È il cricket raccontato da Simone Gambino, nel suo nuovo libro, in cui ricostruisce la storia di questa disciplina in Italia. Il servizio di Elena Fiorani.
“Gli anni clandestini” racconta l’avventura del cricket nel nostro Paese come un romanzo. E infatti è una storia familiare, una sorta di autobiografia, quella scritta da Simone Gambino per farci vivere gli anni pionieristici di questo sport in Italia, prima del riconoscimento ufficiale, quando i suoi praticanti non erano per nulla conosciuti, ma anche ostacolati nell’attività, tra campi improvvisati e giocatori che dovevano essere contemporaneamente tecnici, dirigenti e autisti. Il libro ripercorre gli anni eroici di uno sport praticato da pochissimi, in particolare elites intellettuali ed economiche.
E invece, per raggiungere una significativa diffusione in Italia, il cricket ha dovuto fin dall’inizio includere lavoratori stranieri dai mestieri più disparati. Un vero e proprio ribaltamento sociologico che ha portato questo sport da essere un passatempo per classi agiate ad uno strumento di integrazione per gli immigrati provenienti da paesi come India, Pakistan o Sri Lanka.
Nel segno di Madiba
Nell’anniversario della liberazione di Nelson Mandela, nel Museo Franchi di Firenze è stata inserita una frase del leader sudafricano: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che loro capiscono’. Altre parti del suo discorso verranno aggiunte ogni anno in questa ricorrenza.
Refugee Teams
E’ il programma educativo per giovani stranieri promosso dalla Figc con ministero dell’Interno, Anci, Ufficio Centrale Siproimi. Crescita culturale, didattica e comportamentale, sono i presupposti alla base del percorso, cinque le tematiche: alimentazione, alfabetizzazione, educazione civica, corretto stile di vita e regole del gioco.
Crescita culturale, didattica e comportamentale, sono i presupposti alla base del nuovo programma educativo rivolto ai minori stranieri coinvolti in Refugee Teams, l’iniziativa sociale sviluppata dal Settore Giovanile e Scolastico della Figc in collaborazione con il ministero dell’Interno, l’Anci, l’Ufficio Centrale Siproimi e con il supporto di Eni e Puma. Dopo il Corso di Formazione in Sport e Integrazione dedicato agli operatori dei centri Siproimi, partito lo scorso 14 gennaio, da oggi, tutti i ragazzi partecipanti avranno la possibilità di accedere all’applicativo digitale realizzato prettamente per loro e dare il via al proprio percorso ludico-educativo.
Il programma, lanciato in occasione della settima edizione del progetto, si colloca all’interno delle attività formative sviluppate in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che rappresentano la grande innovazione per il 2021, affronterà cinque tematiche specifiche: alimentazione, alfabetizzazione, educazione civica, corretto stile di vita e regole del gioco. Per ogni argomento saranno previsti quattro moduli formativi, contestualizzati nel mondo del calcio, che consentiranno agli iscritti di progredire nel percorso previsto. Nel dettaglio, i ragazzi, attraverso la piattaforma web dedicata a Rete Social Football, potranno creare il proprio profilo avatar digitale con la possibilità di personalizzarlo secondo una logica progressiva in base all’avanzamento del cammino educativo (Tutorial).
Il programma si prefigge l’obiettivo di fornire contenuti necessari e funzionali alla crescita e all’educazione dei ragazzi coinvolti, utilizzando uno strumento di e-learning innovativo e, soprattutto, fruibile ed efficace per i destinatari.
di Pierluigi Lantieri
Jump the gap
È il progetto di ricerca e formazione volto al superamento del divario di genere in ambito sportivo. Per partecipare basta compilare un questionario: i dati raccolti verranno utilizzati per promuovere nuove politiche tese ad abbattere le barriere che ostacolano la partecipazione femminile.
AiCS è promotore del progetto di ricerca e formazione “Jump the gap” volto al superamento del gender gap in ambito sportivo. Il progetto è condotto in collaborazione con l’Università di Padova e parte da oggi la ricerca scientifica al quale ogni uomo e ogni donna possono dare il
proprio contributo.
Il progetto ha infatti l’obiettivo di indagare come la comunità configura le giovani donne e le donne adulte che svolgono attività fisica e le barriere che questa popolazione incontra nella pratica sportiva di base. I dati raccolti dal suddetto questionario verranno analizzati tramite un software di analisi testuale e forniranno una fotografia rispetto alla descrizione della configurazione di “donna che pratica sport” all’interno della comunità.
LINK AL QUESTIONARIO: https://websurvey.unipd.it/survey/index.php/439197?lang=it
Insieme per crescere
Il Comune di Maranello ha stilato la “Carta educativa per i giovani e lo sport” per promuovere una rinnovata attenzione a pratiche che mettano al centro la persona e non il risultato. Il documento valorizza le attività che creano amicizia e inclusione sociale, educando all’autonomia e alla responsabilità.
Il progetto “Carta Educativa per i Giovani e lo Sport” è un percorso coordinato dal servizio Politiche Giovanili insieme ai servizi Istruzione e Sport del Comune di Maranello, in collaborazione con il Centro di Ricerca Criminologica sul Disagio Giovanile del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.
La Carta è il frutto di un intenso confronto tra Amministrazione comunale, Istituzioni e Associazioni impegnate a vario titolo nel mondo dello sport.
Il tavolo di lavoro promosso dall’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Maranello, infatti, ha coinvolto attivamente le diverse realtà sportive cittadine, il mondo della scuola e i comitati dei genitori.
Il progetto si è dunque sviluppato attraverso una serie di incontri sul significato e sul valore della pratica sportiva con responsabili e rappresentanti dello sport cittadino, della scuola e dei genitori, a cui è seguita una fase di carattere empirico, consistita nella somministrazione di questionari a un campione di circa 180 studenti di quattro classi di seconda elementare e di quattro classi di prima media di Maranello.
I questionari sono stati compilati nelle classi con il supporto di un gruppo di ricercatori del Centro di Ricerca Criminologica sul Disagio Giovanile del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Obiettivo della ricerca era rilevare i bisogni e le aspettative di bambini e ragazzi per consentire l’elaborazione di una Carta Educativa per i Giovani e lo Sport aderente alle effettive caratteristiche del territorio, e come tale rispondente alle reali esigenze di crescita dei giovani che si rivolgono alla pratica sportiva in questo contesto.
I dati ricavati dalla ricerca empirica sono stati restituiti con momenti di incontro ai genitori ed i rappresentanti del mondo dello sport, per condividere con loro i risultati della ricerca, raccogliere i loro punti di vista e la loro esperienza e pervenire alla elaborazione di una Carta realmente adatta a favorire un processo di crescita armoniosa dei giovani nel mondo dello sport.
Perché una Carta Educativa per i Giovani e lo Sport?
Il percorso di riflessione avviato con il progetto della Carta Educativa per i Giovani e lo Sport è sfociato nella redazione di indicazioni per la costruzione di un percorso educativo nella pratica sportiva, un insieme di princìpi che liberamente – e responsabilmente – vengono condivisi da quanti credono nel valore educativo della pratica sportiva.
Indicazioni che, accanto ai princìpi, impegnano gli adulti, in base al loro ruolo e al grado di responsabilità, a focalizzare i punti critici di una società che sta cambiando e a mettere in pratica scelte educative positive.
Questo documento, dunque, non intende affermare ciò che deve o non deve essere fatto, quanto piuttosto mostrare come sarebbe preferibile e migliore un ambiente nel quale ciascuno imparasse ad agire coerentemente con i valori dello sport. La Carta indica dunque una meta, rappresenta una linea di partenza e non certo un arrivo.
Perché la Carta Educativa sia “viva” e non si riduca a mera enunciazione retorica di princìpi, bisogna – come diceva Pietro Calamandrei a proposito della nostra Carta Costituzionale – “ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità”.
L’applicazione della Carta Educativa per i Giovani e lo Sport prevede quindi l’organizzazione annuale di momenti formativi riferiti sia agli operatori del mondo sportivo, per migliorare la conoscenza sugli aspetti gestionali e relazionali, sia per i genitori.
Gli obiettivi della Carta:
In un cammino percorso in collaborazione con le Associazioni Sportive del Territorio per la realizzazione di politiche giovanili significative nell’ambito sportivo e sociale, di tutela del territorio e della salute, riconoscendoci in un forte messaggio educativo ed etico, ci proponiamo i seguenti obiettivi:
• DIFFONDERE un’idea forte dello sport, dei suoi diritti, delle sue potenzialità e risorse che, anche se riconosciute, troppo spesso non vengono adeguatamente sostenute.
• PROMUOVERE manifestazioni, eventi e concorsi che sappiano esprimere un grande coinvolgimento giovanile e rappresentare momenti di fratellanza e solidarietà, in grado di rivolgersi anche in campo internazionale.
• ATTIVARE ricerche ed approfondimenti sulle tipologie dei giovani praticanti, approfondendo il tema degli abusi, dell’inclusione sociale e dell’alimentazione, promuovendo indagini sul fabbisogno di impiantistica, favorendo anche confronti con altre realtà nazionali ed internazionali.
• SOSTENERE momenti formativi riferiti agli operatori del mondo sportivo per migliorare la conoscenza sugli aspetti gestionali, sull’utilizzo delle energie alternative e stimolare l’attenzione sulla tutela ambientale.
• SENSIBILIZZARE tutto il mondo sportivo sulle necessarie collaborazioni da attivare con il mondo della disabilità, sulla solidarietà e sul ruolo che lo sport recita in favore di una migliore integrazione.
• FAVORIRE la comunicazione con società sportive, tesserati e loro famigliari per un maggiore coinvolgimento di tutti gli attori dello sport giovanile, facendo maturare una sempre maggiore consapevolezza sul reale obiettivo che assieme debbono perseguire.
• VALORIZZARE il lavoro svolto dalle associazioni sportive impegnate nel progetto, sostenendo in particolare le azioni rivolte verso le realtà più deboli e svantaggiate, incentivando le società sportive che dimostrano la coerenza delle proposte, rispetto alla coerenza del Progetto.
Donne in campo
Quest’anno il Super Bowl apre le porte alle donne, in campo e fuori. Il servizio di Elena Fiorani.
Domenica si gioca il Super Bowl numero 55, un’edizione sicuramente speciale a causa della pandemia in corso con le inevitabili restrizioni, ma anche perché per la prima volta ad arbitrare la partita di football più attesa dell’anno, tra Tampa Bay e Kansas City, sarà una donna, Sarah Thomas, che gestirà il più grande spettacolo sportivo d’America.
Thomas, 46 anni, sarà parte del gruppo di otto persone che arbitrerà la sfida, con il ruolo di ‘down marker’, l’ufficiale di campo che si occupa di posizionare con esattezza millimetrica la catena che indica le 10 yard da guadagnare per conquistare un primo down. Un’altra giovane donna si guadagnerà insieme a lei l’attenzione dei milioni di telespettatori collegati, si tratta di Amanda Gorman, la poetessa intervenuta all’insediamento di Joe Biden, che reciterà dei versi inediti prima del calcio d’inizio.
Un altro ring
Dai guanti ai guantoni. E’ la favola di Pamela Malvina, infermiera al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna con la passione per la boxe. 28 anni, originaria del Camerun, è diventata campionessa italiana nei 64 kg dilettanti: “Sul ring come in corsia ci vuole concentrazione e coraggio”, ha raccontato Pamela.
“Quando incontro un paziente che ha bisogno di aiuto mi avvicino, gli parlo e cerco di capire la cura migliore per lui. Quando indosso i guantoni, invece, penso a tutte le mosse da fare per vincere. Sono due aspetti della mia vita che combaciano». Pamela lavora al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna ma continuerà a inseguire il suo sogno più grande allenandosi nell’Associazione sportiva dilettantistica Bolognina Boxe: «A cosa punto in futuro? Scherzando con i miei allenatori parliamo di Las Vegas, del ring dove hanno combattuto le leggende del pugilato. L’Olimpo di questo sport. Sogni a parte, la mia testa è già alla competizione del Guanto d’Oro, un campionato prestigioso per cui punto a dare il massimo».
Il cammino della 28enne verso il ring è iniziato dopo il suo arrivo a Bologna. «Dal Camerun, con la mia famiglia, ci siamo stabiliti a Perugia quando avevo otto anni – spiega l’atleta – a ho preso il treno per venire a studiare a Bologna, volevo diventare infermiera. Mentre frequentavo il tirocinio al centro di accoglienza Beltrame, studiavo i problemi di salute delle persone senza fissa dimora, ho visto che in palestra organizzavano un corso di pugilato. Ci sono andata, da allora non mi sono più fermata. Dopo gli allenamenti, ho iniziato a combattere tra il 2017 e il 2018. Questi mesi di pandemia non sono stati semplici – racconta Pamela – abbiamo sempre cercato di dare il massimo. Per continuare ad allenarmi, ho seguito gli esercizi del mio allenatore da casa. Il pugilato prevede un lavoro costante. Non si può dire, dopo una giornata di lavoro, che si è troppo stanchi per allenarsi. No, si deve fare tutti i giorni con costanza. Serve determinazione dentro e fuori dal ring. Questo è uno sport che invita sempre a migliorarsi, se vuoi ogni giorno puoi fare una cosa nuova. Le persone hanno paura di ricevere un pugno, invece dopo ogni colpo impari a schivare quello successivo e a come reagire».
Uniti per la meta
Nel quartiere Gorla, alla periferia di Milano, alcune realtà sportive di base, come St Ambroeus Football Club e Stella Rossa Rugby, lanciano una campagna per rendere agibile lo storico campo sportivo, da tempo in stato di abbandono ma divenuto riferimento sociale per le comunità della zona.
Partire da un piccolo campo di periferia per guardare al proprio quartiere, alla comunità multietnica di cui si fa parte, alla città di Milano intera. È l’obiettivo ideale della raccolta fondi lanciata poco meno di una settimana fa “Sostieni il centro sportivo di Gorla”: le società sportive di stampo popolare St.Ambroeus Fc, Stella Rossa Rugby, Asd Sport in zona / No League e Asd Gorlese stanno cercando finanziamenti per il mantenimento e la riparazione di una struttura in via Bechi, area nord-orientale del capoluogo lombardo, che hanno preso in gestione da settembre scorso.
Partecipa al crowdfunding, clicca su questo link: gf.me/u/zgrddk Alessandro, Momo e Gabriele sono tre ragazzi che giocano nella No League Social Games, il campionato dei centri di aggregazione giovanile, centri diurni minori e altri servizi educativi presenti nelle periferie milanesi. Una delle sedi della No League è il Centro Sportivo di Gorla, che da anni versa in stato di degrado strutturale. La campagna di crowdfunding ha l’obiettivo di ristrutturare il centro sportivo e permettere a ragazzi come Alessandro, Momo e Gabriele di tornare a giocare in sicurezza nel loro campo da calcio! In che modo verranno utilizzati i proventi del crowdfunding?
• Rifare il tetto della palazzina degli spogliatoi perché piove dentro.
• Rifare l’impianto di riscaldamento della palazzina che ne è priva da
diversi anni.
• Aggiustare i vetri della palazzina di cui l’ottanta per cento erano rotti.
• Rifare l’impianto di illuminazione che è per consumi ed efficienza
energetica inadeguato e insostenibile.
Destinazione mare
Via libera alla ciclabile lungo il fiume Montone che collega Castrocaro a Lido di Dante, tra le province di Forlì e Ravenna. Il tratto di circa 27 chilometri è necessario per le attività di controllo e monitoraggio delle piene, ma potrà essere utilizzato da tutti anche per escursioni a piedi o in due ruote.
Sono partiti i lavori di realizzazione della pista di circa 27 chilometri necessaria per le attività di controllo e monitoraggio nel corso delle piene, ma che potrà essere utilizzata da tutti anche per escursioni a piedi o in due ruote. Il cantiere è curato dalla Regione, attraverso l’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile, nell’ambito della sistemazione degli argini lungo le sponde del fiume.
In particolare, il cantiere aperto riguarda i 12 chilometri di argine che corrono verso monte, dalla via Emilia a Forlì fino a Castrocaro, e altri 15 chilometri a valle fino al confine con il ponte del Vico lughese, in località Prada, tra Forlì e Russi.
#iorestoincampo
Partita la raccolta fondi per costruire una nuova struttura coperta per il tennis in carrozzina a Bregnano, in Lombardia. L’obiettivo è realizzare un Centro in cui invitare atleti e tecnici nazionali ed internazionali per organizzare workshop e diffondere sempre più questa grande opportunità sportiva.
È tutto pronto finalmente: dopo anni di insegnamento sul campo nel mondo del tennis in carrozzina, Renato Gaiotti, responsabile tecnico dal 2000 per la regione Lombardia della Federazione Italiana Sport Disabili (FISD), è felice di lanciare il progetto “#iorestoincampo”. Dopo mesi di lock-down e forzata chiusura dei campi da tennis anche a Bregnano, paese in cui è punto di riferimento di numerosi tennisti, Renato ha aperto ufficialmente venerdì 22 gennaio la raccolta delle risorse necessarie per arrivare alla cifra di 75mila euro per costruire un nuovo campo coperto da tennis con la posa del manto in resina Play-It, la realizzazione dell’impianto di illuminazione, la rete centrale e la postazione dell’arbitro.
“Il mio desiderio è quello di realizzare un Centro Tecnico per il Tennis in Carrozzina – ha affermato il maestro Renato Gaiotti – al fine di promuovere questo sport in Italia diffondendo i benefici di natura psico-fisica a tutti coloro che decidono di intraprendere per la prima volta questa attività sportiva sia a livello dilettantistico e sia professionale”.
Il sogno di Renato non si ferma qui: “Negli anni ho costruito relazioni umane con molti campioni di tennis in carrozzina ed ora il mio obiettivo è anche quello di invitare a Bregnano atleti e tecnici nazionali ed internazionali per organizzare workshop affinché si diffonda sempre più questa grande opportunità sportiva”.
La carrozzina viene solitamente vissuta come una raffigurazione della condizione di disabilità motoria e Gaiotti, attraverso questo progetto di sensibilizzazione, vuole contrastare questo pregiudizio: “Grazie a collaborazioni con istituti scolastici e con amministrazioni locali, in cui facciamo provare ai ragazzi questo sport, vogliamo raccontare i sani valori che caratterizzano il tennis in carrozzina come l’autostima, il senso di autoefficacia, il rispetto delle regole e dei ruoli. Inoltre – ha aggiunto –, attraverso una sana competizione è possibile canalizzare le proprie competenze e capacità per abbattere mentalmente la condizione di isolamento legato alla dimensione di disabilità”.
Sulla piattaforma Eppela (facilmente consultabile sul web) è già quindi possibile donare un contributo per dare forma ai sogni di Renato e ai suoi ragazzi: “Sappiamo perfettamente quanto è difficile questo periodo – ha concluso Renato – e per questo vi chiediamo un piccolo sforzo economico affinchè anche voi possiate contribuire ad offrire a tutti una seconda possibilità per divertirsi sulla propria carrozzina praticando uno degli sport più belli del mondo”.




