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A Roma, “In viaggio con te”: la mostra immersiva UNICEF sui percorsi migratori

di Redazione GRS


In viaggio con te – Questo è il nome della mostra che UNICEF ha presentato negli spazi di Villa Altieri a Roma. È una mostra immersiva e interattiva per invitare il pubblico a riflettere sul percorso di minorenni e giovani con background migratorio che arrivano in Italia e sulle sfide dei processi di accoglienza.

Il percorso espositivo si articola in quattro stanze. Le prime tre rappresentano le diverse fasi del “viaggio” verso l’accoglienza: dalle traversate in mare agli hotspot, fino all’accoglienza nei centri e al possibile percorso di affido e di accoglienza familiare. L’ultima stanza invita i visitatori a calarsi in una realtà immersiva, tra voci e immagini che rievocano i temi affrontati lungo il percorso. Il pubblico sarà accompagnato dalla narrazione di quattro “personaggi guida”, le cui storie possono essere seguite stanza dopo stanza.

Tra le testimonianze raccolte nella mostra, quella di Remon, oggi attivista per i diritti umani, che racconta il viaggio dall’Egitto e il rapporto con la mamma naturale e la sua mamma affidataria. C’è poi Mamoudou, anche lui oggi attivo con l’UNICEF al fianco di chi ha affrontato lo stesso percorso. Il ragazzo è partito dalla Guinea Conakry nel periodo post Covid-19 a causa delle difficili condizioni economiche con il sogno di completare gli studi. La sua vita cambia quando, insieme al fratello minore con cui viaggiava, accede a un percorso di accoglienza in famiglia.
Infine, la storia di Omar, gambiano, oggi accolto in famiglia e supportato anche da Majo, originaria di El Salvador: anche lei ha affrontato un’esperienza migratoria e ora ha scelto di affiancare chi sta vivendo un percorso simile al suo.

“Questa mostra – sostiene l’assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari – rappresenta un’occasione importante per comprendere il viaggio, difficile e spesso doloroso, che i minori stranieri non accompagnati devono affrontare per arrivare in Italia. Un ‘percorso espositivo’ che diventa un ‘percorso umano’ per conoscere da vicino le loro storie e ‘incontrare’ i loro volti, per capire meglio che dietro la scelta del loro viaggio ci sono rischi e separazioni, ma anche coraggio e tanta speranza di costruire un futuro migliore. Ringrazio l’UNICEF per il loro prezioso lavoro per i diritti per l’infanzia.”

“Accogliere è la priorità assoluta, l’essenza stessa dei Pii Stabilimenti della Francia, che da secoli offrono ospitalità ai pellegrini, che in passato giungevano spesso in condizioni di estrema fragilità. Se allora era impellente accoglierli e, talvolta, curarli, oggi un’altra urgenza ci interpella. Solo nel 2025, oltre 12.000 minorenni non accompagnati hanno raggiunto l’Italia. Grazie all’UNICEF, questa nostra vocazione storica si estende e si rinnova verso chi, mosso spesso da crisi economiche e sociali, intraprende questi viaggi nella speranza di un futuro migliore” dichiara Fra Renaud Escande, amministratore dei Pieux Établissements de la France à Rome.

“Come UNICEF abbiamo avuto l’opportunità, in questi anni, di seguire tante ragazze e ragazzi, a partire dai difficili viaggi fino ad arrivare ai percorsi di accoglienza – dice Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore UNICEF della risposta a favore di minorenni migranti e rifugiati in Italia – ci piace sempre ricordare che tutti possono avere un ruolo in questo tratto di strada e supportare tante ragazze e ragazzi. La mostra vuole ricordarci proprio questo, è un viaggio che non si esaurisce mai all’arrivo ma che è fatto di relazioni, e che tutti possono scegliere di intraprendere”. 

Board of peace per Gaza, Lotti e Mascia: “Prevalga la legalità”

di Redazione GRS


Prevalga la legalità – L’appello delle associazioni pacifiste contro il Board of Peace voluto da Donald Trump per Gaza. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Il Board of peace voluto da Donald Trump per la gestione della crisi di Gaza è un atto “diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte”. Entrarvi, per il nostro Paese, “costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione”. È quanto sostengono Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi e Marco Mascia, Presidente Centro Diritti Umani “Antonio Papisca”, in vista della firma del Board of peace a margine del forum di Davos. “L’Italia e l’Unione Europea – aggiungono – “devono fare quello che non hanno ancora voluto fare: mobilitare tutti i governi disponibili per difendere e rilanciare l’Onu, il diritto e la legalità internazionale”.

Crediti foto: afp

Iran, l’appello di Amnesty per lo stop alla repressione delle proteste

di Redazione GRS


Dalla parte di chi manifesta – Amnesty International ha lanciato un appello contro la repressione delle proteste in Iran. Tra le richieste la fine dell’utilizzo della forza letale da parte delle forze di sicurezza, la scarcerazione degli innocenti e indagini complete, indipendenti e imparziali sugli abusi.

Amnesty International rinnova le richieste alle autorità iraniane a:

porre immediatamente fine all’uso della forza letale durante le proteste quando i manifestanti non rappresentano una imminente minaccia di morte o di lesioni gravi alle forze di sicurezza o ad altri;
cessare immediatamente l’uso illecito di pallini di metallo che violano l’assoluto divieto di maltrattamenti e tortura dato il grave danno all’integrità fisica e il trauma mentale che questa condotta provoca a manifestanti e passanti;
garantire indagini tempestive, complete, indipendenti e imparziali sull’uso illegale della forza da parte delle forze di sicurezza;
garantire che le persone sospettate di reati di natura penale siano perseguite in procedimenti conformi agli standard internazionali del giusto processo e che non implichino la richiesta o l’imposizione della pena di morte;
scarcerare immediatamente e senza condizioni tutte le persone arrestate solo per aver preso parte pacificamente alle manifestazioni o essersi espresse in loro favore. Tutte le persone attualmente in carcere devono essere protette dai maltrattamenti e dalle torture e avere immediato accesso a familiari, avvocati e cure mediche di cui necessitino.

Povertà invisibile, il rapporto Caritas sull’informazione in Italia

di Redazione GRS


Taglio basso – Caritas italiana ha presentato il Rapporto sulla rappresentazione delle povertà nei media italiani. Un tema che rimane ai margini dell’informazione nel nostro Paese, con un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche e associato spesso a stereotipi e pregiudizi.

La povertà resta ai margini dell’informazione italiana. Quando entra nell’agenda dei media, lo fa spesso in modo episodico, legato a eventi eccezionali o a fatti di cronaca, con una rappresentazione riduttiva e talvolta stereotipata. È quanto emerge dal rapporto “Taglio basso. Come la povertà fa notizia”, promosso da Caritas Italiana e realizzato in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, presentato oggi a Roma presso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

La ricerca nasce dall’esigenza di interrogare il modo in cui la povertà e l’esclusione sociale vengono raccontate nello spazio pubblico e di comprendere quanto e come questi fenomeni incidano sull’immaginario collettivo. L’analisi ha riguardato la copertura della povertà nei telegiornali di prima serata, nei talk show televisivi e nei contenuti social di giornalisti e influencer, nel periodo settembre 2024 – giugno 2025.

I dati mostrano una presenza limitata del tema nei notiziari, un ricorso prevalente a cornici emergenziali o politico-economiche, un uso scarso di dati e fonti qualificate e una difficoltà diffusa nel restituire la complessità multidimensionale delle povertà, che non sono solo economiche ma anche relazionali, educative, abitative e culturali. In molti casi, inoltre, la narrazione tende ad associare la povertà a stereotipi e pregiudizi, contribuendo a rafforzare distanza sociale e stigmatizzazione.

«La stampa, la televisione, la radio, il web contribuiscono a formare le coscienze e a promuovere la libertà, perché una società ben informata diventa in grado di partecipare e, dunque, di scegliere» – ha sottolineato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana – «Proprio perché crediamo nel ruolo prezioso dell’informazione, siamo convinti che raccontare la povertà e farlo mantenendo fede alle dimensioni della verità e della giustizia, sia una responsabilità che interpella tutti. Ognuno nel proprio ambito è chiamato a fare la sua parte per far sì che chi vive nel bisogno non resti anche senza voce».

L’incontro ha offerto anche uno spazio di confronto sull’importanza di un’informazione capace di coniugare accuratezza, linguaggio appropriato, rispetto della dignità delle persone e attenzione ai contesti, in linea con i principi deontologici della professione giornalistica.

Gkn, produzione dal basso per creare nuovi posti di lavoro

di Redazione GRS


Ripartire presto – Per la Gkn si accelera con l’azionariato popolare e produzione dal basso per raccogliere fondi a sostegno della cooperativa GFF.

Rilanciare la campagna fondi e mettere in campo quanto prima -nel giro di pochi mesi- i primi pezzi del piano di reindustralizzazione dal basso, creando almeno alcuni posti di lavoro. Il Collettivo Gkn di Campi Bisenzio a Firenze accelera le operazioni come riporta Altraeconomia. Attorno alla nascente cooperativa Gff sono in corso due diverse linee di sostegno: l’azionariato popolare, sulla piattaforma Ener2crowd, con 412mila euro già messi a disposizione, e le donazioni individuali raccolte da Arci sul Produzioni dal basso.

Fundraising Masterclass, aperte le iscrizioni a Bertinoro

di Redazione GRS


Conoscere il fundraising – Sono aperte le iscrizioni alla Fundraising  Masterclass, il percorso formativo completo ed esperienziale ideato dalla FundRaising School, la scuola di AICCON per comprendere l’ABC della raccolta fondi. L’iniziativa si terrà dal 18 al 20 marzo al Centro Universitario di Bertinoro, nel Forlivese. Informazioni su https://www.fundraisingschool.it/

Il programma, che prevede anche un incontro online di apertura il 9 marzo, è progettato per offrire una visione strutturata e operativa del fundraising, fornendo ai partecipanti gli strumenti necessari per pianificare e sviluppare attività di raccolta fondi in modo strategico e sostenibile.
La Masterclass è aperta a chiunque desideri acquisire competenze nel fundraising, dai principianti a chi già ha esperienza e vuole approfondire la pianificazione strategica.
Fino al 23 febbraio 2026 è possibile usufruire di uno sconto Early Bird sulla quota di iscrizione.
Per maggiori informazioni e per iscriversi, visita il sito ufficiale:
https://www.fundraisingschool.it/corso/fundraising-masterclass/

Cisgiordania, salvo il campo di calcio di Aida grazie all’intervento di Uefa e Fifa

di Redazione GRS


Divieto di gioco – Il campo di calcio di Aida, in Cisgiordania, è salvo.  Le autorità israeliane che occupano la regione vorrebbero demolirlo perché vicino alla recinzione che delimita la loro base, ma il pericolo è per ora scongiurato grazie all’intervento di Uefa e Fifa. Il campo rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.

Le autorità israeliane che occupano la regione, formalmente in territorio palestinese, vogliono demolire un’area di 2.000 metri quadrati che comprende anche un rettangolo di gioco, unico spazio ricreativo per avviare i giovani allo sport e identificare il talento. Il motivo? È vicino alla recinzione che delimita la loro base. L’intervento di Čeferin e Infantino ha evitato il peggio. Per il momento

È salvo, per il momento, il campetto da calcio del campo profughi di Aida, in Cisgiordania. Da giorni era minacciato di demolizione da parte delle autorità israeliane che occupano la regione ma, in seguito agli interventi della Uefa e della Fifa, l’Idf ha deciso di sospendere il progetto. Il presidente della Uefa Aleksander Čeferin ha fatto pressioni sulla Federcalcio israeliana per fermare la demolizione, mentre il capo della Fifa Gianni Infantino è intervenuto presso il governo svizzero, che in seguito ha contattato il proprio ambasciatore in Israele.

Il campetto sorge su un’area di appena 2.000 metri quadrati, usata essenzialmente da squadre di bambini e bambine della zona, ma che rappresenta qualcosa di più di un semplice spazio dedicato allo sport. «È una via d’accesso al calcio organizzato per tanti giovani, che altrimenti avrebbero possibilità molto limitate», spiega Dima Said, ex calciatrice della Nazionale femminile palestinese e oggi portavoce della Federcalcio.

Sebbene non coinvolta direttamente nella questione del campo da calcio di Aida, la Federazione collabora da tempo con le istituzioni locali per tutelare e sviluppare quella che è ormai una parte fondamentale dell’ecosistema calcistico in Palestina.

L’Aida Youth Center, che gestisce il campo sportivo, aveva ricevuto l’ordine di demolizione da parte della autorità israeliane lo scorso 3 novembre. Ci troviamo appena 2 chilometri più a nord di Betlemme, ma proprio accanto all’impianto da calcio sorge la recinzione che delimita l’area di controllo dell’esercito israeliano – che i palestinesi chiamano “il muro dell’apartheid” – presso cui è situato il Checkpoint 300.

Il campo profughi di Aida è stato creato dall’Onu nel 1950 per ospitare 1.200 persone sopravvissute alla Nakba, ma quasi 80 anni dopo è diventato una struttura di fatto permanente, al cui interno vivono 5.500 individui. «I bambini crescono in un clima di costante paura, violenza e privazione», denuncia l’Aida Youth Center, sottolineando che il campo da calcio rappresenta uno dei pochi spazi ricreativi per i giovani del posto.

È stato costruito a partire dal 2018 su un terreno offerto al Patriarcato armeno di Gerusalemme, e attualmente comprende anche bagni, spogliatoi e spalti: grazie alle associazioni che operano nel campo, come l’AOD Football Academy (che esiste dal 1968), offre una struttura per giocare e allenarsi regolarmente a 250 bambini e bambine.

In seguito, però, è diventato un bersaglio dell’esercito israeliano, sebbene nessuna contestazione fosse stata sollevata al momento della costruzione. Parte del terreno originario è stata requisita per edificare il muro che circonda la base dell’Idf, le cui torri di guardia ora incombono sul campetto. In questi anni, i soldati hanno spesso interrotto partite e allenamenti tramite incursioni e lanci di lacrimogeni. Nell’autunno del 2023, queste operazioni hanno costretto a bloccare le attività del Lajee Celtic, la scuola calcio fondata nel 2016 da alcuni esponenti della Green Brigade, la tifoseria del Celtic di Glasgow da sempre attiva a supporto della causa palestinese.

«Distruggere i sogni dei bambini»
Nonostante queste difficoltà, il campo sportivo di Aida è riuscito a formare alcuni giocatori che sono arrivati a competere nella prima divisione palestinese e a giocare nelle selezioni nazionali. Tre allieve dell’AOD Football Academy hanno fatto parte della Nazionale Under-14 che lo scorso dicembre ha raggiunto il terzo posto al torneo giovanile dell’Asia Occidentale.

In un tessuto territoriale frammentato come quello palestinese, diviso dai checkpoint e composto da ben 19 campi profughi nella sola Cisgiordania, i campi sportivi comunitari come quello di Aida sono fondamentali per avviare i giovani allo sport e per identificare il talento, oltre che per offrire opportunità ricreative. «Perdere questa struttura distruggerebbe questo percorso nelle sue fasi iniziali, oltre ad avere ricadute negative a livello educativo, d’inclusione sociale e di salvaguardia delle giovani generazioni», chiarisce Said.
«Significa distruggere sogni dei bambini e uno dei pochi spazi all’aria aperta in cui possono giocare», aggiunge Shiraz Omar, portavoce del Lajee Center, un’associazione culturale presente dal 2000 ad Aida. Il 31 dicembre scorso, le autorità israeliane hanno comunicato che il campo sarebbe stato demolito nel giro di una settimana, così la comunità locale si è attivata lanciando una petizione sulla piattaforma online Avaaz, superando presto le 300.000 firme.

Il 12 gennaio, le autorità israeliane avevano rinviato di una settimana la demolizione della struttura. Il giorno seguente la campagna per salvare il campo di Aida è arrivata anche in Italia, con numerosi club sportivi popolari che hanno pubblicato sui propri social un comunicato in difesa dell’impianto, invitando le persone a firmare e diffondere la petizione.

Lunedì alcuni attivisti hanno anche protestato sotto gli uffici della Figc a Roma. A queste iniziative ha collaborato il collettivo Calcio&Rivoluzione, già impegnato nei mesi scorsi nel coordinamento italiano della campagna internazionale Show Israel the red card e nell’organizzazione del corteo di Udine contro Italia-Israele.