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Bologna, nasce Karé: spazio per minori stranieri e giovani fragili

di Redazione GRS


Casa comune – Ieri a Bologna è stato inaugurato Karé, il nuovo spazio del Progetto PIM che vuole offrire nuove opportunità di crescita a minori stranieri non accompagnati e giovani in fase di messa alla prova o ai domiciliari. L’iniziativa è promossa da Con i bambini, Arcidiocesi di Bologna e Fondazione Opera Monsignor Nascetti.

Il partenariato coinvolge una rete ampia e qualificata di soggetti del territorio: DoMani Cooperativa Sociale, CEIS A.R.T.E. Cooperativa Sociale, RUPEX asd, Salesiani per il sociale APS, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin, ASP Città di Bologna e il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità – USSM Bologna.

L’Australia concede asilo a cinque calciatrici della nazionale iraniana

di Redazione GRS


Un silenzio che fa rumore – L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici della nazionale di calcio dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria. La squadra, inclusa l’allenatrice, si era rifiutata di cantare in dissenso con il regime iraniano e la TV di stato iraniana le aveva definite “traditrici” invocando severità in tempo di guerra.

Il 2 marzo il “rumoroso” silenzio durante una partita di Coppa d’Asia, in Australia. Poi il saluto militare nella partita successiva, forse dopo pressioni del regime. Cinque atlete avevano lasciato il ritiro per chiedere asilo politico

L’Australia ha concesso asilo a cinque giocatrici di calcio femminile dell’Iran in trasferta nel Paese per la Coppa d’Asia, nel timore di subire persecuzioni in patria per non aver cantato l’inno nazionale prima di una partita. Lo ha affermato il ministro degli Interni Tony Burke.

La protesta “silenziosa” era avvenuta il 2 marzo scorso prima della partita inaugurale del torneo, persa 3-0 contro la Corea del Sud al Cbus Super Stadium (o Gold Coast Stadium) nel Queensland.

Cinque delle atlete sono fuggite dall’hotel della squadra sulla Gold Coast australiana durante la notte, rifugiandosi in un “luogo sicuro” mentre presentavano la loro richiesta di asilo, ha raccontato Burke ai giornalisti. “Sono state trasferite in un luogo sicuro dalla polizia australiana. Ieri sera ho firmato le loro richieste di visto umanitario”, ha aggiunto. “Sono benvenute in Australia, qui sono al sicuro e dovrebbero sentirsi a casa”.

La squadra, inclusa l’allenatrice Marziyeh Jafari, ha rifiutato di cantare come forma di dissenso contro il regime iraniano. Un gesto simile a precedenti proteste come quella della nazionale maschile ai Mondiali 2022. La TV di stato iraniana ha reagito duramente, definendole “traditrici”, parlando di “colmo del disonore” e invocando severità in tempo di guerra.

Ieri una folla di manifestanti contro il regime iraniano, aveva circondato il bus delle calciatrici per sostenere la loro protesta.

Amnesty International ha avvertito che le atlete potrebbero correre rischi se tornassero in Iran: “non è chiaro quale tipo di punizione potrebbero subire”, hanno detto.

Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià dell’Iran, aveva invitato l’Australia a garantire sicurezza alla squadra. Ha pubblicato sui social le immagini di cinque giocatrici – Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudi – che hanno lasciato il ritiro della squadra e hanno fatto domanda di protezione come rifugiate politiche.

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Tra le voci più note c’è quella della scrittrice J.K. Rowling, che sui social ha scritto: “Please, protect these young women”, ha scritto taggando la Fifa.

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In precedenza, il sindacato dei giocatori FIFPRO aveva invitato la Confederazione calcistica asiatica (AFC) e la Fifa a rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della squadra iraniana.

“Queste dichiarazioni accrescono notevolmente le preoccupazioni per la sicurezza dei giocatori qualora dovessero tornare in Iran dopo il torneo”, aveva affermato la FIFPRO Asia/Oceania. Da qui l’invito ad “AFC e FIFA a collaborare urgentemente con la Federazione calcistica iraniana, il governo australiano e tutte le altre autorità competenti per garantire che venga fatto ogni sforzo per proteggere la sicurezza dei giocatori”.

Medio Oriente, il Terzo Settore chiede cessate il fuoco immediato

di Redazione GRS


Pace necessaria – Il Forum Nazionale del Terzo Settore esprime profonda preoccupazione per la situazione in Medio Oriente dopo gli attacchi all’Iran di Stati Uniti e Israele. “Ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco – ha detto il portavoce Giancarlo Moretti – promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali”.

“Stiamo assistendo già da tempo – prosegue – alla demolizione di pezzi del diritto internazionale, e ogni volta diventa più sfacciata e arrogante. Intanto, mentre civili muoiono sotto le bombe e l’emergenza umanitaria si allarga, in primo piano rimangono le folli dinamiche di potere che nulla hanno a che vedere con la ricerca della stabilità e dell’equilibrio internazionale. In questo drammatico scenario, siamo vicini alle migliaia di vittime sia della dittatura iraniana che della guerra scatenata in questi giorni e ci aspettiamo che il nostro Paese svolga un ruolo positivo chiedendo un immediato cessate il fuoco e promuovendo azioni per ristabilire il diritto e le convenzioni internazionali, e un’iniziativa diplomatica insieme agli altri partner europei”.

“Nei giorni scorsi, l’Assemblea dei soci del Forum Terzo Settore a Roma ha affrontato anche questo tema e sono stati numerosi gli interventi che hanno sottolineato l’urgenza di far cessare la catastrofe in corso e di rimettere al centro dei rapporti tra gli Stati il rispetto del diritto, i canali diplomatici, la ricerca della pace. Per il Terzo settore, la pace, la solidarietà tra popoli e la giustizia sociale sono principi alla base di ogni sua azione. Ci uniamo alle parole di ieri di Papa Leone XIV nel chiedere uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli, non il fragore delle bombe” conclude Moretti.

Export di armi italiane +157% in cinque anni: ora siamo sesti al mondo

di Redazione GRS


Di male in peggio – Le esportazioni di armi dall’Italia sono aumentate del 157% negli ultimi cinque anni: lo dicono i dati pubblicati dal Sipri che indicano come il nostro Paese sia passato dal decimo al sesto posto nella classifica globale. Il primo Paese destinatario delle forniture è l’Ucraina, seguito da India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.

L’incremento ha come riferimenti i periodi 2016-2020 e 2021-2025. Secondo il Sipri, che ha sede in Svezia, circa il 59 per cento delle esportazioni italiane è andata in Medio Oriente. Attorno al 13 per cento invece la quota delle vendite ad altri Paesi europei. A guidare la classifica dei maggiori esportatori di armi sono gli Stati Uniti. Seguono Francia, Russia, Germania e Cina. Il primo Paese destinatario delle forniture è invece l’Ucraina. Dopo in graduatoria ci sono India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan.

Clima, Bari prima in Italia per qualità meteo: divario tra costa e aree interne

di Redazione GRS


Indice del clima – Le città italiane alla prova dei cambiamenti climatici. Il servizio di Anna Monterubbianesi.

Per il terzo anno consecutivo Bari conquista il primo posto nell’Indice del clima elaborato da Il Sole 24 Ore, che analizza le condizioni meteo nelle città italiane negli ultimi dieci anni. La classifica misura 15 parametri, tra cui temperature, piogge, umidità, venti e ondate di calore. Dietro Bari, soprattutto città della costa adriatica come Barletta-Andria-Trani, Pescara e Ancona. In fondo alla graduatoria Carbonia, Terni, Belluno e Caserta, penalizzate da caldo estremo, umidità o scarse ore di sole. Tra gli ultimi 30 piazzamenti si incontrano per lo più città del Nord (in particolare in Pianura padana). L’indagine conferma l’aumento degli eventi climatici estremi e il divario tra città costiere e aree interne.

Beni confiscati, 100mila firme per destinarli al riuso sociale

di Redazione GRS


100 mila firme – Sono quelle raccolte da Libera per la campagna “Diamo linfa al bene” che chiede che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. La raccolta proseguirà anche nei prossimi mesi.

In oltre 180 piazze nel weekend volontari della rete di Libera hanno organizzato banchetti per rilanciare la campagna “Diamo linfa al bene” dove è stato chiesto ai cittadini di firmare una cartoline con una richiesta chiara: una firma per chiedere che il 2% del Fondo unico di giustizia venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. “Oggi il denaro sequestrato e confiscato costituisce il Fondo unico di giustizia (Fug) – si legge nel testo della petizione –. Chiediamo che una piccola parte di ciò che deriva da atti criminali possa essere reinvestita per cambiare volto ai beni confiscati e rigenerare i territori feriti dalla presenza mafiosa. Basterebbe il 2% del Fug perché il denaro sottratto torni a far crescere il bene comune: scuole, cooperative, comunità, futuro. Basta poco per far rifiorire il bene. Quel 2% può cambiare molto, se diventa un impegno concreto dello Stato”.
“Trent’anni fa, con la legge 109/96, l’Italia ha scelto di restituire alla collettività ciò che le mafie avevano sottratto. Da allora più di 1300 esperienze di riuso sociale raccontano un Paese che ha saputo reagire, trasformando luoghi criminali in presìdi di democrazia, lavoro e inclusione”, ha commentato Francesca Rispoli, copresidente di Libera, secondo cui “le 100mila firme sono un primo risultato, una azione concreta che parte dal basso, per dare linfa a tutte quelle esperienze di rigenerazione che insieme abbiamo fatto partire e rilanciare le pratiche di riuso sociale dei beni attraverso la destinazione di risorse pubbliche che incentivano lo spirito della 109/96”. “Questo – ha proseguito – sarebbe possibile e sostenibile utilizzando una piccola quota delle risorse del Fondo unico di giustizia istituito per centralizzare e gestire le risorse finanziarie recuperate dallo Stato attraverso sequestri, confische (penali, amministrative o di prevenzione). Se anche solo una piccola parte di queste risorse venisse messa al servizio delle realtà che gestiscono beni confiscati, in maniera continuativa e stabile, si potrebbero sostenere esperienze di inclusione e coesione in tutta Italia, facendo veramente cambiare volto ai patrimoni illeciti e rigenerando i territori con un segnale forte contro mafie e corruzione”.
La raccolta delle firme proseguirà nei prossimi mesi, con il prossimo appuntamento nelle piazze in occasione del 21 marzo, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno vedrà come piazza principale Torino e simultaneamente, in centinaia di luoghi d’Italia dove la Giornata della memoria e dell’impegno verrà vissuta attraverso la lettura dei nomi delle oltre 1100 vittime innocenti delle mafie. È possibile firmare le cartoline online sul sito web di Libera e fisicamente nelle varie iniziative che saranno promosse nelle piazze in tutta Italia e nelle sedi territoriali di Libera.

Unicef porta a Roma la mostra “Giovani d’oggi” su identità e inclusione

di Redazione GRS


Arte inclusiva – Sabato 21 marzo a Roma la mostra “Giovani d’oggi”, promossa da UNICEF. Il servizio di Patrizia Cupo.

Al Mercato centrale Roma della stazione Termini, Unicef porta Giovani d’oggi, esposizione che raccoglie le opere di quindici giovani rifugiati e migranti che, attraverso arte e narrazione, raccontano discriminazioni, identità e inclusione. L’iniziativa conclude il percorso creativo della OPS! Academy, progetto educativo che coinvolge adolescenti e giovani, in particolare migranti e minori stranieri non accompagnati. Il progetto è realizzato con il contributo dell’Istituto Europeo di Design e della Scuola Holden. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 21 al 27 marzo.