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A Milano torna Equa, il festival Arci sulle disuguaglianze

di Redazione GRS


Hackeriamo il capitalismo – Oggi e domani a Milano la quinta edizione di Equa, l’appuntamento nazionale Arci dedicato alle disuguaglianze. Alle sessioni di approfondimento si affiancherà il racconto delle buone prassi e delle esperienze sul territorio.

L’8 e il 9 maggio Milano ospita la quinta edizione dell’appuntamento nazionale Arci sulle disuguaglianze.

Le disuguaglianze sociali continuano ed essere al centro della riflessione sull’efficacia delle politiche pubbliche all’interno di un sistema economico e sociale globale che non sembra dare risposte concrete per aumentare il benessere delle persone, soprattutto quelle più in difficoltà. È da questa consapevolezza che nasce eQua.

Il viaggio di eQua è iniziato nel 2022 a Bergamo, in un momento delicatissimo segnato dall’uscita dalla pandemia e dall’inizio del conflitto in Ucraina. Da lì, il testimone è passato a Cremona nel 2023, a Milano nel 2024 e a Mantova nel 2025. In ognuna di queste tappe si è cercato di approfondire i temi legati all’aumento delle disuguaglianze, ragionando poi su possibili risposte, anche molto concrete, che partissero sempre dall’esperienza della rete associativa Arci e dalle progettualità più interessanti in campo mutualistico e sociale.

Quest’anno eQua si concentrerà sulle distorsioni e le conseguenze di un sistema, quello capitalistico, che produce sempre più disuguaglianze e guerre, approfondendo alcune delle principali dimensioni che riguardano le caratteristiche e gli effetti del “turbo-capitalismo” globale.

Le sessioni di approfondimento saranno affiancate dallo scambio di buone prassi, dalla conoscenza delle esperienze e dei vissuti delle tante progettualità mutualistiche dell’Arci, e non solo, che contrastano le disuguaglianze e le povertà, con lo scopo di innovare gli strumenti del nostro agire quotidiano per cambiare, per quanto possibile, un sistema che rischia di far collassare il Pianeta Terra e affossare i diritti fondamentali delle persone.

Crediti foto: forumterzosettore.it

Guerra e convivenza nella mostra al Museo dell’Arte Classica alla Sapienza

di Redazione GRS


Storie antiche, urgenze presenti – È il titolo dell’esposizione al Museo dell’Arte Classica alla Sapienza di Roma che mette in dialogo arte classica e contemporanea attraverso le opere di venti artisti sul tema della pace e della guerra. Un intreccio di passato e presente attraverso i temi di dialogo, rispetto e convivenza.

La mostra è patrocinata da AOI e sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027.
Un percorso che mette in dialogo arte classica e contemporanea per trasformare simboli e immagini del conflitto in narrazioni di pace, intesa come scelta concreta e responsabilità collettiva.
Le opere di 20 artisti selezionati tramite bando internazionale, insieme ai contributi di Michelangelo Pistoletto e Paolo Pellegrin, attraversano temi di dialogo, rispetto e convivenza, intrecciando passato e presente per immaginare nuove possibilità di futuro.
Un progetto corale che invita a riflettere sulla pace come pratica attiva e condivisa.

Crediti foto: pagina facebook Musei Sapienza

Gaza, oltre 72mila morti: devastato il 90% delle infrastrutture

di Redazione GRS


Morte e distruzione – Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, i palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023 sarebbero 72.615, con tre nuove vittime nelle ultime ore.  Gli attacchi israeliani inoltre hanno colpito il 90% delle infrastrutture civili, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite intorno ai 70 miliardi di dollari.

Un comunicato del ministero ha affermato che gli ospedali dell’enclave palestinese hanno ricevuto tre corpi, tra cui uno recuperato dalle macerie, e nove feriti nelle ultime 24 ore, a seguito delle ultime violazioni israeliane dell’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025.
Il ministero ha poi aggiunto che con queste nuove vittime il bilancio totale delle vittime a Gaza dall’ottobre del 2023 sale a 72.615 e i feriti a 172.468.
La guerra israeliana contro Gaza ha inoltre causato ingenti danni, colpendo il 90% delle infrastrutture civili, con costi di ricostruzione stimati dalle Nazioni Unite intorno ai 70 miliardi di dollari.

Crediti foto: FP

Madri lavoratrici in calo: peggiora l’occupazione in tutta Italia

di Redazione GRS


Lavoro fragile – In Italia solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare ha un impiego e per la prima volta si registra un peggioramento della situazione lavorativa in tutte le regioni. Lo dicono i dati del Rapporto “Le Equilibriste” di Save The Children. Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, con un calo del 3,9% in un solo anno.

In Italia, diventare madri significa ancora troppo spesso camminare su un filo sottile: da una parte il lavoro, dall’altra il carico di cura familiare. Un equilibrio fragile, fatto di scelte complesse, desideri che si intrecciano con rinunce e percorsi professionali che rallentano o si interrompono. E quando si prova a rientrare nel mercato del lavoro, le difficoltà non mancano.

È questo il quadro che raccontiamo nell’11 edizione del Rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026”, che abbiamo diffuso in vista della Festa della Mamma e che abbiamo elaborato attraverso il nostro Polo Ricerche, offrendo uno sguardo concreto su una realtà ancora segnata da ostacoli strutturali e sfide quotidiane.
Le Equilibriste: i dati sulla maternità in Italia nel 2026

I numeri che osserviamo raccontano una maternità sempre più complessa. Nel 2025 le nascite sono scese a circa 355 mila, con un calo del 3,9% in un solo anno. Il tasso di fecondità si ferma a 1,14 figli per donna, ben al di sotto della media europea.

In Italia la nascita di un figlio segna spesso un forte cambiamento nelle traiettorie lavorative delle donne. La cosiddetta child penalty, che misura l’impatto sulla partecipazione al lavoro, sui salari e sulle prospettive di carriera, arriva al 33% e produce effetti duraturi nel tempo.

Si diventa madri sempre più tardi: l’età media al parto ha raggiunto i 32,7 anni e le madri sotto i 30 anni rappresentano ormai una minoranza. Solo il 2,9% delle donne tra 20 e 29 anni è madre, e appena il 6,6% dei giovani in quella fascia d’età è genitore. Circa l’80% dei giovani desidera avere figli, ma solo una minoranza immagina di farlo a breve termine. Infatti, tra le donne 18-24 anni, appena il 14,8% prevede una maternità entro tre anni, percentuale che cresce nella fascia 25–34 anni fino al 41,6%. In questa fascia non essere mamma non è solo una scelta, ma spesso una necessità: quasi una donna su quattro tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere condizioni lavorative adeguate per avere un figlio.

Le retribuzioni delle madri diminuiscono, soprattutto nel settore privato: dopo la nascita di un figlio, le madri possono subire una riduzione salariale fino al 30% nel settore privato. Anche nel settore pubblico la penalizzazione è presente, seppure più contenuta (circa 5%), ma resta comunque significativa.
Divari di genere molto marcati nel lavoro dopo la genitorialità: tra gli uomini la paternità è associata a una maggiore occupazione (oltre il 92% dei padri 25-54 anni lavora a confronto del 78.1% degli uomini nella stessa fascia senza figli), mentre per le donne accade l’opposto. Il tasso di occupazione femminile scende dal 68,7% tra le donne senza figli al 63,2% tra le madri con almeno un figlio minorenne, con un calo più marcato al crescere del numero di figli (67% con uno, 58,8% con due o più) e si riduce ulteriormente al 58,2% tra le madri con figli in età prescolare.
Forti differenze territoriali nell’occupazione delle madri: le condizioni cambiano molto a seconda dell’area geografica: tra le madri con figli minori, il tasso di occupazione arriva al 73,1% al Nord e al 71% al Centro, mentre nel Mezzogiorno scende sotto il 45,7%. Un fattore di protezione risulta essere il titolo di studio.
Il part-time è una realtà strutturale per molte madri: il 32,6% delle donne 25-54enni con figli minori lavora part-time, e in oltre un caso su dieci si tratta di part-time involontario (11,7%). Tra i padri la quota è nettamente più bassa (3,5%).

Crediti foto: FP

Disabilità, nell’Ue cresce la percezione delle discriminazioni

di Redazione GRS


Barriere sociali – Nel mese europeo della Diversità, i dati sulla percezione delle discriminazioni. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Il 9,4 per cento delle persone con disabilità nell’Unione europea si è sentito discriminato nei rapporti con gli uffici amministrativi o i servizi pubblici. Una percentuale più che doppia di quella registrata tra le persone senza disabilità, ferma al 4 per cento. A riferirlo sono i dati Eurostat, pubblicati per l’inizio di maggio, mese europeo della diversità. Mentre il record negativo va alla Spagna e l’Estonia, l’Italia e Cipro risultano le migliori. Nel nostro Paese, in particolare, la percezione è al 3,1%. Eurostat segnala come il 28,7% delle persone con disabilità sia a rischio povertà o esclusione sociale.

Crediti foto: FP

ExpoAid 2026, a Rimini il grande evento su disabilità e inclusione

di Redazione GRS


Io, Persona di valore – Ieri a Roma è stato presentato ExpoAid 2026, il più grande evento nazionale che riunisce il mondo del Terzo settore e dell’associazionismo italiano che si occupa di disabilità e inclusione. L’iniziativa si svolgerà dal 25 al 27 giugno a Rimini e prevede oltre 50 seminari, laboratori e un‘ampia area espositiva con stand di associazioni e enti istituzionali.

EXPOAID 2026 “Io, persona di valore”, si terrà dal 25 al 27 giugno 2026 al Palacongressi di Rimini.

EXPOAID, alla sua seconda edizione, rappresenta il più grande evento nazionale che riunisce il mondo del Terzo Settore che si occupa di disabilità e inclusione. Un importante momento di incontro e confronto con l’obiettivo di riflettere sull’inclusione e promuovere quel cambiamento radicale e di prospettiva che mette al centro la persona e il suo diritto di scegliere e di partecipare, e che stiamo portando avanti attraverso la piena implementazione della riforma sulla disabilità

L’evento è aperto a persone con disabilità, operatori, volontari, enti, associazioni e istituzioni del nostro Paese che si occupano di inclusione e disabilità. Sarà l’occasione per dialogare ma anche per offrire aree espositive e di presentazione dei progetti e promuovere le capacità e i talenti di ogni persona attraverso attività ricreative e sportive, momenti musicali e molto altro, con il protagonismo dei talenti delle persone a conferma dell’importanza e della rilevanza dei temi trattati e del lavoro straordinario che ogni giorno viene svolto, spesso in maniera silenziosa, al servizio degli altri.

Crediti foto: ExpoAid.it

Il rapper Kento in scena a teatro racconta il carcere minorile

di Redazione GRS


La cella di fronte- Il rapper Kento porta a teatro l’esperienza nelle carceri minorili. Ascoltiamolo ai nostri microfoni.

Cosa succede davvero dentro un carcere minorile? Chi sono i ragazzi che ci finiscono? E cosa resta loro una volta usciti?

La cella di fronte è uno spettacolo teatrale prodotto da Produzioni Timide in collaborazione con The Best Blend che nasce per affrontare queste domande -e molte altre- senza retorica né sconti, ma con la forza delle storie vere.

A guidare il racconto è Kento, rapper, scrittore e formatore, che da anni porta scrittura e musica dentro scuole, carceri e comunità. Attraverso parole, suoni e immagini, la narrazione si sviluppa tra aneddoti ed esperienze vissute, restituendo un ritratto concreto della realtà del carcere minorile: non solo luogo di punizione, ma microcosmo fatto di sogni, errori, speranze e ingiustizie.

In oltre un’ora di spettacolo, l’artista dà voce alle esperienze maturate in più di dieci strutture penitenziarie italiane dal 2011 a oggi, intrecciando questi racconti con piccoli estratti di storia e i valori della cultura hip-hop. Sullo sfondo scorrono clip di repertorio tratte dai laboratori degli ultimi anni, che amplificano e rendono tangibile quello che viene narrato.

I momenti di racconto si alternano a performance musicali dal vivo, in cui Kento interpreta alcuni brani del suo repertorio, tra cui Nostra Signora delle lacrime, scritto dopo aver partecipato nel 2024 — primo artista musicale — a un’intera missione di ricerca e soccorso a bordo della nave Ocean Viking di SOS Mediterranee.

Il titolo La cella di fronte nasce da un’idea precisa: il carcere minorile non è un mondo lontano, ma una realtà che ci sfiora più di quanto immaginiamo. Potrebbe riguardare il nostro vicino di casa, un compagno di scuola, qualcuno incontrato per caso senza sapere cosa stesse vivendo. È una realtà vicina, che troppo spesso scegliamo di non vedere.

Ogni città ospiterà un momento unico, legato a storie e contesti locali, perché il carcere non è un universo separato, ma il riflesso della società che lo circonda. Il pubblico non sarà solo spettatore, ma parte attiva di un dialogo aperto, pensato per sciogliere dubbi, mettere in discussione i pregiudizi e interrogare ciò che crediamo di sapere.

Nel finale, infatti, Kento coinvolgerà direttamente gli spettatori, invitandoli a intervenire e diventare parte integrante dello spettacolo.

Un viaggio che non offre risposte facili, ma apre domande necessarie.

Queste le prime date del tour in continuo aggiornamento:

19.5 Milano Teatro Martinitt

20.5 Torino Liberi Legami

22.5 Pordenone Capitol

5.6 Biella Hope Club

9.7 Cuneo Festival dell’Educazione

14.11 Genova Teatro Govi

Crediti foto: FP