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Medio Oriente, il Terzo Settore chiede cessate il fuoco immediato

di Redazione GRS


Pace necessaria – Il Forum Nazionale del Terzo Settore esprime profonda preoccupazione per la situazione in Medio Oriente dopo gli attacchi all’Iran di Stati Uniti e Israele. “Ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco – ha detto il portavoce Giancarlo Moretti – promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali”.

“Stiamo assistendo già da tempo – prosegue – alla demolizione di pezzi del diritto internazionale, e ogni volta diventa più sfacciata e arrogante. Intanto, mentre civili muoiono sotto le bombe e l’emergenza umanitaria si allarga, in primo piano rimangono le folli dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con la ricerca della stabilità e dell’equilibrio internazionale. In questo drammatico scenario, siamo vicini alle migliaia di vittime sia della dittatura iraniana che della guerra scatenata in questi giorni e ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco e promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali, e un’iniziativa diplomatica insieme agli altri partner europei”.

“Nei giorni scorsi, l’Assemblea dei soci del Forum Terzo Settore a Roma ha affrontato anche questo tema e sono stati numerosi gli interventi che hanno sottolineato l’urgenza di far cessare la catastrofe in corso e di rimettere al centro dei rapporti tra gli Stati il rispetto del diritto, i canali diplomatici, la ricerca della pace. Per il Terzo settore, la pace, la solidarietà tra popoli e la giustizia sociale sono principi alla base di ogni sua azione. Ci uniamo alle parole di ieri di Papa Leone XIV nel chiedere uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli, non il fragore delle bombe” conclude Moretti.

Export di armi italiane +157% in cinque anni: ora siamo sesti al mondo

di Redazione GRS


Di male in peggio – Le esportazioni di armi dall’Italia sono aumentate del 157% negli ultimi cinque anni: lo dicono i dati pubblicati dal Sipri che indicano come il nostro Paese sia passato dal decimo al sesto posto nella classifica globale. Il primo Paese destinatario delle forniture è l’Ucraina, seguito da India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.

L’incremento ha come riferimenti i periodi 2016-2020 e 2021-2025. Secondo il Sipri, che ha sede in Svezia, circa il 59 per cento delle esportazioni italiane è andata in Medio Oriente. Attorno al 13 per cento invece la quota delle vendite ad altri Paesi europei. A guidare la classifica dei maggiori esportatori di armi sono gli Stati Uniti. Seguono Francia, Russia, Germania e Cina. Il primo Paese destinatario delle forniture è invece l’Ucraina. Dopo in graduatoria ci sono India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.

Clima, Bari prima in Italia per qualità meteo: divario tra costa e aree interne

di Redazione GRS


Indice del clima – Le città italiane alla prova dei cambiamenti climatici. Il servizio di Anna Monterubbianesi.

Per il terzo anno consecutivo Bari conquista il primo posto nell’Indice del clima elaborato da Il Sole 24 Ore, che analizza le condizioni meteo nelle città italiane negli ultimi dieci anni. La classifica misura 15 parametri, tra cui temperature, piogge, umidità, venti e ondate di calore. Dietro Bari, soprattutto città della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani, Pescara e Ancona. In fondo alla graduatoria Carbonia, Terni, Belluno e Caserta, penalizzate da caldo estremo, umidità o scarse ore di sole. Tra gli ultimi 30 piazzamenti si incontrano per lo più città del Nord (in particolare in Pianura padana). L’indagine conferma l’aumento degli eventi climatici estremi e il divario tra città costiere e aree interne.

Beni confiscati, 100mila firme per destinarli al riuso sociale

di Redazione GRS


100 mila firme – Sono quelle raccolte da Libera per la campagna “Diamo linfa al bene” che chiede che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. La raccolta proseguirà anche nei prossimi mesi.

In oltre 180 piazze nel weekend volontari della rete di Libera hanno organizzato banchetti per rilanciare la campagna “Diamo linfa al bene” dove è stato chiesto ai cittadini di firmare una cartoline con una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. “Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo unico di giustizia (Fug) – si legge nel testo della petizione –. Chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali possa essere reinvestita per cambiare volto ai beni confiscati e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del Fug perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro. Basta poco per far rifiorire il bene. Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato”.
“Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Da allora più di 1300 esperienze di riuso sociale raccontano un Paese che ha saputo reagire, trasformando luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione”, ha commentato Francesca Rispoli, copresidente di Libera, secondo cui “le 100mila firme sono un primo risultato, una azione concreta che parte dal basso, per dare linfa a tutte quelle esperienze di rigenerazione che insieme abbiamo fatto partire e rilanciare le pratiche di riuso sociale dei beni attraverso la destinazione di risorse pubbliche che incentivano lo spirito della 109/96”. “Questo – ha proseguito – sarebbe possibile e sostenibile utilizzando una piccola quota delle risorse del Fondo unico di giustizia istituito per centralizzare e gestire le risorse finanziarie recuperate dallo Stato attraverso sequestri, confische (penali, amministrative o di prevenzione). Se anche solo una piccola parte di queste risorse venisse messa al servizio delle realtà che gestiscono beni confiscati, in maniera continuativa e stabile, si potrebbero sostenere esperienze di inclusione e coesione in tutta Italia, facendo veramente cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerando i territori con un segnale forte contro mafie e corruzione”.
La raccolta delle firme proseguirà nei prossimi mesi, con il prossimo appuntamento nelle piazze in occasione del 21 marzo, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno vedrà come piazza principale Torino e simultaneamente, in centinaia di luoghi d’Italia dove la Giornata della memoria e dell’impegno verrà vissuta attraverso la lettura dei nomi delle oltre 1100 vittime innocenti delle mafie. È possibile firmare le cartoline online sul sito web di Libera e fisicamente nelle varie iniziative che saranno promosse nelle piazze in tutta Italia e nelle sedi territoriali di Libera.

Unicef porta a Roma la mostra “Giovani d’oggi” su identità e inclusione

di Redazione GRS


Arte inclusiva – Sabato 21 marzo a Roma la mostra “Giovani d’oggi”, promossa da UNICEF. Il servizio di Patrizia Cupo.

Al Mercato centrale Roma della stazione Termini, Unicef porta Giovani d’oggi, esposizione che raccoglie le opere di quindici giovani rifugiati e migranti che, attraverso arte e narrazione, raccontano discriminazioni, identità e inclusione. L’iniziativa conclude il percorso creativo della OPS! Academy, progetto educativo che coinvolge adolescenti e giovani, in particolare migranti e minori stranieri non accompagnati. Il progetto è realizzato con il contributo dell’Istituto Europeo di Design e della Scuola Holden. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 21 al 27 marzo.

Sport e genere: una donna su due teme le strutture sportive

di Redazione GRS


Paura di fare sport – ActionAid ha presentato i nuovi dati della ricerca “Perché non accada” che analizza la presenza di stereotipi e discriminazioni di genere nell’ambito sportivo. Una donna su due ha avuto paura a frequentare strutture sportive, il 31% delle persone ritiene esistano discipline “più adatte” agli uomini o alle donne portando una persona su 5 a rinunciare a praticare uno sport associato all’altro genere.

Secondo lo studio, una donna su due dichiara di aver avuto paura a frequentare strutture sportive e una su tre non frequenta palestre o centri (contro il 24,6% degli uomini). Il divario aumenta negli stadi e nei palazzetti: il 43,9% degli uomini si dichiara sempre a proprio agio, rispetto al 28,1% delle donne. Il 46,8% delle donne non frequenta affatto questi spazi, percentuale che sale al 53% tra le donne non eterosessuali.

Sussistono barriere culturali: il 31% delle persone ritiene esistano discipline “più adatte” agli uomini o alle donne (convinzione radicata in un uomo su tre e in una donna su quattro). Tali percezioni hanno portato una persona su cinque a rinunciare almeno una volta a praticare uno sport associato all’altro genere. Il 27,7% degli italiani considera lo sport maschile più prestigioso; un dato che trova riscontro anche nelle generazioni più giovani (42,9% nella Gen Z e 39,3% tra i Millennials). Il rapporto quantifica l’impatto economico e culturale di queste dinamiche in 67 miliardi di euro l’anno, pari al 3,1% del Pil italiano.

Katia Scannavini, Co-segretaria Generale di ActionAid Italia, ha commentato i risultati sottolineando come lo sport sia segnato da «paura e insicurezza da parte delle donne, autoesclusione e svalutazione delle discipline femminili». Scannavini ha aggiunto che gli organi di governo sportivo devono adottare risorse per contrastare la violenza maschile e che lo sport deve essere incluso nella «prevenzione primaria dei Piani antiviolenza».

La mostra Mupa sarà ospitata alla Fabbrica del Vapore dal 7 al 21 marzo (chiusura lunedì 9 marzo per lo sciopero nazionale di Non Una di Meno). L’esposizione comprende 27 opere, tra cui cimeli e installazioni interattive. L’apertura al pubblico è fissata per il 7 marzo alle ore 18.00 con un reading dell’attrice Giulia Maino e la partecipazione della cantante Rachele Bastreghi. Il programma prevede attività gratuite in collaborazione con centri antiviolenza.

Il valore della partecipazione sportiva nella prevenzione
I recenti dati che evidenziano una diffusa percezione di insicurezza e disagio nelle donne che frequentano strutture sportive pongono una questione rilevante per la salute pubblica. La medicina interna considera l’attività fisica non solo un passatempo, ma un vero e proprio strumento terapeutico e preventivo. Quando una quota significativa della popolazione riduce o abbandona la pratica motoria a causa di barriere ambientali o psicologiche, si verifica un impatto diretto sul profilo di rischio sanitario generale.

Conseguenze cliniche dell’inattività fisica
Dal punto di vista fisiologico, la rinuncia allo sport per timore o percezione di inadeguatezza contribuisce all’incremento della sedentarietà, un fattore di rischio primario per numerose patologie. La mancanza di esercizio regolare è strettamente correlata all’aumento delle malattie cardiovascolari, alle alterazioni del metabolismo glucidico e all’obesità. Nelle donne, in particolare, l’attività fisica costante svolge un ruolo cruciale nella prevenzione dell’osteoporosi e nel supporto al sistema endocrino durante le diverse fasi della vita.

Miti biologici e realtà dell’allenamento
Il dibattito sulla presunta esistenza di sport più adatti a un genere rispetto a un altro non trova alcun riscontro nel consenso clinico moderno. Sebbene esistano differenze biometriche e ormonali medie tra i sessi, i benefici sistemici dello sport sono universali. L’allenamento della forza, spesso erroneamente considerato più maschile, è fondamentale per la salute delle ossa e per il mantenimento della massa magra nella donna. Al contrario, limitare le scelte sportive basandosi su stereotipi culturali priva le persone di stimoli fisici necessari per una salute completa.

Sicurezza ambientale come fattore di benessere
La percezione di insicurezza negli spazi pubblici, inclusi palazzetti e stadi, agisce come un determinante sociale della salute. Il sentirsi a disagio o minacciati innesca risposte neuroendocrine legate allo stress, come l’aumento dei livelli di cortisolo, che possono influenzare negativamente il benessere psicofisico a lungo termine. Un ambiente sportivo che garantisce sicurezza e inclusività non risponde solo a un’esigenza di equità, ma agisce come un presidio di medicina preventiva, facilitando l’adesione costante a stili di vita sani.

Sport come strumento di salute pubblica
Integrare la prevenzione della violenza e il superamento degli stereotipi all’interno della gestione delle strutture sportive è un passo necessario per la tutela della salute collettiva. Quando il contesto sociale scoraggia la partecipazione, la medicina perde uno dei suoi alleati più potenti: l’esercizio fisico come prevenzione primaria. Promuovere spazi sicuri significa abbattere quegli ostacoli invisibili che impediscono il raggiungimento degli obiettivi di salute minimi raccomandati per la popolazione femminile, migliorando la qualità della vita dell’intera comunità.