La malattia mentale in Italia: “Un isolamento imposto dal pregiudizio, che si fa prigione”

di Redazione GRS

I malati mentali in Italia sono emarginati insieme alle loro famiglie. Un isolamento imposto dal pregiudizio, che diventa di fatto una prigione.

Qui di seguito la lettera aperta della scrittrice Barbara Appiano, a denunciare un “sistema paese” che non va.

 

“Il mio paese, l’Italia, è un paese che dice di voler occuparsi di tutti ma che dimentica sempre qualcuno per strada.

L’Italia è un po’ come una chioccia, che nell’educare i suoi pulcini a camminare lascia indietro quelli che il passo non lo reggono.

La chioccia Italia, nel ricordarsi di tutti, ha fatto infatti lasciato in sosta permanente i malati mentali e le loro famiglie.

Chiusi i manicomi che dovevano essere sostituiti dalle “case famiglie“ siamo ancora oggi a pensare, quando ci ricordiamo, che cosa dobbiamo fare dei malati mentali e delle loro famiglie. Questo dopo il lontano 1978 che vide l’intrepido psichiatra Basaglia impegnato a far chiudere i manicomi per riabilitare gli ammalati.

Questi malati, tra cui mio fratello Mario, sono una popolazione silenziosa che a parte incrementare il mercato degli psicofarmaci, con la chimica che li tiene a bada rallentandone l’entusiasmo per la vita, sono ostaggio dell’indifferenza della società che, ignorandoli, decide comodamente che non esistono, e quando esistono è perché qualcuno da di matto, con notizie che scatena il delirio.

Ci si chiede il perché è successo, un perché che occupa sociologi, criminologi e opinionisti.

Forse perché il “malato mentale” è un campionario di umanità che nessuno vuole adottare: troppo impegnativo capire gli altri, meglio l’etichetta della malattia e lavarsene le mani.

Leggi, leggine, sussidi da miseria al pari di un accattonaggio legalizzato, hanno lo scopo di “rassicurare” coloro che i “malati mentali“ li temono o se ne vergognano.

I malati sono tutti uguali senza etichetta, le etichette non te le da la malattia, ma gli altri, quelli che ti evitano perché la diversità ad ogni latitudine fa paura.

I malati mentali in italia, insieme alle loro famiglie, pure loro malate avendo ereditato per “diritto acquisito” la malattia del pregiudizio, sono a digiuno di politica, non sanno perché vengono classificati malati mentali, ma sanno che è un diritto acquisito dalla nascita dare un senso alla loro esistenza che non è di serie B ma di serie A, come tutti gli altri.

Anzi, io  aggiungo da tripla A, come la certificazione di un istituto finanziario, visto anche che di questi tempi vanno di moda le classificazioni finanziarie.

Lavori socialmente inutili che li fanno sentire inutili, lavori per categorie protette, da chi non si capisce.

Forse da coloro che inventano la protezione dal malato mentale e non per il malato mentale? 

Una specie di dazio doganale e sociale, purché questa “minoranza“ figlia di un Dio minore, stia zitta, con le buone o con le cattive, e resti una minoranza da rendere muta con il silenziatore della vergogna.

Una enclave utile politicamente solo per una croce sulla scheda elettorale.

La vergogna è l’attrice non protagonista della processione sempre in itinere del mondo che ambisce alla perfezione (che è un’invenzione umana), e assume la vergogna come portavoce ufficiale del mondo sottosopra, il mondo della miopia della malattia.

Con questo scritto chiedo alle istituzioni, e ai marinai della politica del cambiamento, come scrittrice e come sorella di Mario, mio fratello figlio di un Dio minore perché “ripudiato dal Dio maggiore”, di organizzare una giornata nazionale dei malati “mentali “ che sono stufi di essere chiamati tali, perché al pari di altri malati non emarginati, non sono il mostro di Lochness.

Siamo un paese che come una chioccia distratta si dimentica dei suoi figli più fragili, un paese che deve curare la sua memoria, andando nella palestra del dolore degli altri.

Gli altri sono i “malati mentali” che soltanto coraggiosi psichiatri e infermieri muniti di coraggio ed empatia soccorrono quando tutti si girano dall’altra parte, perché il dolore che non si vede non esiste e se mai si vedesse è muto, e non ha diritto di parola.

Ai governanti del cambiamento prima di tutto uomini chiedo: “Il mondo che proponete è a misura della malattia mentale? Chi puo’ dire oggi cosa sia la normalità?”.

Io dico nessuno, mentre coloro che pensano alla normalità come a una patente di guida senza rinnovo, sono fuori strada, o peggio in contro mano.

La normalità è l’altra faccia del coraggio, la normalità è mio fratello che nonostante l’etichetta che si porta dietro e che lui non ha scelto, vive la sua condizione di emarginato come la forma più alta di libertà, ovvero quella di non volere assomigliare a nessuno e di farsi la domanda: “Ma Dio esiste?”.

Mario si da la risposta da solo, dicendosi che Dio esiste ed è schizofrenico. Mario vede il mondo in versione multicolor quando magari è solo in bianco e nero, parla con il cane e con il gatto che lo seguono dappertutto, due creature che non lo hanno emarginato come coloro che quando lo vedono per strada, cambiano direzione.

A nome di tutti i malati mentali e dei loro psichiatri e infermieri, a nome delle famiglie di questi malati cui io appartengo, chiedo alla politica di adottare la malattia mentale come un diversivo socialmente utile, a voler essere meno banali e più concreti.

Più che i muscoli palestrati la politica mostri la capacità di non isolare nessuno dei suoi figli.

Non sempre chi urla di più ha ragione e non sempre queste urla sedano l’indifferenza, la quale continua a seminare solitudine senza che nessuno faccia un selfie alla propria coscienza, che si rifiuta di farsi immortalare.

La politica è pregata di prendere nota: la malattia mentale è in totale stato di abbandono e anche i portatori sani dell’insanità mentale che li fa diventare malati, vogliono un posto di lavoro, un modo per partecipare al companatico nazionale, con jobs act, somministrazione del lavoro, vouchers, e lavoro in nero…

Il lavoro è arcobaleno, il lavoro non è merce ma è persona, ed essere persone significa esistere ancora prima di lavorare.

Il lavoro è la rappresentazione di un’idea che ha casa anche nelle menti diversamente abili: abilità e sanità, normalità e perbenismo sono termini dissociativi di un mondo che non ha chiesto di essere normale.

La schizofrenia, la depressione, sono l’ultimo baluardo di un Paese, l’italia, che a forza di voler diventare multirazziale si dimentica per strada quelli che in Italia sono nati.

Sono i vostri vicini di casa, sono coloro che incontrate ai vari centri di salute mentale, perché sotto sotto si scopre che un po’ tutti siamo malati mentali: chi per primo lo vuole confessare?

Avevo un fratello normale, qualcuno decise che normale non era, ma lui tuttora è qui a spiegare che normale si, normale no, alla fine la normalità è una parola licenziata anche dal suo vocabolario, con buona pace dei farmaci che addormentano la coscienza e alimentano l’incoscienza.

Io sto con loro, e nel mio libro in stesura “Echi nella nebbia a ridosso del cielo” viaggio a piedi negli incubi degli altri, quando gli altri, erano reclusi negli OPN, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali.

Scheletri di cemento si ergono nella più totale indifferenza, disturbando la vista magari degli outlet, templi della normalità del consumismo, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali sono diventati oggi macerie della vergogna.

Scheletri che sono ancora qui a bussare alla nostra porta, per dire che loro vorrebbero diventare dei campi di calcio, una pista da slalom, un anfiteatro, un mondo in divenire che aspettando di mutare pelle per passare il tempo si fa un selfie senza riuscire ad immortalare l’insanitá mentale.

Un’intrusa, un’ospite sgradita che si auto invita e che per discrezione preferisce starsene dove è sempre stata, ovvero nell’immaginario abusivo del mondo urlante di silicone e finzione”.

Roma, 2 luglio 2018

Una repubblica antifascista e antirazzista

di Redazione GRS

La festa del 2 giugno di quest’anno è arrivata dopo un clima elettorale rovente e una lunga trattativa per la formazione del governo, che hanno spesso esasperato i toni della dialettica e del dialogo.
Quella della Repubblica è però una festa di unità nazionale, che riunisce voci e opinioni diverse sotto gli stessi, indiscutibili principi democratici: l’antifascismo rappresenta un fattore culturale che deve rimanere un elemento di unità nazionale e che per questo va rilanciato e ribadito con forza.
Il coordinamento nazionale “Mai Più Fascismi”, che riunisce una moltitudine di associazioni, sindacati, partiti, e movimenti democratici, ha deciso di celebrare il 2 giugno a Bologna.

 

Secondo Francesca Chiavaccipresidente nazionale Arci «Abbiamo scelto la data del 2 giugno per concludere la raccolta di firme nata dalla petizione “Mai più fascismi Mai più razzismi” che riguarda la richiesta al governo della messa al bando di tutti quei gruppi che si rifanno direttamente a simbologie e a messaggi fascisti, per ribadire quanto la Costituzione contenga questi valori. Non si tratta di una richiesta di parte ma che dovrebbe essere il fondamento di tutti coloro agiscono all’interno delle regole e dei valori costituzionali».

Mettere i diritti delle persone al centro, in un periodo di grandi cambiamenti, rimane uno degli elementi da cui ripartire per costruire una società più giusta.

 

Secondo Enzo Costa, presidente nazionale Auser «Nel nostro paese sstiamo assistendo ad un declino di valori. Credo che una reazione debba partire da un sistema di alleanza di tutte le forze progressiste della società. I primi devono essere i giovani, le donne, chi si batte per la pace, la democrazia, la difesa della Costituzione, della giustizia sociale e dei diritti».

Democrazia significa partecipazione: per costruire obiettivi comuni, è dovere di tutti esercitarla.

 

Secondo Roberto Rossini, presidente nazionale Acli «sollecitando una partecipazione unita e convinta si rafforza la democrazia. Ci rendiamo conto che quando due o più forze si mettono insiemeper raggiungere un obiettivo creano  degli elementi di positività, quindi va ribadito che il tema della collaborazione comune, delle alleanze, della ricerca di obiettivi civili comuni e condivisibili è un aspetto importante».

Migranti, quei diritti rinnegati dall’Europa

di Redazione GRS

Al confine italo-francese di Ventimiglia violazioni sistematiche dei diritti dei migranti e respingimenti illegali: lo denunciano varie realtà associative, tra cui Asgi, Oxfam e Intersos, disegnando un “quadro gravissimo” che si protrae ormai da anni a seguito della chiusura delle frontiere francesi per impedire l’ingresso di stranieri. Il caso di Bardonecchia dei giorni scorsi è un episodio rappresentativo del caos e delle tensioni che possono crearsi quando si sovrappongono accordi tra Stati alle normative europee di accoglienza e di tutela dei diritti dei migranti che spesso, come spiega Eleonora Vilardi dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, vengono violate: un esempio sono i casi accertati di dichiarazione di falso da parte della polizia francese, che ha indicato come maggiorenni quelli che si sapeva essere minori al fine del loro respingimento in Italia.

 

Da Italia e Francia, zoomando sull’Europa intera, le politiche migratorie degli Stati inseguono il paradosso del “meno diritti per più sicurezza”. Se in Ungheria Orban è stato appena riconfermato presidente facendo leva sulla demonizzazione e sulla stretta sui diritti dei migranti, l’Unione europea stessa si macchia indelebilmente. A due anni dalla firma dell’accordo con la Turchia per il contenimento dei flussi provenienti dalla rotta balcanica, un’inchiesta giornalistica ha svelato come l’Ue abbia contribuito con 80 milioni a finanziare il controllo militare del lungo muro di cemento costruito da Erdogan al confine con la Siria. L’Europa è ancora la culla dei diritti?

Secondo Piervirgilio Dastoli, presidente del Movimento europeo, “quello che sta avvenendo in Turchia rispetto ai diritti e alla democrazia è sempre più preoccupante. Siamo di fronte a veri e propri crimini nei confronti  dell’umanità”. E a questo si aggiunge la questione siriana che, aggiunge Dastoli, “non è stata risolta, con migliaia di persone che muoiono o sono sottoposte a una situazione drammatica”. Rimane in sospeso, infine, la questione della riforma del Trattato di Dublino, “sul quale il Consiglio europeo di dicembre si è mosso con un cinismo spaventoso”.

 

Collegato al tema delle migrazioni c’è anche quello dell’aiuto pubblico allo sviluppo, i cui fondi sono diminuiti globalmente secondo gli ultimi dati Ocse. Luca De Fraia, coordinatore della consulta Cooperazione internazionale del Forum Terzo Settore, ricostruisce il quadro generale individuando la strada da seguire di fronte all’acuirsi di immotivate paure e di chiusure politicamente strategiche: “Le politiche di respingimento e di controllo delle frontiere non devono contraddire il principio della tutela e della protezione dei diritti umani. Anche le politiche di cooperazione allo sviluppo, in questo quadro, devono essere centrate sulla difesa dei diritti fondamentali e non piegate ad altri interessi. La contrazione dell’aiuto pubblico allo sviluppo”, conclude De Fraia, “è legata al fatto che fino ad oggi i volumi sono stati gonfiati dai numeri delle risorse spese per la gestione dei rifugiati a casa nostra”.

 

Il link audio al GRS week, alla cui realizzazione hanno collaborato Eleonora Vilardi (Asgi), Piervirgilio Dastoli (Movimento europeo) e Luca De Fraia (Forum Terzo Settore): http://www.giornaleradiosociale.it/audio/14-04-2018/ 

 

Nasce il Forum Disuguaglianze Diversità. Tutto l’audio della presentazione a Roma

di Redazione GRS

Il 16 febbraio, presso la sede della Fondazione Basso a Roma, si è svolta la presentazione del Forum Disuguaglianze Diversità, un’alleanza di persone ed organizzazioni nata con l’obiettivo di disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo delle persone.

Il Forum vede la partecipazione di otto associazioni di cittadinanza attiva (oltre la stessa Fondazione Basso, ne fanno parte ActionAidCaritas ItalianaCittadinanzattivaDedalus Cooperativa socialeFondazione di Comunità di MessinaLegambienteUisp) e di un gruppo di ricercatori e accademici impegnati nello studio della disuguaglianza e delle sue negative conseguenze sullo sviluppo.

A questo link è possibile riascoltare la presentazione: http://www.giornaleradiosociale.it/extra/forum-disuguaglianze-diversita-presentazione-16-febbraio-roma-parte-1/

Sviluppo sostenibile e finanza sociale: riparte la formazione FQTS

di Redazione GRS

La formazione per i dirigenti del Terzo settore promossa da Forum Terzo Settore e CSVnet si rinnova nelle modalità e nei contenuti: per la prima volta, dopo nove edizioni, FQTS si rivolgerà non solo alle 6 regioni del Sud Italia e prevederà, a livello nazionale, delle linee formative di grande novità per il mondo del non profit.

Si tratta delle linee “Il benessere sostenibile e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” e “Il mix di risorse per gli investimenti a impatto sociale del Terzo settore”, che prenderanno avvio dal 22 al 24 gennaio a Salerno, presso il Grand Hotel di Lungomare Tafuri.

Lo scopo, per quanto riguarda il primo modulo, è quello di aumentare nelle organizzazioni non profit la consapevolezza del proprio ruolo e del proprio contributo rispetto all’implementazione in Italia degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) contenuti nell’Agenda 2030 dell’Onu. In particolare, la formazione di FQTS si concentrerà sulle azioni e i risultati che può conseguire un dirigente di Terzo settore nell’attivare persone e processi finalizzati al perseguimento dello sviluppo sostenibile. Responsabili di questa linea formativa sono Fabiola Riccardini (Istat) e Francesca Coleti (Arci).

La linea formativa dedicata alle risorse per il Terzo settore, di cui sono responsabili Paolo Venturi (Aiccon) e Flaviano Zandonai (Euricse), si propone invece di rafforzare la capacità di investimento del Terzo settore incrementando l’impatto sociale delle sue attività. Lo sviluppo del Terzo settore, infatti, è storicamente legato alla capacità di intercettare e ricombinare risorse di diversa natura e provenienza; la composizione di questo mix non è univoca ma soggetta a una molteplicità di variabili legate, ad esempio, alle peculiarità dei soggetti di Terzo settore, al loro ciclo di vita, ai contesti in cui operano, alle caratteristiche dei loro interlocutori. La formazione, distribuita su 6 giornate formative divise in due appuntamenti, si propone quindi di ricostruire le componenti del mix di risorse puntando su alcuni elementi di trasformazione sia sul lato della domanda che dell’offerta.

Per altre info visitare www.fqts.org

Comunicare il sociale attraverso lo sport: due seminari a Roma con l’Ordine dei giornalisti

di Redazione GRS

Roma, 10 gennaio – Territorio, valore sociale dello sport e nuovo racconto giornalistico saranno al centro di due seminari con riconoscimento di 6 crediti formativi che si terranno a Roma nei prossimi giorni. Come avvicinare cittadini e media? Orgoglio e coraggio individuale non bastano: come rilanciare la funzione sociale del giornalista?

Il primo seminario dal titolo “Abitare e raccontare il territorio. E non chiamatelo rischio del mestiere. Sport, deontologia e comunicazione sociale” è promosso da Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio e si terrà venerdì 12 gennaio, dalle ore 10 alle 14 presso lo Scout Center in largo dello Scautismo a Roma. Parteciperanno, in qualità di relatori, giornalisti e professionisti della comunicazione tra i quali: Maria Lepri, segretaria Odg Lazio; Paolo Borrometi, giornalista e presidente associazione Articolo 21; Beppe Giulietti, presidente nazionale Fnsi; Vincenzo Morgante, direttore Tgr Rai; Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai; Carlo Paris, corrispondente Rai Gerusalemme; Ivano Maiorella, direttore Giornale Radio Sociale; Pasquale Mallozzi, giornalista e docente Università “La Sapienza” Roma. Il seminario verrà aperto da Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp.

Il secondo seminario, dal titolo “Il racconto sociale attraverso gli eventi sportivi valoriali. Il caso della Corsa di Miguel. Sport, deontologia e comunicazione sociale”, si terrà lunedì 15 gennaio allo IUSM (Istituto Universitario Scienze Motorie), Foro Italico, largo De Bosis 15, dalle ore 10 alle 14. Il seminario è organizzato da Corsa di Miguel, Giornale Radio Sociale, Uisp e Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con l’Ussi e la partecipazione dà diritti a 6 crediti formativi per gli iscritti all’Odg. Parteciperanno, Guido D’Ubaldo, segretario dell’Odg nazionale; Valerio Piccioni, La Gazzetta dello sport; Luigi Ferrajolo, presidente Ussi; Angelo Carotenuto, La Repubblica; Donato e Aureliana Russo, “Fondazione Marta Russo”; Alberto Urbinati, Liberi Nantes; Franco Fava, giornalista; Elena Fiorani, Giornale Radio Sociale; Fabio Pigozzi, rettore Facoltà di Scienze Motorie.

Bufale e fake news: come smascherare la cattiva informazione. Il 26 ottobre al Salone dell’editoria sociale

di Redazione GRS

Bufale e fake news vengono spesso additate come un problema del web e dei social network. Se da una parte il business dei click alimenta propaganda politica e inserzioni pubblicitarie, i media mainstream sono protagonisti di notizie false. Dalla vicenda Ong ai presunti stupri di massa a Colonia, l’informazione televisiva e la carta stampata pubblicano news non verificate e che si rilevano successivamente false o parzialmente vere.

In questo scenario si aprono alcune domande: le fake news segnano anche lo stato di salute del giornalismo? Le bufale sono il sintomo di una mancata innovazione della professione e di tutti gli strumenti di comunicazione? Mettono al centro anche la questione della competenza e della qualità professionale?

Il Giornale Radio Sociale organizza un workshop a più voci all’interno del Salone dell’Editoria Sociale di Roma il prossimo 26 ottobre alle 12.30 negli spazi di Porta Futuro in via Galvani, 108. Intervengono: Paolo Foschi – Corriere della sera; Elisa Marincola – Articolo 21; Eleonora Camilli – Redattore Sociale. Modera Giuseppe Manzo – redattore Economia Giornale Radio Sociale.

Lo Yemen lotta contro il colera

di Redazione GRS

Il popolo dello Yemen continua ad essere colpito da una crisi umanitaria senza precedenti e per lo più causata dall’uomo. Nonostante le sofferenze, gli yemeniti stanno portando avanti ogni giorno una lotta contro diarrea acquosa acuta e colera, che adesso sta dando risultati positivi.

Grazie ad una risposta senza pari degli operatori locali, supportati da ONG internazionali e dalle Organizzazioni delle Nazioni Unite, il numero settimanale di nuovi casi riportati è diminuito di un terzo dalla fine di giugno. Operatori sanitari, per l’acqua e per i servizi igienici – che non hanno ricevuto retribuzione per oltre 10 mesi – stanno lavorando instancabilmente per fermare l’epidemia, che resta la peggiore al mondo con oltre 550.000 casi sospetti e oltre 2.000 morti registrate associate alla malattia da aprile. Oltre la metà dei casi sospetti sono bambini.

Gli sforzi collettivi per curare i malati e migliorare i sistemi idrici e i servizi igienico sanitari hanno contribuito a rallentare la diffusione della malattia.

“Abbiamo avuto difficoltà per curare il numero di pazienti che sono venuti da noi – molti dei quali in condizioni gravi,” ha dichiarato Nahla Arishi, Vice Direttore e Responsabile del centro di cura del colera all’Ospedale Alsadaqah ad Aden. “L’ospedale è affollato e abbiamo scarsa disponibilità di letti e medicine di base. Non posso chiudere le porte dell’ospedale e non accettare i bambini perché non ci sono abbastanza letti – sono un dottore e una madre.”

Una campagna di sensibilizzazione per il colera a livello nazionale è attualmente in corso, sono stati mobilitati oltre 40.000 volontari porta a porta e hanno raggiunto fino ad ora oltre 2,7 milioni di famiglie – approssimativamente l’80% delle famiglie in Yemen.
“Molti dei bambini che ho visitato nelle loro case sono magri e deboli,” ha dichiarato Muthab Alburaik Salem, volontario della comunità che sta lavorando alla campagna. “È fondamentale diffondere informazioni tra le comunità vulnerabili per evitare ulteriori sofferenze. Ho paura che mio figlio possa essere esposto alle malattie – curo tutti bambini con cui lavoro in Yemen come se fossero figli miei”, ha aggiunto Muthab, madre di due figli.

Nonostante questi recenti progressi, la fine della lotta contro il colera è ancora lontana. Tra continue violenze, i sistemi idrici e i servizi igienici al collasso e oltre la metà delle strutture sanitarie nel paese fuori uso, almeno 15 milioni di persone sono tagliate fuori dall’accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari di base. Il Paese resta ancora sull’orlo della carestia, si stima che circa 385.000 bambini stiano soffrendo di malnutrizione acuta grave, essendo in questo modo esposti maggiormente a rischio di diarrea acquosa acuta e colera.

 

Un’app per mappare le barriere architettoniche

di Redazione GRS

Continua lo sviluppo del progetto Kimap, l’App in aiuto ai disabili promossa dalla start up Kinoa.

 

Kimap, pensata per facilitare gli spostamenti dei disabili in sedia a rotelle, dopo i primi test avvenuti in primavera, ha rilasciato la versione gratuita su Apple Store e Google Play Store, liberamente scaricabile da chiunque voglia mappare le strade e le barriere architettoniche del proprio Comune o della propria città.

A luglio è stato organizzato a Firenze – spontaneamente dagli stessi utenti dell’App – il primo evento di crowdmapping in Italia: una mappatura delle strade del centro storico effettuata dagli utenti stessi con il semplice utilizzo di Kimap. Oltre a Firenze in molti Comuni stanno nascendo piccoli gruppi di Kimappers (community di utenti di Kimap): Arezzo, Lucca, Siena per restare in Toscana, Milano, Genova, Napoli, Roma, Ferrara Padova, Cagliari e Viterbo per segnalare le principali realtà italiane. Ma un dato rilevante è che l’app è stata usata anche all’estero, in modo particolare a Londra, Cracovia, Praga infine a Cipro, in Vietnam e negli Stati Uniti.

Aumentano le città dove viene utilizzata Kimap e crescono anche i dati: chilometri di strade percorsi, dati sul terreno rilevato in automatico e segnalazioni precise: barriere architettoniche, ostacoli, punti di interesse e pendenze impegnative. I kimappers attivi in Italia in meno di due mesi hanno rilevato oltre 570 barriere e ostacoli insormontabili in oltre 640 km di strade mappate a partire da 10 giugno 2017, giorno del debutto di Kimap su Android (su Apple Store è arrivata qualche settimana dopo).

“Gattamelata”, il premio alla solidarietà

di Redazione GRS

Il Centro Servizio Volontariato provinciale di Padova ha aperto le candidature per la tredicesima edizione del Premio ‘Gattamelata’, un Premio unico nel suo genere e nato per valorizzare, in occasione della Giornata internazionale del volontario, quanti si impegnano in azioni di solidarietà.

Nelle dodici edizioni del Premio, il Centro Servizio Volontariato ha avuto la possibilità di consegnare 49 premi a volontari, associazioni, aziende e istituzioni del territorio provinciale e nazionale. Tra i premiati figurano l’Università degli Studi di Padova, la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, la Fondazione no profit di Poste Italiane, Associazione Informatici Senza Frontiere, Associazione Nuova Solidarietà di Reggio Calabria.

“Padova deve ritornare ad essere punto di riferimento nazionale per il mondo del sociale – afferma Emanuele Alecci, presidente CSV Padova – e il Premio Gattamelata è uno degli strumenti che il CSV Padova ha sviluppato per raggiungere questo scopo. Credo sia di fondamentale importanza valorizzare chi si impegna per costruire comunità più solidali, anche nel mondo profit e istituzionale. Il Premio è inoltre prestigioso per il coinvolgimento di artisti locali nella rappresentazione del Gattamelata di Donatello, simbolo per eccellenza di Padova”.

Il regolamento del Premio prevede che siano premiate quattro categorie di soggetti che si sono distinti nel corso del 2017 per l’attività di impegno sociale e di solidarietà:
– VOLONTARIO, che si sia distinto con il proprio operato;
– ASSOCIAZIONE, operante prevalentemente con il lavoro di volontari;
– IMPRESA, che abbia promosso o attivato iniziative di sostegno del volontariato e della solidarietà rivolte ai propri dipendenti e/o alla cittadinanza;
– ISTITUZIONE, che si sia fatta promotrice di progetti o azioni rivolti a migliorare o salvaguardare la qualità della vita ambientale e/o sociale del proprio territorio.

Le candidature, corredate da motivazione e breve presentazione del candidato, dovranno pervenire via posta, e-mail o fax al Centro di Servizio per il Volontariato provinciale di Padova, entro e non oltre venerdì 10 novembre 2017 e possono essere presentate da associazioni, cittadini, imprese, enti pubblici o privati. Non sono ammesse autocandidature.