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Credito e non profit: il Fondo di garanzia PMI aperto al Terzo settore

di Redazione GRS


Una buona notizia – Il Fondo di garanzia per le Pmi viene esteso anche agli enti del Terzo settore che non svolgono attività commerciale. Il servizio di Federica Bartoloni.

Rendere strutturale l’estensione del Fondo di garanzia Pmi anche agli enti del Terzo Settore è un provvedimento atteso da tempo che ora diviene realtà. Una realtà che andrà incontro al necessario e atteso sostegno alle organizzazioni no profit e al volontariato, da sempre ostacolati nelle operazioni di accesso al credito nonostante la crescita del comparto in termini di valore sociale e occupazionale.

“Necessario ora elevare il tetto di 60mila euro per le singole operazioni ammesse ed incrementare, di conseguenza, la dotazione del Fondo stesso” è la rivendicazione portata avanti dal Forum per bocca del portavoce Moretti.

Dossier Idos: cala l’Aiuto allo sviluppo mentre aumentano le disparità

di Redazione GRS


In calo – L’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) diminuisce a livello globale proprio quando le disuguaglianze aumentano rapidamente insieme alla popolazione dei paesi più poveri. Lo dicono i primi dati del Dossier Statistico Immigrazione di Idos che spiega come la cooperazione internazionale rischi di diventare uno strumento improprio di controllo delle partenze.

L’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) diminuisce a livello globale, proprio quando le disuguaglianze aumentano rapidamente insieme alla popolazione nei Paesi più poveri. Intanto la cooperazione internazionale sta cambiando pelle e rischia sempre più di diventare uno strumento improprio di controllo delle partenze, oltre che di sostegno agli investimenti e di riduzione dei rischi delle imprese dei Paesi donatori. Lo evidenziano i dati raccolti nel Dossier Statistico Immigrazione 2026 realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS (in collaborazione con il Centro studi Confronti e l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”), che sarà presentato il 27 ottobre al Teatro Nuovo Orione di Roma e, in contemporanea, in tutte le regioni italiane, con approfondimenti locali.

Una cooperazione che cambia scopo La popolazione mondiale potrebbe superare i 9,7 miliardi entro il 2050, ma l’aumento non è omogeneo tra Nord e Sud del mondo. Mentre l’Europa perde rapidamente abitanti (-4,4%), sono i Paesi con Isu più basso – l’indice di sviluppo umano, che misura il benessere non solo in base a criteri economici – a crescere di più (+65,9%). Il continente africano, ad esempio, potrebbe raggiungere i 2,5 miliardi di abitanti entro il 2050, producendo appena il 5,5% del Pil globale a parità di potere di acquisto. È su questo scenario che dovrebbe intervenire la cooperazione internazionale, contribuendo a riequilibrare le diseguaglianze e le vulnerabilità che affliggono in maniera crescente i Paesi del Sud del mondo. Un obiettivo, evidenzia il Dossier, sempre più urgente e che non può tradursi in una mera strategia per contrastare l’emigrazione da quei Paesi: la sua efficacia non può essere cioè valutata sulla capacità di “trattenere le persone”, anche perché i dati smentiscono l’equazione secondo cui più sviluppo significherebbe automaticamente meno emigrazione. Bisogna anzi accettare che, almeno nelle prime fasi, un corretto aiuto allo sviluppo possa addirittura favorire la mobilità: il miglioramento delle condizioni di vita accresce le risorse disponibili e apre nuove prospettive, alimentando anche l’aspirazione a partire. Invece, proprio mentre guerre, povertà e crisi climatiche accrescono i bisogni, la cooperazione si contrae e, non raramente, viene piegata al contenimento delle migrazioni, come mostra l’intesa dell’Ue con la Tunisia di Kais Saied, che affianca aiuti economici a finanziamenti per il controllo delle frontiere. Dopo il picco di 223,9 miliardi di dollari nel 2023, l’Aps dei Paesi Dac (gli Stati membri del Comitato per l’aiuto allo sviluppo dell’Ocse) è diminuito negli ultimi due anni di quasi il 28% in termini reali, scendendo a 174,3 miliardi. Con 7,3 miliardi di dollari, anche l’Italia resta lontana dall’obiettivo internazionale dello 0,7% del reddito nazionale lordo, fermandosi allo 0,3% nel 2025. Ad aggravare il quadro si aggiunge la constatazione che una quota rilevante dell’Aps italiano non raggiunge i Paesi partner destinatari degli aiuti, ma resta sul territorio nazionale. Nel 2024 il 26,7% delle risorse sono state destinate all’accoglienza dei rifugiati in Italia, dato più che doppio rispetto alla media dei Paesi Dac.

Un Piano Mattei molto italiano
È in questo contesto che va analizzato il Piano Mattei per l’Africa, che ha assunto un peso notevole nella cooperazione italiana, coinvolgendo oggi 18 Paesi africani e 76 progetti principali. Il rischio è che con il Piano, spiega il Dossier, cresca soprattutto “il peso della finanza mista, che utilizza risorse e garanzie pubbliche per ridurre il rischio degli investimenti privati”.
Il tema non è stabilire se una cooperazione, sulla carta paritaria, sia positiva o negativa, né negare l’importanza degli investimenti – come la conversione di circa 269 milioni di euro di crediti bilaterali in progetti di sviluppo – ma capire quale funzione debba avere la cooperazione allo sviluppo e quali interessi vadano privilegiati. Nel Piano Mattei, ricostruisce il Dossier, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze, la tutela dei diritti umani e lo sviluppo sostenibile si affiancano a obiettivi come la sicurezza energetica, l’internazionalizzazione delle imprese, l’accesso alle materie prime e la prevenzione dell’immigrazione irregolare. Resta da capire quali obiettivi prevalgano: i governi africani sono coinvolti, ma società civile e comunità locali hanno ancora poco spazio nella scelta e nella valutazione degli interventi. Il rischio è che gli interessi italiani pesino più dei bisogni locali.

Aiutarsi… da soli Se la cooperazione internazionale fatica a mantenere le proprie promesse, il vero aiuto allo sviluppo che continua a funzionare è quello informale: le rimesse che i migranti inviano nei Paesi di origine. Oggi queste, pur non sostituendo gli Aps, sono una parte strutturale della migrazione, con un volume complessivo di trasferimenti che è arrivato a 879 miliardi a livello mondiale lo scorso anno e che toccherà i 1.100 miliardi nel 2030. Il Dossier fornisce un andamento decennale delle rimesse dall’Italia: gli oltre 8,6 miliardi di euro inviati nel 2025 sono quasi il 70% in più rispetto al 2016. Nello stesso anno, l’Aiuto pubblico allo sviluppo italiano ha raggiunto quasi 7,3 miliardi di dollari, pari a circa 6,5 miliardi di euro: le rimesse lo hanno superato dunque di oltre 2,1 miliardi di euro. Quello delle rimesse, oltretutto, è un fenomeno anticiclico, cioè costante e praticamente immune a condizionamenti esterni; ma il loro impiego sta cambiando almeno per due importanti aspetti: il primo è che oggi solo il 22% dei risparmi accumulati in Italia vengono inviati “a casa”, contro il 47% del 2017, a indicare che gli immigrati reinvestono le proprie risorse soprattutto nel Paese in cui vivono. Il secondo è che una quota sempre più alta delle rimesse viene finalizzata a investimenti veri e propri nel Paese di origine, piuttosto che a coprire necessità immediate. Come a dire: “a casa loro” già si aiutano essi stessi.

In cammino a Greccio: Libera promuove il weekend dedicato alla pace

di Redazione GRS


In cammino – Sabato e domenica a Greccio, in provincia di Rieti, l’iniziativa promossa da Libera, Valle Santa Officina di Pace e altre organizzazioni, per richiamare l’attenzione sul nesso tra promozione della pace, contrasto alla violenza e lotta alle mafie. Approfondimenti, incontri, musica fino alla Marcia che condurrà fino al Santuario francescano del Presepe.

Si svolgerà a Greccio, il 26 e 27 settembre, l’iniziativa “Per la pace e la giustizia. Disarmare le guerre, disarmare le mafie”, promossa da Libera, Valle Santa Officina di Pace, Provincia San Bonaventura dei Frati Minori, Comune di Greccio e Istituto comprensivo “A. Malfatti”. Il programma prenderà il via sabato 26 settembre, dalle 9.30 alle 12.30, in piazza Roma, con attività di animazione curate dall’Istituto comprensivo “A. Malfatti” e dal gruppo scout Agesci Roma 104. Nella stessa mattinata è previsto il concerto “Parole e musica per la pace” con Roberto Proietti e Gaia Codispoti. Nel pomeriggio, a partire dalle 14.30 in Largo Betlemme, si terranno tre incontri dedicati ai temi della pace, dell’informazione e dell’economia, con l’obiettivo di approfondire le sfide contemporanee legate alla costruzione di una società più giusta e solidale. La manifestazione culminerà domenica 27 settembre con la “Marcia per la pace e la giustizia”. Il ritrovo è fissato alle ore 10.00 a Greccio per il cammino che condurrà i partecipanti fino al Santuario francescano del Presepe. L’iniziativa, spiegano i promotori, intende richiamare l’attenzione sul nesso tra promozione della pace, contrasto alla violenza e lotta alle mafie, rilanciando un impegno condiviso per la tutela del bene comune, la giustizia sociale e la costruzione di percorsi di convivenza fondati sulla solidarietà e sul dialogo.

Libri e giovani: De Agostini e Pellai presentano la collana “Svolte”

di Redazione GRS


Pagine contemporanee – De Agostini lancia “Svolte – Storie per leggere il presente”, nuova collana curata da Alberto Pellai per aiutare ragazze e ragazzi ad affrontare temi complessi come intelligenza artificiale, razzismo, guerra, legalità e disagio psicologico. Libri pensati anche come strumenti di dialogo per scuole ed educatori.

Il primo titolo in libreria è ‘Lovers rock’ di Antonio Ferrara che racconta l’amore tra adolescenti oggi; il29 settembre esce ‘Le ragazze di Herat’ di Flavia Amabile, ispirato a una storia vera, che racconta un gruppo di giovani afgane che trasforma la passione per lo sport in una sfida al regime.
Il 13 ottobre è in arrivo ‘Tutto quello che non diciamo’  di Barbara Tamborini ed Emanuela Iacchia, sostenuto da Associazione Italiana Mutismo Selettivo, con protagonista una ragazza, Lisa, che non riesce più a parlare.

Olimpiade Metropolitana: a Firenze 1000 atleti per la quinta edizione

di Redazione GRS


Giglio a cinque cerchi – Al via sabato a Firenze la quinta edizione dell’Olimpiade e Paralimpiade Metropolitana: 1000 atleti e atlete in gara, 65 tra gare e dimostrazioni, 38 discipline sportive e 24 Comuni coinvolti. Obiettivo della manifestazione quello di contrastare l’abbandono sportivo tra i più giovani, garantire l’inclusione e promuovere il gioco di squadra.

Il fitto programma dell’edizione 2026, che prevede oltre 30 discipline in campo, è stato illustrato giovedì 17 settembre, nella Sala Pistelli di Palazzo Medici Riccardi. Alla conferenza stampa di presentazione hanno preso parte Nicola Armentano, consigliere metropolitano delegato allo Sport, Alberto Mariotti, assessore del Comune di Rignano, Alessandra Gherardelli, assessora allo sport del Comune di San Casciano, Davide Bisignano, delegato del Coni Firenze, Carlotta Ferrari di Destination Florence, Franco Morabito, Presidente dell’Ussi Toscana – Unione Stampa Sportiva Italiana, Massimo Porciani, Presidente Cip Toscana – Comitato Italiano Paralimpico, Alessandro Cherici, componente Giunta CIP Regionale, Matteo Casanovi Presidente di Firenze Smart e la giornalista Elena Mannucci.

Domenica 20 settembre, a Palazzo Vecchio, è previsto il grande evento dell’inaugurazione ufficiale con atleti e associazioni sportive, con l’arrivo della fiaccola olimpica che partirà da San Casciano verso Firenze e sarà poi consegnata a Rignano Sull’Arno nella cerimonia di chiusura.

A seguire, un fitto calendario coinvolgerà i Comuni di Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Barberino Tavarnelle, Borgo San Lorenzo, Campi Bisenzio, Capraia e Limite, Castelfiorentino, Certaldo, Empoli, Fiesole, Figline e Incisa Valdarno, Firenze, Fucecchio, Lastra a Signa, Montelupo Fiorentino, Pontassieve, Rignano sull’Arno, Rufina, San Casciano in Val di Pesa, Scandicci, Sesto Fiorentino, Signa, Vaglia. Il territorio metropolitano ha già avuto i suoi primi emozionanti assaggi agonistici a Lastra per la Coppa Toscana U15 di Baseball, a Rufina con l’avvio dei tornei giovanili di pallavolo e a Fiesole di calcio.

Il consigliere delegato allo sport della Città Metropolitana di Firenze, Nicola Armentano, ha sottolineato con orgoglio il valore sociale del traguardo dell’edizione 2026: “Siamo arrivati alla quinta edizione di una rassegna ormai radicata nel cuore della nostra Metrocittà, nata per far ripartire la nostra comunità attraverso lo sport all’indomani della pandemia. Anno dopo anno, questa manifestazione ha dimostrato che l’Olimpiade e Paralimpiade Metropolitana non è solo una vetrina competitiva, ma una straordinaria infrastruttura sociale diffusa sul territorio. Quest’anno consolidiamo la nostra proposta con oltre 30 discipline e la prestigiosa sinergia con la Fondazione Destination Florence, che ci permette di valorizzare lo sport anche come veicolo di promozione del territorio e dei suoi valori autentici. Il nostro obiettivo resta fermo: contrastare l’abbandono sportivo tra i più giovani, abbattere ogni barriera garantendo la totale inclusione tra atleti olimpici e paralimpici e promuovere il gioco di squadra, il rispetto delle regole in tutto il territorio metropolitano. Coinvolgere attivamente le amministrazioni locali, le società sportive di base e le federazioni, grazie al lavoro del nostro Ufficio Sport, del Cerimoniale, dell’Ufficio Comunicazione e Informazione e dei nostri partner, si conferma un modello unico di sinergia istituzionale, capace di unire l’intera area fiorentina sotto i valori universali della fiaccola olimpica”.

⁠Cambiare rotta: Save The Children chiede più soldi per l’istruzione

di Redazione GRS


Cambiare rotta – Ogni anno i governi spendono 725 miliardi di dollari per sostenere petrolio, gas e carbone, ma basterebbero 5 miliardi di dollari in cinque anni per contribuire a finanziare l’istruzione di quasi 750 milioni di bambini. Lo dice Save The Children a pochi giorni dal vertice per il rifinanziamento della Global Partnership for Education in occasione dell’Assemblea Generale Onu.

Save the Children chiede ai leader di cambiare rotta e reinvestire i finanziamenti nella lotta alla crisi globale dell’educazione, destinando almeno 5 miliardi di dollari al Gpe affinché i governi possano costruire sistemi educativi più solidi e resilienti e si possa garantire a ogni bambino il diritto all’istruzione anche in caso di catastrofi. L’organizzazione chiede, inoltre, ai leader di stanziare ulteriori 600 milioni di dollari in occasione del rifinanziamento dell’“Education Cannot Wait” – il fondo globale delle Nazioni Unite dedicato all’istruzione nelle emergenze e nelle crisi prolungate – in programma a novembre, per garantire a 10 milioni di bambini tra i più vulnerabili al mondo, che vivono in situazioni di crisi, di continuare a studiare.