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Anziani non autosufficienti, approvato il disegno di legge delega di riforma

di Redazione GRS


Direzione giusta

L’ultimo Consiglio dei ministri del Governo Draghi ha approvato il disegno di legge delega di riforma del sistema di assistenza per le persone anziane e non autosufficienti. Secondo il Forum nazionale del Terzo Settore è un buon risultato che avrebbe però avuto bisogno di risorse maggiori.

Sul tema si sono espresse diverse organizzazioni: secondo Auser la condizione per raggiungere l’ obiettivo della realizzazione di un Sistema Nazionale Assistenza Anziani che migliori la loro vita e quella delle loro famiglie è una forte determinazione. Per questo è necessario che il tema della non autosufficienza diventi una priorità politica: questa è la vera sfida che per Regioni, Governo e Parlamento.

Secondo la Fish si tratta di una riforma importante,a ma permangono alcune importanti criticità.
Ascoltiamo il presidente nazionale Vincenzo Falabella

 

 

Si chiude il progetto “Futuro prossimo”: un viaggio durato 4 anni con i giovani e le loro idee

di Redazione GRS


Futuro prossimo

Oggi a Roma la chiusura del progetto di Save The Children e altre sei organizzazioni, selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini. Un viaggio durato quattro anni che, attraverso il lavoro di rete e la partecipazione, ha permesso a giovani tra gli 11 e i 17 anni di coltivare talenti, esprimere idee e concorrere ai processi decisionali che riguardano il loro domani.

Sport e disabilità: il Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 lancia Adaptive Winter Sport

di Redazione GRS


Adaptive Winter Sport

E’ il progetto lanciato dal Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 per promuovere le discipline paralimpiche e dare a persone con disabilità la possibilità di fare pratica sportiva. L’obiettivo è avvicinare ragazzi e famiglie alle attività.

Il Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina 2026 ha presentato al Festival della Cultura Paralimpica di Milano il progetto Adaptive Winter Sport per promuovere gli sport paralimpici e dare a persone con disabilità la possibilità di fare pratica sportiva.

“Vogliamo portare tutte le persone con disabilità a praticare sport. Il progetto nasce già nel periodo della candidatura. Era già chiaro che dovevamo fare progetti con le istituzioni per lasciare un’eredità al Paese dopo i giochi olimpici e paralimpici», racconta Diana Bianchedi, Games Project Director di Milano Cortina 2026. Due ori olimpici e 5 mondiali nella scherma, medico e dirigente sportiva, sa bene che le Olimpiadi e le paralimpiadi sono quello che lasciano.

Il punto di partenza? La formazione. «Attualmente su 10 persone con disabilità, 8 rischiano di non fare attività fisica. Il nostro compito non è quello di cercare e formare campioni, ma di avvicinare ragazzi e famiglie allo sport, non solo quello invernale. Si parte dal censimento delle strutture di sport del ghiaccio e della neve, ma anche da materiali e tecnici.  Abbiamo preso accordi con le due federazioni, quella degli sport del ghiaccio e quella degli sport invernali, per fare corsi di formazione per vecchi e nuovi tecnici».

Il primo appuntamento sono i camp, tre sulla neve e uno sul ghiaccio, in questo inverno, dove vengono ospitate famiglie e ragazzi per imparare ad amare lo sport. Nel 2026 i camp saranno 14 in tutta Italia. «L’accoglienza è fondamentale. Per questo bisogna formare nuove professionalità proponendo moduli in scuole e università, e creare vera accessibilità nelle strutture».

La conoscenza che noi abbiamo oggi del mondo paralimpico estivo viene dalla grande visibilità che hanno avuto i giochi da Londra 2012 e dalle storie che abbiamo amato e conosciuto. La strada da seguire è questa, ma in Italia qualcosa di importante si è già fatto. Spiega Diana Bianchedi: «La grande vittoria del mondo paralimpico nel nostro paese è stato usare le stesse federazioni per atleti olimpici e paralimpici. Nella palestra dove va mia figlia ci sono due sedie e lei si può allenare anche con gli atleti paralimpici. Si crea così un meccanismo di inclusione molto naturale. I ragazzi crescono nello stesso movimento: è uno sport solo e la chiave è il tecnico che se è lo stesso crea un sistema di unione».

Come da dettame olimpico si parte sempre da quello che c’è sul territorio e si crea quello che serve in quanto a strutture e non solo. «La legacy che vogliamo lasciare è prima di tutto quella di inclusione e uguaglianza: se ora sono 8 su 10 le persone disabili, saremmo contenti se fra quattro anni saranno 6 su 10».