“Si, c’è desiderio di essere visti e riconosciuti. Siamo una generazione che ha bisogno di esprimere ciò che sente e che subisce. E’ come se ci fosse la percezione di non avere voce. Per questo c’è bisogno di alzare la voce, di essere presenti, visibili e manifesti. Per far sentire un dissenso, un pensiero che alle volte non viene neppure considerato, o viene considerato superfluo”.
Parla Flavia Todisco, 28 anni, giovane fotografa e volontaria in servizio civile, che in questi giorni a Roma partecipa con le sue opere alla mostra collettiva “Corpi Manifesti”. Le abbiamo chiesto un commento alle parole del Presidente della Repubblica Mattarella: i giovani devono essere ascoltati. “Veniamo considerati incapaci di avere un pensiero critico e invece abbiamo molto da dire e da contestare – prosegu Flavia – Per questo siamo forse un po’ scomodi e scomode. Per questo siamo contestualizzate all’interno di etichette che vengono facilmente strumentalizzate all’interno di una società che ci mette ai margini”.
Che cosa significano queste foto? Che cosa manifesta un corpo? “Emozioni, a livello di fotografia e di linguaggio corporeo. Ti si legge in faccia quello che pensi o senti, la rabbia e la disperazione. La mia foto che in questo momento mi piace di più è quella con un ragazzo è ancorato ad palo della luce, che potrebbe sembrare anche l’albero maestro di una nave, di un battello della Global Flotilla. E guarda verso la bandiera della Palestina, come tutti noi guardavamo a Gaza in quel momento, con la speranza di far arrivare aiuti umanitari. Questa foto è illuminata da una sola luce, quella luce siamo noi, che eravamo una sorta di equipaggio di terra, mentre l’equipaggio di mare era sotto attacco”.
I giovani devono essere ascoltati senza paternalismo, i fatti di questi giorni vanno guardati fuori da ogni etichetta vecchia di cent’anni. Questo scrive su Avvenire Marco Rossi Doria, maestro di strada e presidente di “Con i bambini”, dal titolo La speranza negata ai nostri ragazzini è diventata una bomba: “Non possiamo commentare i fatti di questi giorni con gli occhi del Novecento, ideologici e schematici, tra ordine e rivoluzione”. Chi ha compiuto questo scempio? “Tutti gli adulti che non hanno trasmesso un senso positivo dell’esistenza, che hanno mentito continuamente a questi ragazzi a proposito del senso di nascere, della natura, dell’amore, del senso di Dio, e del corpo e del valore della tradizione, mentito sull’integrazione e poi mentito sulla globalizzazione,e sulla pandemia, mentito su che cosa deve essere una scuola, difendendo una istituzione cristallizzata e ora cadente in enciclopedismo e statalismo asfissianti”.
Si possono giustificare le violenze e i saccheggi? No. Condannare è giusto, anzi doveroso. Ma fermarsi lì significa immaginare risposte soltanto repressive e securitarie. Senza sforzarsi di dare risposte a tutta la massa di giovani che protesta, manifesta e non spacca nessuna vetrina. Sebbene accumuli odio e rancore. Che cresce in chi è ridotto al silenzio e condannato all’anonimato.
“Il disagio sociale crescente nel Paese non si previene né si affronta con un approccio solo repressivo – ha scritto in queste ore Giancarlo Moretti protavoce del Forum del Terzo settore – La numerosità dei provvedimenti adottati dal Governo, che insistono sul tema della sicurezza senza però tradursi in risultati tangibili, ne è già la prova. Mentre siamo in attesa di leggere il testo dell’ultimo decreto in materia, in questi giorni il Senato si appresta a discutere e votare un disegno di legge, approvato a luglio scorso dal Consiglio dei Ministri, che torna ad occuparsi dei giovani puntando soprattutto sulla ‘punizione dei colpevoli’ e sul rafforzamento delle misure per mantenere l’ordine pubblico”.
“C’è un problema sempre più grave nel Paese – prosegue Moretti -, che è la crescita inaccettabile delle disuguaglianze e del malessere sociale”. Una ‘grande questione sociale’, come l’ha definita il Presidente Mattarella, di fronte alla quale non si può fare finta di niente.
E se ognuno deve cercare per sè la sua strada. E non c’è uno stato che ti accompagna o ti ascolta, e pensa a te e al tuo futuro. E ti spiega che spaccare vetrine di lusso non significa rottura col sistema, ma la sua replica. “Nessuno a indicare la speranza – dice Rossi Doria – che costruisca e non distrugga, se stessi o le vetrine, in cui si vedono riflessi visto che negli sguardi spenti degli adulti riflessi non sono”.
La mostra “Corpi Manifesti” raccoglie opere fotografiche di Flavia Todisco, Renato Ferrantini, Dario Li Gioi. La mostra dal 24 al 26 ottobre 2026 è ospitata nello studio di Alessandro Calizza, a Roma, in via dei Piceni, zona San Lorenzo.
Il titolo che abbiamo dato a questa rubrica è ispirato ad un verso di Fabrizio De Andrè, Canzone del maggio, 1973














