Archivio Redazione GRS

Ucraina, sanità sotto attacco: 4 anni di guerra e cure a rischio

di Redazione GRS


Triste anniversario – Dopo quattro anni di guerra, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Lo dice Medici del Mondo che ricorda come nel corso del conflitto ci siano stati otre 1.600 attacchi contro infrastrutture sanitarie e più di 400 operatori sanitari uccisi.

A tutto ciò si aggiunge un inverno particolarmente rigido, segnato da attacchi continui contro l’infrastruttura energetica. La mancanza di elettricità e riscaldamento ha un impatto diretto su milioni di persone e compromette seriamente l’assistenza sanitaria. Senza elettricità, molti centri non possono garantire riscaldamento, illuminazione, catena del freddo per vaccini e farmaci, esami diagnostici o accesso alle cartelle cliniche elettroniche.

In questo scenario, Medici del Mondo ha condotto una valutazione delle necessità in sei regioni chiave dell’est e del sud del Paese — Dnipro, Kharkiv, Kherson, Mykolaiv, Zaporizhia e Sumy — per analizzare lo stato attuale della salute in Ucraina.

La conclusione principale dello studio è chiara: nonostante tutto, il sistema sanitario ucraino non è collassato, ma l’accesso effettivo alle cure si sta deteriorando rapidamente. Sulla carta, le strutture formali continuano ad esistere: assistenza primaria, medici di famiglia e sistemi di riferimento. Tuttavia, un numero crescente di persone non riesce a raggiungere i servizi necessari, in particolare le cure specialistiche e ospedaliere.

Le lunghe distanze, le infrastrutture danneggiate, i blackout, la carenza di personale e le restrizioni date dalla sicurezza condizionano l’accesso in un contesto di guerra prolungata. Nelle aree rurali o vicine al fronte, una visita medica può trovarsi a decine di chilometri, e i trasporti non sono sempre sicuri né accessibili economicamente.

L’aumento dei prezzi di farmaci, esami diagnostici e trasporti rappresenta un’altra barriera significativa, provocando ritardi nella ricerca di cure e interruzioni nei trattamenti, soprattutto per le malattie croniche.

La continuità dei servizi è stata possibile, in gran parte, grazie all’impegno del personale sanitario ucraino. Professionisti che hanno deciso di rimanere nel Paese, alcuni lavorando a pochi chilometri dal fronte, per garantire che i propri concittadini possano continuare a recarsi in un centro di salute quando ne hanno bisogno.

Tuttavia, questa resilienza ha dei limiti. Nei centri sanitari rurali, la carenza di personale raggiunge il 50%. In diverse regioni, una quota significativa di medici ha più di 60 anni. I livelli di stress, stanchezza e logoramento emotivo sono molto elevati, e praticamente non esistono sistemi formali di supporto psicosociale o prevenzione.

L’indagine segnala alti livelli di disagio emotivo legati al conflitto prolungato, allo sfollamento e alla perdita dei mezzi di sussistenza. Tuttavia, la disponibilità a cercare supporto professionale è molto bassa, soprattutto nelle zone vicine al fronte. Persistono lo stigma, la mancanza di informazioni su dove rivolgersi e la difficoltà nel riconoscere il proprio bisogno di aiuto. Molte persone convivono con ansia, insonnia o sintomi depressivi senza parlarne né ricevere un accompagnamento. Il sistema sanitario ucraino ha compiuto progressi nell’integrazione della salute mentale nell’assistenza primaria e nell’implementazione di interventi brevi e di primo supporto psicologico. Tuttavia, l’entità delle necessità supera la capacità disponibile, soprattutto nelle aree più colpite dai combattimenti.

Per rispondere a queste lacune, Medici del Mondo opera dall’inizio del conflitto armato nel 2014 e ha sviluppato strategie adattate al contesto di guerra, come l’utilizzo di unità mobili che raggiungono comunità rurali e remote, e servizi di telemedicina che consentono l’accesso a personale medico da remoto. In Ucraina, il lavoro di Medici del Mondo si concentra proprio nel garantire l’accesso all’assistenza sanitaria alle persone colpite dalla guerra, soprattutto nelle aree vicine al fronte e nelle comunità isolate. Oltre all’assistenza diretta, l’organizzazione dona attrezzature e forniture mediche, riabilita infrastrutture e forma personale sanitario e comunitario.

Rapporto Acli-Next-Tor Vergata: sanità a rischio equità

di Redazione GRS


Razionamento sanitario – L’accesso alle cure nel nostro Paese è fortemente condizionato dalla capacità economica dei singoli. Lo dice il nuovo Rapporto di Acli, Next e Università Tor Vergata. Ascoltiamo Raffaella Dispenza, vicepresidente Acli.

La ricerca, basata sull’analisi di oltre 8 milioni di dichiarazioni dei redditi (modello 730) tra il 2019 e il 2024, documenta l’esistenza di un razionamento sanitario implicito. Dividendo la popolazione in 5 scaglioni di reddito, dal più basso al più alto, la spesa media “di tasca propria” (out of pocket) ed escludendo i ticket sanitari, evidenzia che i contribuenti con i redditi più elevati spendono mediamente fra quattro e cinque volte in più rispetto ai contribuenti con i redditi più bassi. Un fenomeno dovuto ai limiti di accesso alla sanità pubblica (lunghi tempi di attesa e carenze nei servizi di cura non emergenziale) che spingono chi può permetterselo verso il privato, lasciando indietro le fasce più fragili.
I dati chiave del rapporto

Divario di spesa: A parità di condizioni di salute, i contribuenti più poveri spendono tra i 1.000 e i 2.000 euro in meno all’anno in cure sanitarie rispetto ai più abbienti.
Rinuncia totale: circa il 57% dei contribuenti appartenenti allo scaglione di reddito più basso non dichiara alcuna spesa sanitaria privata. Nel sottocampione degli anziani la differenza tra basso e alto reddito si fa più evidente: il 55-60% non dichiara alcuna spesa sanitaria privata, contro il 7-15% dei coetanei più ricchi.
La spesa in farmaci: il valore medio annuo della spesa farmaceutica passa da circa 278 euro nello scaglione di reddito più basso a oltre 415 euro nello scaglione più elevato; queste differenze non riguardano solo la probabilità di acquistare farmaci, ma anche il valore medio della spesa sostenuta.
L’effetto del reddito sulla spesa: un aumento di reddito per chi si trova negli scaglioni più bassi aumenta la spesa sanitaria di più di quanto avviene per chi si trova negli scaglioni più elevati evidenziando il peso maggiore di bisogni insoddisfatti
Effetto Pandemia: Il COVID-19 ha agito come amplificatore delle diseguaglianze. Mentre i redditi alti hanno recuperato rapidamente i livelli di spesa sanitaria pre-pandemici, per i ceti fragili, gli anziani e le donne il recupero è ancora incompleto.
Territori e LEA: dove i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono più alti, funzionano meglio prevenzione e servizio pubblico e il ricorso forzato al privato diminuisce sensibilmente.

«In sanità – ha spiegato Saverio Mennini, capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute – c’è un problema di equità nell’accesso, riscontrato negli ultimi 20 anni. Con questo Ministero abbiamo posto in essere una serie di azioni, quali l’aggiornamento annuale dei LEA, l’incremento del finanziamento, il decreto sulle liste d’attesa, la delega delle professioni sanitarie e sull’assistenza ospedaliera e territoriale, che tendono ad eliminare la disomogeneità d’acceso alle cure. Questa è la questione da affrontare con attenzione».
«I dati mostrano una realtà preoccupante. Il nostro Servizio Sanitario sulla carta è universale, ma, fuori dall’emergenza e dai codici rossi, barriere economiche e lunghi tempi d’attesa costringono i più fragili a rinunciare alle cure – dichiara Leonardo Becchetti, fondatore di NeXt Economia e professore dell’Università di Roma Tor Vergata, curatore della ricerca – parliamo di una spesa sanitaria inferiore fino a 2.000 euro tra il primo e l’ultimo scaglione di reddito. Miglioramento della sanità pubblica e delle case di comunità, prevenzione, ottimizzazione della spesa, progressività fiscale sono le azioni che servono per rimettere al centro i territori e la comunità, trasformando la salute da bene di mercato a pilastro di una nuova economia civile».
«Purtroppo, nonostante rappresenti uno dei pilastri fondamentali del welfare del nostro Paese, la sanità pubblica, accessibile e garantita, è oggi in evidente ritirata. – ha dichiarato il Presidente delle Acli nazionali, Emiliano Manfredonia – I redditi più alti si rivolgono sempre più frequentemente al settore privato, potendosi permettere spese maggiori, mentre i redditi più bassi restano indietro, costretti a rinviare o rinunciare alle cure. È un dato che deve farci riflettere anche il ricorso sempre più diffuso – ormai quasi un’abitudine di massa – ai sistemi di intelligenza artificiale per rispondere a bisogni di salute: un segnale della difficoltà di accesso e della ricerca di soluzioni alternative. Come ACLI, operatori di pace e di democrazia da oltre ottant’anni, sentiamo il dovere – come diciamo spesso nel nostro Patronato – di trasformare i diritti in pane. In questo caso, di trasformare il diritto alla salute in accesso reale e garantito ai servizi per tutte e tutti. È il senso anche degli Sportelli Salute che abbiamo aperto in diverse parti d’Italia: strumenti concreti per accompagnare le persone e ridurre le disuguaglianze.»
«Il credito cooperativo – ha detto Augusto dell’Erba, Presidente Federcasse BCC – è da anni impegnato ad esprimere valori ed attività che vanno oltre la banca. Noi, infatti, siamo presenti sui territori e nelle comunità di cui siamo espressione e abbiamo ben presente che non è più sufficiente fare solo la banca, ma qualcosa di più. Per questo siamo impegnati, con le nostre mutue, in progetti di welfare dove siamo orientati a fornire servizi di tipo sanitario».
«L’allungamento della vita media – ha dichiarato Anna Maria Colao, Vice Presidente Consiglio Superiore Sanità e Presidente Fondazione FORME – ha modificato tutto quello che il cittadino può ottenere dal nostro sistema sanitario. Mi sento di soffermarmi, in tal senso, sulla tematica della prevenzione. Per diventare sostenibili e mantenere le cure, infatti, dobbiamo implementare le strategie di prevenzione. Occorre, quindi, educare e informare la popolazione».
«Per contrastare queste disuguaglianze – ha aggiunto Raffaella Dispenza, Vicepresidente nazionale delle Acli – servono interventi complessi e articolati: maggiori investimenti nella sanità, riportandoli in linea con quelli di altri paesi europei, ma soprattutto una medicina di territorio che sappia prendere in carico le cronicità e dare risposte alle tante situazioni di non autosufficienza».
Alcune possibili direzioni di policy per contrastare la crescita delle diseguaglianze:

Potenziamento del sistema pubblico con prevenzione e LEA. La prevenzione è una leva cruciale: dove screening, medicina territoriale e sanità pubblica funzionano meglio, la necessità di sostenere spese private si riduce e l’accesso alle cure diventa meno dipendente dal reddito. Un miglior livello di LEA riduce le diseguaglianze.
Valorizzazione delle “Case di comunità”. L’integrazione con i servizi sociosanitari, con il contributo sussidiario del terzo settore, aumenta l’accesso al diritto alla salute.
Maggiore equità nella fiscalità sanitaria. Superare l’attuale sistema che esclude chi si trova nella “no-tax area” e rendere le agevolazioni fiscali più progressive e introdurre meccanismi rimborsabili per i redditi più bassi.
Sanità e territorio. Il mancato accesso alle cure non si concentra tanto sulle emergenze, quanto sulle prestazioni differibili ma essenziali: visite specialistiche, diagnostica, follow-up e cure croniche. Ridurre i tempi di attesa in questi ambiti significa ridurre la necessità di ricorrere al privato e può essere possibile integrando Stato, Mercato e Comunità;
Sistema assicurativo complementare. Il rafforzamento di forme di assicurazione sanitaria integrativa a carattere mutualistico e non profit potrebbe contribuire a ridurre le diseguaglianze, offrendo una copertura accessibile anche a lavoratori precari, anziani e famiglie a basso reddito;
Procurement orientato al valore. Adottare politiche di acquisto di dispositivi medici che premino la sostenibilità sociale e la trasparenza, libera risorse da reinvestire dove realmente serve;
Monitoraggio costante. Creare un coordinamento nazionale, collegando i diversi osservatori nazionali già esistenti, darebbe la possibilità di avere un “cruscotto di indicatori” capace di misurare sistematicamente il razionamento sanitario.

Compiti@casa, studenti in rete: 281 universitari sostengono 558 ragazzi delle medie

di Redazione GRS


Compiti@casa – 281 studenti universitari supportano 558 allievi delle scuole medie per contrastare la povertà educativa e rafforzare la comunità educante in Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia. Il progetto è ideato da Fondazione De Agostini e Università di Torino e promosso da Con i Bambini.

Il progetto, ideato da Fondazione De Agostini e Università di Torino, offre un sostegno personalizzato a ragazzi e ragazze con difficoltà di apprendimento, disagio educativo, scarso rendimento scolastico e bassa partecipazione alla vita scolastica, compresi alunni con background migratorio. Due studenti della stessa classe incontrano online i propri tutor – uno per le materie umanistiche e uno per le materie scientifiche – due volte a settimana, per un totale di quattro ore settimanali, utilizzando un ambiente digitale progettato e sviluppato dall’Università di Torino.

La partnership di Compiti@casa è costituita da Parsec cooperativa sociale (capofila, Roma), cooperativa sociale Raggio Verde (Novara), Traparentesi aps (Napoli), associazione I Tetti Colorati (Ragusa), le quattro università partner sopra citate e 20 scuole secondarie di primo grado che operano in contesti complessi delle regioni coinvolte. La valutazione di impatto sociale è affidata alla Fondazione Bruno Kessler.

“La prima annualità ci ha insegnato molto”, dichiara Barbara Guadagni di Parsec cooperativa sociale, responsabile del progetto. “Abbiamo affinato i criteri di selezione degli studenti da inserire nei tutorati e rafforzato il dialogo con le scuole e le famiglie. Quest’anno puntiamo a consolidare i risultati positivi ottenuti in Lazio e Piemonte e a migliorare la partecipazione in Campania e Sicilia, dove le difficoltà riscontrate riflettono spesso contesti familiari e sociali più complessi. L’esperienza ci ha confermato che il successo dei tutorati dipende dalla costruzione di una vera alleanza educativa tra tutor, insegnanti e famiglie, in cui ciascuno riconosce il proprio ruolo nel sostenere il percorso di crescita dei ragazzi”.

“Compiti@casa rappresenta un modello innovativo di collaborazione tra università, scuole e terzo settore, capace di rafforzare la comunità educante”, aggiunge Marina Marchisio Conte, professoressa ordinaria di Didattica della matematica dell’Università di Torino e responsabile scientifica del progetto. “L’Università di Torino mette a disposizione del progetto le proprie competenze, la ricerca maturata nell’ambito della didattica, nonché il know how sviluppato nella progettazione di ambienti digitali per l’apprendimento. L’obiettivo non è soltanto sostenere il recupero degli apprendimenti, ma promuovere autonomia, metodo di studio e motivazione, contribuendo a ridurre le disuguaglianze educative. La seconda annualità consolida un impianto che integra attività personalizzata di tutorato, formazione dei tutor, monitoraggio continuo, supporto alle famiglie con l’obiettivo di sviluppare un modello replicabile e sostenibile, capace di incidere sui percorsi scolastici dei ragazzi e delle ragazze coinvolti”.

Accanto al servizio di tutorato, il progetto offre alle scuole coinvolte un’attività di segretariato socio-educativo: un servizio presente nell’istituto una volta a settimana, per tutto l’anno scolastico, gestito da un operatore o un’operatrice e rivolto al corpo docente e al personale amministrativo ma anche alle famiglie, per aiutare nel disbrigo delle pratiche burocratiche correlate alla vita scolastica, facilitare le relazioni con gli altri servizi del territorio e sostenere le attività di orientamento scolastico.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org.

Sport Senza Confini, FISPES: scuola itinerante per giovani atleti con disabilità

di Redazione GRS


Sport Senza Confini – Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES. Una “scuola itinerante” rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni che ha l’obiettivo di promuovere l’inclusione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive.

Dopo due edizioni in costante espansione, con 344 bambini coinvolti, 26 tappe e 12 regioni raggiunte, il progetto di sport inclusivo promosso da FISPES, con il sostegno della Fondazione Conad ETS e di Procter & Gamble Italia, torna nel 2026 con 26 nuove giornate, per offrire nuove opportunità di accesso allo sport ai ragazzi con disabilità

Prosegue, per il terzo anno consecutivo, il progetto “Sport Senza Confini”, l’iniziativa promossa da Procter & Gamble e da Fondazione Conad ETS che amplia il progetto della “scuola itinerante” ideata dalla Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali (FISPES), rivolta ad atlete e atleti con disabilità tra i 5 e i 14 anni. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere l’integrazione di bambini e ragazzi attraverso un coinvolgente percorso di attività ludico-sportive, favorendo inclusione, socializzazione e crescita personale.

Proprio in quest’ottica, l’edizione 2026 segna un’evoluzione importante: cresce infatti il coinvolgimento degli enti locali e delle realtà territoriali, in modo che ogni tappa diventi non solo un momento sportivo, ma un vero e proprio attivatore sociale, capace di lasciare un segno duraturo sul territorio e di stimolare percorsi continuativi di inclusione.

Il raduno non rappresenta un punto di arrivo, ma un seme: un’occasione per creare rete tra federazione, istituzioni, cooperative, associazioni e comunità locali, con l’obiettivo di costruire opportunità sportive sempre più accessibili e stabili nel tempo.

Il progetto, realizzato in collaborazione e con il supporto di Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia, ha registrato una crescita costante sin dalla sua prima edizione: nel 2024 ha coinvolto oltre 120 giovani under 14 con disabilità, con 11 raduni in 6 regioni italiane, mentre nel 2025 l’iniziativa ha ampliato ulteriormente il proprio raggio d’azione, raggiungendo 12 regioni italiane con 15 tappe complessive, coinvolgendo 224 bambini e ragazzi e 98 tecnici federali, confermandosi come un progetto in continua espansione e sempre più radicato sul territorio.

Complessivamente, nelle prime due edizioni, “Sport Senza Confini” ha coinvolto 344 giovani atleti con disabilità, attraversato 26 tappe e costruito una rete nazionale di competenze tecniche e relazioni territoriali, contribuendo in modo concreto alla diffusione della cultura dello sport paralimpico in Italia.

“Sport Senza Confini” si rivolge agli under 14 di tutte le discipline afferenti alla FISPES e mira ad ampliare, attraverso la pratica sportiva, le opportunità di integrazione sociale. Il progetto riconosce nello sport uno strumento fondamentale di crescita, capace di contribuire allo sviluppo personale, al benessere psicofisico e alla valorizzazione delle abilità individuali di bambini e ragazzi.

Gli eventi itineranti sono pensati per promuovere un’attività motoria sportiva mirata e continuativa, in grado di rafforzare l’inclusione all’interno del gruppo e di sostenere il percorso di crescita dell’autostima dei partecipanti. Centrale è anche l’azione di sensibilizzazione al rispetto delle diversità, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle differenti potenzialità e capacità di ciascuno.

Ogni appuntamento si svolge nell’ambito di un raduno collegiale nazionale, coordinato dallo staff tecnico della FISPES, durante il quale bambini e ragazzi hanno l’opportunità di partecipare a percorsi ludico-motori specifici. Le attività proposte sono progettate non solo per favorire il gioco e il divertimento, ma anche per sostenere lo sviluppo delle autonomie personali e la valorizzazione delle potenzialità individuali, nel pieno rispetto delle diverse fasi del processo evolutivo.

LE TAPPE 2026

Quest’anno, il progetto prevede 26 giornate di sport inclusivo, inserite nel calendario nazionale federale. Un percorso finalizzato ad ampliare l’offerta sportiva dedicata alle persone con disabilità sul territorio italiano. Complessivamente, il progetto coinvolgerà undici regioni.

1. Ancona – 21-22 febbraio 2026

2. Palermo – 21-22 marzo 2026

3. Genova – 11-12 aprile 2026

4. Cagliari – 17-19 aprile 2026

5. Milano – 16-17 maggio 2026

6. Bari – 30-31 maggio 2026

7. Forlì 6-7 giugno 2026

8. Grosseto 11-12 luglio 2026

9. Reggio Emilia 19-20 settembre 2026

10. Bergamo 10-11 ottobre 2026

11. Foligno 24-25 ottobre 2026

12. Bologna 7-8 novembre 2026

13. Roma 28-29 novembre 2026

“Sport Senza Confini rappresenta per la nostra Federazione molto più di un progetto, è una visione concreta e condivisa di futuro. Crediamo profondamente che lo sport sia uno strumento straordinario di crescita, capace di abbattere barriere, di rafforzare l’autostima e di offrire a ogni bambina e bambino la possibilità di esprimere il proprio talento. Vedere giovani atleti avvicinarsi allo sport in un contesto inclusivo, qualificato e attento alle loro esigenze significa costruire basi solide non solo per il loro percorso sportivo, ma per il loro sviluppo personale. Il sostegno di partner come Fondazione Conad ETS e Procter & Gamble Italia testimonia quanto sia importante fare squadra per generare un impatto reale e duraturo sul territorio. Il nostro impegno è quello di continuare a seminare opportunità, affinché ogni tappa di Sport Senza Confini possa diventare un punto di riferimento stabile per le comunità locali e un trampolino di lancio verso un futuro senza barriere”, ha dichiarato il Presidente FISPES Mariano Salvatore

Accanto all’impegno federale, il progetto cresce grazie al sostegno dei partner che ne accompagnano lo sviluppo sui territori.

«Crediamo nello sport come spazio di incontro e crescita, capace di creare legami duraturi tra persone e comunità. Con Sport Senza Confini vogliamo accompagnare un progetto che non si limita a offrire un’esperienza sportiva, ma che genera valore sociale sui territori, costruendo reti tra famiglie, associazioni, istituzioni e realtà locali. Il coinvolgimento delle cooperative Conad rappresenta un elemento fondamentale di questo percorso: grazie al loro radicamento e alla conoscenza delle comunità, ogni tappa può trasformarsi in un vero attivatore sociale. È ciò che accade ad Ancona, dove la collaborazione con Conad Adriatico permette di dare continuità ai valori dell’inclusione e della partecipazione, creando opportunità che vanno oltre il singolo evento», ha dichiarato Maria Cristina Alfieri, Segretario Generale e Direttrice di Fondazione Conad ETS.

«Per Conad Adriatico sostenere Sport Senza Confini significa contribuire in modo concreto alla costruzione di comunità più inclusive e partecipative. Lo sport è uno strumento potente di educazione e relazione: mette al centro le persone e aiuta i più giovani a riconoscere e valorizzare le proprie capacità. Accogliere ad Ancona una tappa della Scuola Itinerante FISPES è per noi motivo di orgoglio, perché ci consente di rafforzare il dialogo con il territorio e di collaborare con realtà che condividono la stessa visione di responsabilità sociale», ha aggiunto Antonio Di Ferdinando, AD di Conad Adriatico. «Progetti come questo dimostrano come la cooperazione possa generare valore collettivo, creando occasioni di crescita che coinvolgono persone, istituzioni e comunità locali», ha concluso Vittorio Scoponi, Socio Conad Adriatico presente all’evento.

«I risultati raggiunti nelle prime due edizioni dimostrano quanto lo sport possa essere un motore straordinario di inclusione, crescita e partecipazione – dichiara Riccardo Calvi, Direttore Comunicazione di P&G Italia. Con “Sport Senza Confini” vogliamo contribuire a portare lo sport paralimpico a centinaia di bambini e famiglie in tutta Italia, costruendo opportunità concrete e durature. È un impegno che riflette pienamente i valori del programma “Campioni Ogni Giorno”: rendere l’accesso allo sport sempre più ampio significa investire in un futuro più equo, unito e inclusivo. Per questo siamo orgogliosi di sostenere anche la terza edizione del progetto, promuovendone la crescita al fianco di FISPES e Fondazione Conad ETS».

Da Ancona prende avvio un percorso che attraverserà l’Italia, portando lo sport inclusivo vicino alle comunità e lasciando, tappa dopo tappa, semi destinati a crescere. Un cammino reso possibile dalla collaborazione tra Federazione, partner nazionali e cooperative territoriali, capace di trasformare ogni appuntamento in un’esperienza condivisa e duratura.