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Giovan’Orti


A Lucca, i terreni incolti diventano biologici per creare nuove opportunità di lavoro. Il servizio di Giuseppe Manzo.

 

I “Giovan’Orti” di Lucca: trasformare i terreni incolti in orti biologici e per creare nuove opportunità di lavoro nell’area di Capannori. L’iniziativa per il recupero di terre e lavoro è promossa da Cooperativa Odissea, Caritas Lucca, Legambiente Capannori e Piana lucchese, Cooperativa Calafata, azienda agricola Carraia e azienda agricola Orto bio. “L’obiettivo è contrastare l’incolto agricolo, i terreni non coltivati nel nostro territorio, ma anche ‘l’incolto’ sociale, ovvero le risorse umane come, ad esempio, i giovani che non studiano e che non lavorano, i disoccupati di lunga durata, i disabili ed i richiedenti asilo – spiega Valerio Bonetti, responsabile della cooperativa Odissea”. I prodotti agricoli saranno destinati all’auto-consumo, distribuiti a scopo benefico alle famiglie in condizioni di povertà, mentre le eccedenze saranno destinate alla vendita diretta attraverso gruppi di acquisto con una pressoché totale eliminazione di sprechi.

ReI, si allarga la platea dei beneficiari


Dal primo luglio lo strumento di contrasto alla povertà è accessibile a tutti i nuclei con Isee inferiore ai 6.000 euro. Coinvolte 2,5 milioni di persone. Per ottenere il sussidio non è più necessario che in famiglia ci sia un minore, una persona con disabilità, una donna in stato di gravidanza o un disoccupato over 55.

Due ruote, zero tutele


Giornata di mobilitazione nazionale, con presidio a Roma, dei riders. I ciclo-fattorini che consegnano cibo a casa chiedono una legge nazionale, sulla scorta della Carta dei diritti, che riconosca salario, welfare e sicurezza.

Tavoli solidali


In Italia sono oltre un milione i migranti, gli stranieri e le comunità rom che hanno ricevuto aiuti alimentari sotto forma di pacchi dono o accesso alle mense dei poveri durante l’anno. È quanto emerge da una analisi di Ue.Coop.

Altro che ripresa


Le persone che vivono in povertà assoluta in Italia hanno sfondato quota 5 milioni. È il valore più alto registrato dall’Istat dall’inizio delle serie storiche, nel 2005. Secondo l’Istituto di statistica a soffrire di più il Mezzogiorno, ma anche nelle metropoli del Nord l’indigenza diventa strutturale.

Segno meno


Per quest’anno le cooperative sociali prevedono una riduzione degli investimenti. Tra chi continuerà a portare risorse al non profit, poco più della metà degli intervistati, la principale fonte di copertura è l’autofinanziamento, seguita dai finanziamenti bancari. È quanto emerge dalla VII edizione dell’Osservatorio Ubi Banca su “Finanza e Terzo settore”.

A casa nostra


Continua a calare il numero complessivo di colf, badanti e baby sitter assunte con regolare contratto di lavoro. Allarme delle associazioni di categoria: un dato negativo che preoccupa ancora di più se letto congiuntamente a quello che descrive il numero dei lavoratori irregolari presenti in Italia.

Gli schiavi della terra


In un nuovo rapporto, Oxfam mette in luce l’ingiusta distribuzione dei proventi delle vendite dei prodotti alimentari. Secondo l’organizzazione umanitaria, la metà va ai rivenditori, ai piccoli coltivatori e ai braccianti vanno quote minime, inferiori al 5 per cento. Ecco perché la maggior parte dei lavoratori agricoli in Italia è pagato pochissimo e spesso opera e vive in condizioni di grave sfruttamento, ai limiti della sopravvivenza.

A tasche vuote


A Palermo continua lo stato di agitazione dei dipendenti dell’Ipab di Palagonia, l’Istituto pubblico di assistenza. I lavoratori sono senza stipendio da venti mesi e nonostante ciò continuano ad accudire gli anziani ospitati dalla struttura.

Alto impatto sociale


Una ricerca dimostra i risultati positivi dell’emporio solidale per il territorio. Il servizio è di Giuseppe Manzo. (sonoro)

Una ricerca universitaria sull’emporio Portobello di Modena ha calcolato l’impatto sociale della struttura. Ne emerge anzitutto che Portobello rappresenta un rilevante aiuto per le famiglie in difficoltà socio-economica. Incrociando i dati amministrativi e i risultati delle interviste, si evidenzia che l’emporio copre mediamente il 40% delle spese per consumi familiari dei suoi utenti, determina un aumento complessivo del potere d’acquisto pari a circa 800 euro nei sei mesi di accesso e permette al 50 per cento delle famiglie beneficiarie di pagare le bollette arretrate. L’emporio sostiene inoltre la ricerca del lavoro, genera una più adeguata gestione del bilancio familiare, aumenta l’inclusione sociale e incoraggia all’attività di volontariato, migliorando lo stato d’animo di chi vi accede. Infine, Portobello incentiva all’acquisto di alimenti salutari e all’adozione di uno stile di vita più sano, e riduce lo spreco alimentare.