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Morti sul lavoro, silenzio mediatico sempre più fitto: tre vittime in un weekend

di Redazione GRS


Indifferenza generale – Nel nostro Paese si continua a morire di lavoro, anche se i media ne parlano sempre meno. Il servizio di Federica Bartoloni.

Depositate le motivazioni della sentenza di piena assoluzione per il manutentore dell’orditoio nel quale Luana D’Orazio morì a 22 anni dopo 4 giri a causa della manomissione dei dispositivi di sicurezza. Cusimano, questo il nome dell’imputato, unico tecnico deputato a riparazioni e modifiche dei macchinari, non ha commesso il fatto. Aperta l’indagine per omicidio colposo a seguito dell’autopsia sul corpo di Pietro Zantonini, il vigilante morto di freddo nel suo gabbiotto del cantiere delle Olimpiadi Milano Cortina appena concluse. Ad essere indagato il titolare della società di vigilanza. Ieri, intanto, dopo un fine settimana segnato da 3 morti sul lavoro e altrettanti gravi infortuni, è morto a 24 anni Carmine Albero, operaio. Notizie che troviamo quasi esclusivamente sulla stampa locale, segnate dalla frase di rito “secondo le prime ricostruzioni” che, quasi mai, troverà aggiornamenti.

Farmaci equivalenti, Cittadinanzattiva lancia la sesta edizione di Ioequivalgo

di Redazione GRS


Ioequivalgo – Al via la sesta edizione dell’iniziativa, promossa da Cittadinanzattiva, per promuovere la consapevolezza e l’accesso ai farmaci equivalenti in Italia. L’obiettivo è colmare un divario culturale ed economico che penalizza soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito.

I dati Istat confermano che il 9,5% degli italiani rinuncia a curarsi e le segnalazioni che giungono al Tribunale per i diritti del malato confermano che i costi più difficili da sostenere per le famiglie sono quelli relativi ai farmaci.

Consigliati sempre prima con il tuo medico e/o farmacista. Ma per aiutarti nell’acquisto del farmaco, sapere se esistono equivalenti e darti tutte le informazioni che cerchi, abbiamo creato l’App ioequivalgo: uno strumento sempre a portata di mano, da consultare in maniera facile e veloce, quando e dove vuoi: se hai bisogno di un farmaco e magari sei in farmacia o dal medico. Puoi consultare l’App dal tuo telefonino in modo semplice: basta digitare il nome del farmaco oppure il principio attivo. Potrai conoscere tra le diverse formulazioni (granulato, pastiglie, etc.) e selezionare lo specifico dosaggio del farmaco indicato dal medico o consigliato dal farmacista. L’esito della tua ricerca sarà la lista completa dei farmaci in commercio, siano essi coperti da brevetto (e quindi necessariamente di marca) o non più coperti da brevetto, di marca o equivalenti, organizzati per fasce di prezzo. I medicinali a brevetto scaduto inseriti nella App sono quelli che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) organizza in appositi elenchi di farmaci equivalenti tra di loro: si chiamano liste di trasparenza. L’App ioequivalgo è uno strumento che ti aiuta ad essere più informato e quindi valutare se, a parità di efficacia terapeutica, esistono opportunità di risparmio.

La Cremonese in campo contro l’azzardo: “Gioca la partita giusta nella vita”

di Redazione GRS


In campo contro l’azzardo – Per la prima volta un club di Serie A, la Cremonese, diventa testimonial del contrasto alla ludopatia. “Gioca la partita giusta nella vita” è lo slogan della campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio.

“Gioca la partita giusta nella vita”, lontano dall’azzardo… che non è un gioco. Un incoraggiamento che si fa concreto nell’azione di prevenzione e cura di tante Agenzie di tutela delal salute – Ats italiane. È stata in particolare l’Ats Val Padana, a lanciare questo monito: Gioca la partita giusta. Molto più di uno slogan: una vera e propria campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’azzardo, veicolata attraverso uno spot diffuso sui social e nelle sale cinematografiche del territorio. Il testimonial scelto è da serie A: l‘Unione Sportiva Cremonese.

Non è fantacalcio
Per una volta, niente pubblicità pro-gambling a bordo campo, niente calciatori famosi che invitano a scommettere. Anzi, esattamente il contrario. Lo spot racconta la storia di un uomo, schiacciato dal gioco d’azzardo online, che trova la forza di chiedere aiuto grazie all’incontro con Daniel Ciofani, ex capitano grigiorosso e oggi coordinatore delle squadre Primavera e Under 18 della Cremonese.

È lui ad accompagnare il protagonista verso la consapevolezza, così da poter tornare a giocare «la partita giusta nel campo e nella vita». Una storia che mostra come sia possibile passare «dal buio della dipendenza alla luce del cambiamento», sintetizza Ilaria Marzi, direttore sociosanitario di Ats Val Padana.

Lo spot e la collaborazione con l’Us Cremonese
Il protagonista dello spot Gioca la partita giusta è interpretato dall’attore Max Tosi, che lavora anche all’Ats, mentre la voce narrante è quella del noto attore e regista Beppe Arena. La campagna è stata interamente ideata e diretta dall’Ufficio Comunicazione di Ats Val Padana: Aldo Destefani, Chiara Capelletti e Bibiana Sudati hanno curato l’intero iter produttivo, dalla scrittura dello storyboard fino alla divulgazione.
Alla realizzazione hanno contribuito, tutti a titolo gratuito, anche il Teatro Ponchielli di Cremona, l’Asst Cremona con il suo Servizio Dipendenze (Serd) — il riferimento sul territorio per chi cerca aiuto specialistico — e il Cral di Cremona.

La collaborazione con la US Cremonese era nata quando la squadra militava ancora in Serie B: «Hanno da subito dimostrato apertura e piena disponibilità», dice Marzi. «Da tempo la dirigenza è molto sensibile ai temi di salute e solidarietà del territorio. Già durante il Covid, la società e i giocatori della prima squadra si erano prestati per una campagna di promozione alla vaccinazione. Ma sono davvero tante le iniziative in cui la Cremonese si mette al fianco di chi si occupa di temi socialmente rilevanti».

Dalla serie B alla A l’impegno continua
E quando è arrivata la promozione in Serie A, nella primavera del 2025, la squadra ha mantenuto l’impegno, dimostrando che «è possibile calcare palcoscenici nazionali importanti, rimanendo al contempo fortemente radicati al territorio». L’esperienza sul campo “locale” di Marzi parla chiaro. A Pavia, dove ha lavorato in precedenza, aveva costruito una rete territoriale di progetti rivolti ai giovani per smontare dall’interno i meccanismi dell’azzardo: «Bisogna insegnare ai ragazzi la teoria della probabilità che dimostra come matematicamente sia il Banco a vincere sempre. E poi dobbiamo contrastare la cultura del “tutto e subito”».

Emergenza giovani
Il fischio d’inizio che ha dato avvio alla partita per Ats Val Padana sono stati i numeri: «Le scommesse sportive, in particolare legate al calcio, sono una delle principali porte di ingresso al gioco d’azzardo per i più giovani», spiega Marzi. Un dato in linea con il quadro nazionale: oltre il 60% degli studenti ha dichiarato di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita, il 57% nell’ultimo anno. Il gioco online coinvolge circa il 13% dei ragazzi, mentre i profili di gioco a rischio e problematico riguardano complessivamente oltre il 10% degli studenti. Le forme più diffuse sono i Gratta&Vinci e le scommesse calcistiche, seguite dalle slot machine. E «spesso l’azzardo è associato ad altri comportamenti additivi».

Il territorio aggiunge ulteriori fattori di vulnerabilità: la presenza diffusa di piccoli comuni, un’elevata incidenza di popolazione anziana e il conseguente rischio di isolamento sociale amplificano l’impatto del fenomeno.
«Nella provincia di Cremona, la percentuale femminile tra i giocatori problematici raggiunge il 21%, contro il 17% del mantovano e il 12% del cremasco. Si tratta prevalentemente di persone con un titolo di studio medio-basso e una condizione occupazionale fragile: circa la metà è disoccupata o in pensione, a conferma di come il tempo libero non strutturato rappresenti un fattore di rischio significativo».

Il ruolo della prevenzione
A complicare il quadro, c’è la resistenza a chiedere aiuto: oltre la metà delle persone arriva ai servizi spontaneamente, ma solo il 6% viene inviato da familiari o amici, «segnalando una difficoltà diffusa nel riconoscere precocemente il problema». Ecco perché, secondo Marzi, «è fondamentale affiancare agli interventi di presa in carico un forte investimento in prevenzione, alleanze territoriali e azioni culturali, soprattutto rivolte ai giovani, per contrastare la normalizzazione dell’azzardo».

Tra le priorità c’è anche la costruzione di una governance territoriale più uniforme: «È necessario che i comuni si dotino di regolamenti omogenei per vigilare e controllare, e che si agisca attraverso sportelli informativi, vere e proprie antenne sul territorio».

US Cremonese testimonial d’eccezione
Scendere in campo contro l’azzardo, per una squadra di Serie A, è un atto controcorrente. «La scelta nasce dai nostri principi e dall’insieme di valori che la società trasmette continuamente anche ai suoi tesserati sul fronte del contrasto al gioco d’azzardo attraverso azioni concrete» ci spiega Paolo Armenia, direttore generale dei grigiorossi.«All‘interno di questa visione, con coerenza abbiamo scelto di non contrattualizzare accordi con agenzie di betting».

Un approccio che rimane coerente anche nei confronti dei calciatori: «Durante la stagione, partendo dal settore giovanile per arrivare alla prima squadra, organizziamo incontri con esperti del settore per creare consapevolezza ed evitare al massimo i rischi legati all’azzardo».
Ecco perché accettare la collaborazione con Ats Val Padana è stato “naturale” «e non si limita a questo video, ma coinvolge una serie di attività per lo sviluppo della qualità della vita all’interno degli ambienti di lavoro».

È dunque davvero necessario per la sostenibilità delle società calcistiche accettare pubblicità di gambling? «Non si può analizzare il tema, se non partendo da una premessa: il mondo del calcio è alla continua ricerca di nuovi introiti e in Italia, in senso generale, è consentito scommettere. All’interno di questo contesto l’argomento è stato portato all’attenzione del Governo e quindi una legislazione in materia potrebbe consentire di ottenere benefici economici, sempre nel massimo rispetto delle regole che lo Stato potrebbe emanare».

Ce lo auguriamo perché, concludendo con le parole di Marzi: «Il gioco sano promuove la socializzazione e lo stare insieme. Il fallimento delle istituzioni è vedere il numero di giovani dipendenti da gioco che aumenta. Dobbiamo lavorare sempre più in rete per contrastare il fenomeno. Gioca la partita giusta è un tassello importante per andare in quella direzione».

Ucraina, sanità sotto attacco: 4 anni di guerra e cure a rischio

di Redazione GRS


Triste anniversario – Dopo quattro anni di guerra, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Lo dice Medici del Mondo che ricorda come nel corso del conflitto ci siano stati otre 1.600 attacchi contro infrastrutture sanitarie e più di 400 operatori sanitari uccisi.

A tutto ciò si aggiunge un inverno particolarmente rigido, segnato da attacchi continui contro l’infrastruttura energetica. La mancanza di elettricità e riscaldamento ha un impatto diretto su milioni di persone e compromette seriamente l’assistenza sanitaria. Senza elettricità, molti centri non possono garantire riscaldamento, illuminazione, catena del freddo per vaccini e farmaci, esami diagnostici o accesso alle cartelle cliniche elettroniche.

In questo scenario, Medici del Mondo ha condotto una valutazione delle necessità in sei regioni chiave dell’est e del sud del Paese — Dnipro, Kharkiv, Kherson, Mykolaiv, Zaporizhia e Sumy — per analizzare lo stato attuale della salute in Ucraina.

La conclusione principale dello studio è chiara: nonostante tutto, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Sulla carta, le strutture formali continuano ad esistere: assistenza primaria, medici di famiglia e sistemi di riferimento. Tuttavia, un numero crescente di persone non riesce a raggiungere i servizi necessari, in particolare le cure specialistiche e ospedaliere.

Le lunghe distanze, le infrastrutture danneggiate, i blackout, la carenza di personale e le restrizioni date dalla sicurezza condizionano l’accesso in un contesto di guerra prolungata. Nelle aree rurali o vicine al fronte, una visita medica può trovarsi a decine di chilometri, e i trasporti non sono sempre sicuri né accessibili economicamente.

L’aumento dei prezzi di farmaci, esami diagnostici e trasporti rappresenta un’altra barriera significativa, provocando ritardi nella ricerca di cure e interruzioni nei trattamenti, soprattutto per le malattie croniche.

La continuità dei servizi è stata possibile, in gran parte, grazie all’impegno del personale sanitario ucraino. Professionisti che hanno deciso di rimanere nel Paese, alcuni lavorando a pochi chilometri dal fronte, per garantire che i propri concittadini possano continuare a recarsi in un centro di salute quando ne hanno bisogno.

Tuttavia, questa resilienza ha dei limiti. Nei centri sanitari rurali, la carenza di personale raggiunge il 50%. In diverse regioni, una quota significativa di medici ha più di 60 anni. I livelli di stress, stanchezza e logoramento emotivo sono molto elevati, e praticamente non esistono sistemi formali di supporto psicosociale o prevenzione.

L’indagine segnala alti livelli di disagio emotivo legati al conflitto prolungato, allo sfollamento e alla perdita dei mezzi di sussistenza. Tuttavia, la disponibilità a cercare supporto professionale è molto bassa, soprattutto nelle zone vicine al fronte. Persistono lo stigma, la mancanza di informazioni su dove rivolgersi e la difficoltà nel riconoscere il proprio bisogno di aiuto. Molte persone convivono con ansia, insonnia o sintomi depressivi senza parlarne né ricevere un accompagnamento. Il sistema sanitario ucraino ha compiuto progressi nell’integrazione della salute mentale nell’assistenza primaria e nell’implementazione di interventi brevi e di primo supporto psicologico. Tuttavia, l’entità delle necessità supera la capacità disponibile, soprattutto nelle aree più colpite dai combattimenti.

Per rispondere a queste lacune, Medici del Mondo opera dall’inizio del conflitto armato nel 2014 e ha sviluppato strategie adattate al contesto di guerra, come l’utilizzo di unità mobili che raggiungono comunità rurali e remote, e servizi di telemedicina che consentono l’accesso a personale medico da remoto. In Ucraina, il lavoro di Medici del Mondo si concentra proprio nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria alle persone colpite dalla guerra, soprattutto nelle aree vicine al fronte e nelle comunità isolate. Oltre all’assistenza diretta, l’organizzazione dona attrezzature e forniture mediche, riabilita infrastrutture e forma personale sanitario e comunitario.

Rapporto Acli-Next-Tor Vergata: sanità a rischio equità

di Redazione GRS


Razionamento sanitario – L’accesso alle cure nel nostro Paese è fortemente condizionato dalla capacità economica dei singoli. Lo dice il nuovo Rapporto di Acli, Next e Università Tor Vergata. Ascoltiamo Raffaella Dispenza, vicepresidente Acli.

La ricerca, basata sull’analisi di oltre 8 milioni di dichiarazioni dei redditi (modello 730) tra il 2019 e il 2024, documenta l’esistenza di un razionamento sanitario implicito. Dividendo la popolazione in 5 scaglioni di reddito, dal più basso al più alto, la spesa media “di tasca propria” (out of pocket) ed escludendo i ticket sanitari, evidenzia che i contribuenti con i redditi più elevati spendono mediamente fra quattro e cinque volte in più rispetto ai contribuenti con i redditi più bassi. Un fenomeno dovuto ai limiti di accesso alla sanità pubblica (lunghi tempi di attesa e carenze nei servizi di cura non emergenziale) che spingono chi può permetterselo verso il privato, lasciando indietro le fasce più fragili.
I dati chiave del rapporto

Divario di spesa: A parità di condizioni di salute, i contribuenti più poveri spendono tra i 1.000 e i 2.000 euro in meno all’anno in cure sanitarie rispetto ai più abbienti.
Rinuncia totale: circa il 57% dei contribuenti appartenenti allo scaglione di reddito più basso non dichiara alcuna spesa sanitaria privata. Nel sottocampione degli anziani la differenza tra basso e alto reddito si fa più evidente: il 55-60% non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, contro il 7-15% dei coetanei più ricchi.
La spesa in farmaci: il valore medio annuo della spesa farmaceutica passa da circa 278 euro nello scaglione di reddito più basso a oltre 415 euro nello scaglione più elevato; queste differenze non riguardano solo la probabilità di acquistare farmaci, ma anche il valore medio della spesa sostenuta.
L’effetto del reddito sulla spesa: un aumento di reddito per chi si trova negli scaglioni più bassi aumenta la spesa sanitaria di più di quanto avviene per chi si trova negli scaglioni più elevati evidenziando il peso maggiore di bisogni insoddisfatti
Effetto Pandemia: Il COVID-19 ha agito come amplificatore delle diseguaglianze. Mentre i redditi alti hanno recuperato rapidamente i livelli di spesa sanitaria pre-pandemici, per i ceti fragili, gli anziani e le donne il recupero è ancora incompleto.
Territori e LEA: dove i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono più alti, funzionano meglio prevenzione e servizio pubblico e il ricorso forzato al privato diminuisce sensibilmente.

«In sanità – ha spiegato Saverio Mennini, capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute – c’è un problema di equità nell’accesso, riscontrato negli ultimi 20 anni. Con questo Ministero abbiamo posto in essere una serie di azioni, quali l’aggiornamento annuale dei LEA, l’incremento del finanziamento, il decreto sulle liste d’attesa, la delega delle professioni sanitarie e sull’assistenza ospedaliera e territoriale, che tendono ad eliminare la disomogeneità d’acceso alle cure. Questa è la questione da affrontare con attenzione».
«I dati mostrano una realtà preoccupante. Il nostro Servizio Sanitario sulla carta è universale, ma, fuori dall’emergenza e dai codici rossi, barriere economiche e lunghi tempi d’attesa costringono i più fragili a rinunciare alle cure – dichiara Leonardo Becchetti, fondatore di NeXt Economia e professore dell’Università di Roma Tor Vergata, curatore della ricerca – parliamo di una spesa sanitaria inferiore fino a 2.000 euro tra il primo e l’ultimo scaglione di reddito. Miglioramento della sanità pubblica e delle case di comunità, prevenzione, ottimizzazione della spesa, progressività fiscale sono le azioni che servono per rimettere al centro i territori e la comunità, trasformando la salute da bene di mercato a pilastro di una nuova economia civile».
«Purtroppo, nonostante rappresenti uno dei pilastri fondamentali del welfare del nostro Paese, la sanità pubblica, accessibile e garantita, è oggi in evidente ritirata. – ha dichiarato il Presidente delle Acli nazionali, Emiliano Manfredonia – I redditi più alti si rivolgono sempre più frequentemente al settore privato, potendosi permettere spese maggiori, mentre i redditi più bassi restano indietro, costretti a rinviare o rinunciare alle cure. È un dato che deve farci riflettere anche il ricorso sempre più diffuso – ormai quasi un’abitudine di massa – ai sistemi di intelligenza artificiale per rispondere a bisogni di salute: un segnale della difficoltà di accesso e della ricerca di soluzioni alternative. Come ACLI, operatori di pace e di democrazia da oltre ottant’anni, sentiamo il dovere – come diciamo spesso nel nostro Patronato – di trasformare i diritti in pane. In questo caso, di trasformare il diritto alla salute in accesso reale e garantito ai servizi per tutte e tutti. È il senso anche degli Sportelli Salute che abbiamo aperto in diverse parti d’Italia: strumenti concreti per accompagnare le persone e ridurre le disuguaglianze.»
«Il credito cooperativo – ha detto Augusto dell’Erba, Presidente Federcasse BCC – è da anni impegnato ad esprimere valori ed attività che vanno oltre la banca. Noi, infatti, siamo presenti sui territori e nelle comunità di cui siamo espressione e abbiamo ben presente che non è più sufficiente fare solo la banca, ma qualcosa di più. Per questo siamo impegnati, con le nostre mutue, in progetti di welfare dove siamo orientati a fornire servizi di tipo sanitario».
«L’allungamento della vita media – ha dichiarato Anna Maria Colao, Vice Presidente Consiglio Superiore Sanità e Presidente Fondazione FORME – ha modificato tutto quello che il cittadino può ottenere dal nostro sistema sanitario. Mi sento di soffermarmi, in tal senso, sulla tematica della prevenzione. Per diventare sostenibili e mantenere le cure, infatti, dobbiamo implementare le strategie di prevenzione. Occorre, quindi, educare e informare la popolazione».
«Per contrastare queste disuguaglianze – ha aggiunto Raffaella Dispenza, Vicepresidente nazionale delle Acli – servono interventi complessi e articolati: maggiori investimenti nella sanità, riportandoli in linea con quelli di altri paesi europei, ma soprattutto una medicina di territorio che sappia prendere in carico le cronicità e dare risposte alle tante situazioni di non autosufficienza».
Alcune possibili direzioni di policy per contrastare la crescita delle diseguaglianze:

Potenziamento del sistema pubblico con prevenzione e LEA. La prevenzione è una leva cruciale: dove screening, medicina territoriale e sanità pubblica funzionano meglio, la necessità di sostenere spese private si riduce e l’accesso alle cure diventa meno dipendente dal reddito. Un miglior livello di LEA riduce le diseguaglianze.
Valorizzazione delle “Case di comunità”. L’integrazione con i servizi sociosanitari, con il contributo sussidiario del terzo settore, aumenta l’accesso al diritto alla salute.
Maggiore equità nella fiscalità sanitaria. Superare l’attuale sistema che esclude chi si trova nella “no-tax area” e rendere le agevolazioni fiscali più progressive e introdurre meccanismi rimborsabili per i redditi più bassi.
Sanità e territorio. Il mancato accesso alle cure non si concentra tanto sulle emergenze, quanto sulle prestazioni differibili ma essenziali: visite specialistiche, diagnostica, follow-up e cure croniche. Ridurre i tempi di attesa in questi ambiti significa ridurre la necessità di ricorrere al privato e può essere possibile integrando Stato, Mercato e Comunità;
Sistema assicurativo complementare. Il rafforzamento di forme di assicurazione sanitaria integrativa a carattere mutualistico e non profit potrebbe contribuire a ridurre le diseguaglianze, offrendo una copertura accessibile anche a lavoratori precari, anziani e famiglie a basso reddito;
Procurement orientato al valore. Adottare politiche di acquisto di dispositivi medici che premino la sostenibilità sociale e la trasparenza, libera risorse da reinvestire dove realmente serve;
Monitoraggio costante. Creare un coordinamento nazionale, collegando i diversi osservatori nazionali già esistenti, darebbe la possibilità di avere un “cruscotto di indicatori” capace di misurare sistematicamente il razionamento sanitario.

Compiti@casa, studenti in rete: 281 universitari sostengono 558 ragazzi delle medie

di Redazione GRS


Compiti@casa – 281 studenti universitari supportano 558 allievi delle scuole medie per contrastare la povertà educativa e rafforzare la comunità educante in Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Il progetto è ideato da Fondazione De Agostini e Università di Torino e promosso da Con i Bambini.

Il progetto, ideato da Fondazione De Agostini e Università di Torino, offre un sostegno personalizzato a ragazzi e ragazze con difficoltà di apprendimento, disagio educativo, scarso rendimento scolastico e bassa partecipazione alla vita scolastica, compresi alunni con background migratorio. Due studenti della stessa classe incontrano online i propri tutor – uno per le materie umanistiche e uno per le materie scientifiche – due volte a settimana, per un totale di quattro ore settimanali, utilizzando un ambiente digitale progettato e sviluppato dall’Università di Torino.

La partnership di Compiti@casa è costituita da Parsec cooperativa sociale (capofila, Roma), cooperativa sociale Raggio Verde (Novara), Traparentesi aps (Napoli), associazione I Tetti Colorati (Ragusa), le quattro università partner sopra citate e 20 scuole secondarie di primo grado che operano in contesti complessi delle regioni coinvolte. La valutazione di impatto sociale è affidata alla Fondazione Bruno Kessler.

“La prima annualità ci ha insegnato molto”, dichiara Barbara Guadagni di Parsec cooperativa sociale, responsabile del progetto. “Abbiamo affinato i criteri di selezione degli studenti da inserire nei tutorati e rafforzato il dialogo con le scuole e le famiglie. Quest’anno puntiamo a consolidare i risultati positivi ottenuti in Lazio e Piemonte e a migliorare la partecipazione in Campania e Sicilia, dove le difficoltà riscontrate riflettono spesso contesti familiari e sociali più complessi. L’esperienza ci ha confermato che il successo dei tutorati dipende dalla costruzione di una vera alleanza educativa tra tutor, insegnanti e famiglie, in cui ciascuno riconosce il proprio ruolo nel sostenere il percorso di crescita dei ragazzi”.

“Compiti@casa rappresenta un modello innovativo di collaborazione tra università, scuole e terzo settore, capace di rafforzare la comunità educante”, aggiunge Marina Marchisio Conte, professoressa ordinaria di Didattica della matematica dell’Università di Torino e responsabile scientifica del progetto. “L’Università di Torino mette a disposizione del progetto le proprie competenze, la ricerca maturata nell’ambito della didattica, nonché il know how sviluppato nella progettazione di ambienti digitali per l’apprendimento. L’obiettivo non è soltanto sostenere il recupero degli apprendimenti, ma promuovere autonomia, metodo di studio e motivazione, contribuendo a ridurre le disuguaglianze educative. La seconda annualità consolida un impianto che integra attività personalizzata di tutorato, formazione dei tutor, monitoraggio continuo, supporto alle famiglie con l’obiettivo di sviluppare un modello replicabile e sostenibile, capace di incidere sui percorsi scolastici dei ragazzi e delle ragazze coinvolti”.

Accanto al servizio di tutorato, il progetto offre alle scuole coinvolte un’attività di segretariato socio-educativo: un servizio presente nell’istituto una volta a settimana, per tutto l’anno scolastico, gestito da un operatore o un’operatrice e rivolto al corpo docente e al personale amministrativo ma anche alle famiglie, per aiutare nel disbrigo delle pratiche burocratiche correlate alla vita scolastica, facilitare le relazioni con gli altri servizi del territorio e sostenere le attività di orientamento scolastico.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.