Archivio Redazione GRS

Medici Senza Frontiere: dialogo con Israele sui nomi del personale, priorità alla tutela
28 Gennaio 2026Per non lasciare sola Gaza – Medici senza frontiere ha deciso di condividere un elenco definito di nomi dello staff palestinese e internazionale alle autorità israeliane. Questa condivisione, tuttavia, avverrà solo a condizione che vengano stabiliti parametri chiari, avendo come priorità assoluta la sicurezza del personale.
Questa decisione è il risultato di lunghe discussioni con i nostri colleghi palestinesi e sarà attuata solo con il consenso esplicito delle persone interessate. Abbiamo comunicato questa posizione alle autorità israeliane, con l’unico obiettivo di poter continuare a fornire assistenza medica essenziale.
Dopo mesi di colloqui con le autorità israeliane e con i governi coinvolti, durante i quali abbiamo esaminato tutte le alternative possibili, la nostra priorità continua a essere la sicurezza del nostro personale. Nonostante ciò, intendiamo proseguire nel nostro impegno di fornire assistenza sanitaria indipendente e vitale ai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, che ne hanno disperatamente bisogno.
Israele ci ha messo di fronte a una scelta impossibile: consegnare queste informazioni o abbandonare le centinaia di migliaia di palestinesi che necessitano di cure mediche vitali. Fino ad oggi, ci siamo rifiutati di fornire l’elenco richiesto, in quanto siamo giustamente preoccupati per le conseguenze che una tale condivisione potrebbe avere.
Dal mese di ottobre 2023, infatti, 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, tra cui 15 membri del nostro personale. Se dovessimo decidere di condividere queste informazioni, lo faremmo solo a condizione che questo non metta a rischio il nostro team o le nostre operazioni medico-umanitarie.

Oltre la competizione: le Paralimpiadi come chiave per l’inclusione
28 Gennaio 2026Oltre la competizione – Le Paralimpiadi possono essere una lente per rivedere gli sguardi sull’inclusione. Ascoltiamo Vincenzo Falabella, presidente nazionale di Fish.

Tutela ambientale, Legambiente chiede al Governo correttivi per applicare direttiva Ue
28 Gennaio 2026A difesa del territorio – Per Legambiente ci sono “gravi lacune” nel decreto legislativo approvato dal governo per il recepimento della direttiva europea sulla tutela dell’ambiente: “l’Italia deve completare con più efficacia la riforma di civiltà avviata con l’introduzione nel 2015 dei delitti contro l’ambiente nel Codice penale”.
In particolare, nel provvedimento non vengono recepite le precise indicazioni della direttiva che impone agli Stati membri di adottare sanzioni adeguate, con almeno tre anni di reclusione, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso, la commercializzazione o l’offerta a scopi commerciali di uno o più esemplari delle specie animali o vegetali selvatiche protette o di prodotti e parti (art.3, paragrafo 2 lettere “n” e “o”). Si tratta di fenomeni criminali, diffusi anche nel nostro Paese, in cui l’Interpol denuncia da tempo gli interessi diretti della criminalità organizzata. Lo stesso discorso vale per “l’estrazione di acque superficiali o sotterranee ai sensi della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, se tale condotta provoca o può provocare danni rilevanti allo stato o al potenziale ecologico dei corpi idrici superficiali o allo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei”, sanzionata come delitto dall’art. 3, paragrafo 2, lettera “m” della direttiva, anche in questo caso con una pena massima di almeno tre anni di reclusione.
Manca all’appello anche il nuovo delitto, previsto alla lettera “p”, di “immissione o la messa a disposizione sul mercato dell’Unione o l’esportazione dal mercato dell’Unione di materie prime o prodotti pertinenti”, in violazione del regolamento europeo 2023/1115, con cui anche l’Italia è impegnata a garantire che i prodotti immessi sul mercato non siano frutto di pratiche, purtroppo diffuse di deforestazione, per cui è prevista una pena massima di almeno cinque anni di reclusione. Sempre dal punto di vista delle sanzioni, non si comprende perché sia correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotto che danneggiano lo strato di ozono, con una pena da due a cinque anni di reclusione, mentre quello relativo a traffici illegali di gas florurati responsabili dell’effetto serra, per cui la direttiva stabilisce la stessa pena reclusiva, sia invece “declassificato” a reato di natura contravvenzionale, con sanzioni molto meno efficaci.
Nello schema di decreto legislativo vanno, inoltre, inserite norme specifiche per recepire quanto previsto dalla direttiva europea all’art. 15, frutto di un emendamento specifico proposto da Legambiente, che impegna gli Stati membri affinché anche le organizzazioni non governative che promuovono la protezione dell’ambiente e soddisfano i requisiti previsti dal diritto nazionale, dispongano di adeguati diritti procedurali nei procedimenti riguardanti tali reati. Si tratta di garantire quell’accesso gratuito alla giustizia, in ogni sede, che Legambiente chiede da anni per rimuovere l’ostacolo rappresentato da costi spesso insostenibili.
“L’Italia nel 2015, con l’approvazione della legge 68 che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel Codice penale – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha fatto un passo in avanti fondamentale nella lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale. È positivo che ci sia l’impegno a recepire, nei tempi previsti la direttiva europea, prevedendo finalmente la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto della criminalità ambientale, con risorse adeguate. Ma va fatto bene e senza lacune. Daremo come sempre il nostro contributo, con proposte concrete e attuabili”.

Cooperative stabili ma crescono i timori sul futuro economico
28 Gennaio 2026Una tenuta con preoccupazione – Per il 75% delle cooperative il terzo quadrimestre 2025 è all’insegna ella stabilità ma sale al 31% la quota dei pessimisti sull’evoluzione del contesto macroeconomico nazionale. Tra i principali fattori critici, la scarsità di manodopera (per il 41% delle cooperative), la liquidità a breve termine, i costi di materie prime ed energia.
Conferma di una sostanziale stabilità della domanda e dell’occupazione, accompagnata da segnali di indebolimento, peggioramento della domanda estera, aspettative in peggioramento per i prossimi mesi, motivate da un quadro complessivo di incertezza e da un rilevante scetticismo sull’evoluzione del contesto macroeconomico italiano.
Sono queste, in sintesi, le principali evidenze che emergono dall’indagine congiunturale sugli andamenti delle cooperative effettuata dall’Area Studi di Legacoop.
“I dati degli andamenti congiunturali delle cooperative -sottolinea Simone Gamberini, presidente Legacoop- confermano una fase di sostanziale tenuta del sistema, che continua a dimostrare capacità di adattarsi pure in un contesto economico complesso e incerto. La cooperazione, per la sua presenza trasversale in tutti i settori della produzione e dei servizi, rappresenta un osservatorio particolarmente significativo sull’andamento reale dell’economia del Paese, in grado di coglierne con anticipo segnali di criticità: ed è proprio in questa direzione che sta andando il paese. In questo quadro, preoccupano in particolare le difficoltà che proseguono nel settore manifatturiero, dove si concentra una quota rilevante delle segnalazioni di ulteriore calo della domanda, anche in relazione al peggioramento del contesto internazionale. Allo stesso tempo, l’aumento del pessimismo sulle prospettive macroeconomiche, la persistente carenza di manodopera qualificata e le tensioni sulla liquidità a breve termine impongono un rafforzamento delle politiche industriali, del lavoro e degli investimenti. La cooperazione continua a essere pronta a fare la propria parte per sostenere sviluppo e occupazione, ma servono scelte chiare e un quadro di maggiore stabilità e coraggio politico per accompagnare le imprese in una fase di profonda trasformazione”.

Sanremo 2026, testi introspettivi e poche prese di posizione sociali
28 Gennaio 2026Un mese a Sanremo – Nei testi dei 30 big l’introspezione, la guerra e i mali dell’Italia. Il servizio di Patrizia Cupo.
Sanremo 2026 si annuncia un’edizione all’insegna dell’introspezione e dell’emotività, più che di grandi prese di posizione sociali. I brani in anteprima mostrano un mix di generi — dall’urban pop al folk — ma con lo sguardo spesso rivolto alle relazioni quotidiane. Tra i 30 big, Tommaso Paradiso racconta la paternità e l’amore quotidiano in I Romantici. Malika Ayane porta un pop elegante e notturno. Ermal Meta è tra i pochi a sfiorare l’attualità globale con un testo su Gaza e una bambina palestinese: un pezzo di speranza e resistenza che tocca i grandi temi della fragilità e della guerra attraverso un testo poetico e attuale.

Serie A, addio al pallone arancione: si torna al classico bianco
28 Gennaio 2026Ritorno al bianco – Dalla prossima giornata di Serie A sui campi di calcio addio al pallone arancione. Dopo le proteste delle associazioni per le difficoltà di chi ha problemi con i colori e con la vista e una petizione su change.org ecco il dietrofront e il ritorno al classico colore bianco.

L’Ice di Trump tra Usa e Milano-Cortina: rompere il buio. Il punto di Ivano Maiorella
28 Gennaio 2026Edizione del 27/01/2026
27 Gennaio 2026
Proteste negli Usa, Acli solidali con chi difende democrazia e libertà
27 Gennaio 2026Il terrore poliziesco non è sicurezza – Le Acli esprimono solidarietà alle persone che negli Stati Uniti stanno manifestando per la difesa della democrazia e delle libertà civili. Secondo l’associazione “Siamo di fronte ad un tentativo generalizzato dell’Amministrazione Trump di compromettere lo Stato di diritto”.
L’uccisione a Minneapolis dell’infermiere Alex Pretti da parte degli agenti dell’ICE (che ormai più che un’Agenzia federale sembra una milizia politica al servizio esclusivo delle politiche criminali dell’Amministrazione Trump) segue di pochi giorni quella di Renée Goode avvenuta in circostanze simili. Aggiungiamo anche le continue intimidazioni ai cittadini che protestano contro questi raid, come anche nei confronti di chi fa informazione, come è accaduto in queste ore ad una troupe della RAI.
È evidente che ormai il Governo di Washington intende utilizzare il terrore poliziesco nei confronti non solo dei migranti ma anche di tutti coloro che dissentono dalle sue politiche.
Siamo di fronte ad un tentativo generalizzato dell’Amministrazione Trump di compromettere lo Stato di diritto, e si ha la sensazione che ormai negli Stati Uniti solo chi è ricco e magari anche bianco possa considerarsi al sicuro dalle irruzioni arbitrarie di una milizia mascherata ed iperprotetta nel momento in cui compie atti criminali.
Questa è anche la preoccupazione espressa in un inedito pronunciamento di qualche giorno fa, che è stato ampiamente ripreso da tutti i canali comunicativi della Santa sede, dai cardinali Cupich, McElroy e Tobin, che da pastori della Chiesa e da cittadini statunitensi hanno manifestato la loro preoccupazione per la deriva in cui si trova il loro Paese.
L’unico elemento di speranza sta nelle prese di posizione di influenti leader religiosi di ogni denominazione e dalle crescenti manifestazioni di condanna di questo stato di cose da parte di moltissimi cittadini americani, manifestazioni che, come hanno scritto giustamente in queste ore Barack e Michelle Obama “ci ricordano tempestivamente che, in ultima analisi, spetta a ognuno di noi cittadini esprimersi contro l’ingiustizia, proteggere le nostre libertà fondamentali e rendere responsabile il nostro governo”.
Come ACLI ci sentiamo vicini a coloro che in questo momento stanno manifestando, anche con qualche rischio personale, per la difesa della democrazia e delle libertà civili.
Crediti foto: Avvenire.it




