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Umanità sott’acqua


La Marina mercantile spagnola ha impedito alla nave della ong Open Arms di lasciare il porto di Barcellona per soccorrere i migranti a largo della Libia. Si tratta di una misura di sicurezza in conseguenza alle politiche di Italia e Malta che impediscono di attraccare nel primo porto sicuro, costringendo le imbarcazioni a coprire distanze enormi con molte persone a bordo.

Diritti sbarrati


Il carcere di Guantamo continua ad essere un luogo di torture e violenza. Il servizio di Fabio Piccolino. (sonoro)

“Una macchia indelebile nella storia dei diritti umani degli Stati Uniti”: è il giudizio di Amnesty International sulla prigione militare di Guantanamo, a diciassette anni dalla sua apertura. La struttura detentiva è ancora funzionante e continua ad essere luogo di violazioni dei diritti, dopo il tentativo di chiusura della presidenza Obama e il successivo passo indietro dell’amministrazione Trump. Attualmente i detenuti del carcere sono 40, tutti di religione musulmana: molti di loro hanno subito torture nel corso degli anni. Tra tutti spicca il caso del cittadino yemenita Toffiq Al-Bihani, che avrebbe dovuto essere rilasciato già nel 2010 e che è imprigionato senza che nessuna accusa sia stata formalizzata e dopo essere stato privato di un giusto processo per oltre un decennio.

Muro disumano


Nel mese di novembre sono state fermate 25mila famiglie alla frontiera sud degli Stati Uniti. Gli arresti fanno parte della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump per disincentivare l’immigrazione illegale. I centri di detenzione però non sono attrezzati ad ospitare donne e minori: lo scorso mese sono morti due bambini guatemaltechi di sette e otto anni.

L’Europa rilascia gli ostaggi


Così su Twitter gli equipaggi di Sea Watch e Sea Eye hanno commentato l’accordo raggiunto da Bruxelles per porre fine alla vergognosa odissea dei 49 migranti, da 19 giorni costretti a bordo delle navi umanitarie e fatti finalmente sbarcare a Malta. Le persone saranno redistribuite in otto paesi dellÕUnione, tra cui l’Italia.

Il miraggio dell’uguaglianza


Secondo il nuovo rapporto sul Global gender gap, lo studio che analizza il divario di genere in quattro aree fondamentali: economia, politica, salute e formazione. Nell’ultimo anno l’Italia è risalita dall’82° al 70° posto. Un miglioramento impercettibile che in Europa ci vede davanti solo a Grecia, Malta e Cipro. Nel mondo fanno meglio di noi Nicaragua, Namibia e Honduras.

Mano pesante


I popoli indigeni del Brasile sono in allarme dopo l’insediamento del presidente Jair Bolsonaro che, come primo atto, ha trasferito la competenza sul processo di restituzione delle terre ai nativi al ministero dell’Agricoltura. La misura favorisce la lobby dei proprietari terrieri e mette un freno ai risarcimenti che spettano agli indios per gli abusi subiti.

In alto mare


Ancora nessun porto aperto per la nave Sea Watch con a bordo 49 persone. Il servizio di Fabio Piccolino.

Nel weekend appena trascorso il servizio di soccorso marittimo spagnolo ha salvato 549 migranti che cercavano di attraversare il Mediterraneo. E mentre la nave Sea Watch con a bordo 49 persone è ancora in attesa dell’assegnazione di un porto sicuro, si moltiplicano gli appelli affinché si trovi una soluzione dopo giorni di polemiche e nulla di fatto. Secondo la Comunità di Sant’Egidio “mettere in sicurezza i profughi a bordo della nave è un doveroso gesto di umanità da realizzare subito. Non intervenire significherebbe offrire un’immagine dell’Unione Europea incoerente con i suoi valori fondativi, con la sua storia e la sua tradizione”. Nei giorni scorsi Amnesty Italia aveva parlato di ” gioco cinico sulla vita di esseri umani che diventa ogni giorno più drammatico”.

La mano del boia


Da quando è stata eliminata la moratoria sulla pena di morte in Pakistan nel 2014, sono state effettuate 500 esecuzioni. Secondo la ong Justice Project Pakistan (JPP), il paese ha il numero di detenuti condannati alla pena capitale fra i più alti del mondo a causa dei reati per cui è prevista, come la blasfemia, il sequestro di persona e il traffico di droga.

Verso la libertà


Amnesty International ha sollecitato le autorità egiziane a dare immediatamente seguito alla decisione di un tribunale del Cairo che ha disposto la fine della detenzione preventiva di Amal Fathy, accusata di terrorismo. La donna dovrà presentarsi diverse volte in una stazione di polizia, in attesa della nuova udienza prevista il 26 dicembre.