Un diritto di tutte – Ottanta anni fa le donne votarono per la prima volta in Italia per le elezioni amministrative del 1946.
Ascoltiamo la testimonianza della partigiana Luciana Romoli.


Un diritto di tutte – Ottanta anni fa le donne votarono per la prima volta in Italia per le elezioni amministrative del 1946.
Ascoltiamo la testimonianza della partigiana Luciana Romoli.

L’unione fa la forza – Legacoop e Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata hanno siglato un protocollo di intesa. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione istituzionale per promuovere nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionale.
L’accordo è stato firmato dal Direttore dell’Agenzia, Prefetto Maria Rosaria Laganà, e dal
Presidente di Legacoop, Simone Gamberini, alla presenza del Sottosegretario all’Interno Wanda Ferro.
L’obiettivo primario dell’accordo – ha sottolineato il Sottosegretario – è quello di favorire la
partecipazione delle cooperative ai processi di gestione e rifunzionalizzazione dei beni confiscati, simboli di una duplice vittoria dello Stato. Duplice poiché, in primis, sono stati sequestrati e confiscati e, in secondo luogo, perché a questi beni è data la possibilità di vivere una seconda vita trasformandosi da simboli di sopraffazione, violenza e oppressione a luoghi di speranza, riscatto e rinascita.
“Il modello cooperativo, fondato sulla partecipazione democratica dei soci e sulla centralità del
lavoro -sottolinea Simone Gamberini, presidente di Legacoop- rappresenta una leva strategica per trasformare patrimoni sottratti alla criminalità in occasioni di sviluppo sostenibile, inclusione
sociale e rafforzamento del tessuto produttivo sano. La gestione cooperativa dei beni e delle
imprese confiscate non produce soltanto valore economico, ma contribuisce a generare benefici
diffusi e meccanismi risarcitori per le comunità territoriali, agendo come presidio di legalità e
partecipazione civica”.
Il Protocollo prevede l’attivazione di una collaborazione sinergica tra le Parti con l’obiettivo di
favorire la gestione e la destinazione dei beni e delle aziende confiscate attraverso specifiche
progettualità promosse dalle cooperative aderenti a Legacoop, e di individuare nuove modalità di riuso sociale degli immobili, anche in ambiti innovativi quali l’housing sociale, lo student housing e le comunità energetiche in forma cooperativa.

Casa comune – Ieri a Bologna è stato inaugurato Karé, il nuovo spazio del Progetto PIM che vuole offrire nuove opportunità di crescita a minori stranieri non accompagnati e giovani in fase di messa alla prova o ai domiciliari. L’iniziativa è promossa da Con i bambini, Arcidiocesi di Bologna e Fondazione Opera Monsignor Nascetti.
Il partenariato coinvolge una rete ampia e qualificata di soggetti del territorio: DoMani Cooperativa Sociale, CEIS A.R.T.E. Cooperativa Sociale, RUPEX asd, Salesiani per il sociale APS, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin, ASP Città di Bologna e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità – USSM Bologna.

Parola ai giovani – A Roma, nella periferia di Primavalle, nasce Comizi Corsari, progetto ispirato ai Comizi d’Amore di Pasolini. Sentiamo Veronica Di Marcantanio, formatrice di Cultural Inventory.

Un silenzio che fa rumore – L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici della nazionale di calcio dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria. La squadra, inclusa l’allenatrice, si era rifiutata di cantare in dissenso con il regime iraniano e la TV di stato iraniana le aveva definite “traditrici” invocando severità in tempo di guerra.
Il 2 marzo il “rumoroso” silenzio durante una partita di Coppa d’Asia, in Australia. Poi il saluto militare nella partita successiva, forse dopo pressioni del regime. Cinque atlete avevano lasciato il ritiro per chiedere asilo politico
L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici di calcio femminile dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria per non aver cantato l’inno nazionale prima di una partita. Lo ha affermato il ministro degli Interni Tony Burke.
La protesta “silenziosa” era avvenuta il 2 marzo scorso prima della partita inaugurale del torneo, persa 3-0 contro la Corea del Sud al Cbus Super Stadium (o Gold Coast Stadium) nel Queensland.
Cinque delle atlete sono fuggite dall’hotel della squadra sulla Gold Coast australiana durante la notte, rifugiandosi in un “luogo sicuro” mentre presentavano la loro richiesta di asilo, ha raccontato Burke ai giornalisti. “Sono state trasferite in un luogo sicuro dalla polizia australiana. Ieri sera ho firmato le loro richieste di visto umanitario”, ha aggiunto. “Sono benvenute in Australia, qui sono al sicuro e dovrebbero sentirsi a casa”.
La squadra, inclusa l’allenatrice Marziyeh Jafari, ha rifiutato di cantare come forma di dissenso contro il regime iraniano. Un gesto simile a precedenti proteste come quella della nazionale maschile ai Mondiali 2022. La TV di stato iraniana ha reagito duramente, definendole “traditrici”, parlando di “colmo del disonore” e invocando severità in tempo di guerra.
Ieri una folla di manifestanti contro il regime iraniano, aveva circondato il bus delle calciatrici per sostenere la loro protesta.
Amnesty International ha avvertito che le atlete potrebbero correre rischi se tornassero in Iran: “non è chiaro quale tipo di punizione potrebbero subire”, hanno detto.
Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, aveva invitato l’Australia a garantire sicurezza alla squadra. Ha pubblicato sui social le immagini di cinque giocatrici – Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi – che hanno lasciato il ritiro della squadra e hanno fatto domanda di protezione come rifugiate politiche.
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Tra le voci più note c’è quella della scrittrice J.K. Rowling, che sui social ha scritto: “Please, protect these young women”, ha scritto taggando la Fifa.
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In precedenza, il sindacato dei giocatori FIFPRO aveva invitato la Confederazione calcistica asiatica (AFC) e la Fifa a rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della squadra iraniana.
“Queste dichiarazioni accrescono notevolmente le preoccupazioni per la sicurezza dei giocatori qualora dovessero tornare in Iran dopo il torneo”, aveva affermato la FIFPRO Asia/Oceania. Da qui l’invito ad “AFC e FIFA a collaborare urgentemente con la Federazione calcistica iraniana, il governo australiano e tutte le altre autorità competenti per garantire che venga fatto ogni sforzo per proteggere la sicurezza dei giocatori”.


Pace necessaria – Il Forum Nazionale del Terzo Settore esprime profonda preoccupazione per la situazione in Medio Oriente dopo gli attacchi all’Iran di Stati Uniti e Israele. “Ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco – ha detto il portavoce Giancarlo Moretti – promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali”.
“Stiamo assistendo già da tempo – prosegue – alla demolizione di pezzi del diritto internazionale, e ogni volta diventa più sfacciata e arrogante. Intanto, mentre civili muoiono sotto le bombe e l’emergenza umanitaria si allarga, in primo piano rimangono le folli dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con la ricerca della stabilità e dell’equilibrio internazionale. In questo drammatico scenario, siamo vicini alle migliaia di vittime sia della dittatura iraniana che della guerra scatenata in questi giorni e ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco e promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali, e un’iniziativa diplomatica insieme agli altri partner europei”.
“Nei giorni scorsi, l’Assemblea dei soci del Forum Terzo Settore a Roma ha affrontato anche questo tema e sono stati numerosi gli interventi che hanno sottolineato l’urgenza di far cessare la catastrofe in corso e di rimettere al centro dei rapporti tra gli Stati il rispetto del diritto, i canali diplomatici, la ricerca della pace. Per il Terzo settore, la pace, la solidarietà tra popoli e la giustizia sociale sono principi alla base di ogni sua azione. Ci uniamo alle parole di ieri di Papa Leone XIV nel chiedere uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli, non il fragore delle bombe” conclude Moretti.

Di male in peggio – Le esportazioni di armi dall’Italia sono aumentate del 157% negli ultimi cinque anni: lo dicono i dati pubblicati dal Sipri che indicano come il nostro Paese sia passato dal decimo al sesto posto nella classifica globale. Il primo Paese destinatario delle forniture è l’Ucraina, seguito da India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.
L’incremento ha come riferimenti i periodi 2016-2020 e 2021-2025. Secondo il Sipri, che ha sede in Svezia, circa il 59 per cento delle esportazioni italiane è andata in Medio Oriente. Attorno al 13 per cento invece la quota delle vendite ad altri Paesi europei. A guidare la classifica dei maggiori esportatori di armi sono gli Stati Uniti. Seguono Francia, Russia, Germania e Cina. Il primo Paese destinatario delle forniture è invece l’Ucraina. Dopo in graduatoria ci sono India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.

Indice del clima – Le città italiane alla prova dei cambiamenti climatici. Il servizio di Anna Monterubbianesi.
Per il terzo anno consecutivo Bari conquista il primo posto nell’Indice del clima elaborato da Il Sole 24 Ore, che analizza le condizioni meteo nelle città italiane negli ultimi dieci anni. La classifica misura 15 parametri, tra cui temperature, piogge, umidità, venti e ondate di calore. Dietro Bari, soprattutto città della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani, Pescara e Ancona. In fondo alla graduatoria Carbonia, Terni, Belluno e Caserta, penalizzate da caldo estremo, umidità o scarse ore di sole. Tra gli ultimi 30 piazzamenti si incontrano per lo più città del Nord (in particolare in Pianura padana). L’indagine conferma l’aumento degli eventi climatici estremi e il divario tra città costiere e aree interne.