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Un altro mondo è possibile

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Reti, ong, associazioni animeranno il Forum sociale mondiale in programma da oggi a sabato a Salvador de Bahia, in Brasile. Al centro degli incontri temi decisivi: dalla difesa dell’ambiente al contrasto allo sfruttamento lavorativo, dall’impegno per la giustizia ai diritti delle donne.

Senza futuro

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Per l’Unicef sono insufficienti i progressi degli Stati verso un futuro più sostenibile entro il 2030. Il servizio di Giovanna Carnevale.

 

Quali progressi per l’infanzia nell’era degli obiettivi di sviluppo sostenibile? Se l’Agenda dell’Onu fissa per il 2030 17 traguardi da raggiungere a livello globale su salute, giustizia sociale, benessere, istruzione e ambiente, una prima valutazione dell’Unicef riguardo giovani e bambini fa emergere in alcuni casi una grave carenza di dati, in altri progressi insufficienti. Le proiezioni infatti mostrano che tra oggi e il 2030 altri 10 milioni di bambini potrebbero morire per cause prevenibili prima di aver compiuto 5 anni, 31 milioni potrebbero soffrire di malnutrizione cronica, 150 milioni di ragazze potrebbero sposarsi ancora minorenni e 670 milioni di persone potrebbero non avere ancora accesso di base ad acqua potabile.

Passo indietro

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La Bulgaria non ratificherà la convenzione internazionale di Istanbul contro la violenza domestica, che contiene misure per difendere bambini e donne maltrattate dai coniugi. La decisione, in contrasto con i principi dell’Unione europea, viene presa nel periodo di presidenza del Paese balcanico del Consiglio dell’Ue.

Una brutta aria

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A sette anni dall’incidente nucleare, la situazione a Fukushima è ancora molto grave, con alcune aree che presentano valori di contaminazione radioattiva fino a cento volte superiore alle norme. Lo fa sapere Greenpeace Giappone diffondendo un’analisi relativa alla situazione delle aree contaminate.

Foto: Russia Today

Guerra ai bambini

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Nel mondo 1 minore su 6 vive in zone colpite da conflitti, un numero cresciuto del 75% rispetto agli inizi degli anni ‘90. La Siria è il Paese in cui le conseguenze della guerra sono più gravi per i più piccoli. È quanto emerge dal rapporto di Save the Children. Michele Prosperi della ong. (sonoro)

Un po’ di ossigeno

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Dopo un mese di bombardamenti da parte del regime siriano, entra nella Ghouta ribelle il primo convoglio Onu di aiuti umanitari con medicine e cibo per oltre 27mila persone. Lo conferma la Croce rossa internazionale dopo il via libera di Damasco all’ingresso nella regione assediata.

Segno meno

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Cala il numero dei bambini stranieri adottati da famiglie italiane. Il servizio di Giovanna Carnevale.

 

Secondo i dati della Commissione adozioni internazionali relativi al 2016 e 2017, nell’ultimo anno i bambini che hanno trovato una famiglia in Italia sono stati il 23% in meno rispetto a quello precedente passando da oltre 1400 a poco meno di 1900. In calo anche le coppie che hanno chiesto l’autorizzazione di ingresso in Italia di minori stranieri, seguendo un trend negativo che dura almeno dal 2011. I Paesi di provenienza passano da 44 a 41, con l’uscita di scena, tra gli altri, di Kazakistan, Repubblica ceca e Mali. La Federazione russa si conferma al primo posto con il maggior numero di bambini, il 16% del totale, a cui è stata rilasciata l’autorizzazione. Infine, mentre nel 2000 la fascia d’età più rappresenta di stranieri adottati era quella tra 1 e 4 anni, negli anni è andata aumentando: nel 2017 quasi un bambino su tre aveva tra 5 e 9 anni.

Restiamo umani

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Amnesty International ha sollecitato i leader e i rappresentanti di 23 paesi, dell’Onu, della Nato e dell’Unione europea che prendono parte nella capitale afgana al “Kabul Process”, a mettere al centro dei colloqui la protezione dei civili. Importante per la ong è anche la ricerca della giustizia per i crimini di guerra e contro l’umanità commessi in Afghanistan.

Si può fare

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114 profughi provenienti dal Corno d’Africa sono atterrati ieri a Fiumicino grazie al programma di accoglienza della Comunità di Sant’Egidio e della Cei che prevede l’intervento di famiglie, istituti religiosi e l’utilizzo di appartamenti privati. In base al protocollo firmato con lo stato italiano, verranno trasferite dall’Etiopia 500 persone in due anni.