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Sviluppo sostenibile, Asvis: Italia in ritardo sugli obiettivi

di Redazione GRS


Agenda per la prossima legislatura – Secondo il Rapporto Asvis, l’Italia è in ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono necessari interventi e riforme per affrontare le emergenze del Paese.

Ascoltiamo la presidente Asvis Marcella Mallen.

Un’agenda serrata di interventi e riforme da attuare subito e nella prossima legislatura per affrontare le emergenze del Paese, cogliere le opportunità e creare un’Italia più equa, resiliente e sostenibile da tutti i punti di vista. È quanto propone l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) nel suo undicesimo Rapporto, dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato oggi a Roma nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.

Il Rapporto fotografa un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR. Per la prima volta vengono anche presentati i risultati dell’analisi di 45 Target qualitativi, dalla quale emerge come in oltre la metà dei casi, soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente.

A livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria ‘regressione insostenibile’, che incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi – sottolinea Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS – ma si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura elaborato dai suoi oltre 300 aderenti, con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.

Dietro i numeri presentati nel Rapporto ci sono le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale.

Rispetto al 2010 l’Italia ha registrato vari peggioramenti e progressi complessivamente modesti: infatti, si trova oggi in condizioni peggiori di 15 anni fa per cinque Obiettivi (sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide) e sostanzialmente invariate per altri cinque (sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, partnership per gli obiettivi). Miglioramenti limitati si rilevano in cinque casi (istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, imprese e innovazione) e più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.

“Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030 – dichiara Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”.

Spesa militare mondiale da record: 2.900 miliardi nel 2025

di Redazione GRS


Quale sicurezza – Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari. Lo dicono i dati del Sipri, secondo cui il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo è in aumento, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari.

Si allarga il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari. È quanto emerge da un nuovo rapporto dello Stockholm international peace research institute (Sipri). Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale, mentre gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) diminuiscono dal 2024, secondo i dati dell’Ocse. I tagli hanno colpito soprattutto le risorse destinate alle infrastrutture economiche e alla sanità. Secondo le stime del Sipri, nel 2028 il fabbisogno di aiuti potrebbe raggiungere 326 miliardi di dollari, con un deficit di finanziamento di 179 miliardi, superiore al totale degli aiuti attesi nello stesso anno. “Siamo nel mezzo di una riduzione prolungata di aiuti umanitari e allo sviluppo essenziali, proprio mentre i bisogni crescono”, osserva Nan Tian, direttore del programma del Sipri sulle spese militari e la produzione di armamenti. Il rapporto analizza anche le politiche di Germania e Regno Unito, dove i tagli agli aiuti sono stati giustificati con la necessità di finanziare il riarmo. Per i ricercatori, tuttavia, la sicurezza non può essere garantita dalle sole capacità militari: la cooperazione allo sviluppo contribuisce ad affrontare le cause profonde dell’insicurezza e deve essere considerata complementare, non alternativa, alla spesa per la difesa.

Curarsi lontano da casa: CasAmica lancia un progetto di accoglienza

di Redazione GRS


Migrazione sanitaria – A Segrate, nel milanese, CasAmica lancia un nuovo progetto di accoglienza per chi deve curarsi lontano da casa. Ascoltiamo il servizio di Anna Monterubbianesi.

Quasi 100mila pazienti ogni anno arrivano da altre regioni per curarsi negli ospedali lombardi. Ma alla migrazione sanitaria si accompagna anche quella delle famiglie, che devono affrontare spese per viaggi, alloggi e giornate di lavoro perse. Secondo le stime ALTEMS-Università Cattolica, per chi assiste pazienti con malattie rare la spesa per l’alloggio può raggiungere i 134 euro a notte. Per rispondere a questi bisogni, CasAmica presenta Progetto 3.000: a Segrate, accanto all’ospedale San Raffaele, nascerà una nuova casa di accoglienza con 75 posti letto, un ambulatorio e uno spazio riabilitativo. L’apertura è prevista entro il 2027. Un modello di integrazione tra ospedali, istituzioni e Terzo settore.

Caregiver, Carer ETS: il nodo dei diritti tra lavoro e assistenza

di Redazione GRS


Non basta – Carer ETS critica il Disegno di legge sui caregiver approvato alla Camera. Secondo l’associazione c’è bisogno di una legge realmente inclusiva, che consenta alle persone di poter continuare a lavorare senza essere costretti a scegliere tra occupazione e assistenza, che offra servizi di sollievo e supporto psicologico, e adeguate tutele previdenziali.

Rivolgiamo ai Senatori un appello di responsabilità civile e sociale. Il presente e il futuro del nostro Paese richiederanno una crescente capacità di cura, a fronte
dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle condizioni di non autosufficienza.
Come ricordava Rosalynn Carter, “ci sono solo quattro tipi di persone nel mondo: coloro che sono stati caregiver, coloro che sono caregiver, coloro che saranno caregiver e coloro che avranno bisogno di un caregiver”. Non si tratta di destinare un beneficio a pochi, ma di costruire politiche strutturali capaci di rispondere ai bisogni dell’assistenza di lungo periodo e di consentire ai caregiver di conciliare la propria vita, il proprio lavoro e la cura delle persone amate.
Oggi il Paese è chiamato a scegliere se continuare a dare per scontato il loro sacrificio o iniziare finalmente a riconoscerne il valore, sostenendoli concretamente, alleggerendo il loro carico assistenziale e offrendo loro reali opportunità di vita, in coerenza con i principi di solidarietà, uguaglianza e dignità sanciti dalla Costituzione italiana.

“Io, casalese che non sono altro”: una storia di resistenza e riscatto

di Redazione GRS


Storia di resistenza e di riscatto – Domani a Quarto, in provincia di Napoli, la presentazione del libro “Io, casalese che non sono altro” di Renato Franco Natale, ex sindaco di Casal di Principe, edito da Rubbettino. L’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto “Officina della Legalità”.

Continuano gli appuntamenti dedicati alla cultura, alla memoria e all’impegno civile nell’ambito del progetto “Officina della Legalità”. Giovedì 29 ottobre, alle ore 10, negli spazi di Casa Mehari a Quarto, si terrà la presentazione del volume “Io, casalese che non sono altro. Storia di resistenza e di riscatto” (Rubbettino Editore) di Renato Franco Natale, ex sindaco di Casal di Principe. L’incontro vedrà l’autore dialogare con Sonia Gervasio.
Il libro – che si avvale della prefazione di Raffaele Sardo e di uno scritto di Isaia Sales – ripercorre una testimonianza di impegno civile, raccontando la storia di chi ha scelto di non piegarsi alla criminalità organizzata e di lottare quotidianamente per la dignità, il riscatto e la rinascita della propria comunità. L’iniziativa rappresenta un’occasione di approfondimento per il territorio, rafforzando il valore dei beni confiscati come presidi attivi di cittadinanza e cultura. Renato Natale, medico e sindaco, ha raccontato nel libro una vita segnata dalla resistenza civile alla camorra, dentro e fuori le istituzioni.

Tesserati, la Figc perde il primato: sorpasso di tennis e padel

di Redazione GRS


Il sorpasso – Per la prima volta la Figc non è più la Federazione con il maggior numero di tesserati, ma è stata superata da tennis e padel. Si è ampliata l’intera filiera del movimento, dai circoli alle scuole, fino a tecnici e ufficiali di gara.

A suo modo è una svolta epocale. Per la prima volta la Federazione italiana giuoco calcio non è più quella con il maggior numero di tesserati, ma è stata superata dalla Federazione italiana tennis e padel.

Lo storico sorpasso è avvenuto nel 2024, l’anno più recente su cui si è concentrato il Coni con il periodico report «Monitoraggio Coni-Fns-Dsa» – che Il Sole 24 ore ha visionato in anteprima -, in pratica il censimento delle associazioni affiliate e dei soggetti aderenti alle 48 Federazioni sportive , alle 15 Discipline associate e ai 14 Enti di promozione sportiva.

In un quadro generale estremamente positivo per l’Italia, in cui per il terzo anno consecutivo il volume dei tesserati cresce e ha raggiunto il record storico di 6.069.891 (+7,7% tra il 2023 e il 2024), la Federazione italiana tennis e padel è arrivata ad annoverarne 1.162.477 , il 20,2% del totale delle iscrizioni federali, contro 1.123.054 di atleti tesserati dalla Federcalcio (19,5%), mentre restano distanziati volley (359.797), basket (320.769) e atletica leggera (292.599).

Il distacco certificato dal Coni tra le prime due Federazioni è limitato a circa 40mila unità ma nel 2025 la Fitp è ulteriormente salita a 1.254.153 tesserati.

Il valore simbolico del sorpasso è enorme: per oltre un secolo il calcio è stato il riferimento assoluto dello sport organizzato nella Penisola. Oggi la leadership federale appartiene agli sport della racchetta. E non si tratta solo di una fotografia statistica. È il punto di arrivo di una trasformazione iniziata un quarto di secolo fa e accelerata da una combinazione rara di risultati sportivi, investimenti infrastrutturali e capacità gestionale.

In questo periodo si è ampliata l’intera filiera del movimento: i circoli affiliati hanno superato le 4mila unità, le scuole tennis e padel sono diventate più di 2.500, i tecnici hanno raggiunto quota 14mila e gli ufficiali di gara le 10mila unità.

Sarebbe riduttivo attribuire tutti questi incrementi all’«effetto Sinner». Certo, ci sono stati anni straordinari come il 2025 con due Slam vinti da Jannik Sinner, tra Australian Open e Wimbledon, i successi di Sara Errani e Jasmine Paolini al Roland Garros, undici titoli totali conquistati dai tennisti italiani nei circuiti Atp e Wta e una presenza azzurra senza precedenti in tutte le categorie delle Finals. Ma le vittorie sono state il prodotto e non la causa del cambiamento. Il modello “ingegnerizzato” dalla federazione guidata dal 2001 da Angelo Binaghi (e che allora contava 130mila iscritti) nasce da una scelta precisa: trasformare i grandi eventi internazionali in generatori di ricavi da reinvestire sistematicamente nella base e nella formazione.

Gli Internazionali d’Italia, che all’inizio degli anni Duemila rappresentavano un torneo in declino, sono diventati una delle principali piattaforme economiche dello sport nazionale e ambiscono a diventare il Quinto Slam. A Roma si sono aggiunte le Apt Finals di Torino e le Finals di Coppa Davis a Bologna, creando un sistema di eventi che produce complessivamente circa 1,6 miliardi di impatto economico (e dal 9 al 13 dicembre a Reggio Calabria ritornerà la Next Gen con le sfide tra gli otto migliori under 20 della stagione maschile).

Bambini e guerre, mai così tante violazioni secondo l’Onu

di Redazione GRS


Infanzia negata – Sono quasi 40 mila le gravi violazioni commesse contro i bambini coinvolti nei conflitti armati. Il servizio di Federica Bartoloni.

“Dietro ogni statistica, un’infanzia rubata”. Il Rapporto annuale 2025 del Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, denuncia il dato più alto mai registrato circa le gravi violazioni commesse contro i bambini nei conflitti armati. Il numero più elevato di tali violazioni riguarda Israele e i Territori occupati in Palestina, seguiti da Repubblica democratica del Congo, Nigeria, Myanmar e Somalia. Per la prima volta in 30 anni dall’istituzione del mandato Onu per la protezione dei minori, le forze governative sono risultate responsabili della maggior parte di tali violazioni.