Accoglienza clandestina: come si affronta e si racconta il fenomeno della migrazione in Italia e nel mondo

di Redazione GRS

2 novembre ore 14.30-16
via Galvani, 108 Porta Futuro, Roma

Via le Ong dal mare, sotto accusa il modello Riace con l’arresto del sindaco Mimmo Lucano, lo smantellamento del sistema Sprar, violenze razziali e discriminazioni quotidiane. In questo scenario cambia il modo di raccontare le migrazioni nel nostro Paese e anche in tutto il mondo. L’immigrazione continua ad essere associata alla questione sicurezza mentre dagli Usa all’Australia vanno in scena respingimenti di massa che ispirano “modelli” di accoglienza per i Paese europei.

Qual è il ruolo dei giornalisti in questo periodo storico? È sufficiente un “parlare civile” contro fake news e propaganda? Riescono fatti, dati e storie a contrastare il clima di odio e separazione? Il Giornale Radio Sociale propone una discussione che metta al centro il ruolo civile di chi fa informazione a ogni livello.

Ne discutiamo con Laura Bonasera – inviata di Nemo (Rai 2), Eleonora Camilli – agenzia stampa Redattore Sociale, Max Civili – Press Tv, Roberto Viviani – Baobab Experience.

Il dibattito si svolgerà all’interno del Salone Editoria Sociale di Roma in via Galvani 108 (Porta Futuro) dalle 14.30 alle 16: un appuntamento ormai storico per il Grs dal 2011 per fare il punto sull’informazione sociale e sui media del nostro Paese.

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In India l’adulterio non è più un reato

di Redazione GRS

La Corte Suprema indiana ha stabilito che l’adulterio non è più un crimine, dichiarando incostituzionale e discriminatoria la legge in vigore dell’epoca coloniale. La vecchia norma infatti prevedeva che si considerassero reato i rapporti sessuali consensuali tra un uomo e una donna sposata senza il consenso del marito.
La Corte ha stabilito che il reato di adultero “perpetua lo status subordinato delle donne, nega la dignità e l’autonomia sessuale, e si basa su stereotipi di genere”.

Agenti 0011: anche lo sport per costruire città inclusive e sostenibili

di Redazione GRS

Torna “Agente 0011: Missione Inclusione”: giovani e cittadini sono pronti a raccogliere, per il secondo anno consecutivo, il testimone di una sfida ambiziosa: elaborare proposte concrete per rendere più inclusive e sostenibili le proprie città. Un progetto realizzato da Cesvi, ActionAid, VIS, Amref, CittadinanzAttiva, La Fabbrica, Asvis, e UISP, e co-finanziato da AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
“Agente 0011: Missione Inclusione” ha come scopo sensibilizzare e promuovere la comprensione critica e la mobilitazione della società civile italiana sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs – Sustainable Development Goals), da raggiungere entro il 2030.

Quest’anno, a incoraggiare gli Agenti 0011, sarà Tommy Kuti, rapper di origine nigeriana di base a Brescia che ha aderito con entusiasmo al progetto. Le sue canzoni raccontano la condizione di ragazzo di origine straniera che cresce in un Paese in cui l’inclusione e la conoscenza dell’altro sono ancora temi aperti. Il rapper ha realizzato un video in cui racconta la sua storia di integrazione e in cui invita i membri della sua community a diventare un Agente 0011.
«Sono contento di fare la mia parte per questo progetto e di farlo partendo dal racconto della mia storia – spiega il rapper – alle elementari un insegnante decise di avviare un progetto multiculturale che permise ai miei compagni di conoscere la mia storia e la storia degli altri compagni. La conoscenza dell’altro è fondamentale perché ci permette di superare i pregiudizi».

Dopo essersi laureato nel Regno Unito, Tommy Kuti è tornato in Italia dove, grazie alla collaborazione con Fabri Fibra, è iniziato il suo successo. Oggi, è impegnato nella sfida di Pechino Express. «Andate in giro e bussate alla porta del vostro vicino di casa straniero e fategli delle domande – questo l’appello del rapper agli Agenti 0011.
La missione di quest’anno sarà infatti molto ambiziosa e per portarla a termine i ragazzi dovranno imparare ad ascoltare i cittadini del proprio territorio, comprendere come agire insieme per raccontarlo in modo nuovo e proporre soluzioni concrete per renderlo più accogliente e inclusivo.
La prima edizione del progetto ha coinvolto 1.400 giovani studenti in sei città italiane. Anche quest’anno, “Agente 0011: Missione Inclusione” si prepara a fare grandi numeri: otto città – Bergamo, Milano, Bologna, Roma, Napoli, Salerno, Lecce e Catania – per un totale di 1.600 studenti coinvolti. Durante il percorso ragazze e ragazzi saranno affiancati da Università,associazioni e istituzioni locali. In questa edizione, partecipano il Municipio 3 Milano e Municipio 1 di Roma, i Comuni di Bergamo, Bologna, Napoli, Catania, Lecce.
“Agente0011: Missione Inclusione” ha un portale dedicato www.agente0011.it., realizzato da La Fabbrica in collaborazione con il MIUR, per permettere a studenti e giovani di tutta Italia di diventare cittadini più responsabili e agenti in cambiamento grazie ad articoli di approfondimento, notizie dal mondo e missioni per attivarsi sul territorio.

Link utili:
Il portale Agente 0011 – Missione inclusione: http://www.agente0011.it/

Cesvi è un’organizzazione umanitaria italiana laica e indipendente, nata a Bergamo nel 1985. Presente in 20 Paesi, opera in tutto il mondo per supportare le popolazioni più vulnerabili nella promozione dei diritti umani, nel raggiungimento delle loro aspirazioni e per lo sviluppo sostenibile. Nel complesso scenario legato ai flussi migratori, Cesvi è impegnato sia nei Paesi di origine, transito e interessati dalla migrazione sud-sud sia in Italia, nella consapevolezza che accanto a strumenti di mitigazione servano anche interventi di sviluppo. Nel nostro Paese, in particolare, realizza progetti per l’integrazione e l’inclusione socioeconomica dei minori stranieri non accompagnati. Cesvi promuove inoltre campagne di sensibilizzazione per incoraggiare la cultura della solidarietà mondiale. Premiato tre volte con l’Oscar di Bilancio per la sua trasparenza, è parte del network europeo Alliance2015.

ActionAid (www.actionaid.it) “ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente impegnata in Italia e in 44 Paesi (distribuiti in 5 continenti) e collabora con più di 10mila partner, alleanze, ONG e movimenti sociali per combattere povertà e ingiustizia sociale. Da oltre 40 anni ActionAid si batte al fianco degli individui e delle comunità più povere e marginalizzate, consapevole che per realizzare un vero cambiamento sociale è necessario uno sforzo collettivo di solidarietà e giustizia. Un mondo equo e giusto per tutti: è questa la visione da cui ActionAid trae ispirazione e forza vitale. Per rendere questa visione del mondo una realtà concreta, ActionAid si è data una mission specifica da perseguire nei prossimi 10 anni: lavorare per promuovere e animare spazi di partecipazione democratica e per coinvolgere persone e comunità nella tutela dei propri diritti; collaborare a livello locale, nazionale e internazionale per realizzare il cambiamento e per far crescere l’equità sociale, migliorando la qualità della democrazia e sostenendo così chi vive in situazioni di povertà e marginalità”.

Amref (www.amref.it) Amref è la principale organizzazione sanitaria africana. Dal 1957 opera nelle comunità più remote dell’Africa, convinta che la salute nasca dal coinvolgimento attivo delle popolazioni, del personale locale e dei sistemi sanitari pubblici. Dal 1987 Amref è presente in Italia promuovendo programmi educativi nelle scuole, dialogando con le rappresentanze del personale sanitario e rafforzando l’accesso ai servizi nelle periferie urbane più svantaggiate.

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS – www.asvis.it) L’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) è nata il 3 febbraio del 2016, su iniziativa della Fondazione Unipolis e dell’Università di Roma “Tor Vergata”, per far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile e per mobilitarla allo scopo di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. L’Alleanza riunisce attualmente oltre 200 diverse istituzioni e reti della società civile.

Cittadinanzattiva (www.cittadinanzattiva.it) Cittadinanzattiva è un’organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti, la cura dei beni comuni, il sostegno alle persone in condizioni di debolezza. La nostra missione fa riferimento all’articolo 118, ultimo comma, della Costituzione, proposto proprio da noi e recepito nella riforma costituzionale del 2001. L’articolo 118 riconosce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà. Cittadinanzattiva si occupa di: Salute, Politiche dei consumatori e servizi di pubblica utilità, Giustizia, Scuola, Cittadinanza europea, Valutazione della qualità dei servizi.

La Fabbrica (www.lafabbrica.net) La Fabbrica è un’agenzia di comunicazione internazionale attiva dal 1984. Specializzata nel creare progetti di corporate reputation in grado di veicolare i valori delle aziende, con una particolare esperienza nello sviluppo di progetti educational e percorsi esperienziali rivolti al mondo della scuola e delle giovani generazioni.

Uisp (www.uisp.it/nazionale) L’Uisp – Unione Italiana Sport Per tutti è una delle più grandi associazioni italiane, riconosciuta dal Coni come ente di promozione sportiva e dal Ministero del lavoro e del welfare come associazione di promozione sociale, e conta oltre 1.300.000 iscritti e 17.500 associazioni e società sportive affiliate. È nata nel 1948 per promuovere il diritto allo sport e i valori di solidarietà, inclusione e sostenibilità ambientale. Si batte per politiche pubbliche, nazionali e locali, che sostengano il valore sociale, educativo, sanitario dello sport per tutti i cittadini e in tutte le età della vita.

VIS (www.volint.it) Il VIS, Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, è una Organizzazione Non Governativa (ONG) operante come agenzia educativa internazionale in numerosi paesi del sud del mondo a favore della gioventù vulnerabile, membro della rete di ONG salesiane Don Bosco Network (DBN) che lavorano nella cooperazione allo sviluppo. Per raggiungere la sua mission, legata allo sviluppo integrale ed olistico di bambini e giovani tramite azioni concepite, realizzate e valutate secondo l’approccio basato sui diritti umani (HRBA – Human Rights Based Approach), il VIS realizza interventi principalmente nel settore dell’educazione e della formazione professionale, missione fondamentale dei Salesiani di Don Bosco, principali partner con i quali il VIS realizza i suoi interventi in tutto il mondo.

Lettera aperta dell’Uisp: “Chiediamo correttezza alla promozione sportiva”

di Redazione GRS

Roma, 24 settembre. In questa seconda lettera aperta al mondo sportivo e alle istituzioni, l’Uisp chiede correttezza e qualità all’intero mondo della promozione sportiva italiana. L’attività fisica e motoria è diventata una porzione importante nel progetto di vita di tutte le persone: non c’è più posto per gli “azzeccagarbugli”, nè per chi promette algoritmi miracolosi. Le società sportive sono il nervo del sistema sportivo italiano. Esigono rispetto, serietà, competenza. L’Uisp avvia la nuova stagione sportiva così, e mette a disposizione “radici” e futuro di una storia che va avanti da 70 anni. Per i diritti e lo sport sociale, per la salute e l’ambiente, per l’integrazione e la solidarietà.

Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, indirizza questa lettera aperta ad istituzioni, sistema sportivo, terzo settore e cittadini: “Eccoci, siamo tornati! Ci eravamo lasciati poco prima di un’estate che purtroppo si è scoperta particolarmente tragica per i fatti che hanno causato le vittime del ponte di Genova e del Raganello, ai cui familiari la Uisp esprime ancora una volta la propria vicinanza.

Noi stiamo entrando nel vivo delle celebrazioni del nostro 70°. Una Uisp che nasce come Unione Italiana Sport Popolare e che all’alba degli anni novanta diventerà Unione Italiana Sport Per tutti. Un enorme salto culturale, dalla popolarizzazione e diffusione della pratica sportiva ad una denominazione più moderna ed attinente ad un fenomeno sociale in mutamento in Italia e nel mondo, che guarda soprattutto alle esperienze di stampo nord europeo.

Storie di milioni di donne e uomini che hanno fatto della pratica sportiva un vero e proprio percorso di emancipazione, di impegno per l’acquisizione di diritti di cittadinanza, di dignità. Attraversando e influenzando non solo il sistema sportivo ma anche la cultura sociale e politica del Paese. Lo sport dei cittadini come grande risorsa pedagogica e le società sportive che ne compongono la galassia come presidi e antenne territoriali, comunità sociali capaci di offrire attività motorie attraverso cui formare cittadini attivi, di generazioni diverse, che costruiscono partecipazione, si allenano alla democrazia, promuovono eguaglianza, giustizia sociale, libertà.

Mentre la Uisp avanza nel toccare le tappe del cammino nella propria memoria che è storia sociale di tutta la comunità nazionale, l’Italia sportiva è in ansia per le sorti relative all’espulsione di Ronaldo in Champions League e per la candidatura alle olimpiadi invernali 2026. Vive l’ambascia di una serie B del calcio, tra ricorsi, Tar e Collegio di garanzia, tanto per fare alcuni esempi.

E allora sorgono spontaneamente delle domande. C’è solo un problema che riguarda lo stato di salute del calcio, definito “indecoroso” dal Sottosegretario con delega allo sport Giancarlo Giorgetti e sostanzialmente “a rischio”, come invece sottolineato dal presidente Coni Giovanni Malagò, oppure sta diventando sempre più evidente che qualcosa di particolarmente profondo sta attraversando lo sport italiano, fatte le dovute eccezioni e al netto dei risultati che si raggiungono? Considerando che per sport intendiamo la cultura sportiva diffusa, non solo la pratica codificata, bensì quel fenomeno di massa che sempre di più accresce la consapevolezza che l’attività motoria è diventata parte del progetto di vita di ogni persona e che declina il proprio benessere in virtù di sani stili di vita.

Poi osserviamo il fronte degli Enti di Promozione Sportiva e ci chiediamo: ma tutto ciò non è argomento che ci riguarda? Non è un preciso nostro dovere di rappresentanza aprire un dibattito pubblico per capire che tipo di contributo culturale, sociale e organizzativo possiamo (dobbiamo?) dare poiché le sorti della cultura sportiva del paese stanno a cuore anche a noi? Edoardo Bennato, cantautore napoletano, nel 1980 pubblicava l’LP “Sono solo canzonette” e una traccia di quell’album, dedicata a Capitan Uncino, apriva con un grido di allarme: “ciurmaaaa, questo silenzio cos’è”?

Fatti salvi alcuni Enti che, siamo sicuri, condividono con noi un comune sentire, tanti continuano a caratterizzarsi per un silenzio assordante, perché invece è particolarmente rumorosa, costante, attiva la loro propensione a intervenire sul territorio per sottrarre società sportive e attività “vendendo” tessere e assicurazioni a basso costo, servendosi spesso di associazioni di secondo livello, non organizzando, pertanto, attività direttamente come invece le norme prescrivono. Raccontando che alcune attività sportive e discipline non riconosciute dalla delibera del Coni possono continuare a farsi, magari mascherandole e offrendo escamotage da azzeccagarbugli

Per non parlare dei “diplomifici e brevettifici” che stanno proliferando e che rappresentano il solito segreto di pulcinella. In pochissime ore porti a casa la tua qualifica, senza colpo ferire e dicendo che potrai usarla anche professionalmente e al di fuori del proprio ambito associativo. Tutto questo perché non si sta organizzando la promozione sportiva, ma si è semplicemente trovato l’algoritmo che poi permette di intercettare le risorse pubbliche. “Venghino siori, venghino”, il circo Barnum è arrivato in città!

Ma noi no! Cantava Augusto Daolio, storico frontman dei Nomadi. Noi non vogliamo starci, non abbiamo nessuna intenzione di prendere in giro né i nostri soci e le società sportive che a noi fanno riferimento né tantomeno le istituzioni pubbliche. Cerchiamo invece un reale, corretto, trasparente e responsabile rapporto di sussidiarietà nei confronti di tutti costoro. Le nostre società sportive non ci sentiranno mai dire “puoi fare lo stesso”, piuttosto stiamo chiudendo in questi giorni tutti i regolamenti tecnici e formativi per arrivare pronti alle nuove scadenze del registro Coni 2.0.

Altri invece preferiscono lucrare per poi abbandonarle nel caso di contenziosi che si dovessero aprire con gli enti preposti ai controlli che al Coni stiamo chiedendo da tempo. Noi, siamo perfetti? Figuriamoci! Ma affrontiamo le nostre scelte con grande umiltà o almeno ci proviamo. Ecco, nessuno però può rimproverarci che non ce la stiamo mettendo tutta. Abbiamo fatto iniziative pubbliche che parlano da sé, ci mettiamo la faccia, per questo le nostre basi associative non le lasceremo mai sole.

E’ la forza della nostra storia che ci chiede coerenza. Essendo nata, come dicevamo prima, con le società sportive, con l’apporto volontario di milioni di persone che hanno sottratto tempo alle proprie famiglie per offrire un’educazione non solo sportiva ma soprattutto civica ai nostri figli, per renderli buoni cittadini. Noi non vogliamo tradire questo patrimonio glorioso, l’orgoglio di un giacimento sociale che ha contribuito ad emancipare fasce larghissime di popolazione.

Il 2018 coincide con tante ricorrenze e tra queste anche i cinquant’anni dal famoso ’68. In questa occasione a noi piace ricordarlo però con la canzone di Francesco De Gregori: “ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore…un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Soprattutto dal coraggio, aggiungiamo noi. Orsù, è arrivato il momento per tutti!

Mediterraneo senza ONG: quale futuro?

di Redazione GRS

Il tema delle migrazioni è da molti mesi al centro del dibattito pubblico. Un argomento su cui si gioca una perenne campagna elettorale e che ha portato ad una politica molto dura, da parte del governo italiano, sui diritti dei migranti e nei confronti delle organizzazioni impegnate nell’aiuto in mare.

La progressiva chiusura dei porti italiani ha avuto come risultato il delinearsi di uno scenario allarmante: a soccorrere le imbarcazioni che affrontano la traversata del Mediterraneo centrale non c’è più nessuna ong.

Spesso ingiustamente criminalizzate, le organizzazioni non governative hanno svolto negli ultimi anni un compito arduo e pieno di insidie: garantire condizioni di sicurezza e salvare vite umane.

Cosa succederà adesso? Ne abbiamo parlato con Silvia Stilli, portavoce di AOI, associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale.

«Ci sono gli attacchi in Siria e la situazione esplosiva in Libia: questa gente non smetterà di partire. Dov’è la politica? Non c’è nessuna strategia ma solo un’uscita di immagine. La situazione è esattamente quella che è sempre stata senza alcuna strategia con la quale confrontarci»

 

Il contesto internazionale è molto delicato, e gli scenari di crisi, fra tutti la situazione della Libia e della Siria, impongono la necessità di una diversa politica di accoglienza. Come ci spiega il giornalista di Radio Tre Mondo Roberto Zichittella

«Se si sceglie di andare avanti con questa linea di chiusura dei porti, se quete persone riusciranno a partire non si sa dove andranno e probabilmente si ripeteranno vicende come quelle che abbiamo visto in questi ultimi mesi. In Libia molte ong in questi ultimi giorni non hanno potuto operare come facevano nelle scorse settimane in seguito al crescente clima di violenza, quindi il loro lavoro si è fatto difficile sia sul campo che in mare»

 

In questa situazione, l’opinione pubblica svolge un ruolo cruciale. Ma se da un lato le politiche del governo italiano sembrano avere un largo consenso, c’è una parte di cittadini che si oppone. Un’Italia aperta, solidale, pronta ad affrontare il problema con un approccio diverso.

Nei giorni scorsi ha spopolato sui social network l’intervista, piuttosto colorita, di Ivano, uno dei manifestanti che ha partecipato al sit-in di accoglienza per i migranti della nave Diciotti davanti al centro “Mondo Migliore” di di Rocca di Papa.

Parole semplici che sono però riuscite a sintetizzare il sentimento di molte persone. Ai nostri microfoni la giornalista di La 7 Laura Bonasera, autrice dell’intervista ad Ivano durante la trasmissione “In Onda”

«Si può toccare con mano che c’è una parte di questo paese che magari non ha i riflettori puntati, ma che si ribella a questo tipo di politica e che vuole un paese antirazzista, che proclama l’antifascismo e che sostiene che nessuno in questo paese possa essere considerato clandestino o illegale. Ivano è diventato l’eroe nazionale semplicemente perchè ha incarnato la resistenza di questi valori a prescindere da un’organizzazione politica».

Servizio Civile, appeso a un filo l’esercito dei centomila

di Redazione GRS

41.000 ragazzi in servizio civile, un esercito pacifico e laborioso che nel corso degli ultimi trent’anni ha cambiato più volte fisionomia e ragion d’essere. Qualche giorno fa a Roma il Cnesc – Conferenza nazionale enti servizio civile ha presentato il XVII rapporto annuale, con numeri che descrivono un fenomeno importante e pongono interrogativi al nuovo governo. Che cos’è oggi il servizio civile? Qual è il suo futuro? Per molti giovani è la prima esperienza di contatto reale con la società e col mondo del lavoro, dopo la formazione scolastica e universitaria, per altri la possibilità di cimentarsi con problematiche sociali, proiettate alla difesa dell’ambiente, all’assistenza, al contrasto delle povertà. Ma c’è anche chi parla di ammortizzatore sociale o di preavviamento al lavoro.  Eppure il servizio civile in Italia è nato come alternativa al servizio militare. Che cosa è rimasto di quei valori pacifisti e della cultura non violenta?

Tornando indietro nel tempo ricordiamo che sulla spinta dei primi movimenti pacifisti del 68 e contrari alla guerra in Vietnam, venne approvata la legge 15 dicembre 1972, n. 772 che dava il diritto all’obiezione e al servizio civile sostitutivo per motivi morali, religiosi e filosofici. La legge “Marcora” rese possibile la scarcerazione dei giovani obiettori di coscienza e contemporaneamente segnò un cambiamento storico nella legislazione italiana, nonostante rendesse più oneroso il servizio civile rispetto a quello militare.  Il numero di obiettori è andato crescendo: 16.000 domande nel 1990, 30.000 domande nel 1994, 70.000 nel 1998. Nel luglio del 1998 si giunge all’approvazione della legge 230 che sancisce il pieno riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza. Con questa ultima legge l’obiezione di coscienza non è più un beneficio concesso dallo Stato, ma diventa un diritto della persona: il Servizio Civile rappresenta un modo alternativo di “servire la patria”. Dal 1° gennaio 2005 viene sospesa in Italia la leva militare obbligatoria. Con la legge 64 del 2001 viene istituito il Servizio Civile Nazionale che prevede il raggiungimento di finalità sociali e la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà, attraverso la tutela dei diritti sociali, del patrimonio storico-ambientale, della protezione civile. Con il decreto del 16 marzo 2017 la materia viene ulteriormente riformata, viene istituito il cosiddetto servizio civile universale e si tratta del primo decreto attuativo della riforma del terzo settore.

Con l’istituzione del servizio civile universale vengono allargati i confini dei possibili utenti del servizio. Allo stato vengono attribuite importanti funzioni di programmazione, verifica ed assegnazione di risorse. Caratteristiche che rendono particolarmente incisivo il ruolo del governo, che nel frattempo è cambiato. Secondo ipresidente della Cnesc, Licio Palazzini per garantire il funzionamento del servizio civile c’è bisogno in primo luogo di risorse economiche adeguate stimate in 350 milioni di euro all’anno per garantire la partenza di almeno 45mila giovani in servizio. Poi è necessario un atto di volontà di coordinamento e di dialogo: con le Regioni e con il Terzo settore per proporre programmi che incontrino il consenso dei cittadini ma che trovino anche organizzazioni pronte a saperli realizzare.

Centomila ragazzi in servizio civile nel 2019: rimane ancora un obiettivo credibile? Il governo Conte saprà garantire un budget sufficiente in legge di bilancio?

Il responsabile del servizio civile presso la Focsiv, Primo Di Blasio prevede che per il 2019 potranno essere messi in servizio civile circa 50mila giovani. Ma anche lui esprime la grande preoccupazione per la dotazione finanziaria prevista per il 2019, che ad oggi è di poco più di 100milioni di euro rispetto ai 300 trovati per il 2018, che significa che nel 2019 potrebbero partire solamente poco più di 20 mila giovani. Il Governo dovrebbe trovare quindi le risorse aggiuntive per garantire gli stessi numeri degli scorsi anni, e se questo non avvenisse la situazione del servizio civile, cresciuta significativamente negli ultimi 4 anni, avrebbe ricadute negative oltre che sui giovani, anche sulle organizzazioni che in questi anni sono cresciute e sono in grado di presentare progetti per almeno 60mila posti.

 

Il link audio al GRS week, alla cui realizzazione hanno collaborato Anna Monterubbianesi, Ivano Maiorella e Francesca Spanò è disponibile qui: www.giornaleradiosociale.it/audio/28292018/

La malattia mentale in Italia: “Un isolamento imposto dal pregiudizio, che si fa prigione”

di Redazione GRS

I malati mentali in Italia sono emarginati insieme alle loro famiglie. Un isolamento imposto dal pregiudizio, che diventa di fatto una prigione.

Qui di seguito la lettera aperta della scrittrice Barbara Appiano, a denunciare un “sistema paese” che non va.

 

“Il mio paese, l’Italia, è un paese che dice di voler occuparsi di tutti ma che dimentica sempre qualcuno per strada.

L’Italia è un po’ come una chioccia, che nell’educare i suoi pulcini a camminare lascia indietro quelli che il passo non lo reggono.

La chioccia Italia, nel ricordarsi di tutti, ha fatto infatti lasciato in sosta permanente i malati mentali e le loro famiglie.

Chiusi i manicomi che dovevano essere sostituiti dalle “case famiglie“ siamo ancora oggi a pensare, quando ci ricordiamo, che cosa dobbiamo fare dei malati mentali e delle loro famiglie. Questo dopo il lontano 1978 che vide l’intrepido psichiatra Basaglia impegnato a far chiudere i manicomi per riabilitare gli ammalati.

Questi malati, tra cui mio fratello Mario, sono una popolazione silenziosa che a parte incrementare il mercato degli psicofarmaci, con la chimica che li tiene a bada rallentandone l’entusiasmo per la vita, sono ostaggio dell’indifferenza della società che, ignorandoli, decide comodamente che non esistono, e quando esistono è perché qualcuno da di matto, con notizie che scatena il delirio.

Ci si chiede il perché è successo, un perché che occupa sociologi, criminologi e opinionisti.

Forse perché il “malato mentale” è un campionario di umanità che nessuno vuole adottare: troppo impegnativo capire gli altri, meglio l’etichetta della malattia e lavarsene le mani.

Leggi, leggine, sussidi da miseria al pari di un accattonaggio legalizzato, hanno lo scopo di “rassicurare” coloro che i “malati mentali“ li temono o se ne vergognano.

I malati sono tutti uguali senza etichetta, le etichette non te le da la malattia, ma gli altri, quelli che ti evitano perché la diversità ad ogni latitudine fa paura.

I malati mentali in italia, insieme alle loro famiglie, pure loro malate avendo ereditato per “diritto acquisito” la malattia del pregiudizio, sono a digiuno di politica, non sanno perché vengono classificati malati mentali, ma sanno che è un diritto acquisito dalla nascita dare un senso alla loro esistenza che non è di serie B ma di serie A, come tutti gli altri.

Anzi, io  aggiungo da tripla A, come la certificazione di un istituto finanziario, visto anche che di questi tempi vanno di moda le classificazioni finanziarie.

Lavori socialmente inutili che li fanno sentire inutili, lavori per categorie protette, da chi non si capisce.

Forse da coloro che inventano la protezione dal malato mentale e non per il malato mentale? 

Una specie di dazio doganale e sociale, purché questa “minoranza“ figlia di un Dio minore, stia zitta, con le buone o con le cattive, e resti una minoranza da rendere muta con il silenziatore della vergogna.

Una enclave utile politicamente solo per una croce sulla scheda elettorale.

La vergogna è l’attrice non protagonista della processione sempre in itinere del mondo che ambisce alla perfezione (che è un’invenzione umana), e assume la vergogna come portavoce ufficiale del mondo sottosopra, il mondo della miopia della malattia.

Con questo scritto chiedo alle istituzioni, e ai marinai della politica del cambiamento, come scrittrice e come sorella di Mario, mio fratello figlio di un Dio minore perché “ripudiato dal Dio maggiore”, di organizzare una giornata nazionale dei malati “mentali “ che sono stufi di essere chiamati tali, perché al pari di altri malati non emarginati, non sono il mostro di Lochness.

Siamo un paese che come una chioccia distratta si dimentica dei suoi figli più fragili, un paese che deve curare la sua memoria, andando nella palestra del dolore degli altri.

Gli altri sono i “malati mentali” che soltanto coraggiosi psichiatri e infermieri muniti di coraggio ed empatia soccorrono quando tutti si girano dall’altra parte, perché il dolore che non si vede non esiste e se mai si vedesse è muto, e non ha diritto di parola.

Ai governanti del cambiamento prima di tutto uomini chiedo: “Il mondo che proponete è a misura della malattia mentale? Chi puo’ dire oggi cosa sia la normalità?”.

Io dico nessuno, mentre coloro che pensano alla normalità come a una patente di guida senza rinnovo, sono fuori strada, o peggio in contro mano.

La normalità è l’altra faccia del coraggio, la normalità è mio fratello che nonostante l’etichetta che si porta dietro e che lui non ha scelto, vive la sua condizione di emarginato come la forma più alta di libertà, ovvero quella di non volere assomigliare a nessuno e di farsi la domanda: “Ma Dio esiste?”.

Mario si da la risposta da solo, dicendosi che Dio esiste ed è schizofrenico. Mario vede il mondo in versione multicolor quando magari è solo in bianco e nero, parla con il cane e con il gatto che lo seguono dappertutto, due creature che non lo hanno emarginato come coloro che quando lo vedono per strada, cambiano direzione.

A nome di tutti i malati mentali e dei loro psichiatri e infermieri, a nome delle famiglie di questi malati cui io appartengo, chiedo alla politica di adottare la malattia mentale come un diversivo socialmente utile, a voler essere meno banali e più concreti.

Più che i muscoli palestrati la politica mostri la capacità di non isolare nessuno dei suoi figli.

Non sempre chi urla di più ha ragione e non sempre queste urla sedano l’indifferenza, la quale continua a seminare solitudine senza che nessuno faccia un selfie alla propria coscienza, che si rifiuta di farsi immortalare.

La politica è pregata di prendere nota: la malattia mentale è in totale stato di abbandono e anche i portatori sani dell’insanità mentale che li fa diventare malati, vogliono un posto di lavoro, un modo per partecipare al companatico nazionale, con jobs act, somministrazione del lavoro, vouchers, e lavoro in nero…

Il lavoro è arcobaleno, il lavoro non è merce ma è persona, ed essere persone significa esistere ancora prima di lavorare.

Il lavoro è la rappresentazione di un’idea che ha casa anche nelle menti diversamente abili: abilità e sanità, normalità e perbenismo sono termini dissociativi di un mondo che non ha chiesto di essere normale.

La schizofrenia, la depressione, sono l’ultimo baluardo di un Paese, l’italia, che a forza di voler diventare multirazziale si dimentica per strada quelli che in Italia sono nati.

Sono i vostri vicini di casa, sono coloro che incontrate ai vari centri di salute mentale, perché sotto sotto si scopre che un po’ tutti siamo malati mentali: chi per primo lo vuole confessare?

Avevo un fratello normale, qualcuno decise che normale non era, ma lui tuttora è qui a spiegare che normale si, normale no, alla fine la normalità è una parola licenziata anche dal suo vocabolario, con buona pace dei farmaci che addormentano la coscienza e alimentano l’incoscienza.

Io sto con loro, e nel mio libro in stesura “Echi nella nebbia a ridosso del cielo” viaggio a piedi negli incubi degli altri, quando gli altri, erano reclusi negli OPN, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali.

Scheletri di cemento si ergono nella più totale indifferenza, disturbando la vista magari degli outlet, templi della normalità del consumismo, gli Ospedali Psichiatrici Nazionali sono diventati oggi macerie della vergogna.

Scheletri che sono ancora qui a bussare alla nostra porta, per dire che loro vorrebbero diventare dei campi di calcio, una pista da slalom, un anfiteatro, un mondo in divenire che aspettando di mutare pelle per passare il tempo si fa un selfie senza riuscire ad immortalare l’insanitá mentale.

Un’intrusa, un’ospite sgradita che si auto invita e che per discrezione preferisce starsene dove è sempre stata, ovvero nell’immaginario abusivo del mondo urlante di silicone e finzione”.

Roma, 2 luglio 2018

Una repubblica antifascista e antirazzista

di Redazione GRS

La festa del 2 giugno di quest’anno è arrivata dopo un clima elettorale rovente e una lunga trattativa per la formazione del governo, che hanno spesso esasperato i toni della dialettica e del dialogo.
Quella della Repubblica è però una festa di unità nazionale, che riunisce voci e opinioni diverse sotto gli stessi, indiscutibili principi democratici: l’antifascismo rappresenta un fattore culturale che deve rimanere un elemento di unità nazionale e che per questo va rilanciato e ribadito con forza.
Il coordinamento nazionale “Mai Più Fascismi”, che riunisce una moltitudine di associazioni, sindacati, partiti, e movimenti democratici, ha deciso di celebrare il 2 giugno a Bologna.

 

Secondo Francesca Chiavaccipresidente nazionale Arci «Abbiamo scelto la data del 2 giugno per concludere la raccolta di firme nata dalla petizione “Mai più fascismi Mai più razzismi” che riguarda la richiesta al governo della messa al bando di tutti quei gruppi che si rifanno direttamente a simbologie e a messaggi fascisti, per ribadire quanto la Costituzione contenga questi valori. Non si tratta di una richiesta di parte ma che dovrebbe essere il fondamento di tutti coloro agiscono all’interno delle regole e dei valori costituzionali».

Mettere i diritti delle persone al centro, in un periodo di grandi cambiamenti, rimane uno degli elementi da cui ripartire per costruire una società più giusta.

 

Secondo Enzo Costa, presidente nazionale Auser «Nel nostro paese sstiamo assistendo ad un declino di valori. Credo che una reazione debba partire da un sistema di alleanza di tutte le forze progressiste della società. I primi devono essere i giovani, le donne, chi si batte per la pace, la democrazia, la difesa della Costituzione, della giustizia sociale e dei diritti».

Democrazia significa partecipazione: per costruire obiettivi comuni, è dovere di tutti esercitarla.

 

Secondo Roberto Rossini, presidente nazionale Acli «sollecitando una partecipazione unita e convinta si rafforza la democrazia. Ci rendiamo conto che quando due o più forze si mettono insiemeper raggiungere un obiettivo creano  degli elementi di positività, quindi va ribadito che il tema della collaborazione comune, delle alleanze, della ricerca di obiettivi civili comuni e condivisibili è un aspetto importante».

Migranti, quei diritti rinnegati dall’Europa

di Redazione GRS

Al confine italo-francese di Ventimiglia violazioni sistematiche dei diritti dei migranti e respingimenti illegali: lo denunciano varie realtà associative, tra cui Asgi, Oxfam e Intersos, disegnando un “quadro gravissimo” che si protrae ormai da anni a seguito della chiusura delle frontiere francesi per impedire l’ingresso di stranieri. Il caso di Bardonecchia dei giorni scorsi è un episodio rappresentativo del caos e delle tensioni che possono crearsi quando si sovrappongono accordi tra Stati alle normative europee di accoglienza e di tutela dei diritti dei migranti che spesso, come spiega Eleonora Vilardi dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, vengono violate: un esempio sono i casi accertati di dichiarazione di falso da parte della polizia francese, che ha indicato come maggiorenni quelli che si sapeva essere minori al fine del loro respingimento in Italia.

 

Da Italia e Francia, zoomando sull’Europa intera, le politiche migratorie degli Stati inseguono il paradosso del “meno diritti per più sicurezza”. Se in Ungheria Orban è stato appena riconfermato presidente facendo leva sulla demonizzazione e sulla stretta sui diritti dei migranti, l’Unione europea stessa si macchia indelebilmente. A due anni dalla firma dell’accordo con la Turchia per il contenimento dei flussi provenienti dalla rotta balcanica, un’inchiesta giornalistica ha svelato come l’Ue abbia contribuito con 80 milioni a finanziare il controllo militare del lungo muro di cemento costruito da Erdogan al confine con la Siria. L’Europa è ancora la culla dei diritti?

Secondo Piervirgilio Dastoli, presidente del Movimento europeo, “quello che sta avvenendo in Turchia rispetto ai diritti e alla democrazia è sempre più preoccupante. Siamo di fronte a veri e propri crimini nei confronti  dell’umanità”. E a questo si aggiunge la questione siriana che, aggiunge Dastoli, “non è stata risolta, con migliaia di persone che muoiono o sono sottoposte a una situazione drammatica”. Rimane in sospeso, infine, la questione della riforma del Trattato di Dublino, “sul quale il Consiglio europeo di dicembre si è mosso con un cinismo spaventoso”.

 

Collegato al tema delle migrazioni c’è anche quello dell’aiuto pubblico allo sviluppo, i cui fondi sono diminuiti globalmente secondo gli ultimi dati Ocse. Luca De Fraia, coordinatore della consulta Cooperazione internazionale del Forum Terzo Settore, ricostruisce il quadro generale individuando la strada da seguire di fronte all’acuirsi di immotivate paure e di chiusure politicamente strategiche: “Le politiche di respingimento e di controllo delle frontiere non devono contraddire il principio della tutela e della protezione dei diritti umani. Anche le politiche di cooperazione allo sviluppo, in questo quadro, devono essere centrate sulla difesa dei diritti fondamentali e non piegate ad altri interessi. La contrazione dell’aiuto pubblico allo sviluppo”, conclude De Fraia, “è legata al fatto che fino ad oggi i volumi sono stati gonfiati dai numeri delle risorse spese per la gestione dei rifugiati a casa nostra”.

 

Il link audio al GRS week, alla cui realizzazione hanno collaborato Eleonora Vilardi (Asgi), Piervirgilio Dastoli (Movimento europeo) e Luca De Fraia (Forum Terzo Settore): http://www.giornaleradiosociale.it/audio/14-04-2018/ 

 

Nasce il Forum Disuguaglianze Diversità. Tutto l’audio della presentazione a Roma

di Redazione GRS

Il 16 febbraio, presso la sede della Fondazione Basso a Roma, si è svolta la presentazione del Forum Disuguaglianze Diversità, un’alleanza di persone ed organizzazioni nata con l’obiettivo di disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo delle persone.

Il Forum vede la partecipazione di otto associazioni di cittadinanza attiva (oltre la stessa Fondazione Basso, ne fanno parte ActionAidCaritas ItalianaCittadinanzattivaDedalus Cooperativa socialeFondazione di Comunità di MessinaLegambienteUisp) e di un gruppo di ricercatori e accademici impegnati nello studio della disuguaglianza e delle sue negative conseguenze sullo sviluppo.

A questo link è possibile riascoltare la presentazione: http://www.giornaleradiosociale.it/extra/forum-disuguaglianze-diversita-presentazione-16-febbraio-roma-parte-1/