Il sociale scende in campo – Lo stadio Zecchini di Grosseto ospita le associazioni del territorio. Il servizio di Elena Fiorani.
Lo sport come strumento di inclusione, partecipazione e solidarietà. Nasce da questi valori il nuovo progetto promosso dal Comune di Grosseto in collaborazione con il Grosseto Calcio: durante l’intervallo delle partite casalinghe, le associazioni del territorio saranno protagoniste di un momento dedicato alla solidarietà, all’accoglienza e alla valorizzazione delle persone. Tra primo e secondo tempo, le singole realtà saranno invitate sul campo dello stadio per presentare le proprie attività e raccontare l’impegno a favore della comunità. L’obiettivo è promuovere una cultura dell’inclusione, portando il sociale fuori dai luoghi tradizionali dell’assistenza e rendendolo protagonista della vita cittadina.
Qua la mano – Centrali Cooperative e Organizzazioni Sindacali dell’Emilia-Romagna hanno raggiunto un accordo sull’erogazione del Premio territoriale di risultato per le lavoratrici e i lavoratori della cooperazione sociale: un importante riconoscimento economico per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative del settore sociosanitario, assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo.
Un importante riconoscimento economico per le lavoratrici e i lavoratori delle cooperative del settore sociosanitario, assistenziale-educativo e di inserimento lavorativo dell’Emilia-Romagna. È stato firmato l’accordo di 2° livello regionale per l’erogazione del Premio Territoriale di Risultato (PTR), che riconosce per la prima volta questo premio per tutti i dipendenti della regione.
L’intesa è stata siglata da AGCI Imprese Sociali Emilia-Romagna, Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna e Legacoopsociali Emilia-Romagna, congiuntamente a Fp Cgil Emilia-Romagna, Cisl Fp Emilia-Romagna, Fisascat Cisl Emilia-Romagna, Uil Fp Emilia-Romagna e Uiltucs Emilia-Romagna.
L’accordo riconosce il contributo delle migliaia di lavoratrici e lavoratori della cooperazione sociale alla qualità e alla continuità dei servizi e introduce uno strumento di contrattazione territoriale finalizzato a migliorare il trattamento economico e a collegare il riconoscimento del lavoro ai risultati delle cooperative. Il valore di 550 euro verrà erogato in presenza di utile di bilancio e al raggiungimento di specifici indicatori. Inoltre, le lavoratrici e i lavoratori avranno la possibilità di optare per strumenti di welfare o previdenza complementare: scegliendo una di queste due opzioni, è prevista una maggiorazione del 10% del valore del premio.
Il premio verrà erogato entro il valore massimo del 35% dell’utile di bilancio di ogni singola cooperativa. Gli indicatori che determineranno l’effettivo ammontare del premio si basano sul raggiungimento di obiettivi di: produttività, redditività e qualità, efficienza e innovazione.
L’accordo, che ha natura sperimentale, avrà validità fino al 31 dicembre 2028 e porterà all’erogazione dei premi a partire dal 2027, basandosi sui risultati del 2026.
Le organizzazioni firmatarie esprimono soddisfazione per un’intesa che rafforza la contrattazione territoriale e introduce un ulteriore strumento di riconoscimento economico del lavoro in un settore essenziale per il welfare regionale e l’inserimento lavorativo. Il risultato raggiunto costituisce un passo avanti nel percorso di miglioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.
La cooperazione sociale è un pilastro del welfare del territorio. Il comparto conta 1.012 cooperative sociali e 66.794 addetti. Si tratta di un settore, composto per il 74% da lavoratrici e per l’11% da dipendenti stranieri, con il 41% delle imprese guidate da una presidente donna. L’impatto economico si attesta su 2,7 miliardi di euro di ricavi.
L’intesa rappresenta inoltre un passo avanti nelle relazioni sindacali del settore in quanto conferma il ruolo della contrattazione fra le parti maggiormente rappresentative del settore e un rafforzamento del sistema di Welfare regionale. Le parti ribadiscono che il rafforzamento della contrattazione, nella corretta applicazione dei CCNL e nel contrasto al dumping contrattuale, sono obiettivi prioritari da perseguire congiuntamente in ogni sede per il miglioramento delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’organizzazione del lavoro nei servizi.
Leggere per fare comunità – Si chiude il progetto promosso da Arci che ha coinvolto circa 500 bambine e bambini tra scuole, biblioteche e circoli, usando i libri come strumento contro la povertà educativa e per favorire inclusione e partecipazione. Leggere per incontrarsi, esprimersi e costruire nuove relazioni.
Un libro può essere molto più di una storia da leggere: può diventare un’occasione per incontrarsi, esprimersi, scoprire nuovi punti di vista e costruire relazioni.
È questa l’idea che ha accompagnato “Leggere per fare comunità”, il progetto promosso da Arci APS con il sostegno del CEPELL – Centro per il libro e la lettura, che ha coinvolto scuole e realtà associative di Settimo Torinese, del territorio casertano e di Gela e che si conclude proprio in questi giorni.
Il percorso è stato avviato da una corposa formazione che ha coinvolto insegnanti, educatori e operatori culturali, raccogliendo 326 iscrizioni agli incontri online dedicati alle potenzialità educative della lettura e degli albi illustrati. A partire dal potere espressivo del segno, approfondito nel modulo formativo di Alessandro Sanna, gli incontri hanno affrontato i temi dell’immaginario di bambine e bambini, dell’organizzazione di un festival letterario, fino ad arrivare alla biblioteca del Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Dalla formazione si è poi passati alla sperimentazione sul campo: circa 100 appuntamenti tra laboratori, attività creative e momenti di progettazione condivisa, che hanno coinvolto complessivamente circa 500 bambine e bambini nei tre territori, grazie al lavoro di Babelica APS, Spaccio culturale APS e dell’Associazione Le Nuvole.
Nelle scuole, nelle biblioteche e nei circoli Arci, gli albi illustrati, i libri senza parole e i laboratori artistici sono diventati quindi occasioni per raccontarsi, confrontarsi e scoprire culture e immaginari differenti seguendo due filoni principali: la lettura come forma di contrasto alla povertà educativa, e come strumento per una didattica esperienziale su tematiche interculturali. La lettura, attraverso il progetto, è stata ulteriormente valorizzata dall’acquisto di oltre 200 albi illustrati, distribuiti tra le scuole e le associazioni culturali coinvolte.
Dalle esperienze raccolte emerge una lettura vissuta come piacere e scoperta: maggiore curiosità verso i libri, nuove possibilità di espressione, partecipazione e collaborazione, anche da parte dei bambini inizialmente più riservati.
Ma il progetto ha contribuito anche a rafforzare le comunità educanti: 3 nuovi accordi di collaborazione territoriale e 4 schede didattiche, frutto di progettazione partecipata, testimoniano la volontà di lasciare strumenti e relazioni capaci di durare oltre la conclusione delle attività.
Perché promuovere la lettura non significa soltanto avvicinare qualcuno ai libri. Significa creare occasioni in cui le storie possano diventare patrimonio comune e contribuire a far crescere una comunità.
Agenda per la prossima legislatura – Secondo il Rapporto Asvis, l’Italia è in ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e sono necessari interventi e riforme per affrontare le emergenze del Paese.
Ascoltiamo la presidente Asvis Marcella Mallen.
Un’agenda serrata di interventi e riforme da attuare subito e nella prossima legislatura per affrontare le emergenze del Paese, cogliere le opportunità e creare un’Italia più equa, resiliente e sostenibile da tutti i punti di vista. È quanto propone l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) nel suo undicesimo Rapporto, dal titolo “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”, presentato oggi a Roma nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati.
Il Rapporto fotografa un’Italia molto lontana dall’attuazione dell’Agenda 2030: nel 2025, l’indice che sintetizza la performance rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile è sostanzialmente fermo e ben sei Obiettivi registrano un peggioramento rispetto all’anno precedente. Inoltre, il 58% dei 38 target quantitativi fissati per il 2030 non appaiono raggiungibili, una percentuale invariata rispetto allo scorso anno, nonostante gli effetti positivi del PNRR. Per la prima volta vengono anche presentati i risultati dell’analisi di 45 Target qualitativi, dalla quale emerge come in oltre la metà dei casi, soprattutto in campo ambientale e sociale, le norme e le politiche esistono, ma la loro attuazione è decisamente insufficiente.
A livello globale stiamo assistendo ad una vera e propria ‘regressione insostenibile’, che incide sulle condizioni di vita delle persone e del Pianeta, e genera continue crisi – sottolinea Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS – ma si moltiplicano i segnali negativi anche in Europa e in Italia. L’Alleanza propone profonde modifiche al modo di disegnare le politiche pubbliche nel nostro Paese, superando l’approccio emergenziale che oggi le caratterizza, e offre alle forze politiche un vero e proprio programma di legislatura elaborato dai suoi oltre 300 aderenti, con interventi precisi per le dimensioni economiche, sociali, ambientali e istituzionali”.
Dietro i numeri presentati nel Rapporto ci sono le condizioni di vita delle persone e soprattutto delle giovani generazioni. 1,1 milioni di minori vivono in famiglie che sono in povertà assoluta; solo il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte dell’obiettivo del 45% entro il 2030; la riduzione della dispersione scolastica si accompagna ad un peggioramento delle competenze degli studenti; circa il 16% degli adolescenti e delle adolescenti e quasi un giovane su cinque nella fascia 18-34 anni presentano disagi psicologici e oltre 600mila minori sono seguiti dai Dipartimenti di Salute Mentale.
Rispetto al 2010 l’Italia ha registrato vari peggioramenti e progressi complessivamente modesti: infatti, si trova oggi in condizioni peggiori di 15 anni fa per cinque Obiettivi (sconfiggere la povertà, acqua pulita e servizi igienico-sanitari, ridurre le disuguaglianze, vita sulla terra, pace, giustizia e istituzioni solide) e sostanzialmente invariate per altri cinque (sconfiggere la fame, salute e benessere, imprese, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, partnership per gli obiettivi). Miglioramenti limitati si rilevano in cinque casi (istruzione di qualità, parità di genere, energia pulita e accessibile, lavoro dignitoso e crescita economica, lotta contro il cambiamento climatico, imprese e innovazione) e più consistenti solo per l’economia circolare e la vita sott’acqua.
“Il mondo di oggi è molto diverso da quello che ci eravamo impegnati a costruire con l’Agenda 2030 – dichiara Marcella Mallen, Presidente dell’ASviS – ogni ulteriore rinvio aumenta i costi sociali, economici e ambientali, soprattutto per i più deboli. Prendere atto di questi risultati deve spingerci a rafforzare l’impegno, non ad abbandonarlo”.
Quale sicurezza – Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari. Lo dicono i dati del Sipri, secondo cui il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo è in aumento, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari.
Si allarga il divario tra gli aiuti pubblici allo sviluppo e le crescenti necessità umanitarie e di sviluppo, mentre i principali Paesi donatori aumentano le spese militari. È quanto emerge da un nuovo rapporto dello Stockholm international peace research institute (Sipri). Nel 2025 la spesa militare mondiale ha raggiunto il record di 2.900 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil globale, mentre gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) diminuiscono dal 2024, secondo i dati dell’Ocse. I tagli hanno colpito soprattutto le risorse destinate alle infrastrutture economiche e alla sanità. Secondo le stime del Sipri, nel 2028 il fabbisogno di aiuti potrebbe raggiungere 326 miliardi di dollari, con un deficit di finanziamento di 179 miliardi, superiore al totale degli aiuti attesi nello stesso anno. “Siamo nel mezzo di una riduzione prolungata di aiuti umanitari e allo sviluppo essenziali, proprio mentre i bisogni crescono”, osserva Nan Tian, direttore del programma del Sipri sulle spese militari e la produzione di armamenti. Il rapporto analizza anche le politiche di Germania e Regno Unito, dove i tagli agli aiuti sono stati giustificati con la necessità di finanziare il riarmo. Per i ricercatori, tuttavia, la sicurezza non può essere garantita dalle sole capacità militari: la cooperazione allo sviluppo contribuisce ad affrontare le cause profonde dell’insicurezza e deve essere considerata complementare, non alternativa, alla spesa per la difesa.
Migrazione sanitaria – A Segrate, nel milanese, CasAmica lancia un nuovo progetto di accoglienza per chi deve curarsi lontano da casa. Ascoltiamo il servizio di Anna Monterubbianesi.
Quasi 100mila pazienti ogni anno arrivano da altre regioni per curarsi negli ospedali lombardi. Ma alla migrazione sanitaria si accompagna anche quella delle famiglie, che devono affrontare spese per viaggi, alloggi e giornate di lavoro perse. Secondo le stime ALTEMS-Università Cattolica, per chi assiste pazienti con malattie rare la spesa per l’alloggio può raggiungere i 134 euro a notte. Per rispondere a questi bisogni, CasAmica presenta Progetto 3.000: a Segrate, accanto all’ospedale San Raffaele, nascerà una nuova casa di accoglienza con 75 posti letto, un ambulatorio e uno spazio riabilitativo. L’apertura è prevista entro il 2027. Un modello di integrazione tra ospedali, istituzioni e Terzo settore.
Non basta – Carer ETS critica il Disegno di legge sui caregiver approvato alla Camera. Secondo l’associazione c’è bisogno di una legge realmente inclusiva, che consenta alle persone di poter continuare a lavorare senza essere costretti a scegliere tra occupazione e assistenza, che offra servizi di sollievo e supporto psicologico, e adeguate tutele previdenziali.
Rivolgiamo ai Senatori un appello di responsabilità civile e sociale. Il presente e il futuro del nostro Paese richiederanno una crescente capacità di cura, a fronte
dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle condizioni di non autosufficienza.
Come ricordava Rosalynn Carter, “ci sono solo quattro tipi di persone nel mondo: coloro che sono stati caregiver, coloro che sono caregiver, coloro che saranno caregiver e coloro che avranno bisogno di un caregiver”. Non si tratta di destinare un beneficio a pochi, ma di costruire politiche strutturali capaci di rispondere ai bisogni dell’assistenza di lungo periodo e di consentire ai caregiver di conciliare la propria vita, il proprio lavoro e la cura delle persone amate.
Oggi il Paese è chiamato a scegliere se continuare a dare per scontato il loro sacrificio o iniziare finalmente a riconoscerne il valore, sostenendoli concretamente, alleggerendo il loro carico assistenziale e offrendo loro reali opportunità di vita, in coerenza con i principi di solidarietà, uguaglianza e dignità sanciti dalla Costituzione italiana.
Storia di resistenza e di riscatto – Domani a Quarto, in provincia di Napoli, la presentazione del libro “Io, casalese che non sono altro” di Renato Franco Natale, ex sindaco di Casal di Principe, edito da Rubbettino. L’iniziativa si svolge nell’ambito del progetto “Officina della Legalità”.
Continuano gli appuntamenti dedicati alla cultura, alla memoria e all’impegno civile nell’ambito del progetto “Officina della Legalità”. Giovedì 29 ottobre, alle ore 10, negli spazi di Casa Mehari a Quarto, si terrà la presentazione del volume “Io, casalese che non sono altro. Storia di resistenza e di riscatto” (Rubbettino Editore) di Renato Franco Natale, ex sindaco di Casal di Principe. L’incontro vedrà l’autore dialogare con Sonia Gervasio.
Il libro – che si avvale della prefazione di Raffaele Sardo e di uno scritto di Isaia Sales – ripercorre una testimonianza di impegno civile, raccontando la storia di chi ha scelto di non piegarsi alla criminalità organizzata e di lottare quotidianamente per la dignità, il riscatto e la rinascita della propria comunità. L’iniziativa rappresenta un’occasione di approfondimento per il territorio, rafforzando il valore dei beni confiscati come presidi attivi di cittadinanza e cultura. Renato Natale, medico e sindaco, ha raccontato nel libro una vita segnata dalla resistenza civile alla camorra, dentro e fuori le istituzioni.
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