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Caso Regeni, tre agenti egiziani condannati a 10 anni

di Redazione GRS


Giustizia per Giulio – La corte d’Assise di Roma ha condannato tre agenti dei servizi di sicurezza egiziani a dieci anni per il sequestro di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo, nel 2016. Si tratta della prima verità processuale, 3890 giorni dopo il tragico omicidio.

Tutti e tre sono stati condannati per sequestro di persona: sono il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Uhsam Helmi. Il quarto agente imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto.
Sharif era anche accusato di lesioni e omicidio, ma è stato assolto per non aver commesso il fatto. La Corte ha inoltre condannato gli imputati a pagare una provvisionale complessiva di 500mila euro alla famiglia Regeni e di 150mila euro allo Stato italiano, che si era costituito parte civile. Le motivazioni della sentenza dovranno essere depositate entro 90 giorni.

Gaza, sette-dieci anni per rimuovere 61 milioni di tonnellate di macerie

di Redazione GRS


Quello che resta – A Gaza ci sono 61 milioni di tonnellate di macerie: per rimuoverle serviranno dai sette ai dieci anni e miliardi di dollari. Sono i dati forniti dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.

Il lavoro procede lentamente. L’Undp e il Programma alimentare mondiale hanno liberato 580 chilometri di strade per consentire il passaggio dei camion degli aiuti e dei residenti. Ma le circa 907.000 tonnellate finora rimosse rappresentano appena l’1,5 per cento del totale. Prima di intervenire, le squadre devono individuare gli ordigni, senza avere sempre i mezzi per disinnescarli. L’ingresso dei macchinari necessari è limitato dalle autorità israeliane, che considerano molte attrezzature potenzialmente utilizzabili anche da Hamas. I bombardamenti hanno inoltre costretto a riaprire strade già sgomberate.

Alimenti e ascolto: a Roma nasce la nuova dispensa solidale

di Redazione GRS


Dispensa solidale – Oggi a Roma l’inaugurazione di luogo dedicato alla raccolta, conservazione e distribuzione degli alimenti ma anche all’ascolto e all’orientamento delle persone. L’iniziativa è promossa da Acli.

La Dispensa solidale, che sarà un luogo dedicato alla raccolta, conservazione e distribuzione degli alimenti nonché di ascolto e orientamento per le persone, nasce come evoluzione del progetto “Il Cibo che serve”, attraverso il quale le Acli di Roma da anni recuperano eccedenze alimentari e le redistribuiscono a persone e famiglie in difficoltà su tutto il territorio della provincia di Roma.

Digit.NOW.FUTURE, al via i laboratori per cittadini digitali

di Redazione GRS


Sguardo in avanti – Intelligenza artificiale, fake news e cyberbullismo: parte DIGIT.NOW.FUTURE, il progetto nazionale per formare i cittadini digitali di domani. Il servizio di Federica Bartoloni.

Al via in 30 province italiane DIGIT.NOW.FUTURE, promosso da AiCS con il Centro Turistico Giovanile e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il progetto coinvolgerà per 18 mesi ragazze e ragazzi dai 12 ai 17 anni, insegnanti ed educatori, attraverso laboratori, formazione ed eventi. Obiettivo: sviluppare competenze digitali e pensiero critico, imparare a riconoscere disinformazione e cyberbullismo e utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole. Il percorso si concluderà con un Festival nazionale della cittadinanza digitale.

Sicurezza stradale, settembre il mese peggiore per i ciclisti

di Redazione GRS


Autunno tragico – Settembre è stato il mese peggiore del 2026 con 33 vittime e dieci ciclisti uccisi solo nell’ultima settimana. Le associazioni invitano a considerare ogni ciclista come una persona da proteggere, non come un ostacolo da superare, riducendo la velocità e mantenendo la distanza di sicurezza.

Per quanto riguarda le regioni, in testa c’è la Lombardia con 36 morti, poi Emilia-Romagna 25, Veneto 24, Piemonte 19, Campania 12.

“Dieci ciclisti uccisi sulle strade italiane in appena una settimana rappresentano un bilancio inaccettabile”: lo afferma Giordano Biserni, presidente dell’Asaps, l’Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale, che lancia un appello agli automobilisti.

“Consideriamo ogni ciclista come una persona da rispettare, da proteggere, non come un ostacolo da superare in fretta – afferma – Riduciamo la velocità, manteniamo adeguate distanze di sicurezza e rinunciamo a qualsiasi distrazione.

Un sorpasso azzardato, uno sguardo al telefono o pochi chilometri orari in più possono trasformarsi in una condanna a morte. La sicurezza dei più deboli è la misura della civiltà di chi guida e dell’intero Paese”.

Settembre è infatti già oggi – secondo le elaborazioni dell’Asaps – il mese più tragico del 2026, con un dato provvisorio di 33 vittime. Dal primo gennaio sono 179 i ciclisti morti, 149 uomini e 30 donne, con 82 utenti di oltre 65 anni di età. Nell’ultima settimana, in particolare, le vittime sono state dieci. Gennaio ha chiuso con 11 decessi, 18 a febbraio, 10 a marzo, 21 ad aprile, 24 a maggio, 18 a giugno, 25 a luglio, 19 ad agosto, 33 finora a settembre. Nei primi otto mesi del 2026 sono deceduti 146 ciclisti, nove in meno rispetto ai 155 del 2025, ma il dato completo di settembre – sottolinea l’Asaps – “purtroppo annullerà questa indicazione positiva”. Per quanto riguarda le regioni, in testa c’è la Lombardia con 36 morti, poi Emilia-Romagna 25, Veneto 24, Piemonte 19, Campania 12.

Giovani, la priorità è il lavoro: servono reddito e flessibilità

di Redazione GRS


Priorità lavoro – È quello che emerge dall’indagine Ires per le Acli con i giovani che chiedono reddito e flessibilità. Ascoltiamo il presidente nazionale Emiliano Manfredonia.

Al 57° Incontro nazionale di studi presentata la ricerca ACLI-IREF su 1.525 giovani lavoratori: il 57,4% sente di dare al lavoro più di quanto riceve. Le proposte al centro del confronto con le forze politiche

Un fisco che alleggerisca stabilmente i redditi da lavoro e da pensione, spazi in cui i giovani possano costruire opportunità e partecipare alle decisioni, un sistema di formazione professionale e servizi per il lavoro finanziato con continuità. Sono le tre proposte politiche presentate oggi dalle ACLI (qui il doc integrale e qui il doc sintetico) alla Gran Guardia di Verona, nella giornata conclusiva del 57° Incontro nazionale di studi “INSIDE. Capire il lavoro, costruire partecipazione”.

«Le nostre proposte partono da una constatazione: in Italia oggi si può essere poveri pur lavorando», afferma Raffaella Dispenza, vicepresidente nazionale delle ACLI. La prima proposta chiede di ridurre stabilmente le tasse sui redditi da lavoro e da pensione, adeguare all’inflazione scaglioni, detrazioni e soglie ISEE e alleggerire l’IVA sui beni essenziali. Le ACLI chiedono anche di riequilibrare il carico fiscale tra le diverse fonti di ricchezza, destinando le risorse recuperate a formazione, servizi per il lavoro e welfare. La seconda proposta punta sulle Case di Futuro, spazi per l’orientamento, la formazione e la partecipazione che potranno nascere anche nei circoli ACLI. «I giovani devono poter scegliere le attività e partecipare alle decisioni, non soltanto usufruire dei servizi», spiega Dispenza. Con la terza proposta, le ACLI chiedono ulteriori 500 milioni di euro l’anno per l’istruzione e formazione professionale e finanziamenti stabili per i servizi per il lavoro, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle aree interne. «L’istruzione e  formazione professionale è un diritto riconosciuto dalla Costituzione: occorre renderlo esigibile in tutta Italia, soprattutto al sud e in quei territori per troppo tempo lasciati indietro. I centri di formazione professionale, insieme alle reti di terzo settore, possono cambiare la vita di ragazzi a rischio di dispersione scolastica, per contrastare le diseguaglianze sociali e territoriali», conclude Dispenza.

A dare forza alla richiesta di cambiare le politiche del lavoro sono anche i risultati della ricerca (qui la sintesi) “Un lavoro diverso. Le traiettorie divergenti dei giovani italiani nella crisi occupazionale”, realizzata dall’IREF per le ACLI e presentata dal presidente dell’istituto Paolo Petracca. L’indagine ha coinvolto 1.525 persone tra i 18 e i 34 anni attive nel mercato del lavoro.

Il 57,4% dei giovani che hanno valutato il rapporto tra impegno e ricompensa sente di dare al lavoro più di quanto riceve: la quota sale al 62,9% tra le donne, rispetto al 51,9% degli uomini. Per il 54,9% degli intervistati flessibilità degli orari e autonomia nella gestione del tempo sono molto importanti. Quanto all’intelligenza artificiale, il 56,5% sa utilizzare i nuovi strumenti, ma non si sente formato in modo adeguato.

La ricerca mostra anche quanto il lavoro sia, per i giovani, una questione pubblica: il 78,2% concorda sul fatto che sia un diritto fondamentale e non una merce, mentre il 67,9% ritiene che un Paese in cui molti giovani non trovano un lavoro dignitoso non possa definirsi democratico. Sono dati che descrivono una domanda di equità, tempo, formazione e possibilità di contribuire alle scelte, più che un rifiuto del lavoro.