In Giappone ogni mattina da oltre novant’anni milioni di persone, da sole o in gruppo, fanno ginnastica via radio. Il servizio di Elena Fiorani.
Il programma radiofonico più longevo del mondo è giapponese, partito nel 1928 è trasmesso ancora tutte le mattine alle 6:30 dall’emittente pubblica e seguito quotidianamente da milioni di persone. Si tratta di una trasmissione che propone ginnastica via radio: in pochi minuti e con un accompagnamento al pianoforte, trasmette le istruzioni per una serie di esercizi da fare a corpo libero, adatti a tutte le età.
Negli anni, vista l’enorme popolarità, il programma è stato esteso anche in orari pomeridiani e in televisione. Spesso i praticanti si radunano nei parchi pubblici con una radio portatile per fare gli esercizi insieme; oppure gli studenti li svolgono a scuola, prima dell’inizio delle lezioni, nelle aziende viene usata come momento di aggregazione per i dipendenti, come succede con i diecimila impiegati del comune di Tokyo.
Valore aggiunto
La Giunta di Bologna ha approvato la Carta dei valori per lo sport femminile, diventando città pilota per la parità di genere in questo settore. Tra gli obiettivi, pari accessibilità a tutti gli sport sin dall’infanzia, promozione dello sport femminile, contrasto a qualsiasi forma di discriminazione, di disagio e di violenza nelle attività sportive.
”Nella nostra quotidiana lotta contro gli stereotipi di genere abbiamo ritenuto importante coinvolgere il mondo dello sport – dichiarano l’assessora alle PARI opportunità Susanna Zaccaria e l’assessore allo Sport Matteo Lepore – un ambito dove le donne devono avere le stesse opportunità degli uomini, senza differenze nell’accesso, nelle retribuzioni e nei premi. Agire in ambito locale significa coinvolgere le società sportive che allenano bambine e bambini proprio perché i pregiudizi devono essere combattuti da subito. Questo progetto vuole anche essere un omaggio a tutte le atlete italiane che, nonostante le difficoltà e le differenze che ancora ci sono, hanno risultati eccezionali”.
Con lo sport si trasmettono valori, si promuove l’inclusione sociale ed è uno strumento di crescita per le ragazze e i ragazzi, senza distinzioni di sesso. La pratica sportiva diventa così uno strumento educativo, di contrasto alle discriminazioni, al disagio e alla violenza. “È un vero orgoglio riuscire a lanciare la prima Carta dei valori dello sport partendo proprio dalla città di Bologna, così ricca non solo di storia sportiva, ma di storia dei diritti delle donne – sottolinea Luisa Rizzitelli, presidente Assist – Mettere nero su bianco principi di rispetto e valori imprescindibili significa dare una guida ed un segnale preziosi al mondo sportivo e alla società tutta. Ci auguriamo che tutti i grandi Comuni italiani seguano l’esempio di Bologna e siamo a disposizione per sostenerli. Un grazie particolare all’assessora Zaccaria e alla presidente della commissione Pari opportunità Roberta Li Calzi che hanno creduto sin dal primo momento in questo grande risultato”.
Sostenere lo sport di base
“Garantire a enti sportivi dilettantistici la possibilità di assumere qualifica di Enti di terzo settore e di impresa sociale”, è una delle richieste emerse dall’audizione di Vincenzo Manco, alla VII Commissione della Camera in merito alla riforma del sistema sportivo. L’associazionismo sportivo rappresenta, infatti, una parte importante di tutto il Terzo settore.
Il gioco è una cosa seria
In programma oggi alle 18 un incontro on line dedicato a “Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco”, rivista internazionale, che da 26 anni raccoglie e pubblica studi sulla ludicità dall’antichità alla prima età contemporanea. La pubblicazione è stata una delle prime in Europa, e oggi l’unica, a occuparsi di storia del gioco.
In programma un incontro sulla storia e sulle caratteristiche di “Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco”, la rivista pubblicata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche dal 1995, in coedizione con Viella, e giunta al suo ventiseiesimo numero, una delle prime in Europa, e oggi l’unica, a occuparsi di storia del gioco. Ne parleranno Alessandro Arcangeli, Università di Verona, Gherardo Ortalli, Fondazione Benetton, Alessandra Rizzi, Università Ca’ Foscari Venezia, e Bernd Roeck, Università di Zurigo, tutti membri del Comitato scientifico della rivista, con Marco Dotti, giornalista, docente di “professioni dell’editoria” all’Università di Pavia, autore di numerose pubblicazioni dedicate, tra l’altro, alla ludopatia.
“Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco” è una rivista internazionale, crocevia di studi sulla ludicità dall’antichità alla prima età contemporanea, diretta da Gherardo Ortalli. Costituisce un contributo chiave, e pressoché unico nella sua specificità, alla riflessione su caratteri e valori assunti dalle “cose del gioco” nel corso dei secoli, raccogliendo interventi di carattere vario per natura, contenuti, ma soprattutto per le molteplici ottiche d’osservazione, all’intersezione tra campi diversi della ricerca (storia, archeologia, storia dell’arte, antropologia…), con attenzione particolare ai contesti storici e sociali, nonché, ad esempio, all’iconografia del gioco. Nei suoi 26 volumi la rivista ha potuto contare sulla collaborazione di diverse centinaia di studiosi provenienti da ogni area geografica e linguistica e da svariati ambiti di studio.
“Che il gioco sia anche una cosa seria, sebbene possa parere strano, è un indiscutibile dato di fatto”, scrive Gherardo Ortalli, principale responsabile scientifico di questo campo di attività della Fondazione. “Si pensi a quanti si impegnano nel gioco senza risparmio di fatiche, costi e obblighi, con un fervore e una diligenza che magari non mettono nelle incombenze più impegnative del vivere quotidiano. E si pensi alla dolce leggerezza del gioco infantile. Ma l’esserne seriamente coinvolti non toglie al giocare il fondamentale aspetto ludico. L’evasione dalla routine, l’immergersi nel mondo del fantastico, l’adattarsi a regole lontane dagli obblighi della normalità è una piccola conquista, una risorsa a cui non conviene rinunciare”.
E non va dimenticato il denaro, come “strumento di gioco, da quello più innocente che può risolversi in un biglietto della Lotteria di Capodanno o nel puntare su un bicchiere di vino, fino a quello drammaticamente pesante che diventa una vera patologia. Il gioco tra realtà e fantasia, tra libera distensione e drammatico coinvolgimento è, in sostanza, una componente fondamentale del vivere sociale, in ogni tempo e dovunque”.
Una rete anticovid
Una rete da pallavolo che blocca le goccioline respiratorie dirette emesse dagli atleti sotto sforzo, consentendo di limitare il contatto fisico durante le azioni e di rilanciare uno sport di contatto in un periodo di emergenza sanitaria. L’idea, brevettata, è dell’allenatore della squadra giovanile della Trentino Volley, Matteo Zingaro.
La rete, già brevettata e pronta per la produzione, è formata da una resistente membrana in pvc, sulla quale viene poi stampato il disegno della rete regolamentare che permette di mantenere così la dimensione delle maglie previste dalla Federazione italiana pallavolo (Fipav). Secondo quanto riferito all’ANSA dall’ideatore, lo strumento di gioco, testato durante gli allenamenti della prima squadra, permette di risolvere il problema dei cosiddetti droplet diretti, emessi dai giocatori durante le azioni a ridosso della rete.
Pur non testata ancora scientificamente, la rete risulta anche facilmente igienizzabile tra un set e l’altro, a differenza di quella tradizionale, che per una pulizia accurata deve essere smontata dai supporti. “L’idea di una nuova rete in pvc nasce dall’esigenza di spostare l’indice di rischio in uno sport considerato di contatto proprio per le azioni sotto rete, quando i giocatori si trovano con i volti a distanza ravvicinata in una condizione di stress respiratorio”, spiega Zingaro.
Studiando i contatti ravvicinati dei giocatori in un set di gioco normale, della durata compresa tra i 18 e i 20 minuti, Zingaro ha stimato un numero di contatti potenzialmente a rischio tra giocatori compreso tra le 60 e le 90 volte. “Trattenendo le particelle emesse durante la respirazione, la membrana in pvc trasparente della rete va a mitigare il problema della respirazione diretta dell’aerosol creato da persone in affanno”, precisa Zingaro, che sottolinea come raramente, e solo tra professionisti di alto livello, i contatti ravvicinati tra atleti avvengono al di sopra della rete.
La rete sarebbe una soluzione per rilanciare lo sport tra i dilettanti e gli studenti e può essere personalizzata con loghi di squadre e sponsor: “I professionisti vengono sottoposti a tampone settimanale, mentre in tutti gli altri ambiti la pallavolo è ferma. Questa potrebbe essere l’occasione per tornare a giocare”, conclude Zingaro.
Arriva senior park
A Bologna un nuovo spazio per la ginnastica sotto casa delle persone anziane. Il servizio di Elena Fiorani.
Secondo l’Organizzazione mondiale della salute, nel 2050 il 27 per cento della popolazione avrà più di 65 anni, dato che rende necessarie strategie in grado di garantire un invecchiamento il più possibile in salute e la prevenzione delle patologie non trasmissibili. E una delle direttive dell’organizzazione è proprio quella di promuovere il più possibile l’attività fisica come prevenzione della fragilità nelle persone anziane.
Intercettando questa priorità e i bisogni del Quartiere Navile di Bologna, densamente popolato da anziani, l’associazione Ca’ Bura ha realizzato un “senior park”, mettendo a disposizione tutta una serie di attrezzi per l’allenamento studiati per offrire un percorso psico-motorio per persone con diversi gradi di autosufficienza.
Mascherine sportive
La ministra dello Sport francese annuncia che sta lavorando con le autorità sanitarie per approvare un nuovo dispositivo sanitario che potrebbe consentire la ripresa dell’attività sportiva nei luoghi chiusi nonostante la pandemia. In Francia l’attività fisica è autorizzata all’aperto, nel rispetto del coprifuoco che scatta ogni sera alle 18.
E’ stata la ministra dello Sport, Roxana Maracineanu, ad annunciare un nuovo dispositivo sanitario che potrebbe consentire la ripresa dell’attività sportiva nei luoghi chiusi nonostante la pandemia. “Le mascherine sono in preparazione” ha spiegato Maracineanu. Il ministero lavora a stretto contatto con le autorità sanitarie per stabilire la norma di queste mascherine che potrebbe essere riservata a tutti gli sportivi.
Nel mezzo della crisi sanitaria, la ripresa di molte attività sportive è ancora un miraggio. Le palestre sono chiuse da ottobre e qualche giorno fa il governo ha varato il divieto di qualsiasi attività sportiva al chiuso. L’attività fisica è autorizzata all’aperto, nel rispetto del coprifuoco che scatta ogni sera alle 18. Dopo sette mesi di ricerche, la mascherina sportiva è ormai pronta a essere lanciata sul mercato se riceverà la certificazione necessaria. Raphaël Dubi, responsabile dello sviluppo del nuovo prodotto da Décathlon, spiega: “Abbiamo lavorato su una filtrazione con permeabilità. La mascherina deve anche essere comoda, con un supporto, in modo che rimanga sul viso quando ci si muove in sicurezza”.
La difficoltà, continua Dubi, è avere un protezione efficace dal punto di vista sanitario ma abbastanza sottile da respirare e muoversi. Alcune marche offrono già protezioni adatte alla pratica sportiva, senza che ci sia una certificazione sanitaria e con scarso comfort per chi le indossa. Con il ritmo respiratorio che si intensifica, respirare con la mascherina può diventare particolarmente fastidioso. Lo stesso problema vale per la traspirazione: quando le gocce di sudore penetrano nel tessuto possono ridurre il suo potere filtrante.
“Lo sport – ha detto la ministra – ha subito un forte impatto perché non può rispettare le distanze di sicurezza imposte dalla crisi. Con queste mascherine sportive, che stiamo per mettere a norma, speriamo di poter ristabilire questo equilibrio fra lo sport, essenziale per la salute dei francesi, e le precauzioni che si devono prendere a causa della crisi”. Il design della mascherina sportiva – che assomiglia a quelle normali in tessuto – è ormai stato completato. Il nuovo dispositivo sanitario è al vaglio di Afnor, l’agenzia francese che si occupa dell’omologazione. Se riceverà l’autorizzazione potrà essere prodotta come le mascherine convenzionali, da qualsiasi azienda che lo desideri. Il governo spera di far testare il dispositivo da atleti di alto livello a fine febbraio, in modo da metterlo in commercio a partire da marzo.
Non è come andare in bicicletta
Fiab e Università di Verona lanciano il corso per diventare Esperto promotore di mobilità ciclistica, per approfondire temi e competenze utili ad agire consapevolmente in un settore che negli ultimi mesi ha registrato un forte impulso verso l’innovazione grazie ad una attenzione crescente da parte di cittadini e istituzioni.
L’ottava edizione del corso sarà strutturata con lezioni online (42 ore complessive in tre fine settimana tra aprile e giugno) e quattro uscite in bicicletta a Mestre, Peschiera del Garda, Bolzano e Valsugana. La scadenza delle iscrizioni è fissata per il 28 febbraio. Il coordinatore del corso è l’ingegnere Marco Passigato, esperto in pianificazione, progettazione e promozione mobilità ciclistica e membro del Centro Studi Gallimbeni di FIAB; il direttore è il professore Federico Schena, Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento. Il corso dell’Università di Verona, organizzato con FIAB, è l’unico Corso Universitario post laurea dedicato in maniera specifica alla promozione della mobilità ciclistica.
Il Corso ha come docenti professori universitari, esperti FIAB e professionisti del settore; è rivolto a diplomati e laureati di qualsiasi livello e disciplina che desiderano acquisire una competenza specialistica e che puntano a fare della promozione della mobilità ciclistica una cifra fondamentale della propria professione. In quasi dieci anni FIAB e l’Università di Verona ha formato oltre 120 Esperti provenienti da tutta Italia e attivi in settori profit e non profit. Nel 2019 si è costituita anche l’Associazione Esperti Promotori della Mobilità Ciclistica – EPMC che stimola la formazione continua post diploma coordinata con la programmazione del Corso.
Donne in campo
Il calcio femminile sbarca in Sud Sudan come strumento per veicolare modelli culturali paritari. La South Sudan Football Association crede che progresso e armonia sociale possano rafforzarsi incoraggiando le donne a giocare a calcio: per questo ha inaugurato la ‘Stars Unite’, ossia la Strategia nazionale 2021-2024 per aumentare fino al 70 per cento la partecipazione di bambine e ragazze.
Nel Sud Sudan dopo anni di guerra civile, dove le donne sono state al centro del processo di pace e per le quali è stata fissata una quota del 35% al fine di garantire loro la partecipazione al governo, si sta realizzando l’idea di favorire il football femminile come veicolo di cambiamento culturale. Il progresso e l’armonia sociale possono rafforzarsi incoraggiando le donne a giocare a calcio. Ne e’ convinta la South Sudan Football Association (Ssfa), che questo mese ha inaugurato la ‘Stars Unite’, ossia la Strategia nazionale 2021-2024 per aumentare fino al 70 per cento la partecipazione di bambine e ragazze, che al momento sono poche migliaia nel Paese e non hanno un campionato nazionale.
Intanto il capitano della nazionale femminile, Amy Lasu, che ha iniziato a giocare in Kenya prima di tornare a giocare nel suo paese, dice che è una sfida perché per molto tempo il calcio è stato considerato uno sport maschile. Era considerato un tabù per le ragazze giocare.
La federazione ha spiegato che vuole mostrare al mondo che il Sud Sudan sta crescendo nel calcio femminile, cambiando la mentalità di alcune persone che ancora non credono che le donne possano non solo giocare a calcio ma essere responsabili del proprio destino.
In Sud Sudan, come in altri Paesi africani, il calcio per le donne rappresenta ancora un tabu’. La cultura è di stampo patriarcale, vige la tradizione dei matrimoni precoci, non a tutte le bambine è consentito studiare. La convinzione e’ che il calcio – sport molto popolare – possa fare la differenza e veicolare messaggi positivi e costruttivi.
A scuola di integrazione
Ha preso il via il Corso di Alta Formazione istituito dalla Figc nell’ambito delle attività didattiche legate a Refugee Teams, la principale iniziativa di carattere sociale della Federazione. Il programma didattico, destinato tra gli altri agli operatori sociali dei centri Siproimi, vuole trasmettere gli strumenti necessari per ottimizzare la gestione dei flussi migratori nel nostro Paese.
Il percorso formativo si articola in 28 moduli formativi, per un totale di 70 ore di formazione, e si prefigge l’obiettivo di promuovere la competenza culturale dei destinatari del progetto per migliorare il servizio di accoglienza; per prevenire e ridurre i fattori di stress e vulnerabilità con conseguente innalzamento del benessere psico-fisico dell’utenza straniera e rafforzamento della competenza culturale del personale sulle metodologie di prevenzione del fenomeno della violenza interculturale; migliorare la competenza da parte dei destinatari nella progettazione di azioni che implementino l’inclusione sociale attraverso il gioco del calcio; potenziare l’offerta del servizio offerto in termini di efficacia ed efficienza, realizzando pacchetti formativi che possano essere utilizzati in realtà differenti sviluppando azioni di governance a più livelli; costruire strategie efficaci per affrontare tutte le forme di incomprensione culturale e linguistica degli operatori sanitari e del personale della pubblica amministrazione verso i migranti; comprendere il Diritto delle migrazioni e delle politiche nazionali e internazionali relative ai fenomeni migratori.
Gli oltre 200 partecipanti che hanno formulato l’adesione al corso, potranno seguire i moduli didattici attraverso una piattaforma digitale sia in modalità sincrona che asincrona, prendendo parte alle diverse lezioni e ai gruppi di lavoro previsti dal programma.




