Alla vigilia dal voto del Parlamento Europeo sul Ceta, l’accordo di libero scambio tra Canada e Unione europea, le ong internazionali chiedono agli europarlamentari di non firmare: ne va della salute e della sicurezza dei cittadini. Ai nostri microfoni Alberto Zoratti, presidente di Fairwatch. (sonoro)
Week of action
Una settimana di azione per la messa al bando delle armi nucleari nel mondo. Italia compresa. Il servizio di Fabio Piccolino.
Uno stop definitivo alle armi nucleari: è l’obiettivo della week of action, la campagna internazionale a sostegno dei negoziati per la messa al bando degli armamenti atomici, che si svolgeranno nel 2017 in sede Onu. Lo scorso 23 dicembre infatti, le Nazioni Unite hanno adottato a larga maggioranza una storica risoluzione per il disarmo nucleare: per la prima volta c’è la possibilità concreta di rendere illegali e non solo immorali, queste terribili armi di distruzione di massa. Una settimana di mobilitazione globale per concentrare centinaia di azioni e iniziative in tutto il mondo e fare sentire la propria voce: in Italia, Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo chiedono che anche il Governo del nostro paese partecipi ad una scelta di coraggio e lungimiranza per conto dell’umanità presente e futura.
(Foto: Difesa Online)
Emergenza continua
In Yemen la sanità è al collasso a causa del conflitto che dura dal 2015. Secondo Medici senza frontiere “c’è una totale mancanza di rispetto per la protezione dei civili, delle strutture sanitarie, del personale medico e dei pazienti”. La situazione è particolarmente critica a Taiz, terza città più grande del Paese.
Ospedali danneggiati e carenza di staff e forniture essenziali hanno causato il sostanziale collasso del sistema sanitario di Taiz, compromettendo gravemente l’accesso alle cure mediche salvavita per la popolazione. La paralisi del sistema sanitario, insieme alle sempre più difficili condizioni di vita, ha causato un peggioramento della salute delle persone, con conseguenze particolarmente gravi per i gruppi vulnerabili, come le donne incinte, i neonati e i bambini piccoli. La maggior parte delle famiglie oggi vive in assenza o con scarsa energia elettrica e insufficienti quantità di cibo e acqua. Molti sono stati costretti ad abbandonare le loro case per scappare dai combattimenti e ora vivono in ripari di fortuna o edifici sovraffollati, spesso con servizi igienici inadeguati e senza materiali essenziali come materassi, coperte o attrezzi per cucinare. I servizi sanitari gratuiti sono molto limitati e l’assistenza privata può essere estremamente costosa, per cui le persone decidono di farvi ricorso solo in caso di estremo bisogno, quando sono molto malate, ma potrebbe essere già troppo tardi.
Una politica di sterminio
È stata quella, secondo Amnesty International, condotta dal regime del Presidente siriano Bashar al-Assad, tra il 2011 e il 2015, nei confronti di chiunque fosse ritenuto un oppositore. Ascoltiamo Riccardo Noury della ong umanitaria. (sonoro)
Indietro tutta
Associazioni molto contrariate per l’intesa tra Italia e Libia sul contrasto all’immigrazione e per il rafforzamento delle frontiere. Secondo Oxfam, “l’accordo non prevede misure di tutela e salvaguardia dei diritti umani”, mentre Cipsi e Cilap parlano di “patto spaventoso, ingiusto e disumano”, invocando l’intervento del presidente Mattarella.
Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione Cipsi – coordinamento di 30 associazioni di solidarietà internazionale – e Nicoletta Teodosi, presidente del CILAP Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà, sezione italiana della rete europea EAPN European Anti Poverty Network, hanno congiuntamente dichiarato: “Condanniamo questo patto spaventoso, ingiusto e disumano, un patto che ferisce il dovere di accoglienza previsto dalla Costituzione italiana il diritto di asilo sancito dalle leggi UE e internazionali. I rifugiati e i migranti tornano a diventare bersaglio di misure di controllo e repressione. Il memorandum Italia-Libia mette un tappo alle coste libiche per non far affluire i migranti. È un memorandum “contro” le persone che cercano una vita migliore e che riceveranno in cambio: rimpatrio obbligatorio spacciato per volontario, centri di detenzione ai confini meridionali della Libia,assenza di garanzie di attuazione dei diritti umani.
Intrappolati
Emergency è tornata ad operare a Erbil, nel nord dell’Iraq. Un’area devastata dai combattimenti per la ripresa di Mosul dove trecentomila tra profughi e civili vivono in condizioni sempre più critiche. Ascoltiamo Michela Paschetto, infermiera della ong. (sonoro)
Prove di pace
In Colombia si lavora ad un accordo tra il governo e i guerriglieri delle Farc. Il servizio di Fabio Piccolino.
Dopo gli accordi di pace siglati lo scorso novembre, in Colombia prosegue il processo di pacificazione tra il governo di Bogotà e le Forze armate rivoluzionarie. I guerriglieri delle Farc hanno in gran parte deposto le armi e, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, hanno iniziato il processo di reintegro nella società. Dopo che un referendum popolare aveva bocciato gli accordi precedenti, la nuova intesa ha modificato molti dei punti più discussi, ponendo di fatto fine ad una guerra durata oltre cinquant’anni e che ha causato 250 mila morti e circa sette milioni di sfollati. Il presidente colombiano Juan Manuel Santos ha ricevuto nel 2016 il premio Nobel per la pace. Il Parlamento ha approvato l’istituzione di un Tribunale speciale: un elemento essenziale nella riunificazione e nella ridefinizione della coesione nazionale.
(Foto: Bbc)
Un importante passo in avanti
È il commento della ong “Un Ponte per” dopo l’approvazione alla Camera della risoluzione sui Difensori dei diritti. “Un bel segnale – sottolinea l’organizzazione non governativa – ad un mese dalle iniziative per ricordare Bertha Caceres, attivista indigena honduregna uccisa per essersi opposta ad un progetto di diga nella sua terra”.
Una guerra dimenticata
Preoccupa la comunità internazionale la ripresa del conflitto in Ucraina orientale, tra esercito di Kiev e separatisti filorussi. Gli scontri più violenti si registrano già da un paio di giorni nella zona di Avdiivka. Nona Mikhelidze, esperta di Europa Orientale.
(Foto: International Business Times)
Tremilaottocentoventinove
Tanti i migranti giunti in Europa via mare dall’inizio dell’anno. 246 sono le persone morte durante la traversata. I dati sono stati resi noti dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni. Circa i due terzi sono arrivati in Italia, mentre il resto in Grecia. Il maggior numero di decessi è segnalato sulla tratta del Mediterraneo centrale tra Nord Africa e Italia.
Il 2016 è stato l’anno con più morti in mare: sono state oltre 360mila le persone che hanno scelto la via del mare per riparare in Europa, per lo più provenienti da Africa e Medioriente, e le morti registrate sono oltre 5mila, anche se la cifra reale potrebbe essere molto più alta.
Il totale di 3.829 arrivi nei primi 25 giorni del 2017 è ben inferiore ai 48.029 registrati nello stesso periodo del 2016.




