Il Giardino della Camelia – Nella Reggia di Caserta apre un bistrot cultural lab gestito dalle cooperative sociali Eva, Terra Felix e Carla. Ascoltiamo la presidente di Eva Daniela Santarpia.
Archivio Redazione GRS


Comunicare il non profit: nuovo bando per il Master di Tor Vergata
19 Ottobre 2026Comunicare il non profit – Pubblicato il nuovo bando del Master di I livello in Comunicazione Sociale dell’Università di Roma Tor Vergata finalizzato alla formazione di figure professionali rilevanti per le organizzazioni di terzo settore e di volontariato, per le fondazioni, per le ONG, per le amministrazioni pubbliche, scuole, università e sindacati: scadenza per iscriversi il 15 gennaio 2027.

A Lugo il calcio apre le porte ai giovani con disabilità
19 Ottobre 2026Il calcio è per tutti – Partito a Lugo un nuovo progetto di sport inclusivo per avvicinare alla pratica sportiva bambini e ragazzi con disabilità. Sono previsti incontri con cadenza quindicinale, il sabato mattina, condotti da istruttori e operatori formati.

I morti sul lavoro non sono una fatale casualità: a Roma nasce l’Osservatorio operaicidio.it
19 Ottobre 2026
Il ritorno al futuro dell’economia sociale: la mobilitazione di idee del Non profit
16 Ottobre 2026Edizione 16/10/2026
16 Ottobre 2026
Povertà alimentare in crescita, i giovani pagano il prezzo più alto
16 Ottobre 2026Non è un paese per giovani – La povertà alimentare in Italia è in crescita. E il peso del caro vita grava sulle generazioni più giovani, dall’infanzia all’ingresso nella vita adulta.
Ascoltiamo Roberto Sensi di Action Aid.

Inflazione, Legacoop chiede misure a tutela di redditi e lavoro
16 Ottobre 2026Forte impatto – L’inflazione rischia di costare 500 euro all’anno alle famiglie italiane all’anno nel biennio 26-27, con conseguenze significative per i nuclei a basso reddito. Lo dicono le stime elaborate da Prometeia. Secondo Simone Gamberini di Legacoop, occorrono politiche economiche che tutelino i redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna.
Secondo le elaborazioni, lo shock inflazionistico determina una perdita media annua di potere d’acquisto di circa 500 euro nell’arco dei due anni. Un valore che nasconde differenze rilevanti tra le famiglie: a subire le conseguenze maggiori sono quelle economicamente più fragili, per le quali le spese incomprimibili, a partire dall’energia, assorbono una quota più elevata del bilancio familiare.
«Questi numeri – dichiara Simone Gamberini, presidente di Legacoop – ci ricordano che l’inflazione non è soltanto una variabile macroeconomica, ma incide direttamente sulla capacità delle famiglie di sostenere le proprie spese quotidiane. E quando il potere d’acquisto si riduce, soprattutto per chi dispone di redditi più bassi, il problema non è soltanto sociale: riguarda anche la tenuta dei consumi e le prospettive di crescita dell’economia italiana».
«Per questo – prosegue Gamberini – è necessario mettere al centro delle politiche economiche la tutela dei redditi, la qualità del lavoro e il sostegno alla domanda interna. La situazione è delicata. Serve politica di sostegno robusta. Non possiamo immaginare una crescita solida e duratura senza rafforzare la capacità di spesa delle famiglie. È una delle priorità sulle quali occorre costruire una strategia economica capace di guardare oltre l’emergenza e accompagnare il Paese nei prossimi anni».

Caso Caruana Galizia, associazioni in piazza per fare luce sui mandanti
16 Ottobre 2026Verità e giustizia – Oggi a Roma il presidio all’Ambasciata di Malta a nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, promosso da alcune organizzazioni della società civile e della stampa. Le associazioni chiedono di fare luce sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità.
La società civile e il giornalismo a fianco della famiglia Caruana Galizia per chiedere verità e giustizia sull’omicidio di Daphne.
A nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 nell’esplosione della sua auto a Bidnija, il percorso verso una giustizia piena resta aperto. Su richiesta della famiglia della giornalista investigativa maltese, *le organizzazioni della società civile e della stampa italiana promuovono un presidio a Roma all’Ambasciata di Malta.
L’appuntamento è il 16 ottobre, dalle ore 10:30 alle 12:00, presso piazza di Ponte Umberto I, adiacente l’Ambasciata.
L’iniziativa nasce all’indomani di un passaggio procedurale cruciale: il 22 settembre, il Procuratore generale maltese ha depositato formalmente il ricorso in appello contro l’assoluzione dell’imprenditore Yorgen Fenech, ritenuto dalla procura il mandante e il finanziatore dell’omicidio. La famiglia di Daphne ha espresso pieno sostegno all’impugnazione, che potrebbe condurre a un nuovo processo qualora la Corte d’appello accogliesse i rilievi della procura.
Le inchieste di Caruana Galizia sui Panama Papers, sui MaltaFiles e sulle società offshore collegate a vertici di governo avevano portato alla luce una rete di opacità che aveva travolto le istituzioni maltesi, fino alle dimissioni dell’ex premier Joseph Muscat e agli arresti di figure chiave come Keith Schembri e lo stesso Yorgen Fenech.
«A nove anni dal brutale assassinio di mia madre, le carenze istituzionali che hanno reso possibile la sua uccisione restano irrisolte e immutate. Una giustizia autentica e duratura significa garantire che nessun’altra persona debba mai più correre gli stessi rischi. Il nostro paese non è riuscito a proteggere mia madre. Ha il dovere, nei suoi confronti, di impedire che altre persone perdano la vita. È per questo che è così importante attuare le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica e porre fine all’impunità per il suo assassinio. Malta deve lanciare un messaggio chiaro: assassinare una persona che fa giornalismo deve avere conseguenze gravissime per chi ne è responsabile», ha dichiarato Matthew, figlio di Daphne Caruana Galizia.
Le organizzazioni promotrici rispondendo all’appello della famiglia di Daphne, chiedono che non cali il sipario sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità emersi dalle inchieste di Daphne e che siano perseguiti non solo gli esecutori materiali dell’assassinio, ma chiunque lo abbia pianificato, finanziato e coperto.
Le istituzioni europee e maltesi devono garantire protezione ai giornalisti d’inchiesta e contrastare ogni forma di intimidazione.
Aderiscono:
Amnesty International Italia
Articolo21
FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
Rete No Bavaglio
Cospe
Carta di Roma

Prevenire gli abbandoni, il Trentino promuove le Culle per la Vita
16 Ottobre 2026Parto in sicurezza – La Provincia Autonoma di Trento sostiene la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio e tutelare la riservatezza dei genitori. Soddisfazione di Ai.Bi., che auspica una normativa nazionale in questa direzione.
È passata sostanzialmente sotto silenzio l’approvazione di un emendamento con il quale la Provincia Autonoma di Trento ha sostenuto la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio.
La vicenda è stata riportata sotto i riflettori da un recente articolo su Vitanews firmato da Pino Morandini, fondatore del Movimento per la Vita trentino, Vice Presidente del Movimento per la Vita nazionale e già magistrato del Tribunale amministrativo regionale. Ma, in realtà, l’approvazione è arrivata a fine luglio, grazie a una modifica inserita nell’Assestamento del bilancio della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2026-2028.
A confermarlo anche il quotidiano Adige, che affermava, in un articolo, l’approvazione di un emendamento della consigliera Eleonora Angeli per sostenere la realizzazione delle «culle per la vita» e promuovere la conoscenza del parto in anonimato. Sempre secondo l’Adige l’emendamento dà attuazione a una precedente mozione di Angeli, approvata dal Consiglio provinciale nel 2024, che impegnava la Giunta a individuare i luoghi più idonei per installare una o più culle per la vita.
La soddisfazione dei sostenitori dell’emendamento
“È la prima volta in Italia – si legge nell’articolo di Morandini – che l’apertura di Culle trova sostegno perfino legislativo e questo dice dell’attenzione che l’intera Comunità provinciale, attraverso la propria Assemblea legislativa, ha inteso dedicare a questa possibilità alternativa all’abbandono di un neonato per strada, come di recente è capitato a Cinisello Balsamo”.
Che cosa prevede l’emendamento.
L’emendamento trova spazio nell’articolo 48 ter. “Parto in anonimato e tutela del neonato non riconosciuto”, inserito “dopo l’articolo 48 bis della legge provinciale sulla tutela della salute 2010”.
Dopo un primo punto che sottolinea l’impegno della Provincia a promuovere “la conoscenza della possibilità di partorire in anonimato presso le strutture dell’Azienda”, al fine di “assicurare ad ogni donna la possibilità di partorire in sicurezza e garantire la tutela della salute del neonato”; è il punto 2 quello dedicato alle Culle per la Vita.
“La Provincia, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio, garantisce la realizzazione, anche tramite propri enti strumentali o tramite il finanziamento di iniziative di enti del terzo settore, di punti di accoglienza destinati ai neonati non riconosciuti dalla madre, denominati “culla per la vita”, assicurando l’assistenza tempestiva del neonato, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di tutela della riservatezza”.
A tal fine è stata anche autorizzata la spesa di 60.000 euro per l’anno 2026 e di 30.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.
Il commento di Marco Griffini.
Applaude alla decisione della Provincia Autonoma di Trento il presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini Marco Griffini, da anni impegnato nella divulgazione della conoscenza del Parto in Anonimato e nel sostegno concreto alle Culle per la Vita, tanto da aver più volte sollecitato una legge che renda obbligatoria la presenza di una culla per la vita in ogni comune d’Italia.
Ma la necessità di una normativa comune si è fatta ancora più evidente dopo alcuni recenti episodi di cronaca: “Oggi, infatti – sottolinea Griffini – ci sono molte culle per la vita realizzate da enti del terzo settore che rimangono chiuse in attesa di una normativa nazionale che possa indicare quali siano le norme di sicurezza per la loro gestione. Non solo con l’evidente finalità di tutelare nel migliore dei modi il piccolo ospite, ma anche chi le gestisce e, dunque, ne diventa in qualche modo responsabile”.
L’invito, dunque, ancora una volta, è che sulle Culle per la Vita, grazie alla decisione della Provincia di Trento, si torni a parlare con convinzione anche a livello nazionale, trovando una strada certa e comune per tutelare e promuovere una volta di più il diritto di tutte le donne di dare alla luce un figlio in sicurezza e, a tutti i figli, la possibilità di crescere e trovare subito una famiglia che li accolga.




