regionale n.22/2019”.

Il percorso normativo per la riforma del welfare calabrese sembrava giunto a compimento nel novembre dello scorso anno, quando in extremis la Giunta, presieduta da Mario Oliviero, aveva deliberato positivamente prima della sua scandenza. Già allora, il provvedimento era maturato a seguito di un tortuoso iter legislativo. Del resto, la Calabria rimane ancora l’unica Regione italiana a non aver attuato la Legge nazionale di riferimento, la legge quadro n.328 del 2000, che riforma il sistema del welfare nazionale. E dopo vent’anni il nodo resta ingarbugliato. “Peraltro – proseguono Pensabene e Mundo – l’ordine del giorno non ha tenuto in alcuna considerazione il lungo lavoro svolto dalla Conferenza Permanente regionale sulle politiche sociali (Organismo rappresentativo delle Autonomie Locali e dei soggetti del Terzo Settore), istituita ai sensi della L.R. 23 del 2003, che nel 2019 ha approvato all’unanimità il Regolamento Attuativo che l’ordine del giorno indica di sospendere o revocare”.

Si tratta dunque di un vero e proprio cambio di direzione, già manifestato in precedenti occasioni. Un avviso in questo senso era già arrivato ad inizio mese quando la sezione calabrese dell’Anci, Associazione Nazionale Comuni italiani, per mano del suo vicepresidente vicario Francesco Candia aveva fatto pervenire una nota alla neo governatrice Jole Santelli chiedendo l’immediata sospensione della riforma sulle politiche sociali. In quel caso lo stesso Pensabene, portavoce del Forum Terzo settore Calabria, aveva replicato avvertendo che sarebbe stata una catastrofe visto che diverse realtà del terzo settore calabrese si erano adeguate alle nuove disposizioni effettuando investimenti rilevanti. Anche per questo nuovo tentativo di stop all’iter legislativo Pensabene, insieme a Mundo, torna sull’argomento: “Siamo preoccupati per la possibilità che una decisione con carattere di retroattività possa dare origine a contenziosi tra la Regione e le realtà del Terzo Settore, che avevano già adeguato le proprie strutture e assunto nuove unità lavorative per come previsto dal Regolamento attuativo del D.G.R. sopra richiamato. È per tale motivo – proseguono – che chiediamo con forza alla Presidente della Giunta Regionale e all’Assessore al ramo, di avviare, anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, una immediata interlocuzione con la Conferenza Permanente sulle Politiche Sociali, che secondo obbligo di legge è costituita dalla Consulta delle Autonomie Locali composta dai Sindaci dei comuni capofila di Ambito e dalla Consulta del Terzo Settore della Calabria”.

Peraltro questo nuovo episodio di un caso tutto calabrese, l’ultimo di una serie lunga vent’anni, si colloca in uno scenario di piena emergenza per l’intero Paese. Il Coronavirus sta lentamente annientando le difese del territorio nazionale e anche la Calabria potrebbe presto ritrovarsi in balia della crisi sanitaria. In un quadro del genere un sistema di welfare moderno e funzionale sarebbe un’arma potentissima, soprattutto a vantaggio della parte di popolazione calabrese meno abbiente e più a rischio. Lo ricordano anche Gianni Pensabene e Franco Mundo a margine della loro nota: “ci saremmo francamente aspettati che nel momento in cui il Paese è investito da una tragedia epocale nella quale soccombono le fasce più vulnerabili e fragili della popolazione, si fosse data precedenza assoluta a provvedimenti di salvaguardia di migliaia di anziani, disabili e altri utenti, ospitati anche nelle 404 realtà che fanno parte del Terzo Settore calabrese”.

di Pierluigi Lantieri

“Intervista con il territorio”: a Scampia giornalisti e terzo settore a confronto il 27 febbraio

“Intervista con il territorio. Comunicazione sociale ed economia” è il titolo del corso per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Napoli il 27 febbraio a partire dalle 9.30, presso il Centro gastronomico e culturale Chikù di Scampia – Largo della cittadinanza attiva Auditorium Fabrizio De Andrè – e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nelle regioni del Sud.

I corsi hanno l’obiettivo di avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, parola chiave del progetto, declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

A Scampia si parlerà di lavoro, periferie e impresa sociale. Dall’esperienza del Chikù che impiega donne rom e napoletane in cucina alle organizzazioni di terzo settore presenti sui territori di frontiera emergono progetti di inclusione lavorativa e impresa sociale in contesti di degrado ambientale ed esclusione con elevati tassi di disoccupazione giovanile e dispersione scolastica. A questi aspetti si aggiungono le dinamiche dell’economia criminale che spesso diventa una forma di welfare e reddito per intere famiglie escluse dal sistema produttivo.

Come si raccontano queste storie di inclusione? Quali errori non bisogna commettere quando si parla di periferie, minoranze discriminate e disagio sociale? Come si racconta il territorio? Come si racconta il rapporto tra territorio e le persone che lo abitano? Come ci si difende dai racconti devianti riguardo le periferie e i percorsi di inclusione? La formula della “storia” è l’unico tipo di narrazione possibile?

Ad aprire l’evento sarà il racconto in prima persona di chi il quartiere lo abita. A seguire i saluti di Emma Ferulano di Chikù, di Carlo Verna, presidente nazionale Ordine dei giornalisti, Claudio Silvestri, segretario Sindacato unitario giornalisti Campania, Filiberto Parente, portavoce Forum Terzo settore Campania e Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale.

Il corso vuole rispondere a questi quesiti e porne di nuovi grazie al contributo delle realtà sociali che sul territorio realizzano concretamente e quotidianamente pratiche di condivisione, di chi vive il territorio attraverso il racconto giornalistico di chi da anni ne racconta le criticità, e di chi conosce le dinamiche e i problemi che si trovano ad affrontare gli abitanti delle periferie urbane e dei quartieri popolari a rischio. Se ne parlerà alla presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit.

La prima sessione “Donne, lavoro, periferie: incontro con gli ultimi della comunicazione” è presentata e coordinata da Giovanni Augello, giornalista di Redattore Sociale, e prevede gli interventi di Barbara Pierro, associazione Chi rom e chi no, Anna Riccardi, presidente Fondazione Famiglia di Maria, Carlo Borgomeo, presidente di Fondazione Con il Sud, Franco Cioffi, economista, e le giornaliste Giada Valdannini e Elisabetta Ranieri, autrici di “Scampia femminile plurale” per Radio 3 Rai.

La seconda sessione “Periferie ed economia criminale: come si racconta il territorio” sarà coordinata da Giuseppe Manzo, responsabile della redazione economia del Giornale Radio Sociale e prevede gli interventi di Luigi Cuomo, presidente di Sos Impresa – Rete per la legalità, Arnaldo Capezzuto, cronista, Nello Trocchia, giornalista di Piazza Pulita, Maurizio Braucci, autore e sceneggiatore, Renato Briganti, docente Economia, Management, Istituzioni, Università Federico II.

Il corso dà diritto a 4 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F nella sezione “Corsi enti terzi”. La partecipazione è gratuita ed è prevista una navetta gratuita dalla metro di Scampia a partire dalle 9 all’andata e dalle 13.30 verso la stazione a fine corso.

 

Sanremo 2020, se la musica muore

 

La scenata di Morgan e l’abbandono del palco di Bugo sono soltanto la punta dell’iceberg di un Festival in cui si è parlato di tutto, tranne che di musica.

La settantesima edizione di Sanremo non sarà ricordata per le canzoni, anche se in gara ce ne sono di valide: l’intensa “Fai rumore” di Diodato, la stessa “Sincero” del duo prematuramente eliminato, la oscura “Eden” di Rancore, o la delicata “Ho amato tutto” di Tosca, avrebbero certamente meritato una maggiore attenzione. Quella che, la rassegna che si definisce “Festival della canzone italiana” dovrebbe riservare agli artisti che ne prendono parte.

Mai come in questa edizione però, è proprio la musica ad essere messa da parte; isolata, scollegata dal contesto, relegata a fastidioso contorno ad un enorme ed infinito varietà televisivo.
Non è una novità, certo: da sempre il Festival di Sanremo si nutre di contenuti che vanno ben oltre la competizione canora, di retroscena, polemiche e gossip. Quello che però appare chiaro in questa edizione 2020 è l’accettazione, lo sdoganamento e l’istituzionalizzazione di tutto quello che c’è intorno, che diventa l’unico e vero contenuto ritenuto importante.

Non si spiega diversamente l’atteggiamento irrispettoso nei confronti degli artisti in gara e del pubblico da casa, costretti ad un estenuante maratona che inizia in prima serata e si conclude a notte più che fonda. Così come sono illogiche la carrellata infinita di ospiti, che si susseguono l’un l’altro senza soluzione di continuità, i duetti interminabili, la gara dei giovani svolta in fretta, come una fastidiosa incombenza, le reunion forzate di cantanti di cui non sentivamo la mancanza e le loro imbarazzanti esibizioni in playback: difficile guardare al futuro se sul palco ci sono Al Bano e Romina e i Ricchi e Poveri.
Poi c’è il conduttore, Amadeus, forse non ritenuto all’altezza del compito e per questo continuamente affiancato, sostenuto, quasi sostituito. Le polemiche del prima, del dopo e del durante.

Sanremo 70 non è un Festival musicale ma un contenitore enorme, riempito ben oltre la sua capienza, di tutto quello che è televisione, spettacolo, varietà del sabato sera, intrattenimento. E’ un carrozzone pesantissimo che prova a mettere dentro tutto perché vuole piacere a tutti, vuole accontentare, vuole rassicurare, vuole assecondare il pubblico.

E’ proprio questo il centro della questione: la musica non viene considerata sufficiente, non basta, non è così interessante. Alla musica non viene data importanza e così, nel Festival più autorevole del Paese, smette improvvisamente di averne. E la cosa preoccupante è che funziona: questa scelta è stata premiata dagli ascolti televisivi e questa sembra essere l’unica cosa che conta.
La musica muore, ma non importa a nessuno.

Intervista con il territorio: il 22 gennaio a Lamezia Terme (CZ)

 

Lamezia Terme (CZ), mercoledì 22 gennaio 2020, ore 9.30-13.30
Progetto Sud – Sala Sintonia – via Antonio Reillo, 5

Roma, 17 gennaio – “Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e panorama internazionale” è il titolo del corso per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Lamezia Terme mercoledì 22 gennaio a partire dalle 9.30, presso la Sala Sintonia di Progetto Sud, in via Antonio Reillo 5 e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nelle regioni del Sud.

I corsi puntano a ragionare su come avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, che è la parola chiave del progetto e che sarà declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

I territori diventano i luoghi in cui si concretizza l’accoglienza e l’integrazione delle persone migranti. Lontano dai riflettori, storie di persone, italiane e non, scrivono ogni giorno una narrazione diversa da quella che siamo abituati a sentire, fatta di grandi sforzi e difficoltà ma anche di passione, solidarietà e successi. Tutto si realizza grazie alle reti sociali: l’integrazione la fanno i singoli cittadini nel loro piccolo agire quotidiano, ma anche e soprattutto le realtà associative, ovvero cittadini auto-organizzati che si pongono come obiettivo quello di dare dignità, formazione, nuovi strumenti culturali ai migranti come base per una reale futura inclusione sociale, anche nell’ottica di una convivenza pacifica e serena con l’altro.

Come si raccontano le storie di integrazione? Quali errori non bisogna compiere quando si parla di migranti e di rifugiati? Come si racconta il territorio? Come si racconta il rapporto tra territorio e nuove persone che lo abitano? Come ci si difende dai racconti devianti riguardo all’immigrazione? La formula della “storia” è l’unico tipo di narrazione possibile?
Il corso vuole rispondere a questi quesiti e porne di nuovi grazie al contributo delle realtà sociali che sul territorio realizzano concretamente e quotidianamente pratiche di condivisione, di chi vive il territorio attraverso il racconto giornalistico di chi da anni ne racconta le criticità, e di chi conosce le dinamiche e i problemi che si trovano ad affrontare  persone migranti.

Il programma dell’appuntamento, organizzato in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Calabria, vedrà la presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit.
La prima sessione sarà presentata e coordinata da Stefano Caredda, direttore di Redattore Sociale e prevede gli interventi di Giuseppe Soluri, presidente Ordine dei Giornalisti della Calabria, Fabrizio Minnella, giornalista e responsabile comunicazione di Fondazione con il Sud e di Giovanni Pensabene, portavoce Forum Terzo Settore Calabria.

La seconda sessione sarà presentata e coordinata da Fabio Piccolino, responsabile della redazione internazionale del Giornale Radio Sociale e prevede gli interventi di Stefano Milani, Radio Articolo 1, che proverà a sfatare alcune delle fake news economiche che girano intorno a temi dell’immigrazione; Eleonora Camilli, Redattore Sociale, interverrà sui temi dell’accoglienza e del rapporto con il territorio, e sulle vie sicure come i corridoi umanitari; Maurizio Di Schino, TV2000, partirà da un racconto personale per ribaltare la prospettiva e ragionare sulla memoria collettiva.

Nella terza sessione, presentata e coordinata da Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale, spazio alle esperienze sul territorio con il racconto di Arianna Fortino di Auser Volontariato del Savuto e l’intervento di Don Giacomo Panizza, presidente e fondatore della Comunità Progetto Sud. Verrà, inoltre, proiettato il video “Riace”, di Laura Bonasera e Francesca Spanò, prodotto dalla Uisp.

Il corso dà diritto a 6 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F. La partecipazione è gratuita.

Sarà possibile seguire il corso in diretta Facebook sulla pagina del Giornale Radio Sociale.

“Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e cultura” – 15 novembre, Matera

 

Matera, venerdì 15 novembre, ore 14.00 – 18.30
sala conferenze Fondazione Sassi, via San Giovanni Vecchio 24

Roma, 12 novembre. “Intervista con il territorio. Comunicazione sociale e cultura” è il titolo del seminario per la formazione dei giornalisti organizzato dal Giornale Radio Sociale insieme all’agenzia Redattore SocialeForum del Terzo Settore e il sostegno della Fondazione con il Sud.

L’incontro si terrà a Matera venerdì 15 novembre, dalle 14 alle 18.30 presso la sala conferenze della Fondazione Sassi e rientra in un ciclo di appuntamenti formativi per giornalisti incentrati sui temi del sociale, in programma nei prossimi mesi nelle regioni del Sud.

I seminari punteranno a ragionare su come avvicinare i cittadini ai media e rafforzare la funzione sociale del giornalismo attraverso il racconto del “territorio”, che è la parola chiave del progetto e che sarà declinata in tutti i seminari attraverso ciascuna delle sei redazioni del Giornale Radio Sociale (società, diritti, economia, cultura, internazionale, sport).

La scelta di ambientare il primo seminario a Matera, non è casuale: la città dei Sassi patrimonio dell’Unesco è stata designata “Capitale europea della cultura 2019” grazie a una sfida, nata dal basso e che ha messo insieme profit, terzo settore e amministrazione pubblica.

Il programma del seminario, organizzato in collaborazione con Ordine dei Giornalisti della Basilicata, vedrà la presenza di importanti operatori dell’informazione, della comunicazione sociale e del non profit chiamati a un confronto sul ruolo della cultura e del giornalismo attraverso il racconto di importanti esperienze che valorizzano il territorio e i beni comuni della Basilicata.

Ad aprire la giornata i saluti di Mimmo Sammartino, presidente Odg Basilicata; Sissi Ruggi, Consiglio Regionale Odg Basilicata; Vincenzo Santochirico, presidente Fondazione Sassi; Guido D’Ubaldo, segretario nazionale Odg; Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione Fondazione Con il Sud; Maurizio Mumolo, direttore Forum nazionale Terzo Settore; Roberto Museo, direttore CSVnet; Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale.

A seguire gli interventi di Clara Capponi, responsabile cultura Giornale Radio Sociale; Flavio Natalia, direttore mensile Ciak; Andrea Garibaldi, giornalista del Corriere della Sera; Vittorio Sammarco, responsabile comunicazione Labsus; Pasquale Doria, direttore Mathera Trimestrale di storia e cultura del territorio.

Spazio poi alle esperienze locali con gli interventi di Michele di Gioia, direttore Matera sport film festival; Francesca Petronella, La Città Essenziale; Gianleo Iosca che presenterà il progetto Magna Charta Basilicata per la valorizzazione dei beni culturali attraverso il volontariato; Giuseppe Salluce infine porterà l’esperienza del laboratorio culturale “Salute mentale” Matera.

Nell’ambito del seminario è in programma sabato 16 novembre il presstour dedicato a “Open Playful Space”, progetto co-prodotto dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019 che ha elaborato di una serie di azioni in cui gioco, sport e arti urbane hanno promosso la scoperta e la riqualificazione di beni comuni, rendendoli visibili e accessibili.

Il corso dà diritto a 4 crediti formativi per i giornalisti ed è necessario iscriversi sulla piattaforma S.I.Ge.F. La partecipazione è gratuita.

Sarà possibile seguire il seminario in diretta Facebook sul profilo del Giornale Radio Sociale.

 

Qui la locandina con il programma