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Ecco perchè il decreto sui rave party non è in linea con la Costituzione

di Redazione GRS


 

La voce di Pier Paolo Pasolini. Ieri 2 novembre era l’anniversario della sua morte, quella di un intellettuale che ha saputo leggere i cambiamenti della società italiana mezzo secolo prima.

Oggi parliamo del decreto del nuovo governo che ha voluto una stretta sui cosiddetti rave party illegali. L’accusa partita dalle opposizioni e anche dal mondo della società civile è un riferimento generico ai “raduni di più di 50 persone” in edifici e terreni pericolosi per l’ordine pubblico: il rischio sarebbe quello di estendere il decreto anche a forme di dissenso nelle scuole, nelle università e nelle piazze.

Il ministro dell’Interno Piantedosi reputa “offensivo attribuire la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento”. E che “in ogni caso la conversione dei decreti si fa in Parlamento, non sui social”.

Per capirne di più sotto l’aspetto penale e costituzionale ascoltiamo l’avvocato Elia De Caro, difensore civico di Antigone Onlus.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale

Nel 2022 (ancora in corso) il record dei suicidi nelle carceri italiane

di Redazione GRS


 

I cori delle donne e dei giovani iraniani giunti al 48° giorno di rivolta contro il regime degli Ayatollah.

Nel giorno della commemorazione dei defunti parliamo di carcere. Dall’inizio dell’anno 74 persone si sono tolte la vita all’interno di un istituto di pena. Mai così tante da quando si registra questo dato. Il precedente drammatico primato era del 2009, quando al 31 dicembre si erano suicidate 72 persone. Oggi, a fine anno, mancano ancora due mesi. Lo afferma l’associazione Antigone in una lunga e dettagliata nota.

Oltre al valore in termini assoluti, l’indicatore principale per valutare l’andamento del fenomeno è il cosiddetto tasso di suicidi, ossia la relazione tra il numero dei casi e la media delle persone detenute nel corso dell’anno.

Non essendo ancora terminato il 2022, possiamo oggi calcolare il tasso di suicidi solo tra il mese di gennaio e settembre, ossia a quando risale l’ultimo aggiornamento sulla popolazione detenuta. Con un numero di presenze medie pari a 54.920 detenuti e 65 decessi avvenuti in questi nove mesi, il tasso di suicidi è oggi pari circa a 13 casi ogni 10.000 persone detenute: si tratta del valore più alto mai registrato. In carcere ci si uccide oltre 21 volte in più che nel mondo libero. Quando nel 2009 si suicidarono 72 persone, i detenuti erano circa 7.000 in più.

Un altro dato drammatico è quello dei suicidi nella popolazione detenuta femminile. Finora sono stati cinque. Con un tasso superiore a quello degli uomini, pari a quasi il 22%. Nel 2021 e nel 2020 “solo” due si erano tolte la vita. Nessuna nel 2019. Quasi il 50% dei casi di suicidi sono poi stati commessi da persone di origine straniera. Se circa un terzo della popolazione detenuta è straniera, vediamo quindi come l’incidenza di suicidi è significativamente maggiore tra questi detenuti. Dalle poche informazioni a disposizione – spiega Antigone – sembrerebbe che circa un terzo dei casi di suicidi riguardava persone con una patologia psichiatrica, accertata o presunta, e/o una dipendenza da sostanze, alcol o farmaci. Ascoltiamo il Garante dei detenuti della Campania Samuele Ciambriello

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale

“Noi non paghiamo”: a Napoli la piazza che unisce operai, precari e ambientalisti

di Redazione GRS


 

Il suono del caos e delle grida mentre a Roma alcuni giovanissimi pestano un clochard a Trastevere.

Oggi parliamo delle tensioni sociali dovute alla crisi per la guerra, la pandemia e il caro bollette che stanno producendo un’ulteriore forbice delle disuguaglianze nel Paese. Il prossimo 5 novembre oltre alla manifestazione per la pace a Roma si terrà a Napoli un’altra mobilitazione nazionale al grido di noi non paghiamo questa crisi.

La manifestazione è stata promossa dal collettivo di fabbrica Gkn di Firenze e dal Movimento 7 novembre composto da disoccupati e precari di Napoli. Si uniranno anche il movimento per il diritto alla casa di Roma e i giovani del Fridays for future.

Si tratta di una mobilitazione che da mesi è partita dal basso e ha visto una tappa a Bologna lo scorso 22 ottobre mentre nelle piazze in queste settimane venivano bruciate le bollette dell’energia che stanno affogando le condizioni delle imprese, delle famiglie e soprattutto delle fasce più deboli. Ascoltiamo i portavoce del Movimento 7 novembre e del Collettivo Gkn.

Ascolta Ad Alta Velocità, rubrica quotidiana a cura di Giuseppe Manzo – giornale radio sociale