Notizie

Mai così brutta

di Redazione GRS


Secondo l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, a causa della crisi economica legata al Coronavirus, un miliardo e mezzo di persone nel mondo potrebbe perdere i propri mezzi di sussistenza. “Senza fonti alternative di reddito – si legge nel report – questi addetti e le loro famiglie non avranno mezzi per sopravvivere”. Le aree più colpite sono quelle delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia centrale.

Campo libero

di Redazione GRS


Più di un mese fa l’allarme lanciato per la mancanza di manodopera nei campi. Annunciato un decreto per la regolarizzazione, ma il testo è ancora fermo. La società civile chiede ora di poter intervenire. “I partiti si esprimano pubblicamente, per noi modifiche fondamentali: ampliamento platea destinatari e tipologie contratti”.

Risale al 18 aprile la notizia di una bozza di decreto in circolazione nella quale veniva proposta la possibilità per i cittadini stranieri senza documenti di essere regolarizzati in seguito alla stipula di un contratto di lavoro. Una sanatoria per gli immigrati irregolari proposta dalla Ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova che ha puntato su una scelta di legalità e sicurezza ora più che mai necessari.

La paura del contagio legata all’epidemia di covid-19 e l’indisponibilità di manodopera in settori strategici come l’agricoltura hanno improvvisamente portato all’ordine del giorno una questione sollevata da tempo da alcuni settori della società senza ottenere la giusta visibilità.

A fronte di anni e anni di chiusure e restrizioni, l’attuale dato sulla stima della presenza irregolare si attesterebbe a poco meno di 600mila persone (i cittadini stranieri regolarmente residenti al 1 gennaio 2020 sono invece 5 milioni 382mila, secondo l’Istat). Una cifra che possiamo definire contenuta, se pensiamo allo stillicidio di blocchi e restringimenti in vigore ormai a partire dal 2008. Il dato è in linea con la generale riduzione e stabilizzazione dei viaggi delle persone verso l’Italia negli ultimi dieci anni: sappiamo che è diminuito l’impatto dell’immigrazione e semmai è aumentata l’emigrazione.

Se i lavoratori stranieri contribuiscono a livello nazionale al 20% della frutta e della verdura che troviamo sulle nostre tavole, in alcune regioni e settori (la raccolta delle mele in Trentino, uno tra tanti esempi) i braccianti irregolari sono la maggioranza assoluta. Attraverso questo provvedimento verrebbe offerta loro l’opportunità di vivere e lavorare legalmente abbandonando un regime di sfruttamento. Allo stesso tempi si avrebbe maggiore controllo e contezza della presenza sui nostri territori di centinaia di migliaia di persone sostanzialmente invisibili. Si otterrebbero inoltre nuove entrate fiscali e contributive, preziosissime, in questo momento.

Eppure, la strada intrapresa non convince a pieno e forse anche per questo motivo il governo non ha ancora sciolto le riserve sulla bozza circolata per la prima volta un mese fa. Alcuni dobbi sono stati sollevati dalla campagna Ero straniero, che già nel 2017 ha depositato alla Camera una proposta di legge popolare e ora all’esame della I Commissione. Infatti all’interno della platea dei beneficiari del provvedimento vi sono i tanti datori di lavoro che, bisognosi di personale, non possono assumere persone senza documenti. Ed è proprio su questo punto, secondo le organizzazioni aderenti alla campagna, che emerge la necessità di un intervento migliorativo.

“La platea dei destinatari del provvedimento – scrive Ero Straniero – non può essere composta solamente dai lavoratori del comparto agricolo. Sono molti altri i settori della nostra economia che necessitano di un intervento di questo tipo, dalla logistica alla ristorazione, fino al lavoro domestico e ai servizi di cura. Centinaia di migliaia di colf e badanti si occupano dei nostri anziani e sappiamo essere per lo più donne straniere e senza documenti”.

Le associazioni promotrici della campagna spingono il governo verso una maggiore presa di coraggio. “Andrebbero poi ampliate – proseguono – le tipologie di contratto di lavoro emettibili con la procedura di emersione. Senza il limite del tempo determinato, senza imporre contributi onerosi troppo alti e non sostenibili e senza penalizzare i lavoratori stranieri che non riuscissero a finalizzare la propria domanda il 31 dicembre 2020”.

Oltre che regolarizzare gli immigrati si tratta di quindi di regolarizzare l’immigrazione. La crisi da Coronavirus può rivelarsi la proverbiale occasione per trasformare l’emergenza in opportunità. Va colta per chiudere la stagione della precarietà e della corsa al ribasso dei diritti di dei lavoratori.

di Pierluigi Lantieri

Il virus della violenza

di Redazione GRS


Le misure di lockdown e di auto-isolamento possono esporre a gravi rischi i minori, specialmente le bambine e le ragazze, come quello di subire violenze domestiche o altri abusi, o essere vittime del cyberbullismo. Un allarme che arriva da sette grandi organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti dei bambini nei 18 paesi che fanno parte della Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico (ASEAN) e della Associazione sud-asiatica per la cooperazione regionale (SAARC). I leader, oltre a combattere il Covid-19, dovranno prevedere forme di protezione.

Un fondo per la cultura

di Redazione GRS


La proposta per la Fase 2 dell’associazione degli istituti di cultura italiani. Il servizio è di Clara Capponi.

Promuovere la cultura come “strumento essenziale per il rilancio del sistema paese”. La richiesta arriva dall’AICI, associazione che comprende 120 tra fondazioni e istituti culturali come l’Accademia della Crusca, i Georgofili, la Fondazione Olivetti e molti altri. Per ripartire, dopo l’emergenza sanitaria, occorreranno dunque stanziamenti ad hoc. L’assemblea di Aici che si è riunita online il 28 aprile appoggia l’appello di Federculture, per dare vita a un Fondo non alternativo al finanziamento pubblico e delle fondazioni bancarie, bensì integrativo e che si rivolga non solo alle imprese culturali ma a tutti gli enti attivi del settore attraverso l’allargamento dell’Art bonus. La richiesta ha già raccolto migliaia di firme, a conferma di quanto siano necessari nuovi investimenti su un comparto che sarà ancora più cruciale per l’Italia e la sua economia nei prossimi mesi.

Forlì solidale

di Redazione GRS


È il progetto lanciato dal Rugby Forlì 1979 con il sostegno di altre società sportive locali. Le società invitano atleti, famiglie e tifosi ad aggiungere al carrello della spesa beni di prima necessità, dare un aiuto concreto a chi in questa fase di emergenza si trova a vivere anche un momento di difficoltà economica. Il 2 maggio ciò che è stato raccolto sarà consegnato alla Caritas cittadina.

Marco Zuccherelli, direttore sportivo del Rugby Forlì 1979, spiega in un comunicato stampa come Lo Sport Per Forlì sia “un progetto sociale e solidale che nasce dalla voglia di dare un aiuto concreto a chi in questo momento di emergenza si trova a vivere anche un momento di difficoltà economica. Le società sportive forlivesi si sono tutte strette attorno all’idea nata trasversalmente da alcuni esponenti del mondo sportivo mercuriale ed hanno dato vita a quella che è la Spesa Sociale e Solidale. Oltre alle società che hanno aderito, altre realtà entreranno nei prossimi giorni e l’obiettivo è quello di unirci tutti insieme per dare un aiuto concreto a chi, in questo momento di crisi globale, ha perso il lavoro e, con enorme difficoltà, cerca di vivere una vita normale. Quello della spesa solidale è un gesto semplice che, come ci insegnano i valori dello sport, si traduce in aiuto e sostegno. Chi in questo momento può aiuta chi in questo momento non può, molto semplice”.

Ripartiamo dall’ambiente

di Redazione GRS


ll 2020 si è aperto all’insegna dell’emergenza smog. Poi è arrivato il virus. Per fare chiarezza su quello che sarà il post lockdown e per parlare dei cambiamenti da mettere in atto sul fronte del funzionamento della società e dei comportamenti collettivi, Legambiente organizza per oggi pomeriggio un webinar speciale.

 

Cambiare tutto

di Redazione GRS


Riprogettare l’impresa sociale, cosa vogliono gli italiani. Il servizio è di Giuseppe Manzo.

Il 70% degli italiani spera che “cambi tutto” e meno del 10% spera che “tutto torni come prima”. Il 42% degli italiani si interpella sul modello di sviluppo economico e spera in una valorizzazione dei principi di sostenibilità economica e sociale: qualità della vita nelle città , educazione di qualità, lotta alla povertà. L’87,6% è preoccupato per il futuro economico dell’Italia e il 67,9% per la propria situazione personale ma la speranza di cambiamento resta comunque alta. Lo rileva il sondaggio realizzato da Associazione Isnet su un campione nazionale rappresentativo le cui risultanze sono messe a disposizione delle imprese sociali in questa delicata fase di riprogettazione post-Covid.

Il 18,7% afferma “che cambi qualcosa, ma non influisca troppo sulle mie abitudini”; il 37,5% desidera aumentare il tempo dedicato allo sport e alla salute, il 37,1% prevede di ridurre lo shopping, il 36,6% di ridurre viaggi e spostamenti, Il 49,5% avrà più cura per la famiglia, il 31,7% più attenzione alla povertà, il 51,9% alla salute e al benessere, il 42% al modello di sviluppo economico e il 31% alla qualità della vita delle città.

Prima la coesione

di Redazione GRS


La politica di armonizzazione deve rimanere “una priorità e deve considerare i bisogni e le esperienze delle regioni e delle città”. Questo scrive in una nota il Comitato delle regioni, organo consultivo dell’Unione europea: “Qualsiasi ulteriore ritardo nell’assicurare un adeguato piano di risanamento dell’Ue, che sia basato su un coraggioso bilancio europeo, minerà la nostra capacità di proteggere la salute e i diritti sociali dei cittadini”.

Annunci tricolori

di Redazione GRS


Le scuole francesi ripartiranno dal prossimo 11 maggio: è quanto affermato dal premier transalpino Edouard Philippe davanti al Parlamento riunito ieri pomeriggio. Il servizio di Fabio Piccolino.

Come previsto già dalle scorse settimane, la Francia si rimette in moto dopo le chiusure straordinarie per contenere il contagio da Coronavirus. Dall’11 maggio infatti potranno riaprire i negozi, ad eccezione di bar e ristoranti, e si tornerà a scuola. Il ritorno in classe sarà graduale, sulla base dell’età,  e non sarà obbligatorio; i primi a rientrare saranno i bambini degli asili nido, delle scuole materne e delle elementari. Tra le misure di sicurezza previste l’obbligo della mascherina per gli insegnanti e gli educatori e massimo 15 bambini per classe.
Una scelta contraria al parere del Consiglio Scientifico e criticata dai sindacati ma che il governo ritiene essenziale per la ripartenza dell’economia.

#PedaliUnitidItalia

di Redazione GRS


È la campagna della Fiab per invitare le persone a trascorrere le vacanze sulle due ruote e nel Belpaese. Con la bici possiamo  fare moto all’aria aperta e visitare luoghi lontani dai circuiti tradizionali. Questa estate, inoltre, sarà eccezionalmente difficile per il settore turistico, che non potrà contare nemmeno sull’afflusso di  turisti stranieri: si stima, infatti, un calo del 50% delle presenze.

Fiab-Federazione amici della bicicletta onlus si impegna da 30 anni per rendere l’Italia un Paese Ciclabile, più a misura di persone tramite l’uso della bicicletta: per restare in forma, per vivere le città al meglio o viaggiare in maniera sostenibile. In questo periodo di stop, ci siamo interrogati su quale contributo potessimo dare per aiutare chi si trova in difficoltà a causa degli interventi anti-coronavirus, consapevoli che la bicicletta è spesso la soluzione a svariati problemi.

Se ci uniremo in un’azione collettiva potremo aiutare molto quel settore facendo appena potremo una vacanza in bicicletta in Italia. C’è un patrimonio di bellezza in Italia che aspetta solo di essere scoperto, e la bicicletta può essere il modo migliore: sostenibile, salubre e autentico. Per alcuni sarà un’esperienza nuova, per altri una nuova chiave di lettura… noi speriamo possa essere semplicemente un gesto di Unità Nazionale!

Clicca qui per aderire alla campagna Pedaliunitiditalia