Notizie

Caso Caruana Galizia, associazioni in piazza per fare luce sui mandanti

di Redazione GRS


Verità e giustizia – Oggi a Roma il presidio all’Ambasciata di Malta a nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, promosso da alcune organizzazioni della società civile e della stampa. Le associazioni chiedono di fare luce sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità.

La società civile e il giornalismo a fianco della famiglia Caruana Galizia per chiedere verità e giustizia sull’omicidio di Daphne.
A nove anni dall’assassinio di Daphne Caruana Galizia, uccisa il 16 ottobre 2017 nell’esplosione della sua auto a Bidnija, il percorso verso una giustizia piena resta aperto. Su richiesta della famiglia della giornalista investigativa maltese, *le organizzazioni della società civile e della stampa italiana promuovono un presidio a Roma all’Ambasciata di Malta.
L’appuntamento è il 16 ottobre, dalle ore 10:30 alle 12:00, presso piazza di Ponte Umberto I, adiacente l’Ambasciata.
L’iniziativa nasce all’indomani di un passaggio procedurale cruciale: il 22 settembre, il Procuratore generale maltese ha depositato formalmente il ricorso in appello contro l’assoluzione dell’imprenditore Yorgen Fenech, ritenuto dalla procura il mandante e il finanziatore dell’omicidio. La famiglia di Daphne ha espresso pieno sostegno all’impugnazione, che potrebbe condurre a un nuovo processo qualora la Corte d’appello accogliesse i rilievi della procura.
Le inchieste di Caruana Galizia sui Panama Papers, sui MaltaFiles e sulle società offshore collegate a vertici di governo avevano portato alla luce una rete di opacità che aveva travolto le istituzioni maltesi, fino alle dimissioni dell’ex premier Joseph Muscat e agli arresti di figure chiave come Keith Schembri e lo stesso Yorgen Fenech.
«A nove anni dal brutale assassinio di mia madre, le carenze istituzionali che hanno reso possibile la sua uccisione restano irrisolte e immutate. Una giustizia autentica e duratura significa garantire che nessun’altra persona debba mai più correre gli stessi rischi. Il nostro paese non è riuscito a proteggere mia madre. Ha il dovere, nei suoi confronti, di impedire che altre persone perdano la vita. È per questo che è così importante attuare le raccomandazioni dell’inchiesta pubblica e porre fine all’impunità per il suo assassinio. Malta deve lanciare un messaggio chiaro: assassinare una persona che fa giornalismo deve avere conseguenze gravissime per chi ne è responsabile», ha dichiarato Matthew, figlio di Daphne Caruana Galizia.
Le organizzazioni promotrici rispondendo all’appello della famiglia di Daphne, chiedono che non cali il sipario sulle responsabilità politiche e sui legami tra affari corruttivi e criminalità emersi dalle inchieste di Daphne e che siano perseguiti non solo gli esecutori materiali dell’assassinio, ma chiunque lo abbia pianificato, finanziato e coperto.
Le istituzioni europee e maltesi devono garantire protezione ai giornalisti d’inchiesta e contrastare ogni forma di intimidazione.

Aderiscono:

Amnesty International Italia
Articolo21
FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana)
Rete No Bavaglio
Cospe
Carta di Roma

Prevenire gli abbandoni, il Trentino promuove le Culle per la Vita

di Redazione GRS


Parto in sicurezza – La Provincia Autonoma di Trento sostiene la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio e tutelare la riservatezza dei genitori. Soddisfazione di Ai.Bi., che auspica una normativa nazionale in questa direzione.

È passata sostanzialmente sotto silenzio l’approvazione di un emendamento con il quale la Provincia Autonoma di Trento ha sostenuto la realizzazione delle “Culle per la Vita” sul proprio territorio.
La vicenda è stata riportata sotto i riflettori da un recente articolo su Vitanews firmato da Pino Morandini, fondatore del Movimento per la Vita trentino, Vice Presidente del Movimento per la Vita nazionale e già magistrato del Tribunale amministrativo regionale. Ma, in realtà, l’approvazione è arrivata a fine luglio, grazie a una modifica inserita nell’Assestamento del bilancio della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2026-2028.
A confermarlo anche il quotidiano Adige, che affermava, in un articolo, l’approvazione di un emendamento della consigliera Eleonora Angeli per sostenere la realizzazione delle «culle per la vita» e promuovere la conoscenza del parto in anonimato. Sempre secondo l’Adige l’emendamento dà attuazione a una precedente mozione di Angeli, approvata dal Consiglio provinciale nel 2024, che impegnava la Giunta a individuare i luoghi più idonei per installare una o più culle per la vita.

La soddisfazione dei sostenitori dell’emendamento
“È la prima volta in Italia – si legge nell’articolo di Morandini – che l’apertura di Culle trova sostegno perfino legislativo e questo dice dell’attenzione che l’intera Comunità provinciale, attraverso la propria Assemblea legislativa, ha inteso dedicare a questa possibilità alternativa all’abbandono di un neonato per strada, come di recente è capitato a Cinisello Balsamo”.

Che cosa prevede l’emendamento.
L’emendamento trova spazio nell’articolo 48 ter. “Parto in anonimato e tutela del neonato non riconosciuto”, inserito “dopo l’articolo 48 bis della legge provinciale sulla tutela della salute 2010”.
Dopo un primo punto che sottolinea l’impegno della Provincia a promuovere “la conoscenza della possibilità di partorire in anonimato presso le strutture dell’Azienda”, al fine di “assicurare ad ogni donna la possibilità di partorire in sicurezza e garantire la tutela della salute del neonato”; è il punto 2 quello dedicato alle Culle per la Vita.
“La Provincia, per prevenire gli abbandoni di neonati in condizioni di rischio, garantisce la realizzazione, anche tramite propri enti strumentali o tramite il finanziamento di iniziative di enti del terzo settore, di punti di accoglienza destinati ai neonati non riconosciuti dalla madre, denominati “culla per la vita”, assicurando l’assistenza tempestiva del neonato, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di tutela della riservatezza”.
A tal fine è stata anche autorizzata la spesa di 60.000 euro per l’anno 2026 e di 30.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028.

Il commento di Marco Griffini.
Applaude alla decisione della Provincia Autonoma di Trento il presidente di Ai.Bi. Amici dei Bambini Marco Griffini, da anni impegnato nella divulgazione della conoscenza del Parto in Anonimato e nel sostegno concreto alle Culle per la Vita, tanto da aver più volte sollecitato una legge che renda obbligatoria la presenza di una culla per la vita in ogni comune d’Italia.
Ma la necessità di una normativa comune si è fatta ancora più evidente dopo alcuni recenti episodi di cronaca: “Oggi, infatti – sottolinea Griffini – ci sono molte culle per la vita realizzate da enti del terzo settore che rimangono chiuse in attesa di una normativa nazionale che possa indicare quali siano le norme di sicurezza per la loro gestione. Non solo con l’evidente finalità di tutelare nel migliore dei modi il piccolo ospite, ma anche chi le gestisce e, dunque, ne diventa in qualche modo responsabile”.
L’invito, dunque, ancora una volta, è che sulle Culle per la Vita, grazie alla decisione della Provincia di Trento, si torni a parlare con convinzione anche a livello nazionale, trovando una strada certa e comune per tutelare e promuovere una volta di più il diritto di tutte le donne di dare alla luce un figlio in sicurezza e, a tutti i figli, la possibilità di crescere e trovare subito una famiglia che li accolga.

Formula 1 in Ruanda, Amnesty denuncia il rischio sportwashing

di Redazione GRS


Sportwashing – La Formula 1 ha annunciato che dall’inizio degli anni 2030 tornerà a correre nel continente africano, sul tracciato di prossima costruzione a Bugesera, in Ruanda. Il servizio di Elena Fiorani.

L’ultima volta che la F1 ha corso in Africa è stato nel 1993 in sudafrica: ora si parla di “Un Gran Premio per dieci anni ‘presentato da Visit Rwanda’: per il responsabile campagne di Amnesty international Regno Unito sarebbe un premio per lo sportwashing alle autorità ruandesi. Infatti, secondo Human Rights Watch il presidente Paul Kagame, al potere dal 2000, ha sostenuto militarmente il gruppo armato ribelle e dissidente M23 in Congo, che si è macchiato di gravi reati anche su minori, deportazioni, violenze sessuali e intimidazioni verso giornalisti a attivisti. Inoltre, a Kagame viene contestata la repressione del dissenso politico e le limitazioni alla libertà di espressione. La campagna Visit Rwanda è stata creata proprio per migliorare l’immagine del paese all’estero e attirare investimenti e turismo.

Bookolica, al via in Sardegna il Festival dei lettori creativi

di Redazione GRS


Bookolica – Al via lunedì a Tempio Pausania, in Sardegna, il Festival dei lettori creativi. Tema della nona edizione è “La risata come forma di libertà”, tra musica, letteratura, giornalismo e arte.

“Ridere | Disobbedire — La risata come forma di libertà”. E’ il titolo della nona edizione di Bookolica. Il festival  sarà caratterizzato dalla contaminazione artistica  della musica, della letteratura,del giornalismo e dell’arte nserite al’interno degli spazi cittadini e scolastici come lo Spazio Faber guidato arti, lingue e nuove tecnologie attraversano scuole e spazi della città.

Il 23 e 24 ottobre il cuore del festival allo Spazio Faber, con gli incontri di Matteo Flora, Raffaele Angius, Cecilia Anesi, Claudio Cordova, Pablo Sole e gli altri ospiti.Tra i percorsi del festival Picciuné, la sezione dedicata ai più giovani, e Bookolica Night — Faber Frequencies, la notte elettronica del festival.

Gli incontri verteranno sulle nuove tecnologie  come l’intelligenza artificiale ma anche la libertà di ridere e utilizzare molteplici sistemi di comunicazione all’interno delle nuove tecnologie come l’IA e le arti visive. Durante gli appuntamenti, gli invitati e gli spettatori si interrogheranno sulla risata come forma di libertà inserita nell’ironia e l’espressione del linguaggio.
All’interno delle 6 giornate dell’evento, gli ospiti Matteo Flora, Raffaele Angius, Cecilia Anesi, Claudio Cordova, Pablo Sole, Davide Piras, Andrea Deiana, Anna Vaivare, Mari Mameda, Forelock, Marcello Ruggiu, Luca Vargiu e Marco Lutzu, insieme ad autori, musicisti, artisti e operatori culturali coinvolti nelle diverse attività svilupperanno il tema della risata come forma di contraltare degli stereotipi e della disobbedienza. Bookolica avrà come obiettivo l’apprendimento della lettura oltre lo scritto come le persone, i territori e i conflitti attraverso uno sguardo critico che permette di leggere ed sere protagonisti di una storia.

Decreto scuola, Save the Children: stop ai limiti sugli alunni stranieri

di Redazione GRS


Forte preoccupazione – Save The Children chiede di eliminare dal decreto scuola le norme sulle percentuali di alunni stranieri e l’obbligo di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano “barriere linguistiche”. Nel corso dell’audizione in Commissione Cultura del Senato, l’associazione ha ribadito la funzione educativa e di promozione della coesione sociale della scuola.

Stralciare dal decreto scuola le norme sui tetti percentuali agli alunni stranieri e l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano quelle che la norma definisce “barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo” dei figli. Lo ha chiesto Save the Children, nel corso dell’audizione in Commissione Cultura del Senato sul Dl Scuola.
“Le disposizioni riguardanti gli studenti con background migratorio e le loro famiglie destano forti preoccupazioni in considerazione del ruolo della scuola e in particolare della sua funzione educativa e di promozione della coesione sociale”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice delle Relazioni istituzionali di Save the Children.
In particolare, riguardo al limite percentuale del 30% alla presenza nelle classi prime della scuola primaria e secondaria di alunni con cittadinanza non italiana privi di una precedente frequenza della scuola d’infanzia o del sistema scolastico, D’Errico ha evidenziato che “costruire l’organizzazione didattica intorno alla ricerca di un presunto equilibrio numerico tra studenti italiani, studenti con background migratorio cresciuti in Italia e studenti neoarrivati rischia di trasmettere il messaggio che le differenze siano un problema da contenere attraverso la separazione”. “Questa regola rigida appare inoltre contraria alla realtà delle scuole, che devono poter fruire di un margine di autonomia ampio per la formazione delle classi, in modo da valorizzare le diverse esperienze e favorire la didattica inclusiva”, ha aggiunto.
Pur condividendo l’importanza del supporto all’apprendimento della lingua italiana, l’organizzazione evidenzia inoltre il rischio che l’obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori che presentano “barriere linguistiche” che “ostacolano l’integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo” dei figli rischi al contrario di “allontanare ulteriormente dalla scuola proprio le famiglie che incontrano maggiori difficoltà e che avrebbero più bisogno di essere accompagnate nel rapporto con la scuola, indebolendo quell’alleanza educativa che dovrebbe invece essere rafforzata”.
“La scuola è un luogo fondamentale di incontro e di costruzione della comunità, capace di riconoscere e valorizzare le diverse esperienze, favorire il dialogo e rafforzare la coesione sociale. Per questo è necessario investire, fin dalla prossima Legge di Bilancio, maggiori risorse per il sostegno linguistico, la mediazione, il tempo educativo, la collaborazione tra scuole, servizi e realtà del territorio e il rafforzamento dell’offerta formativa”, ha concluso D’Errico, richiamando il ruolo della scuola sottolineato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

GenerAzione Attiva, 2.000 giovani protagonisti in 19 Regioni

di Redazione GRS


GenerAzione Attiva – In 40 territori italiani al via il progetto che mette ragazze e ragazzi al centro della vita delle comunità. Il servizio di Giovanna Carnevale.

Coinvolgerà 2.000 giovani tra gli 11 e i 14 anni in 19 Regioni GenerAzione Attiva, promosso da AiCS con CTG, FICTUS e Assoutenti e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per 18 mesi sport, cultura, ambiente e turismo sociale diventeranno strumenti di cittadinanza attiva. I ragazzi parteciperanno a laboratori, conosceranno il territorio e contribuiranno a progettare eventi pubblici insieme a scuole, associazioni, enti locali e famiglie. Obiettivo: rafforzare competenze, partecipazione e cura dei beni comuni.

Legacoop lancia Isle, formazione per chi guida le cooperative

di Redazione GRS


Verso il domani – A novembre al via Isle, la scuola internazionale di cooperativismo promossa da Legacoop con il contributo di Coopfond, dedicato a chi guida imprese cooperative. Tra i temi in agenda intelligenza artificiale, governance, management ed economia sociale.

Promossa da Legacoop Nazionale con il contributo di Coopfond, la Scuola Internazionale di Cooperativismo (ISLE) offre un percorso concepito come un luogo di apprendimento e di confronto.

L’obiettivo è far acquisire ai partecipanti una visione strategica che unisca la consapevolezza delle dinamiche economiche globali, le competenze per operare in contesti decisionali e la capacità di cogliere le sfide che si porranno nell’immediato futuro.

In otto Sessioni tematiche i partecipanti affrontano un itinerario progressivo che parte dall’identità valoriale e approda al posizionamento europeo e internazionale, in un susseguirsi di chiavi interpretative originali, tecnicalità all’avanguardia e contenuti riferiti all’esperienza cooperativa.

Con un metodo didattico immersivo, si portano in aula keynote speaker, casi di studio, workshop, testimonianze e confronti tra pari.

A garantire l’eccellenza del percorso, una Faculty di alto profilo, un Comitato scientifico permanente di esperti internazionali e un gruppo di 30 cooperative che partecipa alla progettazione dei contenuti.

“La cenere e il fiore”, ad Azzano Decimo in scena il teatro che unisce le generazioni

di Redazione GRS


Morte e miracoli – Domenica al Teatro Mascherini di Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, lo spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale La cenere e il fiore. Un esempio di teatro sociale e intergenerazionale, capace di trasformare il palcoscenico in uno spazio di incontro, ascolto e condivisione.

Il Festival Che cura che fa! – Il Festival che cura avrà un’emozionante finale domenica 18 ottobre, alle ore 17.30, al Teatro Mascherini di Azzano Decimo, con Morte e Miracoli, spettacolo conclusivo del laboratorio teatrale La cenere e il fiore, a cura della compagnia teatrale Fierascena.

Protagonisti della pièce saranno le persone residenti presso le ASP Casa Lucia di Pasiano, Solidarietà – Mons. D. Cadore di Azzano Decimo e Umberto I di Pordenone, appartenenti alla rete Link to Care, in collaborazione con Coop. FAI.

Lo spettacolo rappresenta un significativo esempio di teatro sociale e intergenerazionale, capace di trasformare il palcoscenico in uno spazio di incontro, ascolto e condivisione. Attraverso le proprie storie, i ricordi e una contagiosa vitalità,  attrici e attori testimonieranno come la cura e la creatività non conoscano età, restituendo alla fragilità una nuova possibilità di espressione e trasformandola in un autentico atto artistico e collettivo.

Un appuntamento che interpreta lo spirito del Festival, celebrando il valore delle relazioni, la forza delle esperienze condivise e il ruolo della cultura nella costruzione di comunità più accoglienti e inclusive.
Ingresso libero.

Murale antirazzista vandalizzato, la condanna della città di Bolzano

di Redazione GRS


Oltre la competizione – A Bolzano un atto vandalico e razzista ha coperto tutte le raffigurazioni di bambini neri sul murale dedicato al valore inclusivo dello sport: un gesto che ha subito suscitato la ferma condanna da parte della città.

Il murale in questione si trova nel parco delle Semirurali, a Bolzano. Un’opera che nelle intenzioni dell’autore voleva celebrare lo sport come strumento di unione e collaborazione. Ora il bambino nero raffigurato nelle illustrazioni è stato coperto con la vernice, deturpando il murale e il messaggio che voleva lanciare.

A segnalare l’atto vandalico è stato il Team K, che ha parlato di “atto razzista che colpisce i nostri concittadini di colore e, in un parco frequentato ogni giorno da famiglie e che richiama una storia comune di diversità e convivenza, colpisce soprattutto i bambini”.

Il sindaco Corrarati, parlando con Ansa, esprime la sua ferma condanna: “Questa non è la città che io voglio, non è la città che vogliamo e non è la città che deve essere. Parallelamente tutti noi dobbiamo avere dei toni giusti su questi temi, perché ogni cosa crea un innesco e l’innesco crea delle azioni e queste azioni incendiano in qualche modo la comunicazione all’interno della nostra città e inseriscono degli elementi anche in qualche modo di violenza”.

Non si tratta dell’unica polemica riguardante un murale e la rappresentazione di figure nere. Negli ultimi giorni sono salite all’onore delle cronache le polemiche per lo stop a un altro murale: quello che doveva nascere sul muro della scuola Ada Negri nell’ambito del progetto Ella.

È notizia degli scorsi giorni, infatti, che le artiste avessero intenzione di rappresentare delle figure femminili nere ispirate ai tarocchi. Sull’argomento si è espressa l’assessora alle pari opportunità Patrizia Brillo (Fratelli d’Italia), che ha detto al quotidiano Alto Adige: “Prima le artiste mi hanno detto che le figure femminili, ispirate ai tarocchi, sarebbero state nere; poi color ottanio. Della serie: o così o niente. Ho proposto un compromesso: una bianca e una ottanio. Stavo aspettando una risposta, quando è scoppiata la polemica. Ho portato la questione in giunta e si è deciso di non fare più nulla”.

Il progetto si è quindi bloccato con varie critiche da parte dei partiti, soprattutto quelli di opposizione. Le Donne Democratiche scrivono: “Siamo alla politica che decide quali donne possono essere rappresentate, quali colori sono ammessi, quali storie meritano spazio pubblico. Non si cancella solo un disegno su un muro. Si calpestano i principi delle istituzioni. Si dice a una parte di questa città, plurale e diversa, che è invisibile”.